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Full text of "Iconologia del cavaliere Cesare Ripa, perugino"

PERKINS LIBRARY 

Duke University 



Kare Doolci 






ICONOLOGIA 

DEL CAVALIERE 

CESARE RIPA 

PERUGINO 

Notabilmente accresciuta d' Immagini , di annotazioni ' e di Fatti 

DALL'ABATE CESARE ORLANDI 

PATRIZIO DI CITTA' DELLA PIEVE ACCADEMICO AUGUSTO . 
A S V A ECCELLENZA 

D. RAIMONDO DI SANGRO 

Principe di Sanfèvero , e di Caftelfranco , Duca di Torremaggiore , Marchefe di Caflelmiovo , 
Signore delle già antiche Città di Fiorentino , e Dragonara , Signore della Terra di Cafalvec- 
chio, utile Padrone della Torre , e Porto di Fortore ec. ec. Grande di Spagna perpetuo di prima 
Claflè j Gentiluomo di Camera con efercizio di S. M. Cattolica , e della Maeltà di Ferdinanda 
IV. Re delle due Sicilie > Cavaliere del Real Ordine di S. Gennaro , Colonnello del Reggi» 
mento Nazionale di Capitanata , e , per la Dipendenza de' Conti de' Marfì , Capo , e 
Signore di tutta la Famiglia di Sangro . 

TOMO TERZO. 




«A.„lf. 



IN PERUGIA, MDCCLXV, 

NELLA STAMPERIA DI PIERGIOVANNI COSTANTINI. 
CON LICENZA D E> SUPERIORI. 



Digitized by the Internet Archive 
in 2012 with funding from 
Duke University Libraries 



http://archive.org/details/iconologiadelcav64ripa 



0-7 

\,3 



APPROVAZIONI. .^' 

PEr ordine del Padre Reverendiflìmo Inquisitore ho tetto aH SA ^ 
ternamente il Terzo Tomo dell' Opera intitolata Iconologìa 
del Cavaliere Cefare Ripa Perugino , notabilmente aecrefcmta d' Im- 
magini , dì Annotazioni \ e di Fatti dall' Abate Qfare Orlandi , ec, 
riè ci ho trovata colà alcuna contra la Religione > i buoni co- 
fiumi , ed i Principi : anzi ho ammirato V ingegno , T erudi- 
zione , e 1' eleganza > non fòlo del prima Autore ; ma del fe- 
condo ancora , il quale ci ha fatta sì confiderabile Aggiunta : 
e però x come utiliflìma alla Repubblica Letteraria , la flimo- 
degna della pubblica luce. 

In. Perugia. Di Cafà. cjuefto dì $>.. Dicembre 176?., 

Vincenzio Cavallucci: 

Dottore di Filofojìa , e ProfeJJore delle Mate- 
matiche in. quejìa "Omverjttà di Perugia % 



Atten&a fupradi&a Relatione Imprimatur «. 
R PETRUS PALMA. 

hquìfitor Generalfe S. Officit: Tmtjfe* 



r» 



197290 



IN fèquela dell' autorevole commiflìone, di cui fono flato in- 
caricato per rivedere ^li altri precedenti due Tomi dell'Ope- 
ra intitolata a Iconologìa del Cavaliere Cefare Ripa Perugi- 
no no abilmente accrefcin: a d' Immagini , di Annotazioni , e di Fat- 
ti dall' Abate Cefare Orlandi ec. ho letto , ed efaminato attenta- 
mente ancora il prefèntc j il quale , oltre il non contenere al- 
cuna cofa , che fia contraria alla Santa Fede , ed a* buoni co- 
ftumi , è adorno eziandio di que' pregj , de' quali vanno arric- 
chiti gli altri due ; onde lo itimo degno della pubblica luce. 

Dal Convento di S. Francefco li 9. Dicembre 176^ 



F. Giusbppb Maria Modbstini. 

j&daejlro in Sagra Teologìa , Es- Provinciale , ed Affi- 
liente Generale dell' Ordine de' Aiinori Coment. , e 
Teologo pubblico ncll' Vmvcrfttà di Perugia . 



Vifa fupradidìa Relatione Imprimatur» 

P. A. DATI. • 

Vkarius Generalis Verufia . 



I c o- 



ICONOLOGIA 

DEL CAVALIERE 

CESARE RIPA PERUGINO 

TOMO TERZO. 

FALSITÀ' DI AMORE , OVVERO INGANNO . 
Jìi- 




f? a? sita, di A in ore 



£a.rle> Sran^/t ' irt.ll/r 




Onna fuperbifilmamente veftita . Terrà colle mani una_i 
Sirena . Guardi uno. Specchio . 

Il falfo Amante fotto la delicatura di una leggiadra.» 
apparenza , e fotto la dolcezza delle finte parole ■> tiene 9 
per ingannare * afeofe le parti più deformi de' fuoi penfieri malvagi > 
che per i piedi , e per 1' eftremità , come abbiamo detto altre volte_> « 

A fi pren- 



197290 



■i ICONOLOGIA 

fi prendono ; e però gli Antichi dipingevano la Sirena in quello pro- 
posito . ( a ) 

Lo fpecchio è vero fimbolo di Falfìtà , perchè febbene pa r e che in__> 
effo fpecchio fiano tutte quelle cofe , che gli fono porte innanzi , è però 
una fola fimilitudine , che non ha realità , e quello che gli fi rapprefenta 
alla finillra , viene alla deflra mano , e medefimamente quello ch-L-» 
è dalla delira mano , viene alla finillra ; il che è tutto quello , che_> 
importa quello nome di Fallita » come beniffimo racconta il Pierio nel 

lib. 42. 

FATTO STORICO SAGRO. 

SConfìtto Sifara Generale di Jabin Re di Canaan dall' efercito degl* 
Ifraeliti , pedeltre fi rifugiò nel padiglione di JaeT Moglie di Aber 
Cineo a il quale non era perseguitalo da Jabin . Vedendo pertanto Jael a 
lei venire Sifara » gli corfe incontro con i più artifizio!! fegni di par- 
zialiflìmo amore » dicendogli : entrate in mia cafa » o mio Signore , né ab- 
biate timore di cofa veruna. Il che fatto» lo coprì con un mantello; ed 
eflendo elfo anfante ed aifetato » la richiefe di un poco di acqua ; Jael 
fempreppiù inoltrandoli affettuofa , non acqua » ma latte gli recò » onde_» 
refrigerar fi potelfe; dopo quello tornò con fomma attenzione nuovamente 
a coprirlo . Sifara caldamente la pregò d' invigilar fulla porta , e di non 
permettere ad alcuno» che a lui fi avvicinale; e quindi profondamente» 
addormentofli . La falliti dell' amore» e ltudfata attenzione di Jael qui 
pienamente fi palefa ; mentre non vide ella appena nel fonno immerfo Si- 
fara , che prefo un forte lungo chiodo, ed un martello, applicatogli quel- 
lo ad una tempia * con robuito colpo gli pafsò la fella da banda a banda » 
e lo contìlfe in quel fuolo , dove il mifero nell' affetto fuo affidato » lufin* 
gato fi era di rinvenire ricovro , e ripofo . Giudici cap. 4. 



N 



FATTO STORICO PROFANO. 

El ritornare il giovane .Diomede dalla guerra Troiana s r imbattè fven- 



turatamente traile mani di un certo Lieo » il quale con efferata cru- 
deltà foleva fare gli ofpiti fuoi miferando palio de' cani . La figlia di co- 
fiui » nominata Calufc » per buona forte di Diomede » di lui ardentemente 
invaghifli » e pofe in modo in ufo 1' alluzia fua » che lo liberò dalla mor- 
te . Diomede per qualche tempo dimoftrò alla fua liberatrice il più tene- 
ro amore , finattanto cioè , che di lei godendoli , potè ritrarre ciocché 
gli recava piacere . Naufeatofene dopo pochi giorni , fece chiaro vedere 
quanto falfo il fuo amore fi foffe » anzi qual nera ingratitudine nel fuo 
petto annida(Te ; poiché fenz' aver rifletto che alla Fanciulla non doveva_j 
nien che la vita » non ebbe ribrezzo di abbandonarla . Penetrò così al vivo 

il cuor 



( a ) Vedi la deferizione della Sirena alla lettera M. MOSTRI &c. Tomo IV. 



TOMO TERZO. 3 

il cuor della mifera Donna la fallita dell' amor di Diom edc , che non_i 
potendo reggere all' affanno, disperata, per la gola fi appefe . Volat. rap- 
porti doli 1 Jìflelf. Off. Stor. lib. 2. cap. 1. 

FATTO FAVOLOSO. 

PEr affettuofa opera di Arianna figlia di MinofiTe Re di Creta reftò libe- 
ro Tefeo dalla morte , che inevitabilmente avrebbe incontrata^» 
nel Laberinto , dove era flato condannato ad e (Ter palio del Mi- 
notauro . Tefeo che tanto ricevè , fé moftra ad Arianna della più tene- 
ra corrifpondenza al fuo amore , promettendole che giammai accaduto fa- 
rebbe , che dai fuoi fianchi fi folÌTe potuto fcoftare . Non dubitò di fua__* 
fede la credula Fanciulla , che anzi nelle fue braccia affidandoli tutta , per 
elfo abbandonò il Padre, la Patria, il Regno. Chi immaginarli mai po- 
trebbe di ritrovare in Tefeo, che tanto deve ad Arianna belliffima Re- 
gai Fanciulla, inganno, e tradimento? Eppure Tefeo , che da Arianna_j 
riconofceva la vita , che ad Arianna giurata aveva la più collante fedeltà, 
mentre la mifera in profondo fonno fen giace , frollandoli furtivo da' fuoi 
fianchi , feco conduce Fedra, forella della mifera tradita , di cui fi era no- 
vellamente invaghito , monta in Nave , fa dar le vele al vento , e in- 
gannatore , barbaro , fconofcente , fola 1' abbandona fovra un nudo fcoglio 
nell' Ifola di Naflò . Ovvia . Mstam. lib. 8. 




A 2 



FAMA 



ICONOLOGIA 

FAMA CHIARA. 

'lyclU Medaglia di *>intino§ , 




<■ orlo ^\fariolti A/. 

UNa bellfffima figura nuda di Un Mercurio coi talari a' piedi , ed al capt>. 
Sopra il braccio finilìro tenga con bella grazia un panno , ed in mane» 
Il caduceo , e nella delira per il freno- il Cavallo Pegafo , che fi erga coi 
piedi in alto -per vaiare . 

La figura di Mercurio coi talari » e caduceo » fignifica la chiara Fama : 
perciocché gli Antichi lo finfero Nunzio di Giove * e per lui s 5 intende-? 
il parlare » cioè 1' efficacia della voce i e del grido » che per tutto fi 
ipande , e diffonde . 

I talari, e leali, che tiene in capa, fìgnificano le parole veloci. 

II Cavallo Pegafo s' intende per la chiara Fama di Antinoo veloce- 
cemente portata' r e fpartà per l' Univerfo . 

Il freno di effb Cavallo- governato da Mercurio, Ci dinota , che la_j 
Faina è portata dalle parole , e dalla voce , che fuona dalle virtù degl' 
illultri fatti degli Uomini ; e che tanto più, o meno,cotal Fama pervie- 
ne al Mondo , quanto quella dalle lingue » e dal parlare degli Uomini , è 
accrefeiuta , e fparfa . 

Il Popolo Romano per onorare Domiziano fece battere in una Meda- 
glia il Cavallo Pegafo fignificante la fama , che per il Mondo di lui fi 
era fparfa . Vedi Sebafttino Erizzv . FAMA 



TOMO TER Z 0. «5 

FAMA BUONA. 

Di Ce/are B^pa . 

D Gonna con una tromba nella mano dritta, e nella finiftra con uu ra- 
mo di oliva . Avrà al collo una collana di oro , alla quale ila per 
pendente un cuore ; ed avrà le ali bianche agli omeri . 

La tromba lignifica il grido univerfale fparfo per le orecchia degli 
Uomini . 

Il ramo di oliva moftra la bontà della Fama , e la (inceriti dell' Uomo 
famofo per opere illultri , pigliandone Tempre , e 1 J olivo , e il frutto fuo in 
buona parte ; però nella Sacra Scrittura fi dice dell' olio , parlandoli di 
Crilto Noftro Signore : Oleum ejfifiim nomen tanni . E dell' oliva dice il 
Salmo r Oliva fruttifera in domo Domini . E per quefta cagione folevano gli 
Antichi coronar Giove di oliva , fingendolo fommamente buono , e fom- 
mamente perfetto . 

Il cuore pendente al collo, lignifica , come narra Oro Apolline nei 
fuoi Geroglifici , la fama di un Uomo da bene . 

Le ali di color bianco , notano la candidezza , e la velocità della_j 
Fama buona . ( a ) 

FAMA CATTIVA. 
Di Claudiana . 

DOnna Con un vellico dipinto di alcune immaginette nere, come puc- 
tini , colle ali nere , e con una tromba in mano ; conforme al detto 
di Claudiano nel libro della Guerra GetiGa conerà di Alarico . 

Fa ma- 

9«-amaD i fi Tri i ii ■ ili n li i T i - ■ ii T i 

( a ) Figura il Padre Ricci la lama, buòna : Donna vefiita di bianco . lìen^ 
uno tromba nelle mani . Ha le ali arìi cmert . Sta in atto di camminare t/elocewes 
te . Ha dietro di fé copia ài ero , e di amento . Si mira vicino a lei un cifrerò . 

La velie bianca denota la candidezza delle buone opere , dalle quali deriva 
la buona Fama . 

La tromba rappreienta , che ficcome la voce , ed il fiiono d? una tromba 
fi diffonde per molte parti , così il buon nome rifuona per tutto , e come il 
fuono della tromba fa arditi i Soldati , ed i Cavalli nelle battaglie , così il 
buon nome rende valorofi gli Uomini , e gì' incoraggifee ad imitare i vir- 
tuosi . 

L' argento , e 1* oro , che non guarda , lignifica , che fi deve far più conto 
del buon nome , che di qualunque teforo . 

II ciprefso , per effere legno odorofo , torte , ed incorruttibile , rapprefenta , 
che chi vuol fare acquifto di buona Fama , dee dar buon odore di fue opera- 
zioni , e dee esTei collante e torte nelle rimi. 



6 ICONOLOGIA 

Famaque nigrantes /accinta Tavonibus alai . 

Sono le immaginette notate per quei timori, che fi accrefcono in cr©- 
fcere la cattiva Fama . 

Le ali nere mofirano P ofcurità delle azioni « e la fordidezza . 

F A M A . 

Deferiti* dall' ^Anguilla™ nella Traduzione delle Metatnorfofi 
di Ovvidio libro 12. 



I 



UN altiflìmo luogo in mezzo al Mondo , 
Ch' ha per confin la Terra , il mare , e '1 Cielo , 
Che vede quei del Regno alto , e giocondo , 
E quei eh' unita han 1* alma al carnai velo» 
Tra quei che lo Dio feorge iilufire , e biondo 
Star fotto 1' Equinozio , e fotto il gelo , 
Non può alcun dar fi mute le parole i 
Che in quella regione il fuon non vole ■> 

La Fama s' ha queft' alto luogo eletto , 
E nella maggior cima ha la fua Corte . 
Forato in mille luoghi il muro, e '1 tetto, 
V ha mille ampie fenellre , e mille porte ; 
Quindi han mill' aure il pa(fo entro al rjeetto» 
Da cui fono alla Dea le voci feorte : 
Da tutte le Città , fian pur remote , 
Tutte ivi feorte fon le umane note . 

E' di metallo fchietto ogni fua parte , 

La fcala , il tetto , il pavimento , e '1 muro : 

Diverfe conche fabbricate ad arte 

Vi fian di bronzo rifonante , e duro : 

Le quai quel fuon , che da' mortai fi parte * 

Ridicon tutto naturale , e puro . 

Come vien la parola , febben mente , 

Da mille voci replicar fi fente . 

Non v' è filenzio mai , non v' è quiete , 
Sebben mai non vi s' ode alto lo ftrido : 
Ma s' odon mormorar voci fecrete 
Di taciturno in taciturno grido . 



Come 



TOMO TER Z 0. 

Come I' onde del mar mormoran chece 
Ad un , che molto fia lontan dal lido ; 
Come mormora il tuon quieto » e piano , 
Se Giove tuona in aria a noi lontano . 



La Dea ec. 



La Dea , che fignoreggia in quell' albergo ■, 
Ha d' ogni folgor più veloce il piede ; 
Quelle ali ha ben formate fopra il tergo , 
Che la maggior velocità richiede . 
Stia come vuol ■> fenza voltarli a tergo ■> 
Ciò che s' adopra d' ognintorno vede : 
Ch' il corpo ben difpoìto ha pien di piume > 
Ed ha fotto ogni penna afcofo un lume . 

Per altrettante orecchia , ognora attente ■> 
Ode ciò che nel Mondo fi ragiona ; 
E fa che ciò che vede ■> e ciò che fente ». 
Per altrettante bocche in aria fuona . 
Di dì , e di notte , in Levante , e 'n Ponente > 
Se '1 cafo è d' importanza , va in perfona ; 
Per Io Mondo ne va fenz' effer villa, 
E più eh' innanzi va j più forza acquifta . 

Mefce col vero il falfo ; e ancor talvolta 
Ciò che ragiona è una menzogna efpreflfa ; 
E non ceffa giammai d* andare in volta , 
Finch' empie tutto il Mondo di fé fletta . 
Ritorna alla fua Rocca , e vede , e afcolta ; 
Né dal fonno ha giammai la luce opprefla . 
Poi ciò che fi fa in Cielo > In Mare , e in Terra , 
Fa mormorare ancor terra per terra . 



* * + 

* 



FAMA . 



8 ICONOLOGIA 

FAMA. 
Di Ccfare tijpa . 

DOnna veftita di un velo Cottile fuccinto i traverfò * raccolto a mezza 
gamba, che moftri correre leggermente . Avrà due grandi ali . Sarà tutta 
pennata , e per tutto vi faranno molte bocche , ed orecchie . Nella delira 
mano terrà una tromba . Cosi la defcrive Virgilio » e per più chiarezza-j 
fcrivereino le fue parole medefime» tradotte in lingua noftra , così: 

La Fama è un mal , di cui non più 'veloce 
E' neffun altro •> e di volubilezza 
Sol vive , e camminando acqui/la forze > 
Taccola al timor primo , e poi s' innalza 
Fino alle /ielle , ed entra nella terra , 
E tra i nuvoli ancora ejlende il capo . 

E poco poi foggiunge . 

£' veloce di piedi , e leggier d' ale * 

©» moflro orrendo , e grande , al quale quante 

( Maraviglia da dire ) e tante bocche 

Suonan in lei , e tante orecchie innalza ; 

Vola di notte in mezzo al del flridendo , 

E per l' ombra terrena ; ne mai china 

Gli occhi per dolce fonno , o ficde il giorno . 

Sono nel corpo piume •> fon tant' occhi , 

Di fatto vigilanti , e tante lingue ; 

lAlla guardia del colmo d' alcun tetto » 

O fopra d y alte , ed eminenti torri , 

La gran Città fmarrendo , e fi del falfo 5 

€ome del vero è mejfaggier tenace . 

FATTO STORICO SAGRO. 

TAnta era la Fama , che per ogni dove fpandevafi delle virtù , e gran- 
dezza» e fomma fapienza di Salomone » che la Regina Saba non poten- 
do con facilità indurli a predarle piena fede , rifolvè di chiarirfenc_» 
perlbnalmente ; e perciò a quello folo fine da' remoti lidi partendofl , a 
Salomone fen venne . Veduta la fua Corte > la fua magnificenza otfervata 
cfaminato pienamente 1' alto incomprenfibile fuo faperc , in tanto lhiporc 
ne venne , che portataci avanti al Sapientiflimo Re , nell' offrire a lui ge- 
nerofi donativi , di buon grado gli confefs© , che non folo egli vinta_j 
1' aveva nella fua credenza , ma anzi di più giunta era a legno di chiara- 
mente 



TOMO TERZO. 9 

mente conofcere , che la Fama , neppure metà fparfò aveva dì quel tan- 
to, che di lui fi vedeva in effetti. 3. de* Qe cap. io. 

FATTO STORICO PROFANO. 

IL gloriofo nome , che per ogni dove acquiftato fi era Tito Livio , fu- 
però la fteffa Fama, che per il Mondo tutto era fparfa della magnifi- 
cenza di Roma . A fegnocchè alcuni fino dagli ultimi confini della Spa- 
gna , e della Francia in Roma fi portarono , non per veder Roma , ma 
Solamente per mirare cogli occhi propri cosi famofo Srittore . San Gi- 
rolamo . 

FATTO FAVOLOSO. 

UDiva tfuttogiorno Pirotoo per ogni bocca le famofe gefta di Tefeo ; 
perilche fatto defiderofo di vedere appieno fé i fatti corrifpondeffero 
alla fama, fi pofe in cuore di feco cimentarli ; e perciò rapitagli una_j 
greggia , 1' obbligò ad infeguirlo . Tefeo in effetti , del rapimento accortoti , 
corfe veloce , e furiofo contra di Piritoo , e raggiuntolo , con lui fi attac- 
cò in fieriffima zuffa . Tanto era sì dell' uno , che dell' altro il valore_s * 
che 1' uno dell' altro venne in fomma ammirazione , e ceffato il com- 
battere , fi abbracciarono affettuofamente , divenendo fino da quel punto in- 
feparabili amici . Tlittar. O-vvid. Oraz. Ciand. <&c. 











5 



FAME. 



i* ICONOLOGIA 

FAME. 

A Fame vfen defcritta da Ovvidio nelle Metamorfosi al libro 8. che 
in noitra lingua , cosi dice » fecondo la traduzione dell' Anguillara . 

Ogn* occhio infermo fuo fi fla fepolto , 
In un' occulta ■> e cavernosi foffa . 
Haro ha V incubo crht ruvido , e fciolto , 
E di [angue ogni vena ignuda , o [coffa . 
"Pallido i e crefpo , magro , e ofeuro ha il volto » 
E della pelle fol veflite l' offa, 
E dell' offa congiunte in varj nodi 
Trafpajon varie forme , e varf modi . 

Delle ginocchia il nodo in fuor fi flende » 
E per le fecelye cofee par gonfiato. 
La poppa , che alla cofla appefa pende » 
Sembra una palla a vento fenza fiato . 
Ventre nel ventre fuo non fi comprende , 
Ma il loco par che fia già ventre fiato » 
B^affembra mfomma P affamata rabbia , 
D' offa un' anatomìa , cìx l' anim' abbia . ( a ) 

FATTO 



(<7) La viva pittura , che il Bracciolini , cant. 16. là della Fame , è ben degna 
di effere rapportata . Egli così la deferive . 
La Fame (yc 

Mcflra al grave anelar le interne doglie , 

Squallida è in volto , e [opra i piedi imbelle i 

Atuovcfì afflitta ; e fpaventofo , e tardo 

Dall' attonito ciglio affifa il guardo. 
Sovra gli omeri afcmtti ifpida , t folta 

Scende la chioma , e la circonda , e vela : 

Per 1' afpra pelle , alle fue membra avvolte 

J^on può vena coprir , nervo non cela . 

Scarna è la fronte , e par dipinta , e fcolia 

in un candido marmo , in negra tela , 

Perchè ptetade ai riguardanti appone , 

Figurando l' immagine di morte . 
Or tosi dunque alla milizia pia 

Giungendo il meftro ,' una gran sferza feott , 

E crudelmente ogni pietade oblia ; 

Per lo ftuol di Tcodcr batte , e percuote : 

PaJJa il flagel dell' empia fame , e ria 

Per le vifeere altrui languide , e vote . 

11 colpo e muto , alcun rumor non s' ode , 

JVì fuor lafcia alcun fegno , e dentro rtie . 



TOMO TER Z 0. fi 

FATTO S-TORICO SAGRO. 

IN Paleftina fu a' tempi del governo di EU Sacerdote così fiera fame » 
particolarmente nella Città , e contorni di Betlem » che molti furono 
sforzati a peregrinare in altre contrade, e menarne via Ié famiglie intie- 
re . Tra quelli ci fu Elimelecco pio Uomo , Marito di Noemi » che ab- 
bandonata la fua -Patria , andofsene colla Moglie nelle terre de' Moabiti a 
ilare » dove mancò di vita . Dopo Io fpazio di anni dieci la Vedeva Noe- 
mi avendo intefo , che finalmente celiata era f orribile fame * irvPalefti- 
na fé ritorno unitamente colla fua diletta Nuora Ruth. B^tth cap. i. 

FATTO STORICO PROFANO. 

COn formidabile numerofiflimo efercito s' inviò Cambife Re di Perfia 
contra degli Etiopi , i quali follevati fi erano , e ricufavano di pa- 
gargli tributo , e tanto s' innoltrò nel Paefe j che mancando appoco , appoco 
le vettovaglie di ogni forte , affalito fu in modo dalla fame 1' efercito » che 
i Soldati convennero infieme nel miferando partito , che di ogni dieci fc 
ne ammazzale uno; e così per molti giorni fi andò mantenendo, oppiut- 
tofto diftruggendo , quella poderofiffima armata . E perchè le cofe ridotte li 
erano a così mal termine , che il Re cominciò a dubitare della fua ileffa. 
Perfona , . perciò piucchè in fretta voltò le ipalle all' Etiopia . Erodoto 
*Aflolfi Off, Stor. libi 3. cap, 9: 

FATTO FAVOLOSO. 

ERefitf-onp per 1' empietà * con cui diltruffe il Bofco Sacro a Cerere * 
fu da quella Dea punito colla più orrida , non mai abbaiìanza com- 
prenfibile fame . Imperocché egli pet foddisfare 1' infaziabile fuo appetito, 
vendè tutto quello che poffedeva , ed in breve tempo da Uomo affai 
ricco divenne miferabiliffimo ; e profeguendo tuttavia a divorarlo la fame» 
giunfe infìno a vendere la propria figlia » la quale tanto fu affettuofa al 
Padre » che avendo ottenuto da Nettuno di potere a fuo piacimento can- 
giar forma » cento e più volte fi lafciò vendere , e cento e più volte 
fi fottralfe dal compratore » e ritornò al Padre , che con tal denaro fi an- 
dava al meglio poffibile mantenendo ; ma feoperto il pietofo inganno , il 
mifero Erefittone privo di qualunque altro fuflidio > e vieppiù tormentata 
dall' ingorda brama , finalmente lacerandoli le proprie membra , e divo- 
randofele , terminò traile fmanie e le angofee la miferabiliflìma vita»» « 
Ovvid, Metam, lib, 8. 

3*fe. #fe <*fe <*fc 4**fc #fc #fe. 



B z FAN- 



12, 



ICO N L G I A. 

FANTASIA. 

Dell' xÀkate Cefarc Orlandi» 




vuet/* 



IN una vaga maeftofa profpettiva di Teatro fi dipinga una Donna robu- 
Ita 5 di occhio vivace , e colla pupilla non mai ferma • Abbia le ali 
alla tefta, alle mani, alle fpalle, ed ai piedi . Uno Schiavo con una mano 
le ponga in capo una corona formata dì varie Statue, e coli' altra lepre- 
fenti un mallo informe con varie ombre , e figure di animali ltrani , come 
Chimere ,• Sfingi ec. Sollenga la detta Donna coda delira mano uno fcet- 
rro con un occhio in cima , e eolla finiltra faccia atto di ributtare indietro 
il mafso informe, che » come fi diffe , le vien preientato dallo Schiavo» 
Le fila apprelfo una Lince . 

• Fantasia, fecondo la dotta definizione dell' immortai Muratori-, è una_j. 
potenza , o facoltà corporea ( lènza prendere nel lue» rigorolb figniricato 
il nome di potenza ) e quefta è fituata nel cerebro, cioè in una lbitanza_» 
materiale , e comporta de' velligj dei corpi ad ella portati dall' azione.» 
*lei fenfi . 

Oppure, fecondo altri , la Fantasia è quel' fenfo interno, o quella_» 
potenza , per mezzo di cui le idee delle cofe adenti vengono formate. , e 
^refentate alla mente , come le follerò prefenti ,- 

Pongo 



TOMO TERZO. j£ 

Pongo pertanto la Fantasia in una vaga , e maeftofa profpettìva di Tea- 
tro i per efprimere ì che come ne* Teatri il mirano Tempre cofe nuove » 
ìmprovvife » e forprendenti , cosi alla Fantasìa fi prefentano del continuo 
oggetti» non folo famigliari, ma Urani per anche» moftruofi, e non pre^- 
■veduti ; e come ne' Teatri fuccedono cambiamenti di Scene totalmente-* 
difparate , e diverfe , ed in un momento ( per figura ) dal mirare una fu- 
perba Reggia fi paffa ad olfervare una tetra carcere , nella ftefifa guifa » 
anzi con modo inefplicabilmente più forprendente , la noltra immaginazio- 
ne in un più che veloce baleno , non folo paffa ad un oggetto , dal pri- 
mo tutto diverfo , ma nello fieno tempo a più , e più , contrari in modo 
tra loro , che non fi fa abbafianza concepire come ciò avvenga .Mol- 
to leggiadramente « e con fondata morale dottrina fpiega il Menzini 
nella fua Inftituzione morale lib. 5. la proprietà della Fantasìa dell* 
Uomo , come altresì molto ben difcorre fui regolamento di effa » così 
cantando : 

Or qui d' uopo è faper come dìfferra. 
Dell' intelletto al sì veloce (guardo 
gLueflo dell' Vniverfo ampio Teatro , 
E chi fa [pecchia a lui di tante, e tante 
Corporee cofe , che pvelate ei vede . 
Che fé per improntar forma , figlilo , 
V ha d' uopo la materia ; ecco che tanto 
Tuo V alta Fantasìa aver di forzi , 
Che a tale officio bafli . Ella depura 
Ciò eh' è foggetto al fenfo ; e già non mofìr& 
Isella lor vajla mole , e in ampio giro 
Le cofe all' intelletto ; ma di quelle 
Breve ne forma , e picchietta immago ;■ 
E pofeia a lui , eh' è cognitore accorto * 
Così purgate -, e di materia fciolte 
Le rapprefenta in ammìrabil modo „ 



E* Donna robufia » per ifpiegare la forza della Fantasìa 5 che per veri- 
tà è tale ? che giunge a farfi padrona di tutto 1' Uomo » e v' ha bifogno 
appunto di tutto 1' Uomo , per refiitere alle gagliarde imprefiìoni di lei. 

Ha gli occhi vivaci , ed in continuo moto , ed è piena di ali , per 
dimoftrare 1' accennato velociffimo pa faggio da un oggetto all' ahro , od 
a più » e più ancora » nel tempo medefimo , e tanto nella vigilia , che nel 
fonno j e la chiarezza parimenti colla quale al vivo percepifee le cofe da lei 
lontane , come fé prefenti foOCero , e foggette agli occhi corporei . 

E veramente così pare che la defcrivetfe il celebre Padre Ceva , allor- 
ché di lei parlando > così ne ferine nelle fue Selve » 



14 ICONOLOGIA 

■ . . « . In nobis efl quidam nempe facultas 
Teniculis vivis fé [ponte moventihits , omnia 
%Ad vivum referens . Hanc Mens regit ordine certo % 
*Ajfiflens operi , €£" prxfcribcns fìngala nutu . 
7>{i faciat ; "jol.tt Ma exlex , delirio, pingens , 
inolia mnrorum in limbis defcripta videmus , 
In quibus biterdum gryphi de vertice natum 
Con/picimus florem , cui fians in culmine Sìren , 
e/Edicidam manibus gejiat » quam ttenia longa 
^Alligai i atque bone apprenfam Crus fufiinet ungue « 
Cui rojlrum in frutices , <& baccas , criflaque in uva 
Definii . Haad fecus bue piclrix infana vagatw , 

Segue a dire Io fletto Menzini nel citato luogo : 

7{on vedi tu quanto fi flende in largo 
La vivida virtù dell* occhio umano ? 
Ei feorge in un momento , in ampio mare 
Gir veleggiando le Tirrene antenne ; 
Scorge il batter de' remi , il volteggiare 
De' fianchi ■ e vede appoco appoco il porti 
lÀpproflìmarfi , e fovra il porto ifiejfo , 
Che fi curva in grand' arco , opaca , e folta 
Vede forger talor frondofa Scena . 
Tur non la Selva, e non le navi, e 'l porta 
Tajfano in noi ; ma qual ti diflì in prima , 
Semplice immago , e non più avvolta in quello , 
Che già l' occhio appagò , corporeo ammanto : 
Ed in tal guij'a ben fi forma in noi 
Quella cognizion , di cui capace 
£' /' intelletto , ed ha miniflro il fenfo . 

Lo Schiavo i che con una mano le pone in tetta una corona comporti 
di varie ftatuette , e coli' altra le prefenta un mattò informe con varie.* 
ombre , e figure di animali ltrani , come Chimere , Sfingi ec. ombreggia 
il fenfo i e fpiega che dagli ertemi fenfi fi comunicano le idee ai fenfi 
interni . 

Si figura in abito di Schiavo , per dimortrare » che il fenfo è a noi 
foggetto ; e che perciò dobbiamo fapere feerre ciocché egli ci prefenta ; 
e che perloppiù da noi» o vogliam dire dalla noitra volontà, deriva, fé 
la Fantasìa feguendo cofe erronee , incompolle , e rtrane ( figurate nel 
mattò informe colle Ombre , Chimere , e Sfingi ec. ) fmarrifee la via_j 
del giufto i e fprezzando le rette idee ( clip vengono lignificate nelle ila- 
tuette , delle quali è comporta la corona ) fi appiglia a ciò , che ferve* 
poi di mezzo per cattar le ruine , e le miferie . Ditti 



TOMO TERZO. i? 

Difsi perloppiù ; poiché pur troppo avviene , che fenza ancora noftro 
reato , fcompofta 1' organizazione del corpo , e la mole del piccolo cere- 
bro , in cui dicefi collocata la Fantasìa , quella intorbidata , e travolta , 
è cagione che non fia in potere dell' Uomo il dilHnguere il retto dall' in- 
diretto, P utile dal danno. In quello numero fono i pazzi» i frenetici, 
ed i fonnamboli ■> e Umili . 

Fuori di quelli ( daHa cui fventurata forte il Cielo tenga chiunque-? 
lontano ) inefcufabifi fono coloro , i quali , ancorché fortiflìmi di Fantasia , 
£ danno indirettamente a feguirla ■> avendo in lor prò 1' arbitrio di eleg- 
gere ; e potendo , e dovendo edere quello noftro libero arbitrio regolato 
fola dalla rajione > sì nel penfare , che nel!' operare. Senti il Menzini : 

Ma perchè nojlra mente , o pur contempla » 
O all' operar s' accinge ; indi ne nafce , 
Che q'tejle fon tra lor diverfc partì . 
"Può l' uman genio a fp ecolare avvezzo* 
Trovato il vero , r'pofarfi in quello ; 
Di lui folo appagarfì , effer gelofo » 
E di fuo bene avara, appunto come 
il Toverel, che per benigna forte 
Trova ricco teforo * o nobil gemma , 
La caflodifce , e di celarla agogna , 
TS[on che all' umano , al grand' occhio del Sole . 
Dove eh' il Ver , che nella parte attiv a 
Ha fede , in quella non fi ferma , e pajfa 
Oltre movendo , e quafi a sdegno prende 
Lo lìar folingo , e dell' effetto voto . 
Ma qtefla parte , e quella han ferma legge 
Tur d' ubbidire alla ragion , che tanto 
In chi contempla , quanto in quei , eh' all' opra 
Si ad.ieflra , è certa , ed infallibil norma . 
Vadano lungi pur chimere , e larve , 
E *l cieco errore , ed il mentito inganno ; 
V intelletto gli abborre ec 

fé dunque contempli , o fé la mano 

Rivolgi all' opra ; ah l che da dritta norma 
Tuo trarti il mal capriccio , e le non fané 
Inclinazioni ; a cui pur troppo amico 
E' cìajchedun di noi ; e /' intelletto 
•Anch' ei diviene e tenebrofo » e lofco 
Dai pregiudizi fioi . ghiefla è la nebbia » 
E' la cai igin folta , è l' errar cieco, 
Che ponno occhio ben fan far veder torto • 



\4 ICONOLOGIA 

* può farti d' ogni error [tcu.ro 

2>h prudente difcorfo , e q'ialor jcendi 
*Alt' opere civili ■> abbi compagno 
II buon configlio ; e s' ei ti ftcde al fianco , 
In pace , e in ami/là ferbi il tuo regno . 

Per lignificare appunto tutto ciò ■ ho porta nella delira mano della_j 
mia Immagine lo feettro coli* occhio in cima, come (Imbolo di dominio, 
di prudenza , e di configlio ; ed a quello fine parimente figuro , che col- 
la finiltra mano faccia atto di ributtare il mallo informe colle Larve_> , 
Chimere ec. 

Se abbiamo dunque dominio fopra i nofiri fenfi , e .fé i fenfi fo- 
no quelli , che portano le idee alla Fantasìa , e quella all' Intelletto , 
deve onninamente efler pollo in ufo quello dominio , e per mezzo di un 
prudente difeorfo , e ragionevole elezione , ( regolatrice ficura di tutte le 
nollre operazioni ) fapremo ben dillinguere ciocché da evitarli , e cioc- 
ché più da feguirfi fia . Ne avvifa cosi medefimamente il Menzini . 

"Prendi dunque configlio , ei indi eleggi . . 

Che fé 1' elezione mal farà ponderata , e perciò danno ne avvenga » 
non dee P Uomo" accu farne la fua troppo gagliarda, e vìva. Fantasìa , co- 
me incapace ad elfer retta dalla ragione ; oppur la lleiTa. ragione , come 
debole regolatrice di fua volontà .. Ne ritorni in fé folo Ja. colpa . 

Ma dopo il fallo , il confultar non giova . 
E pender deve dal configlio ancora 
La buona elezion . Se quefla falle , 
D* uopo non è » che di ragion ti vanti * 
La quale effer non puote altro che retta . 
E tu per (lolta elezion la fcacci 
Da te medefmo , e la riduci al nulla . 
Che come d y oro preziofa maffa 
JD' oro non fi può dir , fennon è pura , 
E in tutto fcevra di mondiglia ; e quale 
Vuoi tu che Li ragione abbia conforzio 
Con sì gran parte di difforme lega 
Di ciò che tu perverfamente eleggi? 
Mifero ! a che quel grand' ingegno altero , 
E le altre doti a te date dal Cielo ? 
Se quella elezion , cb' è in noi principio 
D' ogni nofiro operar , tu in queflo Egeo , 
Che vita ha nome , non la fcorgi in porto , 
Ma alle correnti l' abbandoni , e loffi 
Errar fenza configlio , e fenza guida ? Si pò- 



TOMO TERZO. 17 

Si pone appreffo la Fantasìa la Lince , per effere quella fiera , fecondo 
tutti i Naturalisti » di una villa fommatnente acuta , ed in ciò fuperante 
qualunque altro animale ; e perciò efprime 1' acutezza dell' occhio intel- 
lettuale » che mirando nella Fantasìa il tutto al vivo , e come prefente di- 
pinto » fi ellende in un momento per ovunque poffa il penfiero trafcor- 
rere •> così nel Mondo tutto , come fuor del Mondo ancora . Dalla Lince 
penfano » quaficchè tutti , che gli occhi di penetrantiffima villa fiano chia- 
mati occhi lincei . Altri ftimano , che gli occhi lincei fiano detti da__» 
Linceo fratello d' Ida , uno degli Argonauti ; del quale fi dice , che ve- 
deva perfino le cofe , che erano fotterra ; e molti Poeti lodarono la pene- 
trativa villa di collui , particolarmente Pindaro . Di un altro Linceo fanno 
parola gli Scrittori , dicendo che collui da Lilibeo j promontorio della Sici- 
lia , vedeva 1' armata de' Cartagine!! , che ufciva dal porto di Cartagine > 
e ne foleva , fenza fallire -, annoverare le navi . Di quello Linceo cosi 
Orazio : 

"Non poffis oado quantum contendere Lynceus . 

Sopra gli effetti , qualità , e proprietà della Fantasìa leggali il dotto 
Opufcolo intitolato : Della Forza della Fantasìa intana Trattato di Lodovico 
^Antonio Muratori , 

Vedali innoltre alla Lettera I. la figura formatane dal Ripa » fotto il 
vocabolo IMMAGINAZIONE . 

Non voglio però qui ommettere di accennare la giurisdizione grandif- 
fima, che hanno i Poeti fu quello ampliflìmo fonte della Fantasìa , corno 
quello , che è il più fecondo della maraviglia , e del bello Poetico ; né 
l' ingegno crea concetti sì dilettevoli in Poesìa , come queil' alta Poten- 
za . Siccome però è tutto della natura il muoverla a volo , così è pro- 
prio , ed è dovere dell' arte il raffrenarne gì' impeti troppo violenti , per 
non cadere in produzioni , o di foverchio ridicole , o inverilimili t o lira- 
vaganti . A ciò mirar volle il foprammentovato chiariffimo Padre Ceva > 
opportunamente avvertendone così ; 

H&c vis ante alios infano concitai aflro 

lAonios vates . T^am duram in marmora verfam 
Tantalidem , & matre fatos tellure gigantes ; 
Et reparantem artus favo in certamine Orillnm , 
TS^ecnon roboribus textum , atque in mania duttam 
Injìar montis equum , congejìo milite fcetum , 
^itque bippogrypbo fubveéìum ^Atlanta per auras , 
Et qutscumque olim cecinerunt monflra Camomut : 
Talia non Battio-, non Mens ( qiiippe ab fona ) aditi 
Sed fenfus parit ijìe amens , mentifque magifìrje 
Explicat ante oculos . Illa auterr. digerit omnia * 
Inque unum cogita delettu fingula multo 
Expendens caute , fiatuitque fimillìma vero ♦ 

C Isdcm* 



i8 I C N L G I A 

Isdemque inflillat mores , pr&ceptaque v'iti» 
Collocat , & mutat , variaque in luce reponit » 
Donec in integrarti coeant Idolia formam . 

FATTO STORICO PROFANO. 

Dione Siracufano tiretto congiunto di Dionifio il Tiranno, ftando un_» 
giorno verfo il tardi folo , e penfofo in camera , fentl un gran ru- 
more , e fu levatoti per oflervare che di ciò ne foffe (lata la cauta , par- 
vegli vedere una Donna vecchia di difufata grandezza , ed in apparenza 
di furia, in atto di pulire, e nettare con una fcopa la cafa . Di cosi ltrana 
vifione , originata alcerto dalla Fantasìa , prefe egli fubitamente cotanto fpa- 
vento, che non volle più folo ftarfene , ma pregò caldamente gli amici» 
che gli teneflfero , in ifpezie in tempo di notte , continuata compagnia . Nuli* 
però gli valfe limile cauzione ; imperocché rettogli così forte in mente im- 
preca 1' idea del Fantafma , che non potendotela in alcun modo da fé torre» 
di fpavento, e di orrore con fomma angutlia morirtene . Tintane . 

FATTO FAVOLOSO. 

AMavanfi vicendevolmente Atamante Re de 7 Tebani , ed Ino fu a Con- 
forte . Odiava cotloro Giunone , perchè del fangue di Semele , gii 
Druda del fuo Giove ; per il che penfando fempre all' eiìirpazione di que- 
fla Famiglia , fece sì che intorbidatati all' eccello la fantasìa dì Ataman- 
te cooperò al crudele fuo defiderio. Imperocché rapprefentatoglili all'idea 
che Ino non folfe pìù la fua cara Conforte, ma in forma comparendogli di 
fiera Leonza , come parimenti i fuoi due figli Clearco , e Melicerta_j 
fembrandogli due Leoncini ; con tale tlrana immaginativa fi fcagliò loro con 
impeto fopra , e prefo per un piede Clearco, che alla Madre tendeva^» 
le braccia , lo rotolò per alcuna pezza , e lafciandolo quindi , venne su* 
percuotere un marmo , e tutto s' infranfe . Ino intanto prefe la fuga , fe- 
co portando in braccio il piccolo Melicerta ; ma infeguiu dal furiofo Ata- 
mante, ella che vide toglierti la fperanza di falvamento , giunta al lido 
del Mare , formontato uno fcoglio , da quello nelle acque precipitosi coli* 
infelice bambino . Fatta pietofa Venere allo fventurato accidente , pregò 
Nettuno , che trasformane in Dei Marini Ino , e Melicerta ; come iii_> 
effetti avvenne . Ovuid. Lletam. lib. 4. 



mH-y<b&&& 



FATI- 



TOMO TER Z O. i 9 

FATICA ESTIVA. 
Di Cefare B^ìpa . 

UNa Giovane robufta , veftita di abito fuccinto » e leggiero , colle brac- 
cia nude . Che colla delira mano tenga una falce da mietere il gra- 
no , e colla finiftra uno fcoreggiato , ftromento da batter il frumento ; ed 
appretto vi fia un Bue . 

Giovane , e robufta fi dipinge , per effer in quella età le forze del cor- 
po , più che in altra vigorofe , ed anche più atte alle fatiche , come bene 
lo dimoftra Ovvidio lib. 15. Metamorfofi . 

Fitque i)dens jwvenis , neque enim robuflior atas 
élla t nec nberior , nec qua magis ardeat ulta . 

L' abito fuccinto e leggiero , e le braccia nude , dimoftrano la difpo- 
fizione , e prontezza , che fi richiede all' operazione , rimovendofi tutti gì' 
impedimenti , come fono i veftimenti gravi , a quelli che in tempo di gran 
caldo devono efercitarfi alla Fatica . 

La falce , ed il fcoreggiato fono ftromenti di opere di molta fatica , 
maflime che fi fannq nella ftagione ardentiffima dell-' Eftate , nella quale_» 
ogni minima /fatica è graviflima , e fopra di ciò ne ferviremo del detta 
di Virgilio riel 4. della Georgica , ove dice : 

enfiate laborem experìuntur . 

Il Bue , effendo pollo da molti per fimbolo della Fatica , farà maggior- 
mente nota la noftra figura . 

fatica. i 

DOnna giovane , mal veftita , di color verde . In mano terrà un libro aper- 
to, ftando in atto di leggerlo, edaccanto vi farà un Vitello , o Gio- 
venco . 

La Fatica, fecondo il detto di Cicerone nel 2. delle Tufculane , è una 
certa operazioni di grandi azioni di animo , o^ di corpo , e fi rapprefen- 
ta veftita di verde , perchè la fperanza la ricuopre, e la mantiene . 
- Si dipinge giovane , perciocché la gioventù è atta alla fatica più di ogni 
altra età dell' Uomo . E Ovvidio nel lib. 2. de arte dimandi volendo dima- 
grare , che nella gioventù fi deve durar fatica, così dice: 

Dum vires , animique fìnunt , tolerate labore: ; 
. *$am veniet tacito curva fenetìa pede % 

C % Co\ 



io ICONOLOGIA 

Col libro fi dimoftra la Fatica della mente , che s' apprende principal- 
mente per mezzo degli occhi» come firada più facile di cognizione in_» 
ogni propofito all' intelletto . Quella del corpo Ci rapprefenta per lo ligni- 
ficato del Giovenco , conforme al detto di Ovvidio nel lib. 15. delle Meta- 
morfosi dove dice : 

Cxde laboriferi credimi gaudere paventi . 

Fatica. 

D Orina robufta » e veftita di pelle di Afino , in maniera che la teda 
dell' Afino faccia 1' acconciatura delli capelli ; effendo quello anima- 
le nato alla fatica » e a portare pefi . Si aggiungeranno ancora alla detta 
acconciatura due ali dì Grue » e in mano terrà i piedi del medefimo uc- 
cello , il quale ferve per memoria della Fatica; perchè è antica opinione» 
che i nervi delle ali , e de' piedi di Grue » portati addotto , facciano foppor- 
tare ogni Fatica agevolmente , e fenza alcun difpiacere » come avverte—» 
Pierio Valeriano al lib. 17. \_a~\ 
Di* Fatti vedi Efercizio . 




FATO 



E' deferitta dal P. Ricci la Fatica mondana . Donna circondata ìj varj fremet- 
ti bellici , come J'pade , lance , ed altri . Ha intorno ancora libri , e flrcmcnti da fo- 
nare . tiene nelle mani unti falla , in atto di buttarla per aria , ed ejja Ji veda fian- 
ca , e lajja . 

I varj ftromenti , tanto bellici, che altri, lignificano le varie fatiche monda- 
ne , nelle quali s' impiegano gli Uomini per acquata gloria , ed onori; chi 
nelle battaglie con tanti pericoli , chi fu i libri , e chi in una cola , e cui in 
mi' altra . 

La palla denota , che ficcome quella da' giuocatori è balzata , e ribalzata tan- 
te volte , che al fine quelli fi fiancano , così gli Uomini nelle mondane cofc_> 
refUno travagliati , e fianchi. 



TOMO TERZO zi 

FATO. 

Dì Cefare Bjpa . 



UOmo veftito con ampliflìmo veftimento di panno di lino . Stara ri- 
guardando nel Cielo una ftella , che rifplenda in mezzo a molta luce» 
la quale fia terminata da alcune nuvole da tutte le bande , dalle quali ca- 
da in giro fino a terra una catena di oro. Cosi è defcritto nell' ottavo li- 
bro dell' Illiade , e fignifica , fecondocchè riferifcono Macrobio , e Lu- 
ciano , la cognizione , e legamento delle cofe umane con le divine , e un 
vincolo dell' umana generazione col fommo Fattore fuo , il quale , quando 
gli piace, tira a fé, e fa innalzare Ienoftre menti al più alto Cielo , ove_s 
mai altrimenti non potremo arrivare col noftro sforzo terreno ; però il divin 
Platone volle , che quella catena folTe la forza dello fpirito divino , e del 
fuo ardore celefte , dal quale fono bene fpeffo rapiti gli animi di gran va- 
lore a fegnalate imprefe . 

Si velile di lino , perchè come l'acconta Pierio Valeriano nel libro 40. 
gli atichi Sacerdoti Egizi ponevano il lino per lo Fato , rendendone ragione, 
che come il lino è frutto , e parto della Luna , così ancora fono i mortali 
foggetti alle mutazioni del Cielo . E queito , come ancora la feguente imma- 
gine , abbiamo defcritta conforme alla fuperllizione dei Gentili, eifendo co- 
fa illecita a noi Crilliani credere il Fato , come diffufamente infegna S. 
Tommafo contro. Gentiles Kb. 3. cap. 93. 



Fato. 

UOmo veftito di panno di lino , per la ragione fopraddetta . Avrà ìa 
capo una ftella . Nella man delira il Caduceo di Mercurio . Nella 
finiftra una Conocchia col fufo , ma che il filo fia tronco nel mezzo . 

Le ragioni , che fi aflegnano alle dette cofe , fono quelle primieramen- 
te , perchè il Fato fi tiene per divotgata opinione dei Savi della Genti- 
lilità , che confala nella difpofizìone delle ftelle , e che tutti li noftri 
umani affari» ed importanti negozi trapanino , fecondando il moto di effo j 
però fopra il capo , come dominatrice , fi dipinge la ftella detta . 

Il Caduceo denota la podeftà del Fato , ovvero un certo divino fpirito, 
o moto , per lo quale non folamente la mente noftra , ma tutte le cofe crea- 
te ancora, dicevano effer mode, e governate ;e credevano di più i Gentili, 
che folTe un certo vincolo, col quale noi veniifimo obbligati , e riilretti coli* 
ifteffo Dio, e che con noi la neceflità di quello medefimo adunaffe tutte 
le eofe . 

Lo 



zz ICONOLOGIA 

Lo dipingevano con la conocchia , e con il fufo , perchè cosi fi 

mottra il deboliffimo filo de' noilri giorni , attaccato alle potenze del 
Cielo . 



FATTO FAVOLOSO. 



C Rateo , o Creteo figliuolo di Minofle , e di Pafife , avendo confuta- 
to T Oracolo fopra il fuo fato , apprefe che doveva eflere uccifo da 
uno dei fuoi figliuoli .Aveva egli delle figlie femmine , ed un figlio no- 
minato Aitemene; il quale avendo ciò faputo , amando all' eftremo il Pa- 
dre , uccife una delle lue Sorelle , che da Mercurio era fiata violata ; fpo- 
sò le altre a' Principi forafiieri , ed ei fi sbandì volontariamente dalla fui 
Patria . Ciò fatto , parea che Crateo dovefTe eflere ficuro ; ma non potendo 
quelli vivere fenza il figlio , pofe in ordine una flotta, e fi pofe in cam- 
mino per rintracciarlo . Dilcefe nell' Ifola di Rodi» ove per avventura fi 
trovava Aitemene . Gli abitanti prefero le armi per opporli a Crateo cre- 
dendolo un inimico , che venifle per forprenderli ; e Aitemene feoccò nel- 
la pugna una freccia a Crateo , per la quale ferita lo fventurato Principe 
dovette morire, col rancore di vedere adempiuta la predizione dell'Oracolo; 
imperocché avvicinandofegli il figlio per ifpogliarlo, fi riconobbero . Aite- 
mene nel ravvifare il Padre , reftò oppreffo da tanto affanno , che fuppli- 
cò gli Dei a toglierlo fubitamente di vita, come avvenne; poiché ad un 
iltante sì aprì la terra » e 1' ingojò nelle fue voragini. ^Appollgd. lib. 3, 




FAVEL- 



TOMO TERZO. 13 

FAVELLA. 
Del T. Fra Vincenzio Rìcci M. 0. 

DOnna , che parla con un altro , il quale fta con berretta cavata , come_> 
fòife un Servitore , ed ha una rete in mano . Sta ella tutta fatico- 
ù. , tenendo il freno in bocca , ed una faetta in mano , con che fi tocca 
la fronte . Sta ignuda nel corpo fino alla cintura . A' piedi le fono due-» 
Pefci guaiti j e corrotti ; e vicino un vafo di Api , ov' è il mele . 

La Favella, che Ita colla bocca, e vi concorrono ( come dice Arino- 
tele ) due labbra , quattro denti dinanzi , il palato , il gutture , o gola , ed 
il polmone , e fi fa colla recezione dell' aria al polmone , e colla ripercuf- 
fione nel gutture 5 e palato, e così fi cagiona la Favella, o Loquela, la_j 
quale è dirizzata ad efprimere i concetti della mente ; e gli Angioli fi 
parlano 1' un V altro coli' intelletto , ed efprimono i loro concetti ; ma gli 
Uomini colla Favella folo efprimono quel che hanno nella mente . La lin- 
gua che la cagiona , è indomabile alla guifa dell' Unicorno , che vieppiù, 
di ogni altro animale è fiero, né può domarli giammai, come appunto può 
dirfi di lei. Jacob. 3. 7. Omnis enim natura, befliarum , & volucrxm , & fer- 
pentium , & aeterorum domatur , *& domita flint a natura humana : linguams 
antem nullus bominum domare potefl . 

E' la lingua , mentre favella malamente , un vafo di veleno ( come 
di Afe 1' irte (To ) Ibidem . Inquietimi malum piena •veneno mortifero . 

Querta Donna , mentre parla col Servitore , fi tocca la fronte , per fi- 
gnificare , che la Favella fa efpreffione di fuori di quel , eh' è nella men- 
te ; dovendo efler circofpetta , e ben mafticata , e non detta con offenfione 
del Proflimo . 

La Favella del Criftiano deve eiTere molto regirtrata'; né fenza mirtero 
il Sovrano Artefice ha polla la lingua dell' Uomo ferrata in bacca con..» 
tante guardie , per fegno voleva che favellale poco , e con ogni debita_j 
circoftanza, ed il tacere è grandiffima faenza da ftudiarfi da ciafeheduno; 
quindi molti ci ferono tanto ftudio , e diligenza, come dicefi di quel di- 
voto Abate Agatone , il quale fi poneva un faffòlino in bocca , per imparare 
di tacere ; e di un altro Monaco , che per tre anni mai favellò , per una 
fola paroìa feoncia ,che diife ura fiata. Sicché le ha da parlare il Crilliano, 
deve favellar di cofe concernenti alla gloria del Signore , ed alla propria 
falute . Andiamo alle canzoni fpirituali , ove Io Spofo mofiravafi così vago 
di udire la voce della Spofa . Can. 2. v. 14. Sonet <vox tua in auribus meìs: 
^vox enim tua dulcis : & facies tua decora . Che favella , e che voce è que- 
fta , di che tanto ti prendi piacere , o Santo Spofo ? e che cotanto f ag- 
grada.? e che fuono sì dolce fi è quello ? Ritperto cibate fiper Cant, dice, 
che lo Spofo. favella con dolcezza colla Beata Vergine Colomba candidiffi- 
ma , ed innocentiflìma , che qual Colomba gemeva con favella di divozio- 
ne , e ipirito , e così gemendo cantava, e cantando gemeva-, Z'gone Car- 
dinali 



24 ICONOLOGIA 

dinaie fupcr Cant. intende al propofito noftro , per 1' Anima , quale favella 
con dolcezza nella predicazione, e ne' ragionamenti fpirituali» che fi fan- 
no per gloria del Signore , e falute delle anime Criltiane : Oh che dolce 
voce è quella , con che fi eforrano i Peccatori a ben vivere ! Oh che_> 
dolce fuono , e foave , con che fi follevano le anime alla cognizione del 
Cielo, e difpreggio della terni! Sonet vox tua in auribm meis . La voce, o 
il fuono foavifiimo della confezione de' fuoi peccati , di dolori , e penti- 
menti ! oh che voce! oh che fuono! oh che dolciffimo canto, che cotanto 
diletta alle orecchia di Dio ! quanto all' oppolto dilpiace al Signore il mal 
favellare di una lingua sboccata . 

Dirò altresì , che per ritenere il freno a Cavallo cotanto indomito , 
com' è la lingua , vi è meflieri la forza di Dio medefimo , e la di lui 
portanza vi fi richiede , per governare quella Nave nel vado Pelago dell' 
Uomo inavveduto , che con ilquarciate vele d' ignoranza , coli' albero rotto 
del poco giudizio , col perduto timone dell' imprudenza , colla buffala tolta 
via dalla ragione , e col mal awifato Piloto della fciocca confiderazione , 
abifla nel profondo di mali ; ficchè più di ogni altro il Saggio divisò : 
Prov. \6. v. i. Hontinis e fi animam preparare , &• Domini gubernare tin- 
gitani . Quaficchè 1' Uomo foife invalevole pel governo di si {palmata Na- 
ve , e cerne cosi favella il vafo di Sapienza ? che fia officio , o forza_j 
dell' Uomo preparar 1' anima fua , e di Dio il governar la lingua . Io mi 
avvifo ( e credo bene ) che il contrario fofle vieppiù di acconcio , e di 
propofito , cioè , che a Dio convenilfe preparare 1' anima , non potendo 
1' Uomo da per fé niente , lenza il favor di quello , né può da per le , 
fenza l' ajuto fuo impiegarli a niun opera di bene , eflendo il principio della 
noilra giuftificazione la grazia fua , ed ogni motivo di ben operare di 
colà fi fpicca , e come da vero Fonte di tutte le acque di meriti, vi ram- 
polla ogni piccola cofa , e grande di falute .Come dunque all'Uomo s'at- 
tribuifce , e di lui dicefi eflere quelt' opera di preparar I' anima fua ; e_> 
pofcia che del Signore fian le forze di governar la lingua ? forfè vi vuol 
gran cofa , per farli bene il governo di lei ? e forfè non può 1' Uomo 
raffrenarla , e far che favelli colle maniere convenienti , come di tanti 
Filofofi -, e di tanti Uomini prudenti fi legge ? Certo sì , che favellar ofcu- 
ro fembrami quello dello Spirito Santo ; ove per tralafciar quello enim- 
ma velato, dirò, che qui non altrimenti intendeva della diipofizione dell' 
anima alla giuftificazione , che non vi è dubbio veruno efTer opera folo al 
Signore conveniente , com' è il principio del moto al ben oprare , ma che 
folamente faceffe comparazione infra 1' anima , quanto a' fuoi moti , ftan- 
do avviticchiata con i fenfi , e paflìoni umane ; e la lingua di un Uomo 
fenza ritegno , e freno , benché in ambidue vi fia meftieri il favor Divi- 
no , volle dire , che con più agevolezza potrà 1' Uomo mortificar le paf- 
fioni , e legar i fenfi , rendendoli lòggetti alla ragione , che raffrenar 
la lingua , avendo più fierezza quella di quelli ; quali foffe di opinione * 
che folo Iddio fofle ballevole a far quelia opera , e moderarla . Ragioni 
dunque , e fi sforzi » come conviene , 1' Uomo , e fi trattenga dal mal par- 
lare , 



rOMQTEJZZO.^ zy 

lare , e dalle offefe altrui ; quali dopo fatte , difficilmente fi rimediano „ 
Perlocchè fi dipinge colla faetta nelle mani , avendo la proprietà di quel- 
la , che fcoccata eh' è dall' arco , è irreparabile ; com' è già la favella , 
che ufeita di bocca , non può più rimediarli ; facciali pur quanto fi vuole, 
che Tempre retta nelP opinione degli Uomini , ed ifpecialmente , quando 
è parola d' infamia contro 1' onore dì alcuno , o detta per far ingiuria al- 
trui , non è poffibile rimediarli . 

La rete nelle mani", perchè non può prènderli , né ritenerli, e fé pur 
fa forza d' ifeufarfi nel mal parlare , non fa nulla , ficcome indarno fi pre- 
para la rete avanti gli uccelli , che volano; e perciò fi dipinge col freno 
in bocca , perchè deve la Perfona trattenerli al più che può in ragionare, 
non effendo mai fiato nocevole .a niuno il tacere , anzi è feienza di molta. 
importanza quella , in che s' infegna tacere , e di molta fatica . Quindi 
(la faticofa la favella per lo travaglio » che fente dall' avvezzarli a parlar 
poco , e bene , come fi deve ; ma quando fi ha da ragionare , forzili al 
poffibile qualunque Uomo fi fia di parlar bene , che col ben parlare lì 
acquilta l'amicizia degli Uomini, e per quello è conofeiuto l'Uomo di 
qual maniera fia ; e ficcome la Campana fi conofee al fuono , così 1' Uo- 
mo alla favella . Però ella fi dipinge nuda , perchè col parlare fi fcuopre, 
e fi conosce fubito di ohe qualità fia la Perfona , e di qual Paefe , e di 
che e Aere . 

Il favellare fi raflembra alle fpiche , poiché ficcome il grano con indu- 
ftria fi fegueiìra dalla paglia , così deve il Prudente fegueitrare il buon_j 
ragionamento dal cattivo , e quello porlo da parte , e di quello farne conto . 

I Pefci guaiti fembrano , che il mal parlare corrompe i buoni coltumi, 
in guifa che quelli fi muoiono, e guaitanfi fuori delle acque . i. Cor. 15". v. 
33. Corrumpunt bonos mores colloquia mala. I Pefci fon muti, né parlano, 
in fegno, che chi è avvezzo a favellar male, dovrebbe affatto cambiarli 
nella naturalezza de' Pefci in mai parlare , piuttoi'ro che parlar male . Per- 
chè Iddio ha dato a noi qaelta facoltà di ragionare , non ad altro fine , 
eccetto , che debba dirizzarli al noltro comodo , o utile del Proffimo , o 
a lode di Sua Divina Maeità , e quando non ha quelti fini , è meglio 
tacere . 

Tiene per fino vicino un vafo di Api , e mele , per fegno eh' il buon 
Criliiano deve favellare dolcemente , prima in lode dì Dio , pofeia in utile 
del Proffimo fenza vanagloria , e iattanza , ed accufarfi sì de' fuoi peccati, 
come riputarli fempre nel parlare il minor di tutti , e di poco valore ; e 
per la carità ragionar fempre per V utile del Proffimo , e per giovamento 
dell' anima , ferbato però 1' ordine debito , che Crilto infegna nel Vangeloi 
con che i Dottori iitruifeono le Genti . 

Alla Scrittura Sacra . Si dipinge la Favella da Donna , che parla con 
uno , e fi fa fegno nella fronte , lignificando effer quella una efpreffione-» 
del concetto della mente . Ecclefialt. 2. 15. Locumfqne cum mente mea, ani* 
madverti , quod hoc quoque effet wnitas . Per accennare altresì , che il pen- 
dere della mente fi proferifee , e fi dichiara colla bocca . 

D Tiene 



*6 ICONOLOGIA 

Tiene la rete quello con cui parla , perchè non fi puoi prendere U_j 
parola , ficcome non fi poifono pigliare con quella gli Uccelli volanti. Prov. 
j. v. 17. Frujìra autem jacitur rete ante ociilos pennatornm. . 

Tiene il freno in bocca, dovendoti" raffrenare ognuno al parlar poco, e 
bene, altrimenti non ha lume di Religione Crifiiana, quale gli farà molto 
vana , come dice San Giacomo 1. v. 26. Si q:tis autem putat [e religiofum effe, 
non refrenam lm%uam fitam , [ed [educens cor fuum , bujus <van.i efì HeUgio . 

Si dipinge faticofa la Favella , perchè fatica vi vuole per parlar bene , 
e poco, kcclefiad. 6. v. 7. Omnis labor hominis in ore ew . 

Tira una faetta , perchè è irreparabile la parola ufcita » né può rite- 
nerfl , come la faetta. Ecclefialh io. Sagitta infra famora carnis , fic ver- 
bum in ore fluiti. 

Sta col corpo ignudo la faveHa , perch* ella difnuda le perfone , e Ie_» 
fa conofeere » come fu conofeiuto. S. Pietro. Mattiu 2*5. v. 73.. 2^am , & 
loquela tua manife(lum te facit . 

I Pefci guaiti per i cofiumi , che fi corrompono dal mal parlare , e_* 
molto, come di ciò ne dava avvisò 1' Eccleiìaltico 23. v. 17. Indifcipli- 
oata loquela non aqmcfcat os twtm : e/i enim in UU verbion peccati . 

Al fine vi è il vafo del mele, che fembra il buono, e.il dolce parlar 
del Crilliano , così dicendo il Diletto all'Anima Santa. Cant. 4. v. 2. Fa- 
ym difìillans labia tua, Sponfa, mei, & lac fub lingua tua; ed Ifiùa 30. \\ 
-2. Loqirimini itobis placentia , rìdete nobis errares ► 




TAVOLA 



TOMO TE R Z 0, 
FAVOLA 



Dell' \Abate Ce/are Orlandi. 



Z7 




■jgt 



CCL -LK^t/e 



tlLlt O / (Z 

DT)nna antica magnificamente vefìita , e coperta dì un lungo, e * lcc0 
manto » nel quale ( non meno , che nella vefie , che h? *" otto ) 
qua , e là fparfi fi mirino dipinti il Sole , la Luna , le Stelle 1 Pianati , 
■arbori , animali , ec. Un vago trasparente velo le copra 1? iacc i a • Tenga 
colla finiltra mano un libro aperto, fu cui fia fcritto : H rri 'OrUA. , al qua- 
le guardi, mentre è inatto di fcrivere colla defira ma **. m un libro , che le 
vien prefentato dalla Chimera , che fiarà dritta , e che nell' altra branca_j 
avrà un calamaro , ed una mafchera . In capo a quello libro farà notato : 
FABULA . 

E 1 la Favola un racconto di Fatti non veri . Qiiefta fi divide in pia 
fpezie ; razionali , morali , mifte , politiche , e compofte . Le razionali fi 
dicono ancora Parabole , e fono racconti di cofe che fi fuppongono dette , 
e fatte dagli Uomini , che febbene in realtà così non fia , potrebbero però 
eflere fiate dette e fatte . Le morali , che fono chiamate ancora Apolo- 
ghi , fono quelle nelle quali s' introducono bruci , piante , fafli ec. come 
attori , e ragionatori . In quello genere Efopo fopra tutti fi è fegnalato , a 
tale che vengono comunemente dette Favole Efopiche , benché non ne_> 
inventore 3 riconoscendo il fi. io principio da remotifiìmi 
D 2 tempi . 



ila fiato egli 1 



zS ICONOLOGIA 

tempi . DifFerifce pertanto in quello la razionale dalla morale , che la__» 
prima , benché fia finta , potè effer vera ; ma la feconda è imponibile , fic- 
corae naturalmente è imponibile che i bruti , le piante , e fimili portano 
parlare . Le mille fono quelle , nelle quali vengono introdotti a ragionare 
infieme ed Uomini ». e bruti , e piante . Le Politiche» fono per loppiù 
gli argomenti delle Tragedie, delle Commedie , e di qualunque altra fpe- 
zie di componimento poetico » de' quali il determinato feopo fi è il porre 
in villa le virtù , ed i vizi, 1' orrore di quelli , e la bellezza di quelle . 
Le compolle in ultimo partecipano di tutte le fpezie di Favole , e fono 
un miilo , ed un compollo di Fatti , ed in parte realmente accaduti , ed 
in parte del tutto inventati, ornati , ed abbelliti dall' umana fantasia, ed 
in una parola in quelle fi comprende la ridicola Teologìa degli antichi 
Pagani . E' quella la Favola, che fopra tutte le altre ha la maggioranza , e 
di quella fpecialmente intendo formare immagine nel prefente mio difeorfo . 
La dipingo pertanto Donna antica , per aver ella avuto il fuo princi- 
pio fino d' allora che 1' empia Idolatria introdulle nel Mondo 1' orrido 
fuo piede, per mezzo degli liolti Nepoti di Noè, i quali fparfi per varie 
parti , dopo la dillruzione della Torre di Babelle , feordati appoco appoco 
del culto dDvuto al vero Dio, e ferbandone foltanto in mente una confu- 
fa idea, offufeata dalla rilalfatezza de' loro collumì , come parimenti con__» 
mal ordine rivocando alla memoria ciocché da Noè, e dai Padri propri 
avevano per tradizione ricevuto, rifpetto all' eflenza Divina, e fuoi infi- 
niti attributi , cominciarono fopra ciò a fantafticare , fi fognarono , fi co- 
municarono , e dettarono » come punti di Religione , mille lira volte infipi- 
diflime Favole , come in qualche parte ho dimollrato nella mia Immagine 
della Deità del pazzo Tagunefimo . Per fomiglievol ragione, e per un_» 
principio si alto ho vellita con magnificenza la Favola , confiftendo in elfo 
***■» la Teologìa de* Pagani , e i più reconditi milterj di gente così pri- 
Ta dl <enno . 

, ~ , la Luna , le Stelle, i Pianeti , le piante , gli animali ec. che 

«|ua , e la uj veltimento fi vedono fparfi , denotano la natura della Fa- 
vola comporta , riattandoli in elfa di tutte quelle cofe , come fopra fi è 
detto .. 

Un vago trafparentv. velo le copre la feccia, per dimoftrare che la Fa- 
vola copre con finzioni la verità , ma non in modo però , che non nc_* 
trafparilca il fuo bello . 

Tiene colla finillra mano un libro aperto, in cui è fcritto: HISTO- 
RIA . al quale guarda , mentre Ila in atto di fcrivere coli' altra mano in_» 
altro libro , che le vien prefentato dalla Chimera , unitamente con una_j 
malchera , per fignificare, che la Favola è nata dalla Storia, tanto Sa- 
gra, che Profana, e che dagli avvenimenti così dell' una, come dell'al- 
tra , in varj modi alterati , e in tempi divedi , o dal penfare del volgo , 
o dalle poetiche finzioni , ne fono fortite le Favole , che degli Antichi fi 
leggono . Oltre la fua forgente , dimotlra un tal atto la vera proprietà del- 
la Favola , che è di trarre dalla Storia Fatti , e materia , onde comporre » 

ed ab- 



TOMO TERZO. t 9 

ed abbsllrre fé fl-effa, alterandola, e dandole quel colore, che ad eflTa__a 
favola più aggrada . 

La mufehera è indizio che il vero vien mafeherato dal falfo . E y ge- 
roglifico la Chimera della Favola , per effer ella un moitro fittizio , e_? 
formato dalla Fantasìa dei Poeti , che fé Io figura col capo di Leone » 
ventre di Capra , e coda di fiero Drago . Cosi lo deferivono Omero , 
Lucrezio , ed altri ; e Virgilio lo finge , che getti dalla bocca continue_» 
fiamme , ponendolo nella prima entrata dell' Inferno con altri terribili Mo- 
ftri . Lib. 6. dell' Eneidi . 

Uorrendum flridens , fiammifque armata Chimera . 

La Chimera è vero Geroglifico della Favola , ftantecchè è effa un Mo- 
flro fittizio, ed una delle più fantaitiche invenzioni de' Poeti , ripiena di 
miiteriofi lignificati . Invenzione però , che ha tratta anch' effa la fua ori- 
gine dalla verità ; poiché la Chimera non era una beiHa , ma bensì un_> 
monte nella Licia , che dalla fua più alta cima , a guifa di Mongibello , 
fpargeva vive fiamme , e quivi d' intorno ltavano numerali Leoni : al 
mezzo poi aveva degli arbori , ed affai lieti pafehi : ed alle radici era_j 
(fa ognintorno pieno di Serpenti , in modo che non ardiva alcuno di abi- 
tarvi . Bellorofonte figliuolo di Glauco , e di Eurimeda , mandato a quello 
monte da Giobate , perchè vi rimaneffe morto, in vendetta deli' oltraggio 
fatto ( com' egri e credeva ) a Stenobea fua figlia, moglie di Preto Re di Ar- 
go , usò tanta induiìria , che uccife , e fugate le fiere , atterrati gli orridi 
bofehi, rendette 1' innaceffibil monte abitabile, ed agiato. Per la qual 
cofa nacque , che le Favole dittero , che la Chimera fu uccifa da Belloro- 
fonte . Dal che li rileva , che fotto la corteccia della Favola fi nafeondo- 
no mitterj , e verità ; e che fenfatamente a quella riflettendoli , li viene_j 
in chiaro , che il fine principale della Favola è di allettare , iitrulre , e 
utilizzare ; alletta con il racconto di cofe » le quali per loppiù avendo in fé 
un non fo che di Urano , folleticano dolcemente 1' umana curiosità , che al 
fommo li compiace d' intenderne il viluppo , ed il raggiro ; iitruifee 1' in- 
telletto per mezzo dell' efplicazione , e fcioglimento de' lìmboli , nelle 
coltumanze delle più remote antichità, nella confiderazione delle cofe natu- 
rali , ed agronomiche , (fé li d ; fcorra delle Favole fpettanti a' falli Nami , 
loro attributi , sacrifizi » e riti » ) e nella buona condotta dei coirumi , ( fé 
fi ragioni de' Semidei , o di qualunque altra fpecie di Favole :. ) Fabula , q.'t.e 
de Diis finguntur , ad rerum naturalium , aut afìronomicarum conjiderationem [pe- 
li ani : qua de hominibns ^ad'vham mortdhm informandam , & in melius ver- 
tendone. Natal. Cont. Mito!, lib, 4. cap. io. in fine. 

E quelle fieffe favole , le quali per la loro ftravagan?a , come d' intro- 
durre belKe , arbori, fallì parlanti, o Uomini divenuti falfi, monti, be- 
flie ec t fono da alcuni {piriti dì foverchio dilicati , o piuttofto in igno- 
ranza involti, reputate fole ciance fenili, furono dagli Antichi rinvenute 
ad oggetto d' illruire nella via delle virtù , e riformare i mal condotti 

colìu- 



5 o ICONOLOGIA 

e tifami : Eas Fabulas , quas in fui fi , & imperiti plcrique feniles nugas tantum* 
CjjC credidcrunt , ad Tofìeros tradidcrunt antiqui , ut per Mas nos a temeritatc-} , 
(ntdelitate , arrogantia , libidine , illegitimijqne facinoribus retrahercnt , & ad In- 
manitatem , prudentiam , bcneficcntiam , integritatem , temperantiamqiie adhorta- 
rentur , & ut humanam l'itam iodate omnem in melius informartnt . Natal. 
Com. Mithol. Ut». 6. cap. 24. 

So bene che non eie mancato, e non manca tuttavia, chi volendo m 
poco troppo , e dirò anzi meglio con insipidezza moralizare , condanna in- 
diiKntamente 1' ufo , e 1' ammaeftramcnto delle Favole ; e convien dire_* 
che ci voglia molto coraggio per opporli al fempre favio fentimento del 
Divino Piatone , che nei fecondo dialogo della Repubblica non iftimò 
punto indecente alla fua prudenza 1' avvertire tutte le Madri , e le Nu- 
trici , acciocché , ficcome colle mani fi Studiano di ben difporre , e for- 
mare il corpo de' teneri fanciullini , così pure gli animi loro informino 
colle favole ; e ciò per il gran motivo a tutti noto , e di cui pare else 
la natura ftefla ci perfuada , che la miglior via di condurre gli animi all' 
utilità fia quella del diletto , e della maraviglia infieme ; potendo anche 
qui aver luogo il celebre patfo di Torquato Tatfo nella fua Gerufaìem- 
me liberata Canto 1. St. 3. 

Sai che là corre il Mondo , ove più verfi 
Di fue dolcezze il Itifmgbier Tarnafo , 
E che il vero condito in molli verfi 
I più fchivi allettando ha perfuafo ; 
Così all' egro farcini porgiamo afpcrfi 
Di foave liquor gli orli del vafo : 
Succhi amari , ingannato , intanto ei beve , 
E dall' inganno fuo vita riceve . 

Efpreffo già prima , e forfè ancora più felicemente , dall' immortai Lu- 
crezio lib. I. ne' feeuenti verfi: 

Id quoque enim non ab nulla ratione videtttr : 
Sed velati pueris abfmthìa txtra medentes 
Cum dare conantur , prius oras poetila circnm 
Contingunt mellis dui ci , ftavoqne liquore , 
Vt puerorum xtas improvida ludificetur , 
Labroritm tenus , interea perpotet amarum 
lAbfint} laticem , deceptaque non capiaf.tr , 
Scd potius tali fatto recreata valefcat . 



'. : .\YO- 



TOMO TERZO. 31 

FAVORE. 

l 

Di Ce/are I\jpa . 

GLi Antichi fingevano un Giovane ignudo , allegro , con le ali alle {pal- 
le , con una benda agli occhi , e coi piedi tremanti llava fopra una 
ruota . Così lo dipinfe Apelle , fecondo il Giraldi nel i. fyntagma . Io non 
so vedere per qual altro fine così lo dipingeifero, fé non per dimoilrare 
ì tre fonti , onde fcaturifcono , e derivano tutti i favori . Il primo è la_j 
virtù 9 lignificata per le ali dagli Antichi fpetfe volte , per mantenere la_» 
metafora del volo dell' ingegno : 11 fecondo è la fortuna , dalla quale di- 
cevano aver le ricchezze , e per quelle la nobiltà ; le quali due cofe prin- 
cipalmente danno , e mantengono il favore vivo , e gagliardo ; e la fortu- 
na è dimoltrata con la ruota, per la ragione da dirli a fuo luogo : L' al- 
tra cagione del favore è il capriccio, e inclinazione di chi favorifce , fen- 
za alcun fine ltabile , o lenza fprone di alcuna cofa ragionevole ; e quello 
vien lignificato per la cecità degli occhi corporali, dai quali s' impara ef- 
fer corto il conofcimento dell' intelletto; e quelte fono le tre cagioni . 

Si polfono ancora con quelle medefime cofe lignificare tre effetti di ef- 
fo , cioè per le ali 1' ardire , che fi ha dal Favore per impiegarli a grand' im- 
prefe : la fuperbia , che toglie la virtù , e la conoscenza delle perfone 
nien grandi, il che fi nota nella cecità: e il dominio della fortuna , che 
per loppiù fi confeguifce per mezzo de' favori, e ciò per la ruota fi mani- 
fefta . Però quello lì dice fecondo il volgo , non dovendo noi attribuire...* 
dominio alcuno alla fortuna , dipendendo tutto dalla Divina Provvidenza „ 
Ed in quello s' ha da feguitare la verità ,, infegnataci da San Tommafa 
contro, Gentiks 3. e. 92. 

FAVORE. 

Di spelte 1 fecondo il Giraldi nel primo fyntagma , 

UN Giovane armato, con' ano feudo grande pofato in terra, ove farà, 
dipinto il mare con un Delfino , che porti fopra il dorfo un Giovane, 
che fuoni la lira , e colla mano dritta terrà uno feettro abballato verfo 
la terra . 

Si dipinge il Favore armato , per V audacia di feoprirfi vigorofo nelle 
ìmprefe di molta difficoltà , alle quali fpelò si arrifehia , e n' efee facilmen- 
te con onore . 

Lo feudo è fegno , che i favori fono difefa della fama , e della roba , 
come elfo è fatto per difefa della vita corporale . 

Il Delfino , nel modo detto , accenna la favola di Arione nobile fonatore » 
il quale, per invidia, da alcuni marinari edenclo gettato dalla barca nelle_r 
acque , fu da quello pefee amorevolmente portato alla riva ; il quale offizio fi 

può 



}i ICONOLOGIA 

può prendere in quefto propofito , perche il Favore deve eflere fenza obbli- 
go, e lenza danno di chi lo fa, ma con utile, e more di chi lo riceve; 
le quali qualità fi vedono efprefle nelle azioni del Delfino , che fenza fuo 
{comodo porta il fonatore per le acque , e gli falva la vita . 

Si dice ancora cfler portato uno, che e foJlevato da favore, e per mez- 
zo di elfo facilmente viene a termine dei fuoi dellderj . In cambio del Del- 
fino fi potrebbe ancora fare una Nave in alto mare , con un vento , che le 
fpiri in poppa, per dimoitrare , che il Favore è 1' ajuto,che s' ha per 
lo compimento dei defiderj . 

Lo feettro piegato verfo la terra è il fegno , che davano i Re di Per- 
da , per favorire i Valfalli , toccando loro la tetta ; perciò fi legge nelle Storie 
Sagre, che Afifuero , Artaferfe detto dagli Scrittori profani , per favorire 
Eiter fua moglie , le toccò collo feettro la tetta . 

Gli antichi dipingevano ancora il Favore col dito più groflb della ma- 
no nicq-ato ; di che fi può vedere la ragione apprettò il Pierio , ed altri 
Scrittori . 

De' Fatti , vedi Beneficenza , 




FEBRE 



TOMO TERZO 

F E B B R E. 

Dì Cefare Sjpa . 



3% 




D Orina di età giovanile, con faccia macilente ed eftenuata* e con capel- 
li neri . Tenga la bocca aperta, dalla quale efca un vapore fpiri- 
tuofo . Sarà cinta di fiamme di fuoco . Sarà vellica di quattro colori , cioè 
dall'attaccatura del collo fino alla cintura , di color cedrino , o giallo; dalla 
cintura fino all' ombelico farà bianco , tutto il rimanente della velie farà 
roflb, e il lembo farà di color nero. Avrà fopra il campo una Luna tonda . 
A' piedi vi farà un Leone a giacere melanconico, ed afflitto. Terrà una_j 
mano appoggiata al petto dalla banda del cuore , e coli' altra una c-atena da 
{chiavi , con il motto : 

MEMBRA CUNCTA FATISCUNT. 

La Febbre da' Greci fu chiamata xUp , cioè fuoco ; i Latini han prefa 
la- fua etimologìa dal nome fewor » che altro non lignifica che una grand* 
ebullizione , ed eccelfo di calore ; onde Gal. traile altre molte definizio- 
ni 1 nel primo dell' Afor. nel 1 6. & in l. introduEìionis five mcaici , dice_» 
ftbrìs efl mutatio innati caloris in igneatn naturavi . Cioè in un eccelfo di ca- 
ndita , e ficcittà; e queflo occorre per cinque caufe , beniflimo apportate 

E da elfo 



34 ICONOLOGIA 

da eflb nel primo Iib. de dijferentiis febrium cap. 3. la prima è il moto {u- 
pcrfluo , o violento ; la feconda è la putredine degli umori ; la terza è la 
vicinanza di altro calore ; la quarta è il' trattenimento dell' eventazione del 
proprio calore 1 la quinta è 1' amminidrazione di qualche foftanza » o fia 
nutrimento , o medicamento . 

La Febbre è di tre forti , fecondo le tre foftanze del corpo umano : la 
prima è 1' efimera , ovvero diaria fondata ne' fpiriti ; la feconda putrida» 
ovvero umorale , caufata dagli umori il più delle volte putrefatti ; la terza 
etica , fondata nelle parti carnofe , e folide del corpo , come fpiega Galeno 
in molti luoghi , e foecialmente nel libro de Marcone cap. 7. e libro pri- 
mo de febrhm differenti^ ; e per ifpiegare detta figura : 

_Si dipinge di età giovanile , per edere la gioventù molto più fogget- 
ta alla c ebbre , avendo elfa maggior copia di calore ■ il quale per le caufe 
fopraddette facilmente viene a crefeere più dell' ordinario , dal quale eccef- 
fo fi genera la Febbre» come dice il citato Autore in Hippocratis prjcfdg. Iib. 
3. Juvenes vebementius febricitant , q-wd biliofa calidaque futura fìnt . L' iiteflò 
afferma Ippocrate nell' Aforifmo 20. del 3. libro, e Fernelio Iib. 4 cap. f. 
La faccia macilente, ed eltenuata , ci dimoltra la Febbre etica, qua- 
le prima confuma la propria umidità delle parti carnofe , della quale fi nu« 
trifeono , e di poi arriva alla propria carne , e confuma la propria fidan- 
za di eifa * come beniflimo dice 1' ideilo Autore nel Iib. 2. Mei. medendi 
cap. 2. 

Il tener la bocca aperta fignifica la neceflìtà della refpirazione_> 
per eventamento , e rifrefeamento del rinchiufo calore ; il fumo fpiritofb 
che da quella efee , oltre che ci dimottra la Febbre efimera , che , come ab- 
biamo detto , è fondata ibpra gli fpiriti , quali altro non f>no che la più pu- 
ra , e fottile parte del fangue , che ordinariamente fi rinchiude dentro le 
vene pulfatili , quali chiamiamo arterie ; ci dimortra ancora 1' evacuazione 
delle (uligini putredinofe , che fempre fi generano dalli putridi um >ri . 

Sarà cinta di fiamme di fuoco, per dimoilrare la propria eden 'a dellsu» 
Febbre, che a guìfa di fuoco rifcalda talmente , che non pare fi poifa fentir 
ealor maggiore , come abbiamo detto di fopra . 

I quattro colori della velie denotano la Febbre putrida , caufata dalli 
quattro umori; però il giallo fignifica P umor collerico, quale caufi la__» 
Febbre terzana ». perchè fé detto umore fi putrefa nelle vene grandi , e vi- 
cino al cuore , fi fa la Febbre terzana continua : fé nelle vene piccole , e lon- 
tane , fi fa la intermittente ; e per elfere il detto umore il più leggiero » 
e fottile di tutti, fi è fatta la vede nelle parti di fopra di detto colore ; 
il color bianco nel fecondo luogo fignifica 1' umor flemmatico , quale fa__» 
Ja Febbre cotidiana nel modo fopraddetto ; la parte maggiore della veite_> 
di color ro.fo fignifica il fangue , quale è in maggior copia degli nitri Lino- 
ri , e fa la Febbre finocha , ovvero finocho , la quale o adàlifce 1' Ibmo 
gagliardamente , e va fempre calando fino al fine , e quelte i Greci le_* 
chiamarono nxpxn 7rx<TTi'yxs , ovvero che fempre danno neìl* iltelTa vigo- 
re fino al fine » e le diilero £^UOf/go& . ovvero ^statua : come dice_j 

Galeno 



TOMO TER Z 0. 5 ? 

Galeno 2. de crtfib. cap. 6. la Febbre caufata dal fangue fempre continua . 
e per quella caufa fi chiama linoca dal continuo fervore , come dice V iiteflf» 
de diff. feb. z. cap. 2. 

Il fine della velie nero fignifi ca V umor malinconico » quale colla fu* 
groflezza , e per eflere feccia del fangue » fempre tira alle parti più baffe v 
e da quello fi genera la quartana , e per eflere in manco copia degli altri» 
accende la Febbre ogni quattro giorni . 

La Luna fopra il capo dinota, che il moto febrile tutto dipende dalli 
Luna ; perchè tìccome la Luna fi muove in fette a fette giorni del No- 
vilunio al primo quarto, che i Greci chiamano crtyò tomot , e da eflo ai 
Tlenilunium » e cosi di mano in mano ; così anche tutt' i moti critici nella. 
Febbre fi fanno da fette in fette giorni ; anzicchè il Principe della Medi- 
cina g. de diebus decretoriis cap. 8. dice chiaramente , che la ragione-» 
de' giorni critici non dipende altrimenti dal numero de' giorni, ma dalla 
Luna, mentre dice: Ts^eque enim feptìmi vel quarti numerus crifìs author e/Ij 
fed quod Luna innovante , & terrena innovante , motuum quoque circuitus ad hos 
principes numeros venire contingat , merito in ipfts tamquam fiata alter atìonurtia 
tempora inveniunt . Innoltre non folo il critico procedere per il numero fet- 
tenario , come fi è detto, ma il quaternione ancora, che avanti il fettimo 
viene ad eflere il quarto, e avanti il 14. viene ad eflere i' undecimo , ci 
dimollra ancora quello , che deve accadere in detti giorni , come dice Ip- 
pocrate negli Aforifmi , e Gal. 1. de die decretoriis cap. 2. Sepienorus quar- 
f.ts e(ì index ; e di più : Cura enim accurate acutos morbos obfervajfemus , quar- 
tum diem feptìmi effe indìcem ex fua natura deprehendimus . Non altrimenti» 
appunto che il quarto, giorno della Luna ci dimollra la qualità di tutta la. 
lunazione , come dice il dottiflìmo Arato in certi fuoi verfi citati da_j 
Galeno . 

T^ob uno deprebenfa die tibi flgna loquttntur ; 
Sed qua fìgna novo dederit nox tenia motti , 
$£uartave fufiollit medios dum Cinthia vultus 
Durabunt Calo . 

Sì dipinge la Luna tonda , perchè nel plenilunio avvengono fempre mu- 
tazioni , piucchè nelli altri tempi . 

Il Leone coleo , e malinconico , ci fi dipinge perchè Pierio Valeriana 
nel Iib. 1. dice, che il Leone continuamente abbia la febbre, ed a lui ac- 
confentifeono molti altri Scrittori ; febbene è da credere , che 1' abbia dì 
quando in quando , per la fua gran calidità , perchè fé di continuo 
avefle quel dillemperamento , non fi potrebbe chiamar Febbre , ma fa- 
rebbe la propria natura del Leone ; di più tra i dodici fegni del Zodiaco , 
il fegno del Leone , di Ariete , e Sagittario fono da tutti gli Allrologi no- 
minati Orientali mafculini , ed ignei , cioè caldi , e fecchi ; la quale cali- 
dita , e liceità coltituiice 1' eflenza della Febbre , come abbiamo detto di 
fopra ; e per efler il Leone nel mezzo di quelli , con ragione fi può 
giudicare il più efficace nelle dette qualità . Affermano di più tutti gli Allro- 
logi , che il Leone abbia dominio , e afpetto fopra il cuore , quale è prin- 

E 2 cipale 



36 ICONOLOGIA 

cipale fede della Febbre , e per quello dice Avicenna : Febris eft color ex- 
traneus accenfìu in corde . 

La mano appoggiata al petto, nel modo detto, non folo lignifica Ia_^ 
fede principale della Febbre , come dicemmo , ma ancora la dilatazione delle 
arterie , e contrizione per eventare il calore , che da' Medici è chiamato 
Un'ole , e diaflole , quale nel tempo della Febbre , fi fa più frequente , ef- 
sendo maggiore la neceflìtà di detta eventazione ; e con quello moto, che_^ 
ha origine nel cuore , e fi confronta ad un' ifteifo tempo per tutte le ar- 
terie, fi fa il polfo , quale per elfere più evidente nella mano , ordinaria- 
mente è chiamato pollo 1' arteria del braccio vicino alla mano , e però 
1' abbiamo fatta' lbpra il cuore . 

Tiene la catena con il detto motto , perchè veramente la Febbre lega , 
ed affligge tutte le parti del corpo per mezzo delle arterie , che fi diffon- 
dono per tutte le membra, come beniflìmo fpiega Avicenna lib. 3. feti, 
traci, r. e. t; (tf) FECON- 

( a ~) Il Bracciolini nella Rocella espugnata cant. x. con fommo artificio. , 
e leggiadria rapprelenta la Febbre nella leguente maniera . 
La Febre allor , che diferrò Pondera 

Gii affanni in terra ai mi ferì mortati , 

Con cìafcun altro a nofiro danno fuor a 

Vfcì dall' urna in compagnia de' mali* 

E cominciò , perchè ogni vita mora , 

Ad arrotar fuoi doloicfi ftraii ; 

Ne trovando ì tormenti altro ricetto , 

Ella li raglino nel proprio tetto . 
Chiamò feco la morte , e vucl che fola 

Segga a >nan dejlra ; ogn altro duci minore , 

Che vien ricoverato all' a] fra fonala , 

Riman contento del fecondo onore . 

Vefte la Febbre una cangiante flcla 

Di bianco , e rofio ; e '1 mijlo , e 1' ardore 

A 7 on hfeiano agi' incendj , alle pruine 

Libera rimaner 1' unghia , ni '1 crine . 
Sta con battute torbide , e fecrete 

Intorno al capo a martellar la doglia ; 

Sta falle labbra fu e l' orrida fé te 

Del disfo incendio a cuftedir la foglia ; 

Sta il caldo ad afeiugar V onda dì Lete , 

Perchè a joccorfo altrui non fi ravvogli.: ; 

E feotìtor con orrida percojìa 

Sta il gelo intanto a penetrar nclV offa - 
D' bttorn a Iti le affaticate fiume 

A'è ricever , ne dar pojfon ripofo : 

Piace 1' ombra di mone , e '1 vivo himt 

Sbandirono le ciglia egro , e nojefo : 

L' arida lingua ogni gelato fiume 
Figura al cor d' umidità bramojo : 
Abbrucia il petto ; e 1' alitar , che n' efee , 

Toma infocato , e fiamma a fiamma aarefet » 



TOMO TERZO, 
F E C O N D ITA?. 

Di Cefare Rjpa , 



37 




**j£hi*U Jl/taruitfi det- 



J^eco nditó- 



{or*/o &r afidi iruife 



_ > 

^Onna incoronata di fenapa . Tenga colle mani verfb il feno I' Acanto » 
da alcuni riputato ilCardello, colli lìgliuolini dentro il nido. A' piedi 
abbia da un canto una Gallina co' fuoi pulcini appena nati due per ova , 
dall' altro canto una Lepre co' fuoi parti mandati fuori di frefc© . 

La Fecondità è la maggior felicità , che po^la avere una Donna maritata ; 
poiché per mezzo di quella produce i frutti, da lei nel Matrimonio con defide- 
rio afpettati :- attefocchè per antico idinto di natura è neceifaria agli Uomini 
la procreazione de' figliuoli , il che è anche cofa manifeììa ne' Bruti . Tut- 
ti gli animali naturalmente cercano di acquiìtarfi prole, e fucceffione, an- 
corché non ne fperino utilità, alcuna . Ma che maggiore utilità 9 che miglior 
ricchezza » che i figliuoli ? 

tìiec eflo Mater pojfeffìo pulchenima t 
Et potior divkiis fi cui fint lìberi boni r 

Diite Euripide in Meleagro . Felici fono riputati que* Padri , e quelle_j 
Madri , che hanno copia, dì molti buoni figliuoli , o mafchj , o femmine , 

che 



3 8 ICONOLOGIA 

che fiano , come mantiene Ariitotele nel primo della Rettorica . Siccome 
un Uomo che pofliede moltitudine di amici , ha più podeftà di quello, che 
non ha niuno amico ; così multo più può un Cittadino , che abbia nume- 
rofa prole, che quello, che non ha niuna , ovvero poco. Tra i rari efem- 
pj di felicità umana , racconta Plinio lib. 7. cap. 44. di Cecilio Metello 
Macedonico , che ebbe quattro figliuoli , uno Pretore , e tre Confoli , due 
Trionfali, ed uno Cenfore , e nel medefimo lib. cap. 13. narra, che alla 
morte fua lalciò fei figliuoli , e undici nipoti , e che tra Generi , e Nuore , 
tutti quelli , che lo falutavano in nome di Padre arrivarono a 27. Mette 
anche di aver .trovato negli atti de' tempi di Augufio nel fuo duodecimo 
Confolato , che Cajo Crifpino Ilare da Fiefole , con fette figliuoli mafchj, 
e due femmine , con 27. nipoti mafchj , nove femmine , e 29. pronipoti , 
con ordinata pompa fagrificò in Campidoglio . Per ultima felicità , e mag- 
gior gloria vitn chiamata Anicia Faltonia , Madre di Confoli in quella_j 
ifcrizinne ftampata malamente dallo Smezio , con due Diltichi di più , i 
quali fono fopra un' altra ifcrizione pur di Anicia Faltonia Proba 1 che fi 
vede nel Palazzo del Cardinale Cefis . 

vernicia , Faltonia , Troba , <Amnios Trinicios , ^inicioque decoranti . 
Confides uxori , Confidi fili a , Confidimi Mairi , v4niciits Trobinus . 
V. C. Confili ordinarius , & vinicius Trobus V. C. ^jafijor candidatiti . 
Filii , devinoli maternU mentis , dedicarunt . 

Valerio Mafiìmo nel lib. 4. cap. 4. fentenziofamente dice , che gran- 
difsimo ornamento fono alle Matrone i figliuoli , e narra di Cornelia Ma- 
dre de' Gracchi, che 12. figliuoli fece fecondo Plinio, appretto la quale_> 
eflendo alloggiata una Matrona di Campagna , che le fece pompofa moltra 
de' fuoi belliflìmi ornamenti , che portava, ella in ragionando, la trattenne 
tanto che tornaflero da fcuola i figliuoli , quali veduti , dilfe : quelli fono 
i miei ornamenti . Feconda fi può dire ancora quell' altra Cornelia della_i 
gente de' Scipioni , che di 62. anni partorì Volulio Saturnino , che fu Con- 
fole con Domiziano Imperadore dell' ottantotto , e del novantatre . Quella 
felicità non è tanto privata , quanto pubblica , elfendo felicità di una Patria 
abbondare di molte buone , virtuofe , e valorofe proli ; però fecefi un de- 
creto in quella Città di Roma , che a quello fotte dato il primo luogo , e 
maggior onoranza, che avelfe non più anni, ma più figliuoli, e fofle pre- 
ferito in pigliare i fafei confolari al Confole , che aveva minor numero di 
figliuoli , ancorché fotfe fiato più vecchio ; e ciò colla nella Legge Giulia, 
citata da Aulo Gellio lib. 2. cap: 15. 

Si fa coronata di fenape , perchè il minutiflìmo feme di quella erba , 
fenza molta indullria , o diligenza del Coltivatore , fra tutte le erbe diviene 
tale , e di tanta grandezza , che è atta a foftenere gli uccelli , che vi fi 
pofano fopra . 

Della fecondità dell'Acanto ragiona Plinio lib. io, cap. 6*3. ove di- 
ce , che ogni animale * quanto più è grande di corpo , tanto meno è fe- 
condo ; 



ro m o r e r z o. s? 

condo ; un figlio alla volta partorifcono gli Elefanti , i Cammelli , e le_.» 
Cavalle ; 1' Acanta minimo uccelletto ne partorifce dodici » 

La Gallina polla a' piedi da un canto colle ova , che nafcono due pul- 
cini per ovo , dimoltra la fecondità di quello domeitico uccello . Tali rac- 
conta il Pierio averne veduti in Padova, e fi legge ne' fcritti di Alber- 
to , che in un certo luogo della Macedonia , covando una Gallina 22. ova» 
nel nafcere furono ritrovati 44. pulcini . Adoperavano ancora gli Antichi 
in quello propofito la Pecora con due Agnelli infieme legati , perchè le_j 
antiche Matrone , quando avevano partorito due figliuoli ad un parto , fo- 
le vano fagrificare una Pecora con due Agnelli a Giunone, Prefidente dell' 
opulenza , e de* regni , ed ajutatrice delle Donne ne* parti , le quali non 
folo due alla volta fpelfo partorifcono in più luoghi, come in Egitto; ma 
per quanto narra Ariri. lib. 7. cap. 4. degli Animali in alcuni luoghi , 3. 
e 4. alla volta , e più e più volte cinque . Una Danna particolarmente né 
partorì 20, in quattro parti , cinque alla volta , e la maggior parte di quelli 
potè nutrire, ed allevare . Aulo Gelilo lib. io. cap. 2. narra, che al tem- 
po di Augurio Imperadore una Serva di detto Augurio nel campo Laurente 
partorì cinque Putti , che pochi giorni camporno , e la Madre anche non 
molto dopo morì , alla quale per ordine di Augurio » fu fatto nella via_o 
Laurenzia un fepolcro , nel quale fu fcritto il parto di detta Donna . 

Giulio Capitolino anche riferifee , che nell' Imperio di Antonino Pio, 
cinque Putti in un parto nacquero : e febbene Aristotele tiene che quello 
numero fia fine della moltitudine in un parto, e che non fi trovi erierfenc 
infieme partoriti più, nondimeno abbiamo nelle relazioni del Boterò, che 
la Conteila Margarita 1' Anno 1275.' partorì 364.. Creature, che furono 
battezzate tutte fotto i nomi di Giovanni , e di Elifrbetta, come appare» 
daìi' Epitaffio intagliato nella ièpoltura in un Monariero di Monache di San 
Bernardo, prerib Aya, in Olanda : ciò avvenne, perchè elfendo capitata 
innanzi alla Contetfa una povera Donna con due figliuoli nati ad un par- 
to , a domandare la limofina , effa in luogo di ajutarta , l' incaricò , dicen- 
do , che non fi potevano far due figli ad un tratto , fé non aveifero pa- 
rimente due Padri ; di che rifsntendoli forte quella poveretta , pregò Id- 
dio , che per manifettare la fua pudicizia, permettere , che la Confetta , 
già gravida , partorire tanti figliuoli , quanti giorni ha P Anno . Martino 
Cromerò veridico Autore nella fua Cronica fcrive , come 1' Anno 1269, 
un'altra Margherita, Moglie del Conte Virboslao partorì 36. figliuoli io_j 
Cracovia . 

Della Lepre fi legge , che è tanto feconda , che mentre dà il latte par- 
torifce , e pone fra 1' uno e 1' altro parto pochiflimo intervallo , e rac- 
conta Valerio Maflimo di un Ifola, dove furono forzati a partirli gli abi- 
tatori , per la gran copia , che vi era moltiplicata di queiti animali . Però 
non fono mancati alcuni , che hanno detto , che i mafehi concepiscono , par- 
torifcono 1 e nodrifeono i parti proprj , come fanno le femmine . 



FECON- 



D 



40 ICONOLOGIA. 

FECONDITÀ'. 

Tacila Medaglia di Mamma . 

D Orina , che colla finiltra tenga un Cornucopia , e colla delira meni per 
mano un fanciullo .. 
Si fa il Cornucopia , per adoprarfì ancora quella parola di Fecondità 
metaforicamente nella terra , negli alberi , ncgl' ingegni , e in ogni altra 
cofa buona . 

FECOND ITA', 

7{ella Medaglia di Fan/lina . 
Onna fopra un letto geniale , ed intorno le fcherzino due Fancm!- 

li . 00 

FAT- 

( a ) In un rovefcio di medaglia battuta in onore di Lucilia Moglie dell' 
Imperatore Marco Aurelio vedefi la Fecondità rapprefentata nella feguente ma- 
niera «, Donna fedente . Dietro la fedia vi ka un bambino mulo in piedi , un altro pa- 
rimenti nudo , e in piedi , avanti le ginocchia , ed un altro futilmente nudo ha in grem- 
bo , in atto di porgergli la poppa . Vi fi legge intorno : FOECL'NDITAS S. C. 

In altro rovefcio di medaglia decretata in onore di Fauftina altra mogli(i_» 
del fuddetto Marco Aurelio , per cui ripudiò Lucilla , mirafi : Donna in piedi , 
che tenendo due fanciuìlini falle braccia, ne ha altri due a' piedi , ed ai lembi della-* 
vtfic. Intorno vi è fcritto : FOECUND. AUGUSTAE S. C. 

Significante molto è la Fecondità immaginata in un rovefcio di mediglia bat- 
tuta per decreto del Senato in onore di Giulia moglie di Settimio Severo . Ivi ii vede : 
Vita Doma fedente in terra ed Jìniftro gemito appoggiato ad un vafo , dal quale efee , 
e s' innalza fepra di lei una pamptnofa vite, e intorno alla cima di quefta q:.j:ro 
felle , e la mano de fra difende ad un globo con una fafeia in mezzo , e fparfo di 
felle che le giace da lato ; accanto al quale V uno dietro l' altro , fi veggono quattro 
fanciulli nudi . Le lettere intorno dicono : FECUNDITAS S. C. 

Tal figura giacente £ come ben penfa 1' Angeloni ) dà a credere che fia 
il fimulacro della gran Madre, chiamata da più Autori con divedi nomi; ma 
qui fi chiamerà la Dea Tellure ; la quale giacendo parte diftefa , e parte fol- 
levata , rapprefenta appunto in tal gui.a , quale fia la Terra , che ora in pia- 
ni j ora in vaili , or in colli , ed ora in ifcofcefi monti fi diftende . Dal vafo , 
a cui fi appoggia , efee Ja pampinofa vite , per dimoftrare con etìa la Fecon- 
dità propria. Le (Ielle rapprefentano la benigna influenza degli altri. Tiene** 
il Mondo da un lato , perciocché finfero gli Antichi efler Tellure Mo"lie del 
Cielo: volendo inferire, che la Virtù raccolta da tutti gli Elementi a °uifa di 
femi , operandovi il calor del Sole , defta di continuo in efsa la generazione . 
I quattro fanciulli poflbno intenderfi per le quattro ftagioni ; quantunque ro- 
teflero dimoftrare in quefto luogo i tre figliuoli di Giulia , col quarto , che_* 
le tu figliaftro , detto Caracalla , die lebbene non 1j gcuerafle , lo cuftodi cut- 
tavia tra' fìioi , e per fuo lo riputò . 



TOMO TERZO, 41 

FATTO STORICO SAGRO. 

ELcana Cittadino di Ramataim - Sophim nel Monte dì Efraim » e della 
Tribù di Levi » aveva due mogli» nominata una Fenenna , Anna l'al- 
tra . Feconda la prima , Aerile la feconda . La benedetta da Dio ne' Fi- 
gli, infuperbitafi oltremodo di dono tale » infultava 1' afflitta Anna , e rin- 
facciavate 1' obbrobio , che in quei tempi fi riputava , qual di mal vedu- 
ta da Dio , per non aver Figliuoli , L' orgoglio dell' infoiente Femmina pe- 
netrò si al vivo 1' addolorata Anna , che abbadonandolì alle angofce, ed 
al pianto , ridurfi non poteva a guìlare cibo alcuno . Vedendola in cosi in- 
felice flato Elcana , che teneramente 1' amava , le domandò la cagion del 
fuo affanno , foggiungendole , che fé era a motivo della mancanza de' Fi- 
gli , dovea confolarfene , col riflettere che 1' amore che egli a lei portava, 
era ben taleda rallegrarla più che fé dieci figliuoli avuti avelfe . Non cef 
farono per quello le lagrime di Anna, ma gettandoli ella a' piedi dell* 
Altiffimo colle più ferventi , ed umili orazioni , Iddio benediffe la bontà del 
fuo cuore , dandole grazia di reltare nel fucceffivo maritale congrefib in- 
cinta di Samuele , che tutto fu fecondo il cuore delfuo Creatore ; e dopo 
Samuel altri ancora partorinne ; come per 1' oppolto la fecondiffima Fenen- 
na incailigo di fua arroganza , e fuperbia , Iterile divenne , abietta , e mai 
fana. i. de' He . cap. i. cap. 2. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Leggilo nell' Immagine, 

FATTO FAVOLOSO. 

NIobe figliuola di Tantalo , e moglie di Anfione , montò in tanto orgo- 
glio a motivo della fua fecondità , che vedendoli far corona da quat- 
tordici figli , ardì preferirli alla Dea Latona ; la quale venne perciò in 
ifdegno tale , che da Apollo , e da Diana fecele faettare in un fol giorno 
la numerofa prole confiìtente in fette robulìiffimi giovani , ed in altrettan- 
te leggiadriflìme fanciulle ,' ed efla fìeffa fu trasformata in una Statua di 
marmo . Ovviti, Metam, lib. 6. 



%Q)<i. yo)<- >®t f®* ><o; 



FFDB 



4* 



ICONOLOGIA 



FEDE CATTOLICA. 



Si Ccfare Ripa 




DOnna vefdta dì bianco , coli* elmo in teda . Nella mano delira retri 
una candela accefa , e un cuore . E nella Anidra la tavola della leg- 
ge vecchia , infieme con un libro aperto . 

La Fede , come una delle virtù Teologiche * tiene in capo 1' elmo , 
per dimoftrare ) che per avere la vera Fede fi deve mantenere 1' inge- 
gno ficuro dai colpi delle armi nimiche ■> che ibno le ragioni naturali dei 
Filofofi , e le fonetiche ragioni degli Eretici, e mali Cridiani , tenendo 
ferma la mente alla Dottrina Evangelica , e ai Divini Comandamenti s di- 
cendo San Gregorio nell* Omilia z6. che Fides non babet merititi» » ubi 
bimana ratio pr.tbet experimentitm . 

Il libro colle tavole di Mosè» fono il Teftamento Nuovo» e Vecchio 
infieme , come principal fomma di ciò , che fi deve credere » che fono 
li commandamenti di Crilto Noltro Signore infieme con quelli dells_j 
Vecchia Legge , per conformità del detto fuo » che dice : Non fono venuto 
a diltruggere la Legge » ma ad adempirla . 

Il cuo- 



T A4 TERZO. 43 

Il cuore in mano colla candela accefa mollra 1' illuminazione della men- 
te nata per la Fede , che difcaccia le tenebre dell' infedeltà , e dell' 
ignoranza , dicendo Sant' Agoitino fopra San Giovanni al cap. 9. Cscitas , 
eft infidelitas , & illuminano fides . Però per antica ceremonia nel Sacrifì- 
cio della Mefla , ed in altri atti Ecclefiaftici, fi vede 1' ufo de' lumi» e 
delle torce accefe ; del che diffufamente tratta Stefano Durante ; De riti'*. 
Eccl. lib. 1. cap. io. 



FEDE CATTOLICA. 



DOnna veflita di bianco . Che fi tenga la delira mano fopra il petto » 
e colla finiflra terrà un calice , e attentamente lo guardi . 

Sono tre le virtù infegnateci nella nuova , ed ultima Legge , data per 
bocca di Crifto Noftro Signore , come tre anella collegate un dentro 1' altro t 
ma la Fede è prima all' altre due , non potendo alcuno avere né Speran- 
za , né Carità fenza efla , dalla quale quelle dipendono in quella vita ne- 
ceflariamente . Quella dunque fi fa veilita di bianco ) e bella di faccia » 
perchè come il color bianco ci moflra la fimilitudine della luce, qual' è 
cofa elìdente , e perfetta di natura , ed il color nero ci dimoflra le te- 
nebre , che fono folo privazione di efla : così dobbiamo noi credere , che 
chi ha fede perfetta , e formata con la carità , abbia 1' eflere , e viva ; e 
chi di quella fia privo , s' avvicini , o fia in tutto profsimo alla privazio- 
ne , e alla morte eterna ; 1' uno ci difse Crilìo Noitro Signore in quelle pa- 
role : JJmé credit in me, etiam fi mortims fuerit, vivet . L' altro fi ha dal Sa- 
cro Simbolo di Sant' Atanafia: Htec e/i Fides Catholica, quarzi nifi quìfqu<u 
fideliter , firmìterque crediderit , falvus effe non poterli . 

Mollra ancora la bianchezza del velìimento , che quella virtù , non_» 
fi acquilla coli' introdurre le feienze nell' anima , come il color bianco ai 
panni non fi da con colori materiali ; ma folo fi acquilla purificando il pan- 
no dagli altri colori ; cosi la Fede , quando è netta 1' anima colla Grazia * 
e carità , e inmodocchè non penda troppo alle inclinazioni , che danno dilet- 
to , né alle feienze, che fanno fuperbo , più efficacemente opera, ed ha_j 
la fua perfezione . Nota ancora quello colore , che facil cofa è deviar di 
quella Santa Virtù , com' è facile macchiare un candidilfimo velìimento j 
però diffe 1' Ariofto a quello propofito : 



TS^on par che dagli antichi fi dipìnga 
La Santa Fé "jefiita in altro modo , 
Che d' un vel bianco , che la copra tutta , 
Che un fol punto , un J'ol neo la può far brutta . 



F 2 E pef 



44 ICONOLOGIA 

E per quella cagione molti incorrendo in un folo errore con perti- 
nacia , fono a ragione ributtati dalla Santa Chiefa , làpendofi , che : *£?/ in 
uno delinqui t faflm efl omnium rem . 

La mano che tiene fopra il petto , moftra , che dentro* nel cuore & 
ripofa la vera , e viva Fede , e di quella faremo premiati , della quale_> 
dice San Giovanni ncll* Apocalitfe al cap. 2. Eflo fidelis rtfque ad mortem , & 
dabo tibi , dicit Domimi! , coronam r oitx . Non della finta , che molle volte 
fi inoltra nella mortificata apparenza de' corpi . 

Neil' altra mano tiene il calice , fimbolo della Fede , dove fi fomen- 
tano tutte le fperanze , ed il fine dei noftri defider] ; eflendo la Fede_> 
una ferma credenza, fuori di ogni dubbio confidata nel 'certo eCTere di 
Dio 5 e Provvidenza , e Potenza di quello . 



FEDE CRISTIANA. 



DOnna in piedi fopra una bafe , veliita di bianco . Nella finilìra avrà 
una croce , e nella delira un calice . 

La Fede è una ferma credenza ; per 1' autorità di Dio , di cofe_> , 
che per argomento non apparifeono , nelle quali è fondata la fperanza__» 
CrilHana . 

Si rapprefenta fopra una bafe , per dimoftrare , che ella , come dice_j 
Sant' Ambrogio lib. 1. de Tatti , ^ibr. cap. 2. tom. 4. è la bafe Regina, 
di tutte le altre virtù, poiché fenza di etfa è imponibile piacere a Dio; 
come dice San Paolo ad Hebr. cap. 11. 

E fi fa in piedi , e non a federe , con un calice nella delira , per li- 
gnificare le operazioni corrifpondenti ad ella , elfendocchè , come atteila__» 
Sant' Agoltino lib. de fid. ér oper. cap. 13. tom. 4. e San Giacomo al 
cap. 2. Ter fidem fine operibm nemo potejl fahari , me iiiflificari, nam fida 
fine operibm mortila efl , & ex operibm confitmatm . Sicché colle opere dob- 
biamo feguitare la Fede nollra , poiché quello veramente crede , il quale_» 
efercita colle opere ciò che crede : dice Sant' Agoltino fopra San Matteo 
al cap. 1 ! . Ts{on enim fati! efl credere , fed lidendum efl , ut credatur . 

E perchè due principali capi di etili Fede 9 come dice San Paolo , fo- 
no , credere in Crilto Crocifiifo , e nel Sacramenta dell' Altare , però fi 
dipinge colla Croce, e col Calice. 

Fede Crijìiana . 

UNa vergine con abito bianchiamo, fopra una pietra quadrata . Colla 
delira terrà elevata una Croce , e con e(Ta un libro aperto, guardan- 
dolo fidamente . E col dito indice della finiltra additerà , toccando quafi 
ì' orecchio fuo ; lafciando da parte 1' efplicazione delle altre cole , già det- 
te di fopra . 

Si rap- 



TOMO TERZO. 45 

Si rapprefenta col dito all' orécchio , e* col libro aperto , perciocché 
due fono i mezzi per apprendere la Fede Santa ; uno è 1' udito , e que- 
llo è il principale , dicendo San Paolo ad Rom. cap. io. Fides andìr,i , audi- 
tivi aiitem per verbnin Chrtfii . L' altro è il leggere i libri Canonici , e que- 
llo è men- potente : Viims efì enìm firmo Dei, & ejficax , & penetrabìlior 
omni gUdio ancipiti-, pert'mgens ufq'ie ad diviftonem anima, ac fpiritus , com~ 
pagata quoque , ac medillarm , & dìferetor cogitationum , & intentìonum cord'n . 
Dice il medefimo Appoitolo ad Hebr. cap. 4. oltrecchè ne lignifica la pie- 
tra , che alla Fede , come a fondamento , si appoggiano tutte le altre vir- 
tù ; e può anche dimoitrare , che quella pietra fondamentale lìa Crillo : 
Tetra antem erat Chriflits , il quale dobbiamo credere ( come veramente^ 
egli è ) vero Dio , e vero Uomo 5 e Redentore del Mondo , e principio 
di ogni bene noitro. 



FEDE CRISTIANA CATTOLICA, 

Secondo Fulgenzio , ed altri ^Autori . 



DIpingevan gli antichi Criftianì la Fede Criftiana Cattolica , una Gio- 
vane di volto ofeuro , e quali coperto di un velo intorno al petto , 
e le fpalle nude , con una corona in teda di alloro ; di più facevano che 
avelie in mano uno feettro , e lotto alli piedi due Volpette ; e che mo- 
ftraife nell' azione, e nel getto una gran coftanza , e generalità. L' inter- 
pretazione di quella figura "è data da un certo Dottore Parifienfe chiama- 
to per nome H olcot , allegato da Frate Arcangiolo da Vercelli : Sermo- 
num jgjadragefimxtiwn . Sermone 2j. 

Si dipinge con faccia ofeura , perchè degli articoli della Fede , che noi 
crediamo» non abbiamo qui evidenza alcuna, perchè come dice San Paolo: 
Videm-.ts Ine per fpeculum , & in cenigmate . .Laonde diile Crillo a San Tommafo 
in San Giovanni al cap. 20. Beati qui non •vtderunt , & credidenmt . Si può 
ancora dire, che vada velata e coperta , perchè 1' abito della Fede, come 
dicono i Teologi , procede femplicemente da un oggetto ofeuro , e velato, 
cioè da un obietto invlfibile, e infenlioile . 

E' nuda intorno alle fpalle , ed il petto , perchè la predicazione Evange- 
lica non deve edere palliata con parole , ed enigmi , o con parole ofeù- 
re » e doppie , come fanno gli Eretici , ma lì deve il Vangelo efplicare_j> 
puro , e chiaramente . '■ - 

Porta la corona di alloro , in fegno della vittoria , eh 5 ella riporta con- 
tro agli avverfarj della Fede Criftiana , e nemici nollri , cioè il Dema- 
nio , il Mondo, e la Carne ; per quello gì' Imperatori antichi trionfanti 
collimavano andare- coronati di lauro ; e de' Martiri canta la Chiefa Santa . 
Laureìs ditantur bene fdgìdis . 

Lo feet- 
J 



4 <5 ICONOLOGIA 

Lo fcettro » di' ella porca nella mano , non denota altro , fennoti_» 
la grandezza , e la maeftà della nollra Fede , come Regina , ed Imper..- 
trice,anzi Figliuola del Ke Eterno Iddio, il quale e(Ta ha per oggetto, ed 
al qnalc come a fcettro fi appoggia , per dimoltrare la fermezza , e risolu- 
zione che dobbiamo avere nelle cole , che la Fede ci propone di cre- 
dere ; la qual Fede , come dice S. Giacomo Apposolo nella fua Pillola 
Canonica al cap. i. T^ibil hxfitat . 

Le Volpette, che tiene fotto i piedi, fono gli Eretici , i quali ella con- 
vince , e prende ; ina fé vogliono rertare nella loro perfidia , calpefta , e 
deprime . Sono chiamate Volpette , per la loro malizia , perchè cercano 
fempre con inganni , e altuzie di pigliare le anime dei fedeli , e fé ne 
vanno fempre provveduti di argomenti fottili , fofiitici , e fallaci. Onde_> 
molto appropofito S. Bernardo nei Sermone 64. fopra la Cantica efpone 
quelle parole del cap. 2. della Cantica: Capite nobis Vidpes parwdas ■> (j:nc 
deniolitmtur vkteas , dice Capite , perchè gli Eretici non fi devono così (li- 
bito ammazzare , ma convincerli con gli argomenti , e colla verità , c_» 
far chiari , e palefi al Mondo i loro inganni , come dice San Paolo nella 
prima de' Corinti al cap. 3. Debent comprehendi in a/lucia fua . Laonde que- 
lla figura li tiene fotto li piedi , perchè la nofira Fede alfine li sbatte , 
convince , e conculca . 

Moftra fodezza nella maniera , e nell' andare , attefocchè la Fede Cat- 
tolica Romana durerà mentre durerà il Mondo, e non mancherà mai in- 
fino alfin dei fecoli , fecondo 1* Orazione che fece Criito avanti la fua__» 
Paffione, quando ditte a San Pietro, in San Luca al cap. 12. Simon , ego 
rogavi prò te , ut non deficiat fides tua . E però moftra coftanza , e ga- 
gliardìa , perchè aderifee , ed ha la mira ad un obbietto , e ad una 
verità increata . • 

FEDE NELL' AMICIZIA. 

Di Ce/are ftjpa . 



DOnna vecchia, e canuta , coperta di velo bianco, col braccio deftr» 
diftefo , e di un altro velo farà coperta la delira mano . 

Tiene coperta la mano delira , fecondo P ordine di Numa Pompilio 
Re dei Romani nel Sacrificio da farli alla Fede , per dare ad irtendere_» 
che fi ha da ferbare la Fede con ogni fincerità ali' amico , poiché : Fides 
( come dice Pittagora ) efi amoris fimdamentum » qua. f.élata , tota amiàtix 
lex , jus , vis ì ac ratio peribit . 

Rapprefentafi canuta , e vecchia , perchè cosi la chiamò Virgilio ; il 
che dichiara un Interprete , dicendo , che fi trova più Fede negli Uomi- 
ni, che hanno per molti anni maggiore efperienza ; ed aggiunge ,per ino- 
ltrare , che non balia confervare la Fede per alcun tempo ; ma bifo<*na_j 
che fia perpetua . 

Raccon- 






TOMO TERZO, 47 

Racconta di più Aerane , che Verificando alla Fede il Sacerdote , fi 
copriva non folo la deltra mano con bianco velo , ma il capo ancora , e 
quafi tutto il corpo , per dirnoftrare la candidezza dell 3 animo , che deve 
eifer compagna della Fede nell* amicizia , 

Be' Fatti 5 vedi amicizia . 



D 



FEDE MARITALE. 

Onna veftita di bianco . Colle prime due dita della delira mano tiene 
un anello , cioè una fede di oro . 

De* Fatti > vedi Benevolenza, e Vnìon Matrimoniale* 



FEDE. 

"ideila Medaglia dì Tlautilla 



T TN Uomo con una Djnna , che fi danno la Fede , ffringendofi la de- 



ltra mano . ( a ) 




FEDE 



( ) Volendo moftrare il Romano Senato , quanto eflb 3 ed il Pubblico avreb- 
bono corriipofto al buon concetto dell'ottimo governo di Tito Vefpafiano , de- 
cretò la Medaglia nel dritto con teda laureata , e lettere : TI. CAES. VESPA- 
SIAN. IMP. IH. PON. TR. P. II. COS. II. Enel revefeio con due mani, che 
giungendoli infieme, ftringono due fpiche ; nel cui mezzo è il Caduceo ; e vili 
legge : FIDES PUJBLICA . S. C. intendendofi ciò per la Pede pubblica verlb di 
Tito 3 dalla quale molti beni potevano nafeere in prò della Repubblica , e di 
fefteffo , rapprefentati nelle fpiche , e nel Caduceo; la cui virtù era d' intro- 
durre la pace , e la concordia , laddove appariva cotal fegno . 



4 8 ICONOLOGIA 

FEDE. 
Del T. F» Vincenzio Bjcci M. 0. 

UNa vaghitfima Giovane con vaga portatura , con capelli inanellati , 
ed intrecciati con fila di oro . Stia in piedi fopra una pietra..» 
fondamentale , adornandole le orecchia due ricchillìme gemme. Avrà la_» 
benda fu gli occhi . Tenga uno fpecchio in mano . Vicino le Illa una pri- 
gione con ceppi , e ferri . 

La Santa Fede non è altro, che credere femplicemente a tutto quello» 
che confetta Santa Chiefa , e tener il tutto con certezza vieppiù di quel- 
la , che fi ha in veggendo una cofa cogli occhi propri , come ditte San.. » 
Pietro Appollolo . i. Pet. i. v. 19. Et b.xbemus firmiorem propheticttm fermo- 
nem ; cui benefacitis attendentes , quajì lacerna lucenti in. calighinolo loco , donec 
dies elucefeat, & Lucifer oriattir in cordibus wflris . Quali elicette aver vedr.o 
il Salvatore , come Iddio , trasfigurato nel Monte Tabor , ove fé mottra_j 
della fu a gloria ; ma più certa cognizione era quella , con che fapev?_j 
quelle cofe per via de' Profeti , che il tutto allegarono . E' dunque cogni- 
zione certiflìma quella della Fede , fenzacchè punto s' abbia a dubitare . 

Senza fallo veruno è cofa , che grandemente gradiìce al Signore , il 
credere a' milteri Divini ; qui credo avette gli occhi il Profeta , quando fa- 
vellò ofeuramente Tf 75. <v. g. ^toniam cogitatio bominis confìtcbirttr tibi , & 
relìquie cogitationes diem fejìum agcnt tibi ; Ove Cattiodoro Ine per la cogni- 
zione , o penfiero , intende il voto , che fa il Criitiano , e per lo re- 
fliuo j o reliquie di quello, 1' efecuzione , qual è cofa fettegniante avan- 
ti gli occhi del Signore . Il Padre Sant' AgolHno bìc , per lo penfiero 
intende il motivo , o principio del ben fare , con che fi confetta Critto ; e 
per le reliquie il reftante del bene , che fa fetta, di che gode il Signore, 
ma con la licenza loro dirò , che quello penfiero fia ogni propofito buono, 
e le reliquie fìano quelle de' penfieri della Fede , con che fi crede corL_» 
ogni fermezza , quali veramente fono cagioni di gran fella , recando giubbi- 
lo a Dio , colmandolo tutto di amore , che perciò ettendo vagheggiato una 
fiata dall' anima eletta, fi ientì ferito di carità . C.mt. 4. v. 9. Vulneraci 
cormeum , foror mea Sponfa , <vnlnerafli cor menni in uno ocùlorum tuomm , & 
in uno crine etili tui . Ch' è I' occhio della Fede , lafciando da parte I' 
opinione , o la feienza , ed ogni umano dificorfo ; e per lo crine del iuo col- 
lo s' intende quel vivace penfiero, che ha il Crilliano, con che vagheg- 
gia le cofe del Signore con la mente, come le rutterò piucchè prelenti. 

Santittìma Fede , virtù rarittima ; che il gran Padre Agottino de Fide 
ad Tet. nomò principio dell' Umana falute , fenza la quale niuno può giun- 
gere ad e fiere annoverato tra' figliuoli dì Dio , e fenza Jui ogni umana fati- 
ca fi prende indarno . 

Cammina per la Fede ( Idem fitper io. fer. 18. ) acciò giunga nella fpe- 
ranza , quale non edificare nella patria , fé in quella via non 1' avrà con- 
fidata , e preceduta la Fède . Che 



TOMO TERZO 42 

Che cofe èia fede ? ( Dicea lo fteflo lìb. io. de charit. ) fé non credere 
quel che non vagheggi ? e in che guifa » e come può capirli la Santillana Trini- 
tà ? dunque ben fi crede , perchè non fi capifoe ; imperocché fé fi capifle, non 
farebbe opera da crederfi , perchè fi vedrebbe . 

La Divina operazione ( dice Gregorio Papa home!. 20. ) fé con la ra- 
gion si apprende , non è ammirabile ; né tien merito la Fede 1 a quale 1* 
umana ragione pretta 1' efperienza . 

La radice di tutte le virtù è la Fede (dice Girolamo lìb. de Cairi. ■>& 
\Abel. ) e quello eh' edificherai fu quello fondamento , folo farà profitto di 
virtù.) e farà atto a ricever mercede . Oh Teforo ( ditte.]' ittetfb lìb. de 
yirgm. ) più di tutti opulento ! oh fortezza , che infra tutte è medicina più 
di ogn' altra falutifera ! 

La Fede della Religione Cattolica è il lume dell' anima -, porta della, 
vita 1 e fondamento di eterna falute ( dice Crifoftomo [tip. illud jìmb. Crede 
in Deum . ) 

Si dipinge dunque così eccellente virtù da giovane vaghilfima , per abbel-» 
lire l' anima del Criftiano , e per farlo capace delle altre virtù Teologali ; 
E' bella , perchè è differente dalla feienza, e dalla opinione , che confitte 
nel parere altrui ; ma ella fta fondata nel femplice credere , eh' è atto- 
virtuofo , e generofo ; perchè generofiffimi - e nobiliflimi di animo fono £ 
Crittiani in credere quelle cose » che non veggono , folo per la Fede in- 
fufa nel battefimo , ed acquetata per via delle fcritture , e predicazioni . 

Tiene i capelli intrecciati con fila di oro , dinotando i penlieri nobilifli- 
mi di un Fedele nel credere gli articoli della Fede . Siccome 1' oro è il 
più nobile infra' metalli , cosi quelli fra tutt' i penlieri . 

Sta in piedi fu una pietra grande fondamentale , per fegno che la Fe- 
de è fondamento di tutte le altre virtù , e di Santa Chiefa . 

Tiene la benda fu gli occhi , perchè chi crede , non deve vedere * 
per aver meriti > né vedere con fenlì citeriori , né colle potenze fuperio— 
ri dell' anima . 

Ha due ricchiflime gemme nelle orecchia 5 perchè la Fede si acquili» 
con udir le fcritture , e le profezie . . 

Lo fpecchio , che ha in mano , accenna il vedere , e fpeculare le cofe 
grandi di Santa Chiefa , e veder folo coli' occhio della mente , e cre- 
dere fermamente quanto ne infegna la noftra Fede « ficcome noi ne mi-, 
riamo nello fpecchio . ... 

Tiene vicino la prigione con ceppi , e ferri , per far prigioniero 1' in* 
telletto 5 acciocché non difeorra colle ragioni naturali nelle cofe , che deve 

credere . 

Alla Scrittura Sagra . Belliflima è la Donna , che rapprefenta la Fede, 
perchè cosi allegorizzò 1' anima fedele lo Spirito Santo ne' Cantici {pi—, 
rituali. Ccmt. 6. v. 3. Tulcra es, & decora , filia Hierufalem . 

I capelli intrecciati con fila di oro 5 li prendono per la perfezione ,- 
per la nobiltà 5 e prova della fede ■> come dice S. Pietro Tel. 1. v. 7. 
Vt p robatìo <vejìr* Fidei multa pretiofior . auro ( quod per ignem probatur ) inve~ 

G nlitar 



fo /CONO LO GIÀ 

nlatur )in Under» &c. La pietra fi mdamentale perchè fondamento , e fb- 
ftanza è la fede . Heb. z. v. i. Ejì autem Fides fperandarum fubflantia re- 
turn , argnmentum non apparentium . 

Tiene due ricchiffime gemme nelle orecchia » per le quali s' intende 
la Fede , perchè ad Rom. io. v. 17. Fides ex auditu , auditv.s autem per 
verbum Chrifli . E quelle fono le murene di oro , che promette lo Spofo 
all' anima fedele , di porle alle orecchia. Cant. 1. v. io. Muneridas aures 
faciemns ubi vermìcnlatas argento . 

Ha la benda fugli occhi, acciocché non vegga. Canta Santa Chiefiu* 
Jjhod non capis , quod non vides , animo/a firmat Fides . E nell' Inno in 
Off. Corp. Chrif. parimenti il canta . Et fi fenjns deficit , ad firmandum cor 
fincerum fola fides ftjfictt . 

Tiene lo Specchio in mano 1. Cor. 13. v. 12. Videmus mmc per fpe- 
culum in anigmate : tunc autem facie ad faciem . 

Vi è la prigione , nella quale bilogna far prigioniero 1' intelletto , ac- 
ciò non vada difeorrendo col lume naturale , e porgli i ceppi , e i ferri , 
come diceva San Paolo z. Corinth. io. v. 5. Omnem altitudine™ extol- 
Icntem fé adverfus Jcientiam Dei , & in captivitatem dirigemes omnem intelleEtum. 
in objequìum Chrifli . 

FEDE. 

Lei T». Fra Vincenzio Bjcci M. 0. 

DOnna gradita, e bella ,con un diadema in capo ricco di fplendore ; 
con veltimento di color vermiglio ; con un' adamante incaltrato in 
oro, che il petto le fregia , qual pregiatiffimo monile; avendo il fegno 
dell'Agnello, eh' è la Santa Croce di Crillo , nella delira mano ; e nella 
iiniitra un cuore . 

La Fede Crilliana è grandilTimo ornamento alle anime ; per e(Teri_* 
quella una face accefa , che loro moltra tutte quelle cofe , delle quali non 
fìa potàbile averne contezza col folo lume naturale ; e mi avvilo bene , 
che felici potrebbono chiamarli iCriltiani , fé quella Sagra Gemma riluceiTe 
in loro con quella vivacità , e fermezza , come dovrebbe ; che al ficuro 
avrebbero quanto bramaiìero , e quanto giullamente mai potrebbono desi- 
derare ; eflendo di acconcio al propofito il favellare , che una fiata fé il 
Salvatore a' fuoi Dilcepoli . Matteo ij. v. 19. Si habuerith fidem , ficut 
granum fìnapis ; dicetis monti buie : tranfì illue , ejr tranftbit ; & nihil imponì- 
bile erit <vobis . La Fede è melHeri efler si vivace , e si piccante , qual 
grano di fìnapo piccolo ne' fembianti , ma grande , ed acuto quanto ai la- 
pore . Che fé in tal guifa campeggia (Te ne' Credenti quella gloriola mar- 
garita , a fé mia , che non ognora ìbrebbono colmi di dubbj , ed ifpolsati 
ila differenza in ogni picciola cofa , che loro addiviene , e fia ad e ili manche- 
vole . Quindi P Appoltolo S. Paolo, fcrivendo agli Ebrei, tiene rimembranza 
della viva Fede » che gli antichi Profeti , ed amici del Signore ebbero 
• • in va- 



T M TERZO. if 

in varie occafionì , come Noè in iftarfene dentro l'Arca infra il Diluvio 
delle acque. Abramo in tante azioni, ch'egli oprò . Gli Ebrei pattarono 
il Mar rotto a piedi afciutti ; ed altri che colà nomina 1' Appoftolo : ma ram- 
menta in particolare la diftruzione della Città dì Gerico ,' fatta in virtù; 
della Fede 5 ch'ebbero ì nemici di quella. Hseb. il. v. 30. Fide muri sfe- 
rico corruermt-, circuitu dierttrr. feptem . Fide I[ahab meretrix non periti cimu> 
ihcrèdidis, excipiens exploratores curri pace . Ove sì accenna la Fede degli 
Ebrei , eh' ebbero sì forte , e sì ferma » che il -Signore dovette distruggere 
la Città dì Gerico nell' attedio » che gli ferono di fette giorni , come già- 
fu . Né devefi tralafciate la rimembranza di Rahab meretrice , che credè 
con tanta fermezza al Dio degli eferciti , che dovefse diftruggere tal Cita- 
ta , che perciò ricevè gli Esploratori con amorevolezza Angolare , e fu 
certo dì gran fatta il femminile ardire , e che in petto tale vi fotte tan* 
to coraggio , in celare i nemici della Patria ; ed il tutto fi fu , perchè die- 
de credenza ficura a quelli , che {penderono la parola del Signore , rifo- 
luto di inoltrare feempio atroce contra della povera Gerico. Oh noi felici 
tutti , fe ne' nollrì cuori vivacità di Fede fomigliante vi vagheggiatte » 
oh quanto farebbono ricchi di tutt' ì beni! ; 

La Fede Crittiana è virtù eccellentirtìma , che a dovìzia reca grandezze 
nelle anime redente col fangue di Crìlto . Quindi ditte il gran Padre Ago- 
nino de verb. Dom. , non etterci ricchezze maggiori , né tefori * né onori, 
né etterci foftanza in quetta vita , che pottano pareggiare colla Fede_> 
Cattolica , la quale falva i peccatori , illumina i ciechi , cura gif infermi, 
giuttifica i fedeli , ripara i penitenti , augumenta i guitti , corona ì Mar? 
tiri, conferva la caftimonia delle Vergini, e Vedove, confagra i Sacerdo- 
ti , e tutt' infieme alberga cogli Angioli nell' eterna eredità dell' alto 
Olimpo del Paradifò . 

Coli' amore , e carità è la Fede del Criftìano ; ma fenza quella , è 
la Fede del Demonio ; e quelli , che non credono fono più peg3Ìori » 
che ì Demoni ftetti : come dice il medefimo . Lib. io. de Charitatc-> . 
Tal' è la naturalezza della Fede , dice Crìfoitomo JUper illud Mattb. 
■20. che quanto è più vietata , tanto maggiormente fi accende , come fu 
ne' Santi Martiri . La virtù dunque della Fede ne' pericoli , è ficura , e 
nella ficurtà tiene periglio. E che cofa più rilatta il vigor dì quella, quan- 
to la lunga tranquillità? Allora fiamo veramente fedeli; ( dice Gregorio 
Papa Homel. 29. ) fé quel che promettiamo colle parole adempiamo colle 
opere . Se innanzi non fi terrà la Fede ( dice Io netto fuper Ezeccb.*) in ma- 
niera veruna potrà giunger/I all'amore Spirituale 5 perché la carità non pre- 
cede la Fede ; ma quetta precede quella , né alcuno può amare , fennon 
crederà , e né anco iperare . 

Che cofa ( diceva il divoto Bernardo ftip. Cam. ) non è per ritrovar 
la Fede ? Giunge alle cole ìnnacettibìli , apprende le ignote , comprende-? 
le immenfe , ed ha notizia delle ultime cofe ; e l'eternità netta abbrac- 
cia nel fuo valtiflimo feho . 

G 2 Infinì- 



5i ICONOLOGIA 

Infinite dunque fono le prerogative , ed eccellenze di sì altera virtù » 
qual fi dipinge da Donna bella col diadema in capo , che da Pier. Valer. 
Jib. 41. . de Diadem. fi prefe per geroglifico di regia podeilà ■ e di 
vittoria , perchè degna è un'Anima d'impero» e riceve altresì vittoria tri- 
onfando de' nimici della Chiefa , con armi tanto potenti della Santa Fede . 

E' veftita con vermiglia, e fanguigna vefte , effendo bagnata l'Anima 
nel Sangue di Crifto , in virtù del quale ha forza la Fede » e la fa abile 
ad acquetare il Paradifo . 

Tiene un adamante nel petto, il quale ha poffa di riconciliare, ed ec- 
citare all' amore , e compiacenza ; perchè tali effetti fa la Fede nel Criftia- 
no , eccitando all' amor di Dio , e al compiacimento di lui . 

Tiene la Croce, vera infegna di Crifto, e fuoi Fedeli, ove ha fpar- 
$b il fangue , per mezzo del quale fi fa meritoria la noftra Fede , e di 
grande efficacia . 

Il cuore tiene nell'altra mano, in fegno, che i Criftiani devono aprirli 
ài petto , e donare il cuore a Crifto , avendo quelli tanto faticato per 
loro, e fparfo fudori, e donato fefteffo infieme con tanti ricchi doni im- 
pareggiabili . 

Alla Scrittura Sagra . Si dipinge la Fede da Donna bella col diadema 
Tul capo , per la Regia Poteftà ricevuta dalle mani di Dio , della quale favel- 
lò la Sapienza : 5-, v. 17. Ideo accipiet regnum decoris , & diadema, Jpe- 
tiei de marni Domini . 

Ha il veftimento di color fanguigno , per efler lavata 1' anima fedele.» 
nel Sangue di Crifto, come dice S. Gio: Apoc. 22. v. 14. Beati qui lavant 
flolas fitas in Sanguine *Agni . 

Il diamante finiffimo, che te pende al collo, e nel petto, è V irteftà 
Fede , e gli effetti di quella , fenza la quale è imponibile piacere a Dio : 
Heb. 2. v. 6. Sirie Fide atttem imponìbile ejl piacere Deo . 

L'adamante è pietra fortiffima , e refifte ai martelli, né fi fpezza giaror 
mai; così la Fede ferupre fta foda» refiftendo ai martelli dei peccati, né 
inai fi. perde , come divisò San Paolo Colotl. 2. v. 5. Et firmamentam e'pis % 
qux in Crifto ejl Fidei veflrx. . Ed il Savio ancora vi allufe : Eccl. 4. v. 12. 
Et Fides in fxadum jìabit . 

Tiene la Croce , per fegno fpeerale col quale fono legnati i fedeli : 
Apoc. 7. v. 3» ^Hoadufqne fignemm Jervos Dei noflri in frontibiis eorum . Ed 
Ifaia dille : 55. v. 13. Erit Dominus nominatus in jìgnum atermm . Qyal' è 
Crifto Signor Noftro Crocefìfso. 

Tiene il cuore in mano , che fi dilata a Dio , come diceva Davide : 
Salm. 118. v» 32. Orni dilatafli cor meum ; ed è quello , che gli fi dee dona- 
re ; né altro chiede da noi , fennon il cuore in dono: Proverò. 23. v. 25, 
*Prabcyfili mi » cor tmtia mibi . 

FEDE 



TOMO TERZO. 53 

FEI>E F ORMATA. 
Lei T. F. Vincenzio Bficci M, O. 

DOnna con faccia tutta ridente , e feftofa , coronata di verde alloro , 
veftita di porpora reale con vari » e ricchi fregi . Tenga nella de- 
ftra mano una prole , ed un ramo di olivo . Nella finiftra un corno di 
dovizia . 

La Fede congiunta colla carità fi noma formata , avendo la forma della 
grazia , che 1' abbellifce , e le da vita , conforme V anima da al corpo ; 
e perciò fi dipinge tutta ridente , e feftofa la Fede , per ftar veftita , e 
adornata dell' abito nobiliffimo della carità . 

La porpora, che è veftimento regio» ombreggia le grandezze» in che 
fi trova un' anima fedele in grazia del Signore . 

La ghirlanda di alloro in fogno della Vittoria , che porta de' nemici . 

Il corno di dovizia è fimbolo della fertilità.» ed abbondanza » e delle 
ricchezze dell' anima fedele . 

La prole accenna il frutto, eh' ella fa nelle opere del Signore ; e il ra- 
•mo di olivo , quale fecondo Tierio è Geroglifico di pace , che gode L' ani»- 
ma a maraviglia per efifer unita col Signore . 

Alla Scrittura Sagra . Si dipinge con faccia ridente, e feftofa la Fede, 
poiché di quelt' anima tutta ripiena di fede » e. carità- parlò il Savio. Trov. 
■r$. v. 13. Ccr gnudens exhilarat faciem . 

E'coronata di verde allora, del quale fi coronavano i vincitori nelle_j 
battaglie , che a tal propofita divisò S* Paolo 2. Tini. 4. v. 7. Bonum cer- 
tamen cenavi , curfum confumavi , fidetn fervavi ; In relìquo repoflta eji miln 
corona jujliti.-e . Ch' è quella grazia , e carità , qual' è l' iftefta cofa colla 
gloria , oppure , come piacela' fonili, proffima difpofizione ; e queft' era la co- 
rona inclita , che fi' prometteva all' anima fedele coni' abito della carità. 
Prov. 4. v. 9. Corona inclyta proteget te . 

Tiene la porpora reale, veftimento proprio de r Re , perchè Re, e pfù. 
che Re può chiamarli uno che ha la fede adorna di carità , fignificato pes? 
quei ventiquattro Vecchioni coronati r che ftavano avanti Iddio. Apoc. 4. 
v. 3. Et in Capitibus eorum corona attrae . E della real porpora di tal ani- 
ma felice parlò Salomone Pr. gr. v. 22. Byjjus y & purpura indumetitum ejus* 
Ingemmata di varie gemme, e freg> Eccl. 45". v^ 12. Stolam [antiarti auro, 
€&" hyacinto , & purpura , opus textile viri fapientis . 

' Tiene il corno di dovizia nelle mani, acquifiandofi varf doni, e ricchezze 
per via di lei, ed. ifpecialmente del Paradiib , alle quali invitava Crilto', 
e accendeva all' amore ad a farne Seforo . Matt. 6. v„ 20. Thefàurizatt 
vobis thefaums in Culo . 

La prole nella delira mano-, ombreggia il frutto delle opere merito- 
rie di tal fede , che fono il fine di quella , a cui fiegue la gloria . 1 . Pet. 
1. v. 5, ^eportantes finem Fidei vejìrx r E quello- era il dolce frutto , che in- 
dolci- 



54 ICONOLOGIA 

dolciva il gutture della Spola . Cant. 2. v. i. Fruclus illius dulcis gutturi meo . 
E' il frutto beato dì vita eterna nel fine . Che perciò ha l' olivo fimbolo del- 
la perpetuità di tal gloriofo frutto . Sap. 5. v. 15. Bonorurn enim laborum 
gloriojus tfl fruSas . fi fé di pace fia fimbolo 1' olivo , dirò che pace , e 
dono altresì Angolare ricevo. 10 li Beati eletti, arricchiti di virtù altiera co- 
tanto , com' è la Fede, alludendo qui la Sapienza . 3. v. 9. gjtoniam do- 
mini & pax ejl eleclis Dei , 

FEDE INFORME SENZA LA GRAZIA, E CARITÀ'. 
Del P F. Vincenzio Hicci M. 0. 

DOnna di beli' tipetto > ma difornata nel ve fi ire . Sta molto rilafciata , e 
pigra . Con una mano moftra il cuore , e coli' altra tiene una face 
fpenta . Siede fopra una fede adornata di rami , e foglie di falici , ed olmi. 
Ne' piedi tenga una catena alquanto lunga . Da un iato un albero di palma, 
e dall' altro un fonte fecco . 

La Fede è verace ibiregno , e principio di tutt' i notori beni , lènza il 
quale non fia potàbile , che creatura veruna polla rampollar germoglia 
niuno di merito , ne di altro bene fpirituale ; ma devefi adornare col!e_> 
opere , altrimenti è albero fecco , invalevole a poter recare né foglie , né 
fiori , né frutti di Criltiano bene . 

Non è altro la Fede , che un fondamento , o foggetto di tutte le al- 
tre virtù ; è come la foltanza agli accidenti buoni , e cattivi, lenzacchè pun- 
to fi varj alla mutazione di quelli, né fi corrompa, così la Fede è ibg- 
getta alle virtù , e vizi , fenzacché ella giammai fi cambi , e muti ; onde 
quando fia accompagnata colla Grazia, e Carità, fi chiama Fede formata, 
avendo la forma, o 1' elfere vivifico da quelle, come il corpo dall' ani- 
ma : quando pofeia ne é priva per ifventura ; fi noma informe , cioè fen- 
za la forma della carità, quale le da vita, come il corpo quando è fenza 
1' anima . Eftinta dunque fi appella cotal Fede , e morta , a fembianza del 
corpo già detto . 

Si dipinge dunque la Fede in forma di Donna di beli' afpetto , perchè 
belliffima è , ell'endo porta alle altre virtù , o foilegno , o come madre 
alle figliuole, o ramo alle frondi, o capo ai membri, ed ai piedi per io» 
ftentar il corpo ; ma è mal veduta non avendo 1' abito , e la verte sì no- 
bile della Grazia , e Carità . 

Sta fedente , ma rilafciata , ed oziofa , perchè tiene poche forze «Uà 
poter operare, effendo tali opere non meritorie di vita eterna, ma mor- 
te giacendovi il principio mortifero del peccato . 

Sta quafi eftinta , perchè ordinariamente fi chiama Fede morta , non_» 
avendo vita di grazia, né potendo, come viva, generar prole di merito . 

Moftra con una mano il cuore , perchè come quello è il primo a_» 
generarli , ed ultimo a morire * e dà al corpo vita , così la Fede è 

prima 



T M DOU r E R Z . $f 

prima infra le virtù cri.iiane a produrli nell' anima , ed ultimamente fi 
perde, perchè chi 'la renudeia , perde in un tratto Le altre virtù; e quella 
dà vita all' anima » come il cuore ai membri . 

Siede {opra una fede adornata di foglie di falici , e di olmi , quali fo- 
no alberi fenza frutto , in fegno che ron fruttifica tal fede nei Cridiani . 

Tiene in mano una face {penta , per eXer atta in fé a dar luce; ma è 
fpenta , eifendo da lei in difparte la Grazia . 

Tiene la catena al piede , come fchiava » e ferva, dei mali Criftiani , 
che così la trattano . 

Vi è 1' albero di palma » quale non produce frutto fenza il compagno , 
com' è la Fede , che fenza compagnia delle opere non fruttifica . 

Al fonte fecco in fine fi paragona quella virtù informe , non avendo 
umore di bene , né di Grazia , per innaffiare 1* anima noltra . 

Alla Scrittura Sagra. Si dipinge colla verte vecchia , o lacerata, la_j 
Fede in forme , perchè ha perduto il decoro, e 1' ornamento; che quello 
denota la velie , come dice Geremia i. v. 5. Decidit a filia Sion omnis 
decor ejus . 

Sta pendente con mellizia , e relafsazione : Sedet in trijlitia Domina 
gentìum . 

Tutta oziofa , e pigra , e quafi di vita eflinta , non avendo le opere_> 
colla Grazia : Jacob e. 2. v. 26. Fides fine oprribus mortici efl . 

Con una mano molira il cuore , lignificando , che la fede è in guifa 
del cuore al corpo , e che gli potrebbe dar vita , fé folle colla Grazia ; 
perchè Jnflits ex Fide vìviti Hebr. io. v. 28. 

La Fede è adorna di rami di falici , e di olmi fenza frutti , Pfal. 20. v. 
11. FruSint» eorwn de terra peries . Ed Ofea parlando di quelli , che hanno 
Fede fenza frutti di Grazia, diife : Oj. 9. w. 16. FruSlvai nequamquam facient . 
Là face fpenta Job. 21. v. 17. ^totses lucerna impiontm eflinguetur . E V 
Eccleiiadico : 22. v. io. Saprà mortmm plora , defecit enim lux ejits : & fu- 
pra faturm &c. Ed Ifaia : 5. v. 30. Lux e'yAs obtencbrata efl in caligine . La 
catena alli piedi come divisò Geremia: 4. v. 1. VinUum catenis in medio &c. 
O che fembri la fervitù , della quale piangendo diceva 1' illelfo 2. v. 
3. Migravh J'idas propter affliéìionem , & multitudinem fervhutis . Ed Ifaia 
favellando dell' anima liberata da fervitù tale , dille : 40. v. 3. Cums 
requiem dederit Ubi Deus a labore tuo , & a conventione Via , & a fervìtute 
dura , qua ante fer-vifli . L' albero di palma , che non fa frutto fenza il 
compagno , eifendo anima ifventurata , ove non è in fodolicio il Signore 
colla fua Grafia . Di quello albero favellò lo SpiritoSanto Cant. 8. v 5. 
Sub arbore malo fu/citavi te .. Del. fonte fecco. , e defolatx> divisò Ofea : De- 
folabìt fontem '■ eìus ■-.. E Johele ir. v. 20. Exktati fini fontes aquarum . Ed 
infieme è leccato il giardino , o la terra dell' anima , fenza 1' acqua della. 
Grazia : Pfal. 142, v. 6. .Anima mea fìcut terra fine aqua tibi . 



FEDEL- 



f* 



ICONOLOGIA 



F E D E L 

Qi Cefare I{jpa, 



A» . 




DOnna veftita di bianco . Colla deftra mano tiene una chiave , ed ha 
alli piedi un Cane . 
La chiave è indizio di fecretezza , che fi deve tenere delle cofe ap- 
partenenti alla Fedeltà dell' amicizia ; il che ancora per Angolare influi- 
to di natura , la Fedeltà fi lignifica per il cane * come fi è detto in altre 
©ccafioni . 

FEDELTÀ'. 

DOnna dedita di bianco . Con due dita della deftra mano tengz un 
anello , ovvero fìgillo . Ed accanto vi fia un Cane bianco . 
Si fa il figlilo in mano, per fegno di Fedeltà, perché con eflb fi fer- 
rano , e nafeondono li fegreti . 

Il Cane, perchè è fedeliflimo,avrà luogo appreflb quefta immagine, per 
I? autorità di Plinio nel libro 8- della Storia naturale , dove racconta in_» 
particolare del Cane di Tito Labieno , veduto in Roma nel Confidato di 
Appio Iunio, e Publio Silio; il quale, elìendo il fopraddetto Tito in pri- 
gione , non fi parti mai da giacere, per quanto poteva, vicino a lui, ed ef- 
fe mìo 



TOMO TERZO. 57 

feemlo egli finalmente come reo gittato dalle fcale Gemonie ; fupplicio che 
fi ufava in Roma a quelli , eh 5 erano condannati dalla Giuitizia . Stava_* 
il cane intorno al corpo del già morto Padrone , inoltrando moltiflimi af- 
fetti di dolore , e portando tutto il cibo , che gli fi dava , alla bocca di 
eflb ; eflendo alla fine il cadavero gettato nel Tevere , il Cane ancora_j 
di propria voglia vi fi gettò , reggendo fopra le acque per buono fpazi» 
quel corpo, con infinita meraviglia dei riguardanti . 

Si legge ancora in Erallo di un Cavalier Romano , che aveva un fi- 
gliuolo unico nelle fafee , appreso il quale di continuo flava un Cane do- 
meltico -di cafa , ed avvenne , che facendoli un giorno nella Città alcuni 

fiuochi militari , ove il Cavaliere -doveva intervenire , volle la curiofa fux 
foglie intervenire anch' efifa alla fella, ed avendo ferrato il fanciullo col cane 
in una medefima ftanza , conducendo feco tutte le fue ferve, fé ne and» 
fopra un palco della cafa, donde fi poteva aver della fella trattenimento; 
ufcì in quel tempo per una felTura della muraglia un orribil Serpente , e 
andatofene alla culla , per uccider il bambino , fu dal cane atfalito , ed uc-* 
cifo , reltando elfo folo infanguinato per alcuni merli del Serpe . A cafo 
in quel combattimento del Cane , e del Serpe la culla fi voltò fottofo-< 
pra ; la Balia allo fpettacolo del iangue , e della culla riverfata , ritornata 
che fu , congetturando la morte del fanciullo , portò con lagrime al Padre 
la falfa nuova: egli infuriato per tali parole corfe. alla llanza , e con un_* 
colpo di fpada 1' innocente Cane , per merito di Fedeltà , divife in due_> 
parti ; poi piangendo andò verfo la culla , e credendo vedere le tenere 
membra sbranate , trovò il fanciullo vivo , e fano , con fua grandiflori] a__a 
allegrezza , e meraviglia . Accorgendoli quindi del Serpe morto , venne in co- 
gnizione della verità , dolendoli infinitamente di aver dato all'- innocente 
animale la morte, in ricompenfa della rariflima Fedeltà. Molti altri efempi 
raccontano diverli altri Autori , in quefto propofito ; a noi ballano quelli » 

FATTO STORICO SAGRO, 

Ribellatoli a David 1' empio Figlio AlTalonne , trovò nella fua perfidia 
tanti feguaci , che convenne a David appigliarfi , quaficchè da tutti 
abbandonato , a precipitofa fuga . Cufai però il fuo fido Configliero , pe- 
netrato avendo ove egli erafl ritirato , con lacero veltimento , e col ca- 
po fparfo tutto di polvere, a lui fi prefentò, offerendogli tutto fé fleflb » 
e qualunque fuo interefle in fua difefa . V accolfe con fegni di gratitudi- 
ne, e di amorevolezza David , e conofeendo quanto potè vali in elfo con- 
fidare , così gli dilfe : Se tu meco vieni , poco giovar mi potrai , ed an- 
si mi farai di pefo : Torna in Gerufalemme, quivi prefentandoti ad AlTa- 
lonne , come fuo feguace , puoi giovarmi col diffipare i configli di Adii*» 
tofelc : Avrai colà i due fedeli Sacerdoti Sadoc , ed Abiatar , ai quali potrai 
il tutto comunicare , e per mezzo dei figli loro avvanzarmi gli avvili op- 
portuni . Di buon grado accettò Cufai il pericolofo impegno , e tutto co- 
raggio fatto ritorno alla Reggia, fece ciò, che David impoilo gli aveva :c 

** tanto 



?8 ICONOLOGIA 

tanto fi adoperò in favorirlo , che gli riufci di fraflornare tutto queHo ». 
che Achitofele a rovina di David configliava ; liberando cosi il fuo Si- 
gnore dall' elfer infeguito , e vinto , come accaduto farebbe » fé Alfa» 
lonne avcfle preftata orecchia ad Achitofele. 2. de' %e cap. 15. cap. 16. 

CAp. 17. 

FATTO STORICO PROFANO. 

IL Servitore di Oppio , profcritto nel Triumvirato » e condannato a_» 
morte» mentre il Padrone fi era ridotto in una Selva della fua poCTef- 
sione 1 veggcndo dalla lunga venire la Corte » lo fece cautamente nafcon- 
dere nel più folto del bofco > ed elfo veilitofi della velie fua » finfe dì 
«Sere Oppio ; penfando cosi , con maravigliofo affetto , di far fé lleflò 
uccidere per falvar elfo . Ma un altro empio iniquiffimo fuo confamiglio » 
fui pernierò di guadagnarli una ricca, ricompenfa con un verg.>gnofiffimo 
tradimento , fcoprl incontinente 1' alluzia ; e 1' infelice Oppio fu prefo , 
e decollato . Spiacque tanto al Popolo il tradimento di quello Servo , ed 
ammirò in modo la Fedeltà del primo » che abborrendo nella condizionai 
fervile una tal macchia , fece fupplica ai tre Monarchi » ed ottenne la vir 
ta » e la libertà per il Servo leale » ed impetrò di far porre in Croce lo fcel- 
krato traditore, appiano ^ilejfandrino . ^iflolfi Off. Stor. lib. 2. cap. 15. 

FATTO FAVOLOSO. 

PEr 1' odio di Giunone , e per opera di Lucina, da quella Dea mandat* 
ad impedire il parto di Alcmena , quella infelice Donna era già pref- 
jo a trarre gli ultimi refpiri » quandocchè una fua Serva nominata Galan- 
tide, che fommamente 1' amava» nel vedere alla porta di cafa una Vec- 
chia» che ftavafi colle mani incrocicchiate fulle ginocchia» immaginofli che 
Ja cagione folfe del ritardo del parto , e delle angofce della fua aniata__» 
Padrona . Pertanto con lodevole alluzia pensò il modo » onde ingannare la 
Vecchia ; e quindi fingendoli immerfa in allegrezza » ufci fuori efclaman- 
do : Ha partorito , ha partorito . Subita maraviglia forprefe Lucina , per 
cui più oltre non riflettendo » levò le mani dalle ginocchia » ed appena..» 
feguito V atto» Alcmena fgravoffi di Ercole . Fu iocomprenfibile la con- 
tentezza della fedel Galantide » a fegnocchè non potendoli rattenere dal 
dimoltrarla » tutta gaja ritornò indietro a burlare la malefica Vecchia^» . 
Luana che fi vide si fattamente burlata , troppa crudel pena diede ad una 
Fedeltà » che meritava anzi ogni premio > mentre prefala per li crini , e 
{cagliatala a terra » dopo averla fieramente percolfa » la trasformo in un» 
D-onnoIa . QwkL Mitam. lib~ 9. 



FELI- 



TOMO TERZO. 



*9 



FELICITA* PUBBLICA. 

1{clla Medaglia di Giulia Mamme* 
con quefie lettere. 

FELICITAS PUBLIC A. 




DOana ghirlandata di fiori , che fiede in un bel feggio Reale . Nella 
delira mano tiene il caduceo , e nella finiftra il cornucopia pieno dì 
frutti > e fiori . 

La Felicità è rìpofo dell' animo in un bene fòmmamente conofciuto» 
e defiderato » e deliberatole ; però fi dipinge a federe col Caduceo in_j 
fegno di pace 5 e di fapìenza. 

Il cornucopia accenna il frutto confeguito dalle fatiche» fenza le-» 
quali è imponibile arrivare alla Felicità » che per mezzo di effe fi ci»» 
, nofce , e fi defidera . - 

I fiorì fono indizio dì allegrezza» dalla quale il felice flato non fi di- 
■vide giammai j lignifica ancora il caduceo la virtù» ed il cornucopia la*j 

H 2 - - ; ricche*- 



,óo /CON L G I A 

ricchezza ; però felici fono tra di noi coloro, che hanno tanti beni tem- 
porali , che poflbno provvedere alle necelfità del corpo , e tanto virtuofi » 
che potTono- allegerir quelle dell'anima ..( a) 

FELICITA' ETERNA. 

Di Ce/are BJpa . 



Giovane ignuda , colle trecce di oro • e coronata di lauro . Sia bella , e 
rifplendente . Sederà fopra il Cielo fallato , tenendo una palma nella 
finiilra mano , e nella delira una fiamma di fuoco , alzando gli occhi in_» 
alto i con legni di allegrezza . 

Giovane li dipinge, perciocché la Feliciti Eterna non ha feco, fennon 
allegrezza perpetua, fanità vera, bene incorrotto, e tutte le grazici 
particolari, che feguono la gioventù , e delle quali le altre età fono molto 
difettofe . 

Si fa ignuda , perchè non ha bifogno di velari! delle cofe caduche_» 
della terra , o per fovvenire alla vita , o per ornarli ; ma tutto il bene 
fuo , e l' altrui nafee immediatamente da fé medefima . 

I capelli di oro fono i penfieri loavi di fempiterna pace , e ficura_» 
concordia . In quello lignificato è pigliato 1* oro dai Poeti , che è la pri- 
ma età incorrotta degli Uomini , quando ù viveva fenza contaminare-» 
le Leggi . 

Ponfi a federe fopra il Cielo (Iellato , per dimoftrare , che la vera__» 
Felicità , che folo in Cielo li gode , non è foggetta al rapido corfo delle 
itelle, ed allo fcambievol movimento dei tempi. 

La co- 

( a ) La Felicità in nn rovefeio di Medaglia in onore di Clodio Albino mi» 
rafi così . Benna in piedi , che appoggiala finiftra ai un'afta , e forge co. la deftra mano 
il caduceo; e vi fi legge: FELICITAS COS. II. e. C. 

Nella Medaglia di Adriano vedefi. la Felicità , che tenendo nella fim'flra il 
caduceo , porge la delira all' Imperadore , che togato le fta innanzi , leggen- 
dovi^ r FELICITAS AUG. S. C. 

Nella Medaglia di Antonino è rapprefentata la Felicità : Donna (!>t tiene nella 
fnijìre un rar/iofcello di olivo , e fcìleva alla deftra il caduceo . Vi è ferino intorno : 
FELICITAS AUG. S. C. Rapprefenta 1' olivo la pace , ed il caduceo la_> 
Virtù . 

Nella Medaglia di Vefpafiano la Felicità Pubblica è in figura di Penna- ìJt_» 
piedi, col caduceo nella dejlra mano, ed il cornucopia nella jinifira . Si lepee intorno: 
FELICITAS PUBLICA S. C. 

Parimente la FeUcità pubblica è figurata in un rovefeio di Medaglia fa ono- 
re di Vohrftano : Donna in piedi , eòe appoggiando il Jìniftro braccio f'pra una co- 
lonna , ftrintt t*n quella nano un' afta , ci alzi («Ut ieftra il csìmco j leggendo- 
vi» - ; FELICITA PUULICA S..C, 






TOMO TERZO. 61 

La coroni di lauro colla palma ? moltra , che non fi può andar alla_j 
Felicità del Cielo » fennon per molte tribolazioni ; eflendo vero il detto 
di San Paolo ,. che dice: TS^on coronabiftr * nifi qui legitimè certaverit . 

La fiamma ardente dimollra 1' amor di Dio ; e il mirar alto la con- 
templazione di lui, perchè in ambedue queite parti confitte la beatitudine , 
e la compita Felicità . 



FELICITA 1 BREVE. 



DOnna veftita di bianco » e giallo . Che tenga in capo una corona di 
oro. Sia ornata di gemme. Nella mano delira avrà uno fcettro» 
tenendo il braccio alto» al quale fi avviticchi colle fue frondi una zucca» 
che forga dal terreno vicino ai piedi di eflfa. Colla finiflra tenga un ba- 
cile pieno di monete » e di gemme . 

Il veftimento bianco » e giallo , è indizio dì contentezza . La corona , 
e lo fcettro di Signoria - y ed il bacile di gran ricchezze , nelle quali cofe 
la breve , e vana Felicità confide , aflfomigllandofi alla zucca » la quale_» 
in breviffimo fpazio di tempo altiflima diventa , e in pochiffimo tempo poi 
perde ogni (uo vigore , e cade a terra ; il che è conforme a quello che 
difse P Alciato » tradotto in noltra lingua . 



Crebbe la Zucca a tanta altezza , eh 3 ella \ 
^i un altijjìmo Tin paj'sò la cima , 
E mentre abbraccia in quella parte , e in quella 
I rami fuoi ■> fuperba altri non {lima ; 
il Tin fen rife » e a lei così favella 1 
Breve è la gloria tua , perchè non prima 
Ferra il verno da neve * e giaccio cinto » 
Che fia ogni tuo vigor del tutto eflinto . 



FATTO STORICO SA G R O . 

IL potere» la robuftezza , e fanità del corpo, le ricchezze* il più che_j 
florido ertefo dominio , la gloriofa Fama » e foprattutto una fovrumana 
Sapienza » collocarono Salomone nel più alto della Felicità . Eppure_> 
quello sì felice Salomone , a cui non fu giammai verun altro Uomo fimi- 
le , non folo non feppe confermare un così alto dono dell' Aìtiffimo , ma 
abufandofene anzi fi precipitò nella fua vecchiezza * nel più orrido delle-? 
miferie » giungendo infino ■> con più che nera ingratitudine , ad aderire alle 
lufinghe dell' empie fue Donne » che lo condulfero ad incenfare I loro 
falli Dii . 3. de' i(e . 

E* cosi 



6x ICONOLOGIA 

E' cosi a pennello defcritta la Felicità, come la caduta di Salomone» , 
dall' infigne Poeta Benedetto Menzini nella fua Etopedia , ovvero Inflitu- 
zione Morale al fine del libro fecondo , che llimo bene il non doverla qui 
tralafciare . Cosi cantò egli : 



Oh qutl fplendea fovra il paterno foglio 
Del buon Damine il Succefsor famofo l 
Tiù della gloria fua , più del Juo regno » 
Di genti , e d' armi ■> e di grand' or poffente » 
Maravigliato a Topoli lo refe 

V alto intelletto : onde difciorre i nodi 
hi fol potea delle quifiion profonde ; 
Ed in qteflo ammirabile volume 
Dell 1 Vniverfo , ei fu , che aperto vide 

V alte cagioni all' umil volgo ignote . 
Ob lui felice » che tant' alto afeefe , 
T^on già per dialettico argomento , 

Ch* altrui trar certo il confeguente infegni ; 
T^on le rette formando » e oblique lifle « 
Od altre Tittagoricbe figure ! 
Che duopo a lui , per difeoprire il vero 
"hlon fu di lunga esperienza , ed arte ; 
2\(o» le fibre tentar j non delle vene 
Spiar gli ufi , e gli uffizi, e ' vari effetti , 
Onde natura in tante fpecie , e tante 
E' diverfa in diverfe , ed una in tutte . 
7^è fol di quanto a contemplar s* affiffa 
1>{ofiro intelletto , i chiufi arcani iritefe ; 
Ma dalle più fublimì , alle tra noi 
Cofe ridotte all' efercizio » e all' ufo , 
Quafi di grado in grado difendendo « 
Ei vide quel che pojsa amore » ed odi» 
1{e' Topoli foggetti ; e ciò che Scioglie , 
O l' alme avvince in fanto nodo ; e feppe 
Tutte del comandar le nobtl arti . 
"Perocché in lui d' alto s' infufe un puri 
Cele/le lume , e gì' illujlrò la mente ; 
E più gliel' illuflri l' effere unito 
%Al Juo F attor % della cui dejlra è don» 
L' umana Sapienza , e la Divina . 
E pur i chi 7 crederla ? tante del Culo 
Inclite doti, altro non fur che acce fa 
Tace * ond' altri fcorgefje in chiaro giorno 



TOMO TER Z 0. 63 

t' alte mine , in cui fen giace oppreffo . 

Ma chi l' oppreffe ? ohimè ! Egli al fuo trono» 

Frondofo , e grande , e d' aurei frutti carco , 

Calò dì propria man la [cure , e il vide 

Giacer per terra inonorato , e baffo . . . 

Con quantunque V Intelletto al vero 

Tendefse , e po'' la volontade al buono » 

Sottentrò la malizia , e ancorché nota 

E offe la non concejfa , e torta via , 

Di gir per quella elefse , e in quella pofe 

Dietro al falfo piacere , il piede errante . 

Ecco ai profani 5 ed efecrandi altari 

Offre gì' incenjì , e femmìnil vaghezza 

Il vince sì j che più del del non cura . 

*Ahi che funeflo orrore [ Egli , che un tempo » 

fk$a\ di prima grandezza ìnclita /Iella, 

Splendea fui Trono , è dì Virtute adorno 

Spargea dì luce un largo effluvio immenfo ■> 

"Perch' ei sì volle , in tenebre converfe 

Il Sovrano fuo lume ; e il Cielo ifleffo 

Mirò di duolo , e meraviglia pieno , 

Di sì bel Sol la portentojd Eccliffe . 



FATTO STORICO P R O FANO. 



FU Crefo Re di Lidia il più. ricco Uomo di quanti ne abbiano le me- 
morie antiche . Quefti un di , chiamato a fé Soìone , I' interrogò , fé 
perfona trovar fi poteva più felice di quello eh' egli fi foffe . Rifpofe_j> 
Solone i che annoverava tra* più felici un certo fuo cittadino nominato Tel- 
lo , il quale aveva avuto ottimi figli , e che valorofamente* combattendo , 
per la Patria era morto . Di nuovo gli fé domanda Crefo , fé dopo 
Tello aveflfe altri conofeiuto più di fé felice . Solone foggìunfe : Cleobe , 
e Bitone , i quali reciprocamente al -fommo amandoli , ed avendo per la 
loro Madre una più che ammirabile attenzione , ed offervanza , dimoftrato 
avevano di effere di lui più avventurati . Allora Crefo incitato a sdegno , 
perchè Solone altri a lui avelie preferito, così gli di Afe : Io non fono forfè 
da effer porto nel numero degli Uomini felici ? A cui Soìone : No , Cre- 
fo ; Tu non puoi effer detto per anche beato : vivi ancora ; ancora le_j> 
paflìoni hanno fignorla full' animo tuo . Allorché farai morto , allor vedre- 
mo fé potrai con giuftizia effer chiamato felice . Tlutarc. in Solone , 

FATTO 



# 



ICONOLOGIA 



FATTO FAVOLOSO. 



PEnsò Mida Re di Frigia che tutta la Felicità dell' Uomo la fua con- 
fidenza avefle nelP acquifto di fomme ricchezze ; quindi avendogli 
Bacco prometto , per alcuni favorì da lui ricevuti , che tutto gli avreb- 
be accordato di quello che chiedere avefle faputo ; Mida gli domandò in 
grazia j che tutto ciò j che egli toccafle , divenute oro . Fu accettata Ia_j 
fupplica . Ma poco flette ad accorgerli 1* incauto > quanto egli nel fuo pen- 
fare fi fotte male apporto ; poiché trasformandoglifi in oro , appena lo 
aveva alle mani , o alla bocca apprettato , e cibo , e beveraggio , fi tro- 
vò coftretto , per non morire e di fame , e di fete » di portarli nuova- 
mente con molta più fervorofa fupplica a Bacco , acciocché gli togliette 
il conceduto dono . Ovvici, Mettm, lib. 1 1 , 




FER. 



TOMO TERZO, 



H 



FERMEZZA DI AMORE 
Di Cefare Ripa . 




Fermezza* d Amore-. 



CMInuen. 

DOnna di ornatiffìmo abito veltifa . "Per acconciatura del 
due ancore , che in mezzo con 
umano , con un motto , che lo circondi , 
M I S S I M A . 



capo avrà 
bella legatura tengono un cuore_s 
e dica: MENS EST FIR-. 



FATTO STORICO SAGRO. 

FU maravigliofa la coftanza di amore del Patriarca Giacobbe per la Tua 
diletta Rachele . Per ottener elfa , pattuì col Padre di lei Laban di 
fervido per ben fette anni . Terminati quelli , Laban 1' ingannò , col dar- 
gli invece , fenza che egli fé ne avvedeffe , 1' altra figlia Lia defor- 
me di afpetto . Accortofene la mattina, ne fé eoi Suocero doglianza, ma 
egli fcufoffi col dire , che comunanza era del Paefe , che prima maritate^» 
foifero le figlie prima nate . Giacobbe nulladimeno accettò di fervido per 
altri anni fette , purché egli gli avelfe accordata Rachele , un nulla repu- 
tando una sì lunga fchiavitù , a paragon dell' affetto , che per Rachele-» 
nutriva . Genefi cap. 29. 

I FATTO 



66 ICONOLOGIA 

i 
FATTO STORICO PROFANO. 



EMilia , ed Affricano il primo , fi amarono con reciproco affetto ; ma__» 
Emilia lo fuperò di gran lunga ; poiché fapendo ella che il Contorte 
fi godeva dell' amore di una fua Serva , non per quello fi diminuì punto ia 
lei la tenerezza , che aveva per elfo ; nafeondendo anzi nel fuo cuore 1' affan- 
no, diffimulò Tempre il faperlo , per non rendergli difpiacere . Morto quefli, 
conferve ella per la fua memoria lo fleffo amore , la ftefla venerazione ; 
e giacché fapeva che la fua Serva gli era fiata cara , a quello folo riflef- 
so la fece libera », e le diede in marito un fuo Liberto . Valer» Majf. lib* 
<?» cap. 7. 

FATTO FAVOLOSO. 



COn tal fermezza di amore fa fempre riguardato Ceice dalla Moglie_> 
Alcione, che eflendofi egli, amante al pari di lei, per 1' impazienza 
di rivederla , annegato in mare , Alcione al rimirare ributtato nel lido il di lui 
corpo, fu da tanto dolore afsalita , che per pietà dei Numi fu trasformata 
in uccello del fuo nome , ed ancorché fotto altra fpezie , ferma nientedime- 
no fi rimafe nel fuo primiero coilantiulmo amore , e gettatati fopra 1' a- 
nuto ellinto corpo , faceva llupire gli aitanti nel mirare 1* affettuofo ani- 
male con quale dimoflrazione di tenerezza iterava i baci , per quanto po- 
teva , fopra di quello . Piacque tanto agli Dei cosi rara fedeltà , che can- 
giarono incora Ceice nello flefso animale , e così uniti fi accoppiarono di 
bel nuovo ; ed aggitmJJsro i Dei di più in loro beneficio , che quando 
quelli uccelli , chiamati Alciòni , fanno il loro nido [ che è fempre ap- 
prefso 1' acqua ] il mare cheto, fen retti , e tranquillo . Iginio . 2{atal Coit^ 
te . Qsmd.. Metani, lib. tu, 



F E R M. E Z Z. A 
LÌ Ce/are Rjpa ,. 



DOnna colle membra graffe . Di afpetto robullo , e vertica di azzurro » 
e ricamato di argento, come di llelle . E con ambe le mani terrà. 
una torre . 

Quella figura è formata in maniera , che facilmente , fenza molta di- 
chiarazione fi può intendere , Per non ci trattenere, ove non bifognsui , 

dico 






TOMO TERZO. <S 7 

elìco iolo » che il color della verte colle fieli e fifle fcolpitevi fopra , ino- 
ltrano fermezza , per fimilitudine della fermezza del Cielo , il qua- 
le per la lua perfezione , fecondo il tutto , non è foggetto a muta- 
zione locale» né corrottiva, e non può in modo alcuno vacillare in_i 
alcuna parte . 

FERMEZZA, 

E GRAVITA' DELL' ORAZIONE. 

SCrive il Pierio nel primo libro dei fuoi Geroglifici , che quando i Sa- 
cerdoti Egizj volevano dimoftrare in pittura la Fermezza, e la gra- 
vità dell' Orazione , facevano Mercurio fopra una bafe quadrata , fenza_j 
piedi; il che dimoftrava la fermezza» e forza delle parole efeguite , le_? 
quali fenza 1' aiuto delle mani, o piedi » poflono per fé lteffe fare_» 
I' ufficio , che da loro fi afpetta , 
De' Fatti vedi Eloquenza, 




I 2 



FERO- 



58 



ICONOLOGIA. 
FEROCITÀ*. 

Di Cefare Bjpa. 




f?*>r o r/ tri 



S'ari* Crr«imli % m tÌ/ir 



D Orina giovane armata , r con fembiante altero , e che fpira ira , e mi- 
nacce . Tenga la iìnìitra maRO fopra il capo di una ferociflima Ti- 
gre , quaficchè ftia in atto per avventarli altrui ; e colla delira un batto- 
ne di quercia, il quale per eflcr conofeiuto , abbia delle foglie , e delle_> 
ghiande ; ma -che lo tenga in atto minaccevole , ed accenni per colpire „ 
Si dipinge giovane ,. perciocché nella maggior parte dei giovani regna 
la calidezza del fangue : la quale genera in loro 1' ardire * la prontezza » 
la brama di avvantaggiare tutti ; onde fenza timore alcuno intraprendono 
qualsivoglia cola , quantunque ardua , e difficile iia : e per metterla in_j 
efecuzione impiegano ogni loro forza viva , e fpiritofa, la quale pro- 
prietà diede loro Tullio in Catone maggiore , quando dille : Infirmius pucro- 
rum » ferocitas juventini ■ & gravita* conjiantis animi . Né la tacque Virgilio 
nel Giovane Turno » introducendo il Re Latino , che così gli parlò : 

Ob praflans animi juvenis , quantum ipfe feroci 
Virtute exuperas i tantum ine impenjiits xquum efl 
Confitte re ■> &c. 

V arme 



TOMO TERZO. 6 9 

L 3 arme poi, perchè nei Soldati regna principalmente la Ferocità. 
Onde il Principe dei Poeti Omero : ^ji nil molitur inepte . Per lodarlo 
colle parole di Orazio , non contento di fare il fuo Achilie tale, quale fi 
"accenna in quei verfì : 



llonoratum fi forte reponis ^ichìlkm 
Impiger , iracundus , inexorabilis , acer . 
"fura neget [ibi nata , nihìl non arroget armis . 

Lo fece da fanciullo allevare da Chirone Centauro , nei Monti di 
TeflTaglia , che combatteva ogni giorno con Orfi , Leoni , e Cignali, animali 
fieri , e feroci : non per altro , fennon per farci credibile , che riguardando 
al Maellro-, ed Ajo fuo , al luogo dove fu allevato, agli efercizj , ai qua- 
li attefe , non poteva non effere dotato di gran Ferocità militare ; le cui 
pedate feguendo Virgilio , fa allattare , e nutrire la fua Guerriera di 
latte di Cavalla indomita ; la fua Clorinda il Tafso da una Tigre ; 1' Ario- 
fio il fuo Ruggiero di midolle di Orfi , e di Leoni , nei quali tutti ani- 
mali appare , e fpicca la Ferocità . Conviene ancora darle le armi , per- 
chè non iblamente è proprio del feroce P offendere , ma pur fi mo(tra_j 
al pari quella paffione in difenderfi , elfendo la Ferocità il foverchio dell' 
audacia , che P uno e P altro abbraccia . 

Tiene la delira mano fopra una ferociffima Tigre , perciocché molti 
Poeti per la natura , e ferocità di quefto animale hanno prefa occafìone 
di moflrare gli animi di quelli , che fono crudeli , e feroci ; e perchè 
non fi piegano per preghi , o compaflione , fi dicono , che dalle Tigri 
Ircane abbiano avuto il latte . Mi contento de! tefto di Virgilio nel quar- 
to dell' Eneide . 



J^ec tibi diva Tarens , generis nec Dardanus ^ìutlor , 
Terfide , fed duris gemit te cautibus borrens 
Caucafus , byrcanuqite admomnt ubera Tigres . 

Il qual luogo con felicità trafportando nel fuo Poema il TafTo , ìii_s 
luogo di Didone introduce Armida , che a Rinaldo dice ; 

i5. Canto. 

TS{è te Sofia produce ; né fei n:m 

Dell' *Azìo Sangue tu- : te /' onda infima 
Del Mar produjfe ; e 'l Caucafo gd.no , 
JS le mamme allattar di Tigre lrcar." 

Il te- 



7 o ICONOLOGIA 

Il tenere colla finiftra mano il battone, in atto minaccevole, e per 
lignificare la fierezza dell' animo: dicendo Pierio Valeriano nel libro SI, 
che non mancano Poeti di chiara fama, che dicano, che gli Uomini fel- 
vaggi , feroci, e crudeli, privi di ogni umano coftume , e gentilezza^* 
umana, fieno nati di dura quercia; alludendo all' ottavo di Virgilio: 



Genfqne <virum truncis , & duro robore nata . 
FATTO STORICO SAGR O 



TAnto fu il terrore che s' iinpreffe negli animi degli aflaliti con- 
finanti , e circonvicini , al precipitofo feendere fopra di loro del fe- 
rociffimo Oloferne Generale di Nabucdonofor , che i Re , particolar- 
mente dalla Siria , della Mefopotamia , di Sobal , della Libia , e del- 
la Cilicia , fpedirono a lui ambafeierìe della più umile fommiflione » 
offerendoli in tutto e pertutto al fuo fervigio . Accettò Oloferne V in- 
vito , e difendendo dai monti con numerofo feguito di fue folda- 
tefche , portoci a prendere il pofsefso della Città , e dillretti efibi- 
tifì . Quei Cittadini , Principi, Nobiltà , e Plebe fui penfiero di ren- 
dere 1' animo fuo verfo loro pacifico , amico , affettuofo , incontraro- 
no il fuo arrivo colle più felh've acclamazioni , danzanti alla rinfu 
fa , e cantando a cori con timpani , e trombe , e con in mano fio- 
rite corone , lampadi , e torce. Avrebbe ognuno creduto che con fen- 
timenti di gratitudine doveffe Oloferne accertare dimollrazioni , tanto a 
lui onorevoli , di gente volontariamente offertali ai fuoi comandi. Ma 
fu tutto il contrario ; mentre non mitigandoli in parte alcuna la ferocità 
del fuo petto , fece demolire tutte quelle Città , e Fortezze , non me- 
no che gli ftefli facri boichi ; ed oltre a ciò furono per fuo co- 
mando a terra gettate le Statue di qualunque Nume, che ivi fi adoraffe, 
ordinando che in fua vece al folo Nabucdonofor fuo Signore fi por- 
getfero voti , ed incenfi . Giudit. cap. 3. 



FATTO STORICO PROFANO. 

FIlipomene Figlio di Crauci Megalopolitano , oltre la fiatura più che_j 
comune, di cui venne dalla natura fornito, una ferocia maraviglio- 
fa accoppiò all' animo fuo . Combattendo collui in favor di Antigono Re 
di Macedonia contro a Cleomene Re di Spafta ; ed etfendo un giorno il 
campo dei nemici in movimento per la battaglia , fenza afpettare altrimen« 
ti il legno della tromba . affali , e poie i nemici in rotta ; e fmontato 
da cavallo , mentre fieramente combatteva , gli furono di una lancia..» 

ambe 



T M T E R Z 0. 7 i 

ambe le cofce paffete , che a guifa di legato rimafe fenza muoverli . 
Nondimeno bollendogli il fangue, per 1' ira , piegoffi con preftezza , ruppe 
la lancia , e diedefì a perfeguitare i nemici , e li pofe in fuga , fenza_j 
gran mortalità dei fuoi . T?lut. in Ep. rapporta dall' t Aflolfi . Off. Stor. 
libro I. 

FATTO FAVOLOSO. 

AJace figliuolo di Oileo fu uno dei Principi Greci , che andarono ali* 
aflfedio di Troja . Egli era così deliro della perfona , che non 
aveva pari nell' efercito , ma accompagnava il fuo valore una ferocia di 
animo cosi intollerabile , che fi rendeva a tutti efofo . Non temeva né 
Uomini, né Dei. Violò Calfandra nel Tempio di Minerva, dove la mifera 
fi era ritirata , mentre ardeva la Cittì . Minerva rifolvè di punirlo , e pregò 
Nettuno, che facelTe levare una burrufca furiofà , quando ei folte ufcito del 
Porto . In effetti cosi feguì; ma Ajace d >po efferfì fbttratto ad infiniti pericoli , 
s' inerpicò la di uno fcoglio , dicendo : mi vuò fai vare a difpetto degli 
Dei. Irritò di forte cosi empia ferocia Nettuno, che battendo col fuo 
tridente lo fcoglio , lo apri, e minando. AJace- nell' onde, fi annegò» 
Qmero . Ovvidio ec. 




FILO- 



1% ICONOLOGIA 

FILOSOFIA. 

Secondo Boezio . 

Coli' tfpofìzione di Zaratino Capellini , detto l' Intrepido nell' ^Accademia de' 
Filopini di Faenza, dcje pubblicamente la recitò ai 4. di Ottobre 1613. allet^ 
prelenza dell' Eminenti (fimo Signor Cardinale Valente , e di tutto il Magi/ira- 
' to-, con prefazione accomodata al luogo ■> ed all' tintore , che qui fi trala- 
scia , e fi flampa nella maniera , che fu compofla molti anni prima in Uppia^ 
dall' iflejfo ^Accademico . 




DEfcrive Boezio , con vaga e dotta invenzione poetica , la Filofofia in 
tal guifa : Finge che gli apparisca una Donna di venerando afpetto» 
con gli occhi fcintillanti , e oltre la comune potenza degli Uomini acuti 
e perfpicaci , di color vivace , e d' inelaullo vigore , ancorché folft-» 
tanto attempata, che in modo veruno fi farebbe creduta dell' età noltr.i . 
Era di fiatura ambigua , imperciocché ora nella comune mifura degli 
Uomini fi conteneva , talora poi pareva che toccarti" il Cielo colla fommità 
del capo , che fé più alto lo avelie alzato , nel Cielo ancora penetrava ; e 
fiancava la villa degli Uomini che la riguardavano . Avea le velli di fot- 
tiliflimo filo lavorate con raro artificio di materia indiifolubile , tertute,per 
quanto ella dille «di fja mano» le quali parevano, come le immagini affu- 
micate , 



* 



TOMO TE R ZÓ. f% 

Biicate -, oflfùfcate di una certa caligine di {prezzata antichità . Neil' efrre- 
mità della verte vi fi leggeva un II Greco , e nella fommità un © thita . Tra 
P una, e 1' altra lettera a guifa di fcala vi fi fcorgevano fcolpiti alcuni 
gradini, pe' quali dall' ultima lettera fi afcendeva alla prima. La medefì- 
ma velie certi Uomini violenti tracciarono , e tolfero via le particelle , 
che ciafcuno potè . Con la mano delira teneva alcuni libri . Colla Uniitra. 
lo Scettro . 

E' di venerando volto meritamente , perchè la Filofofia è degna dì ono- 
re , e riverenza grande , per elfer ella Madre di tutte le Arti liberali , 
maeftra de' coftumi , e di ogni diTciplina , legge della vita , e difpenfa- 
trice della tranquillità , dono particolare di Dio . Thilofopbia -bonarurtuo 
anium nihil efl aline, nifi, ut Vlato ait , donum , & inventam Deorum , dice 
Marco Tullio nel primo della fua Filofofia ; detto riportato da S. Agoftino 
de Chitate Dei lib. 22. cap. 22. cosi conclufo , ragionandovi della Filofo- 
fia . Sicut autem hoc , ut fatetur , umilimi Dhinum majus ejl donum , ftc a nul- 
lo Deo duri credendum e(ì , nifi ab ilio , quo & ìpfì, qui multos Deos tolunt,tmllum 
dicunt ejfe majoretti. Volendo inferire, che la Filofofia Ila dono del vero s 
ed uno Dio , che per tante eccellenti fue condizioni viene ad effere venera- 
bile ; e però Seneca morale Filofofo nella Epift. 14. dìffe . TS(umquam 
in tantum convalefcet nequitia , numquam fic contro, vìrtutes conjurabìtur , ut 
non Tbilofopbia nomen venerabile , & facmm maneat . Ha gli occhi fcin- 
tillanti , e la virtù vifiva più acuta della potenza degli Uomini , perchè 
mediante la cognizione di lei , coli' occhio dell' intelletto gli Uomi- 
ni vedono , e conofeono molte cofe occulte della natura , tanto della Ter- 
ra, quanto del Cielo ; fìccome efprime Tullio nel fuddetto luogo , dicen- 
do , che la Filofofia primieramente e' intruifee nel culto di Dio , e poi , 
nella modeftia , e grandezza dell' animo; e- la medefìma ci difeaccia dall' 
animo , come dugli occhi , la caligine , acciò poffiamo vedere tutte le_» 
cofe fuperiori , inferiori , prime , ultime , e mezzane . 

E' di color vivace, ancorché attempata fia , e fuperi 1' età noflra ; si 
perchè la fapienza fu dalla fomma , e eterna Sapienza di Dio conceduta,.» 
all' Uomo fubito creato , cioè al primo noftro Padre , dedit UH virt'rtertL* 
<ontìnendi omnia , dice la Sapienza al -cap. io. , della cui gran Sapienza , 
maggior di quella di Salomone , veggafi il Pererio fopra la Genefi . Ella- 
dai primi fecoli è fempre ltata maeftra di tutte le creature, e fempre vi- 
vace , e vigorofa , e Ila di continuo in piedi , fcacciando col fuo fplendoré 
Je tenebre dell' ignoranza dalla mente de' mortali : sì perchè la fapienza è 
ftabile, e incorruttibile, la quale ad ogni perfona , ancorché colma d'anni, 
dona vigore, e forza contro ogni avverto , e turbolento cafo , e ugualità di 
■mente ad ogni moto , e perturbazione di animo ; ficcome ne difeorre S. 
Agoltino de Ci'jìt. Dei lib. 9. cap. 3. e 4. Non faremo in quello luogo dif- 
ferenza o diliinzione della Sapienza alla Filofofia polla da Seneca Epiit. 89. 
che la Sapienza fia un perfetto bene della mente umana ; ma la Filofofia 
■fia amore , defiderio , e lìudio di confeguire quella Sapienza : ciò è vero 
in quanto alla fìgnificazione del nome , perchè la Filofofia altro non figni- 

K fica 



9 



74 ICONOLOGIA 

fica, che amore di Sapienza, e di Virtù; e Filofofo » amico, amante , e 
ltudiofo di Virtù , e Sapienza ; Ma fé fi confiderà tutto il corpo djlla Fi- 
lofofia fecondo I' intenzione di Boezio , diremo che fia il medefimo , che 
1' iitefifa Sapienza , e però egli la chiama nella profa terza del primo libro . 
Omnium ntagiflra virtittum . Nel fecondo , profa quarta . Vhtutum omni- 
um n'ttrix . Nel quarto ,. profa prima. Feri previa lumini* . Mastiti e__» 
nutrice di ogni Virtù , apportatrice del vero lume : Epiteti , che fi con- 
vengono alla Sapienza ; ficcome è veramente tutto il corpo della Filofofìa, 
che contiene in fé tre parti : 1* attiva che compone 1' animo nelli buoni 
coltumi : la contemplativa » che inveftiga i fegreti della natura : la razio- 
nale , in cui confale la ragione , con la quale difputando fi difcerne il ve- 
ro dal fallo; e quelìa ricerca la ftruttura , e proprietà delle parole » e degli 
argomenti ; parti tutte tre di perfetta Sapienza, che fi confanno coli' al- 
tra definizione della Sapienza , che adduce nel medefimo luogo Seneca, a dif- 
ferenza della Filofofia . Sapientia efl noffe divina , & umana , & hortim 
caufas , la qual difinizione , a mio parere , contiene le tre parti della Filo- 
fofia . La Sapienza è conofcere le cofe divine : ecco la contemplativa , la__> 
quale non folo per Fifica investiga le cofe naturali , dette dal Pererio nel 
primo della Fifica cap. li', effetti della Divina mente ; ma ancora per Meta- 
fisica, riputata da Arinotele divini fiìma, contempla le intelligenze , foiten- 
ze attratte , e la natura ltefTa Iddio . Conofce le umane : ecco la morale 
attiva . Conofce le caufe d' ambedue : ecco la razionale disputativa , me- 
diante la quale fi viene in cognizione delle cagioni delle cofe divine , e uma- 
ne . La Filofofia dunque contenendo in fé la difinizione della Sapienza, viene 
ad elfere una ltefTa cofi , che la Sapienza, maflimamente in vigore della 
Metafilica da lei contenuta , la quale per autorità di Arillotele merita il 
proprio nome di Sapienza. M. Tullio nel quinto delle Tufculane ragionan- 
do dell' antichità della Filofofia, dice, che ella è antichifiima, ma che 
ài nome è frefco . ^AntiquiJJìmam cnm videamns , nomen tamen effe confi- 
temur recens . E la reputa 1' iltelfa che la Sapienza . Imperciocché die* 
egli, chi può negare, che la Sapienza non fia antica di fatti, e di nome? 
cioè la Filofofia ; la quale per le divine , e umane cofe , delli principi , e 
delle caufe , appreffo gli antichi otteneva quello belliflimo nome di Sapien- 
za ; e li fette Savi della Grecia furono chiamati Sofi , cioè Sapienti ; e_> 
ni: >ki fecoli avanti loro , Liguro , Omero, U li ile , e Neiìore , furono tenu- 
ti per Sapienti . Similmente Atlante , Prometeo , Cefco , per la cogni- 
zione, che avevano delle cofe celefìi furono chiamati Sapienti ; e tutti 
quelli , che ponevano il loro lludio nella contemplazione delle cofe , furono 
fempre chiamati Sapienti per fino al tempo di Pittagora , al quale paren- 
do titolo troppo fuperbo d' effer chiamato Sapiente , fi fece chiamar Filo- 
fofo, amico di Sapienza ; e la Sapienza fu chiamata Filofofia, cioè amore 
di Sapienza . Talché la Filofofia è quella lìeifa , che più anticipata menfie 
chiamava!! Sapienza ; ond' è che in Diogene Laerzio nella vita ui Platone 
leggelì . Tropriè vero Sapientiam , C> Thilojopbiatu vacai appeiitioncm q::.:m- 
i.im 9 ac dcjìderhm. Divina Sapienti* . 

La 



TOMO TERZO. 7% 

La fiatua ambigua , or piccola , or grande » fignifica , che ella or s' occu- 
pa nella cognizione delle cole inferiori della terra , e ora nelle fbperiori 
del Cielo, e alle volte formonta tanto alto ad invelligare le materie fubli- 
mi , che V intelligenza umana non le può capire ; e però dice Boezio che 
la Filofofia alle volte alzava tant' alto il capo , che penetrando nel Cielo. 
la viltà de' riguardanti non era abile , e fufficiente a rifguardarla , e feor- 
gerla ; -attefocchè li Milterj Divini fono occulti, e 1' edenza Divina fteifa, 
che nel Cielo rifiede , non può eflere dall' umano difeorfo comprefa . Deus 
bimana rattorte comprebendi non potefl dilfe San Gregorio Nazianzeno nell' 
orazione del Santo Battemmo . Che maraviglia , fé Simonìde Gentil Poeta 
Greco addimandato da Gierone Tiranno che cofa foflfe Dio; doppo di aver 
prefo un giorno , e due di tempo a penfarci , e richiedendo di più dop- 
pio termine , rifpofe all' ultimo : quanto più confiderò 1' eflenza di Dio tan- 
to più mi pare ofeura cofa ? Pianto diutiits confiderò Deurrii tanto inibì res 
yidetur obfcunor riferifee Cicerone nel ;. de natura Deorum » 

La verte di fottiliffimo filo fignifica la fottigliezza degli argomenti nel 
difputare la materia indilfolubile per le materie Filofofiche , che fono per 
fé fìefle leali, e falde , maffime nell'attiva, circa li buoni coftumì. Tef- 
fute di fua mano : perchè 1' abito della Sapienza è indilfolubile , immuta- 
bile , e faldo , di fua eflenza , e propria qualità , non per artificio umano . 
E 5 ofeuro in quanto all' invefiigazione delle cofe occulte della natura , e 
ciò par comprefo da Tullio nel primo dell' Oratore . Tbilofopbia in tres 
partes efi diflributa : in natura obfcurkatem , in dijferendi fubtilitatem , in <ui- 
tam-, atque mores . E fé guardiamo al collume Filofofico , diremo che l'abi- 
to offufeato fia offufeato da una caligine di negletta antichità , perchè li Fi- 
lofofi fé ne vanno per 1' ordinario negletti, e difprezzati alla Filofofica, 
con panni antichi, vili, e imbrattati. Povera , e nuda vai Filofofia, non 
tanto per neceflìtà, quanto per volontà ; come Socrate , e Apollonio , che an- 
davano vefiiti di facco brutto , fcalzi , . col capo feoperto , e Diogene in- 
volto in una fofea fchiavina , lordo , e fozzo dentro di una botte ; ma ciò 
febbene è vero , diciamo una più vera ragione . Sono le veiti della Fi- 
lofofia coperte d'una antica caligine, perchè li Filofofi fin da' tempi antichi 
hanno avuto collume di addombrarla con fofifiicarie ofeure . Gli Egizi oc- 
cultarono la Filofofia fotto ofeuri velami di favole , e Geroglifici fecreti . 
Pittagora la vedi con un drappello d' ofeuri fimbolì . Empedocle con eni- 
gmi . Protagora con intricati commenti . Platone con fenfi milHci . Gor- 
gia con bizzarri, fallaci, e contrari argomenti, che tutte le cofe fono , e 
non fono. Zenone 1' iitefio , con poffibili , ed imponìbili efperienze . Ari- 
notele con termini ofeuri , e difficile teffitura di parole ; ond' egli Hello 
chiamava acroamatica la Udienza , che 1' afcoltava la mattina, nella quale 
trattava della più remota, e fottil Filofofia, attinente alla contemplazione 
delle cofe naturali , e difpute dialettiche ; e mandò in luce alcuni libri 
detti da lui acroamatici , che contengono la recondita difciplina della fua 
fetta Peripatetica , li quali avendo veduti Alefandro Magno fuo fcolaro , 
mentre era nell' Afia contro Dario, fi lamentò feco per lettere, che a v else 

K 2 divol- 



7 6 ICONOLOGIA 

divulgati cosi belli fecreti di natura . Arinotele confiderando I' ofcurìtà» nella 
quale gli aveva involti , e dati fuora , rifpofe : li ho dati in luce tanto 
quanto non li avefli dati . Il tenore di dette lettere regiilrate da Aulo Gellio 
nel 20. lib. cap. 4. non voglio mancare di ripetere in quello luogo , per 
maggior certezza a guilo de' ftudiofì . 

„ ^Alexander ^irifloteli Salutem . 

» Haud rette fccifli quod ^infculatorios libros edideris . In quo enim re a at~ 
» teris nos iter» pr.-eftabim'is , fi difciplinx,in quibus eruditi jiimns * omnium omnintt 
,, frnt commtnes.? Equidem malim in rerum ufu optimarum, quatti in facidtati- 
», bus anteire , Vale . 

„ <Arìjloteles figgi *Alexandro Salutem . 



„ Scripjìjìi me de libris aufculatoriis inter arcana illos condì py.tans oportere . 
sì Sed tu eos , & effe editos , & minime editos fato : cognobilcs enim iis tan- 
ti tur» erimt , qui nos audierint . Vale . 

Quelli libri , detti Aufcutatorj , ne' quali , per quanto riferifee Aulo 
Gellio 1 fi contenevano fottili , e ardue fpeculazioni di natura , fono gli 
otto ofeuri libri della Fiiica , intitolati : De Tbyfico ^iuditu, dell'udire, o 
afcoltare cofe tìfiche , di natura occulte ; non per altro , fennon perchè 
tiene Arinotele per la loro ofeuriti, che non fi poflano intendere, e ca- 
pire , fé non fi odono fpiegare dalla bocca del Maellro . Apparifce di qui, 
che a bella polla i Filolofi antichi palliavano la filolofica disciplina , con_» 
ofeuri termini , volendo inoltrare alle Genti , che elfi intendevano , ma__» 
non volevano foljjs intefo da altri tutto quello , che pubblicavano , e nella 
mente loro tenevano ; ed alle volte dicevano cofe ofeure , e ltravaganti , per 
effer tenuti in maggior credito , e confiderazione , come accenna Luciano 
nel Dialogo di Micillo in difprezzo di Pittagora ; quaficchè non baltatte , 
che la Filofofia nelle cofe occulte di natura folfe per fé llefla ofeura , fé 
anche non le aggiungevano maggior ofeuriti , con difficile tenitura di pa- 
role , e divediti di fanfaluche opinioni . Sicché Boezio -figura la Filofofia 
con velie fofea, per la propria difficoltà delle fue materie , e per 1' ofeu- 
riti de' termini , nella quale 1' hanno involta gli antichi Filofofi . 

Nella eilremità della velie leggeva!! intettuto un IT greco , dal quale_> 
per certi gradi , fcolpiti a guifa di fcala, fi fili va alla fommiti , nella quale 
era un e non un T , contro l' intenzione dell' Autore , come hanno varj 
Tedi feorretti molto malamente , perchè alle volte vi è differenza doppia, 
sì per la qualità della lettera , che quella è un T femplice , e quella è 
unita coli' afpirazione ; sì per lo lignificato diverfo , ed al tutto contrario» 
quanto la vita alfa morte , perchè il appretto i Greci , come il C ap- 
pretto i Latini » dandoli i voti , o le forti ne' giudizi , era nota di condan- 
nazione ; ed il-T , come 1' A appretto i Latini, nota di attolu*ione ; il 

Delta 



TOMO TERZO. 77 

Delta, poi era nota di dilazione di tempo, per veder ben la Caufa, come 
apprefso i Latini N. L. non licere , cioè, che non folfé lecito per' a.Uora_j 
giudicare . Onde S. Girolamo in S. Marco chiama il T fegno della falute, 
e della Croce, perchè in quella pendè 1' illeJa vita di Crillo Noltro Si- 
gnore , per dar fallite , e vita al genere umano ; ed è Tempre ftato prefo 
per l'imbolo della Vita, per fino dagli antichi Egizj ; il che fu da molti 
giudicato al tempo di Teodofio Imperadore , quando per ordine fuo furo ■ 
no in Alexandria gettati a tèrra tutt' i Tempj degl' Idoli , tra gli altri 
quello di Serapide , nelle cui pietre , e fallì trovaronfi fcolpiti parecchi 
fi-mili caratteri T ; ficcome anche oggidì fi. vede nella Guglia del Popolo 
piena di . Geroglifici , mauìmam-ente nella facciata verfo Occidente , nella 
quale fi vede una Croce formata , più maggiore ancora in quella di SaiLj 
Giovanni Laterano verfo la Scala Santa , dalli cui Geroglifici Torquato 
TaiTo cominciò ad ordire il fuo grave Dialogo delle Imprefe . Apparifce 
di più in una statua Egiziaca di ''erapide , che nella mano diritta tiene_* 
il Tau t il quale fi vede qui in Roma nel fiorito Studio del Signor Gia- 
como Bofio Storico , e del Signor Antonio fuo Nipote , Agente- di Malta. 
Tal carattere , Luciano nel Trattato del giudizio delle vocali T lo riputa no- 
ta de' Ladri , perchè erano porti in Croce , la quale è fimile alla lettera 
T ; ma come abbiamo detto » eflendofi in quella fiato pollo Crillo vem__a 
Vita , è fiata riputata la lettera T fimile alk Croce , geroglifico della vi- 
ta , etiam avanti- la venuta di Noltro Signore , ficcome attefta. Rufino. 
Suida , e Niceforo più copiofamente di tutti , lib. 12. cap.. 26. narrando 
la diltruzione del detto Tempio di "Serapide . ^hì etiam 'Jerogiyphicarums 
litterarum. ìnterpretandamm Teriti , cbaratlerem ftib Crucis forma , Vitam fii- 
turam lignificare dixerunt . Fu ancora figura il T della futura vita ; apprelfo 
il Popolo, d' Ifraele , quando Mosè fece alzare nel Depofito quel fimulacro, 
fimile al Tau , col Serpente di bronzo, fopra il quale rifguardato da quel- 
li » che erano- puniti da' venenofi Serpenti , dava loro- la vita ; e Mosè 
ìfieflb , fintantocchè orava a Dio nel Monte , proftrato colle braccia aperte 
in croce , il Popolo- d' Ifraele vittoriofo rimaneva in vita . 

Per. lo contrario il © , è ftato fimbolo della Morte , perchè è la pri- 
ma lettera della parola Qxvxrof , che lignifica morte , e però gli Anti- 
chi per notare nell' Efemeridi loro i morti, gli legnavano con tal carat- 
tere © , quali trafitto da un dardo : il che vedefi iun una bafe di marmo, 
dedicata dalla Tribù SueculTana giuniore alla pace eterna della Cafa di Ve- 
fpafiano Imperadore nel Palazzo dell' Illultriflìmo Signor Cardinal Farnefe, 
nella quale vi fono otto Centurie col nome loro , e de' Centurioni , il 
terzo de' quali chiamato Gueo Pompeo Pelale , ha il Tita , ed il fimile_s 
circa 12. in. diverfe Centurie morti: per tal cagione Marziale dà a quello 
carattere epitteto di mortifero.. 

"K^ojìi mortìferum gHxlhris cajìrice jìgn:m : , 
Efl opera preti'um. dicere Tbeta novnm .. 

Perfio 



78 ICONOLOGIA 

Perfio nella Satira quarta : 

"Et potis es nigrum 'vitto pnefìgere Theta . 

Nero lo chiama per 1' ofcurità della morte , 1' ifteffo che mortifero , 
fecondo Budeo . Siccome il Tita , lettera fune ita , ponevafi avanti il nome 
de' morti , così il Tau avanti il nome de' fopravviventi . Sebbene quello 
carattere T finora ne' marmi non ho veduto innanzi a nome alcuno , fuor- 
ché in fignificazione di Tito prenome : ci è nondimeno 1' autorità di Santo 
Ifidoro nel primo dell' Etimologia cap. 13. de notis militaribus . Tau in- 
quit , nota in capite verftadi fuperflitem deftgnabat © ad unius cujufqae defunta 
nomen adponebatur . Tutto ciò Ila detto per palefare , ed avvertire l' er- 
rore di moki telH fcorretti , non che abbia tal figniricato nella Fiiofofia_j 
di Boezio ; attefocchè in quella figura il II greco lignifica prattica , ed il 
© Teorica , nelle quali due parti confide la Filofofia ; cosi divifa da__j 
Boezio fieflo in Porfirio . £/? enim , inq'tit , Tbilo/nphia gemis , jpecies vero 
ejits dita , una qua fì-ccpotTim dicitur , altera q'tx 7?p%K"tftir\ , idefl Ipeculati- 
*va 1 &■ attiva . Però Teodorico Re , fcrivendo a Boezio , lo loda i>i__» 
tal gii i fa : Didicifli enim , qua profundìcate cum fuis partibus Jpeculativa cogi- 
teinr , qua ratione attiva cum pia divisione difcatur . La qual divifione fi 
conforma con quella di S. Agolh'no de Civitat. lib. 8. cap. 4. Stndium fa- 
p'ient'ut in attione , & contempi atione verfatur , unde pars ejus attiva , altera.* 
contemplativa dici potefl ; contemplativa autem ad conficiendas futura catifas , 
& fìnceri/Jìmam veritatem . Né a quelle due parti e diverfa la tripartita^ 
diftinzione , che di fopra fatta abbiamo : non tanto , perchè la terza , det- 
ta razionale, che invelHga le cagioni, aggiunta, per quanto dice S. Ago- 
flino , da Platone fia fuperfiua , come vuol Seneca Epili. 28. nella fuddetta 
definizione della Sapienza . ^jidam ita finierunt : Supientia efl noffe alvina , 
& humana ; tralafciano alcuni , <& bontm caufas ; eifendo la razionale* 
difputativa , circa le cagioni comuni , parti d' ambedue delle cofe divine , 
ed umane ; quanto perchè S. Agoltino nel luogo citato afferma , che non 
è contraria . Ideo h<xc tripartitio non efl contraria UH diflinttwni , qua intel- 
ligititr omne fludium fapientia in attione , & contemplatone conjtflere . Nem- 
meno la bipartita è contraria alla tripartita . 

- In fomma la Filofofia confille nella prattica , e nella teorica . La pratti- 
ca , è 1' attiva morale; la teorica, è la contemplativa, che è lì.biime , e 
tiene il primo grado in dignità , ultimo per la fua difficoltà in confcguirla; 
e però da Boezio è polla fopra la ficaia , ed appiedi della icala la prattica, 
come più facile , cominciandoli prima a mettere il piede in quella , come 
più balla , per {olire di grado in grado più ad alto ; attefocchè il principio 
del filofofare , come dice Arinotele nel primo della Metafilica cap. 2. ebbe 
origine dal maravigliarli delle cofe minori , che arrecano dubbio , e dipoi 
paliando più oltre , cominciò a digitarli delle cofe maggiori , e per la_o 
cognizione , che fi acquillava delle cole minori , dalla prattica loro fi apri 

1' intel- 



TOMO TERZO 7 g 

1* intelletto ad afcendere appoco appoco alla cognizione delle maggiori , 
attinenti alla fpeculativa più difficile , perchè non apparifce a niun fenfo 
corporeo, come l'attiva» che opera attuai, nente , e vifioilmente ; ma la_j 
fpeculativa fi palefa al fenfo intellettuale , contemplando , e meditando 
coli' intelletto la cagione , e la verità delle cofe naturali fifiche » e divine 
metafisiche , nelle quali confate la teorica , voce derivata a Teoreo verbo 
greco , che fignifica in/picio , rifguardare ; onde Tbeatmm , luogo fatto per 
vedere » e rifguardare ; e quello che vede , e rifguarda ogni cofa Dio , 
dicefi da' Greci Theos . E.fendo il prima lettera di quella voce Theos, 
cioè Dio , potremo anche dire , che è polto da capo della fcala , come» 
feopo , termine , e fine di afcendere , ed arrivare a lui ; e fé guardiamo 
bene la figura sferica di detta lettera , ci fi rapprefenta appunto un berfa- 
glio con quella linea in mezzo per traverfo , come frezza fifa nel berfa- 
glio, fegno che dobbiamo indirizzare la mente nodra verfo Dio» e tener- 
la fempre fifa in lui , come Sommo Bene . Scopo , e fine della Sapienza» 
e della Filofofia, è il Somm > Bene, che è Iddio . V'nlofopbia do:et ho- 
mine m cognofeere Creatore m pvim^ dice Arinotele , de moribits, e Sant' Ago- 
fimo de Civit. lib. 8. cap. 9. dice , che il vero , e Sommo Bene fia_j 
Dio , e vuole , che il Filofjfo fia amatore , ed imitatore di Dio ; e più 
fopra nel cap. 8. dice , che nella Filofofia morale fi tratta del Supremo 
Bene , fenza il quale non fi può etfer beato . La detta Filofofia_o 
morale è V attiva, cioè prattica , la cui prima lettera è il n,.ficcome ab- 
biamo detto» dando nella parte eitrema della fcala, fignifica, che per li 
gradi delle virtù morali di (nuftizia , Fortezza, Prudenza, Temperanza» 
Magnanimità, Magnificenza, Liberalità, Benignità , Clemenza, ed altre_> 
fi arriva alla fommità della fcala , cioè all' ultimo fine , e al Sommo Be- 
ne , che è Dio Creatore capo di tutte le virtù ; e nel lib. 28. cap 39. 
afferifee Sant' Agoilino , che la Filofofia fpeculativa vai più per efercitar 
gì' ingegni , che ad illuminare la mente di vera fapienza ; come 1' attiva 
fia quella , la quale per mezzo delli buoni coftumi ci faccia confeguire_» 
la vera Sapien/.a ; e con ragione : perchè la Teorica , che è la contem- 
plativa » e fpeculativa ,, efamina la verità delle cofe ; ma la prattica atti- 
va morale , mette in opera la verri à , li buoni- cofiumi , e tutte le vir- 
tù , che ci fervono per ifcala da falire a Dio ultimo ripofo , fi.ie , e ter- 
mine della beata vita , come beniffimo* lo reputa Boezio nel Metro nono 
lib. 3. , parlando a Dio . 



Tu req'ties tranquilla piìs , te cernere finis , 
Trincipium , BgEìor ■, Dux , termina idem . 

E nella Profa feguente- : T'erfetlum- bomm veram effe Beatitudin erru , 
& Dettm f'.mmtm bonim effe cclligimus . 

Siccome Dio è principio , guida, termine, e fine di ogni noflro bene » 
cosi noi, dobbiamo in queita vita mettere il piede nella fcala dei buoni 

coltu- 



8o ICONOLOGIA 

coiìumi- e virtù ) dal principio che cominciamo a camminare, per fino 
all' ultimo patto della vita noltra , e non celiar mai di ialire , finche fi 
arriva al Sommo Bene : Scmper afjldus tjfo , & quemadmodum , qui fcalac 
condefeendere caperunt non prius dejiflunt ab afeenfu , qutxm fupremiim attipc- 
rint gradum ; fic & tu in bonis femper altius [candendo -affic~ius fi* . Dif- 
fe Agapito Greco a GiulHn-iano ; ma certo che dalla prattica delle virtù 
morali, e cote inferiori , fi può pattare , e afeendere alla cognizione delle 
cole fuperiori, e Divine , per fimilirudine , e conformità delle cofe ; ficcome 
leggiadramente efprimc il Petrarca , dicendo : 

,Ancor, e quello è quel che tutto avanza 
Da volar [opra il del gli avea date ali 
Ter le cofe mortali, 

Cbe fon [cala al ¥ attor , chi ben l' e/lima , 
Che mirando ci ben fifo quante , e quali 
Eran vinati in quella fua Jperanza , 
D' una in altra fembianza » 
Totea levarfi all' alta cagion prima . 

E' degno il Gefualdo di ettere in quefio luogo veduto ; ma noi tra- 
lafciando ciocché egli dottamente dice , e quel che replica il Cardinale^ 
Egidio nelle ftie ftanze , ad imitazione del Petrarca , con maggior autori- 
tà ,confermaremo le cofe onelte , e belle , che qui giù pratichiamo , efserci 
fcala a Dio , le bene fi confiderano , follevando 1' intelletto alla contem- 
plazione di lui , come Autore di ogni bene ; perchè ogni cofa creata in 
quefio Mondo , per minima che fia , manifefta la maeftà , la provvidenza_j , 
e la fomma bontà di Dio , ficcome Mercurio Trifmegifto in Pimandro 
cap. 5. 

Deus fané totius expers invidia per ftngulas Mundi partiailas inique fplat- 
det . E Teodoreto lib. 3. de ^ìngelis . Ex vifibilibus cognofeitur Deus invìfì- 
bilis . @)hì funt fanx mentis , per terram potius , perche crejecntia %ermintLs 
ad contemplandum terree , germinumque falìorem , per quxdam media perdu- 
cuntur . 

Per concludere ciò compitamente , caviamo fuora quella gemma , che fi 
conferva nel vaio di Elezione cap. i.ai Romani, ove non fono feufati quel- 
li ingiiiiK Gentili, i quali conofeendo folo fimulacri di legno, di latto , 
augelli, ed animali infiniti per loro Dei, non hanno voluto aver notizia del 
vero Dio: imperciocché egli fi è moltrato , e le cofe inviabili lue dal- 
la creatura del Mondo, per le cofe latte fi feorgono , e la fua lVmpiter- 
na virtù , e divinità : §hia quod notimi efi Dei , njanifcflum efl in illis . 
Deus cnim illis manifeflavit invijibilia , enim ipjìus a creatura Mundi per e*j 
qua facJa f.mt iutelleiìu confpiciuntur , fempitema quoque ejus virtus , & Divi- 
mtas , ita ut fini inexcujabdes . 

Ha la vene lìracciata per mano di certi Uomini , che fé ne portaro- 
no via le particelle che poterono . Quelli , ficcome Boezio lpiega nelliu» 

Proli 



TOMO TERZO. 8r 

Profa terza del primo libro , fono le varie Sette de' Filofofi , che per 
la varietà delle perverfe opinioni , che ciafcuno tiene , viene la Filofofia 
ad ettere itrappata, e {tracciata in varie parf", ettendo per fé fletta leale * 
e certa . Pittagora ebbe la fua parte nella fpeculativa . Socrate nell' attiva, 
perchè fu il primo , che introducete la moralità nella città , come dice Tul- 
lio de Oratore 5 e nel 5. delle Tufculane ; il che conferma Sant' Agofti- 
no de Civit. lib. 8. cap. 3. febbene 1' iftetto Santo lib. 18. cap. 39. dice 
che la Filofofia morale rifplendeva, vivente Mercurio Trifmegifto , che fiori 
molto tempo avanti di tutt' i Savi della Grecia : T^arn quod attìnet ad 
Thilofopbiam , dna fé docere diquii profitentur , aride fiant homìnes beati, circa-* 
tempora Mer curii , quem Trifmegiflum vecaverunt , in aliis Tcrris hujitsmodi {ìn- 
dia clar.ittunt longè quidem ante Sapientes , quos TbiloJ'opbos babnit Gracias . 
Platone poi fcolaro di Socrate ebbe l' attiva, e la contemplativa infieme, 
aggiungendo la razionale di più , la quale non è altro che la Dialettica , 
Crxci enim ratìonem difserendi logicam appellant , qua circa Orationem verfatur » 
dice Plutarco , de placitis Tbilojopborum . Da Platone nacquero molti capi 
di Sette contrarie , ciafeuna per inoltrare di effere d' ingegno più fpecu- 
lativo , differiva dalle altre, e bene fpeffo dal proprio Maeltro, inventando 
nuove opinioni , e ragioni , come Àriltotele Peripatetico , a cui fu con- 
trario Senocrate Accademico , ambedue dìfcepoli di Platone ; e di Seno- 
crate , fu fcolaro Zenone Principe della Setta Stoica . 

Principe della Epicurea fu Epicuro, che dì anni 18. capitò in Atene, 
mentre leggevano Arinotele in Calcide , e Senocrate nell 5 Accademia ; e 
molte altre infinite Sette che {tracciarono la Filofofia violentemente . La_» 
{tracciò Pittagora coli' opinione ,che aveva della ridicola trànfmigrazione_* 
dell' anima , dicendo eh' egli era fiato Etalide , Euforbo, Ermotimo , Pirro Pcf- 
catore, primacchè Pittagora ; e che una volta dopo la fua morte farebbe 
pattato in un Gallo , eh' egli lo prefe per fimbolo dell' anima ; e perciò 
in vita proibì , che il Gallo non fi dovette uccidere : onde Luciano Filo- 
fofo nel dialogo di Micillo , introducendo Pittagora in forma di Gallo , fa. 
che dica di effere fiato Afpafia meretrice, Crate, Ciaifco , Re, povero 
Uomo , Satrapo , Cavallo , Cornacchia, Rana, ed altri animali infiniti , pri- 
macchè Gallo . Neil' illetta guifa la Itracciò Empedocle imitatore di 
Pittagora, fìccome apparifee in quel fuo verfo polio da Filoltrato nel 
1. libro . 

Et puer ìpfe fui , nec non qnandoqui Tueila . 

Socrate in un colpo fquarciò la metà della verte , poiché le tolfe la_j 
contemplativa , reputando itolto chi vi attendeva : limino vero illos qui 
in hi) ifeemodi contemplandis vacant , ftolidos effe monflrabat , dice il fuo 
diletto Senofonte nel primo degli atti di Socrate , dal quale ebbe origine 
quel motto pollo negli Adagj : ^is fupra nos , nihil ad nos . Non iitarò 
a cercare eh' egli ltrapatte la Filofofia, né la Morale detta, s' era di- 
fprezzatore della Religione , e Leggi di Atene , e corruttore della gio- 

L ventù ; 



32, ICONOLOGIA 

venta ; so bene eh' egli fu curiofo di riguardare , ed amare il bello un 
poco troppo licenziofamente , fuor del fevero, e grave collume Filolòfico ; 
nell' amore di Alcibiade , dice Ateneo lib. 15. che Socrate fcappò dal 
manico : Socrate! Tbilofopbus cnm omnia defpicaret:ir , ^ikibiadis Tulcbritndi- 
ni fiat ìmpar » id efl ab ca captus , & de lolita magnitudine ccnftantiMK-t 
animi dejetltts . Cava ben configlio ad altri , che fi aitencii'ero dalle__> 
converfazioni belle : uidmonebat a ptdebris abfiinere vehementer : non effe 
facile ajebat , cnm talei homo tangat , modefium effe ; dice il fuo fcolaro, 
Senofonte ; ma dall' altro canto nel 3. lib. etfendogli propollo di andare_» 
a vifitare Teodata belliffima Cortigiana , vi andò piucchè volentieri , e fi 
trattenne feco a motteggiare j ed infegnarle modo da ritenere nella rete gli 
amanti . Platone la firappò ben bene in molte cofe , tenne anch' egli la_j 
tra {migrazione delle anime «eziandio nelle beilie; ma il fuo Porfirio Plato- 
nico tenne » che fi rinnovaflero {blamente gli Uomini ; di che ne è retto 
Cenfore Sant' Agoltino de Civita lib. io. cap. 30. ; la firappò di più ■ te- 
nendo , che 1' anima foflfe coeterna con Dio : fentenza reprobata da Sant' 
Agoltino lib. io. cap. 31. de Cfoit. Dei. La firappò ncll' attiva con il 
fuo amor platonico fchernito , e deteftato da Dicearco Filofofo , e da Ci- 
cerone , ancorché platonico , nel quarto delle Tufculane . La firappò nel 
quinto della fua fcoltumata Repubblica , efortando , che le Donne fi efer- 
citadero nelle pubbliche palefire nude con gli Uomini impudichi . Stolto 
configlio ributtato da Ennio Poeta in quel fuo verfo : 



Flagitii princip'mnt efl nudare inter cìves corpora . 

Ariilotele fquarciò la velie alla Filofofia ,foftenendo che il Mondo fof- 
se ab eterno ; che Iddio non abbia cura delle cofe del Mondo ; eh' egli 
non penfa ad altro , che a fé medefimo ; e che il bene ci nafee da altro- 
ve , ficcome fofifticamente nel 12. della Metafilica, e nelli morali degli 
Eudemj lib. 7, cap. 1 5. ove {traccia la Filofofia in mala maniera : Deus 
prò pia excetlentia nìhil prxter feipfum cogitai , nobis autem bonum alinndcj 
eventi . Infelice Ariltotele ! felice Boezio , che ben conobbe il Creatore 
del Mondo, e la fiia Divina Provvidenza ! nel Metro 5. del r. lib. 



Jìelliferi conditor orbis , 
§Ni perpetuo nixns folio 
B^ipido Calum turbine verfas , 
Omnia certo fine g:d>cruas , 



E nel Metro nono lib. 3. 



qui perpetua mtmdum ratione gubernas » 
Ttrtanm Caliqne Salar , 



E nel- 



TOMO TERZO. 83 

£ nella profa 12. del niedefimo libro. 

Deus ipfum bonum effe monflratus efl , Ter bonnnt ìgititr cuntla difponìt . 
Siquidem per fé regit omnia, quibus bonum confenfìmus , & ine efl velutì quidam^ 
clavus » atque gubernaculum , quo mandano, machina flabilis atque incorrupta. fcr- 
vatur . Sentenze tutte dirette contro 1' iniquo parere di Arinotele . Gli 
Stoici , non men che gli altri , lacerarono la verte Filolòfica in più bande, di- 
cendo che il mondo fia animale animato , razionale , e intelligioile > di fo- 
ftanza animata fenfibile ; che le difcipline liberali fiano inutili ;- che gli er- 
rori , e peccati fiano uguali ; che le mogli devono efler communi , éffen- 
done di ciò autori , Diogene Cinico , e Platone , come riferifee Laerzio 
' nella vita di Zenone capo della fetta Stoica , il quale in vero tiracelo 
la velie affatto della Filofofia attiva colla mala prattica de' comuni., con- 
cedendo la libertà del parlare , chiamando tutte le cofe , ancorché difonc- 
fte , con i loro propri nomi , 'mandando ancora fuora ventofità per ogni parte» 
fenza riguardo alcuno , come fcrive Tullio a Papirio : Telo, tetlis verbu 
ea ad te fcripfi , qux apertifjimìs agunt Stoici , fed itti edam crepitìi* ajunt aque 
liberos ac ruclus effe opportere . Motta da tale difoneftà , non è maraviglia 
che la Filosofia fi lamenti con Boezio nella profa terza degli Stoici , e de- 
gli Epicurei in particolare , il capo de' quali fracafsòla velie alla Filofofia ■. po- 
nendo il fine del fommo bene nel piacere , e ripofo ; come ArilKppo , an- 
corché fcolaro di Socrate, pofe il fommo bene nel piacere del corpo; 
Antigene fuo condifcepolo nell' animo . Ma Epicuro la pofe nel piacer 
del corpo , e dell' animo , come dice Seneca ; febbene Epicuro fi lamentò 
che era malamente intefo dagl' ignoranti , dichiarandoli , che non intende- 
va del piacer difonello , Iafcivo , e luffuriofo ; ma della quiete del corpo » 
e dell' animo libero d' ogni perturbazione , dotato di una fobria ragione * 
fìccome afferma Laerzio nella fua vita ; ma non per quello rappezzò la ve- 
de , attefocchè il fine fuo è imperfetto , e peffimo , non eCTendo pollo nel- 
la virtù , e bontà dell' animo , per arrivare al fommo bene Iddio ultimo 
noltro fine ; ma pofe il fine in ben caduco , e tranfitorio , negando l' im- 
mortalità dell' anima, confermando anch' egli che Iddio non tiene cura_» 
delle cofe umane . Squarci brutti, e deformi! Stracciarono di più gli Epi- 
curei la Fiiofofia , togliendole la naturale, e razionale . I Cirenaici dop- 
piamente togliendole la naturale , e razionale , ritenendofì la moralcj, 
come Socrate . Ariftochio non tanto le ilrappò la razionale , e natura- 
le , ma ltracciò ancora la morale , che folo aveva lafciata, levandole la par- 
te della correzione , riputandola parte da Pedante , e non da Filofofo , co- 
me riferifee Seneca Epiil. 89. Moralem quoque, quam folam reliq'ierat , cir- 
cumcidit ; nam eum locum , qui monìtiones continet , fn(hiit , & "Pedagozi effe 
dìxit , non Thilofophi ; tanquam quicquam aliad fìt fapìer.s , quam umani generis 
Tedagogus ; ma quelli ritagli , e fquarci fono aliai minori delle perver- 
fe opinioni circa il Mondo, il Cielo, Anima, e Iddio noitro bene, apprc£ 
fo il quale i Savj di quello Mondo fono ilolti . Sapientes bujus mundi, funt 
apud Deunt fluiti . Mercè alle feiocche , e perfide loro opinioni , con le 
quali hanno lacerata la velie alla Sapienza ; perlocchè meritano nome non 

L z di 



8 4 ICONOLOGIA 

di Capienti , ma di (tolti , cosi chiamati da S. Paolo ne! primo capo a* 
Romani . Evanuertmt in cogitationibus fitis , <& obfcuratam e(l inftpiens cor 
eorum ; dicentes enim fé effe fapientes , fluiti fatti funi . La cui llolta » e fal- 
lace fapicnza al fine refta dilperfa , e confufa della vera Sapienza , come 
fcrive S. Girolamo a Paolino, per fentenza di Dio in Abdia, e Ifaia cap. 
29. "Perdami inquit-, fapientiam Sapientium , & prudentiam Vrudtntinm repro- 
balo , vera Sapieniia perdet falfam fapientiam . 

Tiene colla mano delira alcuni libri, e colla finifira lo feettro. I libri 
lignificano lo fiudio , che far deve quello , che vuole acquetare la Capienza» 
occupando/! in volgere libri profittevoli all' acquato di eflfa , deltandofi dal 
Conno della pigrizia, e dell' ozio , che fogliono indurre i lafcivi amori, in- 
vidie , e cattivi effetti, che chiudono la via , per arrivare alla Sapienza, 
e queito è quello che avvertifee Orazio nella feconda Pillola del lib. I, 



Et ni 

Tofces ante dietn librum tutti lamine ; fi non 
Intendes animum fìudiis , & rebus honeflis : 
Invidia , <vel dimore vigli torquebere . 

Il medefimo Poeta nella Poetica fua , per apprendere bene la fapienza» 
ci eforta a rivolgere le carte Socratiche piene di Filofofia inorale . 

Scribendi rette fapere eji , & prìncipìum , & fons : 
R\em ubi Socratica poterunt oflendere eh art a . 

Perfio Poeta Satirico, nella Satira terza , tutto sdegnato prorompe con- 
tro i fonnacchioli, e li (Veglia» ed invita allo ltudio della Filofofia. 

Ticmpe hoc afjìduè? \am clarum mane fenejìras 
Intrat , & anguflas extendit lamine rimas . 

E più abbatto 

Stcrtis adirne ? laxumque caput » compare folata » 
Ofcitat ejlernum , diffutìs tmdique malis ? 
Efl aliquid quo tendis , & in quod dirigis arcum ? 

Fin qui efclama contra de' pigri , e negligenti nel proccurare di fape- 
re ; poco dopo gli eforta alia cognizione delle cagioni delle cofe , cioè alla 
Filofofia naturale fpeculativa . 

Difcite , vos miferi , & caufas cognofeite rerum . 

'- Né' Tegnenti poi gli eforta alla Filofofia morale attiva . 

Quid 



TOMO TERZO, %% 

$md fumtn » & quidnam vìclm gignimur , orda 
$U'is datus , aitt meta qua mollis flexus , & nude . 
£v«/f modus argento ; quid fas optare , qiid afper 
%>t;le numwus habet ; "Patria, carifq'te propirtquis 
Quatti un elargir i deceat : éjttàgm te Deus effe 
"}t*IJÌt , & bumana qua parte locatus es in re . 
Difce . 

E' necelfario dunque fcacciare il furino , e 1' ozio , nemici delle difci- 
pline , e nocivi all' acquiito della fapienza ; che col volgere i libri fi con- 
féguifce 5 e fendo 1' ufo de' libri ltromento della dottrina : In(irumentitrru> 
dottrine ejì vifus librerai, di.fe Plutarco nella educazione de' figliuoli ; 
ed Ifidoro nel lib. 3. del Sommo Bene afferma, che ogni profitto procede 
dal leggere i libri , e dal meditare ciò che fi legge : Omtu's profetlus 
ex legione , & meditatione proceda ; qua enim nefeimus letìione di/amus , 
qua didicimus meditatione confervamus ; ond' è che i libri chiamanfi muti 
Mae Uri . 

Lo feettro lignifica , che la fapienza , la quale in quella opera di Boe- 
zio perla Filofofìa fi piglia. ,' è Regina di tutte le difcipline, e arti libe- 
rali, e che da eia vengono ordinate: imperciocché avendo la Sapienza, 
e la Filofofìa notizia delle cofe divine , ed umane , e contenendoli ella_j 
nella contemplativa , e nell' attiva , vengono da lei ordinate tutte le difci- 
pline, e arti, le quali fono contemplative, o attive; e come attiva fi 
ordina ancorala legge civile, la quale cade fotto V Etica Filofofìa morale. 
Come Etica in genere circa i coliumi , impariamo a dar legge a noi fteffi, 
in ifpecie coli' economia , alla famiglia , ed alla Cafa ; colla politica ai 
Popoli . E fé la legge : Efl divini , <&• Immani juris feientia ; la Sapienza_o 
parimenti , efl divinorum , & bimanornm feientia ; come dice Seneca , Plu- 
tarco , e il Pererio , Marco Tullio, e Platone nei luoghi fopra citati; né 
maraviglia è , che il medelimo Tullio dica alla Filofofìa : Tu inventrix 
legum , tu mapjiìra morum , & difeiplìna fui/li ; e Seneca nell' Epiitola 95*. 
che cofa è altro la Filofofìa , che legge della vira ? che .fia Regina delle_s 
difcipline ; ed arti liberali , non è dubbio, poiché da lei fono prodotte^ : 
Efl laudatami» artbtm omnium procreatrix quadam , & quafì parens ea quatti? 
Thilofopbia Graci vocznt . Dhfe Cicerone nel principio dell' Oratore, e_> 
nelle Tufculane la chiama: vita Thilojopbia dux , vìrtntis indagatrix » 
expultrìxque vìtiomm , quid non modo nos , [ed omnìno vita heminum fine tcj> 
efje potuifset ? Tt Vrbes pepenfli , tu diffi patos homines in focietate vita convo- 
cagli . Nelle quali parole fi attrìbuifeono alla Filofofìa azioni Regie_' , 
e titoli da Regina . Ariitippo volendo dare ad intendere che le difcipline 
liberali vanno dietro alla Filofofìa morale , per la quale tutte le altre cofe 
s' imparano , e eh' ella è la Regina di tutte , dilfe , che quelli , che fono 
ornati di liberali difcipline , e deprezzano la Filofofìa , fono come i Proci di 
Penelope , i quali facevano conto di Melandone , e Pelidora Damigelle , e 

non 



86 ICONOLOGIA 

non fi curavano delle nozze di Penelope , eh' era Padrona , Signora , e_> 
Regina d' Itaca . Simil cofa di(Te Arinotele di Uliire , che quando andò all' 
Inferno parlò a tutte le ombre infcrnali,fuor che a Profcrpina Regina . 11 primo 
detto di ArilHppo vien riputato da Plutarco nella educazione di Bione * ove 
chiama la Filosofia fomma , e capo di tutti gli altri llndj : Z'rbanutn ejl 
edam Eionis Thilofopbi dietim , qui ajeh.it , ficut Tenelopes Troci , curri ntn 
poffent curn "Penelope loqui, fermonem cum ejus ancillis babuijfent , ita qui Tbilofo- 
pbhtn nequeunt , apprebendere eoi in aliis nidlius prsciu dijciplinis fé fé con- 
terete . Itaque reliquorum fladiorum quafi caput & jumma conflituenda eft Tbi- 
lofopbia . Se è degna di elìere conilituita fomma e capo degli altrui 
ftudj , finceramente di tutti loro , chiamar fi può Regina . 

In quanto che la Filofofia tenga da una mano i libri , e dall' altra lo 
feettro , polliamo anche dare quello lignificato ad un Re , che tiene.-» 
libri di Etica , e di Politica , attinenti al collume , e al modo di ben re- 
gnare , e trattare il militar impero , e quelli fpclfo rivolgere , acciocché 
veggano fcritto nei libri quello , che gli amici , e inferiori lor devoti j 
non hanno ardire di avvifarli e ammonirli ; e però Falereo efortava Tolo« 
meo Re a tenere per le mani non men lo feettro , che libri utili 9 e ido- 
nei alla buona amminiitrazione del Regno . 

Conlìderando che la Filofofia tiene i libri alla delira , e Io feettro alla 
finiilra , diremo , che la Sapienza deve effere preferita al Dominio , ed al 
Regno, perchè fenza la Sapienza, e configlio dei Savj non fi può ben_» 
reggere , e governare ; onde nel fecolo di oro regnavano fommamente_> 
fapienti Filofofi , e quelli furono Principi , e Legislatori , come dice Pofli- 
donio in Seneca Epift. 90. Solone fu Principe , e Legislatore delli Atenicfi , 
Licurgo dei Lacedemoni , Zeleuco dei Locrefi . Scrive Plutarco in Ifide , 
e Ofiride , che gli Egizi fceglievano i Re , o dai Sacerdoti , o dai Guer- 
rieri , perchè quelli fono tenuti in conto per il lor valore , e quelli per la 
Sapienza ; ma quel Guerriero che fi creava Re , fi dava alla difcipiir.a dei 
Sacerdoti , acciocché fi facelfe partecipe , e della Filofofia , e Sapienza , e di- 
ventane atto al Governo , ed al Regno . Onde Ariiiotile diife nel primo 
della Rettorica, che il fapere è non so che cofa atta ad Imperare : Sape- 
re efl quiddam aptum ad imptrandum . Attalo Mae (Irò di Seneca pareva^» 
che folfe più che Re ; ma a Seneca pareva che folle più che Re , perchè 
poteva dar norma ai Re per ben regnare , e gli era lecito far cenfura_» 
di quelli , che regnavano : Ipfe regem effe dicebat ; Jed pltifqmm regnarci 
mibì •vìdebatur cui liceret cenfurarn agere Hegnuntìum dice Seneca Epill. 108. 
Diremo di più , che i Re , configliandofi con perfone favie , vengono a 
fare ciocché vien dettato dal buon configlio loro ; e però Vefpafiano Im- 
peradore dando una volta tra Filofofi pieno di giubilo e meraviglia , efcla- 
mò dicendo : O Dio buono che io comandi ai Sapienti , e i Sapienti a_j 
me : "fupiter , inquit , ut ego fapientibus impcrern , cjr mibi Sapiente* ; e per 
il buon profitto , che dalla convenzione loro ne cavava , non voleva che 
fi tenelfe portiera ai Sapienti : Tunc I{ex , inquit , japientìb-.ts liris foris fem~ 
per patere volti narra Filoltrato lib. 5. cap. io. e il. Non è dubbio t 

che 



TOMO TERZO. 87 

che il configlio dei Savj , il filofofare , eia Filofofia è di giovamento gran- 
de al Principe , per ben governare ; ficcome diffufamente dimoltra Plutarco 
nel trattato che fa al Principe ignorante , e in quell' altro dove mantiene 
che li debba filofofare con Principi . Fede ne faccia il buono e lodato Im- 
perio di Marc' Antonio Imperadore, quello ch'ebbe pien di Filofofia la_j 
lingua e '1 petto » e fpetfo in bocca aver foleva quella preziofa gemma di 
Platone : le Cittì fiorirebbero , fé i Filofofi imperatfero , ovvero fé gì' Im- 
peradori filofofaflero : Florerent Civitates , fi aut Thilofophi imperarent, aut 
Imperatore^ Tbìlofopharentur ; riferifce Giulio Capitolino nella fua vita j 
il che avvertendo Teodofio Imperatore , diede Onorio , e Arcadio fuoi fi- 
gliuoli alla difciplina di Arfenio Uomo fapientiffimo , il quale elfendo ve- 
duto dall' Imperadore ilare in piedi avanti li figli , mentre quelli amaeftra- 
va , ed elfi fuperbamente federe , fi adirò con elfo loro , e li fece fpo- 
gliare degli adornamenti Regali , ammonendoli , eh' era meglio per loro 
vivere privati , che imperare con pencolo fenza dottrina , e fapienza ; voce 
affai commendata da Niceforo lib. 12. cap. 23. .Con giuda ragione adunque 
fi da lo feettro alla Filofofia , molto convenevole alla Sapienza la quale fu che 
li Principi fenza pericolo ficuramente regnino ; tefiimonio ne fia 1' iltelfa 
Sapienza , che nell' ottavo Proverbio di fé medefima dice : Ter me P\eges 
regnant » & lepjitn conditores jujìa dìfeernunt . Per mezzo mio regnano li 
Re , e li Legislatori difeernono il giudo ; e Ugone dilfe che la Filofofia 
infegna giuda , e rettamente regnare . Conofcendo ciò Filippo Re di Ma- 
cedonia , efortava Alefsandro il Magno fuo figliuolo ad apprendere la Filofo- 
fia fotto la difciplina del Filofofo , dicendo : acciocché tu non commetta 
molti errori nel regnare , dei quali mi pento or io di aver commeffo . 

Riportano gloriola fama i Re , mediante la Filofofia , non tanto per 
governare i Popoli con fapienza * quanto per faper reggere fé deffi ; dato 
che un Re regga bene fé fteifo , regge anche bene i Popoli con foddisfa- 
zione, ed applaufo comune : ma ficcome è difficile ad un nobile e gagliar- 
do de lt rie re raffrenare il corfo , fé non ha chi gli fopradìa ». e chi lo fre- 
ni ; così difficil cofa è ad un Principe affoluto , che niun fuperiore cono- 
fee , fapere regolare fé lleflTo , e raffrenare f impetuofo corfo degli affetti 
fuoi . La Filofofia nondimeno , e fapienza facilita tutto ciò , perchè la_j 
Filofofia , fecondo Ariitippo , ed altri Filofofi , doma gir affetti dell' ani- 
mo . E' difficile ad un Principe giovane edere continente , nondimeno 
AleQandro Magno- mediante la Filofofia dei buoni cofiumi , fu giovane-» 
continenti ffimo , perchè portò rifpetto alla moglie , ed alle figliuole di 
Dario , che di rara bellezza erano dotate , e non le tenne da fchiave.» , 
ma le onorò da madre ,• e da forelle ; e portò anche rifpetto a Rodane 
fua belliffima fchiava , che la fposò , per non farle torto, e violenza . Con- 
fufione di quei Signori, che non lalciano intatte » non dirò fchiave , o fer- 
ve, ma non. la fparagnano a vaflalle nobili , ed onorate , E' difficile ad 
ognuno perdonare ai nemici , mafiìmamente ai Principi , nondimeno Ce- 
fare Dittatore, infignoritofi della Repubblica , e dell' Imperio , mediante la 
fua fapienza» reffe gì 5 impeti dell 5 ira, e perdonò a tutti. Offendono gli 

animi 



88 ICONOLOGIA 

animi le malcdicenze , tantocchè fi coni movono ad odio mortale contro 
ai detrattori, e calunniatori . Nondimeno Auguro, Vefpafiano , ed altri ot- 
timi Imperatori , non vollero fare rifentimento contro a loro , né incrudelirfi 
per parole , o libelli contra degli Autori ; e con prudenza : perchè le voci 
del Popolo maldicente non hanno forza di detrarre la fama ad un gran__s 
Principe , che con prudenza , fapienza , e giultizia governi ; eifendocchè 
le buone azioni loro fanno per fé itele mentire i malevoli , e però Pio 
IL Pontefice collantemente perdonò a chi lo aveva provocato con__s 
ingiurie , e detti mordaci , dei quali non ne fece conto , e voleva_a 
che in una Città libera, come Roma, liberamente fi parlale, come di lui 
dice il Platina : Male de fé opinante! vel loquentes cohercuit ti'mqtam ; libere 
tnim in libera Civitate loq'ti omnes yolebat . Il qual detto fu di 1 iberio Impe- 
ratore , il quale moiìrò ancora di non illimare le peffime voci del volgo, 
quando ad uno che fi lamentava , che male di lui dicevano, rifpofe : fe_> 
in Campo di Fiore anderai , udirai molti che di me lielfo ancora diranno 
male ; anzi dalle maledicenze Antonio Filofofo Imperatore ( mercè della 
Filofofia , che così gli dettava. ) profìtto prendeva , poiché fpeffo doman- 
dava che fi dicelTe di lui , e fentendone male , fé dentro di fé conofceva_j 
eller vero , fé n' emendava : Erat fanti f.ix atriofifjìmits , rcqnirens ad r jcr::m 

fmid q:ùfq:ie de fé diceret , emendans q:i.a bene reprebenfa r jideret!tnr , narra Giu- 
io Capitolino ; e lo fìeffo appunto il Platina rapporta in Eugenio IV. 
Tutti quelli fono frutti della Filofofia , che regge gli animi , e moder.i_j 
gli affetti, con lo fcettro della fapienza, col quale fi reggono gli Uomini 
prudenti in ogni avvenimento loro , e fignoreggiano i moti dell' animo , 
tanto nelle avverfità , quanto nella prosperità , e fopraftano ad ogni colpo 
di fortuna . 

Omnia, qnx cadere in hominem poff:tvt •> Subter fé babet , caque defpickns cu- 
fus , Contcmnit humanos , dille 1' Oratore ; e Diogene Filofofo ellendogli ad- 
dimandato , che cofa guadagnato avelfe dulia Filofofia ; fennon altro , ri- 
fpofe , ho guadagnato , quello che io fono apparecchiato ad ogni fortuna ; e 
Dionifio Tiranno fcacciaco dal Regno , che ad uno , gli di.le : che cofa ti ha 
giovato Platone , e la Filofofia ? rifpofe ; che io poiìa quella gran mutazione di 
fortuna comportare ; perciocché non Ci uccife , come hanno fatto altri , ma 
flette faldo , refse fé lìelfo , ed imperò alle paflìoni dell' animo . Porta dun- 
que lo fcettro per più ragioni : perchè la Filofofia è Regina di tutte le_» 
difcipline , ed arti liberali : perchè è neceffaria ai Principi per bene re- 
gnare : perchè fa efer quelli , che la polfeggono , Re ; eflenddCCftè colla Fi- 
lolòfica libertà danno configlio , e comandano ad altri , che facciano , o non 
facciano una cofa : e perchè , mediante la Filofoiìa , e fapienza , viviamo nel 
pacifico regno della tranquillità ; poiché polliamo in ogni tempo, e luogo, 
e mutazione di fortuna , imperare agli appetiti , affetti , e perturbazioni dell' 
animo , e noi medefimi reggere , e governare con prudenza , e fapienza ; 
Onde Zenone afserì , che li Sapienti Filofofi non folo erano liberi , ma Re . 



FILO- 



TOMO TERZO. **■ 

FILOSOFI A. 

Dì f efare Rjp* . 

DOnna giovane » e bella , in atto di aver gran penGerì . -Ricoperta co» 
un veitimento {tracciato in diverfe parti , talché ne apparifce Ia_j 
<arne ignuda in molti luoghi , conforme al verfo del Petrarca ufurpat» 
dalla plebe * che dice : 

Tovcra * e nuda vai Filofofìa . 

Moftri falire una Montagna molto malagevole , e fafsofa , tenendo uii 
libro ferrato fotto il braccio . 

Filofofìa » fecondo Platone » è urta notizia di tutte le cofe divine » e_* 
naturali , e umane . 

E' la Filofofìa detta madre , e figliuola della virtù : madre , perchè 
dalla cognizione del bene nafce 1' amore di elfo , e il defiderio di opera- 
re in fomma perfezione cofe lodevoli , e virtuofe ; figlia , perchè fe« 
non è un animo Ben comporto con molte azioni lodevoli 9 fondato nella 
virtù » non fuole ftìmare la Filofofìa , né tenere in conto alcuno i fuoi fe- 
guaci : ma perche pare molto ordinario , e naturale , che la virtù , abito 
della volontà , generi la fcienza , che è abito dell' intelletto , però ( eflen- 
do » maffime da Cicerone , e da Macrobio , dipinta la virtù di età fenile « 
che camminando pervia fafsofa , fpera alla fine ritrovarli in luogo di ripo- 
fo ) fi dovrà fare la Filofofla giovane , come figlia ; fuor di ftrada , e per 
luogo difabitato , per moftrare participazione del genio * e dell' inclina- 
zione materna . 

Si dà poi ad intendere per la gioventù, la curiofità dei fuoi quefiti » 
e che è nonmeno grata agi' intelletti de' Virtuofi , che fia agli occhi de- 
gli effemminati una faccia molle , e lafciva ; inoltra ancora , che febbene 
alletta molti 1' età bella » e frefca , li fa nondimeno tirare indietro la__i 
difficoltà della via > e la povertà mendica dei veltimenti . 

Sta penfofa » perchè è folitaria , per cercare fé fte'fla nella quiete.? * 
fuggendo i travagli , che trova nelle converfazioni mondane . 

E' mal veltita , perchè un Uomo , che fuor dei luoghi abitati attende 
a fé ftefso i poca cura tiene degli adornamenti del corpo . 

E' anche mal veltita , forfè perchè non avanza tanto ai buffoni nelle 
corti dei Principi, che fé ne poflano veftire i Filofofi , e Virtuofi ; talché 
li può credere , che da quel tempo in qua , che il Petrarca 1' udì chia- 
mare povera , e nuda , ancora non abbia cang iato condizione t o rifarcite 
le veltimenta . 

M 11 libro 



pò ICONOLOGIA 

II libro ferrato , che tiene fotto il braccio, ci dimoflra i fegreti della 
natura, che difficilmente fi fanno, e le loro cagioni, che difficilmente (I 
pofsono capire , fé col penfiero non fi Ita considerando , e contemplando 
minutamente la natura dei corpi fodi , e liquidi , femplici , e compolli , 
ofcuri , opachi , rari , e fpefli , le qualità effenziali , e accidentali di tutte 
le cofe , delle miniere , degli effetti meteorologici , della difpofizione dei 
Cieli, della forma del moto, delle oppofizioni, e influenze dell' anima_» 
umana, e fuo principio, della fua effenza , e delle fue parti, della fua 
nobiltà , e felicità , delle fue operazioni , e fentimenti , colle altre mokif- 
fime cofe , non dirimili da quelle medefime . 

In diverfe altre maniere fi potrebbe rapprefentare la Filofofia ; a noi bafU 
averla fatta cosi , per la facilità di chi legge , e per non avere a confonderci 
cogli enigmi , fuori della chiarezza di quelle cofe , le quali portano confu- 
fione ancora agli fcritti dei migliori Autori ; e però molte con facilità fé 
ne pollono , e fabbricare , e dichiarare , comprendendofi da quella fola__j , 
che la Filofofia è Scienza nobiliflima , che coli' intelletto tuttavia fi per- 
feziona nell' Uomo ; che è poco llimata dal volgo , e fprezzata dai Si- 
gnori ignoranti ; e che fi efercita in cofe difficili , godendo alfine tranquilliti 
4i mente , e quiete dell' intelletto . 




: f o i - 



FINE. 



TOMO TERZO. 
FINE. 

Dì Cefare Bjpa . 



pi 




CM I-I 



UN vecchio decrepito » colli capelli ftefi * e barba canuta k Veftito dì 
verde giallo » Che abbia cinto il e apo di una ghirlanda di edera_o . 
Starà a federe s e che dalla parte finìltra vi Ila un Sole -, eh' elfendolì 
partito dall' Oriente » moftri colli fuoi raggi eflere giunto all' Occafo . 

Terrà colla delira mano una Piramide » in mezzo della quale fiano dieci 
M. , e colla flniltra un quadro » ove fìa delineato un carattere omega_j 
Greco Ci t 

Quello nome Fine può fignìficare dìverfe cofe , Prima : può denota - - 
re il termine , V ultimo ■» e r ellremìtà delle cofe > ed a quello fenfo il 
Petrarca » 

^uefle cofe , che *l del volge » e governa , 
Dopo molto voltar i che fine avranno ? 

Può fignificare la morte » come fine di tutt' i viventi j onde 1* ìflefifo 

dice . 



Signor della mia fine , e della vita . 

M 2 



E può 



jh ICONOLOGIA 

E può lignificare la meta , o fcopo di tutte le cofe create , cioè un_» 
oggetto» un ultima caufa , alla quale tanto la Natura , quanto l'Arte, drizza 
le fue operazioni , dicendo Arillotile nel 2. delle Metaf. fillio , qu& non agit 
propter finenti efl ociofa. Nelli due primi lignificati è intefo da Seneca nell* 
Epiiì. 12. mentre dando la definizione del Fine, diife effere il termine, 
■o efìerminio di tutte le cofe . 

Nel terzo fenfo è intefo da Arillotile nel 2. de demonflratione al cap. 2. 
tex. 12. dicendo il Fine efsere il bene , per caufa del quale fi fanno le_» 
cofe , o dalla Natura , o dall' Arte , foggingendo che quello che fi fa. 
a cafo , o per fortuna , non fi fa per niun Fine , né per niuno fcopo ; nel 
primo della Metafìfica conferma il Fine , effere , per cagione del quale fi 
fanno i moti, e tutte le azioni. Ecco dunque le azioni rifpetto allearti, 
ei moti rifpetto alla natura; e nel primole partibus animalmm cap. I. di- 
ce che il Fine è quello , nel quale fi termina il moto , fé però non ha 
impedimento alcuno . Il Fine in tutte le cofe , che occorrono nel mondo , 
è il primo considerato da coloro che far le devono , quantunque pofcia__» 
Ha 1' ultimo che fi efeguifea , e com' egli ha nome di effetto , perchè a quel 
termine è condotto , il quale avea conceputo nell' animo chi a fare , o 
adoperare fi era dato , così è egli cagione , che muova tutte le altre a__» 
produrlo in effetto , e viene ad effere fervito da tutte le altre caufe , 
cioè formale , materiale , ed efficiente , effendocchè tutte fi adoprano folo 
per confeguire il Fine . 

Dove avvertir conviene , che febbene il Fine , e la caufa finale , po- 
trebbono dirli un' iltefsa cofa , fono però tra loro dillinte , perchè la cofa 
fola » che è attualmente acquetata , fi dice Fine ; ma avanti che fi riduca_» 
all' atto , fi chiama caufa finale ; e a ciò è appropriata la diffinizione del 
Filofofo al 2. della Fifica , ter. 29. ed al quinto della Metaf. tex. 2. 
dicendo , che è quello per caufa del quale fi fanno tutte le cofe , talché 
diremo, che il Fine per diverfe fentenze di Arillotile , ed in fpezie nel 
terzo della Metaf. cap. 3. è quello, che non per altra «aula , ma le altre 
cofe tutte per fua caufa fi fanno . Onde Averroe interpretando tutte que- 
fte cofe dilfe nel 2. della Metaf. al commento del text. 8. Et efl mattife- 
flum caufam finalem effe , per quam unum quodque fit entium , & ejì Hlud , at- 
}ut effe non ejì in re propter aiiam caufam in re Ma , fed omnes caufa exiflen- 
tes iure font propter iflam feilieet , agens , & ante materia , & forma in baben- 
tibus » agens ante materiata , & formam &c. 

Effendo dunque che 1' arti fieno diverfe , bifogna che li loro fini fieno 
ancora diverfi ; effendocchè dal Fine ancora fi difiinguono, perche altre coli* 
animo folo contemplano le cofe , e quelle fiabilifcono il lor fine nella fola 
contemplazione delle cofe naturali, dalli Greci chiamate, ^sapxru^xì , 
idelt Theoriticce , e di quello genere è la Filologia * il Fine della quale è 
la contemplazione delle cofe naturali fenz' alcuna azione corporale . Al- 
tri fiabilifcono il lor Fine nell' operare, non lafcùndo alcuna opera ma- 
nuale , eli chiama, TrpouKTiyxt-, idelt Pracìict , e di quello genere è l'ar- 
te del fonare , ballare , e fimili ; altri poi lalchno dopo il lor operare-» 

qualche 



TOMO TERZO. 93 

qualche manifatura , e fi chiamano, 7ioikuxxÌ , idell Pietica ;' ne fono an- 
cora alcune altre , che non operano alcuna cofa fattizia , ma folamente_s 
acquiltano come 1' arte del pefeare , uccellare 5 e cacciar fiere . 

Si deve credere che tanto la natura , quanto tutte le arti fopraddette_» 
non intendono altro, né hanno altro per fuo Fine chela perfezione , quan- 
do non fiano impedite , come dice Ariilotile nel luogo fopraccitato ; onde_> 
1' Uomo elfendo fra tutte le cofe create perfettiffimo , deve avere per 
Fine la perfezione della vita , elfendocchè non è di femplice natura , ma 
comporto di tutte le qualità di vita , che fotto il Cielo fi trovino , e per 
quello farà anche necelfario che quelle potenze dell' anima , per le quali 
fiamo Uomini , e participiamo di tutte le nature delle, cofe , che vivono , 
abbaino i lor fini , o beni che dir vogliamo , e che quelli fini ordinaria- 
mente rifpondano alle tre potenze , o facoltà delle anime, che in noi fono, 
i quali beni fono P utile , che riguarda la potenza vegetativa , il piace- 
vole che è della concupifeibile , e P onelto appropriato alla parte raziona- 
le ; il che conobbero i Filofofi Gentili i quali vitìfero perciò molto confor- 
mi all' iltìnto della ragione : ma quello non balta al Criitiano , il quale__>, 
oltre il lume naturale , viene illultrato da maggior lume , che è la Fede 
perla quale conofee il fuo nobiliffimo Fine, che è la celefte beatitudine ; ove 
ancora per mezzo di una perfezione Criiliana deve drizzare le fue azioni, 
né dimenticato della parte più nobile , vivere fecondo il fenfo , percioc- 
ché ancor la pianta , e 1' animale irragionevole» fé capaci folTero di ele- 
zione , operarebbono contra natura , e moflruofamente ; fé quella conten- 
tandoli dell' elfere ; e quello della vita, rifiutalfero il vivere , e fentire 
loro maggior perfezione . 

Si rapprefenta il Fine vecchio decrepito , efféndocché quella età fin_j 
la più vicina alla morte ,"quaP è Fine di tutti gli animali, come ancora 
tutte le cofe create invecchìandofi , e per il tempo confumandoti » fi ven- 
gono ad estinguere , ed annullarti ; onde il Petrarca 1 

Ogni cofa mortai tempo interrompe » 

Si rapprefenta colli capelli ftefi , e barba canuta, perchè oltre che_.» 
fignificano la vecchiezza , dinotano ancora » che elfendo il decrepito giunto 
all' ultimo Fine delle operazioni , lafcia in difparte gli adornamenti del 
corpo , non avendo più penfieri » che fi alzino alla contemplazione del- 
le cofe . 

Si vette di color verdegiallo , per lignificare Io ilato della vecchiaia , 
fomigliante all' Inverno , elfendocchè quando il Sole fi allontana da noi , 
e che perciò- rende brevi i noflri giorni, allora gli arbori per il freddo, 
e brine , non danno più tributò allefrondi, riltringendofi in fé iteffe 1' umo- 
re, ond' elfe non avendo quella vitale umidità, che le folleneva in vita, 
fi partano dall' amato tronco con il lor colore verdegiallo , e fanno chia- 
ro elfere al lor Fine , e privi di ogni vigore , in guifa appunto, che 1' età 
decrepita, mancandole P umore naturale, diviene languida, giungendo al 
Fine dell' effer fuo, Gli 



9\ ICONOLOGIA 

Gli fi cinge il capo di una ghirlanda di edera , eflendocchè quefla_j 
pianta vien metta da Pierio Valeriano libro gì. per fegno della vecchiez- 
za , eifendocchè il-mpre fi vede intorno agli arbori , e agli edifìci per an- 
tichità confumati , e ai la/fi , che minacciano mina , come ancora dettala 
edera dove fi attacca , tirando a fé 1' umidità naturale , e colle fue folte 
numerofe , e da ognintorno fparfe radici , fmovendo , e fconquafsando li ar- 
bori, li priva di umori , e fi feccano ; e le fabbriche appoco appoco rovinando, 
vengono a cader per terra . 

Lo itare a federe, né dimoftn di eflere fianco dal viaggio, che ha fatto 
di moki anni , e che non potendoli reggere più in piedi , cerca il ripofo 
per ultimo Fine del fuo paifaggio , eflendo vicino al ridurci nella materia 
di che fu formato . 

Vi li dipinge , che d?lla parte Anidra fia un Sole , che partito dall' 
Oriente , moltri colli fuoi raggi eflere giunto all' Occafo , per dimollrare 
sì che il giorno fia finito, come ancorai' Uomo, che avendo finito il fuo 
corfo , giunga al Fine di qualfivoglia opera fua . 

Tiene colla delira mano la piramide fegnata, nella guifa che abbiamo 
detto, eflendocchè Pierio Valeriano nel libro 39. dice , che fignifica il 
Fine, o la perfezione dell'opera, e modo compiuto ; perciocché la Miria- 
de, la quale è il numero di dieci miglia, conlfituifce la metà, e che_» 
quello numero multiplicato dall' unità è grandiflìmo, e perfettiflìmo j 
di manieracchè prefo il principio dell' unità fìnifea in Miriade la bafe 
della piramide, e come fi legge nel Filone fi termina colla lunghezza-.» 
di cento piedi , e tanti di larghezza , che duplicati fecondo la natura del 
quadrato , rifultano al numero , che abbiamo detto , che è perfeteiflimo . 

Si dice che fignifica il Fine , e perciò dimoitriamo ancora , che tenga 
colla finillra mano 1' Omega fi Greco , eflendo 1' ultima nota dell' alfa- 
beto, per mezzo del quale vengono ad elTere efplicate tutte le cofe create ; 
e per quello ancora dilfe Dio benedetto nell' Apocalide al 1. cap. Ego fum 
xAlpha , et Omega , Principio , e Fine ; e però ringrazio il grande , ed 
Onnipotente Iddio che non mi ha abbandonato in quelt' opera ; fatta ad 
onor fuo fino al Fine ; onde non pofso dire , come fende David nel 37. -Z>/ 
q:ud Deus repidifli in finem ; ma lodo Dio , che è mio Principio , e Fine . 




FISCO . 



TOMO TE R Z 
FISCO. 

Dell' cibate Cefare Orlradt. 



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Cario Ùì -antii. 



UOmo feduto, di faccia auftera, e terribile, di corporatura pingue , e 
veftito di lungo ricchifGmo abito . Abbia in telta una ghirlanda di 
cipolle . Colla mano delira tenga impugnata una fpada nuda grondante fan- 
gue , il quale li mira cadere a terra , e trasformarfi in denari , gioje ec. 
che vengono, raccolte da un Uomo , e ripofte in grembo alla Immagine . 
Colla finifira. mano fofterrì un forziere , con fopra il Triregno , la Coro- 
na Imperiale , Reale ec. 

Per la parola Fifco , nella Legge civile , intende!! 1' Entrata di dena- 
ro » o vogliam dire Teforo propriamente del Principe. §. i. §, hoc inte-t- 
àìHitm ff. ne qnìd. &c^ a lui dovuto per un certo tal quale premio del 
pefo che foltiene , e concefsogli in ufufrutto , non in proprietà- * per la_s 
difefa dell' Imperio , e per il buon regolamento de 1 Popoli L patta con- 
consenta §. fin. ff. de. contr alien, empì* l. fin. §. fi. f£z qui pot in pìg. ha- 
bere &c. Quindi è che Fifco fi dice Camera dell' imperio , per diftingue- 
re ,che queiti beni appartenenti al Principe, devono da eflfo impiegarti" in 
prò del fuo Stato , ed ih foilegno del decoro, e mantenimento di iiia fami- 
glia i e perfonaj a differenza degli altri effetti , e ricchezze fue proprie * 

che 



P<* ICONOLOGIA 

che non ifpettando punto all' Imperio, da elfo fipoffiedono ,come perfon* 
privata . Niuno , fenonfe Principe Sovrano ha diritto di avere il Fifco . Le_» 
Città municipali , i Cartelli , e qualunque luogo , che non abbia fommo impe- 
rio , non pollone aver Fifco ; hanno bensì , o polfono avere una Borfa_» 
comune , la quale non impropriamente diraffi Erario . E qui è da notare 
che non è da prenderti promifcuamente Erario , e Fifco : Imperciocché 
la differenza, che tra loro pafla fi è, che 1' Erario è denaro pubblico, e 
dell' Imperio ; ed il Fifco è denaro del Sovrano . In Roma fotto gì' Im- 
peradori , il termine ojErarmm fi ufava per le rendite desinate al foltegno 
dell' Impero, ed il termine Fifcus per quelli della propria famiglia dell' 
Imperadore . L' Erario in fatti , o fia il pubblico Teforo , apparteneva^ 
al Popolo, ed il Fifco al Principe . Altra differenza palla tra Erario, e 
Fifco. Al Fifco fpettano I' entrate flraordinarie , e quelle entrate, che 
da altri fi perdono per indegniti, e delitti ; le quali da moderni vengono 
denominate Confifcazioni : L' Erario poi pubblico fi compone col ritratto 
de' tributi , e gabbelle . 

La parola è formata dal Greco (QiffKOS , un paniere grande , che fi adoprava 
nell'andare al mercato , e quello era comporto o di vinco , o giunco , e limile 
pieghevole materia. Sono tuttavìa in ufo quelli panieri, e fono quelli, che 
comunemente vengono chiamati fporte , o fportulce fi adoprano principal- 
mente dai fpenditori di vitto giornaliero; e come in quefti fi poneva , e fi 
pone non folo roba , per figura , provvifioni da mangiare ec. ma eziandìo il 
denaro, perciò da una certa tal quale comparazione a Fifcis ha tratta la lua 
denominazione il Fifco , tamquam nummorum receptaculum . Afconio a que- 
flo propofito : Fifci , fi fanti* fifcelU Ipartea fmt utenfilia ad majoris fumm.t 
pecunias capiendas ; undequia major fumana eli pecunia public* , quam private , 
factum efl , ut Fifcus prò pecunia publica dicatur . 

Si dipinge il Fifco di faccia aultera , e terribile , per denotare Io fpa- 
vento , che egli arreca non folo ai caduti in difgrazia del Principe , ed 
agli empi , per il dolorofo palfaggio de' loro effetti in fuo potere ; ma_j 
altresì agli eredi di quell'infelici, che per le confifcazioni, provano quel- 
le affannofe miferie , che è facile il concepire , quali poifano nafcere dal- 
la perdita delle foltanze . 

Dal Fifco ne è nata la parola confifcare , che è lo rteflb che trasfe- 
rire al Fifco del Principe . Quindi Svetonio in Aug. Confifcata bona , qtt 
Fifco funt adjudìcata . 

L' atto di federe Jimoftra ftabilità , e fermezza , o fia Scurezza ; come 
non folo da Pierio Valeriano , ma da chiunque altro, che dei Geroglifici 
abbia trattato , e particolarmente da varj rovefci di Medaglie , chiaramen- 
te fi raccoglie . In una Medaglia di Marco Aurelio Antonino vi è una_i 
Dea fedente con quella ifcrizione : SECURITA TI PERPETUAE . In una 
di Gordiano vi è Umilmente la Dea Sicurezza affifa, colle parole: SECU- 
RITAS AUGG. Così in altra di Nerone, nella quale è rapprefentata la 
Dea fuddetta a federe fu ornatirtìma fedia ; colla delira mano fi foltiene la 
fella cella finilìra , itringe un battone , ed ha innanzi un altare col fuoco ac-> 

cefo , 



TOMO TERZO. 9 j 

cefo , e vi fi legge : SECURITAS AUGUSTI S. C. In altre moltiffime 
Medaglie a federe è figurata la ficurezza. 

Con quello atto pertanto voglio indicare la fermezza, e {labilità del Fi-* 
fco , efsendo tale di fua natura , e dicendoci Fifco , quali fifso , itabile ; e 
ciò per due ragioni : prima per effere fempre ricco , e non foggetto a__» 
fallire ; fecondariamente perchè è perpetuo , e mai perifce , e benché 
manchi la perfona che ne è 1' attuai Padrone , rella fempre nientedimeno 
nel fiio effere , e luogo . Dottrinalmente nota tutto quello Marcantonio 
Peregrino : De Tri-vilegiis ,& jurìbus Fifci ' lib. r . tit. i. num. 34. & fiqq. così 
dicendo : Fifcm dicitur quafi fixus , idejl firmm ; & hoc duplici refpcclu : pri- 
mo quia femper efl dives, & folvenio , l. 2. ff. de funde dot. fic Glof. & Bar. 
in Bjtbr. C. de jure fifci . Bald. in l. 1. n. 7. C. de bar ed. ven. & con/. 363. 
in 1. Secando quia Fifcus efl fixus , & flabìlilis , quìa perpetuns , & numquam 
moritur . not. in leg. v.nic. §. fin. ff. fi quis jns die. non obtemp. & per Bai. 
confi 271. &c. Et quamvis mutetur Domini perfona , femper tamen idem Fi- 
fi cm efl , fic. Bald. confi 3 6" 3. col. 2. 

E' pingue, e veitito di ricchiffimo , e lungo abito , per fignificare nel- 
la pinguedine, e nella magnificenza del vefìimento la ricchezza, ed ab- 
bondanza flabile del Fifco 1 Fifcm efl femper di-ves . Teregrin. de primi. & 
jurib. Fifci , e nella lunghezza dell' abito 1' autorità fomma , che elfo ha 
in fé . Che il lungo abito fia fimbolo di autorità , ferietà , e gravità , fé 
ne è altre volte ragionato . 

La cipolla , fecondo il Valeriano , ed altri , è fimbolo delle lagrime . Di 
quelle fi pafee , e s' impingua il Fifco, cioè,,, non delle proprie [ perchè 
egli fempre ride , benché non lo dimollri ] ma delle altrui ; mentre acca- 
dendo le confifeazioni , fono quelle accompagnate dal pianto di chi fi tro- 
va fpogliato , a motivo delle commeffe indegnità ; e perciò la corona di 
cipolle dìmollra 1' afflizione , che il Fifco porta in quelle cafe , e fami- 
glie , dove gli è dato- di efercitare il fuo potere . Della cipolla così il no- 
minato Valeriano lib. 58. fecondo la traduzione di Mario Beringhieri . „ 
„ La Cipolla appreffo alcuni geroglificamente fìgnificava le lagrime ; e di 
„ qui avvenne che Biante Filofofo etfendo richielto dal Re Aliatte con_s 
,, grande amorevolezza a doverfi valer della fua amicizia , gì' impofe che 
,, mangiale della Cipolla ; le cui fevere parole dicono effere fiate tali « 
» S7&> cfAuaV^n >téA£i/£ , Kpèv(*f*>u% ivfyììv , cioè : Io comando ad Aliatte 
„ che mangi delle cipolle . i'erocchè e cofa chiara ad ognuno , che Ia__» 
» cipolla fa cuocer grandemente gli occhi , e provoca le lagrime infin_» 
„ per maneggiarla folamente . Onde molto a pròpofito è chiamata da 
„ Columella Lagrimofa ; ed in Ariilofane , domandato Dionifio perchè co- 
„ sì piangefse , rifpofe che egli odorava la cipolla , e però la chiamano 
„ i Greci npóppov , ori w?p%S f*veì t<£V ztQiov tw » perchè ella fa fer- 
ii rar gli occhi a chi ne mangia ec. ,, Oh P è pur la forte cipolla il 
Fifco , a chi egli fi appreffa ! 

La fpada nuda , che tiene impugnata , fimboleggia la Giustizia fempre_> 
pronta a porre in efecuzione la fua forza contra degl' indegni , come 

N ' altresì 



9 S ICONOLOGIA 

altresì fpiega il fommo potere del Principe , che ha modo di giungerci 
ovunque , e ben punire le fcelleraggini , Bene a quelto propofito il det- 
to di Ovvidio : 

<An xefcis longas Hcgibtts effe manta ? 

Il fangue che gronda dalla fpada moirra il cafHgo efeguito fopra dei 
malfattori ; ed il denaro » ed altre cofe ricche , nelle quali fi vede trasfor- 
mare il detto fangue , ombreggiano che dalla punizione dei delitti » o fia 
dalla pena dei rei , ne fortifee dell' opulenza al Fifco . 

L' Uomo poi » che fi vede raccorre dette ricchezze , e rìporle in_* 
grembo all' Immagine , indica i Miniitri del Fifco . 

Coli' altra mano foftiene il forziere con fopra il Triregno , la Corona 
Imperiale « Reale ec» per individuare la qualità del Fifco , che come già 
fi diife , altro non è che un ricetto di denari , o fia entrata -, o fi chiami 
borfa del Principe ; ed il. Triregno , le Corone Imperiali , Reali ec. 
denotano » come parimente fi dille , che unicamente è dei Sovrani 1' ave- 
re il Fifco . 

Vedi fu quella materia il citato Peregrino : De Trivilcgiis , & juribm 
Ilfci » dove diffufamente i e con fonima diltinzione ne parla . 




FIU- 



/ 

TOMO TERZO. 99 

FIUMI 

TEVERE. 

Di Cefare Ripa . 

SI vede il Tevere , rapprefentato in molti luoghi in Roma » e particolar- 
mente nel Vaticano in una bellifiima ftatua di marmo , che ita giacen- 
do t e fotto ii braccio deliro tiene una Lupa » fotto la quale fi veggono 
due piccioli Fanciullini » che colla bocca prendono il latte da e(Ta . Sotto 
il medefimo braccio tiene un' urna » dalla quale efce acqua in grandiffima_j 
copia. Ha, nella finittra mano un cornucopia pieno di varj frutti, e colla 
delira mano tiene un remo . Ha la barba , ed i capelli lunghi » ed è co- 
ronato da una bella ghirlanda di varj frutti , e fiori . 

Il Tevere è Fiume d' Italia , il quale efce dal deliro Iato dell' Appen- 
nino , e divide la Tofcana dall' Umbria » e Campagna » come anche la Cit- 
tà di Roma . 

Si dipingono i Fiumi giacendo , per dimoftrare , che la loro proprietà» 
è l' andare per terra . 

I due piccioli Fanciulli» che prendono il latte dalla Lupa» fi fanno per 
memoria di Romolo » e Remo fratelli , Fondatori di Roma » i quali furo- 
no trovati alla riva del Tevere efpolti , che pigliavano il latte da una_j 
Lupa . 

Si corona detta figura in memoria delle vittorie de' Romani » che per- 
ciò fi vede il ritratto in alcuni luoghi , che detta figura fia coronata non 
foto di fiori » e frutti » ma di lauro . 

II cornucopia colla diverfità de' frutti , fignifica la fertilità nel Paefe « 
dove paffa . 

Il remo dimoflra efler Fiume navigabile» e comodo alle Mercanzie. 

TEVERE 

Come dipinto da Virgilio nel 7. dell'Eneide. 

f\ "Dando in ripa del Fiume il "Padre Enea » 
£"C Sotto l' aperto del pojl' a giacere » 

Diede alle membra alfìn breve ripofo : 

Ed ecco il Dio del luogo » il Tebro ftejja 

Dagli Oppj folti tra le fpeffe fronde 

"Parve eh ufcijfe dal tranquillo Fiume * 

Veflito di un fottìi ceruleo velo » 

E di frondofa canna cinto il crine . 

N 2 H ve- 



ioo ICONOLOGIA 

Il veftìmento di colore ceruleo fi fa per dimoftrare la chiarezza delle 
acque, eflendo allora più chiara > quando meglio riceve il colore dal Cie- 
lo , e però fu dimandato il Tevere Albula dapprincipio , che doì da Tibe- 
rino Re degli Albani nel Tevere fommerfo , fu chiamato liberino , (a) 
ficcome in molti Storici , e Poeti fi legge, e nella fcguente ifcrizione_» 
trovata fulla ripa del Tevere , non lungi da Orti , Città di Tolcana . (b) 

Sex xAtufms . Sex. fil. fobìa, 

I{pm. Trìfcus Euoc. <Aug. Trimus 
Omnium . *Aram . Tiberino . Tofuit . 
Quarn . Caligato* . Voverat . 

Potrafll ancora far il velo di color flavo» perchè cosi Io dipinge Vir- 
gilio nel 7. dell' Eneide . 

Et multa flatus arena 
Tyberis . 



Ed Orazio . 



Vidimus fiavum Tyberìm . 



la ghirlanda di canna , che gli dì Virgilio , conviene a tutti ì Fiumi » 
perchè facilmente nafcono in luoghi acquofi. (e) 

A R N O . 

UN Vecchio con barba , e con capelli lunghi , che , giacendo , fia pofa- 
to con un gomito fopra un' Urna , dalla quale efea acqua . Avrà 
quella figura cinto il capo da una ghirlanda di Faggio , ed accanto vi farà 
a giacere un Leone , il quale tenga colle zampe un giglio roflb ; perchè 
i* uno e 1' altro dinotano 1' antica arme di Firenze , principal Città dì To- 
fcana , per mezzo della quale pafTa 1' Arno . 

Dicefi , che altre volte i Fiorentini fi eletfero per loro infegna , fra 
tutti i fiori il gìglio bianco in campo rodo ; ma poi per alcune dilcordie 

nate 

I INI ' — ^— ■ _-^—~ — - 

[ ff ] Tiberinns in trajeBu /fibula amnii fubmerfus , celebre ad Ptueros nemen Flummi 
ieàìt . T. Liv. Hift. lib. 1. 

[ b ] Orti , o Orta è Città nel Patrimonio di S. Pietro . Giace preflb il Tevere , 
dillante 40. miglia da Roma, io. da Città Cailellana , e 14. da Viterbo 

[ e ] In un rovefeio di medaglia , che il Senato decretò in onore di Antoni- 
no Pio, fi vede il Tevere figurato in un Vecchio giacente , dal mezzo in su ignu- 
do , che appoggia gli omeri ad uno fcoglio , e vi ripoia il fmiilro braccio , 
la cui mano foftiene una canna , mentre diilende la deiira ad una prora di na- 
ve , che gli da appreflb , e fi legge intorno alla medaglia . TR. POT. COS. 
III. « fotto alla figura TI13ERIS g. C. 



TOMO TERZO. 101 

nate tra di loro , come racconta Criiloforo Landini , eleffero il gìglio rollo 
in campo bianco . 

•Eleflero parimente fra gli animali il Leone , ficcome Re di tutti gli 
animali , e fra gli Uomini eccellenti , per il lor maggior figlilo Ercole . 

Gli fi dà la ghirlanda di Faggio , per denotare , che 1* Arno » fecon- 
docchè racconta Straberne , efee dal lato deliro del Monte Appennino , da 
un luogo chiamato Faljerona , (a) ove è gran copia di Faggi . 

Scende quello Fiume dal fopraddetto luogo , da principio , come un_, 
Rufcello di acqua fra Urani balzi , e itrabocchevoli luoghi , e valli , verfo 
1* Occidente , e poi entrandovi molte forgenti di acqua , Torrenti , e Fiu- 
mi s' ìngroifa , e lafciando alla finiiira Arezzo , entra nel Fiorentino , e_> 
palfa a Firenze, e fi partifee in due parti» e quindi feendendo a Pifa, pa- 
rimente quella divide, e poi corre alla Marina , ove finifee il fuo corfo. 

Si può anche dipingere detta figura col cornucopia , attefocchè , dove 
egli palfa, fono luoghi fertili della Tofcana. 

p cy . 

DA diverfi , ed in particolare da Probo , è fiato dipinto il Pò , non folo, 
che fi appoggi , come gli altri Fiumi , all' urna , e che abbia cinto i* 
capo di ghirlanda di canne , ma che abbia la faccia di Toro colle corna. 

Dipingefi in quella guifa , perciocché [ come racconta Servio , e Probo ) 
il fuono che fa il corfo di quello Fiume è fimile al rugito del Bue , co- 
me anche le fue ripe fono incurvate a guila di corna . 

Per dichiarazione della ghirlanda di canna , ci ferviremo dell' autorità 
degli Antichi, perciocché loro coronavano i Fiumi di canne, perchè, co- 
me abbiamo detto nella pittura del Tevere » la canna nafee , e crefee meglio 
ne* luoghi acquofi , che negli aridi . 

Si potrà anche dipingere quello Fiume vecchio, con capelli , e barba 
lunga canuta, e , come abbiamo detto , che s' appoggi all' urna , dalla quale 
efea copia di acqna , e faccia fette rami , ed in eiTa fia un Cigno . Terrà 
con una delle mani il corno di dovizia , e coli' altra un ramo di albero , 
dal quale fi veda lagrimare umor giallo . 

Avrà in capo una ghirlanda di Pioppo , per mofirare non folo , che_j 
quello Fiume è circondato da quelti alberi ; ma per memoria di quello che 
fi racconta favolofamente delle forelle di Fetonte , il quale fu fulminato da 
Giove , e fommerfo nel Pò , ed etfe trasformate in Pioppi alla riva di 
quello Fiume , come ancora Cigno Re di Liguria in Cigno ; che perciò vi 
fi dipinge anche il detto uccello , vedendofene di elfi in detto Fiume-» 
gran quantità . 

E' quello 

■ ■ •<■''■' ' ■ *-i 

£ a 3 per mezzo Tofcana fi fpazia 

Un Fiumicel , che na ce in Palterona, 
£ cento miglia di corfo noi fazia » 

Vanti Purgatorio. Cant. 14. 



ioz ICONOLOGIA 

E' quedo Fiume noviffimo in Lombardia , il quale nafce nel grembo 
dell' altiflìmo monte Vefalo , da' confini di Liguri dabieni con chiariflimo 
e breviflimo principio per le Api fcende , e poi calando fotto terra rifor- 
ge , ed entra con fette bocche nell' Adriatico Mare « onde fi dice far fet- 
te Mari . 

Per il cornucopia , racconta Plinio nel terzo lib. che il Tò ingroffa nel 
nafeimento della Canicula , quando fi druggono le nevi , ed è più rapido 
per i campi , che per i Navigli ; ma non però fi appropria nulla di quel- 
lo che toglie , e dove paffa , quivi rimane più graffo , e doviziofo . 

Per dichiarazione del ramo» che dilla 1' umore fopraddetto , il Boccac- 
cio nel 7. libro della Genealogìa deli-i Dei , dice che d' intorno al Pò nufeo- 
no divede lpecie di alberi, per forza del Sole, fenza effer piantati; onde 
circa il fine della State , mentre che il Sole conlincia a declinare , fudano 
un certo umore giallo , in modo di lagrime , il quale fi raccoglie con ar- 
tifizio , e fi compone in ambra . 

ADIGE. 

UN Vecchio, come gli altri a giacere, appoggiato ad un' urna, dalla 
quale efea gran copia di acqua . Sarà coronato di una ghirlanda di 
diverfi fiori , e frutti , e colla delira mano tenga un remo . 

L' Adige ha la fua fontana , dalla quale elee nelle Alpi di Trento ( fe- 
condo Plinio ) , e mette il capo nel Mare Adriatico alli Foffoni , ove è 
affai bel Porto . 

Gli fi dà la. bella ghirlanda di varj fiori, e frutti, per dimoflrare che 
per dove egli paffa è ameno , e fruttifero , come bene dimollra Virgilio 
nella Bucolica , e nel nono lib. dell' Eneide , quando dice : 

Sive Tadi ripis , <Athefim feti propter am<emm . 

II remo , che tiene colla delira mano , dinota effer quello nobil Fiume 
navigabile , perciocché per elfo fi conducono varie cole per 1' ufo degli 

Uomini . 

NILO. 

B^apprefentato in una Statua di marmo pofla 
nel Vaticano di F{pma. 

STa a giacere con chiome » e barba lunga . Ha il capo inghirlandato di 
fiori , frondi , e frutti . Giace col braccio Anidro appoggiato fopra_j 
una Sfinge , quale ha la faccia fino alle mammelle di Giovanetta , ed il 
redo del corpo di Leone . Tra la Sfinge , ed il corpo del Nilo fi vede_* 
ulcirc gran quantità di acqua . Tiene colla Anidra mano un corno di dovi- 
fcia pieno di frondi, fiori e frutti. Stanno fopra la perfona di detto Fiume, 

come 



TOMO TERZO. 105 

come anche fopra di un Coccodrillo > porto accanto ad eflfo » Tedici pic- 
cioli fanciullini , i quali con allegrezza inoltrano di fcherzare » 

Il Nilo 1 come dice il Boccaccio nel 7. lib. della Genealogìa delli Dei, 
è Fiume meridionale» che divide 1' Egitto dall'Etiopia» e fecondo la co- 
mune opinione naice ne' Monti di Mauritania , preffo all' Oceano . 

Quello Fiume fi pofa fopra alla Sfìnge , come moltro famofo dell' Egit- 
to , ove pafla quello Fiume . 

Mettevifi anche il Coccodrillo , per efler anch' elfo animale dell' Egit- 
to » e , per il più , folito (lare alla riva del Nilo . 

La gran quantità di acqua , che efee nel detto modo , moftra I* innon- 
dazione del Nilo , nella regione di Egitto , e negli altri Paefi , o.v' egli 
pa(Ta . 
\ Li fedici fanciulli lignificano fedici cubiti di altezza dell' inondazione^ 
del Nilo , che è ltata la maggiore che abbia fatta ; e i' allegrezza de' put- 
tini 9 moftra I' utile , che di tale innondazione cavano le Perfòne di que' 
luoghi , che fono aridi , e fecchi , per efter fottopofti alla gran forza del 
Sole ; onde per tale innondazione fi fanno i terreni fertili-» ed i Paefi ab- 
bondanti , che ciò fignifica il cornucopia » e la ghirlanda . 

TIGRE. 

Isella Medaglia, di Traiano . 

UOmo vecchio ,- che , come gli altri , fta giacendo con 1* urna da un lato, 
e dall' altro ha una Tigre . 
Nafce quello Fiume nella maggiore Armenia, nel piano di un luogo, 
detto Elongofine, e girando in diverfi luoghi con dieci bocche , cntra_» 
nel Mare Perfico . 

Dicefi, eh' ebbe quello nome di Tigre , per la velocità , come anche 
perchè nel luogo, ove pafsa , fi dice eifervi quantità di quelle fiere .. 



u 



DANUBIO. 

"ideila Medaglia di Tra) ano- . 

N Vecchio , che fi appoggi, come gli altri , all' urna , la quale verfì 
aequa , e che tenga, coperta la. tella con velo .. 

- Coprefi 

[ a ] Nel rovefeio di una medaglia battuta in onore dell' Imperadore Adriano 
fi vede il Nilo rapprefentato in un Vecchio che fiede 5 dal mezzo in su è ignu- 
do j ed il deliro braccio appoggia ad imo fcoglio , ftringendo colla mano una 
canna , mentre collafiniiìra loitiene il cornucopia . A lato del ginocchio gli fta 
un Fiaciulla , ed appreiìb ha un altro fanciullo •■ , che cavalca ì' animale 
detto Ippopotamo » e non molto diftofto vi è un Coccodrillo , 



io 4 ICONOLOGIA 

Coprefi il capo con velo , perciocché non fi Capeva di certo 1' origine 
del fuo nafeimento , onde Aufonio negli Epigrammi , così dice : 

Dam&ius penitis caput occultatiti in orìs . 



A C H E L O O . 

DA Ovvidio nel libro 9. delle Metamorfosi viene deferitto con barba , 
e capelli lunghi . Ha da una banda della fronte un corno , e dall' 
altra banda , non elfendovi l'altro, fi veda la rottura di eJo, ed è ghirlandato 
di falce , e di canne : ed Ovvidio nel luogo detto di fopra , così fa men- 
zione , quando elfo Fiume di fé Hello dice , dopo 1' eflTer flato abbattuto 
da Ercole . 

to mi trovai /cornato , e fenza moglie , 
Con doppio difonor , con doppio affanno > 
Benché oggi con cerone e canne, e foglie 
Di falci afeondo alla mia fronte il danno . 

Tiene fotto ad uno delle braccia due urne » da una delle quali efee-» 
acqua , e dall' altra nò . 

Acheloo è Fiume famofiflìmo della Grecia , e nafee nel Monte Pindo, 
e dividendo la Etolia dall' Arcadia , finalmente difeende col Mare in_> 
Malia . 

Secondocchè favolofamente dicono i Poeti : Oneo promife Deianira_j 
fua figliuola , belliffima giovane » per moglie ad Ercole , con quella condi- 
zione) che riducefse le acque del Fiume Acheloo in un fol letto, perchè 
feorrendo con due , allagava tutti i frutti , e le biade di que' Paefi , e fa- 
ceva grandinimi danni ; però dicefi , che Ercole dopo molte fatiche , com- 
battendo con Acheloo cangiato in toro , lo vinfe con rompergli , e torgli 
un corno dal capo , che fu quando raccolfe le acque in un fol luogo » e_> 
lo refe fertile > ed abbondante > e perciò fi rapprefenta con un' urna , che 
getti acqua , e 1' altra nò . 

A C I . 

Deferitto da Ovvidio nel ij. lib. delle Metamorfofi ; e Galatea di 
lui Innamorata , così dice : 

Vn bel Giovane intanto in mezzo al Tonte 
Io veggio infmo al petto apparir fwre , 
Che ornata dì dite come avea la fronte , 
Di maefìà ripiena , e di fpkndore . 

Io 



TOMO TERZO. -jo$ 

Io riconobbi alle fattezze conte 
^ìc'ti fé non che molto era. maggiore 1 
Lucide uvea le carni , e criflalline , 
£ di corona , e canne ornato il crine . 

Ari, è Fiume della Sicilia 1 procedente dal Monte Luna. 

ACHERONT E , 

Fiume Infernale* 



Q 



Uefto Fiume farà di color tanè (Unto , che getta per 1' urna acqua , e 
rena; perciocché Virgilio nel Ho. io. dell' Eneide» cosi dice: 

Mine via Tartarei , q<4£ fert yAcberontis ai undas % 

Turbidus hic ceno , vajìaque voragine gurges . 

e/Ejiuat , atque omnem Cocyti erutlat arenam . A 

co c ito/ 

Fiume Infernale* 

SArà quello Fiume dì color tutto nero , e che per I' urna getti acqua 
del medesimo colore » perchè Virgilio nel fefto libro nel!' Eneide , 
così dice i 

■Cocitufqne finn labens circumfiuit atro , 

S T I G E . 

Talude Infernale . 



u 



Na Ninfa di color tanè ofeuro , e che verfi coli' urna acqua del me- 
defimo colore . 

FLEGETONTE. 

Fiume Infernale . 



DI color tutto ro(To, coll'urna in liballa del medesimo colore, dallo_j. 
quale verii acqua rotta. , e bollente , per feguitare la fentenza di 
Dante al 14. canto dell'Inferno, quando dice : 

In tutte, tue queflion certo mi piaci , 
mfpofe, ma il bollor dell' acq : ia roffa 
Dovea ben fol-ver l' una , che tu taci . 
.".VI O INDO 



io5 ICONOLOGIA 

INDO. 

DI afpetto grave , e giovanile , con una corona di fiori , e frutti in_» 
capo , appoggiato da. una parte all' urna , e dall' altra vi farà un_* 
Cammello . 

Indo è Fiume grandiflimo , il quale riceve feCfanta Fiumi , e più di 
cento Torrenti . 

Si corona di fiori , e di frutti , in fegno che il Paefe rigato da lui è 
fertile oltremodo , ed i fuoi Abitanti vivono politicamente . 

Gli fi mette accanro il Cammello » come animale molto proprio del Pae- 
fe 5 ove è quello. Fiume » 

GANGE. 

DI afpetto rigido» con corona di palma in tetta . Si appoggia da una__» 
parte, come gli altri Fiumi» all' urna» e dall'altra vi l'ara un Rino- 
ceronte . 

Gange gran Fiume degl' Indi , nafee al fonte del Paradiso . 
Si rapprefenta d' afpetto rigido , effendo i fuoi Abitanti poco dediti alla 
cultura , e per confeguenza poco civili . 

Gli fi pone accanto 1' animale fopraddetto » come animale del Paefe » 
ove paflfa quello Fiume » 

GANGE FIUME. 

Conte dipìnto nell' Efequie di Michelangelo Buonaruotì in Firenze . 



u 



N Vecchio inghirlandato di gemme , come gli altri Fiumi * coli* urna» 
ed accanto 1' Uccello Grifone . 

N I G E R. 



UOmo moro, con corona di raggi intorno intorno atla tefta . S' ap- 
poggi all' Urna » e da una parte vi è un Leone » 
A quello Fiume * per efler fotto la Zona torrida , gli fi fanno i raggi 
in capo di carnagione mora , come fi vedono gli Abitanti dove egli patfa , 
che fono mori , e quali abbrucciati dal Sole . 

Gli li mette accanto il Leone » come animale principaliflimo del 
paefe > ove riga quello Fiume . 

HOMI 



TOMO TERZO. iof 

FIUMI. 

Defcritti da Elìano • 

ELiano Storico Kb. 3. cap. 33. De imaghibus fiwvioruru » dice che Ia_g 
natura , e 1' alveo de' fiumi ci fi rapprefenta avanti gli occhi ; nondi- 
meno alcuni avendoli in venerazione formarono le loro immagini , parte 
con figura umana , e parte bovina . Simile a' buoj gli Stenfalj nell' Ar- 
cadia facevano il Fiume Erafino * e il Metopa ; i Lacedemonìefi 1' Euro- 
ta ; i Sicioni popoli nel Poloponeflò non lungi da Corintio , e i Filala lo- 
ro vicini 1' Afopo; gli Argivi il Cefiflo . In figura umana facevano i Pfofi- 
V) popoli nell' Arcadia 1* Erimanto » che fecondo Plinio lib. 4. cap. 5. feor- 
re nell' Alfeo Fiume ; il quale dagli Erenfi Arcadi medefimamentei fu rap- 
prefentato in forma umana » i Cherronefi che fono dalla parte di Guido fi- 
milmente loro ancora 1' ifteflb Fiume ; gli Ateniefi poi riverivano il Ce- 
fiiTo j come Uomo cornuto . In Sicilia i Siracufani aflbmigliavano 1' Ano- 
po ad un uomo ; ma onoravano la fónte Ciana come femmina . Gli Egì- 
ftei 1 ovvero Egeftani in Sicilia , non lungi dal Promontorio Lilibeo , riveri- 
vano in forma umana quelli tre Fiumi « il Propace > il Crìmiflb « e il Tel- 
mifto . Gli Agrigentini al Fiume cognominato dalla lor Città •> gli facrifi- 
cavano » fingendolo in forma di putto graziofo , i quali anche in Delfo can- 
facrorno una Statua di avorio « fcrivendole fopra il nome del Fiume , e 
fecero detta Statua fimile ad un fanciullo 1 e per maggior vaghezza d£ 
quello nollro ragionamento non voglio mancare di mettere in confiderazio- 
ne il .bello enigma del Signor Giovanni Zaratino Cartellini , nel quale fotto 
continue allegorie fi deferivono diverfi effetti» e qualità del fiume. 

•perpetuo claufum tenuti me mater in alvo* 
Et nunquam peperit; fum tamen ipfe fenex* 

\AJ]idue jaceo, tamen omnì tempore curro* 
Et paucis boris millia mille vagor . 

Sum penitus mollis , pnedura , & pondera ge/io » 
Qua nec >Atlas pojfet tollere utraque manu . 

Os ego non habeo » clamoque elingtàs ad auras » 
7{pnnullis vitam » mortem aliis tribtto . 




Ó 2 FLA- 



idi 



ICONOLOGIA 
FLAGELLO DI DIO. 

Di Cefarc P\ipa . I 




F7^up777odTjJ7o 



UOmo veftito di color roCfo . Nella mano delira tenga un3 sferza , e_> 
nella finillra un fulmine , eflendo 1' aria torbida , ed il terreno dove 
ftà , pieno di locufte . Si prende il feflfò per lo vigore , e per la portanza 
fopra i colpevoli, e {"cellerari . 

Il color roflo lignifica ira , e vendetta ; la sferza è la pena agli Uo- 
mini più degni di perdono , per correggerli , e rimenarli selli buona via , 
fecondo il detto : 

ghns amo , argno , & caflìgo . 

Il fulmine è fegno del caftigo di coloro , che oftinatamente perfe- 
Verano nel peccato , credendoli alla fine della vita agevolmenre impetrare 
da Dio perdono . 

Significa eziandio il fulmine la caduta di alcuni , che per vie torte * 
ed ingiulle fono ad altiffimi gradi della gloria pervenuti , ove quando piii 
fuperbamente fiedono , non altrimente • che folgora, precipitofi , calcano nel- 
le miferie , e calamità . 

Per le locutte , che riempiono 1' aere , e la terra, s'intende 1' univer- 
fal caltigo , che Iddio manda alle volte iopra i Popoli , accennandoli 1' Mo- 
ria dei flagelli di Egitto, mandati per cagione della pertinacia» e oitina- 
*a voglia di Faraone . •* FOR- 



r a m o r e r za, 

FORTE Z Z A t 
Di. Cefara mpa x 



100 




DOnna annata , e veftita di lionato _ E fé fi deve offervare Fa tìfono- 
mìa , avrà il corpo largo , là llatura diritta , le offa grandi , il petto 
carnofo , il color della faccia fofco , i capelli ricci , e duri , P occhio lu- 
cido , e non molto aperto. Nel.'à de (Tra mano terrà un afra», con un ramo 
di rovere , e nel braccio fihiiln uno- feudo , in mezzo del quale vi fia di- 
pinto un Leone , che fi azzuffi Con' un Cignale . 

L' efercitarfi alle cofe difficili corrviene a tutte le virtù particolari ; 
nondimeno la Fortezza principalmente ha. queiio riguardo, e tutto il fuo 
■Intento è di fopportar'ogni avvenimento con animo invitto, per amor del- 
la virtù. Si fa Donna, non per dichiarare, che a£ coftumi femminili deb- 
ba avvicinarli 1' Uomo forte : ma per accommodare la figura al modo di 
parlare ; ovvero perchè effendi ogni virtù fpecie del vero , bello , ed ap- 
petibile, il quale fi gode có-1' intelletto , ( e attribuendoli volgarmente il 
bello alle Donne ) fi potrà quello con quelle convenientemente rapprefeni 
tare ; o piuttoflo , perchè come le Donne ( privandoli di quei piaceri , ai 
quali le ha fatte pieghevoli la natura ) fi acquetano, econfervuno la fama di 
un onor Angolare ; così 1' Uomo forte , coi rifchj del proprio corpo , in 
pericoji della iileffa vita , con animo accefo di virtù s fa di sé nafcere_? 

opinio- 



no ICONOLOGIA 

opinione • e fama di grande (lima . Non deve però ad ogni pericolo della 
vita efporfi i perchè con intenzione di Fortezza , fi può facilmente incor- 
rere nel vizio di temerario , di arrogante , di mentecatto , e d' inimico 

di natura , andando a pericolo di Itrugger fé fletto , nobi; fattura della » 

mano di Dio, per cofa, non equivalente alla vita donatagli da lui. Però 
fi dice , che la Fortezza , e mediocrità determinata , con vera ragione-» 
circa là temenza , e confidenza di cole gravi , e terribili in {"ottenerle , 
come, e quando conviene, affine di non fare cofa brutta, e per far cofa 
belliifima , per amor dell' onetto , fono i fuoi eccelli quelli , che la fan_» 
troppo audace , come la dicevamo pur ora , e la timidità la quale , per 
mancamento di vere ragioni , non fi cura del male imminente , per isfug- 
gire quello , che falfamente crede , che le ttia fopra ; e come non fi può 
dir forte , chi ad ogni pericolo indifferentemente ha defiderio , e volontà 
di applicarli con pericolo , cosi ne anche quello , che tutti li fugge per ti- 
more della vita corporale . Per mottrare , che I' Uomo forte , sa domina- 
re alle paflìoni dell' animo , come ancora vincere , e fuperare gli opprelfo- 
ri del corpo , quando ne abbia giufta cagione , cflendo ambi fpettanti 
alla felicità della vita politica , si fa Donna armata col ramo di rovere.» 
in mano, perchè 1' armatura inoltra la fortezza del corpo, e la rovere 
quella dell' animo , perrefitter quella alle fpade , ed altre armi materiali , e 
fode ; pretta al foffiar dei venti aerei , e fpirituali , che fono i vizj , e 
difetti, che ci {limolano a declinar della virtù ; e febben molti altri al- 
beri potrebbono fignificare qnefto medefimo , facendo ancora elfi remitten- 
za grandiflìma alla forza dei temporali, nondimeno fi pone quelto, come 
più. noto , e adoperato dai Poeti in tal propofito , anche per elter legno , 
che refifle grandeu.— -* a jj a forza dell' acqua , ferve per edilìzi , e reli- 
tte ai peli gravi per lungo ^, ni p , e maggiormente perchè da quello al- 
bero , dai Latini detto robur , chiamiamo gli Uomini forti , e robutti . 

Il color della vette limile alle pelle del Leone , moitra , che deve_> 
portarli nell' imprefe 1' Uomo ( che da quella virtù vuol che 1' onor fuo 
derivi ) come il Leone , il quale fi manitetta nell' apparenza di color lio- 
nato , ed è che da fé tteflb a cofe grandi fi efpone , e le vili coli' ani- 
mo sdegnofo abborrifee , anzi fi sdegnerebbe porli ad efercitar le fuc forze 
con chi fia apparentemente inferiore ; e cosi può andare a pericolo di 
perder il nome di forte 1' Uomo , che con i ftrazj di Donne , di fanciulli, 
di Uomini infermi , o effemminati , vuol mollrarfi poderofo del corpo , e 
nell' animo lodevole , il quale a cosi vili penfieri s' impiega ; onde vien_# 
da molti riprefo Virgilio , che facelfe a Enea , finto per Uomo forte , ve- 
nir penfiero di ammazzar Elena Donna imbelle , a cui la fperanza del vi- 
vere veniva nodrita daMe lagrime , che ne iveva in abbondanza , e non_» 
dalla fpada, che forfè non aveva mai tocca. Forti fi dicono Sanfone, e 
David Re nelle Sacre Lettere . Forte fi dice Ercole nelle Favole dei 
Poeti , e molti altri in diverfi luoghi , che hanno combattuto , e vinti i 
Leoni , 

V atta 



I 



TOMO TERZO. in 

L' afta lignifica, che non folo fi deve oprar forza in ribattere i dan- 
ni, che poflbno venire da altri , come fi inoltra coli' armatura di dolio, 
e collo feudo , ma ancora reprimendo la fuperbia » o arroganza altrui colle 
proprie forze . L' aita nota maggioranza , e fignoria , la quale vìen fa- 
cilmente acquiftata per mezzo della Fortezza. I fegni di fifonomìa fou_» 
tratti da A riitotele, per non mancar di diligenza in quel che fi può fare 
a propofito . 

Il Leone azzuffato con il Cignale * dice Pierio Valeriano lib. 2. che 
lignifica la Fortezza dell' animo , e quella del corpo accompagnate , per- 
ciocché il Leone va con modo , e con mifura nelle azioni , ed il Ci- 
gnale , fenza altrimenti penfare , fi fa innanzi precipitofamente ad ojn* 
imprefa . 

FORTEZZA. 

DOnna armata » e veftita di color lionato » il qual lignifica fortezza_j 1 
per etTer fomigliante a quello del Leone » Si appoggia quella Donna 
ad una colonna, perchè delle parti dell' edificio, quella e la più forte, che 
le altre foltiene . Ai 'piedi di ella figura vi giacerà un Leone , animale-* 
dagli Egizi adoperato in quello propofito t come fi legge in molti fcritti . 



Fortezza . 

DOnna che con una mazza, lìmite a quella di Ercole, foffoghi un gran 
Leone ; ed ài piedi vi fia la faretra colie faette , ed arco . Quella 
figura ho cavata da una belliffima medaglia. Vedi Pierio nel lib. 1. 



Fortezza di animo » e di corpo . 



DOnna armata di corazza * elmo » fpada * e lancia . Nel braccio finiftro, 
tenendo uno feudo con una telta di Leone dipìntavi , fopra alla_j 
juale Ila una mazza . Per quello s* intende la forza dei corpo ; e per il 
:apo di Leone » la generofitx dell* animo . Si vede così in una medaglia 
molto antica . 

Fortezza* e valore, del corpo congiunta colla prudenza • 
e <uirtX dell* animo . 

DOnna armata dì corazza * elmo * e feudo . Nella delira mano abbia 
una fpada ignuda, intorno alla quale vi fia con bei giri avvolto un 
Serpe , e fopra 1' elmo una corona di lauro con oro intrecciata , cou_» 
*k motto per cimiero , che dica : HiS FKUGIBUS . La fpada lignifica la 

fortea- 



ni ICONOLOGIA 

Fortezza , e valor del corpo , e la Serpe la prudenza » e virtù dell'" ani- 
mo , colle quali due virtù fpefTe volte fi. vedono falire gli Uomini di vi- 
le condizione alla trionfai corona di alloro, cioè ad alti onori della_j 
milizia , , , 

tortezza, del corpo congiunti colla gtaeroftti 
dell' animo . 

DOnna armata , come fi è detto . Nella delira tenga la Clava di Er- 
cole . In capo per elmo una tefta di Leone , ficcome fi vede nelle 
ftatue antiche . ( a ) 

De' Fatti vedi Forza , Cojlanza et. 




FORTU- 



C a ) La Fortezza è deferitta dal P. Ricci nella feculente maniera : Donna 
con una ccìonna in una mano , e nelì' altra uno feudo , e ceti' elmo in tefta . E' vcftita 
di armi bianche , ed è in atto di combattere . Ha negli omeri le ali di aquila , , 
fotto i piedi un' altra colonna , ed tino feudo . 

La colonna fi unifica la robuftez/a , e tortezza di animo. 

Lo feudo denota ia direfa dalle tentazioni del nemico . 

E' veltita di armi , ed in atto di combattere , per dimoltrare ia refiftenzi 
che fi deve fare contra dei pericoli . 

Le ali di Aquila indicano il penfiero volto al Cielo . 
, La colonna , e lo feudo fotto ai piedi louo polli , per ombreggiare il p©«. 
CO fchcrmo , che fi la ai vizj . 



T M TERZO. 
FORTUNA. 



"i 



ai 







J^cr'tlLriutL 



vzu/e 



D Orina cogli ocelli bendati , Topra'un aìSero '. Con' una'afta affai lunga 
percuota i rami di elio » e ne cadano varj ftromenti appartenenti a 
varie profeffioni , come feettri , libri , corone , gioje j armi , ec. E cosi la 
dipinge il Doni, 

Alcuni dimandano Fortuna quella virtù operatrice delle ftelle, le quali 
variamente dìfpongono le nature degli Uomini , movendo 1' appetito ragio- 
nevole , in modo , che non ne fenta violenza nell' operare : ma in quefta 
figura fi pigli folo per quel fucceffo cafuale , che può effere nelle cofe > 
che fenza intenzione dell' agente rariìììme volte fuol avvenire , il quale_* 
per apportare fpeffe volte o gran bene , o gran male , gli Uomini , che_» 
non fanno comprendere , che cofa alcuna fi poffa fare , fenza l' intenzione 
di qualche agente , hanno coli' immaginazione fabbricata , come Signora_i 
di quefte opere quefta, che dimandano Fortuna: ed^è per le bocche degl' 
ignoranti continuamente . 

Si dipinge cieca comunemente da tutti gli Autori gentili, per inoltra- 
re che non favorifee più un Uomo , che 1' altro » ma tutti indifferente- 
mente ama , e odia , inoltrandone que' fegni che '1 cafo le apprefenta ; 
quindi è » eh' efalta bene fpe£To a' primi onori uno fcellerato « che farebbe 

P degno 



ii 4 ICONOLOGIA 

degno di fupplicio ■> ed un altro meritevole lafcia cadere in miferia » e_* 
calamità . Però quefto dico , fecondo 1' opinione de' Gentili , e che fuole 
feguir il volgo ignorante , che non fa più oltre ; ma la verità è , che il 
tutto difpone la Divina Provvidenza , come inlegna San Tommafo lib. 3. 
Contro. %tnte<; cap. 92. citato ili l'opra . 

Gli Uomini , che Hanno intorno ali' albero danno teftimonìo di cuel 
detto antico , che dice ; Fortuna fux quifque Faber , perchè febbene alcuno 
poteOTe efler [ come fi dice J ben fortunato , nondimeno s* egli non è più- 
diziofo in drizzare il cammino della vita fu a per luogo conveniente , non__» 
è poflibile 1 che venga a quel fine che defiderava nelle Cus operazioni . 



D 



Fortuna. 
Onna a federe iopra una palla -, ed agli omeri porti le ali . 

Fortuna* 



DOnna col globo celefte in capo , ed in mano il cornucopia. Il globo 
celefte dimoltra, ficcome egli è in continuo moto, cosi la fortuna..» 
fempre fi muove » e muta faccia a ciafeuno , ora innalzando , ed ora abbal- 
fando ; e perchè pare che ella fia la difpenfatrice delle' ricchezze , e de* 
beni di quefto Mondo , però le fé fa anche il cornucopia , per dimoltrarej 
che non altrimenti quelli girano di mano in mano» che faccia il globo ce- 
lefte » onde diffe Aufonio Gallo : 

Fortuna numquam fiftit in eodem flatu ♦ 
Semper monetar » variai > & mntat vires* 
Et fumma in imum vertit 5 ac ver/a erigàt . 

Può anche lignificare il globo , che la Fortuna vien vinta , e fuperata 
dalla difpofizione celefte » la quale è cagionata , e retta dal Signore della 
Fortuna j e della Natura 1 fecondo quello eh' egli ha ordinato ab xteruo . 



FORTUNA BUONA. 

Isella Medaglia di ^intonino Geta . ■ 

DOnna a fèdere, che fi appoggia col braccio deliro fopra una ruota * 
in cambio del globo celefte , e colla finiltra mano tiene un cor- 
nucopia . 



ftflftA* 



FOTv- 



TOMO TERZO. u? 

FORTUNA INFELICE. 

DOnna fopra una Nave fenza timone , e coli' albero , t la vela rotta-* 
dal vento . 
La Nave è la vita noftra mortale, la quale ogni Uomo cerca di con- 
durre a qualche Porto tranquillo di ripofo . La vela , e 1' albero fpezzatoi 
e gli altri arnefi rotti , inoltrano la privazione della quiete ; eflendo la_j 
siala Fortuna un fucceflb infelice', fuori dell' intendimento di colui che_* 
ppera per elezione . 

FORTUNA GIOVEVOLE AD AMORE . 

DOnna , la quale colla mano delira tiene il cornucopia ; e la finìfcra_j 
farà pofata fopra al capo di un Cupido , che le fcherzi d' intorno 
alla velie . 

FORTUNA PACIFICA , OVVERO CLEMENTE , 

Tesila Medaglia dì ^intonino Tio , 

UN:, bella Donna in piedi , che colla delira mano fi appoggi ^opraJS 
un timone , e colla finulra tiene un cornucopia con -etere .COS. 
II II. Ed altre FORTUNA OBSEQUEN. ET S. C. Fu rapprefentata que* 
Ita Fortuna in Roma nel Confolato quarto di Antonino Pio , non ad altro 
fine , che a gloria , ed onor fuo , dimoitrandofi per quella figura la fua__» 
profpera , e benigna Fortuna , il che le lettere intorno ad. eflfa V efprimos 
no , lignificandoli per quelle eOfere a quello Principe la Fortuna ubbidien- 
te , e compiacevole , quantunque varj fieno nel Mondo i movimenti di 
quella ; eQendo la Fortuna , fecondo i Gentili , una Dea fnutatrice de' Re- 
gni , e fubita volgitrice delle cofe mondane ; nondimeno per dimollrare_> 
la felicità dell' Imperio di quello Principe , gli fegnorono nel rovefeio 
della fopraddetta medaglia , una buona , e ferena Fortuna pacifica . 

La Dea Fortuna , oltre molti altri cognomi , fu anche da' Romani 
chiamata Obfequens , cioè indulgente, ovvero clemente, ficcome nelle an- 
tiche ifcrizioni fi legge , e .particolarmente a Como fi trova un fallò , in 
cui quelle lettere fi veggono fcritte : 

Fortume obfequenti ord. 

Clemens . -voto prò omnl [aluti 
Civium fufeepto . 

Vedi Sebastiano Erizzo . 

* 2 Portm# 



n6 ICO N L G I A 

Fortuna. 

DOnna , che colla deftra mano tiene un cornucopia , ed un ramo di 
alloro , e colla finilira mano s' appoggia ad un timone ; lignificando 
eh' ella fa trionfare chiunque vuole ; e la dimoflrazione di ciò fi rappre- 
fenta col ramo dell' alloro . 

FORTUNA AUREA. 

Nella Medaglia di Adriano • 

UNa belliflima Donna , che giace in un letto fternio » con un timone 
a' piedi . 
Quella è quella Fortuna aurea , che in camera deg!' Tmperr.dori fi io- 
leva porre , mentre vivevano , e che reggevano 1' Imperio , come per 
la. loro Fortuna . 

FATTO STORICO SAGRO. 

NElla periòna di Giob volle piucchè chiaramente Tddio darci i cono- 
feere quanto poco debba 1? Uomo fidare nell' incollanza della monda- 
na Fortuna. Principe Giob» ricco foprammodo , rifpettato oltre- ogni cre- 
dere, florido giovane, e di una robulriflìma falute » fem brava, e credevalo 
egli fieflb » come di fua bocca confeffa , che averte avuto a terminare i 
fuoi lunghi giorni in una invidiabile non interrotta pace : Non fu però cosi. 
Un' improvvifa infermità, una fubita peltilenziale dolorofifiìroa pi^ga , che 
il corpo tutto , per quanto egli fi eftendeva ,. gli circondò , lo riduife a_» 
tale miferabilifiimo fiato , che vedendoli da tutti pollo in abbandono , li 
trovò allretto a procacciarli un fordìdo letamaio, ove polare le verminofe 
fchifofinjme membra . Non la fola fanità del corpo a lui fu tolta , ma_j 
eziandio fi trovò in un momento privo di tutti gli averi » fcacciato da*" 
Congiunti, derifo dalla Moglie,, inlultato dagli Amici , renduto oggetto di 
rifa , e di fcherno alla feccia più vile dell' infoiente Plebe . In fituazione 
deplorabile tanto , chi è che non creda , che Giobbe debba perire ? Chi 
può immaginarli mai che un oggetto orrido tanto, che un Uomo fènduta 
J* abiezione di chi per forte in lui s' incontrava , li poifa mirate nuova- 
mente traile ricchezze , tragli onori , tra gli otfequj di gente a' lu >i fer- 
vizj addetta ». venerato, amato, temuto ? Eppure così avvenne . La Divina 
Provvidenza premiò . I* innocente cuor fuo , e nel ritornargli al doppio tut- 
to ciò che perduto aveva , inlìgnò a noi , che come non deve 1' Uomo 
infuperbirfi ne' doni di Fortuna, nella fieLfa guifa non dee perderli di lpe- 
.raflza , e coraggio nelle (Venture .. 

FATTO 



TOMO TERZO. 117 

FATTO STORICO PROFANO. 



\ 



PRImislao figliuolo di un povero Contadino r méntre tutto grondante^ 
di l'udore prendeva ripofo , dall' avere fino- a quel punto arata Ia_* 
terra , fu da' Boemi chiamato al Principato , e dato per Marito a Libiffa 
loro Signora . Ciò fece la Nazione Boema coli' augurio di un Cavallo , il 
quale correndo fenza fella , e briglia , fé ne andò dirittamente a trovare-» 
Primislao , che mangiava ih quel punto full' aratro . Penfarono i Boemi , 
che in quell' ora adempiuto fotfe quello , che già era fiato loro predetto, 
cioè , che farebbe ltato Re de' Boemi colui , che mangiava fòpra la ta- 
vola di ferro . Il Principato di Primislao fu tanto avventurato , che la_j 
Città di Praga ne fu cinta di mura , riformata di leggi , e tutto il Regno 
ottimamente governato . h fu cueita Re in tanta venerazione di tutti , 
che nel Tempio maggiore ferbarono i Zoccolf di legno un gran tempo , 
che egli portar fole va nella fua baflfa fortuna J e li portavano innanzi a' 
Re Succeflbri , quando prendevano poflfeiTo della reafce Corona . Enea Sil- 
via rapport. dall' ^ijlolf. Off.. Star. hb. i , cap, 14. 

FATTO FAYQLQS O .. 

GOrdio fu figliuolo di- un Agricoltore della Frigia . Era coltui così po- 
vero , che tutto il fuo alle ereditario confiiteva in due buoi ; uno 
per il fuo aratro , 1' altro per il fuo carro . Un giorno eh' ei ita va lavo- 
rando , venne un'Aquila a pofarfi fui giogo, e vi flette in (ino a fera, e 
Gordio forte maravigliato di un tal prodigio , andò a confultare gì' Indo- 
vini ; ed uni Giovane lo configliò a facrincare come Re a Giove ; locchè 
egli fece , e fposò quella Giovane . I Frigi avendo iti quel tempo intefo 
dall' Oracolo , che facea meitiere , che fceglkirero per loro, Re colui, che 
avrebbero?- inco ntrato- sa di un carro , elelfero Gordio > e Mida fuo figlio 
•mi il. carro del. Padre- a. Giove. . Diz. £a-v^ 




fORZA 



u8 ICONOLOGIA 

FORZA DI AMORE, 

$1 adi' Acqua , come in Terra . 
Ui Cefare PJpa, 




A?r Zt z d'Amare, si ru&'acqUE, 



FAnciullo ignudo, colle ali agli omeri . Colla dertra mano tiene u^. 
Pefce i e colla finillra un mazzo di fiori . Così I* Alciato dal Greco 
lo tradii (Te : 

TS^udm .Amor m'tàen , ut rìdet , placidumque tuetur % 
T^ec facid as , me qua cornua fieft.it bubet . 



'^Altera t fed manuttm fiora gerii , altera pifeem , 
Scilicet ut terra y.ira j det atque mari . ( a ) 



T^udrù 



( a ) L' emblema dell' Akiato non e comprefo ci. e in quefti due pri^i di. 
ilici ; i due feguenti fono nel quarto libro degli Epigrammi Greci . e fono i[ 
fonte , doadc k v Alciato ha tratto il fuo limolerà* : fefextia Amerà . Cosi i] 
Grece; 






TOMO TER Z 0. np 

f{udus ^imor blandis idcireo arridet ocelli** 
T^on arcus , aut nunc ignea tela gerit . 

T^ec temere minibus fiorem , Delpbinaqte tralìat * 
ilio etenim tetris , hoc vale? ipje mari . 

Forza di dimore . 

CUpìdo colle ali alle fpalle , con l'arco, e le faette in mano, e colla 
faretra al fianco.. Tenga la mano fìniitra alzata verfo il Cielo, donde 
fcendono alcune fiamme di fuoco , infieme con molte faette Spezzate , che 
gli piovono intorno da tutte le bande : inoltrandoli così , che Amore può 
tanto , che rompe la forza di Giòve , e incende tutto il mondo . Cosi è di- 
pinto dall' Alciato in un Emblema , così dicendo : 

lAligerum fulmen fregìt Deits diliger*, igne 
Dum demonjlrat uti ejl fortior ignis *Arrwr . 

Per lignificare quello medefimo , 1' iileflo autore defcrive Amore in 
un carro tirato da Leoni, come fi vede nell' iltelfo luogo . (a) 

.De' Fatti <vedi \Amore , e Fermezza di dimore . 

Forza 

Tvpvós ipas c/Vx faro 7£l*, xxl j*h\ixos iùv 
Ou 7-x'p Ìxh ró^oM 1(0,} 7rvpo'eurx fiéXn . 

OJcf 1 4 (ivrw zrxXx'px/s Hxrè^ei (iè\($tva xclÌ &v$o$ 
Tri" pzv 7^'p 7x?xp, m cTé ^xAxttjcv ix&. 

Che nella Latina lingua rifuona z. 

Nti&tis Amor ob id rìdet , & placidus efi 
S)uta non habet arcum , ncque ignita tela . 

Haud fané fruftra manìbus tenet Delphinum , Ò" florem ; 
Hac enìm terra , i.la vero mari ìmperat . 

( a ~) Ed eflb Amore colla delira vibra la sferza , e colla finiftra regge le re- 
lini . L' Epigramma è il feguente : 



yifpice ut invlHus -vìres auriga Leonh 

Exprejfus gemma pajìo vincat Amor ? 



Vtans 



no ICONOLOGIA 

Forza minore da maggior forza fuperata » 

PEr esprimere gli antichi quefto concetto , il quale è più conveniente 
all' Emblema, che a quello fi appartiene a noi di tratt: re j dipinge- 
vano una pelle di Jena con un' altra di Pantera appretto. L' eiperienza che 
fi vede nella contrarietà di quelli due animali , è per 1* effetto delle lo- 
ro pelli » perchè ltatido vicine quelle della Jena, guaita, e corrompe quel- 
le della Pantera ; il che avviene ancora nelle penne dell' Aquila, le quali 
avvicinate alle penne degli altri uccelli, fanno che fi tarmano, e vanno in 
pezzi. Il tutto racconta diffusamente Pierio Valeriano . Terò volendoli rap- 
prefentare una rorza dall' altra fuperata , fi potrà fare , con porre dinnanzi 
agli occhi la memoria di quelli effetti, in quel miglior modo, che al Pit- 
tore parrà che potTa dilettare, e Star bene . 

FORZA. 

DOnna robufta colle corna di Toro in tetta . Accanto terrà un Ele- 
fante colla Probofcide dritta . Perchè volendo gli Egìzj Significare.* 
un Uomo forte lo dimofrrano con quello animale , come fi legge in Oro 
Egizio nel libro fecondo dei fuoi Geroglifici . Le corna ancora , e special- 
mente il Toro , inoltrano quefto medefimo . Onde Catone preffo a Cice- 
rone nel libro della vecchiezza dice , che quando egli era giovane non_» 
defiderava le forze, né di un Toro, né di un Elefante, prendendo quelli 
due animali come più forti , e gagliardi degli altri . 

Forza . 

DOnna armata di corazza , ed elmo in capo . Colla deftra mano tenga 
una fpada ignuda, e colla finiltra una facella accefa , ed accanto vi 
fia un Leone» che Ita in atto fiero , e che uccida un Agnello . 



<Kfr&3*g>&«ifr 



FATTO 



litque mantt bac feuticam tener , èac ut flefflt habtnaì . 
Vtque est in pueri fìurimus ore àecor. 

Dira Ines prceuì etto : feram qui vincere takm 
Est pctis , a nobis tempera av.ne rr.ar.us} 






TOMO TERZO. izi 

FATTO STORICO SAGRO. 

FU dotato da Dio Sanfone di tale forza di corpo , che guai tenerd 
Agnello uccife •» e sbranò un fiero Leone, »' che a Jui fi era fatto 
incontro; armato dì una fola mafcella di Afino uccife mille Filillei » 
dopo averli rotti i legami, coi quali lo avevano cinto ; ratchiufo nella_j 
Città di Gaza, tolfe dai Cardini le Porte, e come leggiero pefo fulle 
fpalle impollefele , con quelle fé ne ufci , e le trafpoftò nella cima del 
Monte , dirimpetto ad Ebron; tradito da Dalila, a cui aveva lloltamen- 
te confidato che là fua forza confifìeVa nei capelli , che perciò da Fili- 
ilei mentre dormiva recifigli , fu privato di luce , ed in carcere condot- 
to ; crefciutagli nuòvamente la chioma , mentre in un folenne fedivo 
giorno in banchetti , ed in gozzoviglie trattenevanfi i Filiiteì nel nume- 
ro di tre mila in circa trall' uno e P altro fefso , e che fi erano fatto 
innanzi condurre Sanfone per prenderli crudele giuoco di luì 5 egli fattofi 
appreflare a due colonne , fulle quali appoggiato era tutto 1' edificio , ab- 
bracciate quelle , e fortemente fcotendole , minò la cafa tutta -, reftando 
con eflfo uccifo fotto le macerie tutto il numerofo concorfo dei nemici 
Filillei. Giudici Cap. 14. cap. 15. cap. ió\ 

FATTO STORICO PROFANO. 

GLeomede Aftipalefe fu di una forza incompfenlibile , è veramente-* 
maravigliofa . Effendo collui un giorno difarnjato venne alle mani 
con Lacco Epiclannkr Lottatore famofo , e" di un foló pugno lo dillefe 
incontanente morto a terra ; ma quello the fu fommamente abborìto dai 
Cittadini ^ fu V empia crudeltà ufata nel corpo morto ; perciocché cosi 
caldo nell' ira, gli cacciò le mani nel collato, e fattogli larga apertu- 
ra , trafseglì fuora il cuore ancor palpitante , e le interiora . Simile bar- 
barie fu cagione;, che la Corte, ed il Magilìrato lo chiamò nelle forze; 
ma 1' Uomo feroce, che non avea dato quel fol principio a fpargere_» 
1' uman fangue,., " infellonirò" maggiórmente per quella commilitone» fi ri- 
fugiò in una Scuola pubblica 1 , dov* erano intorno a cento fanciulli col Ior 
Maellro ; ed appoggiatoli alla colonna, che 1' Edificio folleneva , con_» 
isforzo grandìfiìmo la; gettò per terra , e con eflfa tutta la fabbrica , che 
fu la morte di "tanti miferì' putti & Fu egli sì fortunato che "gli riufcl 
il fuggirfene falvo dalla ruina , e falvatofi nel Tempio di Minerva, apri 
una grande Arca, ivifiafcofe, e coprendoli col pefante fafso-, the fopra- 
ftava » non fu mai più veduto , 'Plutarco nella, vita di Ferriolo . 

Q> FATTO 






112- 



ICONOLOGIA 



FATTO FAVOLOSO. 

M flone Crotonefe fu cosi forte della perfori» , che quando flava fermo 
fui piedi , non ci era perfona che fi potefle promettere di muo- 
verlo per un poco . Nei giuochi Olimpici con un fol pugno ammazzò 
un feroce Toro , e portatolo per lo fpazio di uno fhdio fulle fpal'e a_j 
Cafa , fé) mangiò tutto in un giorno . Cortui eifendo una volta con mol- 
ti Filofofi i perchè vide una colonna tremando minacciar di cadere , le fi 
accorto, e la tenne ferma, fino che tutti ufcirono fuori del luogo; egli 
per anche ufcito [ che fu maggior maraviglia ] correndo fi lalvò , e in- 
contanente rovinò l'Edificio. La troppa fiducia però che egli nella fua 
forza aveva , non gli corto men che la vita . Imperocché tentando un giorno 
di fpaccare colle mani un grotto albero in due parti , fcbben cominciò a divi- 
derlo , pure mancandogli in quel fotti mo sforzo il fiato , ritornò il mezzo 
fpartito albero al fuo luogo , e perchè gli reftarono le mani dentro , il mi- 
fero Milone reftò fgraziatiflimo parto dei Lupi. Giovenale . Diz. farj. ec. 




FORZA 



TOMO TERZO, 
FORZA ALLA GIUSTIZIA SOTTOPOSTA, 

Hi Cefare gjpa . 



iij 




Forza, àl/a fftuftizla. sotfopqftfc £****.**•■ 

R Acconta Pierio Valeriano nel primo libro , aver veduto una Meda» 
glia antica al fuo tempo .ritrovata » nella quale vi era impreca una 
Donna veilita regalmente , con una corona in capo , a federe fòpra il dof- 
fo di un Leone» e che ftava in atto di metter mano ad una fpada ; la quale 
dal detto Pierio fu per la Giuftizia interpretata , e il Leone per la Forza j 
ficcome chiaramente fi vede efiere il fuo vero Geroglifico . 
De* Fatti •vedi Giuftizia . 




a2 



FORZA 



i*4 ICONOLOGIA. 

FORZA SOTTOPOSTA ALL' ELOQUENZA- 

Di Ce/are Ripa . 




?rxa sotto/gesta. 



fu*> 



D 



Onna vecchia, veftita. gravemente % che colla deftra. mano tengha 
il caduceo di Mercurio , e fotto i piedi un Leone . 
Ciò dimoltra che la Forza cede all' eloquenza, de' Savi . 

De* tatti Vedi Eloquenza. , 

FRAGILITÀ'. 

Dì Ce/are Ripa. 



D 



Onna, che in ciafcu'n'a mano tenga della cicuta , la quale è da Virgilio 
nella Buccolica dimandata fragile , dicendo : 

Hxc te nos fragili donabtmus ante cicuta . 



Alla quale poi fi aflbmigliano tutte le cofe, che meno hanno nome di 
Fragilità . 

fragi- 



TOMO TERZO, 

trafiliti » 



II? 



DOnna veflita di un fottiliflimo vela .. Nella delira mano tiene un ramo 
di tiglio ; e colla finiltru un gran vafo di vetro fofpefo ad un filo . 
Il velo le conviene , perché agevolmente.- fi. fquarcia . Il tiglio da Virgilio 
nel libro feconda della Giorgici è detto fragile ; e il vafo di vetro fo- 
fpefo dal filo non ha bifogno di altra, dichiarazione , per eflere il ve- 
tro agevolmente bello , e facile a {pezzarfi ; fragile, medefimamente è il 
feifq feminile , e fi deve dare ancora, la corrifpondenza di quello , 

fragilità intana . 

DOnna con faccia macilente % e afflitta » veflita poveramente . Tenga con 
ambe le mani di quei bamboli di acqua agghiaccata , che pendono 
il verno da' tetti delle cafe ; li quali bamboli» dice Pierio Valeriano , che 
erano dagli antichi Egizi poiti per la Fragilità dell' umana vita : non fa- 
rebbe anche difconveniente fare ,. che quella figura moltralfe , per la gra- 
vezza degli anni , di andare molto china , appoggiandoli aduna fievole canna, 
per effere anch' eira vero fimbolo della fragilità , come la vecchiezza , al- 
la quale quando un uomo arriva facilmente fente ogni minima lefione , e 
facilmente ne rimane opprelib . Notarono alcuni ancora la Fragilità umana, 
con quelle bolle ,, che fa 1' acqua , che paiono in un fubito qualche cofa , 
Ola. tollo fparifcono , e non fenza ragione , 




FRAU- 



17.6 



ICONOLOGIA 

F R A U D E. 

Di Cefare fypa . 




Fr a. u, d e. 



c'ari? ffrandi. inj/e 



DOnna con due facce una di giovane bella , 1' altra di vecchia brut- 
ta . Sarà nuda fino alle mammelle . Sarà veftka di giallolino fino a 
mezza gamba . Avrà i piedi limili all' Aquila » e la coda di Scorpione s 
vedendoli al par delle gambe . Nella delira mano terrà due cuori , e una 
mafchera colla finiitra . 

Fraude è vizio, che vuole inferire mancamento del debito offizio del 
bene , e abbondanza d' invenzione nel male » fingendo Tempre il bene ; e 
fi efeguifce col penfiero , colle parole , e colle opere , lotto divertì in- 
gannevoli colori di bontà , e ciò fi dimoftra colle due facce . 

Il giallolino lignifica tradimento» inganno , e mutazione fraudolente. 

I due cuori lignificano le due apparenze del volere , e non volere una 
cofa medefima . 

La mafchera denota , che la Fraude fa apparire le cofe altrimenti da 
quel che fono , per compire i fuoi defiderj . 

La coda di Scorpione » e i piedi dell' Aquila » lignificano il veleno 
afeofo , che fomenta continuamente « come uccello di preda , per rapire al- 
trui , o la roba » o i' onore . 



FRAU. 



• 



TOMOTERZO. 127 

F R A U D E. . 

DAnte dipìnge nel fuo Inferno la fraude colla faccia di uomo giudo, 
e con tutto il refto del corpo di ferpente » diftinto con di verfe mac- 
chie » e colori j e la fua coda ritirata in punta dì fcorpione , ricoperta 
nell' onde di Cocito * ovvero in acqua torbida , e nera j cosi dipinta la 
dimanda Gerione , e per la faccia d' uomo giurto fi comprende l' eftrin- 
feco degli uomini fraudolenti 1 effendo di volto , e di- parole benigne * 
nell' abito modelli- , nel paifo gravi , ne' coltumi , e in ogn' altra cofa_» 
piacevoli ; nelle opere poi nafcolte fotto il finto zelo di celigione , e di 
carità , fono armati d' aftuzia , e tinti di macchie di fceileraggine ; tal» 
mente , che ogni loro operazione alla fine fi fcuopre piena di mortifero 
veleno ; e fi dice eiTer Gerione , perchè regnando coilui pretto alle Ifóle_> 
Baleari , con benigno volto , con parole carezzevoli , e con ogni famiIia-< 
rità , era ufo a ricevere i viandanti , e gli Amici ; poi fotto colore di quella 
corte fia > quando dormivano gli uccideva, come raccontano molti fcrittori 
antichi , e fra' moderni il Boccaccio nella Geneologìa degli Dei .. - 

P r a u de . 

DOnna , che tenga in mano una canna col? amo, col quale abbia pre- 
fo un pefce ; e altri pefci fi vedono in un vafo già morti , perciocché 
Fraude , o inganno , altro non è , che fingere di fare una cofa buona , e 
fuori dell' opinione altrui farne una cattiva ; come fa il pefcatore * che 
porgendo mangiare a* pefci- , K prende , ed ammazza . 

Fraude dell' idriofio , 

*ivea piacevo? vifo , abito oneflo , 

Vn umìl volger d' occhi, im* andar grave* 
2>» parlar sì benigno , e sì modeflo 
Che parea Gabriel r ciré diceffe *Ave ; 
Era brutta , e deforme in tutto il reflo , 
Ma nafcondea quefle fattezze prave 
Col lungo abito , e largo » e fotto quella 
%Attoj]icato avea fempre il coltello . 

FATTO STORICO SAGRO. 

ESeguita in fé fletto T orrida Tragedia nel Monte di Gelboe dall' em- 
i pio Saule , che per non cadere nelle mani de' Vincitori Filiflei , la- 
fciofsi difperatamente rovinare fulla propria fpada , vi fu un' Amalecità, 
che riflettendo effer Saul il Perfecutore di David, pensò non folo di far 
a quefto cofa grata col recargliene follecita notizia « ma ideandoli anzi di 

ripor* 



iz8 ICONOLOGIA 

riportarne per fimilc frode ricco premio » llabilì in fé Iteffo di fpicciarfi 
autore del Regicidio ; e perciò tolta al cadavere la Reale corona > e 1' 
Armilla, ornamento, che al braccio teneva, fi portò in Siceleg Città, do- 
ve fi era David fermato nel ritorno che fece dalla llrage degli Amaleciti; 
e qui ad elfo umilmente prefentatofi con lacere velli , e co '1 capo afperlo 
di polvere , gli efpofe ederfi egli accidentalmente incontrato nel monte di 
Gelboe , allorché Saul dalla propria fpada trafitto , in terra miferamente ge- 
meva ; foggiungendo che all' averlo Saul veduto , a fé lo chiamò , e gì' 
impofe che affatto 1' uccideffe , mentre era da troppe anguille circondato» 
e che -egli gettandogli!! l'opra , aveva efeguito i iuoi comandi , giacché 
comprendeva non poter elfo più vivere ; e che fatto ciò gli aveva tolta la 
.Corona, e 1' armilla > che con tutto 1' oitequio prefentava ad elfo David, 
che rìconofeeva per fuo nuovo Signore » Pensò lo dolto che la falfità del 
fuo racconto fruttar gli avelfe dovuto , e ricchezze , ed onori ; ma per fua 
eftrema rovina s' ingannò di gran lunga j poiché in vece di goderne Da- 
vid , amaramente piangendo la perdita del fuo nimico , defedando all' ec- 
cedo , che 1' Amalecita aveflfe imbrattate le mani nell' unto dal Signore , 
comandò che folfe uccifo ; come fegul 2. de* I{e cap. i. 

FATTO STORICO PROFANO- 

XIco , Apelle, e Filocle fautori di Perfeo Figlio di Filippo Re di 
Macedonia , ufarono le più maligne arti per opprimere Demetrio , al- 
tro Figlio di Filippo . Apelle e Filocle coprirono le loro inlidie fotto una 
falfa fembianza di lealtà , a fegnocchè il credulo Re di loro al iommo fi- 
dandoli , li fpedì a Roma con il nome di Ambafciadori , per ifpìare fé vi 
fotte qualche .fegreti intelligenza tra '1 fuo Figlio Demetrio , ed ì Roma- 
ni . Coltoro non folo fi contentarono d' inventare mille accufe» ma giun- 
fero per anche a formare delle lettere falfe , firmate col fuggello di Tito 
Quinzio , le quali facevano certa fede alle calunnie di Terfeo , il quale in- 
ftigava 1' animo del Re fuo Padre alla morte dell' innocente Fratello, per 
regnare egli folo. Xico poi follecitò nella corte l'empia trama , e tanto fi 
adoperò apprellb il Re co' fuoi malvaggi artifici > che 1' indulfe a far mo- 
rire il Figliuolo. Ma e quello, e quelli furono finalmente feoperti , e fic- 
come meritato avevano, con atroce fupplìzio puniti . T. Livio Decad.q.lib. io. 

FATTO FAVOLOSO. 

IN frode , ed in afluzìa non fu chi paragonai© 1' Itacenfe Ulilfe . Que- 
lli per non andare alla guerra di Troja fi linfe pazzo : ma Palamede 
Re dell' Ifola Eubea lo feoprì nella feguente maniera : Prefe il Figlio di 
Ulilfe Telemaco ancor bambino, e lo pofe innanzi all' aratro, che il finfo 
pazzo portava d' intorno . La pietà vinfe il Padre , e prefo incontanente il 
Figlio i feco fé lo condulTe ; collretto così a fvelare la falfa fua malattìa, e 
di portarli fuo malgrado alla guerra . Non la perdonò mai più Ulilfe a Pa- 
lamede , 



TOMO TERZO 129 

la-mede , e con empia deteflabile frode vendicofli di lui ; imperciocché pre- 
fa una buona fòmma di denari , I' afcofe nel Padiglione di Palamede , 
quindi portoili ad accufarlo , come ladro di fue . ricchezze . Fu ricercato 
il Padiglione ; fu rinvenuta la moneta, e 1' innocente Palamede fu mifera- 
mente lapidato , Omer. Iliad. Iginio ^AppoUoi. &c. 



FRENO, O RITEGNO 

Per non offendere Iddìo . 
Del T. Fra Vincenzio Bjcci Min. Qfferv. 

UOmo con un freno di oro nella delira mano , ed in terra ve ne fìa_V 
un altro di ferro . Colla finiftra mano fi turi la bocca ; e vicino 
alquanto in alto vi fìa uno fplendore , ed un libro . Di fotto al baffo una_» 
fiamma ofcura , ed una tetta di morte . 

Il freno è quello , col quale il Cavallo fi corregge , fi affligge , e fi 
dirizza , a fomigIian7a del quale ( moralmente parlando ) vi è il freno t 
che corregge , caltiga , e dirizza il Peccatore nella ltrada del Signore . 
Molte fiate il Cavallo , mentre sbocchevolmente corre, andarebbe al preci- 
pizio , fé non foffe il freno , che gli fa ritegno , e che affatto lo arrefta; 
così il mifero Peccatore , quante volte anderebbe a parare nel precipizio 
della dannazione , fé non foffe il freno delle mortificazioni , delle peniten- 
ze , ed altre cole , che lo raffrenano , e gli tolgono la contumacia ? 

Quindi fi dipinge quello fanto freno da Uomo , che tenga nella deftra 
mano un freno da Cavalli di oro , qual fembra l 5 aureo freno della virtù) 
che arrecano i Peccatori , acciò non trabocchino più oltre ne' vizj . Freno 
di oro è la grazia di Dio , che lo tiene mirabilmente imbrigliato ; come 
Maddalena , Cavallo , che precipitofamente correa alla perdizione , fu raf- 
frenata con quello freno ; arreitafli per fempre nel cammino adagiato della 
via del Signore . Freno di oro polliamo dire che fiano le ifpirazioni di quello, 
e quelle interne vocazioni , ed illuminazioni , con che fempre chiama , 
tocca , ed illumina i cuori nostri , e fovente ne reftiamo fermati nel corfo 
degli errori . Freno di oro è ancora 1' ajuto , 1' irruzione , la difefa , ed i 
ricordi dell' Angelo Ctltode , che cotanto giovano a noi altri . 

Vi è in terra il freno di ferro , e quello è il freno afpro , e duro del- 
la GiulUzia di Dio, che molto dovrebbe ritenere il Peccatore dal peccato: 
freno di ferro fono le tribolazioni , con che Dìo ci affligge, per farci av- 
vifati, e ravveduti ne' noitri mali , e per quella ltrada vuol chiamarci alla 
penitenza , e al ben fare . Freno di ferro fono le penitenze , le difcipline t 
le attinenze, le vigilie, il difprezzo del Mondo, e di fé lteffo , con che 
fi raffrena queit' indomito Cavallo del noltro lenfo . 

Tiene la mano in bocca ferrandola, acciò non parli » e fi faccia del!a__» 
mano un freno , che raffreni la bocca ; il che è gran motivo di non ofL-n- 

R dere 



kfd ICONOLOGIA 

dere Iddio» cosi nel molto parlare» come nel mangiare ; effondo quefte_> 
due cofe » officine di vizi . 

Lo fplendore , che gli è vicino , fembra il felice motivo , e freno del 
Paradilò ; la confideraz.ione di colà , e di quegli eterni beni , che fono fa- 
cili ad accuiilarfi , e come fi perdono ( oh infelici Criltiani , pur troppa 
inavveduti ! ) tanti veri beni » per altri piccioli , falfi , e folo apparenti di 
quella vita . 

Il libro fembra 1' univerfal Giudizio , ove tutte le Genti faranno lette, 
e giudicate , ed ove non vi faranno più pietà , né mifericordia » ma fe- 
vera giiittizia . Oh gran freno di non far peccato! 

Di lotto vi è la fiamma ofcura , che fembra il fuoco d' Inferno , e_» 
le altre pene di laggiù, che dovrebbero davvero ritenere ognuno anon_> 
peccare ; e per fine la morte è efficace freno per non offendere il Signo- 
re , mentre fi muore, e fi giunge avanti il gran Tribunale di Dio a render 
conto di ogni picciola cola commeila, o di male, o di bene ; e quelli fono 
i quattro. Noviffimi , freni ltupendi per ritenere ognuno dal male , e d'a- 
lcuno li dovrebbe avere Itampati nel cuore , come San Girolamo fovente 
gli portava pennelleggiati. nel petto , e fempre lpecialmente fembravagli 
fentire quel fuono terribile delle trombe Angeliche , che diranno per ac- 
celerare il Giudizio univerfale : Snrgite mortai , venite ad Judicium . 

Alla Scrittura Sacra . Si dipinge il freno di non peccare da Uomo , che 
tiene- un: freno di oro in mano ,. il quale prima s* intende per le virtù , 
che lo ritengono- a non peccare , allegorizzate da quelli cinque Uomini apparii 
a cavallo nella pugna del valorolò Maccabeo con freni, di oro . z. Mach, 
io. v. 29. Sed cum vebemem pugna ejj'et , apparucrunt adver farli de Calo viri 
quinqtte in Eqiis frenis aureis decori &c. Se quelto freno fembra la grazia..» 
di Dio, che affai ritiene V Uomo a non peccare, quello chiedeva le Santa 
Spola in. guiia di vento aullrale caldo , che la conll-rvalfe da ogni errore . 
Cant. 4. v. 16. Euge lAqn'ilo , & veni *Aufler , & perfla in hortum meum , 
Quello freno ancora fembra l' ifpirazione df Dio , e quel moto interno , e 
1* apparirci internamente , per caufa del quale li partorifee lo lpirito di fa- 
Iute , come diceva liàìa 26. v. 18. Concepimus , <& qiafi p art arivi mas , & 
peperìrmts fpiritum falliti s ,. e S. Giovanni nelle fue rivelazioni Apoc. 5. v. 
20. Ecce ego fio ad ofliunt , & pulfo , fi quis audierit vocem meam , & ape- 
rierit mihi januam , intrabo ad illuni &c. Può ancora rallembrarci 1' aiuto dell' 
Angelo Cullode . Pfal. 9.. v_ 1 3. ^Angelìs fuis Deus mandavit de te : ut cu- 
fiodiant te in omnibus viis tuis . Il freno in terra di ferro della Giulìizia di 
Dio , del quale allegoricamente parlò Ezecchiello 29. v. 3. & 4. Ecce ai 
te Tbarao Hex t/Egypti , Drago magne , che fembra il Peccatore ollinato : 
Qui cubas in medio fluminum tuorum, cioè de' peccati. Ek projiciam te iru 
defertum ( della penitenza ). Freno fono le tribolazioni, che Davide raf- 
fèmbrò ad una fpina , che arreda il Viandante dal mal cammino , e Io ri- 
duce alla diritta ltrada . Pfal. 3. v. 6. Converfis. futa in erumna mta , éatL» 
configitur fpina . Quello freno fembra la penitenza , e la difciplina , con che 
fi rirengono gì' iudomiti cavalli de' lenii nollri , Idem la ebamo » & 

fr(M0 



TOMO TERZO. 131 

freno ntaxìllas eoritm eonflringe . Ha la mano in bocca per ferrarla nel par- 
lare » e per trattenerla nel mangiare , e crapulare. Ifaj. 37. v. 29. Fre- 
num ponam in Ubiis tuìs , <&- reducam te in viam per quarti venijii . E i' Eccle- 
fialHco 28. Verbis tuìs f acito flateram , & frenos ori tuo re£tos . Vi fono poi 
gli altri freni , come lo fplendore » che fembra il Paradiib . Ifaj. 48. v. 
io. Et Libia mea infrenabo te ne intereas . Il libro del Giudizio univerfale, 
nel quale giudicherà con rigore . Ezecch. 7, v. 25. Secundum viam eoranL» 
faaam ejs , & feamdum judicia eornm judhabo eos, & feiant quia ego Domi- 
nus . E Geremìa favellando con Dio . 18. v. 20. Incordare quod fleterìm in 
confpeéìu tuo » ut loquerer prò cis donum ■> & averterem ìndignationem tuam ah 
eis . E farà nel giorno del Giudizio la fiamma dell' Inferno > che perciò 
temeva , e tremava . Eccl. Huia in Inferno nulla efl redemptio . E Davide 
efortava a difeendervi col penfier© . Pfal. 54. Defcendant in Infernnm vfaea- 
tes . La morte 5 oh che motivo di non peccare I Eccl. 7. v. Memorare^* 
novijjìma tua , & in aternum non peccabis . E fono tutti avverati i freni « 
•ed ogni altro . 



D 



V U G A, 

Di Ce/are J{ipa. 

Onna con abito fpedito , fcapigKata, colle ali alle fpalle , e con uìl 
Fanciullo In braccio , e che Itia in atto di fuggire , 

Fuga. 



DOnna veftita leggermente , alata in atto di fuggire ; con le treccie 
fparfe , e che volti la fchiena . 
Dipingefi alata , perchè la Fuga non è Fuga fé non con prontezza . 
Li capelli fparfi dinotano la cura , che fi tiene di fé iteffò in cafo di 
fubita fuga. 

Si velte di abito leggiero » perchè non deve avere cofa alcuna , che 
dia impedimento . 

Si fa colla fchiena rivolta , perchè in latina locuzione ■» voltar la fchie- 
na non vuol dir altro , che fuggire . 

Fuga Topolare . 

DOnna, che fimilmente fugga , ma tenga con ambe le mani uno feia-t 
mo di Api , fotto il quale vi fia un grandi/lìmo fumo . 
Quello 1' abbiamo per tal lignificato dagli Egizi 1 e fi vede per efpe* 
rienza , che le Api da netflin' altra cofa , più che dal fumo s* allontanano, 
e confufamente fi mettono in fuga ; come alle volte fi vede un popolo 
fòllevarfi per leggierifltma 5 e piccioliflima cagione . 

R 2 FATTO 



152 ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRO. 

DOpo di avere per ben venti anni con fomma fedeltà fervito Giacobbe 
all' indifcreto Laban , conofcendo che egli poneva in ufo tutti i mezzi , 
onde foverchiarlo , e per non attenergli ciocche tra loro fi era convenuto-» 
rifolvè con fegreta figa d' innvolariì da lui . Alleiìito per unto con accu- 
rata diligenza tuttociò , che a fé apparteneva , fattene del fuo penderò con- 
fapevoli le mogli, ed i figli, effettuò quel tanto, che in animo fi era de- 
liberato . Nel terzo giorno fu avvilito Labano della fuga di Giacobbe ;per 
il eie ardendo di fdegno lo infeguì fubitamente , e dopo e.fere flato in trac- 
cia di lui per lo fpazio di lette giorni , lo raggiunte finalmente nel Mon- 
te GUlaad . Ma eiiendo flato in fogno dal Signore ammonito , che non avc£- 
fé a Giacobbe apportato alcun danno , fi contentò i'ii tanto di fargli de* 
rimproveri , a* quali iaggiamente rilp ndendo il fuggitivo, ne avvenne» 
che cambiato il cuore ùi Laban , tra loro fi pattuì una coflante concordia » 
Cene fi cap. 31, 

FATTO STORICO PROFANO. 

SEgufta la morte dell' Imperadore Teodofio , e rettati ugualmente pa- 
droni dell' Imperio i fuoi due figli Arcadio, ed Onorio, Gildone Uo- 
mo di grande potenza , e lafciato da Teodofio LuogXcnente di detti fuoi 
figli , torbido, e traditore che egli Ci era-, a loro fi ribellò . Aveva un 
Fratello nominato Maflelzerio altrettanto buono, quanto egli perfido . Que- 
lli in difefa de' fuoi Signori a lui iì oppofe ; ma il potere di Gildone & 
esca in modo avanzato, che fuperato avendo Maflelzerio, lo coitrinfe a fug- 
girtene in Italia ; ed egli ritnafe Signore dell' Affrica ; ed elfendofi ac- 
certato della fuga del fratello, che all' Imperadore era ricorfo, fece pren- 
dere- i figli , che il fuggitivo aveva in Affrica tafeiati , e non guardando, 
che eglino fofTero dello fieno fuo l'angue , li fece barbaramente trucidare. 
Pervenuto intanto Maflelzerio. in Italia ad Onorio , ed a lui rappreilnta- 
to il fucceflb , quelli gli diede formidabile efercìto , col quale potale ri- 
tentar la fua forte . In fatti fi. portò di nuovo contro al fratello , e gli 
riufet di sbaragliarlo , ottenendo di lui una e >mpiuta vittoria ~ Vedutoli 
Gildone abbandonato dalle lue genti , precipitofamente alla colla del mare 
fuggicene , e falendo in una na.ve , fece dar vela al vento , penfandofi di 
potere fcampare . Non avvenne però così; poiché l'ufeitatafi fiera burraica» 
tornò fuo mal grado a dare in terra , dove fu prelò ; e dal fratello gii fu 
fatta tagliare la tetta , in caitigo della crudeltà, che egli co' tuoi figli ula- 
ta aveva , e del tradimento fatto a' fuoi Signori . Tietro Me/sii . Vite degl* 
Imperadori . Vìu di ^Arcadia » 



FATTO 



TOMO TERZO. 

FATTO FAVOLOSO. 



133 



RAcchiufo Dedalo unitamente col figlio Icaro , per ordine di Minoffe 
Re di Creta, n>;l faraofo Laberinto da lui fabbricato , ftudiò il mo- 
do , onde poterfène da quello fuggire . Quindi con fommo artificio cora- 
pofte alcune ali» le attaccò maeltrevolmente con cera negli omeri , così 
fuoi, che del figlio, al fommo a quello raccomandando di non- volare né 
troppo alto, né troppo bailo . Ma quando furono in aria , Icaro obbl io gli 
avvertimenti del Padre, e tant' alto volò , che il Sole Hquefece le di 
lui ali , ed egli cadde in quella parte di mare , che fu poi detto mare_> 
Icario . Dedaio ricoverofli in Sicilia , ove Cocalo il fece foffocare in una 
ftufa , perche Minoffe minacciollo di volergli dichiarare la guerra , fé non 
gli rcitituiva il fuggitivo, o vivo . o morto. Ovvici. Metani, lib. 8, &c, 

FUGACITÀ', 

Delle grandezze , e della gloria mondana .. 

Di Cefare Ripa . 

DOnna alata , ve dita di color verde chiaro , quafichè al giallo , il cui 
veitimento farà tutto riccamato di perle , e altre gioje di gran va- 
lore . in capo avrà una corona di oca. Colla deltra mano terrà- con bel- 
la grazia un razzo accefo , e sfavillante » con un motto , che dica : EGRE- 
DltìSS UT Fi'LGUR, e con la Anidra un mazzo di rofè rivolte al in- 
giù, e parte di e.fe fi veda che cadano- per terra languide, e {colorite» 

Si rapprefenta che fia alata , per lignificare la velocità del fog^etto di 
detta immagine . 

Si velie di color chiaro , per dinotare , che non lì deve porre Ipe- 
ranza nelle cofe mortali , perche predo mancano , e mafiime quando- l'- 
uomo più penfa di arrivare aL legno , e però li può dire ; 

fperanza , defìr fempre fallaci. . 
II Petrarca nel primo trionfo della morte , 

Mifer chi fpeme in co fa mortai pone . 

E Silio Italico lib. 7. vel Pun. 

Spet ben fallace; , oblìtaque cotda , caduciim 
Mortali quodcumq'te datut . 

La diverfità delle gioje fopra il veftimento , e la corona di oro, ne 
dimoilrano P altezza , e le grandezze » colle quali la gloria mondana fi 

adorna. 



134- ICONOLOGIA 

adurna . U acccfo , e sfavillante razzo che tiene colla delira mano col 
motto fopraddetto , ne lignifica» die le noilre grandezze, e 1' umana gloria 
fia limile ad un razzo, die non fi tolto acceio , fparifee , feoppia, e mo- 
re ; onde a quella fimilitudine per dimoltrare die 1' uonu non fi debba 
infuperbire , giunto die fia a qualche grado , non folo di ricchezze , ma di 
eifere luperiore agli altri , nella Creazione del Sommo Pontefice , i De- 
putati avanti di elfo in S. Pietro mettono fjpra di un' alla della fioppa , la 
quale accendendola, dicono ad alta voce; 

Sic tranfit gloria, Mundi , Tater Sanile . 

onde fopra di ciò mi pare che fia molto a propofito il detto del Petrarca : 

Za vita fugge , e non fi arreca «»' ora . 

Le rofe nella guifa che abbiamo detto . Pierio Valeriano nel lib. 55. 
narra, che quello fiore fia Geroglifico dell' umana fragilità, e fegno del ben 
fugace , e della .brevità della vita noltra , elfendocchè in quello fieflb gior 
no , che egli fiorifee , e inoltra il fuo vigore , tolto nel medefimo 
tempo sfiorifee , languifce , e muore; e però Job. cap. 14. quaft flos egre- 
ditur , & contentar . Molto fi potrebbe dire fopra della rofa a quello pro- 
posito , ma per non eflere lungo , né tediofo nel dire , rimetto il Letto- 
re a quanto in diverfi luoghi della noltra Iconologia abbiamo detto , fpecial- 
mente nella vita breve . Ma non lafciarò indilpaite un Madrigalctto , che 
ni pare molto a propofito a quello foggetto . 

Vane fon le fperanze , ed il defto , 
D' accumular ricchezze , e gran tefori , 
"Per ciò che 7 tempo vola , fugge , e paffa % 
Onde tutto fi lafsa 

*A viva forza , e /' uom re/la in oblio . 
M a fé brami acquiflar grandezze , e onori , 
£ dopo morto ancor viver vorrai > 
Senza tormenti » e guai , 
Segui pur la virtù , che tanto vale * 
Che fa /' uomo immortale . 

De* fatti vedi Felicità , Fortuna ee, 







FUNE.- 



TOMO TERZO. 
FUNERALE. 

Dell' cibate Ce/art Orlandi » 



m 




il rx e r cl l £- 



£arlo ùrandi ini. 



IN utr ampia recinta ~3T TTìpreTS fr~dipinga "un Uòmo 7 di volto" mellone 
piangente . Sia quelli- veihto di abito color tetro , o nero , fparfo tut- 
to di offa , e tefchi di morto .. Abbia, da una parte una Pira , o fia Rogo 
accefo ; dati' altra un fepolcro ; ed intorno varie antiche Urne fepolcrali , 
Piramidi ec. Con una m-atfo fia in atta df fparger fiori ; coli* altra tenga 
agli occhi un panno lino , col quale fi afciughi le lagrime . 

Funerale, o fia Funere, altro non . è che 1' eilremo onore» che il 
rende agli eitimi , o diciamo più chiaramente , per Funerale s' intendono 
quelle ceremonie , che fi compiono in un fotterramento , o fepoltura ; 
ovvero gli eftremi ufììzj pagatv ad un Dèfonto . 

Queii* onore è fiato Tempre riguardato come una delle principali ob- 
bligazioni dell'' umana, pietà non folamente » ma eziandìo della fiefia recet- 
tiva Religione .. 

La parola Funerale è formata dal Latino Fuwts , e quefta fecondo Do- 
nat.in\A)tdr. a. x.fc. i . Scrv. in i . <& 6.Eneid lfid.l. 20. cap. io. afuualibns t 
feu fimìèus accenfìs ,. cioè dalle torce ( che erano fimet cera dream-dati ) ufate 
nei Funerali dei Romani . Alcrf , e forfè più giulìainente » dirivano la pa- 
iola Fums dal Greco cpoyos Morte* o Strage. Pongo 



ij6 ICONOLOGIA 

Pongo in prima veduta un recinto di Ciprcffi , per edere quella pian- 
ta addetta a cofe luctuofe , e fune ite , ed in ifpezie alla morte, per la_j 
ragione , che recifa una volta , come dicefi , non riforge mai più ; Fe(ì. 
Voc. Cupreffì ; ed appredb i Gentili il Cipreifo era conl'ecrato a Plutone-» 
Dio dell' Inferno , e fi poneva avanti le cafe in occafioni ui Funerale ; e 
con e. io fi circondava la Pira» dove aveva da brucciarfi il Defonto . 

A quello coltume riguardando Virgilio nel fedo dell' Eneide , diJe : 

ligcntem flruxere pyram , cui frondibus atris 

Intexunt Utero. , & ferales ante cuprejfm 
Conflitmmt . 

£ Stazio lib. 6. 

Triflib''.s interea ramis , teneraqae cuprejfo 

Dantmtm flamms tborus , & puerile pheretrum 
Texitur , 

Non folo avanti , e intorno alle Pire , ma avanti ancora , ed intorno 
ai fepolcri fi collocava il cipretìb . Così Claudiano libro 2. de raptu 
Proferpina; . 

Quercns amica Jevi , twmulos tellura Cnprc[sns . 

Intorno però alle Tombe de' Nobili ; poiché nei fepolcri de' Plebei 
non fi poneva il Cipreifo ; perciò Lucano nel libro 3. 

Et non plrhejos lu&ns telìata Cuprefws . 

Bensì fi fpargevano le frondi di fai via, d' ifsopo , di menta, di buf- 
so , e perloppiù della pianta chiamata apio , da noi intefa comunemente-» 
fotto il nome di petrofello . 

Si dipinge il Funere con volto niello , e piangente , per efprimepu 
1' afflizione , che e folita provarli nell' altrui morte , particolarmente per 
la perdita o di fuperiori , o di amici , o di congiunti , e per denotare-» 
nello iteifo tempo le lagrime, perloppiù indi vile compagne di ceremonia 
cotanto funella . Se fia lodabile o no , il pianto , per fimili congiunture nell' 
Uomo, fi renderebbe difputabile , fé in prò di quelto non fi avellerò degli 
eiempj , che ballantemente ne giullificano I' ufo . 

II Patriarca Giacobbe fu dagli i gizj pianto per ben fettanta giorni 
Cerni', cap. 50. e Musò dagl' liraeliti per trenta . heuteron CJp. 34. Llsen- 
do dato da Gioab proditoriamente uccifo Abner, comandò David, che 
fi pianpefse nel fuo Funerale , cosi dicendo : icindite veflimenta veflra , & 
accìwimmì Jaccis, & plangite ante exequias *Abntr : porrò I\ex David fequeba- 
tur pberwum . Cnmqtu fcptlijjent Abner in Hebron , Uvavit %ex David vocerà 

fuam * 



TOMO TERZO. 137 

fiiam » & flevìt fitper tumulum *Abner : flevit autem & omnis populus &c. 2, 
Reg. cap.. 3. v. jj. 32. 33. 

Quanto più è alcuno nella fua morte , e nelle fue calamità pianto , 
tanto è maggior fegno di effe re amato ; e tantoppiù ciò gli é afcritto ad 
onore ; e -però Properzio fa dire a Cornelia lib. 4. 

Materni* laudor lacrymis urbijque quereli* 
Defieta - 3 & gemitìi -Cafaris qj]a mcx* 

IEd Omero lib. 4. Odyff. 

....... Illum nec enim reprehendere fas efl , 

.Qui fìeant burle , cujus fregertmt /lamina Tarcx . 

Solus honor jeqmtur mortales ille mìfellos ; 

Et tondere comam -, & lacrymas infunere fpargì . 

Moltopiù fi .potrebbe dire intorno alle dovute lagrime ; ma pafferema 
3, rapportare ciò , che fembra che militi contra di effe . Gli Stoici -, i qua- 
li tennero Tempre che in animo faggio cader non dovette dolore , con mol- 
ta più di efficacia ne proibirono le lagrime, apportando per ragione» che 
vano , e foverchio impaccio ila il volere affliggerfi di quegli irremedia- 
iili accidenti , che a tutti fono naturalmente comuni. Perciò Ennio difse? 

K^emo me lacrymis decoret <, nec funera jletu 
laxit . 

Id Orazio lib. 3. Ode 20. 

*Ab[int inani funere meniti 

LuSìnfque turpe*, »> querimònia* 
Compefce clamorem -, ac fepulcri 
Mitte fuptrvacuos honores . 

E Platone nel 3. de Rep. fHmando, che un cosi fatto pianto fofTe pulita» 
torto atto da femmine , o da Uomini di animo effemminato , che altrimenti , la- 
fciò fcritto : Lacrymis a claris viri* auferenda fimt , mulieribus autem triburndu . 

Vede la noltra Immagine abito di -color tetro -, o nero , per effer que- 
llo il colore più proprio , e che più fi ufa ne' Funerali . Le olla , ed i 
tefchj di morto , che qua , e là fparfi fi mirano nel detto abito , rappre- 
fentano il ferale foretto della morte , cagione dell' orrore e del lutto 



'5& 



» 



di cui è ella tutta ripiena . 

Ha da una parte una Pira , o fia Rogo accefo , e dall' altra un Sepol- 
cro , per denotare che 1' ufo più abbracciato dalle Nazioni tutte è il ito 
fempre divifo in quelle due fpezie di eitremi onori compartiti a' Defonti » 
e di bruciare cioè i corpi, o di feppellirli., 

S ..- E qui 



%)% ICONOLOGIA 

E qui mi confido dì far cofa grata allo ftudiofo Lettore col rapporta- 
re i varj riti di più » e più celebri "Nazioni , cosi rifpetto alle funebri 
pompe i che ai rispettivi loro fepolcri . 

Il che più diffufamente potraffi vedere in Tommafo Porcacchi , che ne 
ha fatto un particolare trattato ; nell' Opufcolo col titolo : Ceremonie fu- 
nebri di tutte le Trazioni del Mondo Trattato del Signor Muret ec. tradotto dal- 
la lingua Francefe ; nei Progimnafmij o fiano dialoghi di Giacomo Fonta- 
no ec contentandomi io di darne qui un baflevole cenno . 

Comecché dagli EGIZJ fi crede elfere a noi pervenute le prime leg- 
gi , le prime fcìenze , le prime ceremonie , cosi da quelli ( feguendo in 
tutto 1* ordine ed in gran parte le notizie che ne rapporta il fopraccitato 
Signor Muret ) farà bene il prender principio . E perchè gli Egizi fono 
altresì reputati i primi , che nella Terra introducelfero I' Idolatrìa , per- 
ciò diremo primieramente quali erano i Dei principali dai Gentili rico- 
nofeiuti per Prefidi dei Funerali . Plutone fratello di Giove , a cui era__» 
in forte toccato di fua parte 1* Inferno ( come a Giove il Cielo , ed a 
Nettuno il Mare ) era adorato come Dio della Morte , e come dei Morti 
Sovrano } ed era perciò detto fecondo Diodoro lib. z. Summanus * cioè il 
Sovrano delle ombre ; ragione , per cui non fi aprivano i fuoi Tempi » 
che in tempo di notte . Virg. nel fello dell' Eneid. 



Tum I{egi Stigio notturna* ìnchoat aras.. 



Venere altresì era (limata che prefèdefie alla cura di feppellire e cn* 
Jèodife i morti « come quella che ne aveva avuto il penfiero nel nafeimen- 
to , Per quello motivo veniva chiamata Dea Libitina * cioè Dea delicr 
ombre ; e le cofe tutte > che ai Funerali erano addette , e necetfarie » lì 
confervavano nei fuoi Tempi • Mercurio era il terzo Dio che nei Fune- 
rali s' invocava ; poiché fi credeva che quelli dopo aver ricevute le om- 
bre * i corpi delle quali erano fiati fepolti % le conducete ne' campi Elifi > 
O altrove » fecondo i loro refpettivi meriti . 

Quelli erano dunque in genere i Dei del Gentilefimo , che agli eflre- 
mi uffizi rendutì a' Defonti , presiedevano : ora venghiamo a difcorrere_» 
de' Funerali degli Egizi in particolare . 

Defcritto* aperto , e imbalfàmato il Defonto* i Congiunti di lui pre* 
iòne il Corpo lo ponevano nel fale , e quivi lo lafciavano Ilare per ben. 
iettanta giorni ; terminato il qual tempo con fomma diligenza lo- lavavano» 
e ben ricuciu V apertura , che dall' Ineifore era Hata fatta , lo ungevano ai 
di fuori con gomma « e fafciandolo con fim'flima tela » che s' incollava.»» 
con quel vifchiofo liquore * lo chiudevano in certe figure di legno i_» 
quello motivo lavorate « e dipinte ; e quelle fono le Mummie . Quelti 
corpi da alcuni venivano culloditi nelle proprie cafe ; da altri poi erano 
deitùuti alla fepokura j e adi' accompagnarli a quella , gli Uomini cosi » 

tome 



TOMO TERZO. 139 

«©me le Donne » riempivano 1' aria di Itrepitofe grida-» lacerandoli le chio- 
me t fquarciandofi il petto . Le fepolture poi erano certe camerette fotter- 
ranee fatte a volta , dove fi difcendeva per un foro rotondo » o quadro , 
a fimiglianza di un pozzo ; veniva quindi coperto quello foro da un' alta, 
colonna , che riempivano di varie corone , e più , e più volte Sbraccia- 
tala, davano 1* diremo addìo al fepolto Defonto . Allorché però moriva 
alcuno de' loro Re , comune era il pianto della Città ; a truppe per que- 
fta camminavano coperti di un femplicc lenzuolo , ad alta voce ., e tra__a 
finghiozzi ripetendo il nome del loro Principe . Per fettanta giorni s' in- 
tertenevano in quella lagrimevole foggia , ed in queiti giorni non beve- 
vano vi-no » non mangiavano cofa , che cotta foffe , fi attenevano da' ba- 
gni , e da' profumi ; non fi affettavano il letto , e né tampoco ufavano 
colle Mogli . L' onor del pianto di fettanta giorni » fu , come fi diffe t 
accordato al Patriarca Giacobbe. Le fepolture de* Re erano i tanto rino- 
mati Maufòlei , per la maggior parte fabbricati a Piramidi . E' incompren- 
fibile la fomma che s' impiegava per queiti Edifici; e balla il dire che_* 
furono già pofti traile maraviglie dei Mondo ; e gii avanzi di sì faltolt 
monumenti » che pur tuttavia rimangono , recano della maraviglia non_» 
poca . 

I GRECI ne' primi tempi , come fi ha da Tucidide, ed altri antichi 
Scrittori , feppellivano i corpi . Quelli che morivano nel loro letto erano 
fepolti ne' Borghi ; nella Città non mai ; fé non fé gli Eroi * i quali li 
confervavano nelle Piazze pubbliche , come Dei tutelari del Paefe . Ogni 
Famiglia aveva la fua fepoltura ; della quale però ne era privato colui % 
che avetfe diflipato il fuo Patrimonio , e per comando delle Leggi venivi 
fepolto altrove. Differente era 1* ufo , che fi teneva circa gli onori, che 
fi rendevano a' morti , poiché altri li lavavano nell' acqua pura , altri nel 
vino . Gli uni fpargevano ibpra di loro mille buoni odori , e gli altri 
li coprivano folamente di foglie di ulivo . Gli uni li veltivano di cher- 
misi , gli altri di bianco , con una quantità di ghirlande ; altri poi , come 
i Calati , mettevano loro in mano una lettera ben figillata , affinchè fapef- 
fero le loro intenzioni nell' altro Mondo ; e che eglino avevano adempiuto 
il proprio debito verfo di loro . Il loro lutto durava diecifette giorni ; per- 
ciò tagliavano per I* ordinario un dito al corpo morto , e rendevano a_» 
quelio dito tutti gli onori funebri . Nella Licia in tutto quello tempo gli 
Uomini veltivano da Donna . In Argo fi veltivano di bianco , e facevano 
de' grandinimi Conviti , accompagnati da diverfi Sacrifici in onore di Apol- 
lo . Smorzavano il loro fuoco nel principio di queite cerimonie , e poi lo 
riaccendevano . In Delfo facrificavano a?li ltefiì morti . In Delo fi taglia- 
vano i capelli, e li riponevano fulle fepolture , confegrandoli agli lteffi mor« 
-ti, come apparifee dall' Ifigenia in Tauri appreifo Euripidei che dal Gre» 
,cq in latino tradotto così dice : 

Tumulitmque congere , & monumenta imponilo i 
Comas fepulcro dei Soror cum lacrymis , 

S 2 QglH 



J-4P ICONOLOGIA 

Quelli di Platea dopo molte allegrezze , che duravano tutto il tempo 
del lutto , facevano finalmente una fpezie di pompa funebre , nella quale 
camminava innanzi un Trombetta , indi venivano alcune carrette cari- 
che di foglie di alloro , e di mirto, e dopo le carrette diverfe perfone » 
che portavano delle tazze piene di latte» e di vino , che verfavano fui 
Sepolcro . I Lacedemoni fi coronavano di Sedano ,. e cantavano in verfi le 
lodi del morto . Gli /itemeli facevano de' gran lamenti ; di modocchè fi 
vede da tutte quelle ufanze ,. che gli uni, fi rallegravano, e che gli altri fi 
affliggevano alla morte de' loro parenti. Dalla gran venerazione in cui era 
appre:fb tutti i Greci la fepoltura fi pafsò in un tratto all' abolimento, e 
s' iilitul 1' ufo di alzare le Pire , ed in quelle bruciare i Defonti . Ed 
eglino fino fiati i primi , fecondo Omero nell' Iliade , che abbiano penfato 
3 ridurre in cenere quelli ,. che avevano più teneramente amato nella loro 
vita . La Pira è una catalta di legna , cosi detta da 7rup pyr ignis fuo- 
co , perchè deitinata al fuoco ; dicefi ancora Rogo, e butto , o Ila tom- 
ba . Deve avvertirli che Tira fi chiama la fietfa congerie , o malfa di le- 
gna , primacchè ad elfa fi accolti il fuoco : P^pvo fi nomina fubitocchè ha 
cominciato, ad ardere : e bnfìo , o tomba finalmente , allorché la materia è 
fiata dalla fiamma confunta .. 

Palliamo ora a difeorrere de' Funerali de' ROMANT . Apprefero quelli dal- 
la Grecia la maggior parte delle loro leggi , cerimonie , e fuperltizioni . Nel- 
la Uefa guifa che i Greci davano elfi nel principio fepoltura a' Defonti, 
e durò quelf ufo,- fecondo alcuni , fino al tempo del Dittatore Siila , il 
quale ,. come hanno lafciato fcritto Erodoto, Dione, Tito Livio I. 12. ed 
altri , fece dilfotterrare le olfa di Mario fuo nemico , e fui timore che ad 
elfo non meno poteife accadere un confimile affronto , indulfe ii Popolo Ro- 
mano,, ed anzi ne emanò particolare Decreto, ad ardere i Defonti , e chiu- 
derne le ceneri nelle Urne . Cicerone però de Itgib. IL 22. rapporta che 
il primo ad efere in Roma bruciato fu uno della gente Cornelia. Durò 
tale costumanza fino a'' tempi degli Antonini , i quali fjppr^tTero le Pire , e 
riltabilirono i Sepolcri .. 

Allorché pertanto alcuni tra*" Romani era giunto agli ellremi aneliti del- 
la vita , il più llrettO' congiunto* gli accollava alle fue le proprie labbra, 
affettando di ricevere a cocca aperta 1' ultimo fuo {pinta , e fubitocchè Io 
vedeva ellinto, gli chiudeva gli occhi ( eccettuatone però il Figlio, al 
quale per la legge Mania era proibito il chiudere gli occhi al Padre ) . II 
medefimo Congiunto gle li riapriva , quando i Miniltri de' Funerali com- 
piute avevano le loro funzioni , cioè dapoichè 1' avevano ben lavato, ve- 
ihto de'fuoi abiti , e polto o nella fepoltura , o fulla Pira . L' Efcquie , che 
alle perfone del popolo fi facevano, erano fempliciflime . Con gran pom- 
pa fi efegui vano, trattandoli di Uomini di qualità. Per mezzo di un Trom- 
betta era il Popolo invitato ad afiiltere alle etiequie , alle, quali folevafi con- 
correre in gran numero .Era portato il Cadavere in un letto, o fia let- 
rica ; fé de' poveri , da Becchini , chiamati in latino yejpillones ; fé de' nobili , 
da' più lire tei Congiunti; fé degli. Eroi dalle perfone più ragguardevoli della 

Citti 



TOMO TERZO. 141 

Città. Parlando de' Nobili,- e degli Eroi dopo l'ultimo grido del Trom- 
betta incominciava a procedere Ja funebre pompa . Principiava quelta da 
una lunga fila delle Immagini degli Antenati del Defonto, vediti con que- 
gli abiti, che viventi loro erano itati affegnati , fecondo i proprj meriti , 
e dignità.. Venivano quindi i fervi veltiti a. lutto, feguiti da vari fonato- 
ri di Itromenti tutti flebili; e qui è da notarli, che fi differenziavano gli 
ftromenti, fecondo le età delle perfone ; poiché fé erano giovani fi. ado- 
pravano i flauti ,. fé vecchi, le trombe. Dspo quelli compariva la letti- 
ca con il Cadavere , che era féguito dalla folla de' parenti , ed amici , che 
avevano, alla loro- fronte i fanciulli, e le fanciulle ; i primi col capo co- 
perto da un velo nero , e le altre feoperte co' loro capelli fciolti, e ne- 
gligentemente fparfi per gli omeri .. 11 che tutto feguiva. con regolatimi 
mo ordine fino al. luogo della fepoltura , o Pira . Pel' ordinario il. luogo 
delle fepolture era lungo la via Flaminia, o la Latina . Dove giunto il 
Cadavere , uno de' Parenti, pollufi in mezzo all' Aifemblea recitava^ 
1' Orazione funebre ; indi fi riponeva nel fepolcro unitamente con lume_s 
inneiìinguibile , con alcuni vafetti pieni di diverfe bevande y. e- cofe_> 
da mangiare, con una moneta per pagare il nolo a Caronte, che era Iti- 
mato il. barcaiuolo della: palude ttige , e con alcune ghirlande di lana , per 
entrare con- onore ne' campi Elisi . Subito che- era chiufo il fepolcro , le 
Prefiche , le quali" erano certe femmine , che non avevano altra occupa- 
zione , fé non fé di piangere i morti , e che fi pagavano a quelt' ogget- 
to, gridavano con tutte le loro- forze I licet ,' cioè, ciafeheduno può. ora 
ritirarli ; ed il popolo rifpondeva tre volte con un tuono lugubre : vale , 
vale , vale , cantandogli 1' ultimo addio , ritirandoli .- Ulàvafi ne' primi 
tempi non di : chiudere ne' fepolchri i corpi morti , ma terminata la fun- 
zióne , li riconducevano. nelle cafe , ove li feppellivano- , ed erano quelli 
poi invocati col nome di Dei Penati . Tolta però quella collumanza , ed 
introdotti' i fepolchri , fi ; faceva fare una figura del Difonto- al natura- 
le , fi faceva intervenire a* fuoi" funerali, e quindi riportava!!- a cafa, rac- 
chiudevafi in una nicchia, e nelle maggiori folennità efponevafi al pubblico, 
s' egli" era particolarmente perfona di rifpetto . Il lutto egli era più o me- 
no lungo ; fecondo le qualità: delle perfone . Ordinariamente non durava 
fé non fé nove giorni , donde venivano i Sacrifizi Novendiali confecrati 
a! Mani . Le cerimonie erano le ilefle per quelli , i quali fi abbruciava- 
no. . Non v* era fé non la Pira , che ne facelfe la differenza ; fopra la qua- 
le G. fpargevano' varie cofe odorofé , e diverfi premènti , fecondo la. mag- 
giore, o- minor generoGtà de'congiunti , od: anche, amici . 11 cadavere era 
fepolto'ùv una tela asbeitina fatta di pietra amianto , la quale, non tenie 
il fuoco , e fa che le ceneri del corpo non fi mefcolino con : quelle del 
légno-.. I più ltretti parenti" accendevano la. Pira , voltando gli occhi in- 
dietro ; e quando era il tutto confunto ,• raccoglievano eglino iìelTi le ce- 
neri , che riponevano in un* urna , e quel!' urna in una fepoltura. 

La pompa funebre colla quale era onorata la morte degì' Imperadori • 
era. efequita . con. un fallo maggiore , benché consìmile intorno all' ordine . 

u 



142. ICONOLOGIA 

Le Vertali parimente , allorché morte fodero nello flato di verginità * 
erano fepolte con gran pompa ; e per un particolare privilegio era loro 
conceduta la Sepoltura nella Città» come agli fcroi . Quando per lo con- 
trario erano forprefe in delitto , ficcome era una delle maggiori afflizio- 
ni , che la Città potette ricevere , così erano rigorofamente punite con_» 
una fepoltura delle più vergognofe . Si {tendeva quella milera , fopra uni 
bara , come fé fotte già morta, coperta di moiti drappi» e '1 tutto ben le- 
gato, affinchè non fotte pottìbile vederla , né fentirla . Si portava cosi in- 
volta dal Tempio di Vetta fino alla Porta Collina-, accompagnata da' fuoi 
parenti, ed amici , che piagnevano dirottamente; e dopo di loro veniva- 
no i Sacerdoti aliai metti , fenza dir pure una parola . Pretto a quetta__» 
Porta , nel ricinto delle mura, vi era una picciola eminenza , e al difbtto 
una grotta profonda . che ferviva di fepoitura alle Vettali impudiche . Qui- 
vi giunta l' infelice , fi slegava , falciandole (blamente un gran velo fulla te- 
fta, che 1' impediva di etter veduta . Si faceva ulcir dalla bara, ed aven- 
do il gran Sacerdote dette alcune parole fegrete , rivolgendole le fpalle t 
il Carnefice-, a cui era congegnata , la calava per una fcala fino al fondo , 
dove era ltato già poilo un letto , un lumicino aecefo , un poco di pane 
con tre vafi pieni di acqua, di latte * e di olio, e racchiufo il foro del- 
la grotta , vi fi lalciava perir da fé medefima . Era un tal giorno di tanta 
meiiizia , che neffuno ardiva di lavorare , molto meno di divertirli ; e la 
Città tutta riempivafi di dolorofe grida . 

Era piucchè barbara tra* PERSIANI 1' ufanza riguardo a' morti , fc_» 
creder fi deve a Procopio, e ad Agatia . Scrivono quelli Autori che tra 
loro non fi feppellivano i corpi morti , ma gli esponevano nudi in mezzo 
de' campi. E Giuttino lib. 19. in conferma racconta, che Scoza uno de* 
loro più illuftri Capitani fu da etti condannato alla morte , per 1* unico 
delitto di aver feppellita la defonta fua moglie ; perchè , dicevano etti , 
che il fotterrare i Defonti era fempre ttato contrario alla Religione del 
Paefe . Non fu fempre ottervato ufo cosi empio . Cicerone, Strabone. ed 
Erodoto ci fanno fede che una volta tra que' Popoli fi coprivano i corpi 
morti di terra femplicemente , fenza alcuna cerimonia , o altra fpefà ; op- 
pure dopo averli intonacati di cera , per confervare la loro figura , li chiu- 
devano ora ne' buchi delle montagne , ed ora nelle fcpolture . In quelli 
ultimi fecoli , comecché hanno abbracciata la Setta di Maometto > hanno 
ancora cambiato collume , e cerimonie . 

Tra i Maomettani i TURCHI fono che ne formano la Setta principale. 
Grandiflimi fchiamazzi fuccedono , allorché alcuno di loro viene a morte . 
Sono eziandio pagate le Prefiche, per rendere più lugubre la pompa. La 
loro maniera di Seppellire i corpi è particolare. Li lavano, gli radono il 
pelo , l' involgono in un lenzuolo , prima afperfo con aepua di fapone , e 
poi con acqua rofa , e lo llendono così in una bara , e lo efpongono nell' 
ingretto della loro cafa , non già rivolto colla fchicna in giù , né fupino , 
ma fui fianco diritto, colla faccia verfo il Mezzogiorno, affinchè, dicono 
etti , riguardi la M e c ca • Cittì di iomma venerazione tra loro , per aver 

dati 



TOMO TERZo- UÈ 

dati ì natali al loro Profeta. La bara è coperta di un panno di differente 
colore , fecondo la differenza della loro condizione . Per un Uomo di guer- 
ra il panno è roffo , per un Sacerdote e verde ; e fé il Defonto 
non foffe né I' una , ne 1' altro , fi fervono di un panno nero . Seppellen- 
doli nel lenzuolo gli lafeiano liberi i piedi, e le mani, e la tefta» accioc- 
ché * come elfi credono , poflano più facilmente inginocchiarli , quando 
gli Angeli verranno ad efaminarli ; e per quella ragione lafeiano loro un 
ciuffetto di espelli in cima della tefla, affinchè dai detti Angioli fiano 
per quello preft , e portati in Cielo . la maniera delle loro efequie è affai 
femplice . Levano il corpo di cafa per la tefta : i Sacerdoti Io precedono, 
cantando Inni , o Orazioni , ed è feguito da' fuoi Parenti » ed Amici » 
Nel ritorno i Sacerdoti fono rimunerati con alcune monete di argento, fé 
il Defonto è di cafa ricca ; le povera poi , vanno per le ftrade , e per le 
Piazze dimandando al pubblico ciocché loro è dovuto . Le perfone di conto 
fono perloppiù fepolte o ne' Giardini » o nelle Mofchee . Quanto allo 
perfone ordinarie , fi fanno loro delle foffe ne' Cimiteri , e dapoichè fono 
fiate coperte di terra , fi alzano fopra di loro due piccole colonne , o due 
pezzi di legno , I' uno a* piedi , e 1' altro alla tefta . Ve n' ha ancora , 
che volendoli diitinguere dal comune , fi fanno ergere ne' raedefimi Cimi* 
terj delle fepolture , in forma di Altari . 

Sorprende il rigore , col quale vengono da' CINESI offervate le leggi 
fpettanti il cerimoniale de' Funerali . Il primo onore » che rendono a* De- 
fonti , dopo aver loro chiufi gli occhi , è di caricare due tavole di ogni for- 
te di vivande col vino più fquifito . L' una è pofta vicino al letto , dove è 
diftefo il morto , trattenendoli con elfo lui i Parenti ,■ ed invitandolo a__» 
bere , e a. mangiare in loro compagnia ; come fé ancora viveffe . L' altra 
è collocata nelP anticamera , la quale non è meno imbandita , per trattare 
quelli, che vanno a confolarli. La Tavola de* Parenti dopo alcune ore fi 
toglie via in tutto, non facendo elfi altro che piangere: 1' altra poi tofto 
fi sbriga; poiché i mangioni, che vi concorrono , piucchè affliggerli, pen» 
fano di fgombrare le appreftate vivande . 

Terminalo il Convito , fi fanno entrare i Bonzi , che fono i Toro Sa- 
cerdoti , per recitare le folite orazioni ► II che fanno in tuono si raefto , si 
languido , ed inficine sì afpro , che recano orrore . Convengono pofeiju* 
con elfo loro del giorno , e dell' ora della Sepoltura ; indi ritiratili tutti , 
lafeiano il corpo nelle mani di quelli , che hanno cura di féppellirli . Que- 
lli lo lavano con. acqua odorifera , Io veftono de' fuor abiti migliori , e lo 
chiudono in una cafra con molte cofe preziofe T delle quali ogni Parente^ 
ha fatto donativo al Defonto ; ed affinchè né i Demoni » né gli Uomini 
ardifeano di toccare eofa alcuna , vi racchiudono altresì alcune figure orri- 
bili . Le caffè perloppiù fono o di oro , o di argento , fecondo- la qualità» 
e poflìbilità delle perfone. 

Venuto il giorno del ièppellire , fanno pubblicare di buonora P ora dell' 
efequie ; la quale giunta , fanno marciare innanzi molte infegne , e ban- 
diere ; indi vengono i Sonatori di diverfi ftromenti . Quelli iòno feguiti 

da' Bai- 



i 4 4 ICONOLOGIA 

da' Ballerini, i quali fjtto abiti bizzarriujmi di Commedianti i più ridicoli, 
vanno favellando lungo la ìtrada in atteggiamenti molto Urani . Dopo que« 
fta triplice fila , ne viene un' altra , la quale non è meno Angolare . E' t'or- 
mata queda di Uomini armati in diveda foggia , come di f'eimitarre , di 
feudi , di baltoni con nodi ferrati , ec. Queiti fono feguiti da altri , i quali 
portano delle armi da fuoco , colle quali fanno continuamente degli fpari ; 
ed i Sacerdoti , che marciano immediatamente dietro , gridano con tuttala 
la loro forza . Grida tali fono ancora accrefeiute dalle lamentazioni de' 
Parenti , e della moltitudine . Si confideri che mufica rabbioia debba eller 
quella . 

I corpi delle perfone ricche fono condotti nella Campagna ; fcegliendo 
ognuno la fepoltura nelle fue proprie terre ; e quello fanno , perchè ltima- 
no di godere nell'altra vita i medetimi .beni, che in terra goderono. 

I Poveri fono fepolti lenza alcuna cerimonia ; fi mettono ne' pubblici 
Cimiteri, e .fi crede che poveri debbano effere ancora nell'altra vita, vi- 
lipesi., e privi di ogni bene .. 

I Re fono fepolti fecondo la religione del Paefe , ma con ceremonie 
affai più particolari , e con più magnificenza . Tre perfone le più qualifi- 
cate .del Regno fono deltinate ad accompagnare il lor corpo alla fepoltu- 
ra ; ed i Principi del fangue (che non vi poffono affitterò) fanno loro pre- 
ftar giuramento , non follmente che adempiranno il loro debito con tutto 
il rifpe.tto , e con tuttala magnificenza; ma che ne occulteranno talmente 
il luogo , -jche neffuno lo faprà , trattane la Famiglia Reale . Offervano 
quella ufinza di nafeondere cosi la fepoltura dei loro Re , perchè temo- 
no , che alcuno vada a rubare gì' immenfi tefori , che con elfo loro rac- 
chiudono . 

Dopo avere ufate quelle cautele con un giuramento così folenne , fan- 
no dare il fegno della marcia collo Itrepito confalo di diverfi tamburi ; 
e fubito i Soldati delle guardie , tanto Mofchettieri , quanto Alabardieri , 
in numero di quindici mila in una gran velie di turchino feuro, con un 
berettone .limile , fi fchierano in ilpaJliera lungo la Ìtrada fino al fiume , 
dove fi dee fare 1' imbarco ; imperciocché per 1* ordinario fi traiportano 
i corpi dei Sovrani in paefi lontaniffimi . Liberata la Ìtrada, comincia il 
mortorio da una gran colonna portata fopra un carro , fcritta da ogni par- 
te in lettere di' oro , e di argento , .che rapprefentano la vita ■ 1' età , le 
virtù del Re , e le più belle azioni , che ha fatte nella fua vita . Quella 
colonna ha tre globi parimenti di oro, e di argento, 1' uno fopra 1' al- 
tro. Indi fi vede venire un altro carro, quali tutto di oro, il quale por- 
ta una Città di rilievo ; poi un terzo , porta il Trono Reale compolio di 
oro , e di avorio , che non ha altro fenonfe la corona del Re defonto . 
Tutte quelle macchine però , avvegnacchè belliffime , fono un niente in_» 
comparazione del Maufoleo , o Cafa portatile , nella quale ripofa il corpo . 
Ella è preceduta da un gran numero di Mulici , i quali lenza cantare , accor- 
dano i loro linimenti al tuono dei gemiti , e dei folpiri ; ed è accompagna- 
ta dagli Eunuchi , mefcolati coi più confiderabiii Uffiziali , e feguita dal 

Re 



TOMO TER 20. i 45 

Re Regnante coi Principi fuoi fratelli ( avendone ) . Marciano quelli 
a piedi nudi , coi capelli poiticci , e barbe bianche contrafatte , e_? 
col bordone alla mano , come fé volelfero attentare in sì povera_j 
figura , che perdono tutto , perdendo il Re . Sono accompagnati dalle_» 
Regine , e dalle altre Dame del Palazzo , in numero dì otto * o novecen- 
to veitite i e velate di bianco . Sono altresì accompagnati da più di mille. 
Mandarini veltiti , o di una grofla tela bianca ruvida i come un cilizio ■ 
oppure di fcorza , e di foglie di albero. Finalmente quattro mila Uomini 
armati terminano quelto grande , e pompofo corteggio . 

Il corpo è falutato , arrivando al fiume , dal cannone delle tre Galee» 
che 1' attendono , e da tutta la mofchetterla . La Reale di quefte Galee ■ 
che dee portarlo , oltre la fua tenda , eh' è di tela di oro , fa ripofare_» 
la fua ciurma fu tappeti di Perfia ricchiffimi ; e quella ciurma è veltita, 
di fuperbiflimi drappi di più. colori . Le altre due , I' una delle quali 
dee portare la Città , e 1' altra il Maufoleo , fono tutte dorate di dentro» 
e di fuori , dalla poppa , fino alla prora . 

Partite che fono , il Re » e tutta la fua Corte i inoltrando a gara la_a 
loro afflizione , le accompagnano cogli occhi con una gran mefìizia , e con, 
profondi fofpiri , e gemiti , finché perdutele di villa , fé ne ritorna egli 
al fuo Palazzo ; donde fa fubito pubblicare un lutto generale per tutto il 
Regno , che dura tre anni intieri; nei quali nelTuno ardirebbe di ballare-, 
cantare) né di fonare veruno ilromento . 

Quello sì lungo penofiffimo lutto non fi offerva folameute per la_j 
morte dei Re , ma eziandìo per la morte di chiunque altro [ eccettuati 
ì poveri ] da i più ltretti congiunti , Durante il lutto , non è permetto 
ai figliuoli il prender moglie , ed elfendo ammogliati loro è efprelfamen- 
te proibito P accollarli alle conforti ; e fono perciò itabilite pene rigo- 
rofiflìme contra di quelle, che fi trovano gravide . Il lutto non è cosi 
lungo dei Padri per i loro figliuoli , né dei fratelli per i fratelli -, né dei 
nipoti per i zii • né dei zii per i nipoti . E' bensì lungo a pari dei figli 
per i loro Padri, il lutto dei mariti per le mogli, e delle mogli per ì 
mariti . 

Gli AMERICANI dìverfifiìme tra loro ferbano le collumanze intorno ai 
Funerali . Conforme la carica , lo fiato ,e la profeftione che aveva cìafchedu- 
no in vita , ve iti vali in morte; ed erano quelli gli abiti ordinari; ma ne ave- 
vano degli llraordinarj per i diifoluti ; imperocché fi vellivano gli ubbria- 
chi come Ometotchtli loro Dio del vino ; e gli adulteri come Tlaxolte- 
tftl Dio della Voluttà. Ne avevano altresì dei particolari per quelli, che 
perivano nel naufragio, o negli eferciti, veltendo i primi come Tlacoc 
Dio dell' acqua , e gli altri come Vitzilopuchtli Dio della guerra . 
Il lutto parimente fi conformava all' età , agii Itati , ed ai meriti . 
Per 1' ordinario i corpi fi feppelllvano . Alcuni lì facevano federe nel* 
la fepoltura , e mettevano intorno a loro dell' acqua , del fale , del pane , 
delle frutta , e delle armi . Altri li chiudevano in preziofifiìme cafse . 
Altri femplicemente , ed alzavano full» foffa quattro pilaltri , ai quali ap- 

1' pende- 



*4t$ ICONOLOGIA 

pendevano delle armi, dei pennacchi, con molti fiaschi di vino, e diver- 
fé bevande . Altri dopo aver lafciato il corpo per lo fpazio di un anno 
nella terra ». lo difsotterravano in capo dell' anno, e gli facevano un mor- 
torio tanto più ridicolo , quantocchè era mefcolato. di pianto , e di rifa « 
di grida , e di balli , ài itravolgimenti di vita , a guifa di difperati , e_> 
di gozzoviglie , portando feco delle vivande , e mangiando a crepapelle . 
I Medici, tra loro quando morivano, erano fommamente onorati , e diver- 
famente dagli altri fepolti . Frano quelli bri ciati con pubblica allegrez- 
za , cantando gli Uomini , e le Donne con fi. fu mente intorno alla Pira_j . 
Quando. le oifa erano ridotte in cenere , ciafcuno proccurava di portare di 
quella polvere alla propria cafa , che bevevano pofcia col vino , come un, 
prefervativo contro a ogni male . Giulta le leggi del paefe quella polvere 
apparteneva alla Moglie del Defonto , ed ai fuòi più tiretti congiunti ; af- 
finchè bevendo le fue ceneri , potettero conservare nella loro fainiglia_j 
la fua virtù fcientifica ; ma per 1' ordinario duravano molta fatica a dif- 
fenderfi dalla calca , in ifpecie quando il Medico era Itato in qualche par- 
ticolare Itima . 

Altri Americani, come a VENESSUELA , non folo bevono, le ceneri 
de' Medici, ma generalmente di tutti i morti . Quelli popoli fubitocchc 
è fpirato alcuno tra loro. , lo fanno arroltire , indi lo fanno in pezzi ; lo 
pellano. quindi , e ne fanno come pappa » che. temperano col vino , e 
bevono con molto gulto . 

Nella FLORIDA fi tifa di confervare in cafa tutti i loro parenti. Su-» 
bitocchè alcuno è morto , avvicinano il fuo corpo ad un gran fuoco, e Io 
voltano di. quando in quando , affinchè fi fecchi da tutte le parti . Quando è 
ben fecco,-io vedono più fuperbamente che fia potàbile , e Io pongono 
in un nicchio, prc.lfo.al muro. Il Lutto tra loro non dura che momenti . 

Ufafi quaficchè lo iretfo nella nuova GRANATA ; ma ioprattutto in_a 
riguardo de' loro gran Capitani . 

Particolari fono i Funerali , che fi fanno ai Re del Meflico , e Me- 
coacan . 

Morto , che era il Re del MESSICO , gli tagliavano un ciuffetto de* 
fuoi capelli, che confervavano come una preziofa reliquia , e gli facrifica- 
vano lo fchiavo , che aveva. avuta cura, mentre egli vìveva «di accendere 
le fue lampane , e di bruciare i fuoi profumi , affinchè andatfe a ren- 
dergli i medefimi onori nell' altro Mondo . Queflo era il primo fagrificio» 
che veniva pofcia. feguito da inoltiflìmi altri ; i quali terminati , alcuni 
più qualificati Signori fi ponevano il corpo . fulle fpalle , attorniati da una, 
moltitudine di altri , i quali facevano uno Ilrepito fpavtntofo colle loro 
grida ; e di altri , i quali marciavano alla fronte in gran numero , facen- 
do pompa di ogni forte di armi le più. belle , che potevano trovarfi . 

Erano ricevuti all' ingreffò del recinto del Tempio dal Sommo Sacerdo- 
te , che li afpettava con tutto il tuo Clero, e che aveva gii fatta pre- 
parare una vaita Pira .. Quello Sommo Sacerdote proferiva fui corpo con 
flebile voce alcune parole» e comandava, che fi gettalfe fui fuoco. Men- 
tre 



TOMO TERZO. 147 

tre egli ardeva , tutta la nobiltà 11 accollava nel medefimo ordire , che~» 
era venuta) e gettava fopru di lui i preferiti. I Sacerdoti altresì dal loro 
canto fcannati duecento Schiavi-, tanto Uomini, qu-a-nto Donne , la "maggior 
parte pedone da fervizio , e fra loro alcuni Nani, ed alcuni Buffoni, ne 
gettavano i cuori in quel fuoco . II giorno apprettò raunavano quette cene- 
ri , e le chiudevano in una piccola grotta fatta a volto , tutta dipinta al 
di dentro, la quale chiudevano con iòmma accuratezza; e al di fopra__a 
■mettevano 1a figura del Principe in rilievo, per fargli di quando in quan- 
do limili barbari facrificj . 

Non molto da quelle diffamili erano le funzioni , che fì efeguivano ne* 
Funerali del Re di MECOACAN, 

I GIAPPONESI da tutte le altre Nazioni differifcono ; poiché tutte_s> 
le loro angofce , le grida , i pianti , il lutto fi fanno confiltere nel tem- 
po della malattìa ; celiata quella , e pafTato all' altra vita 1' Infermo , le_> 
allegrezze, i tripudi, i congratulamenti tra gli Amici, e i Congiunti fono 
indicibili . I Bonzi vanno a prendere con gran pompa il corpo , per dargli 
fepoltura , e la fpefa la fanno tutta' del proprio ; non volendo nulla dai 
'parenti del defoTito . 

Trai CARAIBI , i quali abitano le Antille , fi olfervano ceremonie_s 
molto fin gol a ri . Dopo aver pianto affai fui corpo morto , lo lavano; indi 
lo roventano, gli ungono con olio la te ita -, gli dipingono i capelli , e mef- 
solo tutto in un gomitolo, unendo le gambe alle cofce , ferrando i gomi- 
ti traile gambe , e curvando la faccia fulle mani ( appfelfo poco come è 
il bambino nel ventre della Madre) I 5 involgono in un drappo . Le loro 
lamentazioni fono mefcolate di difcorfi , che fanno al morto-, i più fcioc- 
chi « ed i più ridicoli , che poffano mai immaginarli . Gli parlano di tutte 
le migliori frutta del paefe » dell' amore, che fi aveva per lui nella fui 
famiglia , della lHma , che fi era acquetata , e cofe limili ; facendogli fo- 
pra tutto ciò dei rimproveri, per la pazzìa ( dicevano efli ) di elfer 
morto^ 

La fofsa , che loro ferve di fepoltura, è di figura rotonda, come una 
botte, ed ha quattro, o cinque piedi di profondità. Mettono abòalfo una 
piccola tedia , fulla quale pongono il corpo , lafciandovelo lo fpazio di 
fette giorni , fenza feppelHrlo ■* nei quali gli portano roba da mangiare , e 
da bere . Finalmente vedendo che non vuole toccare quelle vivande , né 
ritornare in vita, glie le gettano fulla tetta,; e riempiuta la foifa , vi fan- 
no fopra un gran fuoco, intorno al quale gii affilienti tanto Uòmini , che 
Donne fi rannicchiano fulle loro ginocchia , e mandano fuori , piangendo , 
degli urli fpaventofi ; mentre alcuni gettano in mezzo alle fiamme tutti i 
mobili , che hanno fervito al Defonto nella fua vita . 

II loro lutto confitte in tagliarti i capelli , ed in digiunare rigorofà- 
mente , finché polfano giudicare che il corpo fia putrefatto . 

I Popoli delle CANARIE, che abitano le ISOLE FORTUNATE, 
invece di piangere -, non facevano che cantare , ballare , e divertirti , por-* 
tando i morti alla fepoltura . 

T 2 ì Po- 



I4 S ICONOLOGÌA 

I Popoli di COMAGRA vedi vano i morti colle loro verttmenta più 
belle , e fi congratulavano con eflfò loro della felicità , che loro era toccata 
di efìfere liberati da tutte le miferie di quella vita . 

In CIPRO ugnevano fubito i corpi col mele ; indi gì' incrociavano dì 
cera-, confervando così la propria loro figura anni int'eri ; finalmente» al- 
lorché fentivano che cominciavano a putrefarli, li portavano nelle cavità 
delle rupi» dove li collocavano in piedi, come figure ; ed i parenti an- 
davano di quando in quando a rendere loro vifita , ed a difeorrere con_» 
elfo loro di tutto ciò, che pattava nella loro famiglia. 

II barbaro ufo de' TARTARI, rifpetto a' corpi de' Toro Re, merita di 
efler riferito perla fua flravaganza . Quando alcuno di quelli Principi era__» 
morto, fi' apriva fub-ìto, e molta bene s' imbalfamava . Mettevafi quindi 
quefto corpo nudo fopra un carro , che lo portava » non fùlaracnte in tutte 
le fue Provincie , ma fra tutte le Nazioni , che aveva foggiogate . Quando 
arrivava ad un confine, quelli che l'avevano condotto fi ritiravano, e gli 
altri lo. ricevevano , pattando così di mano in mano ; finché avelie fatto 
tutto, il giro del Regno . Era pertanto ad ogni Provincia permeilo di far- 
gli qualche oltraggio, per vendicarli delle ingiurie, che credevano di aver 
ricevute ; in manieracchè alcuni gli tagliavano le orecchie % altri il na- 
fo , altri gli davano delle percoile fulla fronte , altri gli facevano degli 
sfregi grandi folle braccia , Culle cofee » Culla, vita , ed. in fbnima makrut- 
tavanlo alla peggio .. 

Ricondotto finalmente al luogo , d'ove era morto, quivi gli erigevano- 
una gran Pira ,, ed abbruciavano con elfo lui la più bella delle fue Favo- 
rite , il fio Coppiere , il fuo Cuoco , il fuo Scudiere ,. ed un Palafreniere 
con i fiioi Cavalli .. Oltre di ciò arrangolavano cinquanta altri fuoi Servi», 
mentre ardeva il fuo corpo ,. che. feppellivano predo alla fopolrura , dove 
avevano chiufe le ceneri della Pira ,. 

Tutta quella ceremonia accadeva quando erano avanzate doglianze con- 
tro al Re defonto ; quando, però non ci erano doglianze , diverta era Ia__» 
funzione de* Funerali .. 

Il corpo del. Sovrano non s' imbalfamava ; ma gli ergevano la fepolttir» 
in mezzo ad una valla campagna, fopra pali graffi , ed altiflimi, intrecciati- 
gli uni negli altri ». formando come una. fpezie di gran palco . Qucito fe- 
polcro era una. Bara valli ffima , perchè oltre il corpo del Re, bifognava__». 
«he contenefle i Servidori > che vi> fi gettavano dentro , fecondocche fi 
ilrangolavano» Vi fi méttevano ancora molti altri ornamenti, ed una quan- 
tità di vali di oro * coprendo il tutto con un gran tappeto ; e mettendo 
fui tapperò molta terra, dell'altezza di più di tre. pitdi . 

In capo all' Anno fi raunavano in gran numero intorno al fepolcro » 
firangolavano cinqu anta Paggi del Re defonto, ed altrettanti Cavalli-»- che 
riempivano di paglia , dopo aver volati i corpi degli uni , e degli altri- . 
Mettevano i corpi de' Cavalli fopra molti archi di legno, in forma di cer* 
eh/ , co me fé avclfero galoppato ». e vi ponevano fuprn i corpi de' P-sgi. 

Gli: 



TOMO TERZO. i 49 

Gli Abitanti di PONTO , i MASSAGETI -, gì' IRCANI , i • BERBICI, 
e di vera" altri A fiatici, per quellocchè ne riferiscono Erodoto lib. 4. Stra- 
bene lib. 11. Mela lib. 2. Solino e. 19.. non feppellivano in altro luogo i 
loro Defonti , che ne' proprj corpi , mangiandoli -p e facendo in tali occafioni 
folenni conviti, ed allegrezze. 

I Vecchi tra quelti Popoli , fubito che giunti erano all' età: di anni 
fettanta, fon za cfpettare la loro morte naturale ,. venivano fcannati , e fc 
ne faceva delle loro carni un Convito ; e ciò eh' è ancora più orribile, è, 
che i fili figliuoli potevano fare quefia fanguinofa funzione , ed in loro 
mancanza i più Irretti Congiunti . 

Appreifo i PARTI, i MEMI, i TASSII , e gì' I-BERI i corpi mor- 
ti fi gettavano fn mezzo de* campi , aftinché fo.Tero divorati dalle beltie 
falvatiche . 

Anzi i BATTRTANI nodrivano a queir* oggetto- de' Cani, che chia- 
mavano fopolcrali , e ne avevano- fomma cura . 

L' u fan za de' BARCEJ non è- meno lira vagante . Facevano quelli con- 
ifere il maggior onore della fepoltura neh" eTere sbranato dagli Avol- 
to] . Onore che veniva accordato alle- perfone di gran merito' , ed a 
quelli , che erano rimalti morti nelle battaglie-, combattendo gloriofamente 
per la Patria . Circa il rimanente della plebe , e quelli ancora , che morivano 
nel loro letto di una mòrte ordinaria r erano rinchiufi in fepoltura , come 
per difprezzo , non giudicandoli degni di aver per fepolcro il ventre degli 
uccelli fagri Marte . 

Gì' IRCANI facevano- una fimile diftinzione in riguardo alle Fem- 
mine . Mangiavano gli Uomini-, e feppe!Iivano le Donne , perchè non le 
giudicavano degne di avere il loro ventre per fepoltura . 

GÌ' I>DiANI la maggior loro felicità la ponevano nel bruciarli vivi ,- 
imitando in ciò i Bracmuni loro D)ttori r i quali infognavano-, chequelli,i qua- 
li fi abbruciavano nella loro- gioventù , erano i più felici nell' altro mondo , e 
che godevano eternamente una luce puriflima , fonza alcun mifcuglio di tene- 
bre r che quelli , che appettavano- più- lungo tempo , perdevano a proporzione 
dell' età più avanzata -, e della diminuzione del. vigore y più. gradi di fe- 
licità ; che i Vecchi non godevano » che una luce ofeura ;- e che quelli 
che erano bruciati morti , non vedevano quella luce , che dormendo , 
e come in fogno . Quindi- avveniva , che pochhhmi Vecchi fi- trovavano 
tra loro, preferendola maggior parte le bellezze di quella luce eterna, che 
credevano di trovare nell'altra vita ,- a' piaceri ed' alla dolcezza di. quella. 
Quindi^ avveniva altresì, che- pochi mori-vano nel loro letto-. Quando fuc- 
cedeva loro queita difgrazia , fé era il marito , che foife morto di malat- 
tia , la moglie fi bruciava viva col foo corpo ; e- il marito fimilmente , 
fé era fua moglie, che foife morta . Se 1' uno de' Coniugati ricufa va que- 
llo debito all' altro , pattava per un infame il- rimanente della fua vita. t > 
ed- appena fi poteva foftrire nelle compagnie . 

Gli, EflULÌ , che abitavano lungo il Danubio , erano bruciati in_j 
an' altra- maniera , quando erana àuTai vecchi , o diventavano infermi; 

ficcome 



ko ICONOLOGIA, 

ficcome erano naturalmente bellico!! , non potendo {offrire di menare una__a 
vita così languente, andavano a pregare i loro più tiretti congiunti, affinchè 
Iilevaifero di quelta vita. Non li negava mai loro una tal grazia ; anzi ne 
erano {"ottimamente lodati ; in manieracene tutto il parentado raunatofi a 
quelì' oggetto , con molta allegrezza ilabilivano il giorno per tali efequie vi- 
venti , e preparavano intanto tutte le cofe neceiTarie . 

Quelli preparamenti confillevano in una Pira , la quale era fatta come 
un letto ; in diverti piatti di vivande , che più gli piacevano ; ed in cer- 
care un padrino , che gli levaffe la vita ; imperocché non era permeilo 
a' parenti di fare quelta funzione , ma .{blamente di accendere la Pira , 
quando 1' Uomo era morto . 

Arrivato pertanto quello giorno funefto , iì distendeva fulla Pira in fian- 
co , ed appoggiato lui capezzale , fé gì' imbandivano pofeia le vivande , e 
mentre le mangiava con piacere , il Padrino prendeva si bene il fuo tem- 
po, che trapalandogli con un ferro il cuore, gli levava in un momento 
la vita . Alzavano iubito delle grandi grida , ed accefo il fuoco da tutte 
le parti, vi giravano intorno con grande allegrezza , diicorrendo della vi- 
ta del Defonto , ed apprezzando all' eltremo la fu3 ultima felicità . 

.Moltiffime altre barbare comunanze , riipetto a' Funerali, fi potrebbono 
rapportare di altre diverfe nazioni ; ma per non effe re di foverchio lun- 
go , mi rillringerò a dare qualche piccolo cenno de' Funerali degli Ebrei > 
cosi antichi , che moderni . 

Le ceremonie degli EBREI ANTICHI erano beniffimo fondate , fan- 
te » e ragionevoli , perchè iipirate da Dio medefimo . Subito che alcuno 
erafpirato, quelli, .che erano deftinati per averne 1' ultima cura, gli 
chiudevano gli occhi , come pure la bocca con una fafeia ; gli tagliavano 
,i capelli, indi dopo averlo ben lavato, e ben profumato con una quan- 
tità di droghe , che erano per 1' ordinario più o meno preziofe , fecondo 
la qualità del Defoiito , V involgevano in un fidano , e così lo chiude- 
vano nella bara , accompagnandolo alla fepoltura moltitudine di popolo trai 
linghiozzi , e le lamentazioni . Le loro fepolture erano per 1' ordinario in 
caverne cavate nelle rupi . 

Gli EBREI MODERNI {ciocchi, ridicoli, e pazzi, hanno fovvertito 
tutto il buon ordine -, ed a feconda del loro ltravolto capriccio fi regolano 
nel dar fepoltura a' loro morti . Spirato che fia alcuno tra loro, gli affi- 
lienti moltrano un ecceffivo dolore , llracciandofi le veltimenta , o gri- 
dando con tutta la loro forza, a guifa di tanti difperatì ; Indi gettano 
dalla fineltra tutta P acqua , che trovano in cafa . Tutti ì vicini fanno 
Io fletto . 

Per feppellire il corpo vanno a cercare dell' acqua novella , la più 
netta , che poflfano trovare ; la fanno bollire con camomilla , rofe fecchc , 
e limili fiori odoriferi , e lo lavano con molta diligenza . Indi Io veltono 
di una tonaca bianca ; gli ungono il vifo con un rollo d* uovo mefcolato» 
e temperato nel vino ; gli coprono il capo col fuo Talled , o fia picciolo 
mantello di cerimonia ; levano da quelto lìdio mantello diverfe fila , colle 

quali 



TOMO TERZO, i?i 

quali gli legano il pollice della mano delira , ' piegandolo , ed incurvandolo 
in maniera , eh' efprima il nome, di Dio in lingua Ebraica ; finalmente lo 
mettono nella, cada con due lenzuola, flettiflìme , 1* uno di fotto .,, e l'al- 
tro di fopra , facendo ripofare. la fua celia fopra una. graffa, pietra % o fo- 
pra un fucco di terra . 

All' efequie. camminano, in folla , e fenza alcun, ordine ; perchè non_» 
v' ha alcuno nella Compagnia ,. che non voglia la fua volta, portare il cor- 
po ; la qual. cofa fanno con. molta, divozione • e quando fono arrivati al 
Cimitero , mentre s' inchioda la caifa full' orlo della fotfa , ?li Affilienti 
fanno una fpezie. di proceffione ,' girandovi ferte volte intorno . Odervano 
ancora quello-- numero fettenario circa il morto ia tre altre cofe . Primie- 
ramente nell' illuminazione ; mettendo un cero accefo predo alla fua fe- 
poltura , oppure nella camera, dove è morto- » il quale vi fi làfcia ardere 
per lo fpazio di fei giorni intieri,, e non fi fmorza che- nel fettimo ; in_s 
fecondo luogo nel loro gran lutto ,_ che non dura che fette giorni ; ed in 
terzo luogo nell'inquietudine» che modrano al primo ingrelìb , che. fanno 
nella loro cala » al ritorno, da' Funerali ». cambiando, fette volte luogo , e.-? 
fémpre a falci. . Seguendo però 1' ordine del Funere ; quando la cada è in- 
chiodata ,. la calano nella iàfla , e ciafeheduno vi getta un pugno di" terra , 
finché fia. affatto ripiena ». e. non relti: niente ■' di tutta, quella. »' che hanno 
di già cavata. Nel: tempo» che fi. da. la fepoltura. al. cadavere» il Rabbino 
va recitando, di verfe T orazioni borbottando ,. e con atti , e ■ {contorcimenti 
affatto ridicoli . Quando i Parenti, fono ritornati da' Funerali » cominciano 
fubito il gran lutto» che dura ,, come fii diife ,. fette giorni. Si lavano le 
mani , fi. cavano le fcarpe , e fi mettono a federe, fopra la. terra , flando 
fempre in quella, politura » e. non. facendo: che gemere.» e: piagnere.» fenza 
lavorare , inchecchè fia , per tutto, il. tempo- del lutto-.. Né pure preparano 
le vivande ,., delle, quali hanno, bifogno, per nodrirfi: . I loro amici hanno 
quella cura ,. ì quali le portano; loro tutte apparecchiate nella loro cafa . I 
med efimi amici vanno a prenderli il giórno- del Sabbato, e li accompagnano 
alla Sinagoga ; donde li riconducono, pofeia, alla loro, cafa » quando è ter- 
minato- il Divino Uffizio .. 

Hanno ,. oltre il gran lutto» ancora; un fecondo , che chiamano- mezzo lutto, 
e- quelto dura trenta giorni , ne' quali non fi lavano , non fi. profumaiiu , 
nnn fi radono , non fi -tagliano né tampoco le unghia. ; non mangiano colla- 
propria famiglia » ma cogli amici; gli Uomini non converfano -colle. Donne; 
i Mariti: non fi. accollano alle Mogli , néle.Mogli a' Mariti.. 

Anche un terzo lutto- fegue al due furreferiti ; e, quello riguarda foltan- 
éo. v Fanciulli; e confiite , che quelti' fono obbligati a fervirfi tutto 1' an- 
no de' medefimi. abiti", che avevano -quando è morto il loro Padre » e_j 
Bon è permeilo in alcun modo di: cambiarli , per laceri , che fieno. 

Il reitante delle cerimonie » e feiocche credulità loro, vedilo non iolo 
appreifo il da me feguito , ed in gran parte traferitto Signor Muret ; ma 
più diffafamente- ancora appreilo Paolo Medici nel filo Libro intitolato - 
fyiti » e Co/lumi' degli Ebrei , ed altri . 

Tornan- 



*fz ICONOLOGIA 

Tornando lo intanto alla fpiegazionc della Immagine , dico che è ia 
atto di fparger fiori , per dimoitrare 1' ultimo eltremo onore renduto alla 
mifera noltra umanità . Lo spargimento di frondi € fiori , dice Gio. Boni- 
facio nell' arte de' cenni Parte i. cap. 27. è religioso atto di riverenza , e 
di onore , ed appreso gli antichi era quaficché comune ufo lo fparger fiori 
negli anniverfarj de' Defonti , ed anche negli iteifi Funerali . Fa men- 
zione di coltumanza tale S. Ambrogio neLla funebre orazione in congiun- 
tura della morte dell' Imperadore Valentiniano , dicendo: 7>{on ego fìoribns 
tumulimi ajpergam » fed jpiritum ejus Cbrifli odore perfundam . Spargant ulii pie- 
nis lilla calatbis 1 nobis lilium ejl Chrijlus ; hoc reliqiùas ejus facrabo , hoc ejus 
gratiam commendabo . 

L' atto di aiciugarfl le lagrime col panno lino, oltre la figm'ficazione 
del già accennato dolore , denota eziandio * che 1' afflizione per P altrui 
morte è periuppiù di breviffima durata , 



FATTO STORICO SAGRO. 



MOrto in Egitto il Patriarca Giacobbe , il fuo figlio Giufeppe dopo 
aver fatto imbalfamare il fuo corpo , e dopo il termine del pianto 
funebre ■ nel quale 1' Egitto pure concorfe , per lo fpazio di giorni qua- 
ranta 9 chiefe , ed ottenne licenza da Faraone di poterlo feppellire , come 
egli aveva richiefto ■ nel campo già comperato da Abramo fuo Avo nella. 
Terra di Canaan. Andò pertanto, e lo feguirono non -fellamente ì fratel- 
li, ma per onorarlo nel Genitore, vennero ancora i Seniori, cioè i gra- 
duati della corte, e tutti i primogeniti dell' Egitto-; Né rimafero ìilj 
Gefsen degl' Ifraeliti , fé non che i fanciulli, gli armenti, ed i greggi. 
Nel quale feguito altri venivano ne' cocchj, altri a cavallo , ed altri pe- 
deftri ; dal che facilmente fi può arguire quanto un fimile Treno , o fia 
accompagnamento , nobile foJTe , e magnifico. Entrarono nella Cananitide » 
oltrepalTarono il fiume Giordano , e vennero all' A ja di Arad , dove fi 
fermarono ; e celebrarono al Cadavere le efequie per fette giorni , e con 
gemiti così fonori , e con pianto così gagliardo , che i Cananei ne fiupi- 
rono , e dilfero : Egli è ben grande quelto piant» degli Egizj Dal che 
ne venne , che quel luogo da indi in poi fu chiamato : Il pianto dell' 
Egitto . Dopo quelto pubblico onore , prefero il Cadavere i Figliuoli , e 
lo portarono nel campo non molto dittante , che Abramo aveva compe- 
rato , e dove giaceva elfo colla moglie, e aJ figlio Ifacco , e dentro 
di quella doppia ipelonca lo fotterrarono . Genejì cap. 50. 



FATTO 



TOMO TERZO. 



*5J 



FATTO STORICO PROFANO. 



LE Leggi Saliche non foìo ebbero in mira , che foCfero i corpi dei 
Defonti onorati e di efequie» e di fepoltura ; ma eziandìo decretaro- 
no , che chi fotte flato così inumano , che avefle dittòtterrato un corpo , 
per privarlo di fepolcro , fotte bandito dalla focietà degli Uomini , e non 
fotte permetto a chi fi fia di dare ricovero a lui , come neppure alla Cut 
propria moglie 9 l'otto graviffime pene . Tlt. 17. e 57. 



FATTO FAVOLOSO. 



UCcifo che fu da Achille Ettore famofo Campione Trojano , GiovcU' 
comandò a Teti Madre dell' uccifore , che a lui fi portatte , e gì' 
imponete di dover rendere il corpo dell' uccilo 5 affinchè non fotte pri- 
vato dell' onore dei-la fepoltura ; e nel medefimo tempo fpedì Iride a_j 
Priamo » per ordinargli di trattarne per via di danaro col nemico . Final- 
mente mandò Mercurio per affiftere quello Principe , affinchè il trattato fi 
potette conchiudere . Omero . iliade . 




V 



FURIB 



i?4 ICONOLOGIA 

F U R I E . 

Di Cefare %ìpa , 

DAnte nell* Inferno dipinge le Furie: Donne di bruttiffimo afpetto, 
con velli di color negro , macchiate di fangue » cinte con ferpi , con 
capelli ferpentini , con un ramo di cipreflb in una mano, e nell'altra con 
una tromba, dalla quale efce fiamma, e fumo nero» E fono finte dagli 
Antichi Poeti , Donne deltinate a tormentare nell' Inferno le anime dei 
malfattoci . 

FU R I E . 

Stazio cosi le dipinge . 

^Adendo già fan ombra all' empio vifo 
^ / minor Serpi del vipereo crine ; 

E gì' occhi fon fatto la trifla fronte 

Cacciati in due gran cave , onde una luce 

Spaventevole vien , fimile a quella , 

Che tator vinta da cantanti ver/i , 

SZjafi piena di gemo , e di vergogna , 

Moflra la vaga Luna ; di veleno 

La pelle è fparfa , e un color di foco 

Tinge la feura faccia , dalla quale 

V arida fete , la vorace fame , 

l trifli mali , e la fpietata morte , 

Sopra i mortali cade ; e dalle jpalle 

Scende un orrido panno , che nel petto 

Si flringe ; alla crudel furia rinnova 

Speffo la terza delle tre f or elle , 

Che la vita mortai , con cui li (lami 

Mi furano ; e Troferpi/ia con lei : 

Ed ella, ambe le man feotendo in q'tefla, 

La face porta con fi'.neree fuimme , 

In quella ha /*« fiero ferpe , onde percote , 

£' aria attriflando ovunque volge il piede .. 



£*QpM!Q&Hk 



FURO- 



T MO TERZO. 

U R O R E 

Di Cefare Bjpa , 



MS 




UOmo cfte moftrì rabbia nel vifò , ed agli occhi tenga Ier"~ una ^ a " 
fcia . Stia in gagliardo movimento, ed ìn atto dì vo'"5 S et 5 afe & 
lontano un gran fafcio di varie fòrta di armi in alta» k 1 u a bbia fralle. 
braccia riitrette ; e Ha. veftito di abito corto/ 

La fafcia legata agli occhi moftra , che pr?^ refta 1' intelletto , quando 
il Furore prende il dominio nell' anima ; *on effendo altro il Furore , che 
cecità di mente , del tutto priva del /urne intellettuale , che porta Y Uomo 
a far ogci cofa fuor di ragione . 

Le armi che tiene fralle braccia , fono indizio , che il Furore da £z~>, 
ileffo porta ftromenti da vendicarli , e da fomentar fé medefìmo . 

£' veftito di corto » perchè non guarda né decenza -, né decoro . 

F ut or e , 

UOmo di afpetto orribile, il quale fedendo fopra varj arnefi di guerra» 
moftri di fremere , avendo le mani legate dietro alle fpalle con molte 
catene , e faccia forza di romperle coli' impeto della fuga . 

Il Furore è minilìro della guerra , come accenna Virgilio in quel verfo. 

V 3 Jamque 



*S<5 ICONOLOGIA 

"famipte face* , & faxa volant , Furor arnu miniflrat . 

E perciò il medesimo altrove Io dipinte f:dente fopra un monte di ar- 
mi di più forta , quaficc'iè in tempo di guerra lo fommiiiitfri a coloro , 
che hanno 1' animo accefo alla vendetta . 

Si lega per dimoltrare , che il Furore è una fpecie di pazzia , la qua- 
le deve efer legata dalla Ragione . 

E' orribile nell' afpetto , perchè un Uomo ufeito di fertelfo , per Cubito 
impeto dell' ira» piglia naturai e fembianza di Fiera, o di altra colà, più. 
fpaventevole . 

Furore. 



u 



Omo orribile , con capelli rabbuffati . Porti nella man delira una gran, 
torcia accefa > e nella Anidra la telta di Medufa . 

Furore , e rabbia, . 



UOmo armato, con villa fpaventevole, e fiera. Avrà il colore del vifó 
roifo , colla fpada ignuda nella delira mano , llando in atto minacce- 
vole . Nel braccio finiltro avrà uno feudo , in mezzo del quale vi fu un 
Leone , Cosi la de feri ve P Alciato. 



\ 



Furore faperbo , e indomito 



X T Omo armato di corazza , ed elmo , con volto fiero , e fanguinofo . 
^ . '"alla fpada nella delira mano , e nella finiltra uno feudo , nel qua- 
le vi fia "-,; nt:o , fcolpito un Leone , che per ira, e rabbia , uccida , 
fquarciando i t-oori figliuoli; e per cimiero dell'elmo vi ila un Serpente 
vivace, ed avvolta ; n mo Iti giri . 

il Leone nel modo c-, orac yetto , fecondo °\i Egizj , è il vero , ed il 
proprio Geroglifico del Furo», indomito . Il Serpente che vibra le tre_> 
lingue , dalle fiere lettere è tenuto per implacabile nel Furore . La ra- 
gione è , che il Serpente , iubito che fi fente in qualche modo offe io fale 
in tanta rabbia ,. e Furore , che non rella mai , fintantocchè non abbia vo- 
mitato tutto il veleno , in pregiudizio di quello , che 1' ha offefo , e molte 
volte riferifeono elferfi veduto morire di rabbia , folo per non potere vea- 
dicarfì nel iuo furore ". 

FURORE IMPLACABILE. 

UOmo armato di più forte di armi , e ferito in molte parti della per- 
fona . Mollri nel fembiante Furore, e rabbia. Sarà cinto con rotte 
catene , che dalle braccia , e dalle gambe gli pendano . Terrà nella delira 
mano un ferpe detto Afpido j piegato in moki giri, e colla bocca aperta, 

che 



?0M0 TERZO if 7 

che abbia la lingua fuori tripartita » e vedendoli per la perfora infinito ve- 
leno. Moflri , e llia in atto di offendere altrui, e alli piedi di detta figu- 
ra vi farà un Cocodrillo , che moftri di percuotere fé iteifo . 

Si dipinge armato, e ferito in molte parti della perfona , colla dimo- 
flrazione del Furore » e rabbia , eTendocchè il Furore è propria altera- 
zione dell' animo irato, che conduce 1' Uomo all'operare contro fé lte;fo, 
Dio, Natura, Uomini, cole, e luoghi. 

Le rotte catene, che dalle braccia, e dalle gambe gli pendono, dino- 
tano che il Furore e indomito , e poche fono quelle colè che a lui faccia- 
no refidenza . -' 

Tu-ne colla delira mano il Serpe , nella guifa che abbiamo detto , per- 
ciocché le Sagre Lettere hanno efprelfo il Furore Implacabile , per un_j 
Serpe piegato in molti giri, e che ha lingua fuori al vedere tripartita, e 
dicefi, che neTun Furore fi può paragonare a quello dell' Afpido , il qua- 
le fubito , che fi fente tocco , cosi beltialmente s' infuria , che non fi fa- 
zia , fin che non abbia avvelenato col morfo , chi lo ha offefo ; ovvero di 
rabbia non fi muoja , come dice Eutimio . 

Il Cocodrillo in atto di percuotere fé fieno '■, volevano gli Egizj con 
tale animale , nella guifa che fi è detto, lignificare il Furore , perciocché 
quello animale quando è rimallo gabbato della preda, contra di fé iteffo 
fi accende di furore , e sdegno . . . 

FATTO STORICO SAGRO. 

l\T A affo Re degli Ammoniti dopo un mefe incirca dall' acclamazione di 
JlS Saul in Re d' Ifraelle , ufeito con poderofa armata dagli Stati fuoi, 
piantò le fue tende , e principiò gli aflalti contra di Jabes - Galaad , e_» 
con tal calore , ed infittenza , che difperando que* Cittadini di poter re- 
ndere , - offrirono patti di ferviti , e tributo . Implacabile , e troppo cru- 
dele V Aggredire rifirne loro, che avrebbe accettata la lor commiffione 
colla "condizione di ellrarre a tutti loro 1' occhio deliro , acciocché 1' ob- 
brobrio fodero di tutto Ifraelle . A legge barbara cotanto erano quali i 
miferi in procinto di fottoporfi ; e richiefero foli fette giorni , per rende- 
re confapevoli del loro dato le Tribù d' Ifraelle ; promettendogli che qual- 
ora non f j fé loro fopraggiunto alcun foccorfb, fi farebbero a lui refi , 
ed avrebbjno foggiaciuto all' ignominiofo patto . Corfero quindi gli Efpref- 
fi di Jabes - Galaad a Gabaa Patria, e refidenza del nuovo Re Saul , il 
quale non fi ritrovava in Città , ma al campo alle umili fatiche dell' agri- 
coltura domellica . GP Inviata frattanto pubblicarono a quel Popolo il mo- 
tivo , che ad elfo gli- aveva condotti ; il Popolo concepì si al vivo le_» 
anguille de' fuoi fratelli di Jabes -Galaad , che le voci di duolo al Cielo 
ne andavano . In quello frattempo ecco che giunge Saul dietro a due Buoi, 
che a cafa conduceva, ed interrogo della cagione di quelle grida, e pian- 
to . Udito il tutto , e la fupplichevole iflanza degli aifalti , entrò in tanto 
furore 1' animo fuo , che con un coraggio , e rifoluzione non naturale , 

ma dal 



s?| ICONOLOGIA 

ma dal Signore -'nfufagli , lanciatoli qual fulmine fbpra de' due Buo; » gli 
uccife i .e fattine varj pez.zi , li mando per Efprefii a tutti i confini degli 
irraditi , loro annunciando , che qualora tutti non fotTero ufciti con elfo 
in ibccorfo , come a quei Buoj, così loro farebbe avvenuto. Trecentomila 
Ifraeliti , e trentamila Giudei fi unirono preQo Saul , il quale furiofa- 
mente portatoli contro a Naalfo > lo vinie , lo abbattè, lo • disfece . I. 
rff' I\t cap. 1 1. 

FATTO STORICO PROFANO. • 

IL Poeta Lucrezio in età di quaranta anni per una bevanda amatoria da- 
tagli da una fua amica , a tanto furor falfc; , che a fé medefimo ognora 
ingiuria faceva . Finalmente lafcioffi fopra di una fpada cadere , e rellò 
morto immantinente . // "Poliziano rapport. dall' *4Jlolf. Off. Stor.lib, 2. cap.i. 

FATTO FAVOLOSO. 

IL dono fatale che fece Dejanira ad Ercole della camicia datagli da Nef- 
fo , nell' atto di effere fiato faettato da lui , racchiudeva in fé cosi 
venefica proprietà ■> che pofiafela appena in doflb Ercole , montò nel più 
precipitoso angufiiofiffimo furore . Lo provò il milero fuo fedeliffimo Lica» 
che ovunque accompagnadolo , veduto dal furibondo Alcide , lo prefe per 
un de' piedi» e rotandolo più volte in aria , finalmente lo lafciò cadere 
nel mare di Eubea » dove fu trasformato in uno fcoglio . Accrefcevafi viep- 
più il furore , finoattanlocchè innalzando 1' infelice un rogo , pregò 1' ami- 
co Filottete , che a quello fottoponefse il fuoco ; ed ivi poi impetuofamea- 
te fcaglioffi 5 e reftò dalle fiamme abbruciato . Ovvia. Meum. lib. 9. 




FURO- 



TOMO TERZO. 
FUROR POETICO. 

Di Cefare BJpa , 



*19 




/''r.tf o r* J^o e à i co &&& orarci 

Giovane vivace » e rubicondo , colle ali alla tcfla ; coronato Hi lauro , 
e cinto di edera - Starà in atto di fcrivere v ma colla faccia rivol- 
ta verfo il Cielo. 

Le ali lignificano la preftezza , e la velocità dell' intelletto Poetico , che 
non s' immerge : ma fi fublima, portando feco nobilmente la fama degli Uomi- 
ni , clie poi fi mantiene verde , e bella per molti fecoli , come le frondi del 
lauro , e dell' edera fi mantengono . 

Si fa vivace , e rubicondo , perchè è il Furor Poetico una foprabbon- 
danza di vivacità di (piriti , che arricchifee 1' anima def numeri , e dei 
concetti maraviglio!! , i quali parendo imponibile , che il posano avere^» 
folo per dono della natura , fono ltimati doni particolari , e fingolar gra- 
zia del' Cielo; e Platone difse , che fi muove la mente dei Poeti' per di- 
vin Furore , col quale formano molte volte nell' idea immagini di cofe_j 
foprannaturali , le quali notate da loro in. carte , e rilette dipoi, appena fo-r 
no intefe , e conofeiute ; però- fi dimandano i Poeti preffo ai Gentili » 
per antico coiìume-, Santi , generazione del Cielo, figliuoli di Giove , in- 
terpreti delle Mufe , e Sacerdoti di Apollo . Per io fcrivere fi molìra_o 

ancora 



rtfo ICONOLOGIA 

ancora , che quello Furore fi genera col molto efercizio , e che la natu- 
ra non balta , fé non viene dall' arte ajutata ; però dile Orazio : 

i 

Cut ego fi nequeo , ignoroque poeta falutor ? 

Accennando 1' opera dell' arte col non potere , e quella dell' ingegn» 
coli' ignoranza . 



F U R T O . 

- -Vi Ce/are Bjpa . 




Giovane pallido, veftito di pelle di Lupo, colle braccia, e gambe..» 
nude , e colli piedi alati , in mezzo di una notte . Nella mano 
finiltra tenga una boria , e nella delira un coltello , con un grimaldello . 
Le orecchia faranno limili a quelle del Lepre . Avrà V apparenza molto 
attonita . 

Giovane fi dipinge il Furto , per notare I' imprudenza , e la temeri- 
tà , che è propria dei giovani » e proprifiìma dei ladri , i quali veden- 
do ogni giorno infiniti fpettacoli di fucceflì infelici di chi toglie con_» 
infidie altrui la roba , non però fi emendano , per dare alla fine nelle 
reti i o piuttolto nei lacci . 

La pai- 



TOMO TERZO. iói 

la pallidezza del volto , e le orecchia del Lepre fignificano il con- 
tinuo folpetto, e la perpetua pavura, calla quale vìve il Ladro» te- 
mendo Tempre di non elfer fcoperto , e però fugge , e odia la luce , ami- 
co della notte , favorevole compagna delle fue difonorate azioni « 

-£' veiiito di pelle di Lupoi perchè il Lupo vive folo dell' altrui r©> 
■ba » e di rapine <, come il Ladro , che per leggerezza di cervello crede 
«on quello medefimo penderò di ibvvenire ai fuoi bifogni . 

Il grimaldello-, ed il coltello non hanno bifogno di molta efpli- 
cazione . 

Le braccia, e gambe ignude dimoftrano la deftrezza ; e le ali ai pie- 
di la velocità , che con grande induftria .fi proccura dal Ladro , per timo- 
re dei meritati fupplkj . 



U R T O , 



Giovane veftito di abito spedito» con un capuccio in teda» e coiie_> 
{carpe di feltro , ovvero di pelle . In una mano tenendo una lan- 
terna ferrata , e nel!' altra un grimaldello , ed una (cala di corda . L' abi- 
to farà pieno di pecchie . Così fi vede dipinto in molti luoghi . 

Le pecchie ibpra il veftimento il fanno , forfè , perchè effe vanno 
rubbando ai fiori da tutte -le bande il dolce , per -congregarlo poi tutto 
ìnlìeme nella propria cafa , ovvero per accennare una falfa forte di Api, 
dimandata fuco dai Latini , che non fa fennon mangiar il mele fatto 
colla fatica delle altre , come i ladri , che confumano la roba acquifiàta^» 
con fudore , e colle miferie altrui ; ne fa menzione Virgilio nel primo 
dell' Eneide , dicendo . 

*Aut onera accipiunt venientum , aut agmine fatto , 
Ignamm fucos pectis a prafepibus arcent . ( a ) 



FATTO 



( a ) li celebre Girolamo Graziani nel dio conquisto di Granata Canto 15. 
deferive il Furto nella feguente maniera : 



et dì maniere notato 

Scaltro favella , e infidìofo piata , 

Di rapace de fio , d' ingegno acuto , 

Odia la compagnia , P ombra gii- è grata j 

Sollecito cammina , e fccncfcìuto \ 

Calza di feltro il piede , e fempre avvolti 

In lungo manto , afeonde in parte il volto . 



i6z ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRO» 



P'Rima andora' che ridotta fofTe un mucchio dì cenere la Città di Ge- 
rico , data dal Signore in mani di Giofuè; quello pio non meno , che 
valorofo Capitano avvertì tutto il fuo Popolo , che di quella Città male- 
detta nulla prèndettero , ma interamente fi dafle alle fiamme , ed al di- 
ilruggimento . Cadde Gerico ; il ferro , il fuoco la diltruifero affatto . Ci 
fu'tragli ITraeliti chi trafgredì il precetto di Giofuè ,. e fu quelli Acan 
figlio di Carmi , che delle ipoglie nemiche alcuna coia per fé rilerbofli . In- 
tanto Giofuè mandò ad aifalire la piccola Città detta Ai di p co conto» 
e deb )liifime forze ; ma fde^nato il Signore per il furto commeffo, fece 
che gì' Ifraeliti vergognofamente follerò, refpinti v battuti , e fugati . Pian- 
fe Giofuè avanti 1' Akiflìmo , il quale a lui di:fe + che aveva il fuo popo- 
lo prevaricato» e che perciò era egli contra di elfo in furore . Giofuè 
pofe le forti ,. per le quali fi. fcòprnle il reo ; cadde quella appunto fopra 
Acan , il quale confufo ,. e del fuo fallo pentito , confefsò. il fuo furto ; 
e fu perciò da Giofuè condannato ad elfere unitamente co'la fua fami- 
glia , e roba tutta a lui fpettante, lapidato , e dalle fiamme, confunto . dopi 
eap. 7. 

FATTO STORICO PROFANO. 



EUribato fi Iafciò alcerto indietro tutti i ladri della fua età ; perchè tan- 
; ti erano gli artefici , che ufava nel faccheggiare le caie de' partico- 
lari , che tutti prefi erano da. incomprenfibile maraviglia, ch'uomo potef- 
fe-colla. mente arrivare ,, dove coilui colle mani arrivava . Che più ? giun- 
to finalmente in poter della Giullizia , non fece egli rimaner confutò il 
Bargello, co' Birri , ed il Giudice, che doveva fentenziarlo , con rifa di 
tutta Roma ? Imperocché fattotelo il Giudice avanti condurre legato ,. ebbe 
folo tanto di libertà , che pote.lìe in atto far vedere 1' arte , che teneva ne* 
fuoi furti . Accomodatili egli pertanto due feltri, o fpunghe lotto a' pie- 
di , meflì certi ferretti adunchi a' calcagni , con alcuni uncini lunghi di 
ferro, lancioflì entro una parete, e colla fune llelfa , che aveva ancora 
attorno , aggrappoifi al tetto della cafa , e fuggì dalle mani della Giullizia . 
Di qui nacque tragli antichi, quando fi parla di alcuno , che ufi qualche 
grande altuzia , il Proverbio . Enrìbatìzas . Ciò è riferito dal Tc/ìore nella 
fua Officina , e rapportato dall' ^iflolfi . Ojfic. fior, lib, 1. cap. 13. 



FAI Tv) 



TOMO TERZO. 
-F A- T T O F A V O L O S C . 



15) 



S Bandito dal Cielo Apollo , fi riduflTe ad effer Pallore degli armenti dì 
Ameto Re di Te (faglia .. Un giorno mentre il fuo gregge pafceva__», 
ed egli intento fé ne flava a fonare » Mercurio gli rubbò i Buoi , non__» 
altri accorgendofene , che un certo Batto -, al quale , acciò non ifcoprifle 
il furto -, donò una candida Giovenca , Per provare intanto Mercurio la fe- 
deltà di quello vecchio Pallore, fi trasformò in altra forma, ed a lui fat- 
toli innanzi -, -gli dille , che fé gli aveffe additato il rubbato armento , lo avreb- 
be regalato di un Toro -, ed una Giovenca . Sentendoli raddoppiare il 
premio -, tradì la data fede Batto, e ne fu perciò da Mercurio punito col 
trasformarlo in una pietra chiamata del paragone . Frattanto Apollo fi avi- 
de del latrocinio, ed ìfcoprl chi foffe fiato il ladro ; onde falito in furia • 
prefo in mano 1* arco, e le faette , cominciò a fcagliare più dardi a Mer- 
curio , che da lungi aveva fcoperto . Andavano in fallo tutti i fuoi sforzi; 
e Mercurio non folo non fi offefe del fuo fdegno , ma trovò anzi il mo- 
do di feco rappattumarli ; e fattili vicendevoli donii confermarono vieppiù 
la loro amicizia . Owìd. Metam^ lib. 2. 




X 2 



GALIAR- 



1*4 ICONOLOGIA 

GAGLIARDEZZA 



Di Ce/are 1{ip4 





arcle-zza . 

Onna di maturo afpetto , ma vago . Di vidi proporzionati, 
e fvelta . Sarà di leggiadro abito vedita, coronata di ama- 
ranto * e tenga con ambe le mani un ramo di olivo colli 
fuoi frutti , e fopra. a detto ramo vi fari un favo di mele 
con alcune api. 

L' Amaranto è una fpica perpetua , la quale fuor dell' 
ufo degli altri fiori , lignifica itabilitì » Gagliardezza , e_> 
confervarione » per la particolare qualità fua di non immarcire giammai , 
e di dar fempre bella ; e di Verno quando fono mancati gli altri fiori, 
Iblo tenuta nell' acqua fi rinverdire ; però i popoli di Teifaglia adrettì 
dall' oracolo Dodoneo a far ogni anno 1' espiazioni al fepolcro di Achille, 
come li fcrive , portavano dell' amaranto * acciocché mancando gli altri 
fiori i quello , che predo fi rinverdifee > fotte in difefa della loro diligen- 
za i coronandoli con elfo la teda nel fare le obblazi mi . Per quedo è il 
detto fiore immortale, e fi dedica, alla immortalità col ramo di olivo; ed 
il favo di mele allude a quella rilpoila > che fece Diogene Cinico ad al- 
cuni 






TOMO TERZO. \$% 

Cnni » che gli dimandarono in che modo fi potette allungare il filo della_j 
vita umana. Ditte loro, che le parti . interiori fi dovevano irrigar di mele* 
e I' citeriori ungerle con 1' olio ; e voleva intendere coftui , fotto ofcurkàs 
come era il {"olito fuo * che per vivere fano , e gagliardo , bifogna flare_s 
col cuore allegro •> e pieno di dolci , e foavi penfieri continuamente 9 e_> 
pel contrario aver la commodità neceffaria * tenendolo in efercizio , accioc- 
ché non fia confumato , e guaftato dall' ozio ; ma aiutato , e confolidato . 
Dice oltre a ciò Ateneo , che chi ufa i cibi conditi col mele, vive_» 
molto più di quelli ». die tifano cibi comporti di cofé forti . Ed ih quello 
propofito adduce 1' efempio di alcuni popoli » detti Cifnei » nell' Ifola di 
Corfica, t quali vivevano Iunghiffimo tempo * perchè fTpafcevano di- cibi 
dolci , e compolli di mele . E Dierane,.il quale fcritte dell* Agricoltura » 
afferma , che il cibo di mele ufato dì continuo , non folo fa giovamento 
grandiffimo. alla vivacità dell' intelletto j ma conferva ancora li fenfi fanij 
ed interi.. 



Df Fatti > vedi Forza* 







GELOSIA 



166 



ICONOLOGIA 
GELOSIA. 

Di Cefare Ripa* 




DOnna con una verte di turchino a onde . Dipìnta tutta di occhi , e_> 
di orecchie , colle ali alle fpalle » con un gallo nel braccio finiltro • e 
nella delira mano con un mazzo di fpine » 

Gelosìa è una paffione , ed un timore , che fa che il vajore della_j 
virtù, o dei meriti altrui , fuperando le qualità virtuofe di chi ama» 
non le tolga la poffeffione della cofa amata . 

Dipingefi la Gelosia col Gallo in braccio » perchè queil' animale è 
gelofiflimo , vigilante , dello 5 ed accorto . 

L* ali fìgnificano la preftezza , e velocità dei fuoì variati penfieri . 

Gli occhi i e orecchie dipinte nella velie , fìgnificano 1' affidua cura..» 
del gelofo di vedere , ed intendere fottilmente ogni minimo atto , e cenno 
della perfona amata da lui ; però difse il Taflb nuovo lume dell' età no- 
flra in un Sonetto . 

Celofo amante , apro tniW occhi , e miro , 
fi mill' orecchi , ad ogni Juono intento . 

Il maz- 



r M TERZO, i6 7 

II mazzo delle, fpine dimoilra i faltid] pungentiflimi del gelofo » che 
il continuo lo pungono" , non altrimenti , che Te foffero fpine acutiffime 9 
le quali per tal cagione gli. fi dipingono, in mano ». 

C 'e Lo s ìa... 

DOnna vedila nel modo fopraddetto ... Nella delira, mano terrà una pian- 
ta di elitropio . 
Il color del veltimento è proprio lignificato di Gelosia» per avere il 
color del mare, il quale mai non fi mottra cosi tranquillo» che non ne_j 
forga fofpetto ; così tra gii fcogli di Gelosìa per certo» che l 5 Uomo fià" 
dell' altrui fede , non pafsa mai lenza timore » e faitidiò . 
s Si'.- fa "ancora queit' Immagine ».- che in una mano tiene il fiore elitro- 
pio , il quale- Ci gira femore , e incontro al Sole, feguitando il fuo mo- 
to, come gelofo , coi" palli, colle parole, col penfiero , fempre Ila volto 
alla contemplazione delle bellezze , da lui per foverchio amore llimate 
rare , e uniche al. Mondo .. 

FATTO STORIO O S A G R O ".. 






GEIofiffime tra loro le due fjrelle Lia , e- Rachele per 1' amore di, 
Giacobbe loro comune marito, diedero- a divedere quanto in animo 
umano po.la una paffìone- di tal natura , Vedendoli, primieramente. Rache- 
le priva di figli , ed invidiando- al. fommo la fecondità, di Lia »- cadde in 
meftizia tale , anzì : dirò, meglio, in. tale foltezza ,• che fi avanzò un giorno 
a dire a Giacobbe :• Dammi figliuoli ,. altrimenti : io- muojo . Ben la ri- 
prefe il favio Giacobbe ; ma proféguì- ella nondimeno. le fue importuni- 
tà,^ gli dille :- Io ho- Baia mia ferva t. Ti prego di abitare con elfa , ac- 
ciocché riceva io fulle mie ginocchia il di lei parto , ed abbia da eflfa 
figli . La contentò Giacobbe . Baia in- fatti concepì" felicemente , e dopo 
nove meli diede alla luce un figlio , a cui Rachele impofe il nome di 
Dam .. In termine di altri: nove meli! fgravofli la iteffa Baia pur d' altro 
figlio , che fu nominato Nettali da Rachele , in modo- lieta di ciò , che eb- 
be ad. efclamare : 11' Signore- mi ha. fatta eguale alla forella „ e 1' avanzai 
ancora . Lia intanto, che celiato a vea di" concepire ,- fatta anch' eflfa della 
forella gelofa , fui timore di e (fere- da eflfa Cipecata nella profapia , ri- 
coricai, medefimo ripiego, della, ferva folHtuita, colle iteiìe condizioni da_a 
Rachele, a Giacobbe propoile ■ ... Soiìituì: dunque la fua ferva Zelfa , dalla 
quale ebbe Giacobbe un figlio , a cuf diede Lia il nome di Gad ; indi ad 
altri nove meli Zelfa ne generò altro ,. chiamato da Lia. Afer . Seguito 
quello, ecco fufeìtarfi nuovamente la gelofia. in Rachele , per la maggio- 
re , e più. felice propagaziòue della forella ; e quindi impegnò per fé il 
marito, inducendolo a non pernottare con altre.,/ fenonchè féco-. Può fa- 
cilmente immaginari! quali fmanie perciò tormentalfero il petto di Lia. L' 
effetto lo fece chiaro conofeere . In tempo di melfe » nel girare Ruben 

Primo- 



i*8 TCOtfOLUGrA 

Primogenito di Lia per il campo , ritrovò delle mandragore , quatti porti 
Cubito alla madre . Rachele di quel frutto invogliata , ne chiefe parte al- 
la forella : ma Lia rifpofele : A te non bada l' avermi fottratto il mari- 
to i che vuoi ancora le mandragore di mio figlio ? Avendole però * 
quello diporto Rachele : Dorma teco il marito in quella notte per le-» 
mandragore di tuo figlio ; Lia piucchè contenta accettò il partito » dando- 
le immantinente i tanto bramati frutti . Genef. cap. 30. 

•FATTO STORICO PROFANO- 

IPerfianì erano gelofi tanto delle mogli , ed amanti loro , e particolar- 
mente ì Re 1 che era legge che non folo fe alcuno parlato avefle © 
toccata 1* amata del Re . ma te per anche a quella fi fotte accollato , fof- 
fe con pena capitale punito . TluUrco in <Artaxerfe . 

FATTO FAVOLOSO. 

CEfalo figliuolo di Mercurio, e di Erfa , e marito di Procri figliuola di 
Eritteo . Aurora Io rapi-, ma invano ; onde fdegnatafi de' fuoi rifiu- 
ti -, lo minacciò di volerfene vendicare , e Io lafciò ritornare da Procri fua 
mogHe , che ardentemente amava ; ma fece sì , die egli fu alfalito dalla 
più fiera gelofia i per la quale, dubitando della fedeltà della Contòrte, fi 
«ambiò vellimenti , e preie quelli di Mercatante . In limile foggia a lei 
portatoti 9 tanto fi adoperò» che per mezzo di un ricchiffimo regalo, <:he 
le offri, fé a' fuoi defiderj condefeendeva , rilevò che ella non ne fareb- 
be fiata lontana dall' accettarlo . Ciò conofeiuto , fi fcoprl a lei per quel- 
lo che era , volendole rimproverare la fua rotta fede . Procri f >rprcfa da 
un vergognofo rolfore-, fenza parlare , fi dileguò immantinente dagli oechj 
di lui a andandoti a nafeondere nelle Selve . Cefalo non potendo vivere 
fenza di etTa , ne andò in traccia » la rinvenne , le perdonò , 1' amò più 
teneramente che mai . In tempo di quelli nuovi loro amori, Pocri fepre- 
fente di un arco , ed un dardo a Cefalo . Aurora però non ifeordò 
la fua vendetta -, ed infpirò in Procri gelosia verfo Cetàlo , più forte an- 
cora di quella , che egli già aveife avuta di lei . Ella pertanto un giorno 
fi nafeofe tra alcuni -ceipugli , per oflervare gli andamenti del marito , il 
quale featendo il muovere delle fratche, fi pensò che tra quelle appiattata 
ne ttufte qualche fiera ; e quindi dato mano all' arco , uccife la fventurata 
moglie , con quel dardo iletlb , che ella regalato gli aveva . Iginio . Owid, 
Metant, lib. 7. 



GENS- 



TOMO TERZo. 
E N E R O S I T A» . 

Di Cefare Ripa . 
All' Altezza Sereniflima 

DI CARLO EMANUELE 

Duca di Savoja . 



I<5p 




C.M.del 



GeiterositcL 



UNa belliflìma giovane , alta cui bellezza corrìfpondono tutte le mem- 
bra del corpo in proporzione e vaghezza . Avrà i capelli biondi ì ed 
in parte ricciuti in graziofa maniera , Sarà veftita di abito regio , con_j 
corona di oro in capo -. Avrà il braccio deliro ftefò , e nudo » nella cui 
mano terrà collane di oro , gioielli » ed altre cofe dì gran ftima » in atta 
di farne dono. Pofarà la finillra mano fopra la teda di un Leone » che 
a lei in bella guifa fia vicino , e familiare . 

Si dipinge giovane la Generofità , perchè , come dice Arinotele nel *, 
della Rettorica -, nei giovani più rifplende V animo generofo , per il qua- 
le fi lìimano degni di cofe grandi, e fecondo quelle operano generofa» 
mente ; il che conferma Gio: Pont, nel libro de Magmi, dicendo : ©* 
quifque maxime generofo efl animo » ita honoris maxime cupidus ; quam ad rem 

Y natur* 



170 ICONOLOGIA 

natura ipfa duce rapitur, ed Ovvidio, ad Lwiutn , dà alla giorentù il pro- 
prio epiteto di generofa , mentre dice : 

Certat ontts luftu generofa fubire Juventus . 

Bella dì faccia fi rapprefenta , perciocché la Generofità avendo per 
oggetto non folo di far fatti egregi» e virtuofi, procedenti dall'animo nobi- 
le , e adorno , ma ancora di {cacciar da fé ogni bruttezza , e vizio » con- 
vien che le corrifponda anco il corpo nella bellezza citeriore « che ordi- 
nariamente è chiaro indizio della bellezza interiore ; poiché come dice-» 
Sant' Ambrogio de Virgin. Species corporis jtmulacrum efl mentis, figuraque-t 
probitatis , e Seneca Epilt. 37. T^obilitas animi gcnerofìtas efl fenfiis , <& no- 
bilita hominis efl genero fus animus, & hoc optimtm h.ibet in [e genero fus ani- 
mus , quod concitatur ad bone/la . Ben' è vero , che la bellezza fiorifee anco- 
ra in corpi, che racchiudono in fé bruttezza interiore di animo. Augulto 
fu di bello afpetto, ma di animo lafcivo , e tinto di moki vizj libidinofi : 
fotto colore di modeltia ricusò titolo- di Signore , e volle dare ad inten- 
dere di ricufare con generalità il Principato , e di aecefare il dominio» 
come sforzato dalle preghiere dei Senatori . Ma fece prima ogni sforzo di 
fommergere con fiumi di fàngue civile la libertà della Repubblica, e poi 
per non parer tiranno prefe da quel Senato, che non poteva più sfuggire 
il giogo fuo , 1' Impero per anni dieci , e per cinque , ed altre volte_> 
per dieci , tantocchè a dieci anni per dieci anni maneggiò tutto il tem- 
po di vita fua 1' Impero con afloluta verga : Se fu vitcoriofo a! Mondo» 
non fu di quelli genero!! , che ricerca* Plutarco in Sertorio : Genero}} ho- 
minis efl * honefìis rationibus vitloriam qurere , tnrpibis ne falutem qui- 
dem . Note fono le difonelte ragioni » e brutte convenzioni , che fece nel 
Triumvirato , per ottener più facilmente vittoria contro quelli , che fi oppone- 
vano al fuo perverfò di'fegno di dominare. Bello fu Nerone , Dnniziano, ed 
Eliogabalo, moltri di vizi » che macchiarono l'Impero di mille brutti misfatti, 
e fcelleratezze . Chi ben contaife, troverebbe al Mondo più belli, cattivi, 
e perniziofì , che buoni. Oltre che là bellezza è bene eiterno caducD, 
e tranfitorio , che facilmente fi può perdere , ficcome la perde D inizia- 
no ; il tempo la confuma , e in un momento ancora fvanifee per finiilri ac- 
cidenti di caduta, di fuoco, di percola , di catarro, e di altro male, 
che trasforma le perfone . Ma la Generofità bellezza interna dell' animo 
vigorofa in ogni tempo riluce anche di fuora , e rende bello , ed ammira- 
bile un nobil corpo , ancorché bello non fia . 

I capelli biondi, e vaghi lignificano che la Generofità non alberga^» 
in fé penfieri vili , e baffi , ma alti, e magnanimi , conforme alla iublimi- 
tà della fua natura , da cui a quelli é tirata , come fi è detto . 

11 veltimento regio , e la corona di oro in capo dinotano Fa nobiltà 
Sprema , nella quale degnamente rifiede quella virtù ; che ficcome 1' oro 
per fua natura è nobile , puro, e rilplendente , cosi la Generofità per fé 
itelfa è tale , e fi conferva 5 e nudriice nella pura grandezza ». e f ..i_j 

propria 



TOMO TERZO. 171 

propria nobiltà» non degenerando punto da quella, come téltifiea il Filofofo 
lib. a. della Rett, e libi 1. de Hill, ^énimalium ,' dicendo ì 

Generofim ejì quod a fua natura noti degenerai . 

Il braccio deliro nudo colla mano alzata pronta al porgere le fuddette 
-ricchezze , dimoltrai, che la Generofità del donare è nuda di ogni pro- 
prio intereffe , avendo folo la mira a quel che conviene alla nobiltà , ed 
■all' altezza dell* animo fuo y come fi prova ftel capitolo primo: Extra de 
donat. ubi babetur : Hanc jìbi quodammodo ^obilitas legem imponit , ut debere 
fé quod tributi , exijlimet , & nifi in benejiciis creverit , nihil [e prxflkiffe putet ; 
onde 1' Anearano , 1' Abate, ed altri Dottori notano in detto cap, che a 
■nobilitate , & generojìtate animi ejl donare . Elfendo la Generalità circa il 
dono fondata fopra la liberalità , fi conformano detti Dottori , col Santo 
Dottore Agoftino , Che de diffiriitione diffe : Liberalitas efi motus qmdem ani- 
mi faciens , & approbans largitudines fine fpe retrìbmionis . Ed Orazio Ode 7. 
lib. 4. Cuntìa qua dederis , amico animo dederis . Sicché chiarilfimo fi fcor- 
ge , che le azioni di quella ttòbìliffima virtù fono dì perfezione infigne « 
per aver ella 1' animo grande , e liberale , fpogliato di ogni intereffe „ 

Il tenere la finìlira mano fopra la reità del Leone lignifica la Simbo- 
lità , e fomiglianza chd tiene .1' Uomo generofo co '1 Leone, il quale fic- 
come per confenfo di tutti gli Scrittori fra gli animali quadrupedi tiene 
il principato per la Generalità, e fortezza fua, inoltrando fempre fiero il 
vifo a chi cerca di offenderlo , dando efempio all' Uomo di efTere gene- 
rofo nelli pericoli . San Bernardo in Epilt. T^on ejl vir cui non crefcit ani- 
mus in ìpfa rerum difficu'tate , nelle cole difficili fi conofce fé uno ha vir- 
tù , e valore : Crefcit in arduis inclita virtus . Per il contrarlo il Leone non 
fa male alcuno a chi gli cede ; così 1' Uomo generofo^ benché combat- 
tuto , e travagliato , fempf e però fi inoltra invitto , e forte ad ógni infor- 
tunio per la virtù fua ; perciocché come dice Cicerone 3. de fin, j£w* 
magno animo , atqne forti e/ì , omnia , qnx cadere in hominem pofftmt , defpicit , ó* 
prò mh'do putat . Prontamente all' incontro perdonando a chi gli chiede_s 
mercede, come ben efplicano a quello propofito quelli due verfi, applica- 
ti già a Cefare Augulto , che dicono s 

Tarcere proflratis fàt nobilis ira Leonis , 
JJ«» vincis femptr vitìis ut p arcete pojjìs „ 

E della medelima nobiltà del Leone parimente fi legge 1' infrafcrìtto 
elegante Epigramma . 

Corpora magnanimo fatìs cfl proflraffe Leoni . 
"Pugna fuum finern cim jacet bojìis babet . 

yAt lupus , & turpcs hijlant morientibus urfi « 
Et qnacnmque minor nobilitate fera ejl „ 

Y 2 Onde 



i 7 z ICONOLOGIA. 

Onde a meraviglia fi fcorge quanto propriamente fi convenga a?I* an> 
tichiffima, e rifplendentiflima Cafa di Savoia , 1' aver per fua imprefa__» 
quello regio animale, non folo per tanti » e tanti Regi, ed invitti/Timi 
Eroi dei Secoli paflati in quella Serenifiìma Famiglia , che è la più no- 
bile d' Italia ; ma ora fingolarmente per 1' Altezza Serenifiìma del Gran 
Carlo. Emanuele Duca di Savoia, il cui foromo Valore, Generosità , e 
Grandezza , e fatti eccelli in guerra , come in pace , fono cosi noti al Mon- 
do » che dubitar non fi può , che all' Altezza Sua Serenifiìma fingolarmente 
non convengano le lodi di qualfivoglia , che fia fiato» e che fia celebre.» 
d' iramortal fama » 

De* Fottìi vedi Magnanimità . 

GENIO RUONO. 

Secondò i Gentili. 

Di Cefare Bjpa . 

UN fanciullo con belliflimi capelli. Sarà coronato di platano , e in ma- 
no, tiene un ferpente . Cosi fi vede fcolpito in alcune Medaglie* 
antiche .. 

GENIO CATTIVO. 

Secondo i Gentili* 

UOmo grande , nero , di volto fpaventevole , con barba , e capelli lun- 
ghi , e neri. In mano tiene un Gufo . Scrive Plutarco, che apparve 
a Marco Bruto , uccifor di Cefare il Genio cattivo in quella formai . 
•li Gufo, come (limavano gli Antichi, è uccello di trillo augurio ; però 
Virgilio nel 4. dell' Eneide : 

Solaque cui minibus ferali cannine Bnho 

S.tpe quxri , & longas in fletum ducere "joces. 

Molti fono i Genj , fecondo le applicazioni degl' ingegni , de' quali fi 
prendono ; ma a noi farebbe diligenza foverchia dipingerne alcuno » oltre a 
quelli, che fono gli univerfaii, per acconciare tutto il re Ilo , che fé ne_» 
potrebbe dire a* luoghi convenienti » fecondo l* ordine * che abbiamo 
prefo . 



GENIO . 



TOMO TERZO, i 73 

!£ ! GENIO. 

Come figurata dagli antichi ► 

MOIte immagini antiche del Genio rapprefènta Vincenzio Cartari, 
prefe da Lilio Gfraldi Svntagmate iy. Faremo noi parte di una_j 
figura {colpita in marmo di batto- rilievo , trovata già in Roma , nelia__» 
quale era un Fanciullo di volto allegro, e ridente, incoronato di papaveri. 
Nella mano deitra teneva fpighe di- grano . Nella finittra pampani di uva, 
con quello epigramma a' piedi , il quale fu verfo Prati in una Vigna nel 
tempo di fio IV. diligentemente raccolta da Antonio Cartellini , perfona_j 
non tanto nella fcienza delle leggi letterata , quanto in varie difeiplin&j 
erudita , commendato da Girolamo Catena nelli fuoi monumenti latini . 
Lo poniamo per cofa Angolare , non eXendofi mai itampaxo in niun libro 
d' iscrizioni antiche . 

QVIS TV L^TE PVER ? GENIVS. 
CVR DEXTERA ARISTAM 

LEVA VVAS. VERTEX QVIDVE 
PAPAVER HABET ? 

HMC TRIA DONA DEVM CERERIS- 
BACCHI ATQVE SOPORIS 

NAMQVE HIS MORTALE* VIVITIS ,. 
ET GENIO U 

Colla fpiga , e col papavero neìta man fihiftra , e colla patera nella de* 
ftra , fu ancora efpretto il Buono Evento in una Medaglia di Traiano, come 
riferifce Occone , il quale dèfcrive- il Genio pur colle fpighe in altre Me- 
daglie , che pia abbatto fpecificaremo . Pigliavafi appretto gli antichi Gen- 
tili per la tutela . e confervazione delle cofe ; però 1' allignavano alle_* 
Città, a* luoghi, alle piante-, e ad ogni- cofa ■, in fino a' libri, che dagli 
Autori loro fi defiderano fiano tenuti , per ogni tempo accetti con ap- 
plaufo comune ; perciò Marziale , ditte : 

Vicluras Genmm debet h abere libera 

Nelle ifcrizioni antiche più- volte fi trova Genio , Colònia; • Centu- 
ria;, Decuria;, Fontis, Loci, e dell' ultimo n'era figura la Serpe . Nello 
Smezio a carte 28. num. 4. leggefi Genio Horreorum Sejanorum * per la_o 
confervazione del Granaro di Sejano ; così anche Gemo Confermatovi Hor- 
reorum G-ijunorum * Genio Tbefawrorum • vedefi in queil' altra ifcrizione non^s 

più. 



174 ICONOLOGIA 

più ftampata , che è al preferite in un orticello dietro al Moniffero di Santa 
Sufanna nel Colle Quirinale . E' una bafe, che dal canto deliro ha il va- 
fo , detto Urceo , e dal finiflro la Patera , fotto la quale e pollo il Con- 
folato di Marco Civico Barbaro , e non Barbato , come fcorrettamentc_> 
ilampafi in tutti i Faiti , fenza prenome , e nome di tal Confolato , che 
fu del 158. 

IOVI CVSTODI , ET GENIO THESAVRORVM C. IVL. AVG. 
L1B. SATYRVS D. D. DEDIC. XIV. K. FEBR. M. CIVICA 
BARBARO. M. METILIO REGVLO GOS. 

Il Genio , che noi volgarmente diciamo per 1' amore , e per il guflo, 
e naturale inclinazione , che ha uno ad una cofa , ed efercizio , fi può 
figurare Fanciullo alato , fimbolo del penfiero, che Tempre nella- mente_» 
vola , di ciò , che fi ha gufto , e fantasìa .- Tenga in mano llromenti atti 
a dichiarare quello , di che fi diletta . Se uno ha genio alle lettere , gli 
fi ponga in mano libri ; fé a' fuoni , e canti , intavolature di mufica 1 lire, 
liuti , ed altri llromenti ; fé ad armi , armi , e così di mano in mano di 
altre cole . In fimili occafioni fi potrà incoronare di platano , tenuto da- 
gli Antichi albero geniale , perchè è grato , e gufla a tutti quelli , che lo 
mirano per la fua bellezza-, e grande ampiezza ; difende - la Stato co'la__j 
fua ombra dall' ardor del Sole , ed il' Vernò ricéve il Sole ; però 1' Acca- 
demia di Atene intorno alla loggia fi compiacque tenere molti platani , 
che fiorirono , e crebbero all' altezza di 36. braccia , come fcrivc Plinio 
lib. 12. cap. 1. E Serfe Re s' invaghì di quella pianta generofa , alli cui 
rami fece attaccare collane , ed armille di oro , nella guifa , che racconti 
Eliano lib. 2. cap. 13. Si può anche incoronare di fiori, come incorona_j 
Tibullo lib. 2. eleg. 2. il Genio del Popolo Romano , come quello * che 
era fempre di guereggiare , e trionfare . In una Medaglia di Antonino Pio 
è figurato con un ramo di alloro , o di olivo nella delira , e nella finillra 
un'afta. In un' altra ha il cornucopia, per la ibprùbbondante ricchezza del 
Mondo , che polfedeva , al cui acquillo era intento , ovvero per il guito 
dell' abbondanza , che ha comunemente ogni Popolo . In altre due Meda- 
glie di Traiano , e di M. Aurelio Antonino Filoibfo , nella delira tiene_> 
una patera, nella finillra le fpighe , per denotare , che quegl' Imperadori 
premevano nell' abbondanza , e nella loro religione , di cui n' è fimbolo la 
patera . In una medaglia di Nerone , la patera nella delira , nella finiitra il 
cornucopia, avanti l'ara ; la quale medaglia lenza dubbio fu battuta , per adula- 
zione , poiché il Genio di Nerone , cioè 1' umor Ilio , era inclinato al male» 
e non al bene ; all' empietà , non alla religione ; alla diltruzione , non all' 
abbondanza. Molti fimiii , ma fenz' ara veggono* nelle medaglie di Maflimi- 
no , tra le quali vi è impretfo il Genio , che nella delira tiene una patera 
con una il e 11 a fopra ; nella lìniitra ha il cornucopia. In più modi anche ap- 
pretta il fuddetto Occone fi figura in altre Medaglie d' Imperadori , fecon- 
do gli affetti 1 e volootà loro ; i quali affetti , e perturbazioni di animo 

paflava- 



TOMO TERZO. 175 

pacavano Cotto nome di Genio , come apparifce in Plutarco nel Trattato 
della Tranquillità » non lungi dal fine » in que' verfi , ne' quali fono inferti 
dieci nomi inventati da Empedocle * per efprimere gli affetti » ed inclina- 
zioni di animo • 

Hìc 'iterata- Chtboniay &■ cernetti proctd Heìiopea* 
Et vario Uarmotùe vultu , Dcrifqte cruenta » 
vdefc'hre* Calli/loq-te-* Thoofaq'je,. Deinxeque 
T^emertes ■> &* umana » nigro frufifrtque *4fapbeja . 

! - V.. 

§hiorum Genionm- ' nombiious varia animi pertirbatìones eyprimmtur , dice 
Plutarco , ove chiama nomi di Geìij. le perturbazioni iiteife , e gli affetti 
dell' animo tra loro contrari,, nominati in detti verfi» che fono terrestre » 
e folare per la viltà ,- e fub limita dell' animo , ovvero per 1' ignoranza » 
e intelligenza . Concordia » e contefa per la diìturbazione r e quiete di ani- 
mo . Brutta » e bella per la bruttezza » e bellezza di animo . Veloce , e 
grave- per la leggerezza* e gravità dell' animo .. Nemertes per 1* amabile, 
e amèna' verità . Afapheia per 1' ofeurità dell' animo , che produce frut- 
ti negri di tenebrofe operazioni ,. contrarie alla chiarezza della verità .. So- 
pracchc non accade rtenderfi più oltre , potendoli vedere elfo Plutarco in 
diverfi trattati clelli fuoi morali » il detto Cartari, e Lilio- Gìraldi"»- la. Mi- 
tologia di Natal dei Conti ,. il Tiraquello fòpra i Geniali di Ale(Tandro lib. 
6. cap. 4. E Adrian* T urnebo negli fuoi Avverfarj in più- luoghi , fpezial- 
mente lib. xiii. cap. xii.. Lafcio infiniti marmi »■ ne' quali fono fcolpiti Genj 
alati- nudi» che : teitgono augelletti v ferti , cefiarelli di fiori, e di frutta; 
alcuni ancora ,. che dormono; altri veititi" con velie fuccinta , Umilmen- 
te' alati , con. palme » trofei >. corone » facelle t ed altre varie cole, in 
mano- , [a] 




[ a ] Intorno alla materia de' Genj vedi i Difcorfì del Mafcardi fu la Ta- 
vola di Cebete Tebano . Parte prima , diftorib féttimo . 



ijS 



ICONOLOGIA 

GEOGRAFIA 

Di Ce/are Rjpa . 




• e og rafia 



DOnna vecchia , veftita del colore della terra , appiè della quale vi 
fia un globo terreftre . Colla delira mano tenga un comparto , 
con il quale moftri di mìfurare detto globo , e colla finiilra un quadrante 
geometrico . 

Geografia é arte che confiderà le partì della tèrra , e le dirtingue , e 
defcrive come fono Provincie , Città, Porti , Mari , Ifole , Monti, Fiumi, 
Laghi ec. 

Si dipinge vecchia , per dimollrare 1' antichità fua , perciocché la prima 
cofa che fece 1' onnipotente Dio divife il Caos , e fcparò i quattro ele- 
menti , Fuoco , Aria , Acqua , e Terra , la quale per fimbolo di quello 
noftro Comporto ci ferviamo del globo terrertre , come ancora con il colo- 
re del quale vediamo detta figura , effendocchè Geografia è detta da.Gea, 
che in lingua greca vuol dire terra ; e dal verbo grapho , che lignifica 
ferivo, che ciò rapprefentiamo con il comparto , 1' operazione del quale_# 
confirte nelle mifure, e col quale fi rellringono tutte le proporzioni ; Ac- 
che tanto vuol dire Geografia , quanto descrizione della terra , cioè 
di quello aggregato della terra , dell' acqua , e dell' aria , che è depu- 
tato all' abitazione delle creature terrene . 

Tiene 



TOMO TER Z 0. 177 

Tiene colla finifìra mano il quadrato geometrico; perciocché con eflb lì 
viene alla vera cognizione , per pigliare le lunghezze , larghezze, altezze t 
e profondità , e fi {piega coli' ufo, fuo quello che fi contiene nella Geografia, 

GEOMETRIA. 

Di Cefare Bjpa . 

DOnna , che tenga in una mano un perpendicolo , k e coli' altra un_* 
compaflb , Nel perpendicolo fi rapprefenta il moto , il tempo , e la 
gravezza de' corpi . Nel compaflb la linea , la fuperficie j e la profondità* 
nelle quali confitte il general foggetto della Geometria . 



D 



6(0 mctr la. 

Onna, che colla deftra mano tiene un compaflb * e colla firùftr* u* 
triangolo . 

GIOJA DI AMORE. 

Fedi Contento *Amorofo . 

GIORNO NATURALE. 
Dì Cefare BJpa . 

SI dipinge Giovane alato , per la ragione detta nella figura dell'Anno . Sta 
con un cerchio in mano fopra un carro , che è fopra le nuvole . Ha un 
to rcio accefo in mano , eflendo tirato il detto carro da quattro cavalli , uno 
di color bianco , 1' altro nero feuro , gli altri due di color bajo , e ligni- 
fica no le quattro fue parti, cioè il nafeere , e il tramontar del Sole , il 
mezzo giorno , e la mezza notte ; li quali tutti quattro giunti infieme_» 
fanno il giorno naturale , che è tutto quel tempo , che confuma il Sole in 
girare una volta fola tutto il cielo , il che fi nota col circolo » che la det-« 
ta figura tiene in mano . 

Giorno ariifitiale . 

Giovane di bello afpetto alato , per etfer parte del tempo ; tirato da 
due cavalli rofli, e guidato dall' Aurora . Nel redo è come quello 
di fopra . 

I due cavalli rofli fono i due crepufcoli , che fanno il giorno artificia- 
le , che è tutto quel tempo , che fi ve, f e lume fopra la terra, e fi dice 
l' Aurora guidare il giorno, perchè fempre previene al fuo apparire . 

Z Giorno 



178 



ICONOLOGIA 

Giorno artificiale , 



Giovane veftito di bianco, e rifplendente , alato, e coronato di or» 
nitogalo fiore bianco, che comincia ad aprirti quando il Sole fi ("co- 
pre , e fi chiude quando efso fi nafconde , ficcome il giorno fi dice da' 
Poeti aprirli ancor efso al levar del Sole , e chiuderfi al tramontare . 

Terrà in mano un Pavone con la coda bufsa , e chiufa di maniera, che 
cuopra gli occhi delle penne ; perciocché di giorno fi nascondono tutte le 
ftelle , le quali vengono fignifi cate negli occhi della coda del Pavone, per 
efsempio degli Antichi , li quali finfero Giunone , fignificando 1' aria più pu- 
ra , e più perfetta efiere nel fuo Carro tirata dalli Pavoni medefimamente . 

Giorno artificiale . 

lovane alato* che nella de (Ir a mano tenga un mazzo di fiori , e nel- 
la iìniitra mano una torcia accefa . 




GIO- 



TOMO TERZO, 
G I O V E N T 

Di Cefare Bjpa . 



179 



TP 




UN Giovinetto altiero , veftito dì varj colori , con ghirlanda di fem- 
plici fiori . Da una parte vi farà un Cane da caccia , e dall' altra un 
Cavallo ben guarnito . Colla delira ftia in atto di ipargere denari . 

Gioventù è quella età, che tien da venti anni a trentacinque , feconda 
Aditotele , nella quale 1' uomo intende , e può operare , facondo la virtù : 
ma per la novità , e caldezza del fangue è tutto intento alle azioni fen- 
fìbili » nò opera la ragione nel Giovane ? fenza gran contrailo» o della con- 
cupifcenza , o del desìo dell' onore ; e quello ancora fi chiama augumento; 
altri dicono llato . 

Si dipinge altiero, e che gli fiano a lato i fbpraddettì animali colla di- 
mollrazione dello fpargere i denari , per denotare la particolare inclinazio- 
ne del Giovane» che è di efiere altiero, amatore della caccia , e prodi- 
go del denaro , come dimoflra Orazio nella Poetica . 

Gaudet equis , canibnfqite, & aprici gr Amine campii 
Cereus in vitium fletti, monitoribus afper , 
Vtilium tardus provijor , prodigus mis , 
Sublimi* , cupidujque , & amata rclinquere pernix » 

Z 2 La 



iSo ICONOLOGIA 

La varietà de* colori lignifica la frequente mutazione dei penfieri , e 
proponimenti giovenili , e fi corona di fiori fenza frutti i per dimoltrare, 
che li Giovani fono più vaghi del bello» e apparente, che dell' utile «e 
reale . 

G I O V £ N T U\ 

I~2 Anciulla coronata di corona di oro , e veltita riccamente , fecondo il 
detto di Efiodo nella Teogonia , e con un ram) di mandorlo fiorito 
in mano, per dimoltrare» come narra Pierio Valeriano nel lib. yi. dei 
fuoi Geroglifici » che come il mandorlo è il primo albero » che con 'fiori 
dia fper^nza dell' abbondanza degli altri frutti » così i Giovani danno fag- 
gio di che perfezione debba elTere la vita loro negli anni maturi. 

La corona dell' oro, moftra, che i gradi dell' età dell' uomo , quello 
della gioventù è il più elegibile , e più perfetto in fé itelìb . 

Il veltìmento ricco , dimoltra , che 1' oitentazione de' beni è propria 
di quella età, e gli antichi figuravano la Gioventù con 1' immagine di 
Bacco , e di Apollo , che fi prendevano per la mano ; avvertendo , che 
1' uomo in gioventù, e per vigor di corpo , e per forza d' ingegno è pò- 
teute , e lodevole » 

Gì ovent £. 

DOnna dì bella età inghirlandata dì fiori , e nella delira mano tenga 
una coppa di oro » perchè da' Poeti è detta fior degli anni , ed è 
preziofa , come la coppa dell' oro ; e cosi fu dipinta Ebe Dea della Gio- 
ventù . Anzi piucchè 1' oro » Tibullo Elegia 8. 

Carior ejl auro jnvcnis . 

Dei Fatti , vedi ^idolefcenza . 

GIUBILO. 

Fedi villegrezz* U 

G I U D I C E . 

Li Ce/are Rjp* . 

UOmo vecchio , fedente , e vellìto di abito grave . Terrà co!!a delira 
mano una bacchetta , intorno alla quale fia avvolta una ferpe , Da 
un lato faranno alcuni libri di Legge aperti , ed un' Aquila . Dall' a!tra_» 
parte un orologio , ed una pietra di paragone , elTendovi fopra di etfs__» 
una moneta di oro t ed una di rame ; e dell' una > come dell' altra appa- 
vifea il fegno del loro tocco . Giudi- 



r o m o r e r z o i. isi 

Giudice è detto da giudicate , reggere , ed efeguire la Giuftizia , ed 
è nome attribuito ad Uomini periti didelfa Giullizia , e delle Leggi , polli 
da' Principi , o Repubbliche , all' ammimìtrazione di quelle . 

Si dipinge vecchio , fedente ,. e veliito gravemente , dicendo Arinotele 
nel terzo della Topica , che non fi debba eleggere Giudici giovani , non__» 
effendo neli' età giovanile efperienza , né moderazione di affetti . 

La bacchetta , che tiene nella mano deftra , ne fignifìca il dominio che 
ha il Giudice fopra i rei .. / 

La Serpe , che intorno ad efla fi rivolge , denota la Prudenza, che fi' 
richiede negli Uomini polli al governo . Dicendo la Sacra Scrittura : Ejìote 
Trudentes , fieni Serpente* . 

'I libri aperti dimoftrano , che il vero -,-, e perfetto Giudice deve efifere 
molto ben perito, circofpetto , integro, e vigilante; che perciò gli fi di- 
pinge accanto 1' orologio , acciocché non mai , per qualfivoglia accidente , 
rimuova gli occhi dall'equità, e* dal giulìo : e come 1' Aquila » polla dagli 
Antichi -per uccello di acutiflima villa , deve il Giudice vedere , e pene- 
trare fino alla nafcolla , ed occulta verità., rapprefentata per Impietra del 
paragone , nella guifa che fi. e detto , la quale ne fignifìca la cognizione 
del vero , e del fallò . 

De' Fatti , 'vedi Decreto di Giudice giuflo ,-. di Giudice ingìujlo , di Giudice-* 
ignorante - 




GIUDI- 






i8i 



ICONOLOGIA 

I U D I z I o. 

Di Cefarc Rjp* . 




UOmo ignudo attempato a federe fopra 1' Iride» ovvero arco celefte» 
tenendo in mano la fquadra , il regolo > il compatto , e 1' archi- 
pendolo . 

Non effendo altro il Giudizio » che una cognizione fatta per difcor- 
Co della debita mifura » si nelle azioni , come in qualunque altra opera » 
che nafce dall' intelletto » ed effendofi tali iitromenti ritrovati dagli Arte- 
fici , per avere fimil notizia nelle opere di Geometrìa , meritamente-» 
adunque per quelli fi dimoftra il difeorfo » e ancora 1' elezione » che deve 
fare lo ingegno dell* Uomo » per giudicare ogni forte dì cofe ; perciocché 
non dirittamente giudica colui , che nel medefimo modo vuol mifurare_* 
tutte le azioni . 

Per dichiarazione dell' Iride , diremo, che ciafeuno, che fale a' gradi 
delle azioni umane , fiano di qua] forte fi vogliano , bilogna » che da mol- 
te efperienze apprenda il Giudizio» il quale quindi rifiliti » come 1' Iride 
rifulta dall' apparenza di molti diverfi colori» avvicinati inficine in virtù de' 
raggi Solari . 



De' Fatti, vedi Truicnz* 



Uomo 



TOMO. TERZO. 183 

Giudizio , ovvero indizio di amore . 

UOmo nobilmente veftito , col capo pieno di papaveri , che lignifica- 
no indizio di amore , predo a quegli Antichi , i quali » col gettare 
delle forti, predicevano le cofe in avvenire ; 'perchè volendo far efperienaa*. 
fé T Amante fotte riamato , pigliavano- le foglie del papavero- fiorito , e (e 
Io ponevano fui pugno , poi colla palma della delira mano percuotendo, 
con ogni forza le dette foglie , dallo (trepito > che effe facevano fotto la 
percoffa , giudicavano 1' amore da eifi desiderato .. 

Qyefto racconta Pierio Valeriano col teftimonio di Taurifio nel Hb. 58.. 
de' fuoi Geroglifici ; febbene è cofa fupenliziofà , e ridicala . 

Giudizio giujìo ». 

UOmo veftito- dì abito lungo , e grave . Abbia in guifa di monile , che 
gli penda dal eolio- un cuore umano-, nel quale fia fcolpita una iriU 
maginetta , che rapprefenti la Verità . Egli ltia col capo chino-, e cogli 
occhi bafli a contemplare fittamente il detto monile . Tenga a' piedi alcu- 
ni libri di Legge apertigli die denota, che il vero , e- perfetto Giudice 
deve effer integro , e non deve mai per qualsivoglia accidente rimuovere-» 
gli occh> dal giudo delle Sante Leggi, e dalla contemplazione della pura 
ed intera verità- . Vedr Pierio Valeriano nel. Libi 5,1» 

De' Fatti, vedi Decreto di Giudice giuflo*. 




GIUOCO 



184 



ICONOLOGIA 
G 1 U O C Q 

Bell' cibate Ce fare Orlandi. 




/ orlo jl'Jizr , io&* m 



{stucco 



//ir/r< CffAfidi. uic . 



UOmo » che fia tenuto fofpefo per i capeili dalla Fortuna , che fi di- 
pingerà , come è fblito , nella fua ruota , alata , cieca , ec. fotto cui 
fi vedrà un precipizio . Poferà il detto Uomo un piede fu una parte della 
ruota » e l' altro fu un globo , alla fponda del precipizio . Velia abito di 
color verde . Sia coronato di foglie di zucca . Abbia in cima alla tella__» 
una mezza luna , ed un orologio da ^polvere colle ali . Si figurerà di fac- 
cia torbida» ed agitata. Porterà ad armacollo un ammaflb di reti. Colla 
delira mano tenga alcune carte da giuoco , alle quali guardi attentamente. 
Colla finiftra ponga de' denari fopra la detta ruota della Fortuna » tra car- 
te da giuoco » dadi * ec. Si mirino i detti denari cadere » e fpargerfi 
per terra . 

F defi- 



TOMO TERZO. i8* 

E' definito generalmente il Giuoco da Torquato Tatto nel fuo Gonza- 
ga , una contefa di fortuna , e d' ingegno tra due , o tra più . Io lo di- 
itinguerei ( in genere altresì prendendolo ) una contefa o di fortuna , o 
d'ingegno [o fia fapere] o unitamente d' ingegno , e di fortuna, e que- 
fla preicritta , e limitata da regole , tra due , o tra più ; poiché ci fono 
giuochi , ne' quali la fola fortuna ha parte , e niente lo ingegno ; altri , ne* 
quali il folo ingegno ne è Signore ; ed altri , ne' quali fi richiede ingegno, 
fenza di cui non può efercitare il fuo potere la Fortuna , che però ad elfo 
unita , lo ajuta in modo , che lo può rendere fuperiore a pari , ed anche 
maggiore ingegno , quando retti quello privo della fua affluenza . 

I Giuochi della prima fpezie, fono i Dadi , alcuni giuochi di Carte ,, 
come il Faraone , la Bajfetta , la Trimiera , il "Paffaquindici , Trentun , e_» 
$)^aranta , Banco fallito* ec. , le Sortii ec. Della feconda fpezie le Lotte* i 
Tornei , la Valla , il Trucco , o Bigliard , gli Scacchi , e fimili . Dolla_» 
terza , fpezialmente alcuni particolari giuochi di carte , come le Mincbiates 
le Ombre, il Trejfette, ec. 

Che fé fi obbietta alla feconda fpezie , che anche in effi pofTa aver 
luogo la Fortuna , rifponderò , che il principio della loro iftituzione non_» 
eflendo punto fondata fui fortuito efi:o , ma femplicemente fui fapere , full* 
indurirla* full' arte , e fulla forza, ancorché per avventura qualche non_a 
preveduto accidente renda fuperiore il più ignorante , non deve perciò dirfì 
che dipenda dalla fortuna il fuo eftere , confluendo quello nello fpezial- 
mente efcluderla ; ma deve il tutto in tal cafo attribuirfi ad un' eccezione 
di regola , alla quale le cofe tutte non fi poflono negare foggette . 

Mio penfiero non è di parlare individualmente , ma folo di dire per 
incidenza qualche cofa » de' giuochi tutti d'ingegno; intendendo di forma- 
re foltanto Immagine in ifpezie del giuoco di fortuna . 

Prima però di venirne alla fpiegazione , llimo necefifario il premetter- 
ne il ritrovamento , il fine , e 1' abominazione , che deve concepirfene » il 
quale più chiaramente verrà dilucidato ne' (Imboli coitituenti la nollra Figura. 

Tra' Latini , per ogni forte di giuoco di azzardo viene intefa la paro- 
la lAlea . Cosi Azorio nella terza parte delle Inttituzioni morali lib. j. 
cap. 24. lAlex ludus comprehendit luditm ch.irtarum luforiarum , taxìliorum , 
tabularum , & jortìum . Secondo alcuni , come Polidoro Virgilio lib. 2. de 
mvent. rerum, cap. 13., ed altri , la parola *Alea comprende foltanto £ 
Dadi , e ie Carte . Altri , tra' quali Giacomo Spiegelio in Lcxko , inten- 
dono lAlea , non per altro , che per tutte le forti de' Dadi . Non manca 
parimente chi per *Alea prenda perloppiù il giuoco delle Carte . Il vero 
fi è , che il proprio fignificato. di xAlea , è qualunque forte di giuoco , in 
cui abbia più parte il cafo , che 1' arte ; e per metafora , di una cofa_j 
che fia dubbiofa , e -che dipenda più dalla forte , che da altro , fi dice_r 
^ileam jacere . JaEla eft <Alea , dille Cefare , dappoiché alcune lue Squadre 
erano pattate all' altra riva del Rubicone , confine della fua Provincia , 
per meglio udire colui, che vi fuonava non so quale iriromento da fiato: 
e qnì di far pattare tutto 1' Efercito , per ire contra Roma . 
.. A a Vogliono 



i85 ICONOLOGIA 

Vogliono alcuni , che la parola ^ilea riconofca la fua origine dal primo 
Inventore di limili giuochi , che dicefi elitre dato un certo Soldato Greco» 
nel tempo della Guerra Troiana , per nome Alea . Oppure da Palamede , 
come dice Filoltrato in Hervicis , feguito da non pochi , che negli alloga 
giamenti de' Greci contra de' Troiani ritrovò il giuoco de' Dadi. 

Platone però in Tb.tdro , o fia nel Dia* ^go de Tulchro riferifee , cho 
un certo Sapiente della Grecia , di nome Tbeiith , ritrovale primo di tut- 
ti 1' Aritmetica, la Geometrìa, 1' Altronomia , le Lettere , ed i Giuochi 
Talorum , & ^ilearum . Ma Erodoto in Clio, cioè nel lib. i. fa inventori 
de' Dadi i Popoli della Lidia . 

Giovanni Sarisberienfe in Tolicratico , ftve in libro de mgis Curialium , 
# meflmh Tbilofopborum lib. i. cap. 5. vuole che 1* inventore dell'Alea forte 
un certo Afiatico, detto Atalo . E' opinione altresì di molti, che fi dia 
il nome di Alea a' giuochi di rifehio , per elTere itati quelti ritrovati in 
una certa Città dell' Arcadia , denominata Alea , dal fuo fondatore Aleo . 
Ci è eziandio altro fentimento , per tedimonianza di Erodoto in lib. 1 & 
$. M forum , che Alea fia dato il cognome di Minerva , che fi adorava_j 
nella detta Città di Arcadia, e che perciò da lei, a cui erano confecrati 
limili giuochi, derivale loro un tal nome. 

In qualunque modo fia , furono quelti ritrovati per follevare gli animi 
opprelfi dalle fatiche , e dalle faltidiofe cure . Si convertì col corfo del 
tempo il. loro ufo in abufo , che ha profeguito poi Tempre in modo , che 
ne ha renduto deteltabile lo lteifo ritiovamento . 

Le Leg^i colle loro proibizioni , la buona morale co' fuoi giudi do- 
gmi , i pellimi effetti coli' evidenza , fanno chiaramente conoicere quanto 
fia il giuoco di azzardo da fuggirli , quanto da abjminarfi . 

Nel terzo, libro del Codice di Giuitiniano , tic. 43. leg. 15. efprefla- 
mente fi legge ciò che fegue : <Alearum Itìftts antiqui/lima res efl , & extrn^ 
operas pugnatoribus conceffa .. Verum prò tempore prodiit in lacrymasi malta mil- 
lia extranearum T^atiomm fnfcipiens .. gjidam enim nec Indenta , nec ludam-t 
feientes , Jed numeratione tantum -, proprias ftbflantias perdiderunt , die , nocliqie 
ludendo argento , apparata , lapidibus , & ama . Conteq-tenter .vitem ex hac inor- 
dinatìone blajpbemare , idefl DEO maledicere conanttr , & inflramenta confidimi. 
Commodis igit/ir Siéjettorum projpicientes , ba: generali lege decernimxs , ut nd- 
li liceat in publiets , r jel in pr'rjatis domibus , <vel locis hdere, ncqne infpicere ; 
Et fi contra faft'.m fterit , Bulla feqtatur coniemnatio , fed foluttm redditi , 
& aclionib-is competentibns repetattr ab iis, qù dedermt , aia eonm h.tredib-t< t 
Alt bis negligentibus , & eorti? Vtoctratorib'is v "Jel Tatribus , leu Defmfiribut, 
repetat Fifcus , non obflante qtiitquginta amorum pr xjeriptione \ Epìfcopis loco- 
rum hoc pro'jidevtibm , & Vrxjìdtm a.ixilio utemibits . Segue quindi Giuiti- 
niano ad. ordinare , e permettere .alcuni giuochi d' industria , prelcrivendo 
la fómma da darti in premio al Vincitore . 

Qaeito in quanto alle Leggi Civili ;. rifpetto. poi alle Canoniche , leg- 
gali, la. prima parte de' Decreti , dùtin. 37. cap. 1. ; il Canne 42. de' 
Striti Apposoli , dalla Greca nella Latina lingua tralportati da Genùano Erue- 

to, 



TOMO TERZO. 187 

to » con i Commenti di Teodoro Balfamone Patriarca di Antiochia ; il 
Canone 43. ec. Vedafi la proibizione » e pene ttabilite nella fetta general 
Sinodo » e terza Cottantinopolitana , colle feguenti parole : T^idlum omninò* 
five Clericum » five Laìcum ab hoc deinceps tempore *Alea ludere deceat : Si 
quis autem hoc deinceps facere ab hoc tempore aggreffus fuerìt » fi fit quidents 
Clerìcus deponatm , hoc efi ab officio , <vel beneficio ; fi Laicus fegregetur ; e tra- 
lafciando tuttociò , che intorno a quello foggetto fiafi decretato da altri 
Concili » fé ne ottervi la conferma nei Sagrofanto Tridentino Concilio » 
fefjìone 22. cap. 1. de B^formationc ; cominciando dalle parole Statuii Sanila 
Synodits , fino a panas perfolvat . Le fue limitazioni meriteranno di ettere_* 
ponderate » ed offeriate . 

Alla buona morale 1 che infogna di fcoftarfi al più poflìbile da' vìzj » 
che concorrono a folla in occafioni di fimili giuochi , ed intorno a' pedinai 
effetti che a' coftumi» alla perfona , alle famiglie ne avviene» ebbe ottimo 
rifletto il Santo Vefcovo di Siviglia Ifidoro , lib. 18. Etymologiarum cap. 
64. allorché proferì fui proposito del giuoco di rifchio : ^ib hac arte fraus» 
& mendacium » atque perjurium niinfquam abefl : pojìremò & odium » <é" da- 
mna rerum . Vnde , &■ aliquando propter b&c [celerà ìnteràìUa legibus fuit . Ma 
fenza più » vegniamo a fpiegare la fimbolica figura del Giuoco . 

E' tenuto fofpefo per li capelli dalla Fortuna , per dimoilrare il fuo 
proprio ettere , fondato tutto fulla forte 1 dalla quale dipende il fuo buo- 
no , o cattivo efito . 

Il precipizio , che fotto fi mira » indica il grave perìcolo » nel quale_? 
fi trovano i Giuocatori , o per ogni poco , che abbandonati fiano dalla_» 
fletta fortuna , o per rifletto alle rimette confeguenze , le quali dal Giuoco 
alla perfona , alla roba » al bene della Repubblica , miferabimente ne de- 
rivano . E per vero dire » allorché un Uomo giunto fia ad abbandonarli in 
braccio a un vizio di quefta fpezie » come potrà egli efler di giovamento» 
di decoro » di foftegno alla Repubblica > fé la mente tutta impiegata aven- 
do in tanto indegna profeflione , o Vincitore egli fia , o vinto » in non_» 
cale ponendo gli fletti doveri di Religione » non che dì buon Cittadino « 
ad altro non penfa , che ad impiegare gì' interi giorni » le intere notti 
nell' azzardare vergognofamer.te il fuo denaro ? Qual precipizio alla dome- 
stica Economia non fabbrica un Giuocatore ? Vadafi nelle cafe di cofloro» 
e fi rinverranno oggetti » che alla mente prefentano le più deplorabili an- 
guflie » e miferie » o in un' afflitta » maltrattata Conforte , o ne' teneri 
nudi figli , che invano all' afflitta Madre chiedendo foccorfo alla fame » 
che li divora , altro non fanno ottenere » che richiamare agli occhj dell' 
infelice più abbondanti , più dolorofe le lagrime . Adulti Giovanetti » e_i 
nubili Fanciulle » per altra parte fi vedranno , che dall' indegno paterno 
efempio fedoni , e mal regolati , lafciato il freno all' impeto di un' età « 
per fé fletta più al male » che al bene proclive » danno di fé un faggio 
pur troppo improprio , pur troppo degno di compaffione » in balìa donan- 
doli , parte per bifogno » parte per inclinazione » a' più deteltabili vizi . 

A a 2 Riguardo 



i88 ICONOLOGIA 

Riguardo poi alla propria perfona , che affanni non fi procaccia Uomo 
dato al giuoco ? Dimenticanza di Dio » beffemmie , fpergiuri » riffe » pati- 
menti , con orrore di chi retto penfa , accompagnano 1' infelice lor vita. 
Bene a ragione S. Cipriano Vefcovo di Cartagine in arg. Tratlat. Tom. 3. 
dopo avere con molti argomenti provato , quanto indegno fia di un Cri- 
Itiano un cosi condannabile efercizio , efclama : ^ilea efl, quam lex oditi 
.Alca, efl » quam feq'ùf.ir crimen ignobile , ubi manifefla tentatio , & pana oc- 
culta . ^ilea e/ì almeus mali , & JUpplantatio amici , q^ix nec hcrmi conferì » 
fed totum confumit . Hinc deinde pauperes fiimt » bine opes fuas perdimi , bine 
jam confumptìs omnibus ftàs mutuis pecuniis Je f'iibrmmt . Hinc patrimomum , fine 
itila fori calumnia , amittunt . 

Che fé altro ancora non fbffe * che precipizio orrendo è mai quello della 
perdita della Divina Grazia , alla quale pur troppo fi elpone il Giuocatore ! 
Certo fi è, che efente da colpa egli non va quaficchè mai ; e voleife pure 
Iddio , che la fua mina non folle il p'ù delle volte in c»lpa all' anima del 
tutto micidiale ! Porta opinione il dottiffimo S. Raimondo de Penafort dell' 
Ordine de' Predicatori nel fecondo libro della fua Somma . §• De Hlicitè 
acquifitis 1 & aleatoribus , che il giuoco di rifehio fia gra vidimo, peccato , 
per li graviffimi delitti , che a renderlo tale concorrono . Così egli nel 
citato luogo : Qyam magnam peccaW.m ftt » patet inter alia ex novem » q'ae 
in talibus ludis attenduntur , ut infra videre licet . Queite nove cofe da notarli 
vengono raccolte, e riferite ancora da ^ìleffandro de ~dlef. in 4. fent. q. jj. 
qjembr* a. art. 5. e fono efpolle ne' feguenti termini : 

Trimum efl defiderium Incrandi ; ecce cupiditas , qme ex Epiflola Sancii Vanii 
ad Timotbeum cap. 6. efl radix omnium malorum . 

Secunditm efl , voluntas fpoliandi proximum ; ecce rapina . 

Tertiurr. efl , ufura maxima , fcilicet nndecim prò duodecim 1 non folum in» 
anno , *<vel menfe , fed in eadem die . 

®)yartum efl , mendacia muhiplicata , & verba otiofa -, & vana . 

Qyintum efl , blafpbemia y ecce hocrefis . 

Sextum efl , corruptio multiplex proximorum , qui ad ludum infpiciendum de 
tonfuetndine prava conveniunt . 

Septimum efl , fcandalum honorum . 

Otlavum efl , contemptus probibitionis SanBx Matris Ecclefla . 

Ttynum efl , ommijjìo temporis , & honorum , qua in ilio tempore tenenti» 
facere » 

Gabbriello Biel altresì dottiffimo Teologo in 4. Sententi. tram , difl. 1 5. 
q. i-j. art. 2. conduf. 3. conferma che il giuoco di azzardo giunga ad ef- 
fere peccato mortale , perchè direttamente contrario alla legge Divina » 
Naturale » e Pofitiva . Cosi egli : Ex cupiditate Indcns alea , peccat mortali- 
ter ì qua l lìdie contra Legcm Divinato » \atnralcm , dr Tojìtham . Contra Le- 
gem Dlvin am , quia efl contra ebantatem Troximi conaipifcere bona Trovimi 
entri darmi ejus j & efl contra decimimi prxccptum % quo probibetur concipi- 

feientia 



TOMO TE R Za. 189 

fcentix rei alienti cum damno Troximì . Ejì contro. Legem T^atìtra : facit enìm 
alteri , quod fìbi nolkt fieri . Ejl etiam contro, Legem Tofttivam , ut patet ex 
dìSìis . . 

Di confimile opinione moltiffimi altri graviffimi Autori potrebbonfi rap- 
portare , che per brevità tralafeio ; {aggiungendo bensì , che fi dovranno 
con purgato criterio ofifervare le limitazioni, che e per il tempo, e pec 
le circoitanze , e per la qualità delle pedone , pollano in qualche. parte_j 
moderare le giufte sì, ma troppo riltrette Sentenze. Non so peraltro fé 
facilmente fi potranno far valere., rifpetto a' Sacerdoti, ed agli addetti alle 
fagre cole. Imperocché, a dire il vero, le tanto difdice ad Uomo, che 
viva al fecolo , il giuoco; che non dovraflì dire di gente di sfera tale- ì 
Dice nel citato luogo il foprannominato San Raimondo : De ludo ales te- 
ne as , quod UH, qui . ludunt ad aleus , vel taxillos , vel qui ludo ■ inter forti » <vel 
font partiapes , <vel infpeSlores ludi, peccant , ■ <& maxime, fi fini Clerici. 

Che vergogna ! mirare gente , che folennemente legatali con fagro in- 
diffolubil nodo agli obblighi di folo attendere al Divino culto , alle ora- 
zioni , al promulganiento della Divina parola, alla falute non meno prò-* 
pria, che delle anime altrui, mirarla dico traile mondane trefche trattare 
in vece de' fagri , o dotti libri , carte da giuoco , e limili l. Non vorrei 'en- 
trare più innanzi , e dire., che confondendoli affatto co' più rilafciati del 
fecolo, per le orazioni nelle bocche loro fi afcoltino, fpergiuri, bellem- 
mie , indecenze ; mi riftrmgerò lbltanto a far loro riflettere , che in qua- 
lunque modo, piucchè il denaro, che per i foli poveri effer dovrebbe 
impiegato, miferabilmente azzardano- l'onore, la. riputazione , : il decoro , 
il fagrofanto venerando carattere Sacerdotale ; mi riitringerò ad efelamare : 
Che orrore ! Coloro , che al Mondo eflfer debbono luminari alle anime_» 
per lo Regno de' Cieli , renderli col pefiimo efempio loro perfide- guide 
per le vie. de' vizi » ed in confeguenza dell' eterna mina I 

Figuro che la. mia Immagine polì un piede nella ruota della Fortuna »- 
e 1' altro nel globo, per lignificare che il Giuocatore fi -affida alla forte, fi- 
che alcune fiate avviene , che fia da qudta favorito ; ma che però pofa_j 
fempre fopra il pericolo , notato nel globo , facile a sdrucciolare., ed a con-* 
durlo nel precipizio, di cui fi è già fatta parola.. 

Neil' abito di color verde s' indica la fperanza , continuo pafcolo del Giuo- 
catore . 

Le foglie della Zucca- , dell' 3 quali è coronato , dimoffrano quanto male 
fia fondata una limile fperanza, elfendo effe, come racconta Pierio Valeria- 
no , il geroglifico delle vane fperanze „ Perciocché (dice egli lib, 58» 
„ fecondo la traduzione di Mario Beringhieri ) fra gli Gnirocriti , cioè in- 
,, terpetri de' fogni, la Zucca indovina fperanze vane, come quella, che 
» per vederli di fuori molto grò tra , e corpulenta , pare che la ci voglia 
„ dar aliai da- mangiare ; nondimeno v' è dentro poca roba , e quella al tut- 
„ to infipida; fé già non fi ajuta con altro » che la faccia faporita ,, Il 
giuoco , coli' apparenza lufinghiera di un fommo guadagno, con poca fati- 
ca, induce: gli Uomini a feguirlo , che perloppiù li accorgono quanto male 

appalti 



190 ICONOLOGIA 

apporti fi fieno , mentre invece di guadagno , altro non rinvengono » che per- 
dimento di queltanto, che o co' propri {udori hanno ragunato , o ricevu- 
to lo hanno da' loro Maggiori . 

Per quanto però aboiano avverfa la forte , la fperanza nientedimeno di 
racquiibre il perduto , non abbandona mai il giuocatore , anzi è la iua_j 
più crudele tiranna , appunto perchè in veduta di amica . Si tenta nuova- 
mente la forte, la forte nuovamente tradifce, e nuovamente la fperanza_j 
folletica a ritentare la forte ; che alla finfine riducendo il mifero nel più 
infelice fiato, Io coftringe, fuo mal grado, a ravvifare quanto vana fia_j 
fiata , e ingannatrice la fua fperanza . A quelto ebbe rifletto Ovvidio , al- 
lorché nel fecondo dell'Arte cantò: 

Sic ne perdiderit non ceffat perdere lufor , 
Et revocat cupidas alea jxpe manus . 

Porta il giuoco incìma alla terta la Luna, per fignificare e le varie vi 
cende del giuoco, e la pazzia del Giuocatore. Di pazzia e d' incortanza è" 
fimbolola Luna per le ragioni altre volte addotte , e riferite da tutti quelli , che 
trattano di fimboli . L'incoftanza della forte nel giuoco è cosi ovvia, che non 
ci è de' giuocatori chi per efperienza non ne potta parlare . Ebbe confiderazio- 
ne a quefta S. Bafilio Magno nel ragionare de' dadi , chiamando tale in- 
collante forte un maligno fpirito , che fomenta la pazzia di coloro , che 
non temono di azzardare il certo per 1' incerto . Spiritus malignus , così il 
Santo Homil. 8. Hexaemeron , affìflit fnrorem puntlis ojjtbus illis ludentium , 
infaniafque accendens , easdem 'die pecnnias nunc ad hunc , nunc ad alterimi-» 
transfert . ^itque modo hunc Vittoria effvrt , illum vitlum mafiitia prem'it : modo 
centra, illum elatum, hunc demiffum oflendìt . 

L'Orologio da polvere alato ombreggia 1' abufo, che fi fa del tempo, 
che folo impiegato etter dovrebbe per la fpirituale falute , e per 1* adem- 
pimento de* propri refpettivi doveri , ed impieghi . 

Ma come penfare a quella , come quelli efeguire potrà il Giuocatore , 
che punto non riflettendo al velociflimo corfo del tempo , le pur troppo 
brevi ore , che all' umana vita fono preferitte , vergognofamente , nonmen che 
da ftolto, ad un Tavoliere va trafeorrendo ? Non fono io rigido a fegno , 
che perciò intender voglia , che accordar non fi debba talvolta alleggiamen- 
to alle cure dell' Uomo ; anzi porto opinione che giovevole fia , e direi 
quali necettario . Ragione , percui può più fiate addivenire , che eziandio 
qualche ora , la quale al moderato giuoco fi doni , chiamar non fi polfa.,» 
colpevolmente impiegata . Il faggio Arifiotele lib. 4. Eth. cap. S. ebbe a 
dire : Videtur in hominnm •vitam reqtiies , & jocus inicftus mcejjario . Di più 
con Anacarfide, apprettò il medefimo Arifiotele, dirò che come è eviden- 
te pazzia ,e cofa vergognofa ad un Uomo il porre lòn ma cura e grande.» 
fiudio nel giuoco, cosi è ancora giufio, e da prudente il trattare Io fief- 
fo giuoco in modo , onde polfa quindi con più configlio farli ritorno alle 
cofe ferie. Multimi fludii , cnrxque patere , ér bboret» fcrre , ut ludas , flui- 
timi 



TOMO TERZO. i 9 i 

tum q<tiddaniì & puerile efi . *At lidere, ut ferias res gerere poflìs % ^ìnacbar' 
fìdis fententia xqmrn e/i Ariilot. lib.. io.. Ethìcorum. cap. 6. 

Non contradice a un così giudo fentlmento I' Angelico S. Tommafo 2. 
2 q. 268. art. 2. profferendo che il giuoco, nel fuo genere, e nel fuo 
adequato lume prefo , lecito Ila , ed allorché dalla ragione, regolato , e_* 
condotto ne vada , giunga peranche ad efler Virtù : E in ciò egli è fe- 
guito da dottiffimi nonmeno che religiofi. Uomini.. Ed in vero',riguardata_9 
la giocondità, come quella, che co.tituifce il mezzo nelle azioni, che ap- 
partengono all' onelta ricreazione dell' animo , non può fenonfe commendar- 
li in un Uomo . Chiara per fé. lteffa. il è la. ragione . E' comporto I 1 Uo- 
mo di anima, e di corpo.. Riguardo al corpo, eifèndo quello dì. una forza 
limitata , e finita , e proporzionata a determinate fatiche , non può continua- 
mente affaticarci , ed, ha bifogno di follievo , e di quiete.. Rifpetto poi all' 
anima , ha parimenti quella una virtù finita , e proporzionata alle, operazioni de- 
terminate, e perciò fa duopo ad elfa altresì di requie , e di ricreazione ; parti- 
colarmente perche nelle operazioni dell' anima , infieme ancora fatica il cor- 
po , inquantocche l'anima intellettiva fi ferve delle forze , che operano 
per mezzo degli organi corporei.. 

Per tale motivo non è fconvenevole il dire , che elfendo il giuoco 
iilituito per follevare 1' animo opprefo da cure , e cadendo lotto la fpe- 
cie di giocondità.,, lecito fia, e po.fa eziandio alcune volte chiamarli virtù . 
Ma fi avverta bene ; non abbagli un. così fplendido nome ; non fi guardi 
con un occhio, così indifferente ,. che non diitinguafi da quando egli Vizio 
divenga; e non dia coraggio a qualcuno, che fuole palliare, le ree paffio- 
ni co' mentiti, nomi bontà. , di feufare la fua ingordigia' ,. ed il peflìmo 
impiego del tempo .. La ragionevolezza , la moderazione , il oifintereife , 
1' unico fine di follevarfi, per attendere con vieppiù di ferietà a' proprj 
refpettivl doveri, unicamente polfono rendere il giuoco non reo » ed anzi 
perle circoli:? nze , commendabile ancora,, fui. rifledb che Omnia, tempas. ha- 
bent, come diife 1' Ecclefiafte. cap. 3. v. 1. ; ma quello tempo fi abbia, fem- 
pre avanti gli. occhi ,- e non fopra la teda , come ha. la noltra. Figura ,. do» 
ve non fi può ne vedere » né riflettere al velociflìmo fuo corfo „. 

I Giuochi particolarmente , ne* quali l'ingegno, o ha tutta, o ha la_j> 
fua gran parte , a me pare che concedere fi debbano agli Uomini eziandio 
t più morigerati .. Tra' giuochi di quella fpecie fi contano principalmente* 
gli fcacchi ;. della denominazione ,, e ritrovamento, de* quali, ltimo. che. non 
farà difearo , che ne faccia brevemente parola.. 

Sono gli fcacchi nella latina lingua detti latrane/di* perchè latro in quello- 
Idioma fuona lo ltetfo che appredo noi Soldato ,. e latrocìnarit è tanto- come 
dire militare , efercitarfi per la gnerra.. Fedo Pompeo de Verbor fignìfic. di- 
ce che Latro fòle va chiamarli, quello, che per mercede, ferviva. nelle mi- 
lizie .. Perciò- Plauto in milite diife : L itr.ones , quos conduxi , cioè : Milites .. 
Lo lleifo in Tornalo fi. fervi del verbo latrocìmrì per efprimere 1' attuale im- 
piego, della milizia . In Trinammo parimente diife; latrocinatum ire » per 
andare- alla, guerra . In Cureulione altresì , per denotare la. mercede rice- 
vuta. 



V.' 



ioi ICONOLOGIA 

vuta a cagione delia milizia, fa dire: Utrocinatus annos decerti, mercedenu 
accipio . 

In fatti il giuoco degli Scacchi è un' immagine , ed imitazione dello 
battaglie campali , perchè è compolto in forma di un esercito fchierato , 
e dipinto in Cavalli, e Fanti, col fuo Generale, che è il Re , e con li 
Capitani , Alfieri , e Fortificazioni ; che però Marco Girolamo Vida co- 
minciò così quel Tuo piccolo Poema , che {èriiTe in lingua Latina dei giuo- 
co degli Scacchi : 

iudirnus effigiem belìi , fimulataque "jeris 

Trulla , buxo acies fiftas , & ludicra regna ', 
Z>t gettimi Inter fé I\eges , albufque , nìgerque 
"Pro laude oppoftti certent bicoloribus armis . 

Di quello fteflb giuoco fcrive Marziale nel libro 14. all' Epigramma-* 
20. il feguente Dittico.: 

Infidiofomm fi ludis bella latronnm , 

Cemmeus i/le tibi miles , & hojlis erit . 

L' inventore di quello tanto ingegnofo trattenimento da quaficchè tutti 
dicefi efiere fiato Palamede al tempo della Guerra Troiana , affine di te- 
nere occupato 1' efercito Greco , e così divertirlo dalle fedizioni , e tur- 
bolenze militari. Così dice di lui Aleilandro ab Alex. lib. 3 . Genial. die- 
rum cap. 21. Talamedes T^auplii Eube<e I{egis filius , vìr ingeniofus , & alia- 
rum rerum inventar, invenifle proditur ad comprim endas otwfi exercitm Jeditiones. 

Altri , fecondo ciò che ne riferiice 1' erudito P. Menocchio nelle fue 
Stuore Centuria 9. cap. 86. hanno detto che il giuoco degli Scacchi ab- 
bia avuto origine nelle Indie , e che li Savj di quel Paefe , infieme con 
alcuni libri di Filofofia , mandaflero a* Savj di Perfia uno Scacchiera con 
i fuoi pezzi , e col modo di adoperarli . 

Polidoro Virgilio però lib. 2. cap. 2. de rerum Iwuentoribus rapporta^ 
che quello giuoco fia fiato ritrovato nell' anno 3585. dalla creazione del 
Mondo ,• da un certo favio Uomo denominato Serie , per copertamente-* 
avvertire con etto un certo Tiranno , che a' fuoi tempi regnava , accioc- 
ché fi accorgete per mezzo dell' efecuzione , ed ingegnofe regole del 
giuoco , che la Regia Maefià , fenza le forze de' Sudditi era poco ficura» 
ed a nulla valeva; celie lo fielfo Re era per elfere facilmente opprelfoi 
k non avefle invigilato , e fé difelò non fo.Tc da' fuoi . 

Ma fenza più in quefio trattenerli, tempo è che fi ritorni alla fpiega- 
zione dell' Immagine , ed alla dimofirazione infieme di quanto fia dete- 
ftabile il giuoco » confiderato non come follievo , ma come paflione_» 
dell' animo . 

E' di faccia torbida , ed agitata , per indicare da confinale efierno fe- 
gno , 1' interna agitazione del Giuocatore . 

In 



TOMO TERZO, \ n 

In gran parte dal volto il cor fi [copre . 

Canta nel fuo Artaferfe il Signor Abate Metafìafìo i feguendo in taf 
fentimento Cicerone de pet. Conful il quafe diflfe : Vidtus , ac frons animi ejl 
Janna , qux fìgnificat volmtatem abditam 5 ac retrufant ; ed altresì nel 3. de_* 
Orat. binimi imago vultus eftt judices oculi. TS^ant hxc ejl una pars corpa- 
ris t qua q'tot animi motus funt : tot fignificationes pojjìt efficere . 

In effetti la vita del Giuocatore » non può chiamarli che miferabile • 
vivendo egli Tempre da fperanza * e timore combattuto in modo , che.* 
non può a meno lo fpirito fuo di non trovarli del continuo in anguftiofìf- 
iìma agitazione . Giorno » ora » momento non ci è , in cui gente di tal 
natura quieta viva , e contenta . Guardiamo il Giuocatore al Tavoliere „ 
Che attenzione ! Che profondo penflero ! Che gefti lignificanti ora il pia- 
cere di aver fuperato 1' Avversario , ora rammarico « per vederli vinto 
da elfo ! L' ingurdigia del guadagno con quali chiari caratteri è rapprefen- 
tata in que' volti ! Il giuoco fcopre a maraviglia il cuore umano > ed a__« 
parte a parte i difetti fuoi . Bene lo efpreffe Ovvidio nel terzo dell' arte» 
come altresì le perturbazioni dello Ipirito , che tormentano il Giuocatore» 
così dicendo : 

Tane fumus incauti* fludieque aperimur in ipfo» 
Tfytdaque per lufus peblora noflra patent . 

Ira Jubit deforme malum , lucrique cupido » 

'Jurgiaque , & rixx 1 follicitujqne dolor . s 

Crimina dicuntur 1 refonat clamoribm atber * 
Invocai iratos & ftbi quijque Deos . 

Trulla fides tabulisi qua non per vota petuntur» 
Et lacrymis vidi pepe madere genas . 

Ofierviamo il Giuocatore al termin del giuoco ; miriamolo come vin- 
citore . Gli leggeremo in fronte confufa a fegno nell' allegrezza una certi 
tal quale agitazione * che non fapremo ben decidere , fé egli più viva in 
tormento , che in gìoja ; fembra ( ed il più delle volte effettivamente ac- 
cade ) che gli tremino le mani nell* a fé trarre il pattuito denaro ; fegno 
evidente , che quel piacere , che ha tratta origine da conlimile acquiito , 
non è fé non fé torbido , e mal compiuto . Guardiamolo al contrario co- 
me perditore . Non ci vuol g.ran fatto a ben perfuaderci quanto intorbida- 
to egli abbia lo fpirito , e malcontento . Seguiamoli ambo o nelle loro 
cafe , o ne' paffeggj , o negli Itefli notturni ripoli . ( fé pure grullamente 
ripoli chiamare lì poffano gì* inquieti fonni di coftoro ) Interniamoci ne* 
loro penfieri . Quanti mai Cartelli in aria non fabbrica il Vincitore ? Me- 

B b dita 



194 ICONOLOGIA 

dita compre, difpone divertimenti» fogna grandezze» e a tutt' altro riflet- 
tendo che ad efeguire i propri doveri, e neceffarj intere flì , guarda a fe_» 
così favorevole la forte , che in lei tutto affidato , entra in ifmania , e_» 
fembrangli giorni i momenti , che lo trattengono dal far ritorno al giuo- 
co , lufingandofi fempreppiù di potere con il fuo mezzo pervenire ad ao» 
quiiti maggiori ; e nella guifa ftelfa che 1* avaro £ che è pure effetto di 
avarizia la paffione , che al giuoco ne induce ) a cui crefcit amor mimmi , 
quantum ipfa pecunia crefcit » egli non fentefi ben foddisfatto , fé non ag- 
giunge guadagno al guadagno . Torbido penderò , che quaficchc &mpre_» 
trova la fua pena nel rimanerne delufo . Ma il perditore ? Ohimè ! il per- 
ditore in quali angulHe avvolto rimirali ! Altro che penfare alle domeni- 
che famigliari incombenze ] Altro che efercitare gli obblighi di religione, 
e de* refpettivi fuoi impieghi I Ira , furore , difperazione concorrono a gara 
a lacerargli il cuore ; e la llelìa. lufinga di potere racquillare quello , di 
che fpogliato fi mira, col ritentare nuovamente la forte, è quella appun- 
to, che rende maggiormente deplorabile lo fiato fuo ; poiché fenza quella 
non fi tornerebbe ad iterare le perdite , ad impegnare » ed a vendere i 
capitali , e quindi a vieppiù renderli miferabile . 

Etfendo le reti, fecondo il Valeriano lib. 46*. il geroglifico delle infi- 
die , perciò non male a propofito fi fa che la noltra figura porti ad arma- 
collo un ammatTo di reti ; volendo con quello denotare le infidie , che Ci. 
tendono all'altrui borfa, e le trappolerie altresì , le quali, pur troppo li 
ufano da molti nel giuoco . Se ebbe occafione /\riitotele lib. 4. Etbic. cap. 
1. di paragonare generalmente ì troppo avidi giuocatori ai ladri, ed agli 
affaflini, così efprimendofi : *4leatores, & fures , atque latrones tlliberales fint. 
Turpi enim verfantm in lucro. Omnia namque caufa qn.tft:is agmt , & f.tfiinent 
protra . *Atque fures quidem capienti gratta , maxima pericola fubcimt ; aleatores 
autem ab amidi 1 quibus dare opportet, lucrantur . Z'irique , unde non oportet , 
lucrari "jolentes , turpi in lucro verfantur . Et omnes tales accipiendi aèìus illibera- 
les fmt . Che detto avrebbe, fé incontrato fi folfe in certi Tavolieri , ne* 
quali le deftrezze di mani , e di occhio traggono la Fortuna a forza in di 
loro favore? Avrei molto che dire fu quello punto; ma per forbire al più 
poflibile la propofiamì brevità , giudico bene il chiudere quello Paragrafo 
col favio avvertimento del S'ig. Abate di Bellegarde, nelle fue ririeffioni 
Critiche ,. dalla Francete in lingua Italiana tradotte, nell'articolo dell' In- 
tereife,a tutti quelli, di qualunque sfera fiano , i quali con oitinazione_» 
feguendo la paffione, che al giuoco li chiama, pazzamente non temono di 
azzardare a quello confiderabìli fomroe . „ fc molto difficile ( dice egli ) 
„ giuocar molto, ed elìer molto Galantuomo .. Li Giuocatori fi adirano 
v> facilmente ; fono brutali , e trafportati ; pagano male allor che perdano, e 
,, fanfi pagar con rigore, quando guadagnano; vivendo in continua diinden- 
„ za di poter elfere ingannati . Una gran perdita poi e una gran tentazio- 
», ne alla frode , ed aL ladroneccio ► „ Palliamo adedo all' ulteriore lpiega^io- 
-ne- deUa Figura ► 



Le 



TOMO TERZO. 19$ 

Le fi pongono in mano le Carte , perchè quelle in oggi fono quelle , 
che più di tuttaltro vengono polle in ufo dai Giuocatori di azzardo . Quan- 
do , e da chi fiano Hate le Carte rinvenute , per quanto (la a mia notizia » 
non fi può precifamente afferire . Trovo bensì in una Dnfertazione fopra £ 
Giuochi , tratta dai Saggi Storici di Parigi , che richiamino le Carte la lo* 
roorigine non più avanti che dall'anno della noftra Redenzione 1392. in_j 
tempo della fieriffima malinconìa di Carlo VI. Re di Francia, cognominato 
il Diletto ) contratta già nel viaggio , che ei fece in Brettagna , per lo fo- 
verchio calore de 5 raggi folari fofferto nel capo , che il tolfe poi quafi af- 
fatto di fenno ; lafciandogli tuttavia de' buoni intervalli , ne' quali appunto 
fi proccurava di follevarlo con piacevoli divertimenti . 

Le prove, che in eifa dnfertazione fi portano, fono le feguenti - Le Or- 
dinazioni di Carlo magno , di S. Luigi , di Carlo IV. , e di Carlo V. ema-> 
nate contro a' giuochi, non Fanno menzione , fé non fé de' dadi , e del tric- 
trac : e non parlano punto delle Carte : prova evidente , che effe non__j 
furono conofciute , che pofleriormente a quelli Editti. Un Pittore, di no- 
me Giacomino Gringonneur le inventò nel 1392. per divertire in tempo 
d'intervallo di fua malattia il Re Carlo VI. Ciò fi rileva da un conto di 
Carlo Poupart Sopraintendente delle Finanze , dove fi legge: Donne à Ja- 
cqxem'm Gringonneur Teintre , pour trois Jeux de Cortes à or , &■ à diverfes 
eoulmrs , de plufìeurs devifes ponrporter devers ledit Seigneur B^i pour Jon ebatte~ 
ment , ànqiiante - Jìx fols Tarifis . 

Si fìnge che porga denari fopra la ruota della fortuna , quali fi vedono 
cadere , e fpargerfi per terra , per lignificare , che tutto ciò che fi azzar- 
da al giuoco, è un evidentemente perderlo; e che il denaro del giuoco. non 
ha mai ripofo ; ma che viene del continuo agitato dalla Fortuna , ed al fia 
de' conti ridotto a nulla , e difperfo . 

Stimo di avere fumcientemente polio in veduta 1' orrore , che da Uo- 
mo, ahe giuilo penfi , concepire fi debba del giuoco. Mi fi permetta ora 
che riguardato in più favorevole lume lo fteifo giuoco , ad elfo renda quel- 
la giulìizia , che non indoverofamente gli compete . Accennammo di già che. 
conliderato quello, come iftituito a motivo di donare alleggiamene alle 
cure , che non interrotte opprimerebbono la pur troppo fragile umana na- 
tura , in fé contenere può un nonfocchè ancora di Virtù . Ma quello da 
parte lafciando , riguardiamolo qual figura egli prenda nella Polizìa del vì- 
ver civile . Egli è un contratto tale, che ha le fue leggi , tantoppiù rigo- 
rofe , ed olfervabili , quantocchè fondate tutte fella buona fede ; quantocchè 
in loro ajuto non avendo 1' economiche Civili leggi , le quali piucchè 
guidamente dalle Repubbliche sbandito vogliono il giuoco, foltener non fi 
polfono * fé non non fé dalla llefla fede , che non c'è legge che tolga dal pet- 
to di un Uomo di onore. Egli e un contratto, che ha per bafe, è vero, 
la pazzia degli Uomini, ma un contratto confìder*bile, perchè appunto ha 
quello folo' di buono in fé , che qual la pietra Lidia a noi feopre le buo- 
ne dalle falfe monete, cosi effe gli onorati Uomini' dai vili, e fenza ripu- 
tazione dittingue . E' in fatti il Tavoliere la vera pietra dì paragone , in cui 

E b 2 ie 



i 9 6 ICONOLOGIA 

le umane azioni tutta fanno comparire I' oneflà loro , la loro più religio- 
fa onoratezza . Qui a lume vengono i più reconditi fentimcnti del cuore ; 
qui il rilevano le pa/Tioni men conofeiute ; e qui feoprefi finalmente * nell' 
giuoco non meno * che nel compimento di elfo , fé il Giuocatore col po- 
lito tratto» e colla piena oifervanza di fua fede , abbia in fé quelle indifpenfa- 
bili prerogative , che caratterino un Uomo degno di dima ; e fonza le quali 
non e chi non conceda, che bandito elfer debba dal conf>rzio degli onelti 
Uomini , e mirato folo con occhio di vilipendio » e difprezzo . 

Né credali già, che quella mondana si, ma necelfaria dottrina , repugnan- 
te fia punto alla buona Morale , che le giulle leggi , fpettanti all' onelt» 
del viver Civile, non diltrugge , ma giunge ad autorizarle per anche. Si 
ferbino i dettami di quella, proibenti l' ingolfarli ne' giuochi, col far mife- 
ro fcialacquo del tempo, e delle foltanze, che in miglior ufo converte elfer 
debbono ; fono elfi del tutto giudi , confacenti del tutto alla più fana ra- 
gione . Ma fub'tocchè lo llolto Uomo ( conlìmili dentami non conliderati) 
ad impegnar la fua fede ad un Tavoliere fi pone , elfi poi infegnamen- 
ti , e comandi anzi ne porgono , che colla più rigorofa religiofità oifervare 
G debbano onefie maniere nel giuoco, onde piucché dalla forte , da ombra 
neppur di frode non trovili 1' Emulo fuperato ; ed elfi non fi ellendwno 
a liberare il perditore dall' oifervanza della data fede , cioè dal pagamento 
al Vincitore del premio o pattuito , od efpoito . Vedali <Alpbon]is a Caflro lib. 
de potè lì i<te legis panai, cap 2. Corali. 3. Joan. Medina Codic. de rcjlitnt. qua- 
fi. 18. arde. 8, infine. Dominicus Bannes 2. 2. qunfì. 32. artic. 7 . dubio an~ 
tepenultiino . Michael Salon 2. 2. quejl. 5. de dominio artic. 6. dtbio 3. Concluf. 
2. uintonius de Cordub. m fumma Caftum Cofcientix qwft. 94. Gregorio de Va- 
lentia Tomo 3. difputat. 5. qitajl 6. panilo 5. dubio 8. fultcm e un difìinèìiQ- 
ne , nifi prim facmatem petat a public* potè/late de non J'olvendo . &c. &c &c. 
E per tutti gli altri , che apportare fi potrebbono , mi contentarti di rife- 
rire la fentenza del tanto celebre Azorio nella terza parte delle fue htitu- 
zioni Morali, nella quale difeorrendo della redituzioae, così dice: RgHif.itio- 
tlis obligati» ex Jwe mitrali nonefli q-ù* qùfq.te voliintate fi* potei renm do- 
Mìnium in alium trans/erre . T^ec item ex iure Civili , qua w Civile folum con- 
seditt ut pojffìt repeti officio pudici*, qrwd efl per Indura lege prohibitum , acqii- 
fitnm ; non autem fas Civile confìit'ùt , ut acqmfita per Indimi alex , in confeientia rejlir 
tuantnr . Il che medefimamente deve intenderli, come chiaro rilevare sì può 
da' fopraccitati Teologi , del pagamento non feguito , nel quale cafo ci con- 
corre di più l' obbligazione , contratta dalk parola , che ha per fc tragii 
Uomini di onore P inviolabilità dell' adempimento . 

Le Leggi con favilfima ponderazione rigorofamente proibifeono i giuo- 
chi tutti di azzardo , condannando per fino il Vincitore alla reitituzionc_» 
dell' acquiihta fomma , non che di non poter pretendere 1' efazione del 
premio ilabilito tra' contraenti . Per tale reltituzione però , e per la dif- 
ficoltà di confimile efazione , fi penli che fa duopo del braccio del Giu- 
dice , che è a dire del Principe . A quello fpetta il punire i trafgreifori , 
in arbitrio di quello pLla il difporre del ciò » che il è in tal guifa azzar. 

dato . 



TOMO TERZO. i 97 

dato . Chi troverafli peraltro traile perfone ben nate » e fpezialmente nel 
grado di nobiltà » che nutra in fé fentimenti cotanto vili , che impegnata 
avendo la fede fua , proccuri poi di fare a quella un si vergognato sfregio, 
che la faccia comparire coli' afpetto della più nera falfità £ 

In ordine ìnnoltre di Cavalleria è dilicato tanto un conllmile punto » 
che non ci è ombra di fcanfo per il Perditore » onde poterli in minima..» 
parte efimere dal totale adempimento de' fuoì doveri . 

Di quanto pefo Ha appreso i Cavalieri la data parola, I'efpofta fede* 
vedi il PofTevino, V Albergati, 3 Muzio, l'OIevano ec. e per tutti fi leg- 
ga il Birago ne* fuoi Configli Cavallerefchi lib-, e, configl. 19. die cosi 
fondatamente ne difcorre „ Per natura il dare la fede obbliga 1* onefto » 
», e V onore infieme ; perciocché la verità nelle colè fattibili è il bene* 
», e 1' onefto, a cui l'onore è legato; onde ehi rompe la fede, rompe_> 
*, infieme il legame dell' onefto , e dell' onore ; e chi commette cosi gran 
», fallo non può fchivare di non elfer notato per trifto , e difonorato »• 
*, albergai, lib, 3. cap. jj. , e quello che è obbligo di natura, per tutto 
», il Mondo è tale ; e la ragione naturale nelle guerre , e fra Soldati , e 
., Cavalieri fi attende , non eflèndovr ragione più certa , né maggiore ». 
», che la naturale ; ed elìèndo il mancare di fede contrario ad efta ,- Il fer- 
vt barla adunque farà conforme . La ragione naturale meritamente devefi 
„ fegulre , ed attendere , perchè quell' atto è di natura vietato , che al 
*, diltruggimenco di' eflfa tende ; ma il mancare di fede è tale , adunque è 
», per natura vietato » L' equità naturale , fopra la quale 1' oùervare la__» 
a , fede fi fonda , ha per fine la confèrvazione , e accrefeimento dell' Uni- 
1, verfo , e per conseguente dell' l'omo »• come fua parte nobiliffima ; e_a 
», perchè la fede è il fondamento dell' umana focietà » o compagnia , e_» 
» la perfidia la di lei pelle , come dice Platone nel quinto delle Leggi * 
„ perciò il mancare df fede farà propriamente un rompere II nodo dell* 
» umana converfazione * ec E* tale la fede in via di Cavalleria , in_» 
genere particolarmente di giuoco , che non efenta dall' oifervanza di 
effa , nettampoco gli; Itela" figli di famiglia , e minori , volendo obbligati 
per loro i Padri , ed. i relpettivi maggiori , e molto meno i difuguali di 
condizione; poiché ogni volta, che un Nobile abbia ammeffo al fuo Ta- 
voliere un inferiore *- egli lo ha fatto in tale circoilanza a fé del tutto 
uguale. Cosi il Geflì , il Muzio* il Poifevino» e tutti i Maeltrl di onore» 
ed il Birago Ha. 1. configl 26. ,, Nel giuoco [dice egli j non fi fa pa- 
„ ragone da Capitano a Soldato , nemmeno da Aiutante a Sergente , né 
», da Sergente a Caporale , ma da Giuocatore a Giuocatore *- perchè le-? 
», carte , e li dadi hanno pari le ragioni di quello , e di quello . ,, 

E' fu tal propofìto ottima la rifte filone del celeberrimo Monfieur de_? 
Voltaire, che fi e Ipr ime ne' f.-guentl termini. Mei. de Liti. ebap. 41. Con* 
traditìions de ce Monde y nel noltro Idioma riportati^ „ Noi non abbiamo 
„ ( dice egli ) nel Mondo alcuna legge perfetta , fé non fé per regolare 
„ una fpczie di pazzìa , come è il giuoco .. Le regole del giuoco fono 
», elle fole , che non ammettono , né eccezione » né rilafciamento » né 

varietà 



19» ICONOLOGIA 

n varietà , né tirannia . Un Uomo , il quale fia un vii fervente » fé egli 
n giuoca anche con un Re , è fubito pagato Tenia difScoltà , quando eQò 
n vince . „ Che fé ciò è vero , come è veriflìmo , in dilcorlo di gente 
di non pari condizione , quanto più crefeerà V argomento , parlandoti di 
giuoco accaduto rra uguali ? 

Torno a ripetere , come più volte : Chi pazzo fi azzarda ad un preci- 
pitofo giuoco ] manca a' doveri di una fana Morale , di una dovuta Eco- 
nomìa-, di buon Cittadino , di ubbidiente Suddito . Ma chi nientedimeno, 
tutto ciò mal riguardando, al Tavoliere impegnò la fua fede, fé a queita 
intieramente non fi attiene , al primiero mancamento accrefee una vieppiù 
fprezzata Morale , che detta di non eifere mentitore , di non ingannare ; 
una vergognofa Economìa , che può ricevere ancor più forte -crollo dall' 
altrui dilprezzo , e dall' altrui non ulteriore fidanza in fua parola ; un' ama- 
ra afflizione , fé non vogliam dire uno sfregio ( almeno per quanto da_j 
lui dipende ) alla fua Patria , in cui, quale in Madre , rinfondefi la glo- 
ria così , che il difdoro de' Figli ; un fempreppiù grave fallo verfo il fuo 
Principe., che gode di mirare i Sudditi fuoi non con altra marca , che_* 
.con quella di onore.. 



FATTO STORICO SAGRO. 



PAfsando per fuoi affari un Cittadino di Brabanza per la Piazza di que- 
lla Città, fi avvenne in Uomo miferabilmenle concio, e da capo a_j 
piedi maltrattato, e ferito . Se ne flava quelli appreso un luogo di ridot- 
to . Vedutolo in tale flato il pietofo Cittadino , gli fi fé a domandare » 
chi l'Autore fi folle flato di una tale empietà . Riipofe l'afflitto, che_» 
alcuni Giuocatori , che in quel ridotto tra ri.fe , e beltemmie s' intertene- 
vano , lo avevano in quella foggia lpietatamente trattato . II Cittadino al- 
lora mofo da pietà non meno , che da zelo , s' introduce coraggiofo in_» 
quel luogo, e fi fé a rampognarne di ciò i Giuocatori, i quali unitamen- 
te a lui diifcro , e con giuramento affermarono , che fuori di elfo altri tra 
loro non fi era veduto , e che molto meno commeOTo avevano Io flrazio 
fuppoflo . Portatili quindi nella flrada per rinvenire il ferito incognito, e 
da lui fapere 1' accaduto , perfona alcuna , per quanto ricercalfero , agli oc- 
chj loro non fi prefentò . Maravigliofi dell' avvenuto , tra loro ad elami- 
n re fi pofero l'arcano in tal -fatta nafeoflo, né molto ci volle per dare 
nel fegno ; poiché rammentandoli che tra belìemmie, e fpergiuri paiiato 
avevano quelle ore nel giuoco ; chiaramente rilevarono ellerc flato 1* in- 
cognito lo fleifo Criito , da' rei loro diportamenti , con empietà ingiuria- 
to. Tommaf» Cantipratatio nel lib. i. 4e myjlicìs ^ipibus . 



* * * 

* * 



RATTO 



TOMO TERZO. i 99 

FATTO STORICO PROFANO. 

CAnio Julo Uomo già di fommo credito » fu in difgrazia tale appretto 
Hlmperadore Cajo Calligola, che a lui fletto queiti ditte, che non 
fi Iufingatte con vana fperanza - perchè già aveva ordinato che gli fotte_> 
levata la vita . Imperterrito Canio Julo non fi confufe , ma giunfe infino 
a ringraziarlo . Sequeftrato pertanto a quello effetto in cafa , piacevolmente 
fi tratteneva col giuoco degli Scacchi . Dopo dieci giorni , in tempo ap- 
punto ». che. flava giuocando , a lui; venne il Centurione con- i Soldati , per 
condurlo alla morte ; al quale avvifo collante dii animo peranche , mentre 
fi alzava per girtene al fuo dettino, ditte a quello, col quale giuocava : 
Vedi bene , che io aveva miglior giuoco di te ; onde faretti reitato per- 
ditore , fé potevamo finirlo ;. il che dico , acciocché poi tu non ti vanti 
di avermi vinto . Voltoli quindi al Centurione , dilfe : Siate tellimonio 
del vantaggio , che io aveva in quello giuoco . Seneca nel libro de Tran-? 
quillitate animi * al cap. 1 4. 

FATTO FAVOLOS O . 

C"^ Iacinto figliuolo di Amiclante* fu in si fatta guifa da- Apollo amato* 
~J che per lui abbandonò più volte, il Cielo , godendo di feco interte- 
nerfi , e particolarmente nel giuoco della palla >• in cui era Giacinto piuc- 
chè ammaellrato . Giuocando pertanto un giorno quelli due , s' ìncalorò in 
modo l' impegno di rellar vincitore , che non bene avvertito Giacinto di 
una palla »., che con gran furia aveva Apollo verfo lui fcagliata ; in quella 
fi avvenne colla tetta , ed in una tempia colpito , cadde morto a terra . 
Avvedutofi di ciò Apollo, fi afflile oltremm >do , fofpirò , ne piante ama» 
ramente , né potendogli altro recar di vantaggio, lo trasformò in un iiore<>-. 
dal £uo nome, detto Giacinto . O-wid*. Metxmorf. lib. io. 



GIUOCO BALI;» ANTICO,. 



Di Cefare I{ìpa . 

UN fanciullo nudo , alato , con ambedue le mani diftefe in alto » pren* 
dendo una di due trecce , che pendono da una teda di Donna , che 
ila poita in qualche modo alta , che il fanciullo non vi polla arrivare-* 
affitto . Sia quella telta ornata di un panno , che difeenda infinO' al mezzo. 
di dette trecce * e vi Ciri fcritto : JOCUS . 



GIÙ- 



109 



ICONOLOGIA. 



GIURISDIZIONE. 



Di Cefare BJpa 



UOmo veftito di porpora . Nella deftra mano tenga uno fcettro » qual* 
è vero indizio di naturale giurifdizione , e nell' altro i falci confolari, 
che ù portavano per legno di quello medelìmo . 

De* Fatti » vedi Dominio » ^Autorità , Totefià ce. 




GIUSTIZIA 



TOMO TE R Z 0. 
GIUSTIZIA. 

Hi Cefare 1$>4 , 



20* 




C. M.del 



Ciurti-z.icL 



... 



DOmm in forma dì bella Vergine » coronata , e veftìta di oro , «.tic eoa 
onefta feverità , fi moftri degna di riverenza , cogli occhj di acutìùl- 
ma villa , con un monile al collo , nel quale fia un occhio fcolpito . 

Dice Platone, che la Giuftizia vede il tutto, e che dagli Antichi Sa- 
cerdoti fu chiamata veditrice dì tutte le cofe : onde Apuleio giura per 
1* occhio del Sole , e della Giuftizia infieme ; quaficchè non vegga quefto 
men di quello , le quali cofe abbiamo noi ad intendere , che devono eflere 
ne' Miniltrì della Giuftizia ; perchè bifogna , che quelli con acutiflìmo ve- 
dere penetrino fino alla nafeofta , ed occulta verità, e fieno come le cafte 
Vergini , puri di ogni paflìone , ficchè ne preziofi doni , né falfe lufing!ie f 
né altra cofa li pofla corrompere j ma fiano faldi , maturi , grati , e puri, 
come 1' oro , che avanza gli altri metalli in doppio pefo , e valore . 

E perciò potiamo dire , che la Giuftizia fia quell' abito , fecondo il 
quale 1' Uomo giufto , per propria elezione , è operatore , e difpenfutore » 
così del bene , come del male fra fé , ed altri , o fra altri , ed altri , fe- 
condo le qualità, o di proporzione Geometrica, ovvero Aritmetica , per 
fin del bello , e dell' utile , accomodato alla felicità pubblica . 

C e Per 



201 ICONOLOGIA 

Per inoltrare la Giultizia , e l'integrità della mente» gli Antichi fole- 
vano rapprefentare ancora un boccale , un bacile , ed una colonna , co- 
me fé ne vede efprelfa tellimonianza in molte fepolture di marmo» ed al- 
tre antichità» che fi. trovano tuttavia ; però di.fe [' Alciato . 

°fus ìi£c forma, montt ditt-.irn fine fordibus ejfe t 
DefitnUum paras atque hab.dje nun.is . 

GIUSTIZIA. 

DOnna velluta di bianco . Abbia gli occhi bendati . Nella delira mano 
tenga un fufcio di verghe , con una fcure legata infieme con effe . 
Nella fini.tra una fiamma di fuoco ». ed accanto avrà uno Struzzo» ovvero 
tenga la fpada , e le bilance . 

Quella è quella forte di Giultizia , eh' efercitano ne* Tribunali i Giu- 
dici , e gli Esecutori fecolari . 

Si vede di bianco » perchè il Giudice deve etfere fenza macchia di 
proprio interetfi. » o di altra pacione , che po.fa deformar la Giultizia » il 
che vien fatto tenendoli gli occhi bendati , cioè non guardando cos' alcu- 
na, della quale fi adopri per Giudice il fenfo nemico della ragione. 

II fafeio di verghe, colla fcure, era pjrtato anticamente in Roma da' 
Littori innanzi a' Confoli , ed al Tribuno della Plebe , per mostrare , che 
non fi deve rimanere di caitigare , ove richiede la Giudizia , né fi deve 
elfer precipitofo ; ma dar tempo a maturare il giudizio nello feiorre del- 
le verghe.. 

La fiamma mollra , che la mente del Giudice deve elTere fempre di- 
rizzata verfo il Cielo. 

Per lo $Pruz7<-» "' ■♦*"* — * -'*'■ '* — * r - - #t * —•«■g»»*» in giudizio , pef 
intricale «.ne iieno » non fi deve mancare di llrigarle, e ìfnodarit , fenza 
perdonare a fatica alcuna, con animo paziente , come Io Struzzo digerifee 
il ferro, ancorché fia duriffima materia, come raccontane molti Scrittori. 
Le fue penne, perchè fono, tutte uguali , lignificano la Giudiziale l'equi- 
tà verfo tutti, ficcome comprefe Pierio da quella Medaglia, che avcva_j 
folo la tella della Giullizia con dette penne , e col nome JUST1TIA . 



D 



Gittjìizi* di TaufanLt negli Eliaci . 

Onna di bella faccia » e molto adorna » la quale colla mano fini(lra_j 
foffoghi una Vecchia brutta, percuotendola con un battone . 
Quella Vecchia, dice Paufania ,, effer 1' Ingiullizia , la quale da' giulti 
Giudici deve fempre tenerli oppre.Ta , acciocché non. fi occulti la verità, 
e devono afcoltar pazientemente quello , che ciafeuno dice per difefa . 



Giuflizi* 



TOMO- TERZO. ZC3 

Giuftizia Divina, . 

DOnna di fingolar bellezza veftìta dì 91*0 , coti una corona dì oro in_j 
tefta , fopra alla quale vi fia una Colomba circondata di fplendore . 
Avrà i capelli fparfi fopra le fpalle, che cogli occhj miri, come cofa baf- 
ù il Mondo ; tenendo nella delira la fpada nuda, e nella finiltra le bilance. 

Quella figura ragionevolmente fi dovrebbe figurare belliffima , perchè 
quello 5 che è in Dio , è la medefima eflfenza con elfo , ( come fanno be- 
niflìmo i Sacri Teologi ) il quale è tutto perfezione 5 ed unità di bel- 
lezza . 

Si vede di oro, per moftrare colla nobiltà del fuo metallo, e col fuo 
fplendore 1' eccellenza , e fublimità della detta Giuftizia . 

La corona di oro è per inoltrare , eh' ella ha potenza fopra tutte Ie_? 
potenze del Mondo. 

Le bilance lignificano , che la Giuftizia Divina dà regola a tutte Ie_? 
azioni , e la fpada le pene de' delinquenti . 

La Colomba moftra lo Spirito Santo terza perfona della Santiffima Tri- 
nità, e vincolo di amore tra il Padre, ed il Figliuolo, per il quale Spi- 
rito la Divina Giuftizia fi comunica a tutt' i Prìncipi del Mondo . 

Si fa la detta Colomba bianca , e rifplendente , perchè fono queftej 
fra le qualità vifibili , e nobiliffime . 

Le trecce fparfe inoltrano le grazie , che feendono dalla bontà del 
Cielo , fenza offenfione della Divina Giuftizia , anzi fono propri effetti 
di efta , 

Rifguarda come cofa balìa il Mondo , come foggetto a lei , non elfen- 
do niuna cofa a lei fuperiore , 

' Sì comprende ancora per la fpada, e per le bilance, ( toccando 1' uno 
inftromento la vita , e 1' altro la roba degli Uomini ) colle quali due co- 
fe 1' onore mondano fi folleva , e fi abbalfa bene fpetìb , che fono dati , e 
tolti , e quefta , e quella per Giuftizia Divina , fecondo ì meriti degli Uo- 
mini , e conforme a' feveriflìtni giudizi di Dio „ 

Giuftizia retta , che non fi pieghi per amicizia , né per odio . 

DOnna colla fpada alta , coronata nel mezzo di corona reale , e coì!a_» 
bilancia . Da una banda le farà un cane , fignificativo dell' amicizia , 
e dall' altra una ferpe , polla per 1' odio » 

La fpada alta , nota , che la Giuftizia non fi deve piegare ad alcuna^ 
banda , né per amicìzia , né per odio dì qualfivoglia perfona , ed allóra è 
lodevole , e mantenimento dell' imperio . 

Per le bilance ne fervirà , quanto per dichiarazione abbiamo detto nel- 
la quarta Beatitudine . 



Ci.ijìizia 



204 ICONOLOGIA 

Giuflizia rigor» fa. 

UNo fcheletro , come quelli che ù* dipingono per la morte , in un man- 
to bisnco, che lo cuopra in modo, che il vifo, le mani, ed i piedi 
fi vedano , colla fpada ignuda , e colle bilance al modo detto . E quella.,* 
figura dimoilra , che il Giudice rigorofo non perdona ad alcuno , fitto 
qualfi voglia precetto di fcufe , che pollano allegerire la pena , come la_» 
morte , che né ad età , né a fello , né a qualità di perfine ha riguardo, 
per dare efecuzione al debito fur>. 

La villa fpaventevole di quella figura moftra , che fpaventevole è an- 
cora a' Popoli quella fòrte di Giuftizia , che non fa in qualche occafione 
interpretare leggermente la legge . 

Giuflizia nelle Medaglie di Adriano » di ^intonino Tio * 
e di ^ilejfandro . 

DOnna a federe con un bracciolare , e fcettro in mano . Coli' al*ra_j 
tiene una Patena . 
Siede , lignificando la gravità conveniente a' Savj"; e per quello i Giu- 
dici hanno da fentenziare fedendo . 

Lo fcettro fé le dà per legno di comandare , e governare il Mondo . 
Il bracciolare Q piglia per la mifura ; e la Patena, per elfere la Giu- 
flizia cofa Divina, (a) 

De' Fatti , vedi Decreto di Giudice gittflo &c. GIUSTO 



(a) Il P: Ricci figura la Giuftizia : Donna di vago appetto . Tiene fui capo una 
p.illa rotonda , e nelle mani una forbice , con che divide a molti , che le fanno piega' 
ti a' piedi , un panno , tanto per uno . Sta in piedi fepra una pietra quadra . Da un' 
altra parte vi fta un rìpoft* , ove fono molti libri della legge . li è di fepra una-» 
gran Porta- , onde efee uno fplendore . 

E' bella , per efrere la Giuftizia belliflìma virtù. 

Le Forbici , colie quali divide ugualmente il panno , denotano che è proprio 
della Giuftizia di dare a ciafeheduno , conforme il dovere , ed i proprj meriti. 

La palla fui capo è /imbolo della perpetuità, ed eternità; effendi) 1» Giu- 
ftizia una collante , e perpetua volontà di dare a ciafeheduno il Ino dovere . 

Sta l'opra la pietra quadra , perchè ella non ra torto a nmno , ma a tut- 
ti rende il giudo, ed il dovere ; e ficcome una tal pietra è uguale da tutte le par- 
ti. , così quella virtù ugualmente a tutti rende il dovere ; oppure quella pie- 
tra ftraboleggia la fermezza e (labilità delle grandezze , quali lì con ferva no 
per la Giuftizia; ed i Grandi non hanno miglior mezzo, per mantenerli , quan- 
to il porre in ufo quella virtù . 

I Libri della legge dimoftrano il fondamento della Giuftizia . 

La porta , onde efee lo fplendore , ombreggia il Paradilo , e la gloria , 
irne fi dà a chi fiegue le orme della Giuftizia . 



TOMO TERZO. zoj 

GIUSTO- 

Del V. Era Vincenzio- %icci Af.. 0. 

UOmo dì vago afpetto». con uno fpecehio fui capo . In una mano tiene 
un ramo di palma fiorito . Neil' altra una forma d' un piede . Da un 
Iato gli fia una germinante , e verdeggiante foglia, e lotto piedi copia_j- 
d' argento , ed oro ,. e che di la.fi fpicchi un folitario Paifero ,- e vada a 
poggiare fui capo di queit' Uomo . 

11 giulto altro non è che quello., il quale cammina per la ftrada della veri* 
tà. di Dio , e dell' oflfervanza , e che altr' occhio non ha , folo di voler gc- 
dere le grandezze del Paradifo , come diceva il Savio Trov. io. il. \6. 
Opus jiiflì aivitam-, fraclus autem impii ad peccatim . Né cammina giammai per 
altra flrada » folchè per quella, ove s'impiega in opere vivaci e virtuofe , 
per le quali facilmente può indurli alla vera vita, come dille il ìnedemo-. 
Vìa <vit.v » cujìodienti dìjciplinam.. 

Si dipinge 1' Uomo giulto di beli* afpetto,- e di fembiante colmo di de* 
coro, in fegno che bellilfimo egli è, avendo la grazia, ed amicizia di Dio» 
e le ricchezze della fapienza , e gloria , che comincia a godere in quefìa 
vita. Tiene lo ipe echio fui capo , eh' ombreggia la Beatitudine del Paradi- 
fo , alla quale Ipera , e con la quale tiene eguaglianza, eflendo quella_» 
vilion di pace, godendo pace altresì il giulto in terra ;• nello fpecehio 
vi s'ammira dentro, ed in quella gloria vi fi vede Iddio a faccia » a fac- 
cia, non per fpecehio» o per enimma » come dice 1' Apoftolo i. Cor. 13; 
v. 2. Vìdemus nrac per fpeculum in xnigmatei tane autem facie ad faciem .Tie* 
ne la palma fiorita in una mano » che fembra il candido fiore della virtù; 
eh' è nel giuflo ; e la palma è. fegno di trionfo» trionfando de' nemici , co- 
me del mondo, del demonio , e della carne ; raifembra il giulto > alla pai* 
ma non lenza grandillimo muterò , per eifer che quelt' albore ha il tronco 
tutto ruvido , e fpinoib , perfegno che- chi vuol afeendervi , per recidere 
un ramo di quello, -e fervirfene ne' trionfi, fa d'uopo, che innazi filtra©- 
chi le mani per le fatiche » e. opre di virtù., in che bifogna. eCTer eferci- 
tato, & brama goder i trionfi; come appunto il Giulio, prima che giun- 
ga alla vera palma del Cielo, conviengli faticare , e ltentare » né è fenza 
miflero, eh' il Profeta lo raflembri ad una fiorita palma. T.fil. 91. V. 13, 
fu/bis ut palma florebit . Perchè a queft' albero , e non ad altro ? e che_v 
fiori fa mai la palma?- Ove il P. S. Agoltino , in. expofitìone Tfal. 91. , dice 
che la palma nel principiò, e nel tronco ,- non è. così bella, come nel fi- 
ne , e nella {sommità della chioma, ed albero, echel'Eflate è verde , co- 
me 1' Inverno ; volendo dire, che la vita del Giulto è faticofa , e {tenta- 
ta ; ma nel fine farà gloriofa , e nell' Eftate del Paradifo farà tutta verdeg- 
giante de' meriti,- e di Beatitudine. Si raifembra a queit' albero , dice i' 
Interlineare , perch' è albero , che mai putrefa; oppure con Nicolò de_> 
Lira» per quella palma fiorita s' incende, la fama, la virtù» e- la. fublimitì 

dell' 



205 ICONOLOGIA 

tà dell' onore ; ma fé a' naturali crediamo , quali vogliono , che la pa!ma_ 3 
infra le ruvidi foglie , e fpine cavi fuora i fiori , a cui fi ra'Jembra 
il Giulio , per fcgno , che il fior de' fuoi meriti , e della grazia deve 
trarlo dagli affanni , da' travagli , e pafiioni, e dal molto patire per piacere 
al fuo Signore . Tiene nell' altra mano una forma di piede , che dinotala 
poifeffione, la quale non è altro , conforme a'ieggidi, che, Tedis positio ; 
po'Jedendo la grazia, eh' è difpofitione proffima al Paradifò, ed alla gloria; 
oppure per quetto pie fi può intendere , che il Giulio fa profe filone di tro- 
var le pedate di Crifto , ed uniformacelo in tutto . Vi eia verdeggiante 
foglia , poiché ficcome quella crefee nel germogliare , e fi paoneggia nella 
verdezza ; cosi egli crefee nel bene , ed è verde nella fperanza del Cielo , 
e 'nel merito delle fue fatiche . L' Oro , e 1' Argento , che tiene fotto i 
piedi , perchè non ne fa conto , e difpreggia volentieri . E fé forge per 
fine di colà un Palfero folitarìo , fimbolo della piccolezza, e della folitu- 
dine , fi è , perchè è proprio de' giudi fiarfene così da ben piccoli nellc_> 
folitudini , perchè il Giulio fi contenta di poche cofe , e fi fa un niente^ 
per amor del Signore , che cotanto ama , ed apprezza per anche Io llar- 
fene folo, come radice di non peccare. 

Alla fcrittura Sacra . Il Gioito fi dipinge di beli' afpetto : cosi lo chia- 
mò la Spofa Cant. v. 15. Ecce tu puleber es , dilette mi , et decorus . Lo fpec- 
chio fui capo accenna il Paradifò, al quale è fimile il Giulio, che ha ti- 
more del Signore Eccl. 40. <V. 28. Timor Domini fìcut Taradifus benedittio- 
nis, & fuper omnem gloriam opernerunt illuni . Tiene la fiorita palma , in_» 
guifa di chi s' infiora ; Tfal. 91. v. 13. ^itflm ut palma, ftorebit . La forma 
del piede in una mano per la poffeflìoue del Cielo. Tfal. 141. <v. J. Tor- 
tio mea in terra viventìum ; E Davide ideilo Tfal. 25. v. 12. pei me:ts fle- 
tti in diretto . E forfè in tal propofito fi favellò altrove 1 . Heg. 2. v. 9. Te- 
des Santtomm fuorum fervabit ; Referbandoli la polfefiìone del Cielo . La fo- 
glia verdeggiante . Trov. 2. V. 28. "fufli autem , q:iafì virens folium germina- 
bunt . L' Oro , e l' argento fotto piedi , non facendone conto , ma fi con- 
tenta di poco avere . Tfal. 36. i>. io, Melius cfl modicnm ^iiflo fuper divitias 
peccatorum mdtas . E il Palfero ( per fine ) folitario nel capo , eh' ombreg- 
gia la folitudine Tfal. 101. l\ 8. fìcut paffer folitarius in tetto. 




GIUSTO 



r o m o r e r z o\ 207 

GIUSTO. 

Dello Steffo .. 

UOmo riccamente: veftito .. Coronato : Con un libro in mano alla parte 
del core . Con; una. macchia piccola nel. volto .. Da una parte fia un* 
Aquila , e dall' altra: un Leone .. 

Il Giulio è quello , che cammina per la ftrada del Signore ,. e fpreg- 
gianda ogni cofa, lblo fa conto dell' amor fuo ; e per quello s' impiega^* 
in ogni opera, con ogni : travaglio , itando colmo di affetto , e brama di 
-fempre fervido , ed amarlo ; quindi lo Spirito Santo- parlando coli'* Ànima 
giulta , le diffe .. Cant. 6.. v. 3. Vnlchra es amica mea v fléavis ■> & decora.. 
Ove favellava della bellezza della. Giustizia , e Virtù , che fono in Uòmo 
giufto , che- aflìeme ammettono un dolce accoppiamento in tutte le cofe » 
ed il patir iireOTo , è foavità a' Guitti ; I Settanta leggono : Tnlchra es , ut 
complacentia , e Simmaco : Sic.it bene placcns ; quafi voleoero dire , ch.£_* 
1' anima, amica, del. Signore, ad altro non abbada ,- che a far cofe , che-» 
piacciano.,, e in gran maniera gradifehino agli occhi di Dio , né punto fi 
diltoglie dal beneplacito della, volontà fua , e ciò che gli' manda di difgu- 
fto , o di difiggjo , 1' apprende con ogni piacere ,, e gioja ; e fé per ifven- 
tura , come frale , comm.ettelfe qualch' errore , incontanente corre alla pe- 
nitenza , e a' duoli'.. La Leonella (_ fé a' naturali crederemo ).- alcuna fiata 
fuol mifchiarfi col Leopardo, capital nemico del. Leone , il quale , corno- 
Re di tutti gli animali, fi deve credere, che abbia gran lume dalla natu- 
ra ,. accorgendoti tolto del fallo- , fa. vendetta della, ricevuta ingiuria ìli — « 
ambedue ;;. ma la Leone-fa , che tiene anch' ella contezza, del fatto,, prima 
che c-miparifca- davanti il Re delle. Fiere , ammaeltrata dal. lume- naturale» 
recati in un fonte , ove fi" lava, e monda, e pofeia ne va alla, pugna del 
fuo compagno ; il Giulio parimente è qual Leoneifa forriffrma di virtù» 
cosi chiamato dallo Spirito Santo ., Of. 5. v. 14.. Ego quafi Leena Ephraim* 
& qnafi catuhs Leonis .. Si unifee col. Leopardo del Diavolo, affentendo- a 
fuor mali'» come appunto divisò Geremìa 3. v. 2. Tu autem. fornicata es~ 
cnm amatoribus muhis .. Acciò la puzza- di tal peccato, non giunga alle na- 
rici del Signore,- né abbadi al fuo fallo , dee immergerli nelle acque del- 
le lagrime,- e della. penitenza , come torto lo efeguiixe . Ezech. 18. v. I2v 
Si autem impiùs egerit paniientiam ab omnibus peccatis fuis , qu& operatus e fi 
&c. Omnium iniquiiatum ejus non recordabor .. Che tanto fa ogni anima, timo- 
rofa del Signore, mentre cade in qualch' errore v 

Il Giufto, vero < amante di Dio , non lafcia che fare , per fargli cofa 
grata , fapendo , che cotanto- gli fia a cuore- uno , che patifee ccm pazien- 
za per amor fuo, né perdona, punto a fatica di abbracciare i travagli, le 
avvertita., ei difagi di quello Mondo , fino la vita iiteffa vorrebbe offe- 
rire per- amor fuo , ed un niente la Iti ma ; partecipando del vero lume. ». 
che gì' infegna » che alla vera corona de' contenti de' Beati del Cielo, non 

fia 



208 ICONOLOGIA 

fia potàbile potervi!! giungere» fenza i mezzi di oltraggi , e paflioni , e 
valorofi combattimenti» come favellò l' Apposolo . Tim. 2. v. y. T^on co- 
ronabitur » nifi levjtimè certaverit . 

Si dipinge V Uomo giullo riccamente veftito » in fegno « che eflendo 
fenza macchia di peccato , pofliede le ricchezze della grazia di Dio . ^ta 
coronato , perchè è Re » a cui fpetta il regnare . Tiene il libro in mano 
alla parte del cuore erettamente » che è quello della Legge del Signore » 
quale tien cara , e la olferva » e la tiene in mezzo al cuore ; al contrario 
de' trilli , ed empi » che fé la cacciano fotto i piedi . 

La macchia piccola fembra il peccato veniale » che può ilare con la__» 
grazia ; ed i GiulH altresì lo commettono » per e fiere diffetto della natu- 
ra» che ha incompoflìbilità colla grazia, e giullizia . 

Vi è .1' Aquila , che fi rinnova -, venuta nella vecchiaia , coli* ergerli 
in alto alla sfera del Sole , e pofcia attuffandofi nelP acqua de' fonti » ad- 
diviene in nuova giovanezza, e beltade ; alla cui fomiglianza fa il Giudo, 
che s' innalza colle penne della contemplazione , e carità a* caldi rai del 
-del gran Sole Crifto Signor noltro , e poi fi attuffa nelle acque della pe- 
nitenza » e delle lagrime » confiderando le offefe fatte , e la cattiva vita 
menata dianzi , e i dolori patiti per noi , e le paflioni del noftro Crifto. 

Il Leone ombreggia la fortezza del Giulio » che non teme il Diavolo» 
e le fue tentazioni ; e ficcome quello è Re degli Animali » che tutti vin- 
ce » e di tutti trionfa ; cosi quelli domina le fue pafsioni » e fenfi , e non 
fi fa fuperare » né da quelli , né da altra tentazione ; né ha timore del 
Diavolo , che lo rechi a qualunque colpa fi fia . 

Alla Scrittura Sacra . Si dipinge il Giulio da Uomo riccamente veftito, 
perchè è fenza macchia di peccato, e ricco di grazia . Eccelf. gì. v. 8. 
Beatw Dives » qui itwentus efi fine macula &c. Sta coronato , che corona_» 
d' immortalità fé gli promette . Prov. 27. v. 24. Sed corona tribuetur ììl» 
generatone , ■& generationem . Il libro della Legge nel cuore . Pfal. g5. v. 
gì. Lex Dei ejus in eorde ipjius &c. La macchia piccola per il peccato ve- 
niale, in che fovente cade il Giulio, Prov. 24. v. 18. Septies enim cadit 
Julius, & refurget . E P Ecclesiali. 7. v. ai. I^on efi enim Homo jufìus irt» 
terra , qui facii bonum , & non pcccet . Vi è P Aquila , in guifa di cui fi 
rinnova il Giulio . Pfal. 102. v. 5. ^enovabitur ut ^tquiU Juventus tua . E* 
il Leone per fegno dell' invitta fortezza del coraggiofo Giulio, fenza te- 
ma di niuno , né di SafanafiTo » né delle fue tentazioni , né delle proprie 
pafsioni. Prov. 28. v. 1. Jujìus autem qua/i Leo conjidctis abfque terrore erit. 



De y Fatti, vedi Bontà. 







GLORIA 



TÒMO TER ZO. 
GLORIA DE' PRINCIPI 

Nella Medaglia di Adriano . 
Di Cefarc %ìp* . 



z0 9 




(J?sria de JPrdncipi 



(S5*& Óranrii 



DÓnna belliffima , che abbia cinta la fronte di un cerchio di oro » con- 
vello di diverfe gioje di grande ftima . I capelli faranno ricciuti , e_> 
biondi . Significano i magnanimi , e gloriofi penfieri , che occupano le_> 
menti de' Principi , nelle opere de' quali fommamente rifplende la glo- 
ria loro . 

Terrà colla finiftra mano una Piramide , la quale fignifica la chiara , 
ed alta Gloria de' Principi , che con magnificenza fanno fabbriche fontuo* 
ie , e grandi , colle quali fi -Diottra efia Gloria j e Marziale » benché ad 
*ltro proposto parlando , difle : 

Barbara, Tyramidum fileat miranda Memphis . 

Ed a fua imitazione il Divino Arioflo . 



Taccia, qualunque le mirabil. fette 
Moli del Mondo in tanta fama mette 
D d 



E firn il- 



zio ICONOLOGIA 

E Umilmente gli Antichi mettevano le Piramidi per fimbolo d<-lla_j 
Gloria , che però fi alzarono le grandi , e magnifiche Piramidi dell' Egitto t 
delle quali fcrive Plinio nel lib. 36. cap. 12. che per farne una fola , 
fiettero trecento fetfantamila perfone venti anni . Cofe veramente degne ; 
ma più di rtima , e di maggior gloria fono quelle , che hanno riguardo 
all' onor di Dio, com' è il fabbricar Tempi, Altari, Collegi per irruzio- 
ne de' Giovani , cosi nelle buone Arti , come nella Religione . Di che_» 
abbiamo manifefto efempio nelle fabbriche della buona memoria dell' Emi- 
nentiflìmo Sig. Cardinal Sai viati» che ha edificato in Roma il belliflìmo Tem- 
pio di S. Giacomo degl' Incurabili , e nel medefimo luogo ampj , e nobi- 
liflìmi edifizj per comodo degl' Infermi , e loro Ministri . E per non eflere 
flato nell' Eminenza Sua altro fine , che di fare opere lodevoli , e virtuo- 
fe , effondo egli fiato Protettore degli Orfani , ha di detti Orfani iltituito 
un nobil Collegio dal fuo nome , detto Salviato, e con grandiflima libera- 
lità dotatolo , da potervi mantenere molti Giovani di beli' ingegno , che_» 
per povertà non potevano oprarlo , ove s' iltruifcono da ottimi Precettori 
nelle umane lettere » e nella religione. Ha fatto ancora una magnifica Cap- 
pella , dedicata alla Beata Vergine nella Chiefa di S. Gregorio dì Roma , 
ampliando le fcale del Tempio , e fattogli avanti una fpazìofa piazza , per 
comodità del Popolo , che in grandiflìmo numero vi concorre ne' giorni 
delle Stazioni , ed altri tempi in detta Chiefa , oltre altri Edifizj fatti per 
ornamento della Città , ed abitazione della fua Famiglia ; come il nuovo 
Palazzo dell' Arco di Camigliano , e 1' altro nel fuo Cartella di Giuliano 
nel Lazio, ,dove non meno appare la magnificenza di quelto Principe in aver 
cinta quella Terra dì muraglie , e refala ficura dalle incurfioni di rei Uo- 
mini .. Onde ora da molte parti vi concorre gran gente ad abitare , tirata 
ancora dalla benignità , e dalla incorrotta giurtizia , e dalla fua vera pietà 
cridiana , fempre rivolta al fovvenimento de' bifognofi . Ha pure* nel fuo 
teftamenm ardìna&i; che delle fue proprie facoltà , non folo fi faccia da* 
fondamenti un Oipedale per le povere, e bifognofe Donne in S. Rocco» 
acciocché fiano. nelle loro infermità governate di tutto quello , che faccia 
loro bifogno ; ma ha ancora lafcìato , che nel fuo Cartello di Giuliano fia- 
no ogni Anno maritate alcune povere Zitelle , avendo adegnato perciò 
tanti luoghi dì monti non vacabili. Aveva anche cominciato da' fondamen- 
ti, con bellifsima architettura, la Chiefa di Santa Maria in Acquiro , e 
V avrebbe condotta a fine con quella prontézza , e zelo , che foleva , le_j 
opere dedicate al fervigio , e culto d' Iddio ; ma quafi nel cominciare.* 
detto edifizio , è ftato chiamato a miglior vita , lafciando fuo erede Sua 
Ecc. • il Signor Lorenzo Salviati , Signore non meno erede delle facoltàt 
che del preziofo , e liberale animo di eù*"o Cardinale , che però con gran- 
diflìma prontezza ha dilpolto di finire a fue fpefe la detta Chiefa ; mo- 
ftrando la fua gratitudine verfo la memoria del defonto , e la iua crilh'an» 
pietà in non lafciare imperfetta sì santa opera . Ma con quella occasione 
non devo tralafciare le lodi di tanto generofo Cardinale , dette da più fe- 
lici penne della mia > che fono le fottoferitte » 



TOMO TER Z 0. au 

Tytamidem dextra tollens ad fydera palma*' \ 
§hta midier fulgens Cafaris are nitec ? 

Gloria qua l{egum commendat nomina fama » 
Qui moles.cafis bas /lattiere jugis* 

Et quid Sahiatì potìus non fuftinet illa 

Gymnafia% ho/pitia , mania , tempia » lares ? 

Humana non hac aquat vis pondera laudist i 
Divina in Calo gloria fola manet . 



TyramidU Tbaria mola operofa Tuetla* 
Cut fé fublimem tollit ad a/Ira manu ? 

Gloria fic pìngì voluit * qua vertice Cctlunt 
Contingens magno parta labore venit , 



Quadrato latere, & tenuatam cufpide acuta 
Tyramidem Virgo fert generofa manu . 

Sic fé Cafareo telari ]u]Jìt in are 

Gloria t qua Bggum nomina tiara vigent . 

"Senape operunt aternam famam monumenta merentur 
$iua decorant ripas » mdtque » Wjle , mas . 

Illa tamen Tbariis bumana fuperbia fuajìt 
Solis t & indigno fecit honore coli , 

Quanto igitur melius fulciret dextera vero « 
Qtta « Salviate ■> Deo tu monumenta locas * 

Seu quas in campo cafla das Vìrginìs eJEde» 
Seu qua Flaminia fiat regione vìa » 

Sive lares media furgentes *Drbe fuperbos » 
Sive proad muris oppida cincia novis . 



i 



D d 2 ^àdt 



itz 



I C N L G I A 

%Adde etiam hofpitiìs fedes magna Jltria Vulgi 
sAddc , & Tierio tetta dicata Choro . 

Ttyn tamen k&c forfan majori robore digita % 
Sufiinet imbelli gloria vana manti» 



Tone man» Thariam geflas , quam Gloria molcm » 
EU lege Salviati qudibet atta "Patris . 

Sfoe placet celfa furgens tejludine Templum • 
Flaminia cernis 5 quod regione Vix . 

\4ut agra turba laxas qttàs condidit 'tJÉdes* 
sAnt grata ctonio tetta dicata Choro . 

Siile ubi J^pmdeus Jpettavit Equina fangitìs 
Firginii <stbere& nobilis ~4ra placet . 

Tonderibus nimium fi tantis dextra gravata* » 
Forti geres patriot* quos novat 'die lares % 

Quid fi cincia novis dentur vetera oppida muris % 
T^on indigna tua fìnt monumenta manu . 

^uicqmd Salviati fumet , illuflrius iflo 
Impofuit faxo * quod libi Cxfar s crii . 




GLORIA 



TOMO TERZO. 
G LO R I A. 

Si Cefare R&4 • 



2,13 




Dònna » che moftra le mammeire » e le braccia ig'nudè' . Nella" deffraj» 
mano tiene una figuretta- fuccintamente velt^a » Ja quale in una mano- 
porta una ghirlanda * e nell' altra" una palma . Nella finiftra poi della Glo- 
ria farà una sfera» co* fegnL def Zodiaco .. Ed in queitk- quattro modi il 
vede in molte monete», ed altre i memorie degli Antichi v ,-' 

Gloria. . 

DOnna> con una corona dì oro in capo , e nella? delira» mano con una 
tromba 

La Gloria , come dice Cicerone , è una fama di molti , e fegnalati be- 
nefizi fatti a' fuoi , agir amici", alla Patria , e ad ogni forra di Perfone. 

E G dipinge colla tromba in mano ». perchè con elfa -fi pubblicano a* 
Popoli i defiderj de* Principi . 

La corona è indizio del premio r che merita ..eiafcun Uomo famofo , e 
la Signorìa , che ha il Benefattore fopra di coloro , che hanno da lui ri- 
cevuti benefizi ,. rimanendo, elfi con obbligo di rendere in gualche moda 
il guiderdone. y 



ii 4 ICONOLOGIA 

Gloria. 

DOnna vefiita di oro , tutta rifplendente . Nella finiftra con un cor- 
nucopia , e nella delira con una figuretta di oro « che rapprefenti la 
verità . 



Glori x t ed Onore . 

Onna riccamente veftita « che tenga molte corone di oro , e ghirlan- 
de in mano , come premio di molte azioni virtuofe . 



D 

Gloria, 

DOnna •» che colla delira mano tiene un Angioletto , e fotto al pie de- 
liro un cornucopia pieno di frondi * fiori , e frutti , (a) 

Le* Fatti * vedi <tmor di lama-, e Fama, 







GLORIA 



(</) Perchè , a mio fentfmento , molto bizzarro , e con lbmma leggiadria ef- 
predo , piacerai di rapportare U fegucntc 

SONETTO. 

G Loria , che fei mai tu ? per te V audace 
'' Efpone ai dubbj rìfcbi il petto forte : 
iS» i fogli accorcia altrt l' età fugace , 
E per te bella appar la ftejfa morte. 

Gloria , the fei mai tu ? con egual ftrte 

Cbi ti brama , e chi t' ba , perde la pace : 
V acquietarti è gran pena , e all' alme accorti 
Il timor di fmarrìrti t più mordace . 

Gloria , che fet mai tu ? fei dolce frode , 
Figlia di lungo affanno , un aura vana , 
Che fra ì fudor fi cerca , e non fi gode * 

Trai i tinti, tucre fei d' invidia infana : 
Trai morti dolce fucn a cbi non t' ode , 
Gloria j fiagel della fuperbia Vmana . 



TOMQTERZO. 215 

GLORIA DEL CIELO. 

Del T. Fra Vincenzio. Hicci M* O* 

D Orina di belliflimo afpetto * coronata, di varie corone ,. col vefliment» 
ornato , ed arricchito con gemme pregiati/lime ; fopra le quali co- 
rone terrà uno fp e echio , ma coperto . In una mano avrà una figura sferi- 
ca , e nell 1 altra un corno di dovizia ^ A' piedi, di quella vi fia una rete t . 
e d' avanti una lautiffima menfa . 

La gloria del Cielo è quella, che il Signore fa godere a' fuoi Santi 
nel Paradifo ,. colla viiìone beatifica.,, con che fi vede. Sua Divina Maeftà » 
la quale gloria, dice il P. S. Ambrogio, fup. epif. ad Hpm*, è in una chia- 
ra notizia con molta lode. Si dipinge da donna helliflima, e di vaghiffi- 
mo afpetto , per effer colme di beltade le cofe , che vi fi veggono .. Sic- 
ché L' Apoilolo San Paolo , diife , effer fecreti di tal fatta , e cofe di 
tal maniera vaghe, che mai occhio ha villo le fomigliànti, né orecchio le 
ha fentito , né giammai vennero in confiderazione di cuore, umano . E- queft' 
è li gloria;, quale benché fia accidente a' Beati, tutta fiata è delle cofe 
più migliori, che ha. creato Iddio, né potea crearla migliore .. Le gemme , 
con che s' arricchifee il veftimento fono le varie revelazioni, eh' hanno i Bea- 
ti , chela godono, le. varie corone fono l'aureole, che dona a' Santi co- 
lafsù » e le palme gloriofe di vari meriti ,, ricevendoli quella gloria , come 
mercede di que' che avranno operato ,. e faticato , de congruo però, e come 
eredità, da quelli , che la ricevono aflblutamente per i meriti di Gesù Chri- 
Ito , come fuoi eredi, come fono i fanciulli, che muojono dopo il San- 
to Battefimo . Lo fpecchio fui capo ombreggia , che quella è vifione_» 
prdlnziale , non enigmatica , né per aerazione . Sta ricoperto' quello, 
fpecchio, perchè non fi fa vedere quell' oggetto , fé non in Cielo, e da- 
gli Eletti. La. figura sferica è fimbolo dell'infinito, percliè infinita è quel- 
la gloria,, ed eterna fénza mai finire, benché i Beati la godfno alla ma- 
niera finita, per effer finite le lor potenze . Il Corno di dovizia Ci è per 
le ricchezze ineftimabili',. che v' appaiano* perla felicità, e pace, che_» 
vi fi gode, ettèndo di ciò lignificato quello. La rete dinota relezione, e 
predeitinazione' de' Santi a cotelìa gloria , racchiufi colà , alla maniera de* 
pefei nella, rete, e ficcome fra tanti pefei , che fono ampiezza del mare ,• 
alcuni pochi fi itringono nella- rete , cosi fra tante creature ragionevoli, po- 
che fon quelle , che giungono a goder sì felici beni . Vi è per fine la_» 
menfa sì lauta, che fomigliànte può dirli quella del Cielo, ove fi gulU- 
no> t cibi ìovraitf,. che affatto- faziano P appetito , e rendono fpenti i de- 
fiderj", né v' è brama più delia,. né desìo d'altro, folo che d'amare,; c_^ 
goder Iddio in fempiterno-. 

Avveriamo il tutto con la Scrittura Sacra .. Si dipinge col vefìfrnerrto 
cotanto: vago la gloria del Cielo- per la fua molta Beltate , e magnifìcen- 
2a,come divisò il Profeta Reale Tfal, 138. v. $. £t cantent in viis Domini: 

quoniatll 



pi6 /CON. L G I A. 

quoniam magni efl gloria Domini. E' grande perchè è eterna. Ecct. jt.v. 
io. £hi. probatus efl iti ilio, &'perfecl.ti. eli ,.> erit UH gloria eterna. Le va- 
rie , e preziofe gemme , che I* arricchifeono , furono allegorizate per quelle 
del fornaio Sacerdote . EccL 45. v. 13. torto cocco opus artificis, & gemmis pre- 
tiojìs figuratis in ligatura auri « <& opere ec. E qui altresì fembrano le varie 
rivelazioni celebrate da Davide . Tf. 28. V. 9. B^velabit contettfa , & in tem- 
pie ejas omnes dicem gloriam . Le varie corone , che tiene in capo , fono 
Je aureole , e le palme invittiflìme de' Beati, figurate da Zaccheria . 6. v. 
1 4. Et xoronst entnt Helem , & Tobia , & Idaie , & Hem filio Sopbome , me- 
moriate in tempio Domini . Lo Specchio , che ha fui capo fenza macchia^ 
veruna » femjbra la villane beata . Sap. <y. 26. Candor tram lucis dtcrn.t , cr 
fpeculum fine macula Dei majeflatis, <&• imago bonit.itis iliius . Vedendoli il tut- 
to facilmente , e prefenzialmente, come uno vede la propria immagine nel- 
lo fpecchio, non per far figura , o enigma , o per elirazione , come in 
quella vita, come diceva l' Aportolo i. Cor. 13. v. 12. Vidcmis nane per 
fpeculum in emgmate « tunc aktem facie ad faciem . I^unc cognofeo ex parte '• tunc 
cogmfeam ficut <& cognitus fitm . Ma fta coperto quello fpecchio , per efler na- 
fcolla qui a noi quella gloria, e 1' oggetto di lei, eh' è il grande Dio . Vere 
(diceva Ifaìa)45. v. 15. Tu es Deus ab f condititi ■> Deus I/rael Salvator. La fi- 
gura sferica, peri' infinità della gloria ; e quello era il teforo infinito, di che 
favellò la Sapienza 7.1;. 14. Infittititi enim Tbefaurits efl bominibus ■ : quo qui ufi fmt% 
participes fatli funt amichiti Dei , propter difciplme dona commendati. Il corno 
di dovizia per 1' eterna felicità, e per le ricchezze ineftimabili, che colà do- 
na Iddio a' Santi fuoi- Epb. 1. v. iS, Vi feiatis , quxfit fpes vocationìs ejuf 
& qua divitie glorie hereditatis e'ius in Santtis . E quell'era l' imprefa , I' af- 
funto di Paolo medefimo di ' predicarlo alle genti . Eph. 3. v 8. Mib$ 
omnium Santtorum minimo data efl gratia hxc in gentibus evangeli zar e inveflir 
gabiles divilìas Cbri/ìi. La rete, ove fi racchiudono i pelei , in guifa degli elet- 
ti perla gloria, eh' a quella fu dal Salvatore raìlembrato il regno de' Cie- 
li. Matth. 13. v. 47. Simile efl regnum Celorutn fugenx mifi'x in mare-, & ex 
omtti genere pijcimn tongreganti , ^«4?» cut» ce. E le pochi pefei vi fi racchiu- 
dono , pochi fono i beati in fra tanti uomini creati al mondo . Idem 21. 
v. 14. Multi enim fimi vocali, alla fede crilliana, pana vero eletti , alla glo- 
ria Beata . E per fine la menfa lauti flima , che ombreggia la gloria , in fem- 
bianza di cui favellò Crino di quel Re, che fa le nozze al proprio figlio . 
Idem 22. 22. v. 2. Simile fattum efl Rggnum Ctlorua bomini I{egi, qui fe- 
rie nuptias filio fto ce. ecce prattdium meum paravi , tauri mei , & alalia oc- 
cifa futa . ec. Ed Ifaìa allegoricamente ne favellò peranche 25. v. 6. Et 
faciet Dominus efercituum omnibus popidis in monte hoc convivium pinguium , con- 
vivium vhtdcmie . Ove fono cibi , che faziano in tutto , di che era tanto 
vago il Profeta Reale di faziarli . Pf. 1 6. v. 1 5. Tunc fatiabor , cum apparuerh 
gloria tua . 



GLORIA 



TOMO TERZO. zi? 

GLORIA MONDANA. 
Del 2\ Fra Vincenzio B^cci M. 0. 

UNa Donna coronata , col veftimento indorato , con volto altiero * e 
giojofo . Avrà Io fcettro in una mano . Appiedi da una parte le_» 
fia un fepolcro ^ e vicino molti vermi , che rodono certe corna) , ed otfa . 
Dall' altro lato alcuni mazzi di fieno , e certi fiori fmorti , e languidi . 

E' cofa molto vana , ed ingannevole la gloria del Mondo • da che fono 
f ertati ingannati cotanti miferi mortali , attefocchè gli fé moftra di molte cole 
vaghe , belle , e di pregio , col fembiante di eccellenze , di titoli , e mae- 
flà ; ma nel vero non fi trovarorono in mano altro , che il femplice 
niente . L' artefice di ciò è il Demonio , che 1' ingrandifee , lo colora » 
e 1' ertolle per farle parere in guifa di beni , acciò nel petto di qualun- 
que Uomo fi fia » vi nafea brama, e fi accenda fiamma di affetto , per po- 
terle guftare ; ma nell' elfer proprio . Ed in fatti fappia ciafeuno elfcr quel- 
la un' ombra , ed un niente , di quell' aftuzia infernale , che tentò uni 
fiata valerfene con Colui , che tiene intiera contezza del tutto , re- 
candolo fu un alto monte , inoltrandogli cotal gloria bugiarda . Matt. 4. v« 
8. Et ojìendit ei omnia regna mundi , & gloriar» eorum . Ove gli moftrò un. 
niente , e fembrò inoltrargli gran cofe , che il Vangelifta li nomò tutti 
Regni del mondo , che da qualunque monte fi fia non poffono ammirarli. 
Oh quanto è vero , che le cofe di quello mondo e le più grandi, e fa- 
biani fono nulla , e fé pure fon ritegno di qualch' eifere, è molto pic- 
colo , ed altra guifa di quel ì che ne' fembianti moftra i Quindi il gran 
Segretario di Crillo nelle fue rivelazioni vidde una Donna maellofa caval- 
cante fuperbiffima beftia , veitita di porpora , ammantata di ricchiflimi fre- 
gi 1 e con un velo di oro tempeftato di gemme , Apocal. 17 v. 3. Mu- 
lier erat circumdata purpnra , & coccino •> & inaurato amo , & lapide pré- 
tiofo , & Margaritis , habens poculum auremn in mona fua plenum abomina- 
tione , &■ immunditia fornicationis fuee . Ma Donna sì realmente vertita reca- 
va in mano un vafo di oro pieno di abominatone * ed' immondizia .Che 
cofa è quella che vederti, o Giovanni ? e come tra la maefti di quella 
Donna , 1' oro , le gemme , i vali pregevolilfimi degni di menfe regie * 
ammirarti 1' abbominazione , e I' immondità , e come accoppiane* i titoli di 
codefta Donna con fembianti di pompofiffinia Reina , col recar 1' immon- 
dizia , e 1' abominazione meretricia ? Ah che quello è il penfiero ve- 
lato fitto apparenze ineguali ! Quefta Donna fuperba , fartofa , e ricca è ri- 
tratto delle fuperbe glorie del Mondo, che fembrano felicità incompara- 
bili , e beni di grandiflìmo pregio , ma di fotto vi Ila 1' abominazione , 
e 1' immondizia ; poicchè altro non fcuoprefi in loro , che miferie , po- 
vertà , difonori , obbrobri, vergogne , difgu iti , afflizioni, ed ogni male in 
fine ; e per maggiormente avverar quello concetto: Aveva quella D>nna 
fcritto nella fronte a lettere si grandi : Mjflcrìitm-, quafi dicelfe : benché 

E e fembro 



ai8 ICONOLOGIA 

fembro sì altera , e si grande nella gloria mondana» quivi ftan celati i mi- 
fter; , coni miei beni apparenti , perché fé ho denari , titoli, e maeftà » 
fotto quelli vi fi nafconde eftrema povertà , per efler cofe , che non fa- 
' " ziano , né danno compiuto piacere; anzi nel meglio* mi lafciano trabocca- 
'?. ta in mille milerie ; s' io ilo ricoverta di oro , di porpora , di gemme * 
oh quante calamità vi Hanno di fotto velate ! quante perfccuzioni , od; , 
male volontà ! e fé reco pur troppo gloriofa il vafi> di oro in mano ; ohimè 
che par vi llia dentro il nettare dolcifluno di contenti , e I' ambrofia pur 
troppo felice di umani piaceri ; ma nel vero vi fono abominazioni, e d'r 
igniti , che ognor fono interra , ed immondizia , e 1' amarezza del fiele_» 
delle paflioni , che fempre guttano i mondani miferabili ♦ per non etfer- 
ci nel mondo altro , che infelicità , dolori , e pianti celatili fotto finte al- 
legrezze * ed apparenti folazzi ! e il Diavolo è il Miniilro , che lo ^am- 
manta, e cuopre , facendogli ravvifar bene di tal fatta , che i mortali for- 
iennati fovente fi diltogliono da' veri beni » e da' fupemi contenti , per 
quei bugiardi , e finti . Quindi dille il gran P. Agollino in Tfal. 140. 
favellando a quello propofito , che la gloria di quello fecolo è una foavi- 
tà fallace , fatica infcuttuofa , timor perpetuo , pericolofa fublimità , e prin- 
cipio fenza provvidenza , ma fine con quella . Se defideri gloriarti ( dice 
Crifoftomo barn. 4.),difprezza la gloria» e farai più di tutti gloriofo . La vir- 
tù [ dice Bernardo fuper cant. } è madre dell» gloria » ed è fola » alla qua- 
le fi deve per ogni ragione .. 

E' tanta la bellezza della giuftizia , e tanta la giocondità dell' eterna 
luce , e dell* incommutabil fapienza » eh' eziandio non si avelfe a fiar là-, 
più , che un giorno , fi dovrebbero perciò fprezzare tutti i contenti , e 
tutti i piaceri di quella vita [ dice Agoilino lib* de Moral. J Nella Città dì 
Dio [ dice 1' ifteflb lib* de Civit. Dei ] il Re è verità » k legge è cari- 
tà , Fa dignità è giuftizia » la pace è felicità ». e la vita eternità ; ma nel- 
la Città del Diavolo il . Re la fallita » la legge cupidità , la dignità iniqui- 
tà ♦ Ialite felicità, e la vita è temporalità . Or fuggali dunque la monda-» 
fiJL gloria > e il fiegua folo quella del Signore k 

Quo magli a Thaibo dìjlar Soror , hoc mage nobis 
Fulgetì ut a piperà lamine parte caret . 

Cut» vero fratri j unti a efi , non lucida nobis 
Illa quidem efl : fiipero fulget ab orbe tante* .. 

'Mffe Leo quifqius cupìt ergo fulgidus , ipfi 
Uxre.it , & mundi fpernat inane detta .. 

'Hain quo mortale* quifquam ejl mage fulgidus Inter 
Hoc minili efl magno fidgidus iile Sto . 



TOMO TERZO. tff 

Si dipinge adunque la Gloria di quello Mondo da Donna coronata , in 
fegno, che i miferi mortali fi perfuadono elìer giunti alle vere corone , ed 
ai veraci imperi , quando fono in certi gradi di onore , e quando giungono 
a' titoli * ad offici » e dignità , facendo pompofa inoltra di oro , e di ar- 
gento . 

Tiene lo feettro in fegno del dominio , che hanno in terra . o pure 
inoltrano bellezza , o altro di vago sì gloriofamente , che Pierio per ge- 
roglifico di ciò s' afsegnò il Pavone , animale tanto colmo di gloria , che 
il mira con tanto fatto la coda -, pervadendoli eflTer da tutti vagheggiata , e 
avvedendoli, che non è mirata , la fa cadere pieno di dolore ; il che è ritrat- 
to della glòria vana de' mondani , che fono fi bramoli di farne vana appa- 
renza j ed ifpecialmente le Donne vane , alle quali li raflembra il Pavone ; 
ed una volta. una vergine Leucaida allevò uno di quelli animali , da cui 
fu tanto amata , che morendo coltei , tolto per duolo si eftinfe altresì di 
vita l' animale vago di pompa . Tier. lib. 24. ibi de Ta-vone , 

Le ita il fepolcro vicino , che laddove s' immaginano immortalarli In 
terra , in un tratto fi veggono dentro una ofeura fepoltura nella morte . 

Tiene vicino i vermi , in fegno , che quelli eredi terranno qHelle car- 
ni , e quel corpo tanto onorato , e tenuto con vezzi , e ciancie 5 il che 
loro dovrebbe effer motivo di declinar da tanta gloria . 

I fafei di fieno ombreggiano , che tutti gli Uomini altro non fono t 
che fieno , quale tolto marcifee , e fi riduce in polvere , che fi fpargej 
all' aria. 

I fiori apparifeono belli, ridenti , ed allegri , talché alla lor viltà ognun» 
gioifee ; ma al meglio che vuoi goderli » il miri fmorti » e languidi . 
Così i Grandi di quelta vita , che quanto ravvifanfi fui colmo della glo- 
ria, fenti che fono fmorti , ed impalliditi, tralciati miferamente dalla fal- 
ce della morte , ed o£ n ' 1°*" s^°'"^ a ** e»« , «*»ì«« «=<m» un poca di fuono , e 
di pompa funebre . 

Alla Scrittura Sagra . Sì dipinge la Gloria del Mondo coronata , collo 
feettro in mano , che di lei favellò Giacobbe 3 6. v. 2. Complebant dies 
fucs m botto , & annos fuos in gloria ; E di quelta cotanto breve , 1' Eo 
clefiattico io. v. 1. Tretiojìor ejl fipientia, & gloria parva , & ad tem~> 
pus flultitia . E Davidde altresì ne ragionò Pfal. 7. v. 6. Gloriarli meam in 
pdverem deducam . Sta coronata , e adorna di corone . Dipinfe Ofca 8. v„ 
4. i mondani , gloriofi di momentanea gloria ; Ipjì regnaverunt , & non ex 
me : principes extiterunt , & non cognomi : argentimi fuun: , <3 aurum fauni fecerunt 
[ibi idola , ut interirent . 11 fepolcro , che pofeia farà la flanza loro , tjual 
gli fi dipinge appreso ; Pfalm. 48. v. 12. Sepoltura eorum domus illorum 
in aternum . I ferpenti , ed i vermi , ed altre beitie , che vi iTunoltrano» 
faranno i loro ereditari . Eccl. 10. v. 13. Cum emm moriretar homo , heredi- 
tabit ferpentes , & beflias , (ir mermes . I fafei di fieno per fine , in fegno, 
che ogni carne è fieno . lf. 48. v. 6. OmnU caro ftenum . E gli Uomini 
tutti fono con la lor gloria s qual fiori fmorti , e languidi . Omnis gloria 
tjus , quafi fios agri . 

E e 2 GOLA 



ìiU 



ICONOLOGIA 
GOLA. 

Di Cefare %ipa , 




DOhna veftita del color della ruggine » col collo'lungu, come la Grne* 
e il ventre affai grande . 

La Gola, fecondo, che narra S. Tommafo 2. 2. quelt. 148. art. 1. è 
un difordinato appetito delle cofe, che al gulto fi appartengono» e fi dipin- 
ge col collo cosi lungo , per la memoria di Filomene Ercinio , unto golo- 
fo , che defiderava di avere il collo fienile alle Grue , per più lungamen- 
te godere del cibo, mentre feendeva nel ventre. 

La grandezza , e groflfezza del ventre fi riferifee all' effetto di efla Go- 
la ; e golofo fi dice chi ha porto il fommo bene nel ventre , e lo vuota 
per empirlo , e 1' empie per vuotarlo col fine della giottoneria , e del pia- 
cere del mangiare . 

L' abito del color fopraddetto all' ignobiltà dell' animo vinto , e foggio- 
gato da queito brutto vizio , e (pogliato di virtù ; e come la ruggine divo- 
ra le fue iòltanze » e ricchezze ,. per mezzo delle quali fi era nutrito , e 
allevato , 



Geli 



TOMO TERZO, 221 

Cola. 

DOnna a federe (òpra un Porco . Perchè i Porci , come racconta Pìerio 
Valeriano Kb. 9. de i fuoi Geroglifici * fono infinitamente golofì . 
Nella finiltra mano tiene una Folica , Uccello Umilmente golofo ; e col- 
la delira si appoggia fopra di uno Struzzo, del quale così dice 1' Alciato, 

Lo Struzzo fembra a quei , che mai non tace , 
7{è colla Gola in alcun tempo ha pace . (4} 

FATTO STORICO S A G R O . 

PUÒ dirli la Gola prima cagione della caduta dell' Uomo . ATléttàta_j 
Eva dal maligno Serpente , vedendo che il frutto vietato , di cui egli 
tanto mailiziofamente le parlava , bello era a vederli , e che ottimo gu- 
fto al lùo palato prometteva» non dubitò di itendere a quello la mano , e 
nel farfene cibo, fentendo che alla dolcezza, che fi era figurata, fenfibil- 
mente corrifpondeva , ne offerì allo ltolto conC>rte , che dalla lteifa bra- 
ma attirato , miiero * a lei condefeefe , fopra di fé chiamando, ed infieme 
fopra tutto il genere Umano , per un atto limile d' intemperanza, P ir*- 
gimtiffima del benefico fuo* Divino Fattore . Genefi. cap. 3, y. 6i- 

FA T T O S T O R l CO PRO F A N O . 

V Edio Pollione , per fervire alla, fua firaordinaria ingordigia , mutàva_» 
fpetfo Servidori ; perciocché come ne aveva tenuto alcuno qualche 
tempo , finoatantocchè fi folte impinguato , getta vaio nella Péfchiera al- 
le Murene , perchè divorando quelle carni umane , diventaLleio più fapo- 

rite, 

C </ ) E* rapprefenrtata dal P. Ricci la Gola : Derma col "ventre affai grande , e 
pìh de.V ordinario . Tiem nelle mani un globo dì lecufte , che volano infieme . A' fìe~ 
di ie ftanno due Catti ; che rodono alcune ojja . Le vola da lato un Nibbio . Vicino le 
fia una porta dì laberinto } . ed una bocca di [e palerò a' piedi . 

Il ventre cosi grande dimoitra che il Golofo ha po;to tutto il fuo bene nel 
mangiare , e bere . 

Le Locufte denotano la voracità ; efsendo animali ùifaziabilt. 

I due Cani, che rodono le ofsa , ombreggiano l' infàziabilità , e l'ingordi- 
gia ■ de' Golofì . 

II Nibbio figura il Golofo, perchè è uccello divoratore , e famelico , che fera* 
pre fi gira, e fi raggira, finché faccia preda o di cofa monda , o d'immonda, 
purché fi empia il ventre . 

La porti del Laberinto d'-nolra , che il vizio della Gola è porta , per la_» 
quale fi entra in mille errori , e peccati . 

La hocca del Sepolcro denota , che come queflo fempre riceve corpi mor- 
ti , mai rifiutandoli , cosi i G aioli mai rifiutala cibo j ne filano mai trovarfi 

fczj . 



2iz ICONOLOGIA 

rite « e buone per Io fuo ventre . fopifco rapportato dall' ^ijlolf. Offic, Stor* 
lib. I. cap. 2$. 

FATTO FAVOLOSO. 



M 



Emorabìle è il duello di Ercole con un certo Re cognominato Lepreo . 

Quelli si sfidarono a far vedere , chi più di loro folle valente nel 
mangiare ad una ben lauta menfa ; L' ignominiosa vittoria tu dalla banda di 
Lepreo , che s' ingojò in poche ore un Toro , lenza il pane > ed il vino . 
Zendv rappert. dall' *4fiolf. Off. Star, lib, 1, cap, 23. 




GOVERNO 



TOMO TERZO. 223 

GOVERNO DELLA REPUBBLICA. 

Di Cefare mp.x . 

DOnna fimile a Minerva . Nella delira mano tiene un ramo di olivo . 
Col braccio finiitro uno feudo. . Nella, medefima mano ha un dardo ; 
e trene un morione in capo . 

Il portamento Umile a quello di Minerva ci dimoftra , che la fapieti^ 
za è il principio del buon reggimento . 

Il Morione, che la- Repubblica deve effer fortificata , e ficura dèlia 
forza di fuora . 

L' olivo , e il da'do- lignificano , che la guerra »-e la pace fono heni della 
Repubblica : ! s una , perchè dà efperienza , valore i e ardire ; e 1' altra , 
perchè fomminillra 1' ozio, per mezzo del quale acquisiamo feienza , e pru- 
denza nel governare . Si dà 1' olivo nella mano delira 5 perchè la pace 
è più degna della guerra » come fuo, fine * ed è gran, parte della pubbli- 
ca felicità .[ a ] 

GRAM, 



Qa~) Il P. Ricci defcriveil buon Governo ; 1>omo con vefte verdi nata piena di 
ocebj , ed orecchia ,. e con un corsaletto di ferro. Sta con gli occhi fifjì ad un libro, 
eòe tiene aperto in una mano ; e nel? altra avrà una pietra dura . Avrà •vicino un ' ti- 
mone di nave , a- cui è legata una catena . Vi farà appreffo una voragine y m~a egiiflii 
ticovrato , in modo da non potervi cadere . 

E' veftito di verde per dimoftrare la fperanza^ che deve porre in Dio chi 
è declinato a governare .. 

Ha la vefte piena di occhi , «■ di orecchia - perchè fignifica per gli occhi , 
che chi governa deve ben guardare gli andamenti de' fudditi , e ben offervarli 
per provvedere a: quanto loro fa. di biibgno . Per le orecchia fi denota che il buon 
Governatore deve avere pia orecchia , né efiere di prima informazione ; e quan- 
do avrà fentita una parte, attenda coli' altr«t orecchia per fentire. 1- altra , per 
poter poi ben giudicare , e ben regolarli . 

Il corfaletto dì terrò dimoftra che il Governatore deve avere petto forte, 
per' eftirpare i vizj ■', per' refiftere a quelli', che vogh'ono impedire il ben pub- 
blico, e la giuftàzia ; e per refiftere all'offerta de* preferiti, per i quali fi coi» 
rompe il giufto. 

Tiene fiflì gli occhi- ad un libro , elicè quello della- Legge", alla quale deva 
ih: tutto attenerti per ben governare. 

La. pietra è geroglifico della durezza , che deve avere, riguardo a qualun- 
que umano rifpetto -, al quale deve onninamente rinunziare , per rettamentte_» 
amminiftrar la ginftizia . 

Il Timone della Nave è fimbolo del Governo. 

La Catena legata alla Nave rapprefenta che il Governatore deve ftar fi'flb 
fui buon Governo , e fui giufto . 

Sta riparato- dalla Voragine , perchè gravi pene fono riferbate a chi mal go« 
Terna,. come altresì a chi governa bene lì dà ficuro fcampo da quelle. 



zz4 ICONOLOGIA 

GRAMMATICA. 
Di Cefare Hjpa . 

DOnna che nella delira mano tiene breve fcritto in lettere latine , 
le quali dicono : Vox Inter ata , & artkulata debito modo pronunciata* 
e .nella finora una sferza ; e dalle mammelle verferà molto latte . 

Il breve fcritto fopraddetto dichiara , e definifce l'etfere della Grammatica . 
La sferza dimoltra , che come principio, s' infegna a' fanciulli le più 
volte adoprandofi il caftigo, che li difpone, e li rende capaci di difciplina . 
Il latte , che gli efce dalle mammelle., lignifica, che la dolcezza del- 
la fcienza efce dal petto» e dalle vifeere della Grammatica . 

■Grammatica* 

DOnna , che nella delira mano tiene una rafpa di ferro» e con la fini- 
ltra un vafo , che fparge acqua fopra una tenera pianta . 
Grammatica è prima traile fette arti liberali s e chiamali regola » e_j 
ragione del parlare aperto , e corretto . 

La rafpa dimollra , che la Grammatica della , e afifottiglia gì' intelletti . 
E il vafo dell' acqua è indizio , che con efifa fi fanno crefeere le_» 
piante ancor tenerelle degP ingegni nuovi al Mondo , perchè diano a' fuoi 
tempi frutti di dottrina » e di fapere » come 1' acqua fa crefeere le pian- 
te tteflfe . 

GRANDEZZA , E ROBUSTEZZA DI ANIMO. 

Di Cefare Hjpa* 

UN Giovane ardito » che tenga la delira mano fopra il capo di un fe- 
rocifiimo Leone ,il quale ftìa in atto fiero , e la finiltra mano al fianco . 

Si dipinge in quella guifa, perciocché gli Egizi avevano ohiaramente 
comprefo » niuno altro animale di quattro piedi aver maggior animo del 
Leone : e per niuna proprietà naturale è lHmato il Leone più degno di 
maraviglia , che per la grandezza dell' animo fuo , nella quale egli è mol- 
to eccellente , esponendoli ad imprefe magnanime , e generofe ; e non per 
altra cagione dittero molti efTere fiato il Leone figurato nel Cielo , fé non 
perchè il Sole » quando paifa per quel fegno , è più che mai gagliardo » e 
robufto . 

Dei Fatti « 'vedi Generojìtà. &c, 



GRAS- 



T.O M T E R Z 0, t%% 

• li n .:,.-■■ 

, fi . R A; ,S S E Z Z A. 

•.-;_• ", .. . Di iCefate Rjpa . 

• 'i % : ; ojx il : fi: tjp «to ) < ";' L ■ " ' ' "■"■ 

DOntia corpulenta . Colla deflrà mano tenga uh ramo di olivo , che 
abbia folo i Frutti fenza fronde . ■ Nella finiftra tenga un granchi» 
inarino, il quale è foggetto molto alla g'rafiezz'a ••> quando la Luna crefce t 
per partìcoiar difpofizione tirata dalla qualità della Luna, ovvero , per- 
chè quando efla è piena, e luminofa , gli da comodità di procacciarli pii 
facilmente il cibo » '. ' 

L' olivo è il vero geroglifico della Gramezza, non folo trai Poeti , e 
e Storici , ma ancora nelle lacre lettere , come in più luoghi fi può vede- 
re , e T epiteto proprio dell' olivo , è >!' efler graffo. 

G R A TI TU DI N E. 

Ut Cefare Bjpa , 

DOnnà che tenga in mano una Cicogna , e un ramo di lupini , o di 
fava . Oro Apolline dice , che quello animale più d' ogn' altro rì- 
flora i fuoi genitori in vecchiezza , e in quel luogo medefimo , ove d* 
elfi è flato nutrito , apparecchia loro il nido , gli fpoglia delle pennej* 
inutili , e dà loro mangiare fino , che lìano nate le buone , e che da {e 
fteflì poffano trovare il cibo ; però gli Egizi ornavano gli feettri con que- 
llo animale, e lo tenevano in molta conlìderazione . Scrive Plinio nel lib. 
18. al cap. 14. che come il lupino, e la fava ingraffano il campo, dove 
fono crefeiute , così noi per debito di gratitudine dobbiamo fempre dupli- 
care la buona fortuna a quelli , che a noi la meglìorano . 

Si potrà fare àncora accanto a quella figura un Elefante , il quale da. 
Pierio Valeriano nel 2. lib. vien propolto per la gratitudine , e cortefia . 
Ed Eliano feri ve di un Elefante, che ebbe animo di entrare a combatte* 
re per un fuo Padrone., il -quale effeìfdo' finalménte dalla forza degl'ini- 
mici fuperato , e morto , con la fua probofeide lo prefe , e lo portò al- 
la fua Italia , inoltrandone grandiflimO' cordoglio , e amaritudine . 

FATTO STORICO 1 S- AG R O . 

... .■:...' ..,"'...-/" 

PRofugo dalla patria fua , folo , e rammingo Mosè , refugiatofi nella_s 
Terra di Madian , mentre un giorno fedeva predo ad un pozzo , ove 
concorrevano i Pallori ad abbeverare i lor greggi , avvenne, che le fette 
Figliuole del Sacerdote di Madian , al pozzo fi portarono per trarne acqua, 
come fecero , ed empiti alcuni vali , fi preparavano a verfarli in certi ca- 
nali , per eltinguer la lete degli armenti del padre loro . Sopraggiunfcro 
«elio lteffo tempo alcuni indifereti Pallori , i quali villanamente , e coilj 

F f violen- 



2i<* ICONOLOGIA 

violenza di là vollero cacciarle, occupando efli il pozzo. Non potè Mosè 
,foffrire ingiulHzia di tal natura ♦ e quindi portoli in difcfa delle fanciul- 
le, refpinti i P;ut>ri, Ji Tua popria mini verlo 1' acqua , olia quale fi 
abbeverarono ì beitiami di quelle. Fatto quello, follecite le Fanciulle fe- 
cero ritorno ai Padre loro J^-tro ( che in quello luogo dalle fagre pagine 
vien chiamato Raguel ) . Vedendole elTo fuor del collume così di bion'ora 
tornate , loro fi fece a domandare , perchè ciò foife avvenuto . Racconta- 
rono sfattamente il tutto le figlie . Jetro , grato fin d' allora al cortefe* 
difenlore Mosè ,. rivolta alle figlie, did"e : D)v'è quell'U>m>? perche non 
lo conducefte con voi , e lo lafcialle colà?- andate fibito, chiamatelo, e_» 
fate che con voi a cafa ne venga , onde reficiare fi po-Xa . Ubbidirono 
elleno ; non fu rertìo a venire Mbsè . Il grato Vecchio con tanta amore- 
volezza lo accolfe , che Io cortrinfe a giurargli, che avrebbe con elfo fat- 
ta foggiorno . Non fu neppure di tutto qoefio pienamente appagato ; vol- 
le che giungere più oltre ancora la fua gratitudine , offrendogli in ifpo- 
fì, la propria figlia nominata Sefora , che fu come tale , piucchè di buon 
grado » da Mosè accettata . Efodo. cap. 2. 

FATTO STORICO PROFANO. 

FU tanto grato Mitridate Re di Ponto all' amorevolezza , ed impegno, 
con cui lo aveva Tempre attutito , e foftenut© un certo valorofo fuo 
campione , di nome Leonico , che effendo fiato quella fatto prigioniero 
da' Rodiota , de' quali aveva egli moltilfimi in fuo potere , non dubitò 
punta di reltituirli tutti > per il fola cambia del detto Leonica . Vdtri* 
Majjì/no iib. 5. cap. 2» 

FATTO FAVOLOSO. 

BEIla gara di gratitudine nacque per i vicendevoli ricevuti benefizi tra 
3 i Dio Bacco , ed Acete Capitano di un Vafcello di Tiro . Fanciullo 
Bacca •» ertenda nella nave di Acete , i compagni di quello, pofero pende- 
rò indegno fopra di lui . Sola Acete fi oppafe . Se ne avide il Tebano 
Nume , e quindi per punire P empietà loro li trasformò tutti in Delfini , 
riferbandone però illefo Acete . Perfeguitato poi Bacco da Penteo , Ace- 
te a tutta corto contra del Tiranno lo difendeva. Il fuo coraggio ebbe a_j 
coltargli la vita , poiché Penteo lo voleva condotto a morte . Non lo 
perniile la gratitudine di Bacco, che liberandolo anzi dalle fue mani, le 
cortitul fuo primo Sacerdote . Qwid. Metam. lib. 3. 




GLORIA 



TOMO TERZO. zzf 

GRAVITA'. 
Dì Cefare Ripa .' \ 

DOnna veftita nobilmente di porpora , con una fcrìttura figillata al col- 
lo , infino al petto pendente . Neil' acconciatura del capo farà una_j 
Colonna» con una piccola tìatuetta fopra , e la vette tutta .afperfa di occhi 
di Pavone , con una lucerna aceda , fatta fecondo 1' ufanza degli Antichi» 
nella delira mano . 

La porpora è vettimento comune a quella , e all' onore , come a qua- 
lità regali, e nobiliilìme , 

Il breve» è autentico fegno di nobiltà, la quale è vera nudrice di gra- 
vità » di alterezza , di gloria » e di fatto . 

La Colonna fi acconcerà in capo per le mafeherate appiedi » o a ca- 
vallo ; ma per ftatua di fcultura , o pittura fi potrà fare accanto , e che_» 
col braccio finillro fi pofi fopra di effa , per memoria delle gloriofe azioni» 
che fomentano la Gravità . 

Gli occhi di Pavone fono per fegno » che la Gravità fomminifira pom- 
pa » e nafee coli' ambizione . 

La lucerna dimoftra , che gli Uomini gravi fono la lucerna della ple- 
be , e del volgo . 

Gravità nelP Qomo . 

DOnna in abito di Matrona . Tenga con ambe le mani un gran fafl*© 
legato t e fofpefo ad una corda . 

V abito di Matrona moftra , che allo flato dell' età matura fi conviene 
più la Gravità , che agli altri , perchè più fi conofee in eflb 1' onore , e 
con maggiore anfietà fi proccura colla gravità, e temperanza de' coftumi. 

Il faifo moitra , che la Gravità ne' coftumi dell' Uomo , fi dice fimili- 
tudine della gravità ne' corpi pefanti , ed è quel decoro , che egli fa tene- 
re nelle fue azioni, fenza piegare a leggerezza , vanità, buffonerie, o co- 
fe limili , le quali non fono atte a rimuovere la feverità dalla fronte , o 
dal cuore ; come alle cofe gravi per alcuno accidente non fi può levar quel- 
la natura all' inclinazione » che le fa andare al luogo conveniente » 

Gravità dell' Orazione » 

Vedi Fermezza » e gravità dell' Orazione . 

* * * 

/ * * 

Ff 2 GRAZIA 



zzS 



ICONOLOGIA 

GRAZIA DI DIO. 

Di Cefm Jfc>«. 




erra. -zia eliJPza 



&r*£*rui&. ti**c*/*- 



UNa belliflima» e graziofa Giovanetta ì ignuda» con bellifsima » e vaga 
acconciatura di capo . I capelli faranno biondi , e ricciuti , e faranno 
circondati da un grande fplendore . Terrà con arabe le mani un corno di 
dovizia , che la coprirà davanti » acciocché non mottri le parti meno one- 
fte , e con elfo verferà diverfe cofe per ufo u r.ano , sì Ecclefiattiche , co- 
me anche di altra, forte. E nel Cielo fia un raggio, il quale corrifponda 
fino a terra ,(à) £>e y Fatti, vedi *4jnto Divino. GRA- 

!■ I I ■ l | ■! 

( a ) La Grazia di Dio è dipinta dal P. Ricci . Doma Ai bcllil}imo affieno , e co- 
ronata , fedente Jòpra un bellOfimo letto tutto infiorato . Innanzi abbia uri ' orna;l(fi>.a , e 
lautiffìma menfa , [otto V ombra di un faggio ameno . Tenga cela deflra mano un vafover- 
fato all' ingiù , che butti acqua in terra . Abbia nella Jìniji'a un fiore . 

E' di afpetto bellifsimo , perchè vagnil'siina è quell' anima , ove ri lied* . 
E' coronata, in fegno dell' eccellenza del do.minio v e del Regno de' Cieli . ch« 
è per avere ima tal' anim3 , adorna di sì beato dono. Lo ltare fedente fopra 
un bellifsimo letto ombreggia il ripofo , che pofsiede un' anima del Signore . Ha 
innanzi una menfa lautifsima , perchè gufta i cibi pregiatifsimi del Paradi.o .Tie- 
ne un vafo nelle mani , che all' ingiù verfa il liquore , per lignificare ci, e non 
ha bifogno di pili bere cofe mondane , efl'endo innaffiata dalle acque di Dio . Il 
fiore , che ha in mano , fimboleggia la vaghezza , che ha l'anima grata a Dio; op- 
pure rapprefenta l' odore j che tramanda al Signore , per mezzo delle lue virtù . 



TOMO TERZO. 229 

G R A Z I A. 

Giovanetti ridente •> e bella > di vaghifsimo abita veflita , coronata di 
diafpri pietre preziofe ; e nelle, mani tenga in atto di gittare pia- 
cevolmente rofe di molti colori , fenza fpine . Avrà. al. collo un vezzo 
di perle . 

Il diafpro fi pone per la grazia, conforme a quello che li naturali di- 
cono, cioè , che portandoli addotto il diafpro fi acquiila la. grazia, degli 
uomini . 

Quello, medefimo lignifica. la rofa fenza. fpine , e le perle , le quali 
rifplendono , e piacciono per Angolare , e occulto dono della natura, come 
la grazia , che è negli uomini una certa venuilà particolare , che muove, 
e rapifce gli animi all' amore » e genera occultamente obbligo » e be- 
nevolenza .. 

De' Fatti ,. vedi Bellezza.* 

G R A Z I A D I V I N A. 

DOnna bella,, e ridente colla faccia rivolta verfo il Cielo », dove fia 
lo Spirito Santo in forma di colomba , come ordinariamente fi di- 
pinge . Nella deftra mano un ramo di. olivo con un libro , e colla finiitra 
una tazza . 

Guarda il Cielo : , perchè la Grazia non vien fé non da Dio , il quale 
per m'anifeltazione fi dice efser in Cielo. , la qua! grazia per conleguire_» 
dobbiamo, convertirci a lui , e dimandargli con tutto il cuore perdono del- 
le noitre gravi colpe ; però diife 1 Con-vertìmini ad me .. ce"- ego conver- 
tar ad vos . 

Si dipinge lo Spirito Santo , per attribuirli: meritamente da i Sagrì 
Teologi a lui 1' infufione della Divina Grazia ne' petti noiìri , e . per,ò 
dicefi , che la Grazia è un ben proprio di Dio, che fi diffonde in tutte le 
creature per propria liberalità di elfo Iddio , e fenza aLcun merito: di quelle . 

Il ramo di olivo lignifica la pace , che in virtù della Grazia il pec- 
catore , riconciliandoli con Iddio , fente. nell' anima . . 

La tazza ancora denota la Grazia ,. fecondo il detto del Profeta : Calix 
Weus inebrians q'tàm prsclarus efl . 

Vi fi potranno fcrivere quelle parole , Bìbite , &- inebriamini ► Perchè chi. 
è in grazia di Dio , fempre- fia ebrio ; delle dolcezze dell' amor fuo ; per- 
ciocché quella ubbriachezza è sì gagliarda , e . potente * che fa fcordar la. 
fete delie cofe aiodane , e fenza alcun diiturbo dà perfetta , e compita-* 
fazietà . 

GRAZIE 



o ICONOLOGIA 

GRAZIE. 

TRe fanciullctte coperte di fottiliflìmo velo , fotto il quale apparifcon» 
ignude . Così le figurarono gli antichi Greci » perchè le Grazie tanto 
fono più belle , e fi Mimano , quanto più fono fpogliate d' intereffi , i qua- 
li fminuifcono in gran parte in effe la decenza , e la purità; però gli An- 
tichi figuravano in effe P amicizia vera •> come fi vede al fuo luogo . E 
appretto Seneca de benefitiis lib. i. cap. 3. -vien dichiarata la detta figura 
delle tre Grazie , come ancora noi nella figura dell' amicizia. 

Grazie. 



ALtre , e varie figure delle Grazie fi recano da molti Autori , ma io 
non ne dirò altro , avendone trattato diffufamente il Giraldi Sintam- 
mate xiv. e da lui Vincenzio Carfaro; dico bene , che fé ne veggono an- 
che fcolpite in marmo in più luoghi di Roma le tre Grazie giovani , al- 
legre 1 nude , e abbracciate tra di loro . Una ha la faccia volta in là dal- 
la banda finittra . Le altre due dalla deftra guardano verfo noi . Quefte_* 
due fignificano < che quel che riceve una grazia , o benefìcio 9 deve proccu- 
rare di rendere al fuo benefattore duplicata grazia , ricordandofene fempre , 
Quella fola fignifica , che colui, che la fa , deve fcordarfene fubito , e non 
poner mente al benefìzio fatto -. Onde P Orator Greco in fuo linguaggio, 
ditte nell' orazione, De Corona : Equidem cenfeo eitm , qui beneficium accepit , 
oportere omni tempore meminijfe , mi» autem , qui dedìt , contimo oblivijci , ad 
imitazione del quale 1' Oratore Latino anch' egli ditte : Mtminiffe debetis , 
in quem collatura ejl beneficium , «0» commemorare qui contulit : perchè in ve». 
ro brutta cofa è rinfacciare il beneficio , dice lo fteilo Cicerone : Odiofum 
hominum genm officia exprobrantium . 

Sono Vergini , e nude , perchè la grazia deve effer fincera , fenza_» 
fraude , inganno , e fperanza di rimunerazione . Sono abbracciate , e con- 
nette tra loro , perchè un beneficio partorifce P altro , e perchè gli ami- 
ci devono continuare in farfi le grazie : e perciò Crifippo affimigliava_» 
quelli, che danno, e ricevono- il beneficio a quelli , che giuocano alla 
palla , che fanno a gara, a chi fé la può più volte mandare, e rimanda- 
re P uno all' altro . 

Sono giovani , perchè non deve mai mancare la gratitudine , né perire 
la memoria della Grazia , ma perpetuamente fiorire , e vivere . Sono al- 
legre , perchè tali dobbiamo effer cosi nel dare , come nel ricevere il 
beneficio . Quindi è , che la prima chiamafi Aglia dall'allegrezza, la fe- 
conda Talia dalla viridi ti , la terza Eufrofina dalla dilettazione . 
De' Fatti % vedi Benefizi» , Gratitudine &c» 



GVA' 



TOMO TE R Z O. 231 

G *U A R, Vt l A * 

PI Ce/are %ìpttu 

D Orina armata:, con una Grue per cimiero . Nella mano definì con la 
fpada,. e nella finillra con una facella accefa » e con un Papero , ov- 
vero un' Oca,, che le tìia a pp re fio . 

La faceila con la Grue lignifica Vigilanza, per le ragioni, che fi fono 
dette altrove in fitnil proposito > 1' ideilo lignifica 1' Oca ',. la quale dodici 
volte fi {"veglia in tutta la notte , dal che credono alcuni , che fi prendeP 
fé la mifura delle ore , con le quali rinfuriamo il tempo. Nello fvegliarfi 
quello- animale », fa molto, llrepito con la voce , e tale. ,. che narra Tito 
Livio , che i Soldati Romani , dormendo nella Guardia di Campidoglio, fu- 
rono fvegliati per beneficio folo di un Papero-, e cosi proibirono a* Fran- 
cefi 1' entrata, Quetti due animali adunque dinotano,., che la vigilanza, e 
la fedeltà, fono neceflariflìme alla Guardia , accompagnate con la forza da. 
«.filiere ; il che fi mofira nell' armatura. , e nella fpada ». 

Di? Fatti ». vedi Vigilanza*. 

GUERRA .. 

Dì Ce fare Bjpa. 

DOnrra armata di- corazza, elmo ». e fpada con- le chiome fparfe , e fh- 
fanguinate , come faranno ancora ambedue le mani .Sotto all' arma- 
tura avrà una traverfina rolla , peir rapprefentare l' ira » e il furore . Sta- 
rà, la detta figura fopra un Cavallo armato ; nella delira mano, tenendo un' 
alia in atto di lanciarla , e nella, finillra una facella accefa ,. con una Colon- 
na apprefib . 

Rapprefentafi quella Donna col Cavallo armato-, fecondo l' antico co^ 
fiume Egizio , e. la più. moderna autorità di Virgilio , che dice : 

Bello armintttr equi* beUitm hac armenta minantur. 
cioè i Cavalli' s' armano per la guerra , e minacciano guerra'. 

Leggefi, che già. innanzi al tempio di Bellona fu una certa Colònna_j 
non molto grande » la quale i Romani chiamavano Colonna bellica , per- 
chè deliberato , che avevano df fare alcuna Guerra , a quella andava V uno 
de' Confoli , da poi che aveva aperto il Tempio di Giano, e quindi lan- 
ciava un'afta verfo la parte, ove era il Popolo nemico, e intendeva!! » 
che allora fofle- gridata, e pubblicata la Guerra; e perciò quella figura tié- 
. ne nella delira mano 1' afta in atto di lanciarla preflb alla. Colonna foprad- 
detta . Onde fopra di ciò O vvidia ne' Falli dille : 

Tre fui àt 



z 3 z ICONOLOGIA 

Trofpicit a tergo fnmmum brevis area circuiti 
Ejl ubi non parva parva columna not* . 

Hinc folet hafìa manti belli prxnimtìtt mini 

In B^egem , & gentem % curn placet arma capi . 

Tiene poi nella finìllra mano una facella accefa , fecondo il detto di 
Silio Italico : 

Scuote V accefa face , e 'l biondo crine 

Sparlo di molto fangue , e <va feorrendo 
La gran Bellona per l' armate fquadre. 

Solevano ancora gli Antichi , prima che foflero trovate le trombe , 
quando erano per fare battaglia -, mandare innanzi agli eferciti alcuni con 
faci accefe in mano , le quali fi gettavano contro dall' una parte ■ e dall' 
altra > e cominciavano di poi la battaglia col ferro . 

Guerra. 

DOnna armata , che per cimiero porti un Pico . Nella mano delira ter- 
rà la fpada ignuda , e nella finiitra lo feudo , con una telta di lupo 
dipinta nel mezzo di eflfo . 

Guerra. 

DOnna fpaventevole in villa , e armata con una face accefa in mano 
in atto di camminare . Avrà apprelfo di fé molti vali di oro » e di 
argento , e gemme gittate confufamente per terra , fra le quali iia un' im- 
magine di Pluto , Dio delle ricchezze * tutta rotta, per dimollrare , che la 
Guerra di/Tipa » ruina , e confuma tutte le ricchezze j non pure dove ella 
fi ferma j ma dove cammina , e trafeorre . 
De' Fatti «vedi Contrago . 



GUIDA SICURA DE' VERI ONORI 

Di Cefare V^ipa . 



DOnna nel modo « che la Virtù al fuo luogo abbiamo deferirta , con 
uno feudo al braccio » nel quale fmio icolpiti li due tempi di M. 
Marcello : 1' uno dell' Onore » e 1 altro della Virtù . Sieda detta Donna 

lotto 



TOMO TERZO. zjj 

fotto una quercia , colla delira mano in alto levata moftri alcune corone 
militari , con fcettri , infegne Imperiali , cappelli , mitre , ed altri or- 
namenti di dignità , che faranno polii fopra i rami del detto albero» ove 
Ha. un breve con il motto ; Hinc omnia , e fopra il capo dell' immagine 
vi farà un altro motto, che dica : Me Duce . 

Il tutto dimoftrerà , che dà Giove datore delle grazie , al quale è de- 
dicato queir* albero , o per dir bene dallo ileffo Dio fi potranno avere_? 
tuttì gli onori , e le dignità mondane » con la fcorta > e guida delle_» 
virtù , il che infegnano i due Tempj mifticamente da Marco Marcella 
fabbricati , perchè 1* uno dedicato all' Onore non aveva 1' entrata » fea- 
non per quello di e(Ta Virtù . 

De' Fatti 9 vedi Onore , Virtù &c. 




*i 



JAT- 



2^4 ICONOLOGIA 

JATTAN2A. 

Dì Ce far e Qipa. 




/ tz tta.n r. a 



...•-.'• ir~. 



<mcx tnti/t 




! Onna dì fiiperba apparenza , veftita di penne di Pavone . 
Nella finiitra mano tenga una tromba s e la delira farà al- 
zata in aria . 

La Jattanza * fecondo San Tommafo % è vìzio di colo- 
ro i che troppopiù di quel che fono , innalzandoli % ovve- 
ro che gli Uomini iteffi. credono * colle parole fi gloria- 
no ; e però fi fìnge Donna colle penne di Pavone > per- 
è compagna * o come dicono alcuni Teologi , figliuola-» 
la quale fi dìmoftra per lo Pavone , perché , come eflb fi 
reputa affai , per la bella varietà delle penne » che lo ricuoprono fenza_» 
utile ■ così i fuperbi fomentano 1* ambizione colle grazie particolari di Dio» 
che pofsiedono fenza merito proprio ; e come il Pavone fpiega la fua fu- 

Sierbia colle lodi altrui, che gli danno incitamento» cosi la Jattanza colle 
odi proprie > le quali fono fignilìcate. nella tromba % che apprende fiato , e 

fu onq 



che la Jattanza 
della fuperbia 



VOMO TERZO. fcf4 

fùòno dalla bocca medefima . La mano alzata ancora dhnoftra affettiva te» 
ftimonianza » 

FATTO STORICO SAGRO. 

ODiato per le fue crudeltà Abimelecco da* fuoi fudditi Sichimiti , fi 
penfava già tra loro di detronizzarlo . Un certo Gaal figliuolo di Obed 
venne co' fuoi fratelli in Sìchem a farli capo de' follevati . Con elfo fi 
unirono gli abitanti di tutta quella Città mal contenta , ed indi inlieme 
con lui ufeivano a fare feorrerie , e a devastare i campi , e vigne; e for- 
mato un Coro di Cantanti entrarono nel Tempio di Baal Berit , dove_» 
tra i bagordi , e le vivande maledicevano pubblicamente ad Abimelecco . 
Sopra tutti gridava ad alta voce Gaal : Chi è Abimelecco , e la Città di 
Sichem , a cui dobbiamo noi fervire ì Forfè non v' è un figliuolo di Je- 
robaal da eleggere ? a che egli coftituire fopra Sichem un fuo fervo ? 
Ah chi daffe tutto quello popolo nelle mie mani , e me lo facefle l'og- 
getto» eleggendo me in capo della nazione , io mi -.protetto ,iche leva- 
rei torto di mezzo Abimelecco . Udito tutto quello da Zebul Principe del- 
la Città , ne diede fubito avvifo ad Abimelecco , avvertendolo che tacita- 
mente j e con poderofo efercjto a quella volta fi portaffe . Segui il con- 
figlio con tutta la preltezza Abimelecco . Venne di notte , e dilìribuì al dì 
fuori di Sichem vari aguati , ed infidie da tutte quattro le parti di effa . 
Neil' aprirli poi delle porte » Gaal era già per ufeire /fecondo il folito ; è 
Zebul ritrovava!! nell' ultimo efterior limite della porta , attendendo il Re. 
Quand* ecco offerva Gaal difeender dai monti numero fa gente , e già dal 
vantato valore difeendendo a non piccola tema , rivolto a Zebul dille : Ecco 
là difeender da' monti moltitudine di gente . Zebul aleutamente rivolgen- 
do T oggetto in tuttaltro , rifpofe : Le ombre de' monti tu vedi , e que- 
lle ti fembrano telte di Uomini . Col rifehiararfi del giorno , e col più 
accollarli le truppe , Gaal certificoflì , che la fua villa non 1' ingannava; 
onde nuovamente difle , tremando , a Zebul : Ecco un numerofo popolo, che 
cala verfo di noi . Allora Zebul con dileggio rifpofe : Dove lafcialli or la 
tua favella, e voce , con cui dicevi : Chi è Abimelecco, a cui dobbiatn 
fervire ? Quello è il popolo , che diforegiavi ; va ora , fé ancor ti fen- 
ti lo fteffo coraggio , efei , e va a difpu^are con elfo . Fu pertanto ob- 
bligato 1' atterrito Gaal di combattere ; ma vinto , fu dalla Citta difeac- 
ciato , ponendoli vergognofamente in fuga . Quelto fu il fine di fua ar- 
dita millanteria j così moltrò Iddio , come fa umiliare i fuperbi . Giudici 
cap. 9. 

FATTO STORICO PROFANO- 

SI accollò un Giovane a Diogene » pregandolo di volerlo ricevere nel 
numero de' fuoi fcolari , dicendogli in tanto di fé fteffo , che era_j 
dotato di un forprendente ingegno . fcotò Diogene coltui come milanta- 

Gg 2 tore, 



ztf ICONOLOGÌA 

..tore i e perciò di eflb poco di buono arguendo , Io ricusò , rifpondendo» 
gli : Se è di tanto valore lo ingegno tuo , non hai che apprendere « non 
ho che infegnarti . Brnf, lib. j. ex Uert. 

FATTO FAVOLOSO» 



CEncri fu moglie di Ciniro , e madre di Mirra, la quale crebbe bella ia 
modo , che Ceneri publicamente fi vantava di avere una figlia più. 
bella della llerta Venere , Sdegnata la Dea di una tale Jattanza » volle ven- 
dicarfene » coli' ifpirare a Mirra un amore impudico verfo fuo Padre ». e 
fece che ne venne a capo coli* aiuto dell' iniqua Nutrice » Fatto, che re- 
se miferabile tutta quella. Famiglia » Qvvid* Metam. lib. io. 



JCQNOGRAF 

Dì Ce/are BJpa .. 



DOnna di mezz r età, veftita di abito grave. Terra con la delira ma- 
no, fquadra , riga , e comparto, e in terra dalla m^defima parte fia 
nna buJòla da pigliare le piante , e colla finiftra una tavola ove fia dife- 
gnata una pianta di un nobiliflimo palazzo, e colla medefima mano tenga 
una canna r dove fia divifo le mifure . 

Iconografia altro non è che un difegno delle eofe , che fi vogliono fa- 
re in figura piana con- linee, e figure geometriche, con le quali fi mifura 
ogni forte di piante» e di edifizj, fenza dimoftrazione di profpetto ; e_» 
mediante li fuddetti ftromenti viene operata , e deferitta ; e la mifura , 
che fé le dà nella finiftra mano , in diverfi Paefi viene divifa o in brac- 
ci » o in palmi, o in piedi, e altre fimili divifioni ; ed è quello che vie- 
ne a mifurare i lati eftrinfechi, ed intrrnfechi di dette fabbriche » dalla..» 
quale poi fé ne fa Scala nella carta, dove che fi prendono le mifure ridotte 
dal grande in piccolo , e quella col comparto riduce il fico gii prefo in — » 
proporzione delineata . 

Le fi di la burtbla, la quale è queHa che opera a pigliare ( mediante 
la calamita, e le fue divifioni ) le declinazioni de' lati , ed angoli di tut- 
te le piante . 

Si fa di mezz' età , e veftita di abito grave , perciocché chi efercita^» 
quella profeftione , deve mettere in carte con mifura , e intelligenza , e_> 
con giudizio grand iffimo » quanta fi alpetta alla verità di quell'arte , di 
tanta confiderazione . 

IDEA 



TOMO TERZO. 237 

IDEA, 
Di Cefare Bjp* » 

UNA belliffitna Donna follevata in aria . Sarà nuda » ma ricoperta da 
un candido , e fottiliffimo velo . Che tenga in cima del capo una_j 
fiamma vivace di fuoco. Avrà cinta la fronte da un cerchio di oro con- 
fetto di gioie fplendidiflime. Terrà in braccio la figura della Natura, alla, 
quale come fanciulla dia il latte . Che coli' indice della delira mano accenr 
ni un belli/limo Paefe , che vi ftia fotto j dove fiano dipinte Città , Mon- 
ti» Piani , Acque , piante, Alberi, Uccelli in aria, ed altre cofe terreftri. 

L' Idea , fecondo San Tommafo p. p. q. ij. è una forma efemplare , 
che fta nella mente dell' Artefice , per mezzo della quale , le cofe fi fan- 
no , e fi conofcono , effendocchè fé 1' Artefice avanti , che poneffe mano 
alla fua opera, non finge (Te nella fua immagine, quali uno fpiritofò model- 
lo dell' opera » che penta di fare j non potrebbe arrivare alla fua intenzio- 
ne , e in vano fi sforzerebbe con atti citeriori , e corporali di mettere in 
effetto quello , che già defidera di operare . Ma Platone intende per que- 
llo nome 1' Idea una eifenza nella mente Divina, feparata da ogni materia, 
che dia la forma ad ogni cofa creata , e da crearti , e caufa che tutte le 
cofe create abbiano il fua effere ,. come teftifica Plutarco de placitis Thilo- 
fophonm. .. 

Di quella appunto parlando nel Timeo dice : che è una fpezie , chs_* 
fempre è l'illeffa, fenza principia , e fenza fine, che non riceve alcun» 
cofa da altri , né fi ftende ad alcuna cofa , né fi capifee con alcun lènfo 
corporale i ma per meglo dichiarare 1' intenzione di Platone , è da av- 
vertire » che già egli dice che tre cofe fono coeterne , il bene , la mena- 
te , e P anima del Mondo. Perii bene intende Iddio, autore di tutte le 
cote , il quale femplice , e immobile fopra l' intelligenza , o la natura di 
tutte le cofe, le dichiara nel libro detto Parmenide, effendo una bontà £ò- 
vrabbo 'dante in tutte le cofe . Da quello bene , come da Padre , procede^» 
la mente , come uno fplendido lume dalla innata luce del Sole . Dalla mena- 
te di più featurifee 1* anima del Mondo » come un fplendore del lume , qua- 
le fpargendofi per tutte le cofe , le rnantiene in vita. Nel primo dunque, 
come Padre del tutto fi ritrova una femplice » e individua Idea di bontà. 
Da quella Idea, come da. un' immenfò , e inefaufto fonte » ne féaturifea- 
so innumerabili differenze d' Idee ; nonaltrimenti , che da uno » e femplice 
raggjo di luce , fi vedono nel Cielo più raggi procedere tra fé diftinti . 
Quelle Idee raccoglie in fé la mente Divina » quale in fé abbraccia Ie_» 
Idee eterne di tutte le cofe » che furano , fono , e faranno per l'avvenire» 
Da quelle featurifeono diverfe forme d' Idee inferite neh" anima del Mon- 
do , che caufano poi il principio , e fine delle cofe , non. altrimenti che 
1' anima del noitro corpo, mandando^ fuori fpiritofò vigore , contiene , e go- 
verna le opere , le forze , e la natura di tutte le parti di quello : e cosi 

fi viene 



23$ ICONOLOGIA 

fi viene a ridurre l'origine e ammini. trazione di tutte le cote a quel fem- 
plice, e unico principio ( che è i' Idea nella mente di Dio ): quo poftto 
cotfhuant ir omnia. , & jublato intereant , e per quello dice Senocrate : Idea 
ejì exemplar aternum eorum , qux feenndum naturarti conjiflunt . Ma per fpie- 
gare la figura» fi ha da dipingere bella, come altrice di quanto è di bel- 
lo nel Mondo corporeo , oltrecchò Platone lib. 6: de f^publica la chiama 
belliffima ; cosi argomentando, lllud igitur, quod veritatem ilhs , qua inttlli- 
guntur pmbet , & intelligenti viam, qux ad intelligendum porngit, boni Idear» 
e -fé dicito -, ftientis, & ventati*, q-is per intellettum -percipit ir , caufam ; Cimi* 
•vero adeo pulebra duo bxc fìnt , cognitio feilieet , ac veritas , fi bonum ipfum aliud 
quarti i/la , & pulchrlts eftimabis ; rette putabis . 

Sicché non fi potrà negare , che nell' Idea non fia una fomma bellez- 
za» il che anco parve a Porfirio lib. 4. d' Iltoria Filolofica, mentre parlan- 
do della mente, diife : In qua funt Idea , & omnis rerum fubflantia, & qua 
primo pulebrum , & per fé pulcbrum efl , babet fpeciem pulcbritiidinis . 

Si dipinge follevata in aria, eflfendo una etfenza lenza materia, e per 
quello non foggetta a mutazione ; elenza fenza dimenzione , e per quello 
non dilturbata da ditlanza ; ed etfenza fenza qualità alcuna » e perciò non 
ha in fé alcun principio dì repugnanza . 

Si dipinge nuda, per etfere fpogliata da ogni paflione corporea, e per 
effere una fotlanza femplicifiìma , come raccoglie Marfilio Ficino dalla_j 
7. Pili, di Platone , dicendo : Docetque intcrea Ideam a reliquis longe differrt 
quatuor precipue modis ; glyia feilieet Idea jubflantia ejl , fìmplex , immobili* , 
contrario non permixta. 

Il velo bianco lignifica la purità , e fincerità dell' Idea , a differenza 
delle cofe fenlìbili , e corporee , eifendo materie da molti difetti imbrat- 
tate, e foggette a mille mutazioni; ma le Idee fono feparate da qualfivo- 
glia miltione materiale , tra fé concordanti ; né avendo in fé alcuna di- 
meniìone , né molto , fono lontane da ogni grandezza , e picciolezza cor- 
porea ; dimodocchè in loro fi trova una pura femplicità , ed una femplice_? 
purità : anzi dice Tommafo Giannino, libro de pro r JÌdentia , cap. 8. Si no» 
effet Idea: nibil fyncerum , nibil purum effet in mundi flruttnra , quippe omnuij 
fint materia permixta , in boat a , manca , & imperfetta, de ipfifque ftt diffìcile 
( ut ait Plat in Timeo) certum aliquid,& firmum afferere. A quella fempli- 
cità forfè avendo l'occhio Pitagora, alTomigliava le Idee mentali alli nume- 
ri , quali tutti dipendono dall' unità , qual è femplicifiìma , perchè ficco- 
me per i numeri » ogni cofa fi riduce al fuo ordine determinato , così per 
la partecipazione dell' Idea ogni cofa fi rende a lei limile , e fi riducono 
alla fua fpezie » ordine, bellezza, ed unità; onde etto Pitagora ci appor- 
ta quella difinizione, quale molto quadra agli effetti dell' Idea. Lft e.xten- 
fio , atque attus feminalium rationum , in unitale regnantium ; Ma per accollarli 
più alla dichiarazione : Il fuoco che ha in cima del capo lignifica la prima 
traile cofe fopra nominate , che erano eterne , fecondo la fentenza di Fiato- 
ne ; e quella era il bene , per il quale intendeva Iddio Creatore di tutte le co- 
fe, come dicemmo di fopra , nella quale llanno -tutte le Idee : Onde per que- 
llo dice 



TOMO-TERZO. 230 

ilo dice GùiiKno Filofòfo , e Martire nell' ammonizione de' Gentili , che 
Platone intendeva , che Iddio era. in una {Manza di fuoco ; forfè perchè 
ficcome il fuoco tra tutti gli Elementi è il più attivo » anzi tra tutti gli 
agenti inferiori ; effendocchè confuma ogni cofa, e folo fia imputrefcibile 
tra tutte le cofe inferiori , come dice Arili, al 4. della Meteora al cap. 
2. Cosi Dio è fola onnipotente * e a lui niente può refiilere , e tutte le 
cofe da lui hanno pigliato 1' eflfere . Racconta Celio Aureliano antiq. lecì. 
Kb. 8. cap. 36". che i Perfi , e altre genti tenevano il fuoco per Dio ; 
oltre molti Filofofi antichi penfarono , che il fuoco folTe Dio , tra' quali 
Ippafo Metapontino , ed Eraclio Efefio , come narra Clemente Alelfan- 
drino in orat, adhortatoria ad Gentes » 8c alcuni Stoici diiTero , che la natu- 
ra di Dio era Ignea , come teltifica San Gio. Damafceno in lib. de Hare- 
jzbus . Ma lafciati gli Etnici Filofofi : nella Sagra Scrittura s' intender 
più volte fotto nome di fuoco. Iddio ; Onde nel Deuteronom. cap. 4. fi 
legge del Padre Domìnus tuus ignis confumens efl , e S, Paolo ad Uabreos 
cap. 12. nel fine parlando del Figliuolo : Ignitum verbum tuum nimis : e al 
fecondo degli Atti della Terza Perfona : ^pparuentntillisdifpertita lingua tan~. 
quam ignis , fedìtque fupra fingulos eornm : & repleti funt omnes Spirita Sartffo . 
Però non è meraviglia » come dice San Giovanni Damafceno nel luogo 
citato : Ignem in temptis affermarli ut Divina natura quafi symbolum effet ■,&■ 
propterea. capitale fuiffe fi ficerdotei ignem in templis extingui permitterent , tatti' 
quam Divinità* ex eo loca arceretur , & velutì deleretur . A quelle autorità Ci ag- 
giungono alcune ragioni j e prima ,. perchè il fuoco è fonte del calore » 
per mezzo del quale tutte le cofe create hanno forza , e vita ; e per que- 
llo Varrone dice » che ignis dìchitr a gignenda , eflfendocchè genera , e go- 
verna ogni cola , come dice Platone libro de feientia ~ 

II cerchio di oro , che tiene in capo ,. colle dette gioje di gran fplen- 
dore , lignifica la perfezione della mente , eflendo la più perfetta di quan- 
to fi ritrova , per eifere in eifa i modelli efemplari di tutte le cofe ; c_j 
Eccome le forme si naturali , come artificiali più rilucano , e fiorifeono 
nell* Agente , che nell' opera , e negi' ìltrumenti ; così le forme dell' Uni- 
verfo fono molto più perfette , e vigorofe nell' Artefice , che nelle caufe 
{ingoiar! » o nella materia : e come dice Tommafo Giannino nel libro <fc_j. 
Trovìdentia al cap. 7. Sì Dei concejfu , aut contempi 'atìonis munere ad mandarti 
tntelligibìlem afeendema , in qm lux fitlget Idearum fplendidijjìma , &■ vera, ef- 
fèìttia rernm continetttr * procul dubìo hac ,. qua fenfibns occurrunt , falfa , &■ 
mentita agnofcem.is , nos vita hu]m posnitebit , in qua nimis credente* fenfibus a 
falfts rerum irnm.iglnatìortibm illudimur , mixque pojfimus afpicere tenuifJimurtL> 
fplendorem illius ìucis , qua in manda intelligibili adea clarifjimè fplendet » ut 
ejus lumen latifjìmè pateat , & ad omnia pertineat . E quello avviene , per ef- 
fere vicina a Dio, dal quale, come da un inefaufto fonte, riceve innu- 
merabile luce j e per quello ditte Platone r Circa omnium l{egem omnia funt\ 
jdov' è da avvertire , che Platone intende, che ci fiano due Mondi,, uno 
intelligibile » e l' altro fendibile r quello archetipo , ad efemplare ; quello 
.corporeo » e materiale ; ma fopra di ciò , per brevità folo apporterò Ia__» 

{piega- 



^A° ICONOLOGIA. 

fpiegazione di Filone , iib. de Mundi opificio , dicendo : Beus ubi prò fiuu 
Datate prxvidit imitamentnm pulcbrum non pojfe abfque exempUri pulcino exi- 
flcrc , nec fenfibile qiticqnam circa exceptionem probari , quod non archetipo in- 
telligibilis Idea rejpondeat , pojlquam decrevit vifibilem himc Mundum condere , 
prius formavit fimulacrum ejus intelligibile , ttt ad exemplar incorporei Deoquo 
fimillimi corporeum abfolveret Mundwn ; totidem complexunm fenjibilia genera* 
quot in ilio intelligibilia , e dopo alcuni verfi feggiungendo : Si quii apertio- 
ribus verbis mi voluerit , nibil aliitd dixerìt effe Mundum intelligibilem , quam Dei 
jam creata Verbum, nibil enim almi Vrbs intelligibili: efl, quam ratio circhi- 
tetti , tam in Drbem mente conceptum condere cogitantis . 

Tiene in braccio la Natura» alla quale dà la zinna» per denotare I' a« 
iiinia del Mondo» che era la terza cofa tra le coeterne, quale dipende^» 
dalla mente Divina , come lo fplendore dalla luce ; del che parlando Fer- 
nelio lib. i . de abditis rerum canfis , al cap. 9. dice : T^on id fi forte vir- 
tuiis fiiam infiexionem retraxerit deficiente vita in rnortem comtent omnia . Hac 
enim Dei 'vita , btec iììws atlio » rem ad motiones prò fua quamque natura cine, 
«jitawqite omnibus infpirare ; & in mortalitatis quidem feminibus Catam conferiti 
Terram vero mutationum . Imperocché il Mondo » che contiene in fc tutti 
quelli quattro principi, ed elementi della natura, ed un certo corpo in__» 
fé unito , le parti del quale fono in fé riilrette » coli' ajuto dell' unico 
fpirito, ed anima del Mondo : poiché , come dice Virgilio nel 6, dell* 
incide . 

Trincipio Cahm » & Terras , campofque liqucntes » 
Lucentemque globum Luna Titaniaque aflra 
Spiritus intus alit ; totamque infufa per artus 
Mens agitat rnolem , & magno je corpore mifcet * 

E Cicerone in Tufc. Queft. diOTe : Omnia uno divino , e&* continuato fii- 
ritu contineri ; ricercando , e fpargendofi quella fpirito per tutto 1' Univerfò» 
a guifa di una vita del Mondo , accompagnato da un fidereo calore , dal 
quale dipende una foflanza procreatrice , nutrice , aumentatrice , e confer- 
vatrice , quale vediamo infonderli in tutte le cofe create , come appunto 
tutti gli animali, per mezzo del latte vivono, fi nutrifcono , crefcono , e 
fi confervano ; e però il Poeta nel luogo citato ,ditfe : 

Inde hominum , pecudumque genus, vhxque volantum* 
Et qua marmoreo fert moflra fub liquore Ttìnttts , 
Igneus eft illis vigor , & edefìis origo , 
Seminìbus . , . 

Né però ne fon privi i metalli , e pietre , ed altre cofe rozze , per- 
chè non fi trova cofa , per abietta che fia , che da quello fpirito non lì» 
favorita » perchè penetrando fi diffonde » e diffondendo fi empie » ed em- 
piendo nutrifee > e governa tutie le cofe » ed a quello fine abbiamo pollo» 

che 



T MO TERZO. %^ 

che dia il latte alfa natura , come principio del moto » e della quiete , e 
confeguentemente della* generazióne , ^corruzione , augumèntazione , altera- 
zione , e moto locale , comprendendo tutte le cofe naturali . 

Il Paefe colle cofe fopraddette , che la -detta figura moltra di accen* 
riare, lignifica il Mondo inferiore fenfibile , e materiale» che dall' ideal e_j 
in tutto « e per tutto dipende . Ma per comprendere molte cofe in poche 
parole , e per fare un epilogo di ogni cofa , dico , che il bene è una__« 
fopraeminente efilìenza di Dio . La bellezza è un certo atto , ovvero uà 
raggio da quella per ogni cofa penetrante ; Prima nella mente Angelica « 
fecondariamente nell' anima dell' Univerfo , per terzo nella natura, per 
quarto nella materia corporea ; abbellifce di ordine la mente Ideale ; l* 
anima la compifee con bella ferie d' Idee , e adorna di forme la materia . E 
ficcome un fol raggio folare può illuftrare quattro corpi Elementari ; cosi 
un folo raggio Divino illumina la mente, 1' anima, la natura , e la_j 
materia . Onde in quelli quattro Elementi qualunque guarda il lume, vie» 
a mirare il raggio Solare * e per mezzo di quello fi rivolta a mirare li 
fua luce ; cosi per appunto in quelle quattro cofe , cioè mente , anima , na- 
tura , e corpo , chiunque contempla la loro convenienza , e ama il Divino 
fplendore , per mezzo di elfo viene a mirare , amare , e riverire Iddio 
Creatore del tutto . 




..■» 



»h IDOLA- 



14* 



ICO N LO G I A 
I D OLATRIA. 

iti Cefare Fjpa . 

J , 




t Ziri e Al ari? Ili imi . 



/</«-> / n tv i a 



.,'. .-'t..i i i. . 



DOnnà cieca » colle ginocchia in terra * e dia incenfo con un ruribìfe 
alla ftatua di un Toro di bronzo . 
Idolatria , fecondo S.. Tommafo 2. 2. queft. 94. art. Ejì cultus Deo de- 
bittis Creatura cxhibitus . 

Le ginocchia in terra, fono un effetto , e fegno di Religione » col qua- 
le fi confefsa fommifsione , ed umiltà. > in rifpetto alla grandezza di Dio ( 
il quale è potentissimo in feitelfo , e folo a lui conviene propriamente-» 
P adorazione , per la ragione * che ne daremo 1 ferì vendo al fuo luogo 
dell' orazione ; febbene vi è anche la venerazione de' Santi i neppure que- 
lla baita , fenza la retta intenzione di dare gli onori convenientemente ; 
e quella intenzione fi dichiara col turibile * che manda fumi odoriferi , i 
quali lignificano , che la buona intenzione dirittamente piegata » manda odo- 
re di orazioni ferventi , ed accette . Però ancora i neutri Sacerdoti per 
fanta itiituzione, danno l' incenfo nel Santifsimo Sagrifizio della Meda » pre- 
gando Dio 1 ficcome iì fumo, e P odore dell' incenfo s'innalza, cosi s'in- 
nalzino le orazioni loroverfb di lui. E il Toro di metallo fi prende per 
Je cole create , e fatte - o dalla natura ■ o dall' arte» alle quali la cecità 
de' Popoli ha dato molte volte foltamente quclP onore , che a Dio folo 

era 



TOMO TERZO, t+? 

era obbligato di conférvare ; dal che è nato il nome d* Idolatria » chcj» 
vuol dice adorazinne di falfa Deità . 



r 



IDROGRAFI Àé 

DLGefatx Jty* . 




/ d r oj; r ^Jiji 



Ùw/c &panjjL 



DOnna vecchia vertita di colore dell* argento * il comporto del quale* 
imiti le onde del Mare » Che fopra del capo vi fiano molte ftelle . 
Che colla delira mano tenga la carta da navigare » ed Un comparto ; e_» 
colla finiftra una nave» e per terra vi fia una buffola» 

Si rapprefenta vecchia per la ragione detta nella figura della Geografia. 
Il colore > ed il comporto del veftìmento , lignifica P acqua > ed il moto di 
erta , della quale fi dìmoftra coli' operazione del foggetto , che rapprefen- 
tiamo ; il quale confifle nel pigliare tutti ì termini de' Mari , per ogni 
confine di Provincie ; deferivendofi per Idrografia , vocabolo che denva_j 
dal vafo, detto Idria, e Grafia, cioè difegno di tutto il compòrto dell* 
acqua : e detta Idrografia viene regolata > e deferìtta i mediante la buffo- 
la navigatoria , nella quale per mezzo della Calamita > fi dimòftra co' fuoi 
venti il ficuro viaggio , ritrovato da' Moderni coli* occàfione^ della carta-j 
del navigare col fuo comparto, nella qual carta dimortra tutti li venti de* 
fcritti , fecondo gli antichi Autori , ì quali fenza 1* operazione della cala- 

H h ? mici . 



*44 ICONOLOGIA 

mica, non cohofciuta da loro» fi governavano, mediante le ftelle ♦ come 
fa menzione Polidoro Virgilio, dicendo, che i Fenici furono quelli che^» 
trovarono I' oTervazione delle (ielle nel navigare , e per le Torri a' Lidi 
del Mare , i fuochi che in efle Torri ponevano . 
. •■■■ } , «I A 
IGNOBILTÀ'. 

Lei T>. Fra Vincenzio l{icci M. 0. 

DOnna mal veflita con gli occhi fiflì in terra . Avrà in mano uà 
legno fpinofo , e fecco . Sotto i piedi una fpoglia di Leone . Le 
farà appretto un A fino , un Alcione, ed una Tigre. 

L' Ignobiltà è il nafeere da baita l'tirpe , e da genitori vili , e tanta 
maggiormente fi chiamerà Ignobiltà quella di un Uomo, che ignobilmen- 
mente , e rozzamente vive , non avendo riguardo a cofe grandi , ed ono- 
revoli , ma a cofe balte , e plebee , né a cofe grandi , che rendono I' ani- 
mo nobile , e magnanimo , né ad azioni nobili , e virtuofe , ma a cofe 
contrarie , quali cagionano non folo ignobiltà , ma ignominia , ed infamia. 

Quindi gli antichi Romani erano si avidi di virtù , e di far cofe ma- 
gnanime , ed imprefe grandi , per acquetare il gloriolb titolo di valorofi » 
e nobili , e trionfare con tante fmifurate pompe . 

Né folo mi par di dire , efler ignobili quei, che tali nafeono, e co- 
me tali vivono ; ma la vera Ignobiltà ritrovali in Uomini di mala vita » 
di mali collumi , in Uomini peccatori , e trafgrelìbri della Divina legge » 
e fé vogliamo forfè la quinta effenza di quella, riguardiamo in certi, che 
sfacciatamente offendono il Signore , pubblicamente peccano , ed oltinatamen- 
te vivono , come fpecialmente coloro , che quanto al nafeere , e quanto 
al fanguc fono nobili , ma fogliono talora degenerare , e con 1' enormità 
de' propri coltomi denigrano , e deturpano il candore della propria famiglia » 
nou wrnfpondendo con 1' opre alla nafeita . Se fé ne trovano dunque 
sei' mondò alcuni di quelli tali , diafi loro titoli d' ignoDili piuttotto , che 
altro , in merito del viver loro disordinato cotanto , ed altresì con ogni 
dovuta ragione loro diafi infaullo nome di bugiardi , di adulteri , di dege- 
neranti ; facendo bugiardo il nome della lor nobiltà , adulterando da' loro 
pnorati Progenitori , e degenerando dalle virtù abbracciate da quelli . Chia- 
ininfi deformi bdtie , uomini irragionevoli, altrui abominazione , ruina_j 
del pubblico , difonore degli uomini gentili, facitori di difuguai imprefe de* 
Jrerì Eroi , indegni di ogni piccola lode , gente da cui lungi fono gli ono- 
ri , i trionfi , e le glorie , pelle veramente de' Regni ; e come tali cia- 
scheduno, per non ricoprirli di macchie indelebili, li fugga, ed ogn' ir lor« 
Tolga il tergo, acciocché pofeia dianfi a pentimento , e duolo delle paifatc 
infamie ; purghino ciò, in che dianzi erravano, e diano bando a tali cole, 
perche con tanto obbrobrio redavano uelP onore offefi, declinati nella fa- 
ma , ed ofeurati in tutto nell* antico lignaggio, ove quai candidi fiori d' 
innocenza * e rubicondi di onore » feovrirono vaghe*** nel verde Aorile di 
t ior 



TOMO TERZO. 243 

lor vita , e campeggiarono si lieti , e colmi di gloria nella bella Primave- 
ra del mondo i loro antichi . Né dee chiamarli {blamente vera, e propria 
nobiltà quella , che trae origine dalla carne [ dice Seneca ] ma quella * 
che dalla mente, eh' è generalità dell' animo , e parto della vera nooiltà» 
come diceva l* Apottolo . Cor. 1. v. 26. Hjin non zrt'dti fapientes fecundum 
carnem , non multi potentes , non multi nobìles &c. Ma la vera nobiltà consì- 
ste nella chiarezza non folo del nome , ma dell' animo , e dell' opere . 
Diciamo dunque non efèer a(folutamente nobile quello » che^nafee da Padre 
nobile , e Madre ; ma. quello * che ne' coihimi , nella generalità , nella ma- 
gnanimità , ed in tutte le altre virtù dell' animo ila parimente nobile ; e 
molti fono di quelli nati di f angue chiaro ; ma perchè non danno opera alle 
cofe già dette ofeurano la lor nobiltà . Siccome veggonfi, altri nati di {an- 
gue balio j e plebeo , ma perchè fono di graziola natura > amatori , o pof- 
leflbri delle virtù di si grazioli * e lodati coitumi , di sì beli' animo , che 
veramente con molta ragione debbono efler chiamati nobili » e gentili , ne* 
cui cuori fpetìo ritrovali come tale 1' amore 1. non dico profano , ma. vù> 
tuofo. » e fpirituale * come Dante dille i 

%4mor ■■> che in cor gentil ratto s' apprende. 

Ed altri . ^tntor , che folo i cor leggiadri inverft*. 
"He cura di provar fue forze altrove . 

Il Padre San Girolamo , dice ad Celare che la. libertà fola apprettò Id- 
dio è non. fervire a' peccati ; e la (brama nobiltà è 1' eflfer chiaro di 
virtù . E dice 1' ilìeftb, in Epifl. che quello è più propinquo, a Dio , che 
non decora la nobiltà del genere » e dignità del fecolo * ma. la nobiltà dell* 
fede ) la divozione , e la buona vita . 

San Gio. Criiòftomo dice , fuper Matt. quello eflèr chiaro, quello fu- 
blime , e graduato nel verace titolo di nobiltà , che {degnerà come tale_»; 
fervire a' vi/J» e terrà a vituperio il farli vincere da quelli 

Quello eh' è nato in- luogo nobile., a cotale nobiltà accoppi la bon- 
tà de' collimar , e fplendore della vita ,. e così celebraralfi. con geminata 
chiarezza del fangue » e di virtù » dice Nazianzeno Orat. &. 

A molti ìa bontà del genere fuol far cattiva prole , come V ignobil- 
tà della mente > e così lì rendono vili » vieppiù degli altri ,, dice Grego- 
rio Papa in Dialog. 

Ariiìotile dice , che la nobiltà », e la virtù, in pochi vedonfT » e che 
fiano nobili , e buoni , mai {è ne trovarono cento » Lo Hello dice , ch^u» 
quelli fono nobili , ne' quali è maggior copia di virtù ^irift. lib. 5. de repubh 
top. \. , e Platone dine "Plot, in SUL non riguardarli nobiltà fuori delle vie- 
Jùl-js e però dicali t 

Sei lìcet aurato j uhi porpora vefiiat artrts 
Sii bene compofttis Uttera picia notis 1 

m 



%\6 ICONOLOGIA 

Et quamvis culti* poffìs non vilis haberi 
Haiti, tamen id fatis ejì , in meliora fera? . 

T^en ebore , & gemmìs , non auro vera paratur . 
lipbilitas , aliquid majus babere decet . 

1S{am vìntiti* opes tantum ornamenta putantur 
J^hos fortuna fua dat , rapitque manu . 

Urte ìgitur nequemt generofnm reddere quemquam : 
Canfam in fé virtus nobilitatis habet . 

Si dipinge l' ignobiltà da Donna deforme , e mal veftita , per efler co~ 
fa pefsima 1' efler vile , ed ignobile , e fpecialmente a quei che fono {ce- 
rni di virtù , ■ài chi è vera , e propria Ignobiltà . Ha la verte vecchia , 
e (tracciata, che fetnbra la povertà degl' Ignobili , e la miferia, oppure la 
verte lacerata è geroglifico de' vizj , che rompono il bello , e decoro- 
fo vertimento delle virtù . Ha gli occhi fifsi in terra , proprio dell' ani- 
mo baffo , e vile > e poco magnanimo , che non ha mira a cofe alte , e 
onorate ; ma ad infime , ed igr.ominiofe . Il legno fecco , e fpinofo , eh* 
ha in mano , fembra il dominio , o la grandezza del fangue , oppure il 
reggimento di fua cafa , ed il foftegno , o difefa ; come fi riferìfee d*_« 
Cleomene Duce degli Ateniefi , che eflendo fufeitato un odio grande con- 
tro lui , prefe il battone per difefa fua contro gì' Infultanti ; ma è fecco, 
perchè 1' Ignobiltà fecco rende , e di poco valore il tutto , e per eflere 
anche fortegno frale , e debole ; è fpinofo quefto legno , eflendo le fpine 
geroglifico de' delitti [ fecondo Pierio Valeriano ] lib. 55. Quindi fu po- 
rta al noftro Salvatore la corona di fpine , in fegno di Malfattore , così ri- 
putandolo gli Ebrei ; ma quefto fu fovrano penfiero , ed arcano di Dio , 
perchè egli prefe le noftre colpe fui dorfo proprio, e però volle in si fat- 
ta guifa efler coronato . Dunque è fpinofo il legno , fembrando , che gì' 
Ignobili di fangue, ed altresì di virtù manchevoli, fono delinquenti, e tri- 
lli ; eflendo quefto il cattivo parto dell' Ignobiltà. 

La fpoglia del Leone, che ha fotto i piedi, e (imbolo delle viltà * 
ed azioni onorate (fecondo Pierio ) lib. r. in fegno, che gì' Ignobili, e 
(pecialmente di animo , le difpregiano , e ne fanno pochiflìma ftima , come 
quello , che fi fottopone a' piedi alcuna cofa . 

L'Afino è (imbolo della lloltizia, e rozzezza ( fecondo l' ifteflo ) lib. U. 
eh' è proprio de' vili , ed ignobili . 

L' Alcione ancora ( fecondo il medemo ) lib. 25. ponevano gli Anti- 
chi Egizj per geroglifico d' Ignobiltà , eflendo uccello ( al parere de' Na- 
turaliiti , e fpecialmente di Plinio) che non è noto, né fi sa la progenie» 
e per iitinto particolare campeggia al foffio del Favonio ; come appunto è 
il Vile , ed Ignobile , e particolarmente per i vizi , di lui non vi è nome, 

né 



TOMO TERZO* i 47 

ne fi sa dàddove fi fia , e folo allora fi fa vedere , quando è ii vènto cat- 
tivo ed il Favonio infaulto. delle male prattiche ». ed ove fpirano i. fiati pu- 
tridi ) e le infami voci de' trilti .. 

E per fine vi è la Tigre crudele ». perchè- (òna molti nati nobiltà per 
cui i loro Progenitori hanno» ipefo tante fatiche , per farne acquifto. , ed 
eglino inavvedutamente per la mala .vita, fé ne privano , e. debbonil ra- 
gionevolmente raffembrare alla Tigre crudele » effendo cosi contro di loro 
ilefli , contro 1' Anima » la Nobiltà , e gli Antenati loro , che non perdo- 
narono a fatica per illuitrarfi , da' quali sfacciatamente tralignano .. 

Alla. Scrittura Sacra .. Si dipinge 1' Ingnobiltà da Donna mal veftita » 
e povera, che quello era il gaftigo, che voleva dar Iddio al Mondo. Soph. 
3. v. 1 2. Derelinqitam in medio tui popultm pauperem , & egemm . Ha il ve- 
stimento lacerato , .allegorizato per quei ottanta Uomini di Silo,, e dt Sa- 
maria con velfimenti limili Hier. 41. v.. 5. venerimi viri ad Sìcbcm , & <fe_j 
Silo. , & de Samaria oftuaginta viri rafi barba , <&• fcijjìs vcflibus y ec. Ha gli 
occhi , che guardano in terra ; e di tali ,. come- vili,, ed ignobili ,, divi- 
sò Davide Piai. 16. v. 2. Oculos fuos jlatuerunt declinare in terram . Ha in 
mano il fecco legno ,, di che parlò 1* Ecclefiaftico al propofito 6.. v. 3. 
Helinqueris veliti ligmm. ariditm .. Ha lotto piedi la fpoglia di Leone , per fe- 
gno di' dìfpregia di virtù, calpeitandola , come dille Michea 7. v.. io. Ocu- 
Ji mei videbmt in eam , nunc exit, in conculcationem , ut lutum plutearum . E chi 
difpregia qnelle , fpreggià Iddio , in. guifa , che egli medefimo divisò 1. 
Reg 2. v.. 30. ^hì autem contemnmt me , erunt ignobiles . Vi, è- 1' Afino » 
per la ttoltizia . Prov. 22.. v.. 15. Stultitia. colligata efl in corde ejus .. Vi è 
ì' Alcione ,.. di cui non fi fa il feme , né la progenie ,, come. Giobbe, par- 
lò figuratamente di un vile, ignobile, e trillo 18. v. 12. 2tya. er.it femen 
ejus , ncque progenies. in: populo fuo .. Né fé ne fa il nome », come ditte Ifaìa 
dell' ignobil Babilonia allegoricamente per quello. 14. v.. 22. "Deretani Ba- 
bilonis nomm. » <& relìqmas germe»: &■ progentem . La Tigre crudele per fine, 
in guifa che di una. tal figliuola, crudele contro: fé. lleflTa favellò. Gere- 
mia 4. v. 3 . Filia populì mei cruddis .. 

1 G N O R A N 27 A. 

Di. Ce/are %ìp* .. 

DOnna con faccia carnofà , deforme *■ e cieca . In capo- avrà una ghir- 
landa di papavero , camminando fcalza in un campo pieno di prumi», 
e triboli, fuori di ftrada , veftita fontuofimente di oro , e di gemme ;. e 
accanto vi fari per 1' aria un Pipiftreilo > ovvero Nottola . 

Per la prefente figura non fi rapprefenta il femplice non fi-pere , m* 
il vizio dell" Ignoranza, che nafee dal difpregio della fetenza di quelle co- 
fe , che 1' uomo- è tenuta d'' imparare r e però : fi dipinge fcalza » che cam- 
mina liberamente fuor di via, e tra le fpine . Si fa fenza occhi ; per- 
chè 1' ignoranza è uno ftupore , e una cecità di mente * nella -quale 1* 

Uova* 



*4* ICONOLOGIA 

Lomo fonda un' opinione di ferteflò* e crede eflere quello» che ùon èi 
in ogni cola ; ovvero per le molte difficolti , che I' igorante , traviando 
dal dritto fentiero della virtù , per le male apprenfioni dell' intelletto « 
trova nel vivere . 

Si dipinge predo a lei il Pipillrelio, ovvero Nottola, perchè * conit 
dice Pierio Valeriano lib. 25. alla luce fomiglia Ja fapienza ; e alle tenebre* 
dalle quali non efee mai la Nottola , l' Ignoranza . 

V Ignoranza fi fa poi brutta di faccia , perchè , quanto nella natura 
umana il bello delia fapienza riluce , tanto il brutto dell' ignoranza appare 
fozzo, e difpiacevole . 

li pompofo vefiito è trofeo dell' ignoranza, e molti *' induftriano nel 
bel veitire , forfè perchè fotto i beili abiti del corpo , fi tenga fepolto , al 
meglio che fi può , il cattivo odore dell' Ignoranza dell' anima . 

Lz ghirlanda di papavero ., lignifica il miserabile fatino delia mente.» 
Ignorante . 

, IGNORANZA. 

In un Hicco fenza lettere . 

UOmo a caTallo {opra un Montone di colore di oro , in mezzo alle_* 
acque . £' concetto che 1' Alciato ebbe dagli Antichi , e in lingua no- 
ftra dice cosi : 

Sopra al ricco Monton varcando il Mare , 
Frifo ci Koflra un Vom , che dal fuo fenfo» 
Coli' ignoranza fua fi fa portare . 

Ig no rama. 

DOnna , come di Copra fi è detto , alla quale fi potrà aggiungere « 
che la velie fia contella di fcaglie di pefee , le quali fono il vero 
fimbolo dell' Ignoranza, come fi vede in Pierio Valeriano lib. jl. 

La ragione è perchè, il pefee è di fua natura ftolido , e lontano da 
ogni capacità, eccetto il Delfino, e alcuni altri, che raccontano per ma- 
raviglia ; e come le fcaglie con facilità fi levano dal corpo de' pefei , cosi 
cogli ftudj delle lettere fi può levare all' Uomo il velo dell' Ignoranza. 

Ignoranza di tutte le cofe . 

GLi Antichi Egizi , per dimoftrare un ignorante di tutte le cofe , fa* 
cevano una immagine col capo dell' Afino , che guardaGe la terra • 
perchè al Sole della virtù non si alza mai I' occhio degl' Ignoranti , i qua* 
li fono nell' amor di fé ltefsi , e delle cofe proprie molto più licenzio!* 
degli altri , come quello animale più teneramente degli altri ama i fuoi 
parti, come dice Pierio Valeriano nel Ub. il.cap. 55. . 

t i.v/i Ignora»- 



TOMO TERZO, * 49 

Ign or an z a . 

IGnoranza dipinta è dai Grecia come. dice Tommafo. Gai-zoni : 
Un fanciullo nudo a cavallo fopra di un Afino . Ha bendati gli oc- 
chi , e tiene con una mano una canna . 

Fanciullo , e nudo fi dipinge , per dimoftrare , che l' Ignorante è fem> 
plice » e di puerile- ingegno , e nudo di ogni bene. 

Si mette a cavallo lbpra dell' Afino , per efler efTo animale privo dì 
ragione , e in docile » e molto fimile a lui 5 come piace a Pierio Valeria- 
no nel lib. 12. delli geroglifici. 

La benda , che gli cuopre gli occhi , denota , che è cieco affatto dell*' 
intelletto , e non sa , che fi fare ; e però ditte Ifidoro Soliloquiomm lib. z. 
cap. 17. 

Summa mìferia efi nefcire quo tendas . 
Gli fi da la canna in mano , per edere cofa fragile e vana * e mol- 
to degna di lui , ficcome dice Pierio Valeriano lib. 57. delli Geroglifici » 
Sicché con quella pittura volevano i Greci occultamente fignificare , che 
P Ignorante era. di femplice , e puerile ingegno , nudo affatto di ogni 
ornamento virile, retto dal fenfo, che è più groflb , che non è un Afiao» 
cieco » e fbpra il tutto vuoto di cervello come una canna . 

IGNORANZA. 

Come dipinta dall' Alciati nelli fuoi Emblemi . 

file moflro è queflo ? Sfinge, perchè [erba 
Faccia di Donna , e le fue membra velie 
"Piuma d' augello , e di Lione ha i piedi ? 
Dinota /' ignoranza, che procede 
Da tre cagioni , da intelletto lieve 1 
O da vaghezza de' piacer mondani , 
O da fuperbia , che virtù corrompe . 
Lia l' Vom j che sa perei? egli è nato , a q-iefla, 
S' oppone , e vincitor felice vive . (a) 

li FAT- 

( a ) E' rapprefentata a maraviglia dal celebre Benedetto Menzini J' Ignorane 
za ne' feguenti veri! , che fi leggono nella fua Etopedia , ovvero Infìituzione* 
morale lib, 3. 

COjlei per entro alle Cimmerie grotte 
Ebbe V Oblìo per padre , e a Ini conforte 
La Negligenza partorìlla ; e i vili 
Suoi Genitori in paragon far •vìnti 
Da quejìa piti di lor figlia deforme. 
Moftra veder , moflra di udire , e pure 
E non ode , e non vede : ed è V ìrfuta 
Orecchia un 7 indìgena , e rozza sartie ., 

Cfo 



2?o ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRO. 

Scrivendo S. Paolo a Timoteo, lo avverte a feguire quella Dottrina, che 
ha apprefa , e che ad altri infegna , ponendogli in villa 1* Ignoranza 
di quei fallì Dottori, che egli chiama fempcr difcentes^ &■ numquam ad jet' 
entiam veritatis pervenientes ; poiché fegue egli a dire : Injipieiitia cnim eorum 
manife/ia crii omnibus . S. Paolo 2. ad Timoth. cap. 3. 

FATTTO STORICO PROFANO. 

Licinio Imperadore calpellò di maniera le lettere , ed i letterati , che 
con nemillì perpetua non cefsò mai di fare loro guerra , chiamando si 
quelle , che quelli, pubblica pelle. Graziofamente lo ichemifee 1* Fgnazio» 
prendendolo a fcisfare con dire : Egli era tanto ign orante , che non Ca- 
peva fottoferivere un Decreto. Svetonia . 

FATTO FAVOLOSO. 

E* Renduto celebre dalle Favole Corebo figlio di Migdone di Frigia . 
» Coftui fu tanto feiocco , ed ignorante , che non elfendo potuto mai 
giungere a numerare oltre il cinque, il era metTo in teita di voler conta- 
re quante folTero le onde del mare . Euftazio , e Luciano appreffo il i\jffro- 
glitore de* Vreverbj , rapport. dal Teftorc nella pia Officina Tit. 7. Striti , & 
inftpientes . IM1TA- 

* "'■ '' 1 ' ■ 1 ■■ ■ ■ 1. . 1 . . i 

Che non ba caritade , e non raccoglie 

Entro il fuo nìcchio aere verun , che poffa- 

Dall' cflcrno ambiente ejjer rifpir.tv . 

L' occhio par che feintilli ; e pur quaì vedi 

Qui tra di noi un , che d' acuto [guardi 

Sembra dotate , ed è par cieco in tutto , 

Per lo si grave umor , che oppili , e leg* 

La vifiva potenza ; ella ancor fembra 

Aver pupille lìmpide , e ferene j 

Ma fon più inferme, e più languide, e frali m 

Che quelle dell' Augcl facro a Minerva . 

E perchè mai non e cupida , e vaga 

D' interrogare altrui per farne acquijlo, 

di notizia , ài faenza , d' arte ; 

// giufto Giove Vindice fevero 

Di quefta colpa , la fpungofa , e molle 

lingua le tolfe ; onde qualar la becca 

Spalanca fbadigliando , altro non vedi , 

Che cupo , efeeno , e cavernofo fondo . 

E che dirò delle altre membra s in erti 

Milla ba di proporzione} I-la anguflo il pettr, 

Ma pingue , e vajlo il peierefo l entre ; 

Le man corte , e le braccia , e breve il pajfc J 

Fuori non efee , e per le fue nJtie 

Tenebre fi raggira ; e'i fuo viaggio 

E d' errore in errori , t i! antro in antro . tt. 



D 



TOMO TER Z 0. 251 

v 

IMITAZIONE. 

Di Cefare Hjpa. 

Onna * che nella mano deftra tiene un mazzo di pennelli , nella ff- 
niftra una mafchera , ed ai piedi una Scimia . 
L' Imitazione fi vede in qualfivoglia azione ■> ovvero opera fatta ad al- 
cun' altra fomigliante ; e però fi dipinge con un mazzo di pennelli in ma- 
no, come ittromenti dell' arte , imitatrice de' colorii e delle figure dal- 
la natura prodotte, o dall' arte ittefla . 

La mafchera , e la Scimia ci dimoftrano I' imitazione delle azioni 
umane ; quella per edere animale atto per imitare 1' Uomo co' fuoi getti; 
e quella per imitar nelle Comedie , e fuori» 1' apparenza , e il .porta- 
mento di divertì perfonaggi . 
De' Fatti , vedi Emulazione . 

IMMAGINA ZIONE. 

Dì Cefare Rjpa, 

DOnna veftita di vari colori . Avrà i capelli irfuti , e alle tempie ut, 
paro di alette fimili a quelle di Mercurio , e per corona diverfe fi- 
gurette di chiaro feuro . Starà con gli occhi rivolti in alto tutta penfofa, 
e in attratto . Terrà le mani una nell' altra . 

L' Immaginazione, dice Arittotele terzo de minima-, che è un moto fat- 
to dal ienfo attualmente, cioè una cognizione di quello, che gli altri fé n- 
fi , sì il comune, come anche gli efteriori, hanno fentito ; e come dice 
anche nel fecondo de minima , è comune cogli Uomini, il che ci viene_> 
fpiegato anche da Temiftio , parimente nel terzo de minima , dove dice » 
che 1' Immaginazione è perfetta , e imperfetta ; perfetta negli Animali per- 
fetti , e imperfetta negli imperfetti ; e per dichiarare detta figura a par- 
te a parte , e fpiegare ì fuoi lignificati , diremo , che il vettimento di 
varj colori dimottra , che la potenza immaginativa riceve le fantafme dì 
qualfivoglia oggetto prefittatele dalli fenfi citeriori : Però detta varietà dì 
colori ci mottra la varietà grande di detti oggetti . 

Si dipinge colli capelli irfuti , e colle alette- alle tempia , per lignifi- 
care la pretta , anzi fubita operazione di detta potenza , si in ricevere det- 
te Fantafme , come anche in prefentarle all' intelletto ; aggiungiamo che 
detta Immaginazione è in continuo moto tanto nella vigilia , quanto nel fon* 
no , come fi fpiega nel libro de divinatone per [omnia . 

La Corona in capo con diverfe figurette denota, che la virtù imma- 
ginativa riliede , fecondo i Medici , nel primo ventricolo del cervello , che è 
nella parte interiore del capo , cioè fronte , ovvero Ancipite , e che il 
fenfo comune porge alla virtù immaginativa varie fpecie , ovvero fantafme t 

I i 2 cosi 



a?i ICONOLOGIA 

cosi chiamate da' Filofofi, e cosi dalla detta virtù fi fa l' Immaginazione » 
alla quale virtù , come la più nobile , tutte le altre ubbidifeono . Si dipinge 
cogli occhi rivolti in alto tutta penfofa » e in attratto , e che tenga le_* 
mani una nell' altra , per dimoltrare » che ancorché le altre facoltà » e i 
fenlì efteriori non diano in atto alcuno , la detta virtù nondimeno opera» 
e molte volte opera ancorché dormiamo; del che ne abbiamo moiri e fé di- 
pi * quali ne vengono raccontati dal Valeriola libro fecondo » o;fervazione 
4. da Serto Empirico nella vita di Pirone » e da molti altri ; e Claudio 
Galeno , ancorché alle volte abbia detto*, che ciò non fi puoi fare » nondi- 
meno lib. 2. de mota mufadorum ; avendo ciò per efperienza provato , con- 
feffa efifere la verità : il che accade » perche la detta virtù riierba in fé im- 
prese quelle fantafme apportatele da' lenii nella vigilia ; il che fuole fpef- 
fo accadere a quelli che fono pieni di fangue turgido, fpumante, elluofo» 
e che abbondano di fervidi flìmi fpiriti ; e di quella condizione fono gli Uo- 
mini di abito rato , e molle , e di poca flatura \ e che hanno grande agi- 
lità di fpiriti , e animo molto feroce . 

Ariftotele nel lib. de comuni animalium motione dice : Vifio » & imaginA~ 
tìo rerum egendarum vim obtinet ; e per quello 1' Etimologia dell' Immagi- 
nazione viene dal fenfo del vifo , come dal più nobile ; ma perché il vi- 
fo non fi può fare fenza la luce , di qui viene che fi chiama fantafia , 
che viene dalla voce Greca (pa^s che vuol dire lux » e <^xi'v(u luceo . 

Li mirabili effetti della Immaginazione ci fono dimollrati , e raccon- 
tati da Marcello Donato lib. de Medie* Htjioria mirabili. 

De' Fatti » vedi Fa.nta.fia . 

IMMORTALITÀ'. 

Di Cefare EJpa . 

DOnna colle ali alle fpalle » e nella mano deftra un cerchio di oro . 
Le ali fignificano la follevazione da terra» la quale non fortienefe 
non cofe mortali . 

Il cerchio dell' oro rapprefenta 1' Immortalità , per effere tra tutti i 
metalli il men corruttibile > e per aver la forma circolare » la quale non ha 
termine > dove finifea . 

Immortalità. 

DOnna veftita di oro » la quale terrà colla delira mano una pianta di 
amaranto fiorita , e nella finirtra una Fenice . 
Già fi è detta la ragione dell' alloro ; la pianta dell' amaranto figni* 
fica immortalità» perciocché ella non muta mai il colore » ne fi corrodi-* 
pe , né fi marcifee mai . 

La Fenice » per ritrovarli dalle fue proprie ceneri abbruciate perpetua- 
mente » come è comune opinione » é indizio dell' Immortalità medvlima » 
ia quale è una eternità» col rifpetto folo del tempo avvenire. 

IMMU- 



TOMO TERZO. 253 

IMMUTAZIONE. 
Dì Cefare Hjpa. 

DOnna armata ,' ve dita di cangiante . Al fianco finirtro porta una fpa- 
da , e con ambedue le mani fquarcia un panno di lino . 
L' Intelligenza di quefta figura ha bifogno di lungo diicorfo , il qua- 
le lafciando in gran parte alla fottigliezza de' belli ingegni , dirò foio « 
che fi dipinge Donna armata» per dimoitrare, che la mutazione , alla_j 
quale fono foggette tutte le cofe create » per fé (teffa è forte » e fi con- 
ferva fotto alle armature , cioè fotto al movimento de' Cieli , che emen- 
do di diverfa , e più falda materia di eifa ■> fono cagione del fuo~ moto , 
poi del calore , poi della generazione » e corruzione , che a vicenda pro-ì 
cedono, fecondo la dottrina di Arinotele, eia confervano in quello modo. 

Il lino è porto da' Poeti per lo Fato , dandoli alle Parche ; e gì' In- 
terpreti di Teocrito , rendendone la ragione , dicono , che come il lino 
nafce nella terra » e quindi a poco tempo vi fi corrompe ; così l' Uo- 
mo della terra medefimamente nato » in efla per necefiità di natura fi ri- 
folve . 

Le mani , che tirando in contrario luogo , fquarciano il panno , fono le 
contrarie qualità » che in vigore del moto de' Cieli dillruggono , e mol- 
tiplicano le cofe terrene : e fi nota la moltiplicazione nelle due parti 
•lei panno. 

IMPASSIBILITÀ'. 

Di Cefare I{ipa . 

QUefta è una delle principali doti del corpo glorificato , come feriva- 
no i Sagri Teologi . Però fi dipinge ignuda , e bella » che fiia co' 
pieai elevati fopra i quattro Elementi fuori delle cofe corruttibili . 

IMPERFEZIONE. 

Di Cefare I{ipa . 

DOnna veflita di color giallolino . In ambedue le mani tenga dell* 
Rane , con un Orfa accanto » la quale colla lingua dia perfezione al 
fuo parto . 

Il color del giallolino fi feopre in molte cofe imperfette , al tempo» che 
s' incominciano a corrompere . Però fi prende in quello lignificato . 

Le Rane parimente » come animali , che fi generano di putredine > 
fono da Oro .A polline per 1' Imperfezione afifegnate . Imperfetto è anco- 
ra il parto deli' Orfa , per elfere folo un pezzo di carne fenza forma di 

animale 



2H ICONOLOGIA 

animale * ma. con la lingua , per continua diligenza prende poi la fua for- 
ma ; cosi ogni noflra azione nel principio imperfetta « fé non manca la 
diligenza j in virtù del buon principio fi compifce . 

IMPETO. 

Di Ce/are Bjp* . 

UN Giovine di afpetto feroce , e ardito . Che fia quali nudo > e che-r 
ftia in atto di affrontare impetuofumente 1' inimico, e colla fpada_j 
nudamofiridi tirare una fioccata . Avrà bendati gli ocelli , e fari colle ali 
agli omeri . Accanto vi farà un Cignale , che itia parimente rabbuffato , 
colla bava alla bocca , ed in atto di operarfi unitamente colla figura a__» 
chiunque gli fi metta avanti per offenderlo . 

Giovane , e quafi nudo , di afpetto feroce , e ardito fi dipinge , per 
non effere nella gioventù alcun timore , ma prontezza » e audacia ad efporfi 
con impeto ad ogni incontro ; che perciò fia nell' atto fopraddetto , e col- 
la fpada , come dicemmo . 

Gli fi bendano gli occhi , perche chi mette in efecuzione le opere_> 
fue con impeto, e furore, dimoftra di elfere privo del lume dell'intellet- 
to, che è regola^ e mifura delle operazioni umane. 

Le ali denotano la velocità , e la prellezza , della quale fi ferve con 
poco giudizio 1' impetuofo Giovane , e dall' impeto fi Iafcia tnfportare . 

Se gli mette accanto l' impetuofo Cignale , nella gitila , che fi è detto» 
perciocché per comun confenfo di tutt' i Poeti , il Porco felvatico è po- 
llo per 1' impeto , come fi può vedere in Pierio Valeria no lib. 9. , ed in 
Ariilofane nella Commedia , detta Lifiitrata . Il Coro delle Donne , dice : 
per le Dee, fé tu oggi mi buzzichi, feioglierò io il mio Porco, ti nel- 
la iftefla Commedia il Coro delle Donne LaceJemonie minaccia Leonida 
di andargli addofTo ■, come Cignale ; perciocché 1' inclinazione , ed amore 
del combattere è così naturale al Cignale , che provocato dal Cacciato- 
re 1 non fugge , ma fpontaneamente prende la pugna ; e di niente du- 
bitando , corre con impeto fopra gli fpiedi , ed altre armi inoltrategli ; 
onde fé n' è fatto proverbio , quando parliamo , che gli audaci , o troppo 
pronti , che vengono alla volta noltra contro l' alta , come Porco felvatico. 

Dt* Fatti % vedi Furore * 

INCLINAZIONE. 

Di Cefare Bjpa . 

DOnna giovane . Sari veflita dalla parte delira di color bianco , e dal- 
la finiltra di color nero . Avrà in cima del capo due llelle filfe « 
cioè quella di Giove alla delira 1 lucida » e chiara ». ed alla finiilra di Sa- 
turno . 



TOMO TER Z 0. 2*5 

turno 9 più picciola di quella di Giove , e farà di color fofco . Terrà col- 
la delira mano un mazzo di rofe , e colla finiitra un mazzo di fpine , e li 
piedi faranno ambedue alati . 

Giovine fi dipinge, effendo l'Inclinazione potenza che eccita, e muo- 
ve 1' animo ali* odio , o all' amore delle cofe buone , o triile ; perciò il 
Filofofa nel 2. libro della Rettorica dice, che i Giovani amano, e odia- 
no troppo, ed ogni altra cofa operano fimilmente; e la caufa di ciò, è, 
perchè 1' Inclinazione , non è altro , che un appetito naturale , così dice 
il Filofofo : £/Z appethus quidam naturalis , vel amor , e perche ogni appe- 
tito non è , fennon di cofa buona , e che le fi giudica buona : Omnìs ap- 
petita non tft nifi boni, e perciò i Giovani apprendendo le cofe per buo- 
ne , inclinano grandemente in quelle ; e non avendo il retto giudizio dì 
conofcere , fé veramente a parte rei fi ino i>nne , o cattive: e quella è 
la caufa che troppo amano , e fimilmente odiano . 

Il color del veitimento bianco , e nero , lignifica il bene , ed il male, 
onde concorre 1' Inclinazione ; denotando per il bianco la luce lignificante^» 
il bene , ed il nero le tenebre , rapprefentanti il male ; e perciò vedia- 
mo , che nelle facre carte, il bianco è fimbolo di luce di Divinità. Cri- 
fio vien chiamato bianco : Candidus Dilefhts meus , lo chiama la Spofa ne* 
Cantici . Si moitrò ancor nel Monte Tabor colli veilimenti bianchi : Fe/li- 
menta e?us ftcut nix , e quali fcorge la bontà infinita , che comunica a' fuoi 
Apotìoli . L' Inclinazione adunque velHta di bianco ci rapprefenta quella 
effer bella , e rifplendente come la luce , e nafcere da un intelletto pur- 
gato ; come per lo contrario ci rapprefenta il color nero , che altro non 
vuol dire che ofcurità , e tenebre , fimbolo propriamente del male ; 
e però nelle fcritture facre ci fono rapprefentati i Dannati con il color 
nero , come in Baruc. al 6. parlando de* Dannati , dice : "Higra funt 
facies eorum de fumo qui in eo fit . L' Inclinazione adunque veftita di color 
nero , ci rapprefenta quella effer trilla e perverfa » e non procedere da 
retto giudizio . 

Le due fielle in cima del capo de* fopraddetti Pianeti , dimoflrano 
1* Inclinazione di effe ; e per effer quella di Giove di natura benigna , e_> 
quella di Saturno nociva , e maligna , denoteranno il medefimo di quello» 
che fignificano i colori del veitimento . 

Tiene colla delira mano il mazzo delle rofe , per dimoftrarci , ehe_» 
1* Inclinazione deve effere appunto come la rofa , bella , odorifera , e vir- 
tuofa ; e che 1' Uomo deve inclinare folo alle cofe virtuofe , e belle , e 
perciò gli Egizj colla ghirlanda delle rofe figuravano l' intero , e perfetto 
cerchio della virtù : cosi fé le inclinazioni faranno buone , a guifa di rofe, 
spargeranno odore di virtù, e per queito credo io, che il Real Profeta_j 
porgeva prieghi a Iddio , che gli concedere buone Inclinazioni : Inclina cor 
meum Deus in teflimonia tua , conofcendo di quanta importanza era la buona. 
Inclinazione . 

Le fpine , che tiene colla finiflra mano, fignificano II contrario delleu 
*ofe « effendo effe > come dice Pierio Valeriano ael libi jen , il fimbolo di 

tutti 



%%S ICONOLOGIA 

tutt' i vìzi; e perchè tutti i lignificati che abbiamo dato alla noftra figura, 
debbono unirfi infieme nella medefima qualità , diremo , che le rote , cj 
le fpine dimollrano , che abbiano corrifpondenza di quanto abbiamo detto 
di fopra . 

Le fi fanno i piedi alati» perciocché 1' Inclinazione è moto fubito, che 
fa abborrire , o dilettare , fecondo la convenienza , che per natura , per 
(angue , per compiendone . ufo ■ e fiato fi ha colle cofe . Ma perciò è da 
notare, che febbene è comune ad ogni natura , 1* avere qualche Incli- 
nazione , ad ogni modo diverfamente fi ritrova in diverfe nature , fe~ 
cundum modnm ejus , come dice S. Tommafo nella prima parte alla que- 
fiione 59. all' art. I. Nella natura intellettuale fi ritrova 1' Inclinazione.^ 
naturale , ma fecondo la volontà , nella natura fenlitiva , fecondo 1' appeti- 
to fenfitivo , nella natura priva di cognizione , gli è l'Inclinazione, folo 
fecondo 1' ordine della natura , e per quello fi dice la pietra inclinare al 
centro , il fuoco ad alto , perchè quella Inclinazione gli è naturale . 

Ora dunque noi nella noftra Figura intendiamo dell' Inclinazione intel- 
lettuale , e quella può efTere e buona , e cattiva , procedendo dalla volon* 
tà , la quale liberamente può elfere buona, e cattiva, eifendo potenza li- 
bera, che di natura fua ha quello, che pofitis omnibus reqnifittt adagenditm, 
potejl agere , &non agere , velie, & notte : e così in confeguenza 1' Incli- 
nazione può efiere buona, e cattiva; può inclinare al bene , ed anche al 
male ; ma non però in uno ideilo tempo ; ma fuccefiìvamente , perchè vor- 
rebbe , e non vorrebbe, fono contrari, che non poflòno eflere in eodenu 
fubjeclo , <& in codem tempore . 

INCONSIDERAZIONE. 

Di Cefire I\jpa . 

DOnna veflita di verde chiaro , ma difeinta , e fcapigliata . In cima del 
capo avrà una Farfalla. Sotto il pie deliro terrà un regolo, ed uu_» 
compalfo , e col pie finiltro fi moverà fopra un precipizio . 

L' Inconfiderazione non è altro, che un difetto di giudizio di coloro, che 
tra le cofe diverfe non giudicano rettamente quello , che con buona , e_» 
giufta determinazione dovrebbono . Però è figurata detta immagine con una 
Farfalla in capo , la quale inconfideratamente proccura a feltefla la morte , 
aggirandoli intorno al lume . Vellefi di verde chiaro , perche la virtù co- 
nofeiuta , la quale è nell' Uomo per fua natura difpolla a ricevere , ed ap- 
prendere le cofe , come fono , fi debilita per indifpolizione , o per negli- 
genza fi dà luogo , e nome cosi a quello mancamento . La regola , ed 
il compalfo fotto al piede , non è altro che la ragione , ed il giudizio dell' 
Uomo opprelfo , e conculcato dal piede , cioè dalla forza del proprio ap- 
petito , il quale dominandolo lo conduce alle opere irragionevoli, e poco 
confidente ; come finalmente dimollra il piede, che tiene fofpefo nel pre« 
cipizio . De' Fatti , vedi Errore . 

INCO- 



TOMO TERZO. 
INCOSTANZA. 

Di Cefare Hjgn . 



2-57 




Jn costa ii'Acv 



DOnna , che poli con un piede Copra un Gra nchio grande , fatto come 
quello che fi dipinge nel Zodiaco . Sia velHta di color turchino % 
ed in mano tenga la Luna . 

I! Granchio è animale, che cammina innanzi, e indietro, con eguale 
difpofizione , come fanno quelli , che elfendo irrefoluti , ora lodano la_j 
contemplazione, ora 1' azione, ora la guerra, ora la pace, ora la fcienza,. 
ora l' ignoranza , ora la converfazione , ed ora la folitudine , acciocché non 
retti cola alcuna intentata al biafimo , nato , e nudrito nelle loro lingue , 
ed all' Inco lìanza diflfeminata in tutto quello , che fanno . Quella forte dì 
Uomini è molto dannata da Giovanni Scolaftico , anzi da Grillo Noftro Si- 
gnore , coli' efempio di quel che pone le mani all' aratro, e fi pente. 

Il veftimento turchino è pofto per la fimilitudine delle onde marine 1 
le quali fono incoltantifiime , e di tempo in tempo patono alterazione « 
come fi vede . 

La Luna medefimamente è mutabilifsima , per quanto ne giudicano gli 
occhi noltri ; però fi dice, che lo fiolto fi cangia, come la Luna, che_> ; 
non ilta mai un' ora nel medefimo modo . Vi fi può ancora dipingere una 

K k Mot- 



x?8 ICONOLOGIA. 

Nottola , la quale vola irrefolutiffima ora da una banda * ora dall' altra , 
come dice Bafilio de confi. Monafl. (a) 

INDIZIO DI AMORE. 

Vedi a giudizio di Amore » 

FATTO STORICO SAGRO. 

COncordi tutti i Sicliimiti in favore di Abimelecco figlio di Jerobaal 
lo elelfero , e costituirono loro Re .. Non aveva appena cominciato egli 
ad efercitare il fuo comando , che gli rteffi Sichimiti di opinione cangiatili) 
proccurarono di fcuotere il giogo , e contra di eflb ammutinatili dudLrono 
d' inlidiare alla fua vita fieiTa , non che di ricucirgli I' omaggio , che po- 
canzi gli avevano giurato . Non andò impunita la loro incoitanza , poiché 
vinti, e fuperati da Abimelecco dovettero foggiacere al più fiero rigor del 
fuo sdegno. Giudici cap. 9. 

FATTO STORICO PROFANO. 

CAlligola Imperudore fu vario tanto nel fuo penfare , e nell' operar fuo * 
che giunfe agli eflremi . Da un. dei canti teneva egli poco,onelTun 
conto degli Dei , e fi reputava di elfere egli il Dio maffimo ; dall' altro era 
timorofo in modo di un tuono, che e' fi nafcondeva fjtto. il letto. Alcu- 
ne volte converfàva volentieri, e faceva chiamar le perfine, che con lui 
dimorafiero , inoltrando di prender gran diletto in aver compagnia ; altre- 
volte fuggiva dagli Uomini, non chiamandoli contento, che quando era fo- 
[o .. £feguiva qualche fiata le cofe con tanta preliezza , e diligenza , che—» 

pareva 

fr. 11 L 1 ' - - . _ ...... 

( a ) Si figura dal P. R icci l' Incoltanza : Donna , eie fta falle acque d.l tnare . 
In capo tiene due intrecciature con fettucce rcjje legate . Avrà per mano un piccolo lan- 
titillo , ed un ramo verde , fui quale vi è un uccello piccolo da gabbia . 

Le onde del mare che non iftanno mai rerme , e cùe ora fono tranquille , 
ora torbide , ombreggiano l' inftabilità , ed incoltanza . 

Le due intrecciature in capo fono, (imbolo de' varj. moti dell* animo dell' 
incollante . 

Le fettucce rolTe lignificano 1' ardore della Concupifcenza , onde procede 
T incoltanza . 

Il piccolo Fanciullo-, ed il ramo verde danno fegna dell' inftabilità , eflen- 
do- il Fanciullo di fua natura feinpre in moto diverio, poiché or3 piange , ora 
ride ■ ■,. or è loquace , ora cheto., ora vuole, ora non moie ec. eie toglie ver- 
di non. fono Itabili , perchè ora perdono il loro colore, e marciscono, ed ora, 
fecondo, le ftagioni, nuovamente lo riprendono. 

All' uccello piccolo , ette fuole nella gabbia fempre ftare in moto , fi para- 
gona 1' animo di uaa perfona incollante . 



TOMO TER Z 0. ii 9 

pareva il più accorto , e più caldo Uomo del mondo ; altre volte con tan- 
ta lentezza , e trafcuraggine » che compariva 1' Uomo più fciocco , e me- 
lenfo della terra. A molti, che avevano commefli gravi misfatti, noiL_s 
dava caitigo alcuno; e molti faceva uccidere, fenza colpa veruna. Oggi lo- 
dava una cofa ; e domani voleva morto chi ne diceva bene . Finalmente» 
era tale , e così grave il mutamento, che di lui li vedeva, che gli Uomi- 
ni non fapevano quello che aveffero né a dire » né a fare , trovandoli co- 
sì incollante , e dubbiofa la condizione della fua natura , e dei fuoi coltu- 
sii . "Pietro MeJJìa nella, vita di Caligola . 

FATTO FAVOLOSO. 

ARgira , Ninfa di Teffaglia, amò teneramente Seleno fuo Marito, ìnfi- 
no a tanto che quello Pallore cominciò ad invecchiare, Seleno che 
anch' egli teneramente l'amava, fi feccò quali per dolore, vedendoli vi- 
cino a perderla: ma Venere fattali pìetofà cangiò I* uno in fiume, e 1* 
altra in Fonte , che come Alfeo ed iftretufa , mefehiano le foro acque infieme . 
Fatto Nume Seleno non ferbò la tua cofhinza ; anzi gìuofe accordarli affat- 
to di Argira . Spiacque agli Dei l' inamabilità, di Seleno, e quindi determi- 
narono che le fue acque produceflero lo .fteffo effetto in quelli;, che in 'ef- 
fe fi foffero bagnate , facendo in effètti che ,11 cangiaffero totalmente nel 
loro penfare , col far foro perder la memoria delle paffate tenerezze * © 
delle perfone già da loro amate , Dìz. J^av. 




Kk 



INDO- 



zòo 



/ C N L G I A 

INDOCILITA». 

Dì Cefare Bjpa . 




Indo e L/itCL 



DOnna di afpetto rozzo , che Aia a giacere in terra , e colla finiftra_j 
mano tenga per la briglia un Afino , che abbia un freno in bocca. 
Si appoggerà con il gomito del braccio deliro fopra di un Porco , anch* 
eflfo proltrato in terra . Avrà in capo un velo di color nero . 

Si dipinge in terra, perchè 1' Indocilità non è atta a camminare per 
la via della virtù» ma a itar Tempre vilmente colP ignoranza, inoltrata per 
1' Afino ; come anche per far menzione * oltre a ciò , che gli Egizj met- 
tevano T Afino col freno in bocca per l'Indocilità, come Animale in tut- 
to difadatto all' imparare ; e per quelta cagione i Matematici dicono , che 
quando alcuno nafee fitto al grado decimofelio del Leone , come prefa- 
ghi della coltui inattitudine ali* imparare , fingono , che allora nafea un_» 
Afino colla briglia in bocca . 

Sì appoggia al Porco , perciocché , come narra Pierio Valeriano lib. 9. 
fuetto animale è più di ogni altro infenfato , e indocile , e non come le 
altre bellie , che mentre vivono , hanno qualche particolare induftria . 

Il velo nero , che le cuopre la tefta , dimofira , che ficcomc quello 
colore non prende mai altro colore » cosi chi è indocile , non è atto , né 

capace 



TOMO TERZO. zói 

capace a ricevere difciplina , e dottrina alcuna, né qualfivoglìa ammaefira- 
mento , che lo potrebbe folle vare dalle cofe vili, e bafie . 

FATTO STORICO SAGRO. 

COn termini di obbligantiffima cortefia fpedì David dieci de' fuoi a_j 
pregare Nabal Pallore ricchiflìmo , a cui ( potendolo ) non aveva_j 
permeilo , che fi recafle moleltia alcuna ; acciò fi degnaffe di contribuire 
piccola ricognizione al fuò Efercito , del tanto che poffedeva . Villano , e 
fcortefe Nabal rifpofe agi' Inviati con fonimi improprietà , ed ingiuria , 
talché furono coitretti di ritornarfene a David , lenza averne ritratto pro- 
fitto alcuno . Sdegnato perciò il forte Guerriero all' indocilità di tal Uomo, 
ne giurò la più alta vendetta > e ponendofi alla tefta di quattrocento de* 
fuoi Soldati , fi avviò verib la cafa del contumeliofo Paftore . Abigail 
Moglie di quello , rifaputo lo fgarbo , e maltermine da lui ufato a* Servi 
di David , riflettendo alle funefte confeguenze > che accader ne potevano, 
fatto un carico di duecento pani , due otri di vino , cinque Arieti già 
cotti , cinque flara di polenta , cioè di farina di orzo impattata , cento far 
fci di uva patta , e duecento mafie di fichi fecchi , fi pofe in viaggio ella 
fiefia per prefentare il tutto a David , come effettuò con tanta buona ma- 
niera , che per elfa depofe egli la sdegno , e perdorò allo fcortefe Na- 
bal . Tornata quindi a cafa , trovò il Marito tutto feftofo , che preparato 
aveva un lautiffimo Convito . Stimò bene la prudente Donna di non ac- 
cennargli nulla per allora ( ltantecchè ingolfato fi era ne' tripudi » e nel 
vino ) del feguito con David . Il giorno apprefiò gli raccontò il tutto , e 
gli fece concepire in guifa il pericolo, in cui era incorfo colla fua indoci- 
lità , che raccapriccioffi egli , e tramortì nello fpavento , dimodocchè il 
cuore quafi non palpitava , e tutto 1' Uom . rimafe qual pietra fenza moto. 
Continuando in quello flato per dieci giorni , mancò finalmente di vita » 
1. de' i^e, cap^ 25. 

FATTO STORICO PROFANO- 

L* Indocilità di Santippe fu quella che veramente più di ogni altra co fc 
fa fece {piccare 1' inarrivabile pazienza , e foda Filofofia del fue Ma* 
rito Socrate . Ogni minima coferelia a lei fomminiftrava ballante occafione 
per porre in ifcompiglio il vicinato tutto. Avrebbe fatto voltare il cer- 
rello a mezza Atene , fé provata avefie parte delle ftranezze * colle qua» 
li tormentava tutto il giorno Socrate . Non era egli padrone di dirle una 
parola , fenza che ella non volette- ripetergliene afpramente mille . 
Giunfè a tanto » che lo cacciò dalla propria cafa a forza di calci , e pu- 
gni . Diogeni Laerzio . 



FATTO 



zfi ICONOLOGIA 

FATTO FAVOLOSO. 

I^Erfeguitata Latona dalla gelofa Giunone , partoriti appena aveva nell* 
. Ifola di Delo i due gemelli Febo , e Diana , che gli convenne con 
sì caro pegno fuggirtene da quello luogo peranche, per andare in luoghi i più 
afpri , ed incogniti . Giunta in Licia , mentre un giorno da fiera ùte an- 
gulliata fi apprefsò ad un pantano , per alquanto refrigerarli con quelle-» 
acque , alcuni indifcreti Villani vedutala , le fi oppotero pieni di malta- 
lento . Latona che fentiva languirti , e che penfava che con ella periti la- 
rebbono i due fuoi Pargoletti , colle più tenere preghiere» fi fé a fuppli- 
care coloro , acciocché a lei permettellero il guttar di quelle acque . Sor- 
dì eglino alla pietà , non 1' afcoltavano . Aggiunfe 1' afflitta Dea le lagri- 
me ; ma tanto invano, che i Villani in vece di Tettarne common!, ac- 
crebbero contra di lei le più infoienti ingiurie , ed anzi giunfero a tale , 
che entrati In quel lago con i piedi , e colle mani fi pofero a intorbida- 
re del tutto quelP acqua , Latona rivolta allora al Cielo , implorò con cal- 
de fuppliche vendetta dell' oltraggio . Fu tolto efaudita ; mentre gì' indo- 
cili Villani fi trovarono nell' iftante trasformati in altrettante Rane . Ov- 
viato Metam. lib. 6. 

INDULGENZA , O STA CONDESCENDENZA , 
O BENIGNITÀ». 

Isella, Medaglia, di ^intonino "Pio . 

UNa Donna a federe , con un battone nella finittra mano , il quale tie- 
ne lontano un poco da fé , e nella delira mano ha una patera , ovvero 
patena, che dir vogliamo, dittefa , per porgere con elfa qualche cofa. 

Tiene il battone lontano , perche 1' Indulgenza allontana il rigore della 
Giuttizia , e porge avanti la patena , per la liberalità , che fa con portanza 
quali Divina . 

INDULGENZA, 

Isella Medaglia di Severo . 

SI dipinge Cibele Torrita tfando fopra di un Leone . Colla finittra ma- 
no tiene un' atta , e colla delira un folgore , il quale mottri di non__» 
lanciarlo , ma di gittarlo via , con lettere , che dicono : INDULGENTI^ 
AUGUSTOKUM . 

£(? Fatti » vedi Benignità , Perdono &c. 



IND UL- 



TOMO TERZO. ^6^ 

INDULGENZA. 
Del TV Tra.. Vincenzio ^ccì M, 0.. 

DOnna con ié vifcere aperte . Che moftri il cuore tutta pietofa . Ter- 
rà legato per bocca , ed imbrigliato un Leone .. Si porrà il dito au- 
ricolare all' orecchio deliro » ltandole vicino una Torre . 

L' Indulgenza, non è altro, che una rilalfazione di pena» la quale ad al- 
cuno giultamente fi deve, per le proprie colpe , il che fi fa comprendere 
del gran teforo di Santa Chiefa , eh 5 è accumulato dalla foprabbondanza_a 
de' gran meriti di Crilto , e de' Santi , ed irtnoltre 1* Indulgenza è propria- 
mente una prameifa molle , e dolce , e delicata , ed uno alfentimento al 
perdono dell' interna pena ». cancellata, dianzi la colpa con 1 Santiffimi Sagra- 
menti „ 

E' P Indulgenza perdono della pena debita agli Uomini per le. colpe ». 
ed è allegrezza dell' anima .. 

Quella rende agevole il cammino del Cielo ,. rallegra 1' anima , e fa giu- 
bilare i Spiriti Angelici ; è parto del Sangue Gloriofo del Signore fparfo 
nel Sagro tronco, della Croce , in. fra la fiamma di amore inverfo gli Uo- 
mini » ed è tef>ro di Santa Chiefa.» con che. fi arricchifeono i. Cristiani . Que- 
llo è P oro , e P' argento trafportato dall' Egitto di tormenti di Crilto » avu-- 
ti da folli nemici» per far quelli copioli di poteri fpirituali . Oro ove_» 
non può macchia , né ruggine » ne rode tigna ; ove non poflòno depredare i 
Ladri ; ove non giunge P umana invidia ; ed ove fi. fan chiare le torbide 
cofeienze . Oro , ed argento , che non altrimenti traggono origine da mi- 
niere terretìrì,. ma da quelle inefaufle del. valorofo Sangue di Crilto ; nò mai 
di tal oro fé ne fregiarono le tempia augulle » né gli Cefari » né gli 
.Alelfandri . Oh quanto deve flimarfi, tenerli in pregio !; Oh. quanto gran 
cafo deve farli della finta indulgenza » che Ipoglia P inferno, e fa radunan- 
za nel Cielo» impoverifee i tritìi» e riempie di doni gli umili» e divoti! 
E Sciita Chiefa per lo fuo molto. vaLore P accoppia colla remitìione de' pec- 
cati . Indutventtam , abjotutìonem omnium peccatorum noflrorum tribuat,. &c, 
quando però da nollra parte facciamoli debito col cuor contrito, e lagrimevole. 

Si dipinge- P Indulgenza da Donna colle vifcere aperte , per non__». 
etfer altro , che. una compaflione, o cofa , che da lei, e da. pietà, procede.. 

Il Re delle fiere legato , ed imbrigliato » dinota il Leone deL Verbo 
Eterno, e. il fuo furore , che dovrebbe avere contrai tritìi, che tolto fi pla- 
ca, perdonando sì. volentieri , rendendoti placato, e colmo di piacevolezza», 
qual Leone imbrigliato , che non può inoltrare le fue forze . 

Tiene il dito all' orecchio , poiché a quel che riferifee Pierio Uh.. 36. 
nel raccontare i cotìumi , ed olfervanze degli antichi Egizj , mentre? 
fi toccavano col dito auriculare L'orecchio , e la bocca » inoltravano aver 
Ottenuto perd no. de' peccati da' loro Dei ; cosi qui lignifica , che per 
aie.zzo: dell' Indulgenza fi rimettono i peccati» o la pena di quelli .. 

La 



z5 4 ICONOLOGIA 

La Tortora finalmente è geroglifico del pianto » e lutto, poic'iè effa 
perdendo il compagno ferbpre geme , come deve rare il Cfiiliano » nel fòvente 
buttar lagrime , perù, ;> che ba il compagno, lo Spofo , e il l'idre Crino, all' 
ulànzadei gran Profeta, che bene fredb ne'fpargeva Piai, ó.s.y. Lacrymis me- 
is flrmim meum rigabo , e di p : a 118. v. 36. £xitiis aquarttm deduxerimt oc*- 
lì mei , quia non cuflodiermt legem tuam . 

Alla Scrittura Sacra. Sta colle viicere aperte l' Indulgenza, o perdono» 
che appunto quello cantava Zaccaria. Lue. 1. v. 48. Ter vi/cera mifericor- 
dice Dei twflri, in quiòus vijkwit nosOriens ex alto. Sta con fembiante pietofo, 
e sì in fatti ravvifandofì il Donatore di lei , elfendo ella effetto di pietà. 
Eccl. 2. v. 73. Tìhs, & miferìcors ejì Deus. Il Leone imbrigliato, elfen- 
do celebrato per Leone vincitore Iddio da San Giovanni Apoc. 5. Vicit 
Leo de Tribù judo. . E' imbrigliato , dandoli quali per vinto , raffrenando 1' 
ira, e lo sdegno, perdonando i peccati a tutti , come divisò I' irteflb PC. 
21. v. 12. Tarcet pauperi , &■ inopi, & animas pauperum falvas faciet . Ed- 
Ezzecchiello 20 v. 17. Et pcpercit oculiis meus jnper eos , ut non interficerait 
eos . Il dito all' orecchio , per 1' ottenuto perdono , come fé ne fcrive ne' 
Numeri ic. v. 28. Et deprecabitur prò ea Sacerdos, quod infeia peccaverit 
coram Domino , impetrabitque ei verium & dimìttetur UH . La Tortora piangen- 
te , alla cui guiia deve piangere il Crilliano , come il dolorofo Geremìa 
1. v. 16. Ego plorans , <& oculus meta deducens aqius , quia longe f attui 
(fi a me consolator . 

INDUSTRIA. 

Dì Cefare Bjpa. 

DOnna giovane , e ignuda coli' elmo in capo . Ha intorno al brac- 
cio finifiro rivolto un manto bianco, dipinto di verdi frondi .Vi fia__» 
Icritto per motto nel lembo: PROPRIO MARIE. Nella mano delira ter- 
rà una fpada ignuda , dimollrandofi ardita , e pronta a combattere . 

L' Indullria è parte del valore ; e però 1* immagine fòt alla immagine 
di elfo fi affomiglia . 

Si dipinge ignuda , per dimoltrare , che ella perloppiù nafee da' bì- 
fogni , e dalle feotnodìtà . 

Tiene l'elmo in capo, perciocché la principal parte fua è l'ingegno, e 
la prudenza , che la tiene fortificata . Sta colia ipada ignuda pronta per 
combattere ; perchè Indullria è ftar dello, faperfi difendere con avantaggio 
ne' duelli della Fortuna . 

Il manto bianco , dipinto a verdi frondi , è la fperanza fondata nella..» 
candidezza de' collumi , e della dritta intenzione ; non potendo edere in- 
dullria lodevole, fé non dove il fine dell'efficacia, e della fagacità umana 
fia reale , oneila , e virtuofa . Si conofee ancora per quelta figura , che 1' 
Indullria confilte in provvederli del bene co' comodi , e in liberarli dal 
male co' pericoli : però gran vantaggio nella vita politica fi llimano 

avere 



TOMO TERZO. ^ zó?, 

avere coloro» che per propria virtù, con la cappa, e con la fpada fi. fono 
acquatati la fama univerfale degli Uomini, e qualche comodità, da mante-- 
ncrfene in pace . 

Iniuflr ia . 

DOnna con veflimento trapunto , e riccamato con molto artifìcio . Nel- 
la delira tenga uno fciame di Api . L' altra mano fia pofata fopra un 
argano di quelli, che si adoprano per muovere i peli. Sia fcalza, aven- 
do in capo una llatuetta di Pluto . 

II veilimento , lo fciame, e l'argano, danno facilmente cognizione dì 
quella figura; e la fiatila di Pluto, tenuto da' Gentili, Dio delle ricchezze:, 
dimoltra che quelle fono principale oggetto dell' indullria dell' Uomo . I 
piedi nudi fono fegno , che 1' Indullria non difcerne , fennon quanto abbrac- 
cia 1' utile ; né fi alza a fine di cofa più. nobile ; e però così ignudo fi po- 
fa il piede fopra la Terra. 

In dufl ria. 

DOnna , che nella delira mano tiene uno fcettro , in cima del quale 
è una mano aperta , e in mezzo di effa un occhio . Al fine della 
mano , e dello fcettro vi fono due alette , limili a quelle del caduceo . 

Lo fcettro è fegno di grandezza , e di prontezza . La mano d' Indù- 
Uria , e di artifìcio . Però quella fomentandoli fopra di quello, dà indizio, 
che i Principi , e quei , che dominano agli altri , alzano da terra l' Indu- 
ftria umana , quando piace loro . 

- E' opinione di Artemidoro , che le mani lignifichino artificio, confor- 
me all' ufo degli Egizi » perchè quali tutte le arti coli' ajuto delle mani fi 
mettono in opera . Onde Arinotele chiamò la mano finimento degli itru- 
menti . 

L'occhio dimofira la Prudenza, per la quale 1' Induflria fi deve regge- 
re ; e le ali , che lignificano velocità , accrefcono in parte i meriti dell' 
Indullria . 

In d ufi ti a . 

NEH' immagine di Mercurio , che nella delira tiene il caduceo , c_j> 
colla finiitra un flauto , gli Antichi figurarono le due cagioni , che 
generano 1' Indullria, cioè l'utile per le, ed il diletto per altrui ; quello 
fi mollra nel caduceo , col quale fingono i Poeti , che Mercurio fufcitafTe 
gli Uomini già morti ; quello col flauto , iilrumento atto per addolcire gli 
animi, e fminuire le moleitie. 

De' Fatti, vedi acutezza, dell' Ingegno , Tmdenz-i, Valore. 

' L 1 INFAMIA 



z66 ICONOLOGIA 

INFAMIA. 
Di Ccfare Bjpa . 

DOnna brutta , e mal veftìta . Tenga le mani I' una contro I' altra , con 
il dito di mezzo d'ambedue le mani datelo, e con gì' altri tutti ltrec- 
ti , e raccolti. 

Brutta, e mal veltita fi dipinge, perciocché bruttiflìma è veramente.* 
l'infamia, e accodandoci ella alla povertà, la rende brutta e mendica, co- 
me dice Plauto in Perfa con i feguenti verfi . 

. Quamquam res no/ir,? funt pater pauperculx 

Modica , & modeflx , melias efi tamen ita. vfcere j 
T^am ubi ad panpenatem acceffit Infamia , 
Qravior paupertas fit , fìdes fubiettior . 

Il dito di mezzo , appretto gli Antichi , era Geroglifico dell' Infamia « 
detto dagli Ateniell Catapigonite , voce che lignifica lcorto , lafcivo Cine- 
do ; fcimalittare , dicono i Greci , quando con quello , o con altro dito fi 
talta le la gallina ha 1' ovo . Rellando il dito di mezzo alto , e diltefo con 
gli altri calati , e ltretti nel pugno , rattembra la figura del membro viri- 
le » il qual gello fu legno d'ignominia, e difprezzo . Facendo i danza cer- 
ti forestieri di veder Demoitene , Diogene Cinico dirizzò il dito di mez- 
zo , e ditte , eccovi 1' Oratore degli Atenielì . L' iltettb Cinico , dice in_j 
Laerzio, che moltiflìmi impazzivano col dito; fé alcuno slungherà il dito 
di mezzo , parerà pazzo , ma fé slungherà 1' indice , non parerà cosi . Per- 
fio nella Sat. 2. chiama quello dito infame : 

Infami digito , & lujìrabilibus ante falivìs 
Expiat . 

L'altro Poeta Satirico Giovenale. Sat. io» 

Mcdiumque oflenderet unguem 

Marziale lib. nono , epig. 69. lo chiama impudico . 

Derides quoque fitr , i> impudicum 
Oflendis digitiim mibi minanti . 

E prima Tib. 2. 28. 



Rjdcto mnltum q'ù te Sextìlle Ciu.vdnm 
Dixerit , ©" dtgitum porrigito medimi . 



Veggafi 



TOMO TERZO. ió 7 

Veggafi Aleffandro nelli Geniali Kb. 4. cap. 2.6. Celio Rodigino lib. 
17. cap. 12. da' quali Pierio Valeriano Jib. 36. 

Info, mìa. 

DOnna brutta colle ali negre alle fpalle, e ricoperta di piume di uccel- 
lo Ardiolo 5 infino alla cintola , e dalla cintola in giù farà, veltita d' 
una traversina di giallolino, fregiata del colore del verderame; ma (traccia- 
ta, ed in braccio terrà l'Ibis uccello. 

L' Infamia è il concetto cattivo , che fi ha delle perfone di mala__a 
vita ; però fi dipìnge colle ali nere ; notandoci , che il fuo è velo di fa- 
ma infelice , e cattiva . 

Le piume dell' uccello fuddetto mofirano 1 che l' Infamia nafce in gra» 
parte dall' incolìanza ; perchè quella è indizio di pazzia , e fi vede in que- 
llo uccello, che è incollanti filmo . Però Marziale dimandò Ardiolo uno ■ 
che andava da una all' altra azione , fenza far cofa buona . 

II color giallo, ed il verderame fi adoperano per l'inganno, e peri* 
Infamia univerfalmente , ed ancora 1' uccello Ibis, il quale è fordidillìmOi 
come fcrìvono alcuni , e fi adopera in fimil propolito ; e come la veflc_» 
flracciata infama gli Uomini appretto il volgo , così i vìzj dell' anima tol- 
gono il credito apprettò a' Sapienti , e rendono l' Uomo difpiacevole a_j 
Dio , dove principalmente fi foltenta la nollra buona fama . 

1 nfa mìa. 

DOnna ignuda, e leprofa per tutta la vita, colle ali nere , con capel- 
li fparfi , in di atto Tuonare un corno . Abbia fcritto nella fronte la 
parola TURPE, e fi fcuopra un fianco con una mano. 

La lepra nell' antico tellamento era figura del peccato , il quale ge- 
nera principalmente 1' Infamia . 

Il corno , che fuona , moiìra , che la fua è notizia infelice pretto agli 
Uomini , come quello è fuono rozzo , e ignobile . 

Il motto fcritto in fronte ci dichiara, che 1' Infamia da tutti è meglio 
veduta , che da quelli che la portano addotto ; però volontariamente fi 
fcuopre il fianco , fciogliendo il freno a' vizj , fenza vedere » o penfare il 
dannofo fucceffo della propria riputazione » ( a ) 

De' fatti , vedi Difonore . ; 

LI 2 INFE* 



( a ) Vieti defcritta dal P. Ricci l' Infamia : Donna dì volto deferme , tutta pa- 
gata . Terrà ima tromba rotta in mano ìli legno di /'alice , e celi' altra mane difenda 
il -dito dì mezzo , tenendo tutti gli altri ferrati nel pugno . Awà le ali agli ct> eri , si- 
mili a quelle dell' Vpui a , -e del Nibbio . . Deror- 



zt& ICONOLOGIA 

INFELICITÀ'. 

Di Cefare Bjpa . 

D Orina pallida , e macilente, col petto nudo , e le mammelle lunghe, 
e afciutte . Tenga in braccio un fancullo magro , inoltrando dolore» 
di non poterlo alimentare , per il mancamento di latte , e eltendo fenza 
la mano del braccio finiltro, lo (tenda in atto di pietofa compaflione •> aven- 
do il velh'rriento (tracciato in molti luoghi . 

Con quanto fi è detto , fi dimoltra il mancamento de' beni della Natu- 
tura, e della fortuna, da' quali la quiete, e la tranquillità nofira dipende. 
De' Fatti , vedi Calamità . 

I N F E R M. I T A'. 

Di Cefare Rjpa . 

DOnna pallida , e magra , con un ramo di anemone in mano , e una 
ghirlanda della medefima erba; perchè fcrive Oro tgizio ne' fuoi 
Geroglifici , che gli Antichi per quella erba fignificavano la malattìa ; ed 
è quella, nella quale fingono i Poeti efferfi tramutato Adone, Drudo di 
Venere , eOTendo dal Cignale ammazzato , come racconta Teocrito . Fa il 
fior purpureo, e bello, ma poco dura il fiore , ed erba; e forfè per que- 
llo lignifica l' infermità . 

INFORTUNIO. 

Di Cefare Bjpa . 

UOmo con una verte di tanè fcuro,e dipinta di rovine di cafe , che le 
giunga fino al ginocchio. Sia colle braccia, le gambe , e i piedi nu- 
di . Non abbia cofa alcuna in capo. Nella delira tenga un cornucopia rivol- 
to verfo la terra, che fia voto, e nella Infiltra un Corvo. 

L'in- 

■ i i _ — 

Deforme, perchè deformiamo è il nome, e t'ama de* trilli. 

Le piaghe fono geroglifico de'vizj, onde fcaturifce l'intarma. 

La tromba rotta di Ialite legno amaro ombreggia la rama , che fi fparge_» 
ingiù la del fuono della tromba, ma rotta, tacendo mal Pentire appretto tutti J 
è amara , come il legno detto , per lo fcandalo , e cattivo efèmpio , che cia- 
scuno ne prende . 

Il dito, pollo nel modo fopnddetto , è gerani : 5.co , come riierifce il Val«- 
riano , dell' infama . 

Le ìi danno le ali limili all' Upupa , ad al Nibbio , perchè quelli uccelli 
orrjao alle immondizie, ed alle cale putride, e velenole . 



TOMO TERZO. z 6 9 

L' Infortunio , come fi raccoglie da unitotele, è un evento contrario al 
bene» e ogni contento: e il Corvo , non per efTere uccello di male augu- 
rio, ma per efTere celebrato per tale dai Poeti, ci può fervire per fegno 
dell' Infortunio : ficcome fpeffe volte un trillo avvenimento è prefagio 
di qualche maggior male lbpraflante , e fi deve credere, che vengano gì' 
infelici f.;ccefii , e le ruine per Divina permiflìone , come gli Auguri antichi 
credevano, che i loro augurj follerò indizio della volontà di Giove. Quin- 
di liarao ammoniti a rivolgerci dal torto fenderò delle azioni cattive , al 
ficuro della virtù , colla quale fi placa l' ira di Dio > q ceffano gì' infortuni , 

De* latti , 'vedi Calamità , 




INGANNO 



^J0 



ICONOLOGIA 
INGANNO. 

Di Ce/are Fjj/a . 




f TOmo vefh'to "di oro , e dal mezzo fri giù finiranno le fue gambe in_j 
\^J due code di Serpente . Accanto avrà una Pantera colla teda fra 
le gambe . Ingannare , è far cola fpiacevole ad alcuno fotto contraria ap- 
parenza : però ha immagine di fembiante umano, e veliito di oro» ma_j 
finifce in coda di Serpente , inoltrando in prima faccia 1' Ingannatore bon- 
tà , e cortesìa , per allettare i femplici, ed invilupparli nell' orditura ^el- 
le proprie infidie , come la Pantera , che occultando il capo , e mottran- 
do il dorfo , alletta culla bellezza della pelle varie Fiere , le quali poi 
con fubito empito prende , e divora . 

Inganno. 

DOnna , con una mafchera di belliffima giovane , e riccamente ornata, 
e fotto fi fcuopra parte del vifo di vecchia molto deforme , e_> 
canuta . 

In una mano tiene un vafo , che n' efee dell'acqua, e coli' altra in__» 
quel cambio fporge un vaio di fuoco. La fua velie farà dipinta a male he re 

di più 



TOMO TER Z . 2?I 

di più Torta , perchè in ogni occafione 1' Uomo , che per abito , o per 
natura procede doppiamente,, la. fu a frode » e 1' inganna apparecchia. 

Ing a nn <?« 

UOmo coperto da una pelle di Capra , in modo che appena gli fi ve- 
da il vifo . In mano tenga una rete con alcuni Sarghi Pefci j in for- 
ma fiorili all'Orata dentro di effa. 

Cosi fcrive 1* Alciato ,. e ne dì ragione con verfi latini « Il concetto % 
dice così :. 

vìma. il S.irgo la Capra , e 'l Tefcatore » 
Che. eiò. comprende , la Jua pelle vefte j 

Onde ingannato il mifero ^Amatore, ^ 
Convien che prefo alle pie infìdie refle ; 

Così la Meretrice con ingannì 

"Prende l' cimante cieco a' proprj danni » 

Inganno* 

UOmo veftito di giallo .. Nella mano delira, tenga, molti ami ,, e nella 
finiftra un mazzo di fiori,, dal quale efca. un Serpe . 
Si dipinge con gli ami in mano ,, come quelli , che coperti dall' efca__» 
pungono, e tirano pungendo la preda , come 1' Ingannatore tirandogli ani- 
mi {empiici dove eì deriderà , li fa incautamente precipitare : Onde Orat,, 
de. Cmipcta così dice . 

Qccultmn. viftis. decorrere pifcìs ad. h amimi ... 

II. mazza dì fiori con la. Serpe in mezzo , fìgnifica. t* odor finto, della 
bontà, donde efce il veleno vero degli effetti nocivi* 




INGAN- 



27* ICONOLOGIA 

INGANNO DEL MONDO. 
Del T. Fra Vincenzio I{icci M. 0. 

UOmo di bella villa. Tiene uno Specchio nelle mani, ed un ramo fio- 
rito . Da lato gli fia una Tigre . Satto i piedi un ramo fpinofo . 

11 Mondo è ordinariamente ingannatore ; 1' inganno è quando fi mofira 
una cofa, o fi pcrfuade , o fi promette, e poicia fé ne dà in fatti, o fé 
ne fa un' altra . Quello è il proprio Inganno , qual fi trova vivacemente-* 
nel Mondo, eh' è vago di far moirra a noi di gran cole, ma niente dona; 
palela grandezze , e dà miferie ; perfuade vira lunga per godere , ma_j 
in un tratto fi muore ; promette piaceri, ed e colmo di duoli. Quello è in- 
ganno chiaro del bugiardo Mondo , benché il tutto proceda dalla noflra_o 
fenfualità , e dall'intelletto, e volontà noftra, che leggermente s' inganna 
in quelH oggetti terreni . Mondo difettofo , e vieppiù di ogni altro ingan- 
natore , da cui fu tanto ingannato il più faggio di tutti in terra , che_> 
a dovizia volle abbracciarle fue imprefe, le lue glorie, ed onori, e quan- 
to mai feorgelìe cogli occhi, e defialfe col cuore, com' egli confefsò . Ec- 
cl. 2. v. 4. Magnificavi opera mea, et edificavi rnihi domos, & piantavi vi- 
ncas, feci hortos , & pomaria , & confetti ea cimeli generis arbcribns , e5* ex- 
truxi inibì pifeinas aquarum , ut &c . Coacervavi inibì argentimi , & annitrì , 
& fubfantias regniti &c. Ove racconta tutte le fue grandezze , di che fu 
cotanto vago, e tutte le foddisfazioni, eh' egli ebbj ; alfine pur fi avvid- 
de del mondano inganno : Cnrr.qae ine convertijfem ad uni-verfa opera , qiix 
fècermt mamis mc<z , & ad laborcs , in quibus fra/Ira judaveram , vidi itti 
ow.nib'.is vanitateli! , & affli elione m animi, & mìni permanere fnb Sole. E co- 
si reftò con molta contezza di quanto valore fiano le mondane cofe , che 
gli parvero al ficuro un niente iteifo ; or lappiamo i mondani -. che cofa fia 
il Mondo ingannatore dal favio Solomone . Quindi li dipinge da Uomo di 
bella villa, elTendo a' primi fembianti di bella mollra , e di ltraordinaria va- 
ghezza , pofeia fi fcuoprono i fuoi inganni , e le frodi . 

Ha lo Specchio in mano , ove fa che ognun fi fpecchi , e vegga le fue 
grandezze , che fono perognin torno fparfe , quali acconcia in maniera , 
che altri le brami . Ed il ramo fiorito è fimbolo altresì di beltate ; ma__» 
oh mileri! che lotto a' piedi ha un ramo fpinofo , per 1' efito fallo di 
lui , che mollra molto , e molto promette , ma al fine è niente , anzi apre 
di fubito 1' ufeio di tutti i mali, donando all'incontro de' fiori di conten- 
ti , le punture di fpine , e dolori, per i germogli di diletti , e piaceri, 
cefpugli aridi, e fecchi di tanti affanni, di divcriì cordogli, e rammari- 
chi amariffimi , che reca a' mortali . 

Vi è la I igre , puale ha per proprietà, che vedendo la fua effigie nel- 
lo Specchio, o riell' acqua limpida , fi ferma, la contempla, ed in tjnto 
viene in obblìo del proprio parto, che gli va innanzi fuggendo. Al- 
trettanto fanno gì' ingannati mondani, che feguendo il parto della lor fa- 
Iute , 



TOMO TERZO, 173 

lutej perlocchè fono creati da Dio » e pofti in quefta vita, per loro difàv- 
ventura pofcia ammiranti nel fallace Specchio, o nelle acque ( che ben chia- 
ra fembra ) di mondani beni , quali cotanto affettano , e così fi fcordano 
di loro fteffi, e dell' anima , divenendo immemori della propria falute . 

Alla Scrittura Sacra. Si dipinge di bella faccia, e collo Specchio in_» 
mano l' inganno del Mondo , per far che ognuno riguardi le fue grandez- 
ze , facendole favvifar un altro Iddio 2. Teff. 2. v. 4. Et extollkur f'.pra 
omne , quod dicitur Deus , aut quod colitur , itaut in tempio Dei fedeat , oftaidens 
fé tamquam jìt Deus . Il ramo fiorito per la falfa bellezza , che molìxa il 
Mondo, di che Salomone tanto fi compiacque. Eccl. 2. v. io. Et omnia , 
qn$ dep.deraverunt oculi mei , non negavi eis : nec probibui cor meum , quirti 
omnì voluptate frneretur , & oblefìaret fé in bis *> qua praparaveram . E Gere- 
mia favellando di noi ingannati diffe 7. v. 24. Std abierunt in voluptatibus , 
cjr ni gravitate cordis fui mali . Ma fé fiamo vaghi di fcoprir l' inganno , torre 
la mafchera al Mondo falfo , e ammirar 1' efito , il ramo fiorito de' piace- 
ri, il vedremo effer divenuto ramo fecco di afflizione , come fi avvera col- 
la fentenza del Savio fap 3. v. 2. Et textimata efl afflìtìio , exitus illorum . E 
per fine vi è la Tigre obblivìofa , perchè i mondani ingannati fi fcordano 
per cagione del Mondo di Dio, e della propria falute. Pfalm. 105. v. 
2 1 . Obliti fimt Deum , qui falvavit eos . Che però fé ne lamentava per boc- 
ca di Geremìa 2. v. 32. Topulus vero ìncus oblittis eji mei diebus inmtmeris % 



INGANNO DEL DEMONIO. 

>, , ■ Dello Stejfo . 

UN Uomo deforme , mezzo Uomo , e mezza Beftia , colle corna in_* 
capo, con velie di vari colori. Avrà in mano due fiori, quali dalla 
parte di fopra fono col fembiante di gigli , ma di fotto fono frecce acu- 
te . A 5 piedi vi è un Cervo , ed una Murena al lido del Mare , che tor- 
re al fifchio del Serpente . 

Il Demonio noiìro capital nemico cotanto fi sbraccia in proccurare la 
noftra dannazione , per far che gli divenghiamo fomiglianti , né mai lafcia 
che fare , né ordire invenzioni , né machinare infidie per ingannarci , che 
certo fi può chiamare per eccellenza fommo ingannatore , elfendo al fom- 
mo bugiardo , e mentitore , né fi potrebbero annoverare gì' inganni , le__» 
aftuzie , le finzioni , che ufa ad ogni ora , per trarre le Genti nel baratro 
dell' Inferno ; ma non m* inforgerebbe difficoltà , né maraviglia fé egli fo- 
lamente miraffe i Peccatori , perchè coftoro ( ben forfennati , che io 
ftimo ) procacciane a lor mal grado di fabbricarfi Palazzo , colle acque , 
ed arene di Cocito ; ma eh' egli arrogante , e fuperbo fiflì i guardi a' Giu- 
ili , ed ouervanti la Divina Legge ; qui si che non polfo contenermi di 
non iftupire. 

Mm H 



274 ICONOLOGIA 

Il Paziente infra gli altri fuoi ragionamenti , una fiata favellò ofcura- 
mente così , e forfè ( fé mal non mi avvifo ) intendeva di quella BelHa 
tartarea . Job. 40. v. \ 8. Ecce afforbebit flnvinm , & non mirabitur , & ha- 
bet fidncìar/1 , quod influat "Jordanis in os ejits . Parole invero di altiflima in- 
telligenza , e fottigliezza ! come , Giobbe mio ? Se tu favellarti di Satanaf- 
fo , ( a quel che intendono la Chiofa ordinaria , 1* Interclinare , Ugone Car- 
dinale, ed altri Padri ) come fìa potàbile , che voglia aflorbire copia tan- 
ta di acque , com' è un Fiume inondante , che impetuofamente corre al 
gran Padre de' Fiumi , e per recarne a dovizia ilHmo poter riempirne* 
qualunque voragine 11 fotte • inondar ogni gran campo 1 ed atterrare ogni 
Città, magnifica , fé alle mura di lei sboccale ; come può egli dunque ri- 
cevere tante acque ? Certo che il voftro parlare è molto difficile , e tan- 
to più che per tal fperanza , che ei tiene , che gli abbia ad inondare nella 
bocca il Giordano , altresì Fiume ricchiffimo di acque . 

I Sacri Dottori vanno dicendo varie cofe fopra quello patto" . 

La Chiefa per quello Fiume-intende tutto il corfo dell' umana genera- 
zione ■ che traile il Diavolo per lo peccato , e in che fece cafcarlo per le 
fue alluzie , e per lo Giordano , degli Uomini» che perfettamente vivono, 
avendo peranche fpeme di tranguggiarlì , ed è come fé volette dire ( per 
quanto mi pò Sa mai immaginare ) egli attòrbirà tutti i peccatori , ed a tut- 
ti tenderà lacci ingannevoli , ma ciò non è gran cofa , per etter quelli tra- 
fgreflfori della Divina Legge ; ma di più ha viva fpeme , per mezzo de' 
fuoi inganni , di racchiuder nella rete dell' Inferno , eziandio i giulli , gli 
eletti, ed i predeltinati , che pottbnfi intendere per lo Fiume Giordano: 
Et fperat quod inftuJt Jordanis in os ejus . Ora confideriamo fino a quanto giu- 
gne la sfacciataggine , e temerario ardire di SatanaiTo ; e quello voleva_i 
fembrare lo feuro favellare di Giobbe . Guardiamoci tutti di grazia da sì 
fallace ingannatore , 1' occhio di cui è sì temerario , ed arrogante , che_» 
mira la dannazione infra i divoti, e giulli, e tratta d' Inferno » ove fi va- 
gheggia Iddio . 

Quindi fi dipinge mezzo Uomo , e mezza Belila , colle corna in capo, 
per la fua deformità , e per i molt' inganni , e frodi , di che fi vale ; c_» 
le eorna fono fimbolo , forfè» della fua temerità. 

Ha una vefte addotto di varj colori , per le varie forme , che prende» 
e varie arti , di che fi vale per ingannare , quindi apparendo così ad uu_» 
Santo Padre con tanti lacci , e forme , gli domandò , che officio era il fuo, 
e perchè recatte cotanti lacci ? rifpofe 1' empio , e rubello * Mille modit 
étrtifex mocor . Dice ettere un artefice » che ha mille modi d' inganni , e_* 
mille alluzie , e quel mille è numero indefinito , perchè non poilònfi anno- 
verare le maniere , che tiene per travagliarne , e ridurne ad inganni . 

I due fiorì, eh' insù pajono gigli, che tiene in mano , fono due altri 
noftri nemici , di che fi ferve , come il Mondo , e la carne , con che_» 
egli fa preda di noi, la infiora, e P abbellifce in fembianza di vaghi, c_* 
profumati gigli . Infiora il Mondo , facendo parer gran cofe le ricchezze» 
gli onori , i titoli, i piaceri, i contenti , e le glorie di quello. La carne, 

ok 



TOMO TER Z 0. z 7 % 

oh quanto 1' abbellifce » e quanto fé ne ferve , per danneggiare gli Uomi- 
ni ! Ei fa parer quella Donna sì laida , una Dea ; ei va persuadendo quan- 
to fia buono .amar fefte.flb , il proprio fenfo , la carne, e feguire la prò-, 
pria concupifcenza . Oh. che gigli adorni ! in fomma colmi di beltade f*_« 
parere il Mondo , e la carne ; ma mileri noi , che non conofciatno 1' inganno 
velato alla parte di fotto , ove fono frezze , eh' egli avventa per ferirci; 
fono arali acuti , poiché il Mondo con i fuoi onori , e grandezze ne condu- 
ce all' Inferno ; la carne con i fuoi vezzi , e piaceri .eternamente ci ftabili- 
fee nemici di Dio, ed abominevoli in tutto a Sua Divina Maeftà , a cui 
tanto piace la mondezza del corpo , e 1' oneftà . 

Il Cervo è ingannato col fifehio , e colla zampogna dal Cacciatore * 
che in tal maniera ne fa preda, dopo che lo ha invaghito col fuono ; il medefimo 
fa con noi nella fua cacciagione il Diavolo , fuonando la zampogna della 
fua perfuafione dolce , con che ci lega ne' peccati , facendo di noi mife- 
rabil preda . 

E' la Murena per fine , che refta ingannata , venendo al lido per udir 
il fifchìo del Serpe , ( a quel che dicono i Naturalisti ) parimente noi dan- 
do nel vallo Oceano bonacciato dalla grazia di Dio , egli col dolce fìfchia- 
re , appalefando la bellezza del mondo , e dolcezza della carne , fa che_« 
filino condotti al fecco fcoglio del peccato » ed ivi qual Murena fuori delle 
acque della grazia , boccheggiando moriamo . 

Alla Scrittura Sacra. Il Diavolo ingannatore fi dipinge da Uomo de- 
forme , mezzo Uomo , e mezza beftia , come Giobbe difficoltò della fua__» 
figura 41. v. 4. §>uis re-velabit faciem indumenti ejus? & in medium oris ejus, 
quis intrabit ? Tortas vultus ejus quis aperiet ? per girum dentìum< ejus formido. 
Le varie forme , e colori della verte fembrano i varj modi , e varie acu- 
zie per ingannare altrui. Eccl. 1. v. 15. ^éflutias illins quis agnowì Ha 
i due gigli , che fono il mondo , e la carne , di che fi vale per ingannarci, 
come diceva S. Paolo ; non aver nemicizia colla carne , né col mondo , 
ma co' Demoni, che di quelli fi fervivano . Ephef. 6\ v. 12. ^jonianu 
non efl nobis colluiìatio adverfus carnem , &■ fanguinem , [ed adverjks Trincipes 
& Totejiates , adverfus mundi retlores lenebrarum barum , contro, fpiritualia ne- 
quirite in caleflibus . I gigli del mondo, e della carne abbelliti da lui con 
la lordizia , che gli efee di bocca nello ftranutare , e con quella belletta^ 
la carne, ed infiora il mondo . job. 41. v. 9. Strenutatio ejus fplendor ìgnis, 
& oculi ejus ut palbebne diluculi . E di fotto vi fono le faette , con che fe- 
rifeono i Principi delle tenebre , e i mondani feemi , e piccioli nel fenno. 
If. 13. v. 18. Sed fagittis parmulos interficìent , & lailantibus uterìs non mìfe- 
rebuntur , & fuper filios non parcet oculus eorum . Il Cervo col fimholo della 
zampogna ingannato, com' è ingannato l'Uomo dal Demonio, del quale 
parlò il Savio. Prov. 11. v. 6. Simulator ore decipit amfcum fuum , & du- 
cit eum per viam malam . Ed altrove parlando del Demonio, di (Ce . Eccl. 
47. v. 11. Et in fono eorum dulces facìt modos . Oh che fuono dolce è la_j 
carne ! oh che dolce zampogna della perfuafione , di chi e' invita a' pia- 
ceri di quella I E finalmente qual Murena condotta al lido dell' errore , è 

M m 2 il Pec- 



*j6 ICONOLOGIA 

il Peccatore dal Serpente , che fifchia , traendolo alle mondane cofe . Sap. 
17. v. 9. Illos ex monflris perturbarti : tranfìtu arimi. ilium , & ferpentium fibi- 
latione commoti, tremebimdi peribant . E queft' è il falfo ltringimento delle» 
mani , che fa Satanaffo agli Uomini , avvezzandogli ad amare il mondo * 
fifehiando loro alle orecchia con dolci lufinghe. Job. 27, v. 23. Stringet fu- 
per eum manus fuas , & fìbilabit fuper illuni , intuem locum e'y.is . Qual* è il 
luogo del ben fare , ove fi trova il Criiliano , e per il dispiacere che ne 
fente 1 proccura farlo cadere . 



INGANNO DELLA CARNE. 

Dello Stejjb . 

DOnna di bella villa tutta ornata di fiori fui capo . Sta combattendo 
con una fpada in mano con un valorofo Giovane veltito di armi 
bianche, qual ferifee a morte. Vi è d'appretto una pianta di alfenzio , ed 
un albero di palma, e di fotto vari iitrumenti da guerra, come tamburro, 
Spada, Scudo, Lancia, ed altri } e per fine vi è un albero fecco dallc_» 
radici . 

La Carne , noltro capital nemico , è quella molta affezione , che qua- 
lunque Uomo porta a fé fletto, ad amici , e parenti , per i quali fi of- 
fende l'anima, e il proprio amore di fé mede fimo ; altresì fa offenderei 
la Legge di Dio ; come per anche il darli al peccato della lafcivia . Quin- 
di fi dimoftra con bella viltà la Carne, e- co' fèmbìanti graziofi, ed adorni; 
ma combatte contro lo fpirico, rapprefentato per lo Giovane valorofo, qual 
vince , dandogli ferite mortali, che fono i peccati, che gli fa commettere. 

La pianta dell' affenzio fembra I' amarezza , eh' è in quello amor mon- 
dano, quale avvelena, e toglie di vita » fenza che niuno ferie avvegga, 
•ubbriacando di veleno amaro ; che però fpeife fiate alcuno per i parenti 
offende 1' anima tua , e per i propri piaceri ; né punto fé ne accorge , per 
efier ebro, ma di amarezza di velenofo amore, che l'uccide . 

Vi è inalbero della palma, che è (imbolo di glorie, di pace, di vitto- 
rie, e di bellezze ancora, perchè la Carne par che prometta pace, ma dà 
guerra ; gloria , e dì infamia ; fa moftra di vincere , e recale maggiori per- 
dite * che mai pota far 1' Uomo in terra ; e bellezze per 1' ultimo appalefa ; 
ma fappia ognuno, che in lei fono le vere deformità, che però di fotto ha 
tante armi belliche, per quanti flimoli , battaglie, ed altri mali ne porta; 

e per fine fvelali migliore l'inganno di lei, perchè riduce l'Uomo alla » 

perdita della grazia di Dio , quello fembrando 1' albero fecco , e 1' eder 
fenza virtù lungi dalla falute , e rimanerne qual beltia irragionevole , co- 
me lamentosi il Profeta Pftlm. 72. v. 13. 1>t jumentum fatìus fum apid te* 
& ego femper tecum . 

Alla Scrittura Sacra . Si dipinge 1' inganno della Carne da Donna bella 
infiorata , che alletta , e promette gufti , ma pofeia vedefi rubala colle-» 

armi 



TOMO TE R Z O. 277 

armi in mano contro Io Spirito . Gal. e. v. 17. Caro enim concupifcit adver- 
fus Spiritum : b&c enim fibi invkem adverfantur . Reda ferito lo Spirito . Rom. 
8. v. 1 . Si enim fecundum Carnem vixiftis , moriemini : Si autem Spirita faci a 
Carnis mortificavcritis , yivetis . La pianta dell' aflenzio è l'amarezza, che 
fa fucchiar la Carne fotto manto di dolcezza, con che riduce gli Uomini, 
quafi ad un incanto , che è il fervore della concupifcenza , come di- 
visò Geremìa . Tren. j. v. 1 5. ^eplevit me amaritudinibus , inebriava me_> 
ahfyntbìo, . L'albero della palma ombreggiala pace, ma fpiega lo flendardo 
da guerra , eh' è la concupifcenza carnale , Hier. 6. v. 14. Et mrabant con- 
tritionem filiti populi mei cum ignominia , dicentes : Tax Tax » & non erat Tax. 
E non vi è» ma bandita guerra , però fi veggono di fotto le armi, come ì* 
iiteflfo altrove diffe. 12. v. 12. Quia gladias Domini devorabit ahextremo. teie- 
ra ufque ad extremum e'vts: non e(l pax univerfa Carni. Ed in fine in fegno 
di vero inganno è il legno fé eco , o l'albero fvelto dalle radici, per la 
perdita di ogni bene . Mich. 1. v. 12. Quìa infirmata efl ìnbonumt qud habitat 
in amarimdìmbus : quia deficndit malum 4 Domino. „. 



INGANNO DEGLI ONORI, E GRANDEZZE. 

Delio Steffe . 

UNa Donna, che fta fu un monte allegra, e pompofa , con una vefte_» 
tutta occhiuta . Terrà in una mano una palma , e le cade una colonna 
a piedi , qual corre al ballo , ov' è un monte di cenere ed un falcio- di fieno . 
Vicino vi è uno, che femina grano-, e nafeono fpìne . Di più. vi ita un 
Cane con un otto in bocca . 

Infelici quei mortali , che fra le altre albagìe , che hanno , e di avvan- 
taggiare negli onori , dignità , Grandezze , e titoli di quella vita » non 
vengono in cognizione dell' errore » in> che fi trovano , che fieguono I* 
ombra fugace , e il vento, vivendo i mi fé ri colmi d'inquietezze rn quella 
vita , in continui rammarichi , e cordogli , quando non poùono porre il 
pie, ove bramano, facendo altresì molte offefe al Signare ■ -j che fé vivef 1 
fero mortificati, e fi contentaffero dello fiato loro, vivrebbero più eon_» 
agi » e con più foddisfazione di loro llefii » e maggiormente ù occupareb- 
bonc* nel' fervrgìo di effi> Signore .. Di grazia aprano gli occhi all' in- 
ganna di cotaìi grandezze » e conffderino- bene quanti ne rellano burlati, 
per efler portati innanzi alle chimere , e non al vero , dal bugiardo Satanaf- 
{o ; dovrebbero pur conofeere coftoro di quanto poco valore , ed utile fia- 
no gli onori, e le grandezze di quello Mondo, che tn un tratto fparifeo^- 
bo, e che il Signore gli ha creati per darci fpeme di quelli maggiori del 
Cielo » quali perchè fono invifibili , fono poco noti a noi , ma fi fan noti 
per mezzo di quelli, ch& teilificò P Appoltolo Rom. 1. v. 2. Inyifìbilìa enim 
ipfiufi, a creatura mundi per ea ,. que facìa firn ini 'lieti 1 confp'icmntur . Giac- 
ché quello, nome profferiti , d Spe dicituri non die abbia a faziar i' intelletto 

noitro 



z 7 S ICONOLOGIA 

noltro con terrena fpeme, ma con quella tmtnarcifctbile del Paradifo; né 
altro ltimo le felicità mondane, fuiche me (fi mandati a noi con imoufeiaria, 
che colafsù ve ne fono maggiori, e di maggior vaghezza, come talora 
un fcrvidore recalfe ad una fpofa un prefente di v... irj , non altrimenti 
dovreDoe apprezzarli la dima nel recatore , ma nella valuta della cofa_j 
donata ; parimente le grandezze terrene , non fono di pregio , perchè fo- 
no fervi ; ma perche prefentano alle anime noltre un donativo dell' eter- 
ne beatitudini di Dio, che elleno vivacemente ombreggiano. Ed una tal fia- 
ta quei potente Re di Giudea , quando egli non aveva contezza dell' effer 
Reale, e di fugaci beni, fi moiìrò sì avido di farne raccolta, immaginan- 
doli giungere a termine di grandiflima importanza, che tal fembianza han- 
no quelli Eccl. 2. v. 1. Dixi in corde meo, vadam , & affluam deliciis, & 
fruar bonis . Ecco come fembravangli gran cofe le grandezze , i titoli mae- 
llofi , i piaceri, i contenti, i folazzi del fenfo ! ed io in veggendo ( vol- 
le dire il Savio ) cotanto bene di sì alto pregio , vi piegai tutto il core , 
e 1' affetto ; ma in fra breve tempo m'avvidi della frode, e dell' inganno; 
e eh' erano miferie , eh' erano vento , eh' erano cofe da fpregiarfi , e che 
altro non contenevano , che manifefta vaniti. Idem ibi. Et vidi, quod hoc 
quoque ejftt varata*, E qual più inganno, e vanità di quella , inoltrarmi 
lotto piacere il duolo, fotto contenti i difgufti, fotto delizie le punture, 
ricchezze le povertadi , fotto ottimi arnefi le miferie efireme , e fotto 
il poffedere il bifogno? qual più frode di quella, fotto i titoli Augufti nafeon- 
der le viltadi , fotto le alte magnificenze le balfezze » e fotto le corone , 
e feettri lefervitù? Ora mi avveggo del vero, che il tutto è vanità real- 
mente . Et vidi quod hoc quoque effet vanita* . Quindi diceva il gran P. Ago- 
itino in Epijì. 36. che le cofe profpere di quella vita contengono vera__» 
afprezza, falfa giocondità , certo dolore, incerto piacere, dura fatica, ti- 
mida quiete, una cofa piena di miferie, e vana fperanza di beatitudine. 

Che per ciò ( diife lo fteffo ) fuper Matt. Serm. 29. alle terrene fe- 
licità Iddio vimifehia le amarezze, accio fi dia quella felicità, la cui dol- 
cezza non è fallace , e lo fteffo pur ditfe in Mattb. 27. Se tu avefli la_i 
fapienza di Salomone, la bellezza di AtTalonne , la fortezza di Sanfone , la 
lunga vita di Enoc, ie ricchezze diCrefo,e le felicità di Ottaviano, a che 
giovano quelle cole, mentre al fine la carne fi ha da dare a' Vermi, e 1' 
anima a' Demoni , per effer tormentata fenfa fine ? 

E' di gran virtù lottare colla felicità , acciò non alletti , ed adefehi , 
ed acciò non corrompa , e fovverta . E' di gran virtù dunque , lottare_> 
colla felicità , e non effer vinto da quella , dice lo delio de Verb. Dom. 
cap. 13. 

Vedefi bene fpeffo chi in alto fi eftolle fortemente cafeare , e conqua£ 
farli, imperocché fovente la fortuna fui principio è folita recar profperità; 
ma il mezzo, e il fine riempie di avverfità, dice Rabano in qitodam feriti. 

Dalla profperità delle cole addiviene la luffuria, e da quella tutt' i vi- 
zi, e così nafee l'empietà verfo Iddio, dice Lattanzio Firm. lib. 2. r. 2. 
divi», ìnfi. 

Sono 



TOMO TERZO, 279 

Sono dunque malagevoli le felicità terrene » e non altro, che un'om- 
bra , ed un fonno « 

Quid bona , quid vanos mundi mraris honorcs » 
g^jid mala, quid mundi dedecus ipfe tintesi 

Fac fitperas mireris opes, & commoda vita 
Fac mala pertimeas , qu.-e niger Orcus habet . 

Catera^ fìve ttbi fortuna fìi itfqm noverca % 
Sivè Jìt ili a parens ) [omnia vana pitta . 

Somma fimt , quacumque fluunt, qn£cnmqne repente 
Vt venimt , abennt labiis injlar aqiut . 

Sì dipinge dunque l' inganna degli onori , e grandezze da Donna , che 
è su un monte fuperbamente veltita , con molta, baldanza -, e pompa , qual 
motìra le grandezze del mondo, gli onori,, e le magnificenze. 

Tiene la velie tutta occhiuta , che denota i defij » ed affetti , che han- 
no i mondani in ingrandirli,, poiché ovunque, veggono cofa. di grandezza! 
fubito vi volgono l'occhio del penfiero» per potervi giungere 

La palma, nelle mani ombreggia vivacemente i trionfi ,. e le umanc_» 
magnificenze ; ma ecco l' inganno : che quando, fi perfuadono eflfer giunti a 
qualche termine di eminenza , gli cafca. la colonna [ eh' è fimbolo di glo- 
ria ] in terra , ravvisandoli in un tratto shafsatì , e rivolgendoli la ruota , 
loro comincia una perfecuzione , una perdita di roba , commettono qual- 
che fallo , ed eccoli in tutto buttati a terra , eh* è l' inganno delle grandez- 
ze , che fcuoprefi fpelfo a chi le fiegue » ed a chi tanto vi corre dietro . 

Giugne la colonna al ballò , ov' è un montone di cenere , perchè ogni co- 
fà al mondo , per grande che fi fia ,. Ita velata con qualche ombra di bene fa- 
lame nte . 

Vi è la cenere » che denota la corruzione % ed il niente , eflendo ogni 
cofa tranfitoria » Così ,. a almeno, con la cenere della morte ogni cofa fi- 
nifee » * 

E il mazzo, di fieno», perchè ogni cofa grande di quella vita fi cor- 
rompe in guifa del fieno ,. ed ogni gloria fi riduce al niente , al pari de' 
fiori del campo » che in un tratto apparifeono. un lecco fieno ,. difperdendo- 
fi ogni vaghezza» 

Il cane , che porta un offa in bocca , fèmbra la burla » che patìfeono ì mon- 
dani avidi di onori » poiché quello portando 1* olfo- in bocca » e riguardando 
P ombra dì quello , lafcia tal fiata quell' olfo, ,, che, aveva, in bocca , per 
prendere quello, da terra apparente folo, e cosi perde T uno , e 1* altro; 
e riferilcono alcuni effer avvenuto a' cani un tal fatto t così appunta addi- 
viene a' mondani, che hanno la grazia di Dio. * cibo preziola , e ricco» 
perchè veggono 1' afa ipalp ata dell* onor. del Monda nell* ombra delle-» 

gran- 



28o ICONOLOGIA 

grandezze, lafciano quello che hanno di tanto pregio, per prendere que- 
ito da niente» e cosi reitano feemi dell'uno, e dell'altro, trovandoli con 
acquifto folo di ombra, e fumo, e del niente ìltedb . 

Vi è uno , che iemina grano , e raccoglie fpine , perchè chi cammina 
dietro gli onori , al più trova afflizioni , oppure fé egli giunge a' brama- 
ti gradi , colà fono le inimicizie , e miete le nate fpine , pur troppo acu- 
te delle iniìdie , de' tradimenti , e delle invidie , elfendovi altresì i peli , e 
mille infortu.ij . 

Alla Scrittura Sacra. L'inganno degli onori, e grandezze fla in alto 
su un monte , con una palma di trionfo , e gloria in mano dice Salomone , 
parlando di fé negli alti gradi Eccl. 51. v. 26. Manus tneas extendi in altura , 
& infipientiam ejus luxi . E Michea pur divisò 7. v. 12. Et de Civitatibu 
mimitìs ujque ad Fiume» , <& ad Mare de Mari , & ad Montem de Monte . 
Ha la velie tutta occhiuta per i varj defiderj d' ingrandirli , come avvertiva 
il Savio Prov. 23. v. 9. 2\[e erigas oados tuos ad opes , quas non potes babe- 
re ; quia facient fili pennas , quafi ^Aquila , <& volabunt in Ccelum . La Colon- 
na , che le cafea a' piedi in terra; Id. 17. v. 17. jgsi altum facit domarti 
fitam , qiutrit minarti , & qui evitai difeere , incidet in mala ; E Michea 4 . v. 
7. Gloriarti eorum in ignominiam commutabo . Vi è il montone di cenere , 
in fegno che non deve niuno infuperbiril in terra. Eccl. io. v. 9. $lnìd fu- 
perbis terra , & cinis r Inibii efl iniquius , quarti amare pecuniam ; ovvero per 
la gloria convertita in cenere. Job. 13. v. 12. Memoria vejlra comparabi- 
tur cineri . Comparandoli la fuperba memoria , e 1* altiero penliero de' gran- 
di alla cenere . Vi è il fafeio di fieno fecco , che di ciò parlò Davide . 
Pfal. 36. v. 2. Quotiiam tamquam fenum velocitar arefeent : & quemadmoduttL» 
olerà berbarum citò decident . Ed in perfona de' mortali avidi di gloria mon- 
dana , ma sba(Tati , pur egli favellò: Idem 101. v. 5. Tercujfns fum ut fenum , 
& aruit cor menni-, che il fiore li converta in fieno, dimoilra appunto quello 
della mondana gloria . Il Cane con V ofifo in bocca , lafciandolo per fe^uir 1' 
ombra, come fanno i mortali. Judic. 9. v. 36. Vmbras montium vides , quafi 
capita hominum , & hoc errore deceperis. E finalmente v' è uno che femina_j 
grano , e raccoglie fpine, come i miferi Uomini. Hier. 12. v. 12. Semi- 
navermt unicum , & Jpinas mefferunt : hxreditatem acceperunt , & non eis proderit . 

INGANNO DELLE RICCHEZZE. 

Dello Stejfo . 

UOmo fontuofamente vefiito tutto di drappi di oro , ma co' piedi fcalzi, 
ed ignudi , qual feppellifce un Uomo con un lenzuolo tracciato , a' 
cui piedi Ita quantità di denari , che lafcia ad altri . Le farà apprelfo un 
feiamo di Api . 

Le ricchezze molto ingannano i mortali , che per farne acquillo tra- 
vagliano cotanto » e ftentano ; e non fanno i miferi , che ogni cofa è 

vanità , 



TOMO TERZO. 281 

vanita , né quelle fé fono malamente ufate poffono giovare , per far {cam- 
po di pene infernali, come divisò il Savio . Prov. li. v.4. Dìvitia non 
proderunt in die ultionis . Le ricchezze ingannano affai , poiché molte fiate» 
quanto pia uno fatica per acquillarne , tanto meno ne poffiede , anzi pia 
impoverifce ; ma il più fottile inganno degli Uomini è , che faticando fi 
confumano , e talora offendono Iddio , e loro ftefli , e pofcia fattone acqui- 
lo , fono tranguggiati dalla morte » fènza che poffano goderli niente , la- . 
fciandole altrui . 

Quindi fi dipinge da Uomo riccamente veftito I* Inganno, perchè Io 
ricchezze pajono belle ne' fembianti ; ma ha i piedi fcalzi per le fatiche, 
che fi richiedono nel loro acquino , e per le offefe , che fovente fi fann9 
a Dio . 

Sepellifce un Uomo con un lenzuolo (tracciato , che quello è il fine » 
e la burla , perchè le fue fatiche , e la roba altri fé la godono , ed egli 
nel fuo morire appena ha quel lenzuolo , che gli toccò in parte ; lafcia i 
denari , che non può portarli , a godere ad altri , ed egli ebbe tante afflizioni 
per farne acquifto , e muore aggravato di cofcienza ; e quello fembra lo 
fciamo di Api , le quali fi affaticano a fare il mele , ed altri lo gullano , 
cileno reftando uccife ; ritratto vivace de' ricchi , che lafciano il mele de" 
beni eterni , ed elfi miferi refiano morti fovente di eterna morte . 

Alla Scrittura Sacra . Si dipinge I* Inganno delle ricchezze da Uomo 
ricco, che ben paiono cofa bella, e di pregio , ma ha li piedi fcalzi per 
Io danno, e per la povertà della cofcienza . Ap. 3. v. 18. ììuia diasi quod 
dives fum , & Utcupletatus , & nullius egeo , <& nefcis , quia tu es mijer , & 
iniferabilis , <& pauper , & aecus , & nudus . Sepellifce uno con un lenzuo- 
lo vecchio ; ecco il fine delle ricchezze , eccolo divenuto povero d» 
ricco , che però Davide , dice infieme efler quello povero , e ricco» 
Pfal. 48. v. 4. Simul in unum dives , & pauper . Ovvero quel len- 
zuolo, o quello ftraccio è la parte di quel ricco , dopo tante fatiche . 
Eccl. jf. v. 18. Htfc ejì pars illius, & omni homìnì , cui dedit Deus divitias , 
atque fubflantiam . A' piedi vi fono 1 denari, che lafcia. Pfal. 48. v. 12. 
Fglinquit alienis divitias fuas . Ed al pari delle Api teforeggia , ma non fa 
a chi. Idem 38. v. 7. Thefaurizat , & ignorat cui congregabit ea , E SaiL* 
Luca. 12. v. zi. Stulte , hac notte animant tuam repetimt a te: quei auten% 
parafli eujus erunt ? Sic efl qui fibi thefaurizat , & non e/I in Deum diva » 




N n IMG E- 



28i ICONOLOGIA, 

I N G E G NO. 

Di Cefare I{ip*' 

UN Giovane di afpetto feroce , e ardito . Sarà nudo . Avrà in capo 
un elmo , e per cimiero un' Aquila , ed agli omeri le ali di diverti colori . 

Terrà colla fìnillta mano un arco , e colla delira una frezza , ftando 
con attenzione in atto di tirare . 

Ingegno , e quella potenza di fpirito, che per natura rende 1* Uomo 
pronto , capace di tutte quelle fcienze , ov' egli applica il volere i e 1* 
opera . 

Giovine fi dipinge, per dimoftrare, che la potenza intellettiva non in- 
vecchia mai . 

Si rapprefenta colla teda armata» e in villa fiero, e ardito, per di- 
moftrare il vigore , e la forza . 

L' Aquila per cimiero denota la generofità , e fublimità fua , percioc- 
ché Pindaro paragona gli Uomini di alto ingegno a quello uccello , aven- 
do egli la villa acutiffima , ed il volo di gran lunga fuperiore agli altri ani- 
mali volatili . 

L' arco , e la frezza in atto di tirare , moftra 1' inveftigazione , e 
1* acutezza . 

E gli Egizi » ed i Greci per geroglifico dell' Ingegno , della forza , e 
dell' intelligenza dipingevano Ercole coli' arco in una mano , e nell' altra 
una frezza , con tre punte , per dimoftrare , che 1' Uomo colla forza , ed 
acutezza dell' Ingegno va investigando le cofe celeili , terrene , e inferne ; 
ovvero, le naturali, divine, e matematiche, come fi riferifce nell'aggiun- 
ta de' Geroglifici . De* Fatti , vedi acutezza dell' Ingegno . 

INGIURIA. 

Di Cefare Bjpa . 

DOnna giovine , di afpetto terribile , cogli occhi infiammati , vefttta di 
roflb , colla lingua fuori della bocca, la quale farà fimile a quella_» 
del ferpe , e dall'una, e dall' altra parte avrà molta faliva . In mano ten- 
ga un mazzo di fpine , e fotto ì piedi una bilancia . Arillotele nella fua_j 
Rettorica dice , che è proprio de' giovani , per 1' abbondanza del fungue » 
e del calor naturale eflfer arditi , e confidenti nell' ingiuriare altrui , come 
2nche , perchè amando i giovani 1' eccellenza , vogliono fopraftare agli al- 
tri , nel modo , che polfono ; e però giovane l' Ingiuria fi rapprefenta col 
brutto afpetto ; e gli occhi infiammati moltrano, che 1* Ingiuria nafee da__» 
perturbazione di animo , la quale perturbazione fi moftra particolarmente-» 
nel vifo . La lingua fimile a quella della ferpe , è legno, che l'ingiuria 
condite in parte nelle parole, le quali pungono non altrimenti, che te taf- 
fero fpiae ; fono legno ancora le bilance fotto a i piedi > che 1' Ingiurie-* 

è atto 



TOMOTERZO. ì8j 

è atto d' ingiuftizia » dandofl altrui quei biafimi , che o non fi meritano * e* 
non fi fanno . De' Fatti , vedi Indocilità , Offefa &c. 

INGIUSTIZIA» 

Dì Cefarc tijpa. 

DOnna deforme * veflita di bianco fparfa di fangue > con turbante i» 
capo all' ufo de' Barbari . Nella mano finiftra tiene una gran tazza di 
oro» alla quale terrà gli occhi rivolti) e nella delira avrà una fcimitarrat 
e per terra le bilance rotte . 

Deforme fi dipinge » perchè l' Ingiuftizia ( onde il male univerfale de* 
Popoli ) e le guerre civili fovente derivano ) bruttiffima fi deve (limare . 

La fcimitarra lignifica il giudizio torto ; e il veftimento barbaro , la_j 
crudeltà . La vede bianca macchiata di fangue lignifica la purità corrotta 
della giuftizia» alla quale corruttela appartiene pure la tazza di oro» aven- 
do gli occhi, cioè la volontà» e il penfiero I' ingiù ilo Giudice per 1' ava- 
rizia; molti alla vaghezza dell'oro folamente ; perchè non potendo infie- 
me foftenere le bilance , e la ragione , cadono ; onde vengono calpellate » 
come fé cofa fofifero di minimo prezzo . 

Ingiuftizia . 

DOnna veflita di bianco tutta macchiata » tenendo nella deflra mano una 
fpada » ed un Rofpo nella finiftra . Per terra vi faranno le tavole-» 
della Legge rotte in pezzi , ed un libro . Sarà cieca dall' occhio deftro • 
e fotto alli piedi terrà le bilance . 

Il veftimento bianco macchiato , dimoftra » non eflere altro l' Ingiufti- 
zia » che corruzione » e macchia dell' anima , per 1' innoflervanza della__» 
Legge » la quale viene fprezzata , e fpezzata dalli Malfattori ; e però fi 
dipinge colle tavole della Legge , e colle bilance al modo detto. 

Vede 1' Ingiuftizia folo coli' occhio finiftro , perchè non fi fonda » fe_> 
non nelle utilità del corpo , lafciando da banda quelle , che fono più rea- 
li » e perfette , e che fi eftendono a' beni dell' anima » la quale è 1' occhio 
dritto , e la luce migliore di tutto 1' Uomo . 

Il Rofpo , il quale -è fegno di avarizia » per la ragione detta altrove » 
e' infegna » che 1' Ingiuftizia ha 1' origine fu a fondata negl' intereflì » e nel 
defiderio delle comodità terrene : e però non è un vizio folo » e partico- 
lare nella parte del vizio , ma una malvagità , nella quale tutte le fcelle- 
ragini fi contengono , e tutt' i vizj fi raccolgono . 
De' Fatti » vedi Decreto di Giudice ingiuflo . 



D 



INGORDIGIA. 

Di Cefare Bjpa . 

Onna veflita dèi color della rugine . Nella finiftra mano tenga uru_s 
Polpo » ed accanto vi farà uno Struzzo . 

Nn 2 L'In- 



284 ICONOLOGIA 

L' Ingordigia propriamente è detta un difordinato appetito delle cofe , 
che al nutrimento fi appartengono» più viziofo di quello , che dimandiamo 
Gola » o Crapula ; e fi dipinge veitita del color della rugine % perchè de- 
nota quella il ferro fenza fuo utile , come l' Ingordo , che ogni cofa tran- 
gugia fenza guilo ; al che appartiene ancora lo Struzzo , che il ferro di- 
vora , e digerifce . 

Il Polpo in Oro AppoIIine , fignifica il medefìmo > perchè mancando- 
gli i cibi, fi nudrifce della carne fua medefima . 

Ingordigia . 

DOnna dì brutto afpetto , vettita del color della rugine * che vomiti il 
palio per la bocca . Tenga nella delira mano il pefce, detto Scaro» 
e nella finiitra una Lampreda , da' Latini detta Multela marina « ovvero 
Hebrias . 

11 pefce Scaro a noi è incognito ; perchè dicono * che non fi rrova_» 
fé non nel Mare Carpatio , e non efce quafi mai dal promontorio di Tro- 
ade . Da' Scrittori è tenuto pefce ingordiffimo , perchè foto ( fecondo Ari- 
notele ) tra* Pefci oflerva 1' ufo di camminare 9 come gli animali quadru- 
pedi , e fi pafce dell' erbe ; ed ancora perchè con molta avidità divora_j 
tutt' i pefci piccoli , che fé gli fanno incontro per Ingordigia , e poi li 
vomita per la fazietà ; e fomiglia il fuo corpo in gran parte a quello del- 
la Orata . 

La Lampreda , come dice Oro Egizio , partorifce per bocca , e fubito 
partorito , divora quegl' illeffi fuoi figliuoli , fé non fono preiti a fuggire. 

Ingordigia . 

DOnna col ventre grotto , il che fignifica Ingordigia parafitica , e ten- 
ga in mano un vafo di trafparente vetro , dentro al quale fiano mol- 
te fanguifughe , ovvero fanguettole ; perchè come la fanguifuga , polta a 
forbire il fangue altrui non fi fiacca mai per fua natura , finche non crepa; 
cosi gì' Ingordi non cedano mai » finché l' Ingordigia Ileana non li affoga . 

INGORDIGIA , OVVERO AVIDITÀ'. 

UNa Donna » che abbia nella mano un ramo di quercia pieno di ghian* 
de . Colla delira mofiri di averne buttata una ad un Porco , il qua- 
le la tenga in bocca in modo , che fi vegga > e llia colla telta alta , c_* 
cogli occhi fiffi verfo la figura . 

Abbiamo figurata 1' Ingordigia con tale animale , che mangia una_j 
ghianda , e guardi alle altre , perché è tanto ingordo , che mentre ne_» 
tiene una in bocca 9 defidera di pigliare 1' altra , ingordo collume fcopert© 
iì Alceo Poeta Greco, quando dille : 

AìCs tx'f $x\xP0V , 7TXV ft£V i'XuO , tx'v cP' ipXXXl A.'./3hV . 

Shs gianduii diam quidam l?abet> d'uva antan optai accipcre . 

Pigliali 



TO M T E R Z 0. 285 

PMiafi il Porco per l'Ingordigia , come animale» iL quale ingorda- 
mente divora tutto il giorno , e mangia di ogni cofa , e per tal conto 
molto s' ingraOTa , onde volgarmente fi fuol dire di uno , che fia. di buona 
beccatura ; diluvia come un Porco . Orazio Poeta volendo dare avvifo ad 
Albio Tibullo, eh' egli attendeva a far buona vita » ed ingralfarfi » con- 
tòiude la Piitola con queiH verfi . 

Me pìng'iem , & nitidum bene curata cute vifes » 
Cum ridere voles Epicuri de grege porctim . 

Dove fi chiama Porco della greggia di Epicuro : E Porci furono chia- 
mati i JBeozj nell' Arcadia . Leggefi negli Adagi , vita fuilla , per una vi- 
ta ingorda da Porco ; e quelli che menane sì brutta , e fozza vita , fono 
poi tenuti itolidi, grofsi , e indocili, fienili agl'ingordi Porci . Ma ancor- 
ché in quella fi rapprefenti fpezialmente l'Ingordigia della crapula, non- 
dimeno fi può applicare all' Ingordigia di qualsivoglia acquiito , e guada- 
gno di roba ; imperciocché , ficcome il Porco fpinto dall' Ingordigia , va 
fempre lcavandi la terra col grugno, e colle zampe, per ingraifarfi: così 
gli Uomini ingordi delle cofe terrene , cercano di {cavare i denari di fot- 
toterra ; cacciano il capo eziandio in luoghi , che a loro non appartengono, 
per impadronirò" di quelle; fi ri nefcolano di qua, e di là sfacciatamente» 
e fanno tanto di mano , e di piedi , che ottengono cofe indebite , per fa- 
ziare la loro ingorda voglia . Appena avranno tirati i frutti maturi di una 
ufura , che defiderano gli altri non maturi ; tanto fono intenti all' Ingordi- 
gia . Alceo fuddetto 1' applicò all' ingorda avidità , che aveva delle Don» 
ne , come ghiotto di quelle . 

S-us glandem aliarti quidem habet , aliar» autem optai accìpere . 

Ego quoque puellarn pulebram aliai» quidem bzbeo, aliam autem cupio accìpere . 

De' Fatti , vedi Cola , Crapula , ^Avarizia ec. 

INGRATITUDINE. 

Di Ce fare B^ipa . 

DOnna veftita del color della ruggine . Tenga in feno una ferpe , in mo- 
do di accarezzarla . In capo avrà la tetta di un Ippopotamo , e il 
reltante della pelle del detto animale gli fervirà per manto . Vedi in Oro 
Apolline . 

Ingratitudine . 

DOnna vecchia , che nella man delira tiene due unghie d' IppopotaniOj 
altrimenti cavallo del Nilo , per molìrare quanto fia cofa abominevo- 
le l'Ingratitudine . In Oro Apolline fi legge, che gli Antichi adoperava- 
no ancora l'unghia dell'Ippopotamo , e già la ragione fi è detta nellMm- 

ma<nne 



285 ICONOLOGIA 

magine dell' empietà . Figurarono ancora gli Antichi I* Ingratitudine In At- 
teone divorato da' propri Cani , onde nacque il proverbio in Teocrito : 
Teatri tanes , ut te edant , 

Ingratitudine . 

DOnna veftita di edera» tenendo in una mano due Vipere, 1' uno ma- 
fchio i e 1' altra femmina ; ed il mafehio tenga la tetta in bocca del- 
la femmina . 

Ingratitudine è propria malignità nell' animo rozzo , e vile i che ren- 
de 1' Uomo feonofeente de' benefizi verfo Dio, e '1 Proflìmo ; ficchè feor- 
dando il ben prefente , brama Tempre il futuro con appetito difordinato . 

L' edera porta il lignificato dell' Ingratitudine , perchè quel medefimo 
albero , o muro , che le è fiato foftegno nell' andare in alto , ed a cre- 
scere , ella alla fine in rimunerazione di gratitudine , lo fa feccare , e_> 
cadere a terra . 

Significa quello medefimo la Vipera , la quale per merito della dol- 
cezza , che riceve ne' piaceri di Venere col compagno , bene fpeflb te- 
nendo il fuo capo in bocca , lo fchiaccia , ed etto ne rimane morto : e_» 
poiché mi fovviene un Sonetto a quetto propofito del Sign. Marcantonio 
Cataldi , non m' increfee fcriverlo , per foddisfazione de* Lettori . 

f~\ Dì colpe , e d' errori albergo , e fede , 
Ribella al giuflo , alla l^atura, a Dio, 
Tejle infernal , morbo perverfo , e rio , 
D* diletto , e di Satan figlia , ed erede . 

di pietà nemico , e di mercede , 
Mojlro a ricever pronto , a dar reflìo , 
di promeffe , e benefizi obblìo , 
Che non curi amiftà, ne ferbi fede. 

Tu Lupo , tArpìa , Grifon d' opre , e d' afpetto , 
Tu di virtù , tu di animo onorato , 
Feccia , fchiuma , fetor , macchia , e difetto . 

Tu fei con /' avarizia a un parto nato , 
Fuggi dal penfier mio , non che dal petto , 
Cb' è de' viz} il peggitr effer ingrato . (a) 

FATTO 

n i — -■■ — 

(</) Dal P. Ricci lì dipinge l' Ingratitudine ; Lcnr.a , che in una mano Urrà uni 
Specchio , ove fi mira ; e peli' altra una Vìpera . Vicine le farà un albero ,f/i cui fi* 
avviticchiata V edera , fulìt cui foglie vi fa il gelo . Abbia una nube appreso . 

L« 



TOMOTERZO. 287 

FATTO STORICO SAGRO. 



UCcifo Ochofia Re di Giuda , per ordine della fcellerata Atalia Madre 
di lui j che fi ufurpò il regno , furono peranche fpietatamente truci- 
daci i figli tutti dell' infelice Re . Mentre efeguivafì il barbaro fcempio , 
Gioaba forella dell' eftinto Ochofia , accortamente rapì uno de' pargoletti 
il più piccolo 9 chiamato Gioas , per felice avventura non ancora eltinto ; 
confegnatolo quindi alla nutrice, con lei lo nafcofe nel tempio ; dove Gio- 
jada fommo Sacerdote »- e Marito della pietofa Gioaba, 1' educò con tal 
fegreto , che non giunfe mai a trafpirarlo Atalia . Compiuto che ebbe il 
piccolo Gioas il fettimo anno , lo zelante Giojada lo palesò a* Leviti , ed 
al popolo , da' quali fu opprelfa 1' Ufurpatrice , e riltabilito fui trono 1' uni- 
co rampollo della ltirpe di David . Che non doveva Gioas pertanto alla_» 
famiglia di Giojada , per cui fu tolto dalla morte non folo , ma collocato 
fui Trono ? Chi dubiterà che perpetua memoria confervar non ne debba , 
ed un obbligata riconofcenza ? Eppure quello ifteffo Gioas fu quello , che 
ordinò agli empj fuoi miniitri , che foife lapidato Zaccaria , figlio ( che or- 
rore ! ) figlio del fuo benefattore Giojada . Perchè poi ? perchè con amo- 
rofo zelo lo aveva riprefo di avere ingratamente mancato al vero Dio , all' 
alto fuo Confervatore , per donarli in braccio col fuo popolo , all' empie- 
tà , alla perfidia . Non lafciò 1' Altiffimo impunita ingratitudine tanto ne- 
ra , poiché perniile che dagli llefii fuoi fervi folle nel proprio letto mifera- 
mente trafitto . Taralipomenon lib, 2. cap. 22. 23. 24. 



FATTO 



Lo Specchio , dove fi mira , rapprefenta la Superbia , principal motivo , on- 
de nafce l' Ingratitudine ; immaginandoli F inarato , che ogni cola , che gli fi 
fa in tavore , fé gli debba per obbligo ; e cosi mirando 1' efi'er fuo , fé ne reputa 
degno , e però fi rende ingrato a' benefizj . 

La vipera è tipo dell'Ingratitudine, poiché per ufcire dal materno ventre , 
uccide la Madre , t orandolo . 

L'edera è efemplare d'ingratitudine, perchè erigendoli in alto per la for- 
za , e foftegno di uri albero , giunta che fia folla foa fommità » lo fecca , ed 
innarridifce . 

Il gelo che è falle frondi , eflendo di poca durata , e che appena caduto , 
fparifce , lignifica che l'ingrato non molto dura nel fuo vizio, poiché ben_» 
pretto ne viene da Dio punito . 

La nube ancora è ritratto dell* Ingratitudine , giacché effèado generata da' 
vapori tratti dal Sole , pofcu gli procaccia guerra , opponendoli alla foa luce > 
per ofcuraxlo . 



i88 



ICONOLOGIA 



FATTO STORICO PROFANO. 

MOftro vero d' ingratitudine fi fu al Mondo Nerone . Agrippina fua 
Madre per farlo giungere al trono , usò tutte quelle arti , che pof- 
fano mai cadere in mente umana , anzi per eiTo giunfe peranche all' em- 
pietà ; non dubitando di avvelenare il proprio marito » per fargli fucceflfo- 
re un tanto fcellerato figlio . Giunfe dunque per Agrippina all' Imperio 
Nerone ; e Nerone in premio di tanto, ordinò che fode uccifa Agrippi- 
na . "Pietro Me/sia nella vita degl' Imperadori , ed altri . 

FATTO FAVOLOSO. 

P Aride figlio dì Triamo Re di Troja» effendo flato con fomma libera- 
ralità, ed amorevolezza ricevuto da Menelao Re de' Greci, non fo- 
lo a lui non rendette grazie di forte veruna ; ma anzi perfido traditore gli 
rapi la fua amata conforte E lena , Qwidio. Virgilio . Omero . Iginio. Teatri 
Conti &e. 




INIMI- 



TOMO TERZO. 
INIMICIZIA MORTALE, 

Dì Cefare fjpé » 



zdg 




Jnimici'z.i a Mo rtaXe- 



D Orina armata . Sarà dì afpetto fiero, e tremendo , e veftìta di colof 
rodò . Che colla deflra mano tenga due faette ugualmente diflanti , 
e che la punta dell' una tocchi fcambievolmente le penne dell' altra , e 
colla finiltra una canna colle foglie , e delle felci . : 

Si dipinge armata, e di afpetto fiero, e tremendo, perciocché l'Ini- 
micizia Ila preparata fempre colle armi , e colla prontezza deli' animo 
per offendere , e abbattere l' inimico . 

Il color roffo del veitimento ne fignifìca 1' effetto proprio dell' Inimi- 
micizia , la quale genera nell' Uomo fdegno , collera , e vendetta . 

Tiene colla deflra mano le faette , nella guifa che abbiamo detto, per- 
ciocché gli Egizi volevano , che per effe fofle il vero fimbolo della con- 
trarietà, effendocchè ne i contrari non può effere unione , ma continua- 
mente Inimicizia mortale . 

La canna , e le felci , ne denota la perverfa , ed iniqua natura di co- 
loro , i quali allontanati dai comandamenti del Signor Iddio [ circa il 
rimettere le ingiurie ] trafgredifeono a sì alto precetto , dicendo in_» 
San Matteo . Ego autem dico vobis , diligite inimicos veftros ; benefacitt 
ìis , qui odtrunt vos , & orate prò psrfequentibm » $* calumr.ìantìbus vos + 

O o Innokrc 



2 9 o ICONOLOGIA 

Innoltre il medefimo Evangelica cap. i8. v. 18. dice : Se non perdonaremo a i 
noftri inimici, Egli non perdonar* a noi le noltre colpe . Sic & pater meus caleflis 
facìet vobis, fi non remiferitis unafynifque fratri fuo de cordibus ve/tris . Quelle fono 
parole del Signore Iddio ; del quale chi vuole effere amico bifogna far 
quello , che egli dice: Fos amici mei eftis, fi feceritis qj£ praecipio vobis . 
Joan ij. v. 14. Però conviene per falute dell'anima noftra non eiTere intenti 
alla vendetta , e effere ortinati, ed inimici , fimile alla canna , edalla felce, 
che fono tanto fra di loro contrari , che una ammazza 1' altra ; il che di- 
ce Diofcoride lib. 4. cap. 85. Teribit Filix , quam per ambitum copiofior ba- 
Tundo coronet , & contra evanefcet barando , quam obfepiens multa filix in or- 
bem cinxerit . E Pierio Valeriano lib. cinquantefimo ottavo dice , che fono 
tanto inimici , che le felci tagliate con la canna , ovvero fé arandoti fi 
mette la detta canna fopra del vomere , non rinafcono più , e parimente a 
voler tor via le canne bafta mettervi le felci , che fa il medefimo effetto , che 
fa la canna , tanto fono per natura mortalmente nemici . Onde fopra di 
ciò Aleìfandro Magno ( ancorché gentile ) diede efempio , che fi deve_» 
perdonare , e non perfeguitare il fuo inimico, fino alla morte. Egli do» 
pò aver tre volte rotto Dario , come ancor fittolo prigione , perchè Beffo 
Prefetto di Batcria , cosi legato 1' uccife. , per dimoftrare quanto errore 
aveffe commeffo il detto Beffo, ridottolo in fua poterti, lo cartigò della fua 
ortinata perfecuzione , e Inimicizia . Perciocché legati , e raggiunti per 
forza infieme due rami di arbore , e a ciafcun legata una gamba di Beffo, 
fece fciorli d' infieme, e precipitofamente aprendofi , reftò 1' infelice sbra- 
nato per mezzo , in memoria , ed efempio del fuo inimichevole , e pef- 
fimo cortame , 

INIMICIZIA. 

DOnna vertita di nero , piena di fiamme di fuoco « Colla delira mano rtia 
in atto di minacciare . Con la finirtra tiene un' Anguilla , e in terra 
fiano un Cane, e una Gatta, che fi azzuffino infieme. 

Il veftimento nero colle fiamme , lignifica 1' ira mefcolata colla malin- 
conìa, che infieme fanno 1' Inimicizia durabile , la quale non efoloquell* 
ira , che ha nel profondo del cuore fatte le radici con appetito di ven- 
detta , in pregiudizio del proffimo ; e che ciò fi mortri per il fuoco , 
lo manifefta la definizione , ove fi dice , 1' ira effere un fervor del fun- 
gue intorno al cuore , per appetito di vendetta ; e la malinconia è chia- 
mata da' medici lAtrabilis , però fi può lignificare nel color nero ; e_» 
fa gli Uomini ricordevoli delle ingiurie . 

L' Anguilla , il Cane • e la Gatta dimoftrano il medefimo effetto , ef- 
fènda quella folita di andare lontana dagli altri pefei , per inimicizia , co- 
me dice Oro Apolline , e quelli infieme effendo. in continuo contralto na- 
turalmente . 



FATTO 



T MO TER Z 0. % 9 i 

FATTO STORICO SAGRO. 

ASael fratello di Gioab importunò tanto colle fue perfecuzioni Abnen 
che lo coftrinfe a voltargli faccia , e coli* afta , che in mano aveva» 
lo gettò a terra morto . Gioab concepì inimicizia tale contra di Abner « 
che fi prefitte di non perdonargli mai più . In fatti eltendofi Abner por- 
tato da David , e prefìttogli ajuto , in tempo che prefente non era Gioab., 
tornato quefti , e faputa la venuta di lui al Re , fé ne adirò , e rimpro- 
verò il Re ftelto, perchè trattenuto non lo ave (Te . Quindi, fenza che nul- . 
la fapelte David , ordinò che per fua parte fotte richiamato indietro . Ubbi- 
dì l'infelice Abner, fé ritorno in Ebron. Dove ingannevolmente chiama- 
tolo a parte Gioab , facendo moltra di dover feco ragionare di cofe pre- 
murofe , Io trafitte , e 1' uccife . La perdita di Abner colto delle lagrime 
a David; e malediffe Gioab, e tutta la famiglia fua. z.de'Bg cap. 2. e j, 

FATTO STORICO PROFANO- 

TEmiftocle , ed A nitide figliuolo di Lifimaco , ebbero ì medefimi Tu- 
tori , furono infieme educati , e da un iiteffò Precettore ricevero- 
no gli ammaftramenti . Pure fino da fanciulli furono Tempre così tra lo- 
ro nemici , che per quanto fi opera ite , non fi trovò mai modo di render- 
li concordi . Non folo nella loro fanciullezza, e gioventù eglino fi urta- 
rono , ma fino all' ultimo refpiro della lor vita perfeverarono ad odiarli, 
e a darli continui contrafegni di una irreconciliabile inimicizia. El. devar. 
bifl. lib, 23. 

FATTO FAVOLOSO. 

13 Olinice , ed Eteocle ambo figliuoli di Edipo Re di Tebe, furono ferri- 
. premmai tra loro difcordi , e vivendo ancora il Padre , furono bene 
{petto infieme alle mani . Morto Edipo » operarono i Tebani , che fi pa- 
cificalfero , e li poterò in quello poco però durabile accordo , che unore- 
gnafie un anno , e 1' altro pari tempo . Finito 1' anno , perchè a Polini- 
ce non volle cedere il Fratello , egli con I' ajuto del Suocero Adralto Re 
di Argo condufse a Tebe un efercito poderofo , e combattè col fratello 
con tanto furore , che uno uccife 1' altro . Creonte che fucCelte poi ad Eteo- 
cle nel regno » vietò loro la fepoltura . La di loro pietofa madre ufeita dal- 
la Città accefe un gran rogo, e gettovvi dentro il corpo di Eteocle ad 
abbruciare ; ed in quel mezzo fu anche tolto il corpo di Polinice , e por- 
tato al fuoco , dove già era arfo Eteocle . Subito che fu pollo apprettò 
il fratello, tremaron le legna, e ributtarono Polinice ; onde le fiamme 
di due corpi fuggirono una dall' altra; come te così morti , ritenefser» 
peranche la nemiftà, e difeordia antica . Erodoto. Euripide. Stazio , £»• 
febio &c. 

O o 2 INI- 



* 9 z ICONOLOGIA 

l N I Q. U I T A». 

Di Cefare Hjpa . 

DOnna veftita di fiamme di fuoco , e fugga velocemente . 
Si dipinge in fuga, perchè non è ficura in luogo alcuno. Ogni cofà 
le fa ombra , ed ogni minimo avvenimento la {paventa ; generando ciò il 
timore, col quale colla fuga lì configlia , e fi rifolve perpetuamente. 

E' veftita di fuoco , perchè 1' Iniquità brucia le anime perverte , come 
il fuoco brucia i legni più fecchi . (.1) 

De y Fatti » vedi Terfìdia , ce. 

INNOCENZA. 

Dì Cefare Rjpa , 

VErginelfa » veftita di bianco . In capo tiene una ghirlanda di fiori , con 
un Agnello in braccio . 
Con una ghirlanda , ed abito di Vergine lì dipinge , per effere la men- 
te dell' Innocente intatta , ed immacolata . Però dicefi , che l' Innocenza 
è una libera , e pura mente dell' Uomo , che fenza ignoranza penfi , ed 
operi in tutte le cofe » con candidezza di fpirito , e lenza puntura di co- 
feienza . - 

L' Agnello lignifica l'Innocenza, perchè non ha né forza, né intenzio- 
ne di nuocere ad alcuno, ed offefo, non lì adira, né fi accenie a delìde- 
rio dì vendetta ; ma tollera pazientemente fenza ripugnanza , che gli lì 

tolga, 
» ■■ 

( a ~) Dipinfe fi P. Ricci l* Iniquità : "Verno di ftatura grande ecn i ficài di fer- 

pe , e le gambe ritorte . Tiene gli occhi refi infuocati . In una mano tiene un ramet- 
to , e manipolo di Zizania , e nell' altra tre faville , all' eftrcmità delle quali afparifce 
fa ognuna un capo di Serpe ; e dall' altra certe palle di piombo . 

Si dipinge l' Iniquità da Uomo dì datura grande , co' piedi di Serpe , eh' è 
velenofo , ombreggiando i piedi ritorti , gli effetti , e le opere Umane contro il 
dritto , ed il giudo . 

Gli occhi rodi indicano il fuoco della lenfualftà . 

Il ramo di Zfzania , eh' è {imbolo del male , fi pone in legno , che il male 
infetta non folo dove annida , ma ruina gli altri ancora . 

Le tre faville lignificano li tre mali, di penfieri , parole, ed opere. 

Il ferpe è per la malizia , che apparifee in ogni iniquità . 

Le palle di piombo fono geroglifico deli' Iniquità , per dimoflrare la fua gra- 
vezza. 



TOMO TERZO. r n 

tolga e la lana » e la vita ; dovendo così fare , chi defidera di afiomigliarfi 
a Crlfto : gkji coram tendente fe obmutuìt , come fi dice nelle facre Ietterei 
per effere nobiliflima in lui l'idea dell'Innocenza,. 

Innocenza', e "Purità, 

Glovanetta coronata dì palma . Starà in atto di lavarli ambe le mani 
in un bacile pofato fopra un piedeftallo > vicino al quale fia un_j 
Agnello» ovvero una Pecora. 

L' Innocenza , ovvero Purità nell' anima umana » è come la limpidezza 
nell' acqua corrente di un vivo fiume : e colla confìderazione di quello ri- 
spetto » molto le conviene il nome di Purità. Però gli Antichi , quando 
volevano giurare di effere innocenti di qualche fcelleratezza » dalla quale 
fi fentìvano incolpati , ovvero volevano dimoitrare » che non erano mac- 
chiati di alcuna bruttura -, folevano nel cofpetto del Popolo lavarli le ma- 
ni , manifeilando colla mondezza di effe j e colla purità dell' acqua » la_» 
mondezza , e la purità della mente . 

Di qui nacque , che poi ne* geroglifici furono quelle due mani 5 . che 
fi lavano infieme , ufate dagli Antichi » come racconta Pierio Valeriano 
nel libro trentefimoquinto 5 e S. Cipriano nel libro de Livore » ci eforta a 
ricordarli Tempre , perchè chiami (Trillo la fua Plebe , e nomini il fuo 
Popolo j adoperando il nome di Pecore ; volendo cosi avvertire , che V 
Innocenza , e la Purità Criitiana , fi deve mantenere intatta » ed inviolabile. 

La Corona di palma , da S. Ambrogio in quel luogo , Statura tua fì- 
mitis fatta efl palma , è interpretata per 1' Innocenza , e Purità , c.he_» 
ci è donata da Dio iìibito , che fiamo generati pel Santissimo Battesi- 
mo. f_dj 

^<*t *;*fe ^*fe ^%l ^fe. 



FATTO 



(_a~) Dal P. Ricci fi rapprefen-ta l'Innocenza: Donna di' beli' aj'petto , "Defitta dì 
bianco , e con gli occhi verfo il Cielo . Atra in mano una bilancia , ed un Agnello in 
braccio , t ai piedi un picco! Fanciullo . 

Bella con un veftito candido , per dimostrare la bellezza dell' Innocenza 3 
t la purità de' fuoi coftumi . 

La bilancia lignifica la Giuflizia, effendo l'Innocenza custodita da quella, 
ed effendo altresì effetto di lei . 

L'Agnello fi pone per effer tipo dì quefta Virtù , e perchè I' Agnello fu 
più volte paragonato all' Innocentiflimo Crifto . 

Il piccol fanciullo è parimenti fìmbolo dell' Innocenza , effendo innocente , 
puro , e giudo , fenza macchia veruna , e per non aver animo di offendere al- 
cune . 



ip4 ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRO. 

BEH' efempio di riprova , onde (coprir I' innocenza del cuore , abbiamo 
nel vecchio Tellamento . Leggiamo in quello , che per aflicurarù" il 
gelofo marito dell' innocenza, o reità della moglie, a lui ne veniva per- 
meilo , ed anzi preferito il modo nella feguente guifa . 11 marito , cùe 
aveva per fofpetta la moglie , la conduceva alla prefenza del Sacerdote • 
avanti del Tabernacolo ; ivi offeriva I' obblazione , che fi chiamava del- 
la Gelosia , che era farina di orzo , fenza olio , e fenza incenfo . Il Sa- 
cerdote pigliava da quel gran vafo , che llava al Tempio , e fi chiamava 
Mare per la fua valliti , con un vafo di terra cotta dell' acqua , che la 
Scrittura chiama fanta, perchè ferviva al culto Divino ne' Sacrifici del 
Tempio , e dentro di quel vafo gettava un poco di polvere i prefa dal 
pavimento dello fteffo Tabernacolo ; e queft' acqua mefcolata colla terra , 
fi chiamava aqua amariffirna . Sopra di queft' acqua il Sacerdote profferiva 
certe maledizioni ; poi feopriva il capo della Donna , e le dava a tenere 
I' oblazione della Gelosìa ; cioè quella farina di orzo, che abbiamo detto, 
e alla medefima diceva : Sì non dormiva vir alienus tecum, & fi non polla- 
ta es , deferto mariti tboro , non te nocebimt aqute iflte amarifflmte , in qius 
malediclìones eongeffì . Sin autem declinagli a viro tuo , atque polluta es , c£" 
concubiiìfli curr. alio viro , bis maledtclionibus fubjacebis . Det te Dominus in 
maledìclionem , excmplumque cunflorum in populo pio , putrefeere faciat femitr 
tuum , & tumens uterus tuiis difrumpatttr , ingrediantur aqute malediente in ven- 
trem tuum , & utero tumefeente , piitrefcat fernet, A quelle imprecazioni la_» 
Donna rìfpondeva ~4men , *Amen , ed il Sacerdote fcriveva quelle male- 
dizioni fopra una xarta , e poi lavava quelli caratteri fcritti , come fé va- 
leffe lcancellarli , in quel vafo di terra cotta , che conteneva I' acqua ama- 
riffima , quali infondendo nel!' acqua , e nel vafo le recitate maledizioni . 
Pigliava poi dalle mani della Donna la farina di orzo , della quale una 
parte bruciava , ed una parte rifervava per fé . Finalmente dava a bere 
quell' acqua alla Donna , la quale , fé era colpevole , provava fubito , o 
non molto dopo , 1' effetto della maledizione , perchè gli marciva la cofeia 
( o fia altra parte , per modellia taciuta ) le lì gonfiava il ventre , e cre- 
pava . Se era poi innocente , nulla operava in lei la maledizione , anzic- 
chè benedetta era da Dio , concedendole prole . T^umeri cap. 5. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Condannato alla morte Socrate , a tuttaltro fembrava penfaffe , che a 
porli in difefa . Feniche Ermogcne figlio d' Ipponico, e fuo fami- 
gliare , gli dille : Poffìbile , o Socrate , che tu non penfi a difenderti ? Rifpo- 
fe il Filofofo : Tare a te , o Ermogcne , che io a quello non rifletta , 
allorché medito qual vita mi abbia condotta ? E volle dare ad intendere il 
Savio , che qualunque difefa farebbe Hata vana con gente , che dalla 

fua 



TOMO TERZO. z 9 <; 

fua vita incolpevole non fapeva. riconofcere la fua innocenza . Sruf. lìb. 
2. cap. i. ex Xenopb. apolog. 

FATTO FAVOLOSO. 

PEIeo, o come altri vogliono Ippolito » fu all' eccedo amato da Ata- 
lanta moglie di Acaflo figlio, di Pelia ,. Re di Teffaglia . Avendo or- 
rore egli nel tradire Acaflo , non volle corrìfponderle in alcun modo . Per 
il che lbmmamente fdegnata Atalanta cangiò 1* amore in odio , ed accusò 
Peleo al marito di aver tentato di violarla » Acafto ne meditò vendetta , 
ma diflimulando il fuo rancore , condulìe Peleo a. caccia fui monte Pelion- 
ne » e quivi abbandonollo alla crudeltà de' Centauri, e delle fiere . Dì- 
fefe il Cielo 1' innocenza del Principe , poiché ifpirò a Chirone di com- 
paffionarlo, ed anzi favorevolmente riceverlo, appretto di fé . Aiutato di 
più dagli Argonauti , portò trionfante la fua innocenza in faccia al trop- 
po credulo Acalto, ed all' empia Atalanta , con altro nome chiamata Cre- 
teide -, dell' uno , e dell' altra vendicandoli in modo, affai gloriofo . 
Qwidio Metam. lib. 8. &e* 



INQUIETUDINE. 

Di Cefare BJpa . 

DOnna. giovane veiìita di cangiante ,, che tenga, una girella di carta , 
come quella, che fogliono tenere i fanciulli ,' che girano al vento, 
perchè tali fono gli Uomini inquieti , che non fi fermano mai in un pro- 
polito con (labilità ; che pejciò. fi velie ancora di color cangiante . 

De y Fatti 'vedi Incoftanza « 

Inquietudine: di anìmo< . 

DOnna mefla » e in piedi , che nella delira mano tenga un cuore ; 
fopra del quale vi fia un tempo di orologio ,. e colla finilìra una ban- 
derola di quelle, che mofìrano ì venti . 

Si rapprefenta con 1' orologio fopra. il cuore * e con la bandero- 
la , come dicemmo ,, per dimoltrare , che ficcome l* orologio , e la 
banderola dì continuo: fono in moto , così chi è inquieto dell' animo , 
mai non hi ripofo ,, e. gli conviene efporfi a. tutti i contrari,, che lo mo- 
leitano . 

De* Fatti * vedi Combattimento della Ragione coli* appetito . 

INSr- 



%$$ ICONOLOGIA. 

r N S I D I A. 

Di Cefare Bjpa . 

DOnna armata , con una Volpe per cimiero , cinta intorno di folta neb- 
bia . Terrà un pugnale ignudo nella delira 5 e nella finiitra tre dar- 
di . Sari una ferpe in terra fra 1' erbe verdi , che porga in fuori alquan- 
to la tella . 

L' Infidia è un' azione occulta fatta per offender il profilino , e però 
si arma, inoltrando 1' animo apparecchiato a nuocer col pugnale , e coi dar- 
di, cioè lontano, e vicino . Ha per cimiero una Volpe, perchè le acu- 
zie fono i fuoi principali penfieri . La nebbia, è la fegretezza , e gli oc- 
culti andamenti , che afficurano il paffo all' Infidia . 

La ferpe fomiglia 1' Infidiofo , fecondo quel comun detto : Latet anguìs 
in erba , interpretato da tutti gli Efpofitori in tal propolito . 

Infidia. 

DOnna armata . Nel finillro braccio tenga uno feudo , e colla delira una 
rete , la quale dagli Antichi fu tenuta per lignificato dell' Infidia . 
E Pittaco uno de' fette Savj delja Grecia , dovendo venire a bat- 
taglia con Frinone Uomo di gran forza, e Capitano degli Ateniefi, por- 
tò una rete fotto uno feudo, la quale, quando gli parve ora opportuna * 
gittò addoflò al detto Frinone , e lo vlnfe . 

FATTO STORICO SAGRO. 

EMpie furono le infidie che tefero i figli di Giacobbe a' Sichimiti , in 
vendetta della Sorella ftuprata dal Signore di quelli . Infidie tanto 
bene efeguite , quantocchè indegne a fegno , che sdegnarono fortemente^ 
il giudo Giacobbe , che non ne aveva avuto cenno veruno . Cosi penfa- 
rono , e nella guifa feguente fi pofero in efecuzione . Emor Padre di Si- 
chem rattore , con lui a' figli di Giacobbe fen venne , chiedendo loro feu- 
fa dell' occorfo , e progettando di far feco loro alleanza , fé confentito a- 
veflero al Matrimonio di Sichem con Dina oltraggiata , e che fcambievol- 
mente fé ne faceffero degli altri tra i loro figliuoli, e figliuole. Rifpo- 
fero eglino alle propofte , aftutamente diflìmulando il rancore , che le_> 
avrebbono accettate ; ma che ciò non poteva efeguirlì , fé i Sichimiti non. 
fi fottoponevano alla legge della Circonciiione . Emor , e Sichem efpofe- 
ro tutto ciò ai loro popoli , i quali di buona voglia acconfentirono . Ottenu- 
to quello da' figli di Giacobbe, il terzo giorno, allorché il dolore della_j 
Circonciiione è più fenfibile , Simeone , e Levi fratelli di Dina , entrarono 
fenza timore colla fpada alla mano nella Città di Sichem , ed uccifero tut- 
ti i mafchj , che vi trovarono , trucidando eziandio Emor , e Sichem . 

Dopo 



/ 



7 



TOMO TE M Z Ù. z 9 - 

Dòpo si fanguinofà ftrage , gli altri figli di Giacobbe vennero nella Città ; 
la faccheggiarono j e ne riportarono^ un grolfo bottino. Gcnejt cap. 34. 

FATTO S T O R I C O PROFANO. 

DAtame di Caria già (lato ribelle di Artaferfe Re di Perda , con effe 
fece pace . Pace però per parte di Artaferfe apparente foltanto , poi- 
ché ricordevole dell' ingiuria , ed. altresì del' valore di Datarne , per cui 
non ifperava di poterlo vincere colle armi, pensò il modo di opprimer!» 
colle infidie . Se ne avvide più fiate Datarne » e feppe fempre fcanfarle . 
Fu un giorno avvifato , che gli tramavano infidie certi , che eran del nu- 
mero de' fuoi amici : fu de' quali egli , perciocché- i delatori eran nemici » 
giudicò né efler da predar fede , né dover pure non farne conto . Volley 
far prova fé gli veniva riferito il vero, ed il falfo . Pertanto in <juella_s 
firàda portofli , dove dicevano che farebbon gli aguati . Ma fcelfe uno fo- 
migliantiffimo a fé , e di perfona , e di datura, e gli diede il fuo abito, e 
gli comandò che andaffe in quel pollo, dove egli ite fio era ufato di anda- 
re . Egli poi veftito alla militare , cominciò a marciare nel corpo di guar- 
dia . Gì' infidiatori pertanto ingannati dall' ordine , e dall' abito, fanno empi- 
to contra di colui, che era fiato in ifeambio meffo. Ma Datarne aveva_- 
già detto a quelli , co' quali marciava , che dettero apparecchiati a far quel- 
lo , che vedeffero fare a lui . Elfo come fi accorfe che gì' infidiatori veni- 
vano ad affronto , fcagliò dardi contra di loro , ed avendo ognuno fatto que- 
llo medefimo, prima che i detti infidiatori arrivaffero a quello , che va- 
levano inveltire , cadder trafìtti, Cornelio l^ipote nella vita di Datante, 

FATTO FAVOLOSO. 

ABitava in una parte dell' Egitto un orribil Gigante di nome Caligo- 
rante . Crudeliffimo coflui infidiava la vita a tutti i paflaggieri , ufan- 
do fomma alluzia per farli fuoi . Aveva egli una rete artificiofamente la- 
vorata, e fottile così , che appiattandola nell' arena , non potevafi punto feor- 
gere . Allorché vedeva de' viandanti , con orride ilrida li fpaventava , ed ob- 
bligandoli alla fuga , li collringeva a cadere nella tefa rete , che toilo li av- 
viluppava in modo » che loro impoflìbiie riufeiva il disbrigacene , e quin- 
di rimanendo fua preda , di loro faceva miferabile palio . Si avvenne a paf- 
fare per un così infaullo luogo il Paladino Aflolfo, che feco aveva il fa- 
tato Carno , al cui fuono conveniva a chiunque porli in fuga precipitofa 
Vedutolo il fiero Caligorante , contra di lui intraprefe il cammino , feco 
penfando di farlo cadere nelle infidie, come agli altri tutti avveniva . Re» 
ilo però di gran lunga quella volta ingannato; poiché Adolfo, che di fua 
afluzia già ne aveva ricevuto avvertimento da un pietofo Eremita, al fen- 
tirlo , podofi il corno alla bocca, lo codrinfe a fuggirfene precipitofamente , 
affalito da timore così penetrante ( effetto parimente che produceva il fuo- 
no del corno ) che non vedeva dove i piedi portaffe . La fua fuga ap- 

P p punto 



298 ICONOLOGIA 

punto fu rivòlta dove aveva le infidìe , nelle quali avvenutoli , fcoccò la 
rete, lo ftrinfe, lo gettò a; terra. Caduto così ne' fuoi fieffi hcci il Mo- 
firo, era in. potere di Adolfo di troncargli fui fatto 1' empia tolta. Non Io 
volle ; ma (trattamente legatolo colle mani dietro alle fpalle , feco lo trae- 
va , come trofeo , per qualunque luogo averte douuto palare , ^■irio/lo Or- 
landò Furio fo . Canto 1 '$',' 

INSTABILITÀ',, OVVERO INCOSTANZA DI AMORE. 

Che ora fi attacca , ora fi fiacca . 

Di Ciò: Zaratino Capellini . 

DOnna, che tenga nella mano delira un ramo di olivo, e nella Anidra 
una pianta dì origano . A' piedi un pefee Polipo . 
Il Polipo è pefee falato , che incita a cofe veneree , come dice Ate- 
neo lib. 8. e 7, idd yenérem cqnferunt precipue Tolypodes, per quello for- 
fè ponevafi al fimolacro di Venere , come anche per geroglifico di fermez- 
za , e coftanza di Amore , feconda Pierio , perchè quello pefee fi attacca 
tanto tenacemente a' fallì , o fcogli , che piuttolto fi lafcìa levare a pezzi , 
che fiaccarli. L' ifieftb pefee, con figura però dell'olivo, e dell'origano 
lo ponemmo per Infiabilitù di Amore , poiché fé fente l' odore dell* origano, - 
per quanto riferifee Pierio lib. 2j. e 50. 1' abborrifee tanto , che fi fiac- 
ca ; per lo contrario. 1' odor dell' olivo gli è tanto grato, che l'abbraccia. 
Tal natura dice Ateneo lib. 7. fi feorge quando mettendoli un ramo di olivo 
nel mare in quella parte , dove Hanno i Polipi , in breve fenza niuna 
fatica fé ne tirano fuora attaccati al ramo , quanti fé ne vuole . Oleum 
illos appetere hoc etìam documentimi efl , quod ejits ramum fi quìs in mare di- 
mittat , ubi Tolypi babìtant , ac parum Mie contine.it , quotqiiot volet tvdlo labo- 
re ramo impaflos exflrahet . Ciò avviene, perchè fono d'odorato leggiero, 
e amano odore foave , come quello dell' olivo , e odiano l'orìgano di acu- 
to odore ; però il ramo di quello sfuggono , e a quello fi attaccano . Cosi 
fanno gli Amanti infialili , fé la cofa amata porge loro 1' acuto origano del- 
la gelofia , e fé motta da qualche rifpetto morirà sdegno , e afprezza , non 
potendo elfi comportare così fatto rigore , fubito fi fiaccano dall' amore » 
e giurano di non tornarvi più : ma fé poi 1' amata rivolga verfo loro ci- 
glio fereno, e moltri grata piacevolezza, fubito ritornano, e di nuovo fi 
attaccano al ramo, dell' olivo, fimbolo della fuave pace. Maggiormente li 
dimofira quella Infiabilità colla figura del Polipo , il quale è pefee muta- 
bile , perchè varie forti dì colori piglia ; così gli Amanti Ci mutano di 
colore ; ora s' impallidirono , ora fi arroflifeono , variano propolito , e pi- 
gliano diverfi affetti » e paffioui ; per il che 1' animo loro fia fempre in- 
ftabilc . 



Inabilità 



D 



TOMO TER Z 0. ^ 

Inft abilità , 

Onna veftita di molti colori;, colla man deftra fi appoggi a una can- 
na con le foglie , e fotto i piedi tenga una palla » 
Veftefi di varj colorì l' Inamabilità , per la frequente mutazione di pen- 
sieri dell' Uomo inftabile . 

Si appoggia ad una fragil canna» fopra alla palla , perciocché non è 
.flato di condizione alcuna , dove la volubil mente fermandoci fi afficuri , e 
dove non fi appigli , conforme alle -cole, più mobili » e meno certe . 

Inflabilità , ovvero Incojìanza . 

■. i •■ 

DOnna veftita di varj colori, per la ragione gii detta. Stia a cavallo 
{òpra la Jena .ferpente , ovvero tenga il detto animale in quel mi- 
glior modo , che parrà a chi Io vuole rapprefentare . 

Inftabili fi domandono quéi , che in poco tempo fi cangiano di opinio- 
ni fenza cagione »■• e fenza fondamento; e però fi -dipinge con la Jena ap» 
predo -, animale , che non mai fta fermo , e (labile nel medefimo eflere : 
ma ora è forte , ora è debole , ora audace , ed ora timido ; molte volte fi 
. manifefta per mafehio , e talora per femmina ; talché fi può ragionevol- 
mente dire, che in effo fi trovi la vera Inftabilità , come dice Oro Apoì- 
line . 

De' Fatti} vedi Incojìanzz . 

INS TINTO NATURALE. 

Di Cefare Ripa , 

Giovane colla faccia velata » Sarà nudo , ed in atto di correre . Colla 
delira mano tenga un Elitropio-, e per terra vi fia una Donnola, che 
forzatamente moftrì di entrare in bocca di un rofpo -, il quale ftia colla 
-bocca aperta. 

Giovane fi dipinge, effendocchè non fi muta mai, ma fernpre fi man- 
tiene nell' ìfteùa forza , e vigore . 

Gli fi vela il vifo » perchè la caufa dell' Iftinto Naturale è occulta , .e 
non è dimoftrabile e manifefta -, come la caufa delle altre cofe naturali , e 
appena fé ne può addurre ragione probabile, come dicono molti Filoiòfì, 
come Averroe 7. Tbyficomm com. io. e 8. com. ij. Avicenna 4. particur 
la animalium lib. 2. cap. 17. e 18. e Galeno lib. 5. fimplicmm medtcamen- 
torum e. 16. e lib. 11. contra Pelope fuo precettore, e nel libro de ufu 
refpirationis riprende Crafiltrato che troppo curiofo cercava dì faper le ca- 
ute dì tutte le cofe; elfendo veramente la caufa dì detto Inftinto, la propria 
forma della cofa ; onde Fernelio nel luogo citato apporta lì fotto notati verfi.. 

Pp 2 Multe 



509 ICONOLOGIA 

Unita tegìt [acro involucro natura , l ncque ullis 
Fas efl fare qitidem mortalibus omnia , multa 
lAdmirare modo , nec non venerare , neqite ili a 
Inquires, qua flint, arcanis proxitna , natnque 
In manibus qua fanti <& nos vix fcire putandum 
Efl proc.nl à nobis adeo prafentia veri . 

Ed Arinotele compara l' intelletto noftro al Sole , e al fenfb del vifb» 
perchè ficcome 1' occhio non può mirare la luce del Sole ; cosi 1* intel- 
letto noftro non può comprendere tutti li fecreti della natura , che fono co- 
fe che dipendono dalla prima forma, e fono così create da Dio , che fi diffonde 
in ifianti per tutto, e come dice quel P. Comico. Tlena ^ovis omnia conflant. 

Nudo lo rapprefentìamo l' Inftinto naturale , perchè opera per mezzo del- 
la propria forma , non aiutato da qualità alcuna elementare , né da qualsi- 
voglia artificio efterno . 

La dimoftrazione del correre lignifica 1* inclinazione , e il moto , che ha 
immediatamente in fé fteffò, che con velocità opera feriza alcun impedi- 
mento. Onde fi vede alcuni effere trasportati ad amare altrui, odiare , far- 
gli bene, e male ; e ancora alle volte fi vede in alcuni, che quantunque.» 
comodi , e ricchi , commettono furti , e altre cofe di gran biafimo; e_j 
ciò fia detto fenza pregiudizio del libero arbitrio. 

Tiene colla delira mano 1' elitropio , per dinotare I* Inftinto naturale 
che ha di volgerli verfo il Sole , eflendo che di qui ne ha anche prefo il 
nome, eflendocchè rpo'ntfc lignifichi il Sole , e elitropio verfus Solem co- 
me dice il Maranta de Methodo ftmplicium lib. i. cap. 4. febbene ci fono 
molte altre piante, che fanno il medefimo, come la pioppa, 1' olivo, il fal- 
ce, il lupino , i fiori della cicoria, &c. che tutte hanno ciò per Inftinto 
naturale , il quale non è folamente nelle piante , ma anche negli ani- 
mali , e pietre , come dimoftraremo di fotto ; e per quello vi abbiamo 
melfo il Rofpo, colla bocca aperta, con la Donnola, come abbiamo det- 
to, perchè quefto animale ha tal Inftinto, e tal proprietà della fua forma, 
che per virtù occulta tira a fé la Donnola , come la calamita il ferro, e 
l'ambra la paglia: la quale attrazione fi fa per mezzo di quelle fpezie, le 
quali provengono dalla propria forma , e fi moltiplicano nell' aria fino che 
arrivano a fare 1' effetto dell' azione . Pigliamo 1' efempio della luce t la 
quale fi moltiplica nell' aria , e rende lucide , e chiare tutte le cofe , ef- 
fendo virtù della forma del Sole ; onde vediamo che il Sole avendo fb- 
pra qualche cofa colorita , purché fia di corpo diafano , come farà il vetro , mol- 
tiplica le fpecie di detto colore di modo , che fa parere le cofe di quel colore 
del vetro ; così intravviene nelli fenfi del corpo , perche vediamo , che nel 
vifo , le fpezie dell' oggetto vifibile fi moltiplicano fino all' occhio , e cosi fi fa 
la vifta ; e nell' udito le fpezie del fuono, fi moltiplicano fino al fenforio; 
e così fi fa 1' udito , come dice Arili. 2. de minima . Non ci è altra diffe- 
renza 9 che quefte fpecie fono foggette siili detti fenfi, e quelle della vir- 
tù oc» 



TOMO TERZO. 301 

tu occulta all'intelletto {blamente; ma febbene quelle fpecie fi diffondono, 
e moltiplicano dalla propria forma fino aila cofa tirata , non però quello ba- 
lla : ma bifogna, che vi Ha in detta cofa tirata una certa attitudine a quel 
moto , e che abbia una occulta qualità in modo paflìvo , per la quale Ila 
tirata , come nel cafo noftro . Il Rofpo ha la qualità occulta fondata nel- 
la propria forma in modo attivo di tirar la Donnola a fé , per mezzo del- 
le fopraddette fpecie ; e la Donnola ha 1' attitudine , e la qualità occulta 
in modo paffivo di eflfere. tirata dal Rofpo ; come anche accade nella ca- 
lamita, e nell'ambra; perchè come dice Galeno i. de differentiis fcb. cap. 
3. Trulla caufarum agere potefl aòfque patìenti aptitudine . Che fé non folle 
così , ne feguirebbe che il Rofpo non folo attirarebbe la Donnola , ma 
anche gli altri animali ; e cosi ancora la calamita potrebbe tirare a fé le al- 
tre cofe. 

INTELLETTO. 

Li Cefare l{ìpa . 

Giovanetto ardito , veftito di oro . In capo terrà una corona di oro, 
ovvero una ghirlanda di fenape . I fuoi capelli faranno biondi , e ac- 
conci con belle anellature . Dalla cima del capo gli ufcirà una fiamma 
di fuoco . Nella delira mano terrà uno fcettro , e colla Anidra mollrerà un' 
Aquila , che gli ila vicina . L'Intelletto è per natura incorruttibile , e non 
invecchia giammai , e però fi dipinge giovine. 

Il veftimento di oro fignifica la purità , e fempficità dell' eOfer fuo ; ef- 
fendo 1' oro puriflimo fra gli altri metalli , come fi è detto . 

I capelli fono conformi alla vaghezza delle fue operazioni . 

La corona » e lo fcettro fono fegni del dominio , eh' eflb ha fopra tut- 
te le paffionl dell' anima noflra , e fopra l* iftefla volontà , la quale non 
apparifee cofa , che prima da elfo non venga propofta . 

La fiamma è il naturai defiderio di fapere , nato dalla capacità della vir- 
tù intellettiva, la quale fempre afpira alle cofe alte, e divine, fé da' fen- 
fi , che volentieri 1* ubbidifeono » alla confidcrazione di cofe terrene, e baf- 
fé non fi lafcia fviare . 

II moftrar 1' Aquila co'l dito , fignifica I' atto dell' intendere , effendo 
proprio dell' intelletto il ripiegar 1' operazione in fé fleflb , vincendo 1' 
Aquila nel volo , la quale fupera tutti gli altri uccelli , ed animali in que- 
llo , come anche nel vedere . 

La Senape infiaihma la bocca , e fcarica la fella * e per quello fignifi- 
ca 1* operazione grande di un intelletto purificato nel tempo , che non 1* 
offufeano le nebbie delle paffioni » o le tenebre dell' Ignoranza , Vedi Pie- 
no hb. 37. 



la tei- 



JOl 



ICONOLOGIA 



Ititeli etto . 

U Omo armato di corazza, e veftito di oro . In capo tenga un elmo 
dorato , e nella delira un' afta . 

Queft' Uomo di quella maniera deferitto dimoftra la perfezione dell' 
Intelletto , il quale armato di faggi configli facilmente fi difende in tutte 
le belle, e lodevoli opere, che egli fa, ovvero perchè in guerra , co- 
me in pace è neceirariflimo , 

Ha V elmo dorato in tefta, per moftrare , che 1' Intelletto rende 1' 
Uomo fodo, e favio , e lo fa lodevole, e piacevole agli altri » che lo 
conofeono di prezzo , com' è di prezzo 1' oro , e laido , coni' è faldo 
1' acciajo . L' afta fi pone , perchè dall' Intelletto nafee tutta la virtù- , 
che può venir in difefa delP Uomo ; il quale come Re fiede nella più 
nobil parte., ed ha carico di comandare, e di dar legge ad un Popolo di 
paflìoni , che in noi fenza eflb farebbe tumulto , e ■continui foll-evamenti . 



- 




INTEL. 



T M TERZO. 
INTELLIGENZA. 

Di Cefm Bjpa . 



303 




Vi . 



Tn tetti^enza. 



£-6.Lr 



DOnna veftita dì oro , che nella defira mano tenga uni sfera %> e colta 
liniftra una Serpe .. Sarà inghirlandata di fiori.. 

Intelligenza dimandiamo noi quella unione» che fa la mente' noftra col- 
la cofa intefa da lei» e fi velie di oro» perchè vuol. eflTer lucida» chiara 5 
e rifplendence » non triviale , ma nobile * e lontana dal fapere del volgo* 
e delle perfbne plebee» che tutto- diltingue nelle qualità Angolari dell' oro. 

Si potrebbe poco diverfàmente ancora mostrare la figura di quella In- 
telligenza , che: muove le sfere celeili » fecondo i Filofofi » ma perchè 
principal intento nollro è di quelle cofe » che dipendono dalle opere » e 
dal fapere Umano » parliamo- di quella fola » la quale colla sfera , e colla 
ferpe, mollra'* che per intendere le cofe alte» e fublimi ■> bifogna prima 
andar per terra, come fa la ferpe , e nell* intender noftro- andare con prin- 
cipi dellecofé terrene, che fono meno perfette delle celeili? peròle fi dà 
nella mano, finifira la ferpe , e nella delira » che è più nobile » la sfera . 

La ghirlanda di fiori in capa » m olirà in che parte del corpo fia col- 
locata quella potenza , colla quale noi intendiamo ; ed i fiori molirano s 
! che di fu a natura 1* intendere è perfezione ■ dell* animo» e dà buon odo- 
• -• - • re » per 



5 04 ICONOLOGIA 

re » per generar buona fama » e buon concetto di fc fleflb nella mente de- 
gli altri. \ i 

In t ti licenza. 

DOnna , che nella delira tiene un liuto , e nella finiftra una tavola..» 
fcritta . 
Mollra che 1* Intelligenza nafee perloppiù « o dall' efperienza , o dal!» 
Audio de' libri » come facilmente fi comprende per le cofe gii dette . 



INTERESSE PROPRIO. 
Di Cefare B^pa. 

UOmo vecchio , veftito di nero , che tenga con una mano una cannai 
coli' amo da pefeare % e coli' altra un raftrello . Dall' un canto vi ila 
un Gallo , e dall' altro un Lupo . 

Interefle è un appetito difordinato del proprio comodo , e fi ftende a 
molti, e diverfi obbietti» fecondo gli appetiti degli Uomini ; ma volgar- 
mente all' acquillo , e confervazione della roba : che però fi dipinge vec- 
chio j ( come dice Arinotele nella Poetica ) efliendo quella età natural- 
mente molto inclinata all'Avarizia» capo particolare dell' Interefle. La_j 
canna coli' amo moftra » che l' Jnterefle sforza fpetTe volte a far benefìcio 
altrui » ma con intenzione di giovamento proprio, e non per la fola vir- 
tù , che non può aver fine meno nobile di fé flefla » perchè colla canna 
i Pefcatori pongono il cibo al pefee » con intenzione di prenderlo » e ti- 
rarlo fuori dell' acqua . 

Quello medefimo effetto di propria affezione fi dimoflra nel raftrello » 
inflrumento di Villa » il quale non ferve per altro » che per tirare verfò 
colui che lo maneggia . 

Si velie di nero » per moftrare , che ficcome erto colore non fi può 
tramutare in altri colori , così l' intereflato Ha fempre fermo ne' fuoi uti- 
li , e comodi ; oltrecchè l' Interefle proprio è macchia » che da ciaicuna_» 
parte ofeura il bianco della virtù ; e perchè l' Interefle tiene altrui in__» 
gelosia del proprio comodo» ed in continua vigilanza, così di animo» co- 
me de' fenfi » Ce gli accompagna feco il Gallo pollo nel modo » che di 
fopra fi è detto . 

Se gli mette accanto il Lupo , perchè 1' InterelTe ha la medefima na- 
tura , e proprietà di quello animale, eflendocchè del continuo è avido, ci 
ingordo . 

Interest. 

UOmo brutto , magro , nudo , ma che abbia attraverfo una pelle di 
Lupo » e del medefimo animale abbia le orecchia . Abbracci, 
e ltringa con avidità » con ambe le mani un globo , che rapprefenti il 

Mondo • 



TOMO TER Z 0. 505 

Mondo; cosi viene dipinto da Girolamo Maffei Lucetele Pittore 1 Uomo 
di bello ingegno-, e di buoniffimo giudizio. 

De* Fatti » vedi avarizia. 



INTREPIDITA' , E COSTANZA, 

Di Cefare Bjpa, 




1 * 



C M. del. frut^pidìta. £ fostmi2CL C- &■ 



JJ-LC- 



Giovane vìgorofo , veftìto dì bianco » e roffo . Moftrerà le braccia ignu- 
de , e ftia in atto di attendere , e foftenere 1' impeto di un Toro . 
Intrepidità, è 1' eccedo della Fortezza, oppoito alla viltà, e codardia; 
ed allora fi dice un Uomo intrepido , quando per fine , conforme alla di- 
ritta ragione , non teme quello , che dagli animi ancor ficuri fi fuole_s 
temere . 

Sono le braccia ignude , per moftrare la confidenza del proprio valo- 
re ; e combatte col Toro , il quale eflendo moleftato , diviene ferociffimo, 
ed ha bifogno , per refiftere , folo delle prove di una difperau forte zza * 



De.' Fatti , vedi Coflanza » Fortezza , ec* 



IKUB- 



3Q<S ICONOLOGIA 

INUBBIDIENZA. 

Di Cefare Hjpa ± 

DOnna veftita di roffo , con un freno fotto a' piedi , ed in capo con_> 
acconciatura di penne di Pavone . Tenga la delira mano alzata , per 
moftrare labilità di propolito . In terra vi fia un Afpide , il quale con_» 
«n orecchio prema la terra , e 1' altro lo ferri colla coda . 

L' Inubbidienza non è altro r che una trafgrefCone volontaria de' pre- 
cetti divini , o degli umani » 

Il veftimento roflb , e la mano alta convengono alla pertinacia , Ia_j 
quale è cagione d' Inubbidienza . Il freno dimoftra , che 1' amore delle pro- 
prie paffioni conduce altrui a volontario difpregio delle leggi , e de' co- 
mandamenti , a' quali fumo tenuti ubbidire per giustizia , e che però fi 
domandano metaforicamente > freno de' Popoli . 

Ha il capo adorno di penne di Pavone ». perchè l' Inubbidienza nafcc 
dalla troppa prefunzione , e fuperbia . 

L' Afpide fi pone per 1* Inubbidienza , perchè fi attura le orecchia , 
per non fentire » e ubbidire 1' Incantatore , che per forza de' fuoi incanti 
lo chiama » come tellifica David nel Salmo 57. dicendo : Furor illìs Jecun- 
dum fimìlitudinem Serpenti* , ficut ^ifpidìs fnrdx » <&• obf.trantis aures fuas » qu.t 
non exaitdit vocem. incantantium x & venefici incantanti* fapienter . 

FATTO STORICO SAGRO. 

INviò Iddio un Profeta all' empio Geroboamo , che ficrilegamente eret- 
ti altari aveva a' falli Dei , minacciandogli liragi , e rovine . Non po- 
tendo Geroboamo l'offrir la fanta libertà del Profeta » itele la mano , per 
ordinare a' fuoi miniitri , che lo prende (fero ; ma quella fubitamente lec- 
coni , ed egli non potè più ritirarla . Umiliato per un calligo tanto im- 
provvifo Geroboamo , pregò il Profeta » che gli ottenere la guarigione 

da Lui ,. che 1' aveva, inviato ; ed avendo ottenuto l' ufo libero della » 

mano, pregò il Profeta a mangiar feco in fua Cafa . Il che egli ricusò» 
offerendo avergli Dio proibito il mangiare , o bere in quel luogo . Ma 
mentre fé ne partiva » un certo Profeta di quella ltetla Cittì , correndo- 
gli appretlb» trovollo che ripodva fotto di un albero; e pregandolo a ve- 
nir feco a mangiare ; ma ricufando ciò l'altro» pel divieto da Dio ricevu- 
tone » gli ditfe : Io fon Profeta come tu » ed un Angelo mi ha comanda- 
to » che ti veniffi. appre;fo , per condurti meco a mangiare . Lafcioùl per 
quello artifizio il Profeta ingannare , ed andovvi . Ma mentre ambi- 
due erano a menfa 5 il Profeta Induttore , da Dio ìfpirato , diìfe all' 
altro da lui fedotto : Per non aver tu a Dio ubbidito , ed aver mangia- 
to in quello luogo contro al di lui divieto » non farai fepolto co' tuoi Pa- 
dri . 



TOMO. TERZO. 507 

drì . I! che ben pretto verificoifi, perchè ritornandocene il Profeta fopra 
il fuo giumento » venne un Leone , e 1' uccife , fenza però toccare il 
fuo cadavere » né il giumento-; ma restarono 1' una e 1' altro accanto 
all' ellinto Profeta . 3. de? %e cap. 13. 

FATTO STORICO PROFANO. 

MAIeo Capitano de' Cartagine!! avendo infelicemente combattuto fn_s 
Sardegna , fu dalla patria efiliato con tutto il fuo efercito . Per 
quante preghiere , ed egli , e ì fuoi foldati adoprafiTero » non fu loro mai 
poflìbile il ripatriare . Si rifolverono pertanto di voler ritornare nelle lo- 
ro cafe a forza , e quindi portatili fotto Cartagine » riduffero quei Cittadi- 
ni in gran Grettezza di vivere . In quello mezzo Cartalone figlio di Ma- 
leo tornando da Tiro , dove era fiato mandato da' Cartagine!! a prendere 
le decime della preda Siciliana , che fuo padre aveva conquillata , pattan- 
do per gli alloggiamenti di detto fuo padre , fu da lui chiamato . Non 
volle ubbidire Cartalone ; ma rilpofe -, che voleva prima efeguire gli of- 
fici della Religion pubblica , che della pietà privata . Una tale inubbi- 
dienza fdegnò fortemente il Padre, che poteva nel fatto trattenerlo , ma 
non lo volle, allenendoli di far violenza alla religione . India certi gior- 
ni ebbe Cartalone licenza da' Cartagine!! di far ritorno al padre , ed a 
lui lì prefentò alla veduta di tutti ornato di porpora, e colla mitra del Sa- 
cerdozio . Allora Maleo tiratolo a parte, gli di fife : Tu hai , ribaldo , avu- 
to ardimento di venire alla prefenza di tanti infelici Cittadini ornato dì 
quella porpora giubilando , e poco avanti chiamato da me» ricufalli fuper- 
bamente di ubbidirmi , fprezzando in tal guifa non folo il padre , ma il 
vero Capitano de' tuoi Cittadini ? Or perchè tu in quella porpora non 
conofcendo altro nel Padre , che il nome di fuorufcito , ten porti il tito- 
lo delle mie vittorie , voglio che tu mi ravvili più per Capitano , che_j 
per padre . Ciò detto, rivolto a fuoi , comandò che a villa della Cittì 
folte appefo , con tutti i fuoi ornamenti , fopra altilfime forche . Gìufiind 
lìb. 18. 

FATTO FAVO LO S O. 

AChemone , e Battala fratelli Cercopi erano tanto amanti delle gaffi » 
che attaccavano tutti quelli , che incontravano . Sennone loro Ma- 
dre li fgridò di ciò più volte , e fopratutto li avvertì a guardarli di non 
cadere nelle mani del Melampige , cioè dell' Qowo delle natiche nere « ISon 
dettero eglino udienza alcuna agli avvertimenti della Madre » ma capric- 
ciolì ollinati feguivano il loro mal ufo > Ritrovarono un giorno Ercole 
.addormentato fotto di un albero» e fecondo il collume lì fecero ad inful- 
tarlo . Si fcotte .Ercole , li prefe ambo per li piedi » li attaccò alla, fua 
clava colla testa verfo terra » e porta Vali fulla ipalla , come lì ufa della 
cacciagione da' Cacciatori , Ritrovandoli gì' infelici in così ridicola pofi- 

Q_q 2 tura » 



$o8 ICONOLOGIA 

tura , offervarono le natiche di Ercole , e differo : Ecco il Metampige* che 
noi dovevamo temere , fé aveffimo ubbidito a nollra madre . Ercole udendo 
ciò i fi pofe a ridere , e lafciolli andare .. Svida , ed il B&ccoglitore de? 
Troverbj . 

INVENZIONE. 

Hi Cefare BJpa 




Dònna giovane i veftita con pompofa apparenza» e di color bianco » ne! 
cui veflimento vi fia fcritto un motto, che dica :NON ALIUNDE.. 
Avrà il capo adorno di veli di diverfi colori , i quali con belliflimi rivol- 
gimenti mollreranno arte , e bellezza ; ed alle tempia un pajo di alette .. 
Terrà colla finiftra mano il fimulacro della Natura , ed il braccio deliro 
ftefo ) ed alquanto alto, e la mano aperta. Avrà le braccia ignude , ed 
ambedue cinte di maniglie di oro , e nel maniglia del braccio deliro vi 
farà fcritto un motto, che dica : AD OPERAM . 

Si rapprefenta giovine, perciocché nella gioventù , per il calore del fin- 
gile, gli fpiriti fi follevano , e afecndono all' intelletto, ove fatto che ha 
la raziocinazione il difeorfo , Si formano tutte le invenzioni . 

Si velte di color bianco , perciocché P Invenzione deve effere pura y 
e non fervirfi delle fatiche altrui , e però dicefi : Facile efl invemis addere ; 
Scchè l' Invenzione deve effere tutu di feftctla 5 e non dipendere fennon 

dalla 



TOMO TERZO. 309 

dalla operazione fua propria , come beni/Timo dimoftra ii motto- » che ha neL 
veftimento » non aliunde . L' adornamento de 5 veli di : varj colori , lignifica 
che I.' Invenzione non è una fola , ma fono, varie , ed infinite , percioc- 
ché la varietà degl' intelletti inventano , ed operano sì ii bene » come_» 
anche il male . 

Le ali , che porta in capo * denotano I* elevazione di tutte le parti 
intellettuali » perciocché molle dal fenfo , per 1' acquiito di quello , eh' egli 
defidera ,11 follevano a trovare » ed inventare tutto quella ,. che da eflb 
gli è propofto. 

Tiene colla finiftra mano il fimulaero della Natura , per dÌmoftrare_? 
eh* ella é inventrice di tutte le colè . E perchè il ritrovare qualche In- 
venzione , fenza metterla in luce , è cofa , che nulla giova , conforme a__» 
quel detto de' Leggiftr, che Tropojìtum in. mente retentum nihil operatori e 
di ciò. non è maraviglia » perchè come dicono i Filofofi t. Vìrtus in opera' 
tione canfìftìt-'; onde l r Invenzione , per merifar lode, deve metterli in ope- 
ra » ed in esecuzione ;. perciò a detta figura le facciamo tenere il braccio 
deliro ftefo » ed alquanto alto » colla mano aperta ' r efsendo appretto gli 
Egizi la mano dipinta » o {colpita , la dimoftrazione dell' Uomo ftudiofa. 
dell' edificare » come quella , di cui ailaiffimo- ci ferviamo nelle opere * 
per il beneficio di cur gli artifici di tutte le cofe lì ritrovano , e le im- 
magini de' penlieri-, neh' animo concepite , fi fanno, vilibili agli occhi ; e_> 
perciò abbiamo meflo il motto nel braccio deliro^ ,- che dice; ad operam ,. 
Le braccia nude, e cinte dalle maniglie di oro, lignificano il premio, che: 
folevano dare gli Antichi a quelli , i quali avevano inventato , ed operato' 
cofè lodevole »- e virtuofè ,, e ciò riferilce Pierio Valeriano. lib. 40*. 

I : N V E N Z. I O K. E . 

Come rapprefentata m Firenze dal Gr air-Duca. Ferdinando-*. 

UNa bella Dònna, che tiene in capo un pajo di' ali , come quelle di- 
Mercurio , ed un Orfa a' piedi , e lecca un Orfacchino , che molìnu 
che di> poco- Ha flato dalla detta Orfa partorita y e leccandolo moiìra, ridiup- 
lo a perfezione, della, fua forma .. 

De' Fatti* vedi dùcute 'zza. deW Ingegw* 








INTESA 



^10 



ICONOLOGIA 
NVERNATA 

Da Microbio 
Efpofla da Giovanni Zarattino Cajìetlini . 




Jnnernata 



DOnna veftita di manto lungo , con il capo coperto, d' afpettomefto. 
Colla finiitra mano ravvolta dentro il vettimento foftenga il Volto . 
Abbia le lagrime agli occhi . Tale itatua fu veduta nel Monte Libano . Ag- 
giungali alli piedi un Porco cignale . Il manto lungo fia di color cianeo» 
ofcuro , e negro . 

Quefta figura è prefa da Macrobio antico Autore , non però tanto an- 
tico i quanto penfa il Biondo da Forlì nel fecondo libro di Roma trion- 
fante , dove lo mette nelP Imperio di Adriano 9 che invero fiorì lungo 
tempo dopo , nell' Imperio di Valentiniuno fecondo , di Teodofio > e d' 
Arcadio , attefocchè egli fu coetaneo di Servio Grammatico , e di Aure- 
lio Simmaco lodatiffimo Autore di Latine Epiitolc i nominato da lui 
nel quinto de' Saturnali cap. primo , e con lui parla nell' ultimo lib. 
cap. fettimo » il qual Simmaco fu Confole 1' anno del Signore 394. fe- 
condo la Cronica di Profpero Aquitanico , e di Gregorio Aloandro . 
Kon è da tralasciare il telto iileflb di Macrobio fopra la prefente figura , 
che nel primo de' Saturnali cap. 21. così fcrilfe : Simulacrum hujus Da: in 

monte 



T M TERZO. pi 

monte Libano fingitur, capite, obnupto , fpecie tri/Ih faciem manu Uva intra amidi m: 
fuflinens , lacryma vifione confpìcientium manate creduntur ; figa imago pneterquam 
quod Ingenti* efl Dea. ■, Terrx quoque, byemalis efi% Dalie quali parole chiaramen- 
te fi viene in. cognizione , quanto, erri Pierio. Valeriano , che nel nono li- 
bro aflegna per figura dell' Inverno Adone piangente fopra; il. Monte Li- 
bano . Adone che fu tìimato il Sole ,. farebbe piuttoilo Geroglifico dell' 
Ettate j perchè in quella il Sole , fiotto il nollro clima ha maggior 
forza , fplendore , e fervore . Tra. gli Scrittori non. fi trova, di Adone fta- 
tua veruna nel. Monte. Libano ; ma bensì ,. per quanto- riferifce Paolino , 
Adriano Imperadore fece porre, una. fìatua di Adone, in: Betlem . il qua- 
le Adone, fu pianto, da Venere , comprefa. nella, fuddetta ftatua. .. Ma per 
qual cagione Venere , tipo della Primavera. , fui Monte. Libano rapprefen- 
tava 1' Invernata ? Per piena dichiarazione della, lhtua: dell' Inverno dì 
Adone ,■ e del Cignale , è neceffario di ftendere tutto il dificorfo di Macro- 
bio . Senza dubbio ( dice egli ) che Adone fu tenuto per iL Sole ». aven- 
do riguardo al cofiume degli Affirj , appretto de.' quali , ficcome anche ap- 
preso i Fenici» era tenuto in molto conto Venere,. Architide , e Adone ; 
imperciocché i Filici onorarono 1' Emisfero della Terra fuperiore , che 
noi abitiamo » con titolo » e nome di. Venere. ; I' Emisfero poi : inferiore 
della terra ,. lo chiamarono Proferpina . Appretto dunque gli Affirj , e_> 
Fenici s' induceva Venere piangente » perchè il Sole col corfo di ogni an- 
no camminando per l'ordine de' dodici fegni del Zodiaco,- fei fono ri- 
putati fuperiori , e fei inferiori. . Quando il Sole è negli inferiori' ,. fa li 
giorni più. brevi, e però Venere , cioè- la terra, dell' EmifperO' noftro fupe- 
riore, piange perii perduto Sole. col ratto, della morte temporale da Profer- 
pina ritenuto; , la; quale è figura della: terra, del circolo inferiore: degli An- 
tipodi'. Di nuovo Adone fi rende a. Venere,, quando il Sole fuperati lì" 
fegni annuali delL'' ordine inferiore , comincia, ad illufirare l 5 ' Emifpero del 
noitro circolo ,.con accrefcimento di lume , e di gior-ni . Inno-lire- dicono 
che. Adone fu dal Cigniale uccifo , figurando, con. quello, orrido animale 1*' 
immagine dell? Invernata , perche è ifpido ,, e afpro amico di lei' , effendo 
calidiffimo fopra. tutti gli altri' quadrupedi', non- gli fi raffredda: I? umore , 
laonde al corpo fino, calido- i peli itanno, fopra- attaccati" , né perde il pelo 
d' inverno , ficcome Arinotele dice generalmente- di tutti li Porci,- il che- 
tanto più s' inferifee nel Cignale, il cui fangue è più. ripieno- dr fpeffe fibri„, 
e nelle folide-parci eftreme ; come fangufnofo , e animofo,- iracondo ,- e furi- 
bondo , fjmentato dall'impeto, del fuo naturai calore,, gode- nelle regioni 
dominate dal freddo , e pere* nell" Affrica,,dove batte- di' continuo- la, sfer- 
za. del caldo, non fi vede- Porco> filvefìre ;-. in- fomma; fi rallegra; di luoghi 
umidi , e freddi , fangofi ,. nevofi, e di; brina; coperti',? e- propriamente fi 
pafee di ghiande , frutto d' inverno- e L' Invernata; dunque, di' cui ni' è tipo» 
il Cignale , è come grave- percoffa , e. ferita, mortale del; Sole ,- che lafiia: 
luce a noi , e il calore fminuifee ,• effètto d'ella: morte ,,clie. dell' una.' „ e 
dellf"' altro gli animali priva . Il fimulacro. di Venere nel Monte: Libano.' 
fi; finge col capo coperto , di: triiìo afpetto -r e. che colla; finiltra. mano- tra; il! 

mante» 



3it ICONOLOGIA. 

manto foftenga la faccia , in atto di verfar lacrime . La quale immagine é 
ancora della terra invernale , cioè dell' invernata ; nel qual tempo coperta 
di nubi , e priva del Sole , ftupida fiaffi , e le fonti, come occhi della ter- 
ra , più copiofamente fcaturifcono , e li campi del fuo culto privi , ino- 
ltrano Biella faccia. Ma quando il Solcefce fuora dalle inferiori parti del- 
la terra , e trapaffa i confini dell' Equinozio della Primavera , accrefcendo 3 
giorno i allora Venere ila lieta, cioè la terra fuperiore, eli campi ver- 
deggiano di biade , i prati di erbe , e gli arbori di foglie , però gli 
antichi dedicarono il mefe di Aprile a Venere * la quale fi piglia per la 
generazione , e produzione delle cole ; ond' è che i Platonici chiamano 
P anima del mondo Saturno, Giove , Venere . In quanto ella intende le 
•cofe fupreme s' appella Saturno . In quanto muove i Cieli , Giove . la 
quanto genera le cofe inferiori, fi chiama Venere ; perchè la forza del ge- 
nerare è attribuita all' anima del mondo fotto figura di Venere ■> la qua- 
Je,ficcome pigliafi per la generazione delle cofe, così la fuddetta Prolèr- 
pina pigliafi per La confumazione , e morte . Orazio ad Archita Trulli/tu 
fétWA caput Trofcrpina fugit : nelli fermoni lib. i. Sat. 5. me imperiosa trahit 
Trofcrpina , e Marziale a Lentino , che fi tingeva li capelli per parer gio- 
vine . Scit te Troferpina canuta , Terfon.im capiti detrahet illa tuo . Venere 
iftelfa in morte di Adone cede alla potenza di Proferpina, che rapifee quan- 
to ci è di bello, nelP Idillio primo di Bione . 

lAccipe , Trofcrpina, vìrnm menni , nam tu « 

Loage me potentior , & quidq.tid pulcrum eft , ad te devolvitur. 

Dalle parole di Macrobio apparifee , che a tempo fuo detta ftatua fotte 
nel Monte Libano polla da alcuni nella Fenicia , da altri nell* Arabia . 
Ma più di mille e fettecento anni avanti Macrobio , quelli del Monte 
Libano erano curiofi della fella di Adone , ficcome fi raccoglie da Mull-o 
Poeta Greco , che fecondo la Cronica di Eufebio , fiorì fedanta anni avanti 
la prefa di Troja . Mufeo dunque. nel poemetto di Ero, e Leandro , dice » 
che alla feda di Adone , e Venere , che fi faceva in Sello , concorrevano 
non folo i vicini di Abido , ma quanti abitavano nelle più ellreme Ifole» 
ne venivano dalla Frigia , da Cipro , dall' Ermonia , da Citeri , e dal Li- 
bano , 

T^eque mulier ulla remanfit in oppidìs Cytheror.tm , 
"Sion Libani odoriferi m fummhatibits faltans . 

Anzi dal Monte Libano , che ha terra molto rubiconda , deriva un fiu- 
me chiamato Adone . I venti più gagliardi ogni anno , in certi giorni ^bile- 
Vano , e mandano nell' acqua detta arena , limile al minio , per la quale 
diventa il fiume fanguigno , e nella parte dove sbocca nel mare, fa parere 
1' ilteflb pelago purpureo ; e perchè pafla per la terra di Biblo , altrimen- 
ti Geta Cittì nella Fenicia , allora famofa , per P infigne Tempio di Adone, 



TOMO TERZO. 513 

diede occafione alli Bifajj di favoleggiare , che in quei giorni fotte Ado- 
ne uccifo dal Cigniale nel Monte Libano , e che il fuo fangue (correvi 
per il fiume nel mare . Indi pigliavano occafione di piangere ogni an- 
no la morte di Adone ; ficcome fcrive Luciano Greco nella defcrizione_» 
della favolola Dea Siria , come quello che fu caufidico in Siria -, e vitfe 
nel tempo di Trajano Imperadore 250. anni prima di Macrobio . I 
Giudei confini delli Siri , ficcome partiparono di una vile condizione» 
loro , come nazioni nate alla ferviti! , a giudizio del Romano Orato- 
re 1 così ancora molti di loro fi lafciarono corrompere dal reo coftume di 
piangere Adonide del Monte Libano , pianto fpezialmente da Donne , e 
pianto abominevole nel capitolo ottavo di Ezechiele , che profetò 6qq» 
anni avanti la venuta di noftro Signore . Induxit me per ojìium Domits 
Domini , quod refpiciebat ad ^quilonem , & ecce ibi mulieres fedebant pian- 
gentes *Adonidem . Refterà dunque corretto per l' avvenire I' Inverno po- 
lio fotto il perfonaggio di Adone dal Cavalier Ripa , ingannato dall* 
autorità di Pierio , e ad ogni occafione di rapprefen tarlo fi lafci quella^» 
figura, e fi pigli quella come vera , e germana . Non è verisimile » 
nò vero , che Adone piangere fé lieflò dopo la morte , ma fi bene fu pian- 
to da altri . Il fomentare colla mano il vifo è fegno di meftizia . Soglion» 
i penfierofi , e gli afflitti, o fedenti , o diritti, poggiarli col gomito a qual- 
che fedia , tavola , o ad altro appoggio , per foftentare il capo chino . Elio- 
doro nel primo dell' Iltoria Etiopica rapprefenta Cariclia donzella di fin- 
golar bellezza dotata , febben da grave dolore conturbata , feder fopra una 
rupe col gomito del braccio deitro pofato fopra la deftra cofeia , flando chi- 
nata in giù fofteneva la tefta , con le dita ftringendo la guancia , e rifgua- 
dava fidamente fenza muoverli Teagene fuo amato ipofo , che ferito a mor- 
te per terra dittefo giaceva . Dextro autem femori cubito alterila manus ìn- 
cumbens , ac digitis amplexa genas , deorfum fpecìans , & quendam proctd ja » 
center» ephebum contuens , caput immotum tenebat . Ma I' addolorato , che Ita 
in piedi fenza appoggio , mette il braccio deliro al petto col pugno al cuo- 
re , fopra del quale pofa il gomito finittro , e colla mano finifira foltenta 1* 
addolorato , e lacrimofo volto , deferitto , e intagliato nella prefente figu- 
ra . Il manto di color cianeo intendiamo che fia ofeuro , e nero , febbene 
il cianeo , apprettò i Greci , vale tanto quanto ceruleo , azurro ; nondimeno 
ferve ancora per femplice color nero, non mifto, fecondo come ,ein che 
materia fi mette . 2\elP Epitaffio di Adone , attribuito da alcuni a Teocrito 
Greco, e da altri a Bione , Idillio primo , fuppongono, che Venere folefle 
andare vefiita di color porfirio , e purpureo , e che nella morte di Ada- 
ne fuo amato fpofo prendeffe la ftola cianea , funeita nera . 

T^on ampUus purpnreis in <vejìibns dormias , Venta 
Surge mi/era KVxvxso'Xe , pallata piange , 

Più abbatto I* introduce fcapigliata , fcalza , lugubre . 

R r Soluta 



Ji4 ICONOLOGIA 

Solutis capillis , per falttts errai 
LngubrU incompu , n:dis pedibas . 

Se era lugubre » era in abito negro mefto ; 1' azzurro ci rallegra la vi-» 
ila . Interpreta Girolamo Magio nella fua mifcellanea fopra quelli verfi , 
che il colore ceruleo convenire a' putti > e giovani morti . Ma giovine era 
Ifigenia figlia di Clitemneftra » e nondimeno in Euripide prega la madre a 
non fi ftrappar la chioma nella fua morte, « a comandare alle fue forelle, 
che non copriflero le membra loro di negre velli . Giovine era Achille» 
e pur Teti fua madre prevedendo , che in breve fuo figliuolo doveva mo- 
rire in Troja , fi mette a piangere in velo cianeo » nero più di qualfivo- 
glia veltimento, nella Iliade 24. di Omero. 

Velunt accepit diva dearum Thetis 

l^igrum iLux'viov ■> hoc antera nidlura nìgrius erat vefl imentum . 

Nel qua! tefto greco il vellimento nero fta efpreffo colla voce_> 
ItzkdSVTZpov , melanteron , che non partecipaci cianeo azzurro, ma fblo di 
nero . Dipinge Omero più volte nelli fuoi poemi li capelli di Nettuno col 
cianeo colore , cioè nero : diranno altri , perchè non azzurro ? flantecchè 
Nettunno fu riputato da' favolofi Dio del Mare, che è ceruleo. Rifpondo 
che vi è differenza dal Mare , al Generale del Mare . Non fi trova Uomo 
con capelli naturali azurri ; da più accorti traduttori fi efprime Nettuno 
col nero crine .. Che diremo di Ettore , che non ha che fare colle on- 
de marine? nella venteiìma feconda Iliade ». dove Omero deferi ve la di lui 
ilrafcinata morte , dice che i capelli fofchi di Ettore erano pieni di polve- 
re . KU' rxs Kvxfèxt , capilli fufei , traducono alcuni . Capelli anche cia- 
nei mette in capo a Bacco : da* capelli , caliamo a gli occhi . Omero nell* 
Inno quinto dà gli occhi neri all' illeflb Bacco , fotto colore cianeo . Of/pxa't 
WJm£oi<?i oadis fubnigris . Siccome Efiodo a Temilfone . Themiflonoen nigros 
tculos babentem . H\ia!vto7iiv . Si darà che fi veggono degli occhi azzurri : 
ita bene ; ma è da confederare , che i Poeti hanno tenuta mira di figura- 
re Bacco, Apollo, e Mercurio di perpetua giovenile età, e compiuta bel- 



lezza * 



Forma Merchrìns potefl piacere* 
Forma confpiciendus ejl apollo » 
Formofus quoque pingitur Lysitsy 
Formofijfimus omnium Cupido . 

Ma 1' occhio azzurro arreca bruttezza , il nero bellezza ; e però il Prin- 
cipe de' Poeti Greci confegna 1' occhio nero a Bacco , e il profilino fuo 
di gloria, e di tempo a Temiflone , figlia del Re Ceice . Dimoriamo al- 
quanto colli due medefimi Poeti . Efiodo vuole che Alcmena conforto dì 

Ercole 



TOMO TERZO. 5 i? 

Ercole avefie le palpebre nere . fi\è(poLp£v ?' cl7to' wjxvìov . tìujtts , & ab 
capite , & palpebris nigris tale fp'nabat , quale, & aurea Veneris . Non avreb- 
be avuto tal grazia, qua!' ebbe Venere , fé gli occhi fuoi fodero Itati 
azzurri ; perchè Venere nella Pitia di Pindaro , Ode feda , ha gli occhi 
neri g'A/wSWYo* ÀtàpoMrxs . Ifigriocula Veneris ; ma fé fi trovano occhi 
azzurri , certo che palpebre azzurre non fi vedono ; nò tampoco ciglia azzur- 
re , date da Omero nella prima Iliade a Saturno . 

H XOCÌ WJ&vèHfft in' OtypWJè PBUCTè %pO?lw « 

Dìxiti & cyaneis annuii S animus „ 

Le ciglia cìanee vagliono per nere, fecondo il confenfo di tutti li Grata- 
filatici Greci ; ficcome afferma Adriano Turnebo negli avverfarj lib. 14, 
cap. 4. Palliamo all'alto fcoglio di Scilla, circondato da nube ofeura » che 
non fi parte mai» né mai però vi è fopra di lui ferenità, né di E fiate» 
rè di Autunno, ficcome canta Omero nell' Odìflea 12. t>Z<$è\r\ HUÓLvèv\ »«- 
bes objcura . Se vi fotte nube azzurra , vi farebbe qualche ferenità , e non 
sì grande ofeurità perpetua . Più abbaffo Saturno congrega nera nebbia < 
fotto la quale il Mare fi ofeurò : Cyaneam nebitlam fiatuit Saturnus, ob\cuta- 
tus Tontus efl fitb ipfa ; fotto nube ripete 1' ifteffo nella 14. Odiffea : Cya- 
neam nubem fiatuit Saturnus , obfcufatus efl pontus fub ipfa » ^up'xter autens 
crebro tonmt , & iniecit navi fulmen . Da nubi azzurre non fi vedono ufeire 
tuoni , e fulmini ; ma bensì da nere ofeure . Efiodo chiama i Mori Etio- 
pi , Uomini Cianeì . Kvxviw dv&pto v , quando il Sole -d' Inverno fi volge 
fopra il Paefe loro » 

2\(o» enim ìllì Sol ofiendìt pabulum , ut invaiai , 
Sed fuper nìgrorum Hominum , Topulumque , & Vrbcm 
Vertitur » tardius autem univerjìs Gratis lucei . 

V ìfteffo Poeta Efiodo rapprefenta le Parche nere cianec . xp£$ 
KuctCèxt . Torca nigra albos concutientes dtntes , graves voce , & terrìbiles 
afpetlu , & funefia, & infatiabihs . Se le Parche fi fingeffero azzurre , noa 
fariano di terribile afpetto ; ma fono ciance, negre, funelle . Orfeo nelii 
fu «unenti figura le furie infernali d' occhi infocati , ed il redo del corpo 
di negro colore cianeo KuoLvoxpto'rct nìgro colore . Bigina relplendentes ab 
oculis . Il medefimo Orfeo in Tifone tinge 1' Infernale Acheronte di nero 
Koaj/gfw . Ts^igrum ^Acberontem , qui habet radices terra Acheronte , le Par- 
che , le furie , funefte , e li Mori con tutto 1' epiteto . Cianeo non faran- 
no mai azzurri, ma neri^ così l'abito cianeo di Venere in pianto lugubre 
per morte di Adone deve effer negro , mafsimamente che in tal' atto fi- 
piglia per figura della terra invernale d' Inverno , col capo coperto ri- 
fpetto le folte nubi, da' Greci Poeti dette cianee , ofeure , negre , che am- 
mantano , e coprono la terra di ofeurità . Abbiamo ricercato i luoghi de' 

Rr Z Greci 



%i6 ICONOLOGIA 

Greci 5 ricerchiamo ancoragli Autori latini , che fpeffo in cofe funefte, 
e nere hanno ufurpato la parola cerulea , azzurra . Quindi è che Celio Ro- 
digino lib. .17. cap. 21. vuole che del color ceruleo fé ne ferviflero i Mag- 
giori nelli funerali de' gioveni , ficcome notammo già nelle leggi degli Ac- 
cademici Filopo ni » da noi cempofte , e date in luce del 16 19. L' autori- 
tà eh' egli arreca di Varrone , e Catone , prova folo , che nelli funerali 
adopralfero tanto il negro, quanto 1' azzurro . *Ab Varrone proiitum •><& Ca- 
tone e/i , Majores in fimtribits uti confitele tnm nigro-, tnm ceruleo colore . La 
quale autorità fin qui non abbiamo trovata ne in Catone , nò in Varrone . 
Anzi in Varrone citato da Nonio Marcello fi trova folo che le donzelle 
giovanette feguitavano il lutto con la chioma fparfa 1 e vefte negra . 
*Anthracinus niger à Crxco OLvQpxKZs enim grxce , carbones latine appdlanf.tr » 
& efl lugentium veflis . Varrò de Vita Populi Romani lib. 3. "Propinqua ado- 
lefcentula ctiam antbrxcinis , pro.ximx amìcullo nigello , captilo dimiffo feqteren- 
tur Incìnta . Non folamente portavano 1' antracino » ma il ricinio con ve- 
rte nera . Varrò ibidem . <ot ditta [apra terram ejjent , riciniis ligerent, fune- 
re ipfo , ut pullis palliis amicìcc . Fello poi dichiara che li Ricini piccioli fer- 
vivano da coprire il capo . B^ca , & Ricula parva lacinia , ut palliala ad 
ufiitn capitis faiìa , Granita quidera ah effe muliebre cingulum capitis , qio prò 
vitta fiammica red'miatur . Le Rice , ricini , o Riricinj erano di color pur- 
pureo , fé fi guarda nelli fragmenti di Fello antico Autore , e non ceruleo , 
come hanno i più moderni aggiunto . Ma contro loro fa Lucilio Poeta » e 
Plauto : quello narra, che avevano del minio, e quello del colore oitri- 
no ; fé di tal colore foffe ancora il ricino de' funerali non fi efprime ; 
può elfere , che si : Altre porpore in mortori ufarono , dal canto de' morti, 
che fecondo i gradi loro erano portati alla fepoltura con porpora , che ne* 
Magiltrati efsi portarono in vita; e dal canto de' vivi, che feguitavano il 
funerale , quelli dell'ordine equeftre con trabee velli porporate , che febbe- 
ne in altre occorrenze fervivano in folennità di letizia , per allora non è du- 
bio che fervivano in atto di meiìizia , come i giuochi funebri de' Cava- 
lieri , ne' quali comparivano ancora i Rettori di carri veititi di porpora . La_j 
mufica interviene in felle , ed in efTequie , infiniti lumi accefi di notte 
ardono in pubbliche felle di allegrezze , e di giorno in catafalchi , e lu- 
gubri funerali ; e oggidì nella corte di Roma i Camerieri di Palazzo van- 
no dietro al foretto de' Principi defonti a cavallo , con vefte lunga di por- 
pora, che in quel pafTaggio adduce trillezza , e grandezza . Ma torniamo 
agli antichi ; mentre erano i morti fopra terra , le donne tenevano in teda 
51 Ricinio , e portavano velie nera nell' iilelfo funerale ; ancorché Giu- 
lio Liplio nelle quillioni Pilloliche lo conceda folo nel lutto , e non nel 
funerale . Ma dall' iilelfo Varrone nel primo libro de vita P. R. chiara- 
mente fi raccoglie , che le Donne lafciata ogni altra velie delicata , e_> 
pompofa pigliavano il Ricinio nelle avverfità , e ne' lutti . Mulieres in aà- 
ycrjìs rebus , ac lutìibus, cum omnem veliitum delicatiorem , ac hxuriofim pofìea 
inflitti! uni pommt , ricinia fumimi . Dove la voce lucìibiis dando polla genericamen- 
te include anche* nelli funerali il Ricinio » cohk abito lugubre . Veggafiil Tira- 
quello 



TOMO TER Z 0. 517 

quello nelle leggi Connubiali , dove avvertifce , che appreso Nonio Mar- 
cello la Ricola > e il Ricinio fono lo lteCfo , così anche la Rica ; efsen- 
do la Ricola » diminutivo di Rica * e vuole che il diminutivo fofse come 
fudario » fciugatore } o moccichino da coprir la telta . Da quelli luoghi 
Varrone de vita P. R. ; e da altri Storici non abbiamo vedi cerulee azzur- 
re in funerali , né di attempati , né di giovani ; ma velli negre . Crafso 
nel tempo della Romana Republica pianfe 1' amata fua Murena » pefce , in 
verte negra 5 come fé figlia gli fofse ftata ; di che Macrobio lib. 2, cap. i$. 
Crajfus v'ir Cenforius Murenam » in pifcina domus fua mortuam 5 atratus ta.nqua.nt 
fdiam luxit . In ultimo Apuleio lib. 7. Una madre piangeva il fuo putto 
morto in fofca vede . Mater pueri mortem deplorans fietu s lacrymofa , fu- 
fcaq;ie vefie contetta . 

Sebbene fi trova pretto i Poeti il color ceruleo in cofe fune Ile , non fi 
deve intendere per azzurro, ma per nero; come quello di Virgilio in mor» 
te dì Polidoro nel terzo dell' Eneide . 

Stant manibus ara 
Cteruleis mafia vìttis , atraque cuprejjb , 

Ben fu tradotto da Bernardino Borghefi ; 

Con nere bende , e fepolcral ciprejfo . 

A concorrenza de' Greci , è folito V ilteflb Poeta tifare il ceruleo nero. 
Carulea nubes » caruleus ìmber -, e come Omero in Apolline : caruleam p'tp~ 
firn » per nube 5 e pioggia folta ofcura. , e negra poppa , che per li pro- 
ra e la nave tutta da Omero in varj luoghi nera sì appella ; ficcome pur 
notafsimo nelle fuddette leggi de' Filoponi . Ma perchè il funerale di Po- 
lidoro era circa il mare, e le navi fono vafceUi di mare 5 che è ceruleo» 
gli danno facilmente epiteto dì ceruleo . In quello colore i Latini mol- 
to fi confondono » e confondono i colori , pigliando uno per un altro » co- 
me fpecifica Aulo Gellio lib. 2. cap. 26. 11 ceruleo imita il colore di 
Cielo puro » fenza nubi ► Il Mare , che è fpecchio del Cielo » e da 
lui riceve il colore , ceruleo vien detto . Ciceróne avendo riguardo al 
color marino dille , che gli occhi di Nettuno erano cerulei ; e nondi- 
meno, il Tevere fiume di Roma vien da Vergilio nel!' ottavo detto ce- 
ruleo ; e quel Poeta antico in morte di Drufo fihfe £1 Tevere col cri- 
ne ceruleo . 

Tum [alice implexnm ■> mujcoque & arundìne criniera 
Carnlcum magna- legìt ab ore marm . 

II Tevere quando è nella fua chiarezza vedefi limpido 5 e bianco j però 
fu detto dapprincipio Albula» prima che prendetTe nome da Tiberino » che 
nel? onde fue ii fommerfe , Quando crelce s' intorbida j e mena gran 

quantità 



3i8 ICONOLOGIA 

quantità di arena gialla , che Io fa parere biondo , e giallo » fkcome io 
mille volte ho veduto . Ovvidio 14. Metani. 

Vbi modus umbra 
In mare cum fulva prorumpìt Tybris arena . 



Fulva qui vale per gialla» come quella arenacene fi butta in Roma Cu 
le lettere, e fopra il ferro > che s' infuoca di colore gialletto, fimile ali* 
oro ) il quale tiene ancora eflo epiteto di flavo , e di fulvo . Virgili© 
lib. 7. Fufoum mandunt fub dentibus aurum . Per tale arena gialla il Te- 
vere è detto da' Latini flavo . V illeflb Poeta . 



Tyberìnus amano 
Vorticìbus rapidis , & multa flauus arena . 

Orazio deferive nel primo lib. ode feconda, il diluvio , e 1' innova- 
zione del Tevere feguita dopo la violenta morte di Cefare . 

Fidimus fiavum Tyberim rctortis 
Littore Hetrufco •violenter undìs 
Ire dejet~lnm monimenta HegtSi 
Templaque Veflce . 

Per la fuddetta morte di Drufo Nerone , cosi pìanfe quel Poeta s 

Ipfe pater flavis Tyberimts abborruit undis, 
Sujlulit e medio nubibus aitine caput . 

Silio Italico lib* 9. 

%4ddam etiam flava Tyberis quas irrigai mia. 



Scorre il Tevere la maggior parte dell' anno con acqua gialla di flavo 
colore , ma non feorre mai come ceruleo azzurro » febbene mentre è chia- 
ro , in tempo fereno d' etfate , la limpidezza del Cielo fopra 1' onde fue, 
come nel Mare tranquillo fi itende , quindi è che gli danno nome-» 
ceruleo , e lo fanno palfar per fin nel glauco, in quel verfo di Virgilio, 
nel principio dell' ottavo, che velte il Tevere di fottil manto glauco . 

Eum tennis glauco velabat amiti» 
Carbafus . 

Ove 



TOMO TERZO. $i$ 

Ove il glauco vieti tradotto , e fpiegato per ceruleo. Ma impropria- 
mente pigliano il ceruleo azzurro per verde , ed il color glauco milto- di 
bianco , e verde, per il color cefio , flavo-, e giallo, che pur tra loro 
differenti fono ; poiché Cicerone de natura Deorum dice , che Minerva ha 
gli occhi cesi, e Nettuno cerulei, ceefios oculos Minerva* c.eruleos l^eptunì. 
Se il color celio viene à Calo come vuole Nigidio . Cxfìa de colore Cali* 
quafi Calia . Sarebbe ancor elfo azzurro ;. ceruleo di color celefte . Ma Mi- 
nerva è detta da' Greci Glaucopis di occhi glauci , e da' Latini , Caftis ocu* 
tis Minerva . Da Poeta antichiffimo Venere è finta di occhio lufchetto , e 
Minerva di biondo giallo » 

Minerva flavo lùmiiie eft, Venus poeto * 

Flavo è color di oro- . Virg. i. Eneid.. 

*Aut ubi flavo 
.Argentimi pania t.vel lapis circumdatnt auro >. 

Il color di oro è giallo , e- li' Pittori lo fanno , che in vece di campo- di 
oro, fogliono mettere nelle armi campo giallo; e li Poeti, che chiamano, 
il capello giallo, biondo , crin di oro ., L' Augello dì Minerva, la Civet- 
ta , detta glauca , ha gii occhi gialli , non bianchi e verdi. Per facezia fi 
Cogliono in gergo chiamare gli feudi di" oro , occhi di Civetta . Ma ri- 
torniamo al color ceruleo , ufiirpato per nero . L' ofeurità della. notte è dat 
Stazio Poeta nel fecondo della Tebaìde nominata cerulea », 

TStyx , &• cmmleant tetris infndèntt umbram-^ 

Neil' elegìa in morte di Drufò a Livia Augufta » o fra di" Ovvidio- >*Ck 
di Cajo Pedone Albinovano ,. trovafi chiamata la morte cerulea» 

Lumina cxruka jam jamque nutanùa morte ». 

Sapeva ben quel Poeta, che la morte non è azzurra * ma olcura>-C^atra^ 
ficcome egli dille più {òtto . 

Omnia fiib leges mors vocat atra fuas,. 

Concludiamo dunque ; che 1' abito cianeo », ceruleo di Venere ih; SSOC^ 
te di Adone fi deve intendere per ofeuro * e negro » 






WXE&- 



iZO 



ICONOLOGIA 



INVERNO, 



Di Ce/are Hip* 



SI dipingerà per l' Inverno Adone bellifsimo giovane in abito dì caccia- 
tore i la ftatua del quale già era nel Monte Libano » col capo coperto > 
con apparenza meda i tenendo la finillra mano alla faccia j e colla delira 
(ottenendo il veftimento . Pareva « che in elfo cadeffero le lagrime , le 
quali cofe tutte deferivono la figura del Verno » che cosi racconta Pierio 
V alenano Uh, nono . 




nxvE- 



TO M-0 TE R ZQ. 
lìSTVESTIGAZIQNÈ* 

Di Cefare Bjpa* 



32r* 




C.Afi. del- 



iri iL&ft io ti zio rte 



c&. 



DÓnna colle ali alla tefta , il cui veftimento fia tutto fpàrfb di Formi* 
che» Tenga il braccio deliro, e il dito indice della medelima mano 
alto , mostrando con elfo una Grue j che voli per aria , e col dito indice 
della finillra un Cane , il quale dia colla telta balla per terra , in atto di 
cercare la Piera . 

Le ali , che poftà in capo , lignificano l' elevazione dell' intelletto ; 
perchè alzandoli egli per 1' acquilto della gloria , dell' onore , e dell' ira- 
mortalità , viene in cognizione delle còfe alte > e celelii . 

Diamo a quelta figura il veitimento pieno di Formiche , perchè gli 
Egizj per effe lignificavano 1' Inveltigazione , elfendo quelli animali diii- 
gentilfimi inveitigatori di quanto fa bifogno al viver loro » 

Moltra la Grue , che vola , perchè gii Egizi ( come dice Pierio nel 
lib. dicefettefimo ) volevano -, che ciò foffe dimoltrazione di Uomo curio- 
fo , e inveltigatore delle cofe alte , e fublimi , e di quelle » che fono 
remote dalla terra , perciocché quello uccello vola molto in alto con ve- 
locità , e feorge molto da lontano » 

Del lignificato, del Cane , Serto Pironefe Filofofo nel primo lib. cap. 
14. dice, che il Cane nella guifa , cfoe dicemmo » denota Inveltigazione, 

Ss per- 



%i\ ICONOLOGIA 

perciocché quando feguita una fiera » e arrivato ad un luogo ». dove fo- 
no tre ttrade » e non avendo veduto per qual via fia andata, etto, odo- 
rata che abbia la prima ftrada , odora la feconda , e fé in nell'una di ef- 
fe fente » che fia andata» non odora la terza» ma rifoluto corre » argomen- 
tando , che neceflariamente fia andata per efla . 

I N. V I D I A . 
Di. Cefare t{jpa. 

DOnna vecchia» magra, brutta, di color livido. Avrà la mamme'!*— t 
finihra nuda , e morfic.ata da una Serpe , la quale fia ravvolta in_». 
molti giri fopra della detta mammella ; ed accanto vi farà, un Idra , fopra 
della quale terrà a;.po^giuta la mano . 

Invidia non è sltro.» che rallegrarli del male altrui,, ed. attriftarfi del 
bene con un tormento , che ftrugge , e divora 1' Uomo in fé fteflb . 

L* efler magra, e di color livido, dimofira , che il livore nafee comu- 
nemente da freddo , e l' Invidia è fredda , ed ha. fpento in fé ogni fuoco , 
e ardore di carità . 

La Serpe » che morde la finiftra mammella » nota il rammarico » ,che_> 
ha fempre al cuore 1' Invidiofo del bene altrui » come dilfe Orazio nelle 
Pillole . 

Invida* alterius macrefcU rebus opimis .. 

Le fi. dipinge apprettai' Idra, perciocché il fuo puzzolente fiato, ed il 
veleno infetta » ed uccide più di ogni altro velenofo animale ; così 1' In- 
vidia altro non procaccia , fé non la rovina degli altrui beni , si dell' ani- 
ma , come del corpo ; ed eflendo (come dicono i. Poeti ) mozzo un capo 
all' Idra, più ne rinafeono : così l'Invidia, quanto più 1' Domo colla forza 
della virtù cerca di eftinguerla , tanto più crefee contro di efla virtù. «. 
Però ben ditife il. Petrarca in. un. Sonetto .. 

O invidia nemica di virtute* 

Cb' a' bei principi volentier contrafti. 

£d Ovvidio nel. lib. 2.. delle Metamorfofi.. 

E y tutto fele amaro il core » e 'l petto » 
La lingua è infufa di un venati che uccìde :. 
Ciò » che gli efee di bocca è tutto infetto , 
^ivvenena col fiato ». < mai non ride. ». 

\AUor fi flrugge » fi. confuma » e pena ,. 
Che felice qualcun viver comprende ,. 
£ qu eflo è il fuo fuppliziq » e la fua pena • 
Che fé non nuoce a, lui » fé ftejpt offende ». 

E que- 



TOMO TERZO, S z$ 

'Se non talor » che prende in gran diletto » 
S' un per troppo dolor languifce , e /iride » 
V occhio non dorme mai* ma fempre geme*. 
Tanto il gioir altrui V affligge , e preme , 

Sempre cerca per inai » fempre avvenena » 
§>ualcb' emol fio , fin eh' infelice il rende :, 
Tiene per non veder la fronte baffo. 
Minerva , e toflo la rifolve , e Uffa. -, 

invidia . 

DOnna vecchia , bhitta , e pallida „ Il corpo fia afeiuteo , cogli occhi 
biechi . Veitirà del colore della ruggine . Sarà fcapigliata , e tra ì 
capelli vi Faranno mefcolate alcune Serpi . Scia mangiando il proprio cuo- 
re» il quale terrà in mano ■„ 

Sì dipinge vecchia ^ perchè , per dir poco , ha avuta lunga » ed anti- 
ca inimicizia colla virtù . 

Ha pieno il capo di Serpi, in vece di capelli » per fignifìcazione de* 
«attivi penfie'ri» eflendo ella in continua rivoluzione de' danni altrui» ed 
apparecchiata fempre a fpargere il veleno negli animi di coloro » con i 
quali, fenza mai quietare, fi pofa, divorandoli il cuore da fé medefima'; 
il che è propria pena dell'Invidia. E però diflTè Giacomo Sannazzaro. 

V Invidia , figlimi mio , fé fleffa macera » 
E fi dilegua , come lignei per fafeino » 
Che non gli vale ombra di ceno » o d' acera \ 

invidia. 

Jj ^tllido ha 'ì volto , il corpo è magro e afeiutiò » . 
Ci' occhi fon biechi , e rugginofo è'I dente, 
Il petto arde d' amaro fele , e brutto 
Veneti colma la lingua , né mai ferite 
Tiacer alcun fé non dell' altrui lutto ; 
\Allor rìde l' Invidia , eh' altrimente 
Si moflra ognor addolorata » e mejìa ; 
E fempre è all' altrui mal vigila , e defta -. 

Invidiai 

DÒnnà "vecchia , mal vefiita , del color' di ruggine . Si tenga una ma- 
no alla bocca , nel modo , che fogliono le Donne sfaccendate , in_s 
balta fortuna . Guardi con occhio torto in difparte . Avrà appretta un_» 
Gane magro > il quale, come da molti effetti fi vede » è animale invidio- 

S s 2 fiilìmo, 



324 i C N O LO G f A 

fiflìmo i e tutti li beni degli altri vorrebbe in fé folo : anzi racconta Pli- 
nio nel lib. 25. cap. 8. che fentendoù" il Cane morficato da qualche Ser- 
pe , per non reftar offefo , mangia una certa erba infegnatagli dalla natura> 
e per Invidia nel prenderla , guarda di non eCTere veduto dagli Uomini . 
E' mal vertita ,. perchè quejto vizia ha luogo particolarmente tra gli 
Uomini baffi , e colla Plebe . 



Invìdia . 

TT'K whno .è P Invidia , che divora 

U Le midolle , ed il [angue tutto fugge » 

Onde V Invido n' ha debita pena , 

Terchè 'mentre P altrui forte P accora , 

Sofpira , freme , e come Leon rugge ; 

Mofìrando eh' hi la mifera alma piena- 

D' odio crudel , che '/ mena 

*A veder P altrui ben con occhio torto : : 

"Però dentro fi fa- ghiaccio >. e furore , 

Bagnafì di fudore , 

Che altrui- può far del fuo dolor accorto ». 

E con la lingua di veleno armata , 

Morde , e biafima fempre ciò che guata ; 

7)n pallido color tinge la faccia , 

§^tal dì- dei ditol interno ceno fegno » 

Ed il mi fero corpo divien tale, 

Che par che fi diflrugga , e fi disfaccia ;■ 

Ciò che vede gli porge odio , e difdegno j. 

"Però fugge la luce , e unto a male 

Gli torna , e con eguale 

Difpiacer fchifa il cibo , ha naja il bere s . 

Ilnqua non dorme : mai non ha ripofo , 

E fempre il cor gli è rofo 

Da quelP invida rabbia , qual avere 

TJon può mai fine, ed al cui grave mali 

Rimedio alcun, di Medico non vale .. 



Invidia , dell' Alciàto-». 

T\Oma fquallida , e brutta , 
-'-"' Che di carne di vipera fi pafee ♦, 
E mangia il proprio cuore » 
Cui dolgon- gP occhi lividi a- tutt' ore-. 
Magra pallida , e afeiutta , 
E dovunque ella va, prcjfo* -lontano , 



Torta 



TOMO TERZO. 525. 

Torta dardi fpinofì nella- mano* 

Che del juo /angue tinge . 

In quello abito Jìrano, 

In tal formi V Invidia- fi dipinge, (a} ; 

FATTO nORICO SAGRO. 

COndufle a tanto F* Invìdia per le glorie di Davide Io (tolto Re Salite» 
che giunfé a farfi empio , e del tutto abbominevole agli occhi dell* 
Altiflìmo . Non aveva egli giorno di pace , infelice nelle fue grandezze » 
non aveva tormento ,, che più lo anguftiaiTe , che il non poter giungere a fare- 
flrage dell' innocente , per quanti sforzi, per quanti comandi, per quante- 
inliaie a lui perfidamente- tendelfe . Finalmente la fùa eftrema rovina fola fu », 
che diede fine nejla tragica £iia morte * a cosi malvagia invidia . 1. de' Bg ». 

FATTO STORICO PROFANO- 

ALefFandro Magno più forfè che chiumque fu fòggetto- al vizio dell 1 ' In- 
vidia . Chiara riprova ne è , . che fentendo egli lodarli il propria 
Padre Filippo , entrava fortemente in collera , né permetteva , che più s?' 
innoltrafTe il difeorfo .. Altro contxafegno ne dimoftrò,- allorché giunto alla 
famofa tomba del fiero Achille , gli vennero le lagrime agli occhi .. Molti; 
potevano avvifarfi.,. eh' ei piangere per La dolce rimembranza di quell'in- 
vitto Guerriero , le cui gefta tanto arduamente leggeva , che fotto il ca- 
pezzale del Letto, teneva. Omero, di, elfo, fcrittore , e dovumqae andava-* 

portai 

Q a ~) Si figura l'Invidia dal P. Ricci: Donna di pìccola flatura , ? ài volto mxt~ 
ììnconìco . Con ambedue le mani fi Jlraccia il petto . E' veftìla dì color lugubre . Ha- 
vicino un legno, una vefle da, un lato, e dall'altro un Fanone*, eduna ufla di Morte* 

E' di piccola- datura: , perchè ordinariamente quello- vizio fuol regnare, nel- 
le perfone inferiori ve_rfo. i Superiori, ed in. quei di baffo flato vedo, de'fubli-- 
mati, ed è viziò da perfona vile, e plebea.. 

Ha il volto malinconico , perete mai riguardi il Bene ih perfòna di altri' ;,, 
ma fé ne aftrifta , ed affligge .. 

Si fquar.cia, il. petto*, in fegno. del gratr difpiàcere- ,. che fénte del bene: del 
Proflima. 

E' veftita di lutto , pea- il continuo- dolore , che- ha- de" contenti" altrui"^ 

Il Legno, e la vefle- le fi pongano accanto >* perchè l'Invidia, è limile al. 
tarla, ed alla tignuolat, che fi. generano, ih, quelli ;. e poi prodotti, come ingra- 
ti, muoiono loro continua guerra, finche li distruggono;; così l'7nvidia diftrug^- 
ge 1' InvMiofo^, tacendolo. fta& fempre. in. continui ,. affanni .. 

Vi è il Pavone animale invidiofo , che nafeonde il fuo» Aereo-, quale è- mot- 
to medicinale all' Uomo, acciocché non gli- faccia giovamento- ;- ed è altresì ne*- 
mico de' proprj parti , nafeendogji timore , che. crefeendo. non. L' uguaglino, im 
bellezza ,_ 

La. morte.- ombreggia., che. l'inyidia.e (lata. la. morte., a- Iksaiiaac&l mondo*,. 



^6 ICONOLOGIA 

portavalo fcmpre appreso . Ma tutti s' ingannarono ( dice il Ravifio ) per- 
chè {blamente per invidia pianfe , ed altamente fofpirò . siriano Storico. 
l\avifio * e e. 

PATTO FAVOLOSO. 

FU dato in cuftodia all' ingegnofiflimo Dedalo un fuo piccolo Nipote, chia- 
mato Perdice , acciocché lo ammaertratTe nelle fue arti , per le quali 
tanto fi era renduto celebre nel Mondo . Riufcl nella profeflione fabrile 
il fanciullo più ancora di quello, che avrebbe voluto lo Zio, a fegnocchè 
ne dello la fua invidia, che mal vedeva che egli foife fiato per uguagliar- 
lo . Un giorno poi, chea lui il Giovinetto tutto contento portò a mirare 
certi iftrumenti dal fuo maravigliofo talento in venuti, ( che furono la fe- 
ga , ed il compaio ) l'atfalfe tanto la malnata invìdia, nel ravvifare, che 
non folo uguagliato l'avrebbe, ma anzi di gran lunga fuperato, che pre- 
fo ingannevolmente il fanciullo » feco il conduife nel!' alta cima di una_» 
torre , dove giunto , da quella barbaramente lo precipitò » Motta a pietà 
Pallade , protettrice Tempre degli alti ingegni, prima che a terra rovinaQe, 
io trasformò in una Starna , Ovid. Metani* Uh. 3. 



INVOCAZIONE. 

hi Ce/are fijpa . 

DOnna veftita di roffo . In capo ha una fiamma dì fuoco, ed un' al- 
tra fimile n' eCcc di bocca . 
L' invocazione fi fa chiamando , e affettando con gran defiderio il 
Divino ajuto . 

Però fi dipinge convenevolmente con due fiamme , che gli efeonó 
una dalla bocca , e 1' altra dalla cima del capo , che dimostrano la ve- 
ra , e profittevole Invocazione confifiere non folo nella voce, ma ancora 
nell' intenzione della mente , con che chiedendoli cofa giulla , ed ifpe* 
diente dalla Divina benignità , facilmente s* impetra . 




IPOCRI- 



TOMO, TERZO, 
IPOCRISIA. 

Di Cefare Fjp* * 



3*7 




Jpot resi a 



D Onnai magra,. «• pallida; ». veftita. di abito- di: mezza. lana», di color- ber*-, 
rettino,. rotta in molti, luoghi,, colla tefta china verfo, la. {palla, fini— 
{fra . Avrà in capo, un velo , che. le cuopra quali tutta, la fronte .. Ter- 
rà, colla finiitra mano, una graffa ,. e. lunga corona ,, e un offiziolo , e col- 
la delira., con il braccio, {coperto,, porgerà in. atta pubblico, una. mo.ae.ta ai 
Povero.. Avrà le. gambe % e li piedi limili, al Lupo. .. 

Ipocrifia , fecondo S. Tommafo. Secunda Secunda. » quali.. 3. art* 2,. è. 
vizio che induce r* Uomo, a fimulare. , e fingere quel ,. che non è , in at?- 
ti , parole, e. opere, efìeriori ; con. ambizione, vana di. effer. tenuto, buono*, 
offendo, trillo .. 

Magra , e pallida fi. dipinge ,. perciocché ,, come, dice S. Ambrogio, nel 
4^de' fuoi morali , gì'' Ipocriti non fi curano di eflinguere. il corpo, per 
effere tenuti ,, e {limati, buoni; e S. Matteo al cap. 6. Cam. iejunatis natit& 
fieri fic.ut Wpochrit.a. trifles. 1 ejtttrminant enim. facies, jjtas, ». iti. iddcaniM ah k<&- 
znirùbus. jejtutjntfis ._ 

lì vellimento. , come dicemmo , effendo comporto, di lina,, e. di lana* 
dimolfra. ( come dice il fopraddetto S« Ambrogio , nel cap. 8... de* morali )p 
li opera, di; coloro II anali, con parole %. e. azioni d' Ipocrifia. cuoprono, la. 



3*3 ICONOLOGIA 

fottigliezza della malizia interna , e inoltrano di fuori la fempliciti dell' 
innocenza : quello fi inoltra per lignificata della lana , e la malizia per 
il Uno . 

La teda china , con il velo, che le copre la fronte , e la corona, e 
I' ofìiziuolo dinotano , che 1' Ipocrito moltra di «ifere lontano dalle co- 
de mondane , e rivolto alla contemplazione delle opere divine . 

Il porgere la moneta ad un povero, nella guifa , che fi è detto , dimo- 
fira la vanagloria degl' Ipocriti , i quali per acquiltar fama , e gloria del 
Mondo, fanno elemofina pubblicamente, come ne fa fede S. Matteo al \6, 
così dicendo : Cut» ergo facis eelemofynam n>.li f.i'oa canere ante , jtcut Hypo- 
critx facvmt , in fynagogìs , & in vìcis, ut bonorifìcentur ab hominìbus, <&c. 
Le gambe , e i piedi fimili al Lupo lignificano , come dice San Mat- 
teo 7. , che gì' Ipocriti nell' citeriore fono Agnelli , e dentro Lupi ra« 
paci. (<*) 

FATTO STORICO SAGRO. 

TAnto ^profitto fatto aveva 1' Apposolo S. Pietra ne' popoli , che tutti 
quei, che abbracciavan la vera fede , erano di un cuore , e di un anima ; 
né ci era cofa tra loro , che poifeduta avellerò, di cui non ne portafTero 
il tutto a' piedi degli Appollaii , i quali poi la diltribuivano , fecondocchè il 
bifogno portava. Un certo Anania che alla prelenza del Mondo comparire 

voleva 

C n } n.>;«g.. il r. Ricci 1* Ipocrisia : 1)omt> con abito lungo ; di fembiante ma- 
turo , e divoto . Tiene un legno in mano . appiedi gli fta un Agnello ; ed un Lupo , e 
dall' altra parte un albero [ecco a terra , celle radici in alto , e vicino una piantcut 
di Timo j di fambneo , caricò di fiori ; e di fato gli fia un fuccv accefe . 

Gli fi da il volto maturo , e divoto , in fegno della fiata Santità , e fimu- 
Iata bontà . 

L'abito lungo dimoftra l'affettata modeftia , e gravità dell'Ipocrita, e la_, 
fua cura di apparire agli occhi altrui diverfo da quello che è , cioè ripieno di 
virtù . 

Il Cigno è uccello, Che ha bianchitine penne , ed è di vaga apparenza, ma 
ha le carni affai nere, e infipidilfime al gullo j cosi l'Ipocrita nel di tuori ap- 
parile di ottimi coftumi , ma internamente è peffimo di cofeienza . 

Si pongono il-Lupo , e l'Agnello iniienre , per lignificare , che l' Ipocrita.» 
ricuopre la fierezza , voracità , e rapacità di Lupo lotto le mentite ipoglie di 
placido , e iemplice Agnello . 

L'albero fecco , e colle radici in alto dinota, che l'Ipocrita, come peite_, 
del Mondo , deve dal conibrzio degli Uomini efler tolto , e che farà eternamen- 
te condannato ad ardere nell' Interno . 

La pianta carica di fiori , ma che mai produce frutti , rapprefenta che fio- 
ri di bontà apparente dimoilrano gì' Ipotriti , ma che però mai danno ìrutti di 
quella. 

Il fuoco , che è fotto , fimboleggia il fuoco inumale, nei quale precipitare 
tanto miferabile gente . 

L> feri v e 



TOMO TERZO. $i$ 

voleva flati meno degli altri zelante» e divoto» febbene in cuor fìio ma- 
ligno foffe » ed all' intereffe fommamente attaccato , avendo venduto uil_» 
campo , rifolvè colla fua Moglie Saffira di ritenerti fegretamente una par- 
te del prezzo» e portò il reftante a' piedi degli Appoltoli . Conofciuto il fuo 
interno, ed il vero del fatto da S. Pietro, fortemente fgridò Anania, che in 
guifa tale G. folle lafciato fedurre dal Demonio , che col ritenerli parte di 
quel denaro aveffe mentito allo Spirito Santo ; e con limili parole G. fé a_j 
rimproverare la fua ltolta Ipocrisìa . Non potevi tu [ gli diffe ] goderti 
il tuo campo , fenza venderlo , o ritenerti tutto il prezzo , dopo averlo ven- 
duto ? Tu non hai mentito agli Uomini, ma a Dio . Detti tali furono per 
Anania come un fulmine , che lo fece fubito cader morto . Tre ore dopo ia 
circa, la fua Moglie Suffira , a cui il m'iferando fatto non era giunto ano- 
tizia, venne a trovar S. Pietro, il quale la interrogò fé foffe vero, che 
elfi averter venduto tanto quel campo ; e rifpondendo ella di sì , 1' Appo- 
solo le fece lo fteffo rimprovero," che ad Anania ; quindi foggiunfe , che 
quei medefimi , che avevano tolto il cadavere di fuo Marito, toglierebbo- 
no tolto quello di lei ; ed ella in effetti cadde improvvifamente morta , e 
fu fepolta col fuo fventurato conforte . <Atti degli *Appoftoli cap. y. 

Tt FATTO 

" ■ ' i i i i i i i i . i i i i ■ „ 

Deferiva altresì lo fleflb P. Ricci V Ipocrisìa : Donna con faccia pallida , ed efle- 
nuata , fedente fepra un fepoìcro , dentro il quale vi Jìano corpi morti . Sta colle ma- 
ni giunte in atto dì orare . Ha appreffo un vafo di ottone , ed una Nottola ; tra ì pie~ 
ii nn ferpe , e •vicino al fepoìcro una Sirena . 

La faccia pallida dimorerà , che gì' Ipocriti fono vaghi di iarfi vederi con 
tal volto , per dare a divedere a tutti le penitenze , i digiuni , e le attinen- 
ze , nelle quali fingono d' impiegarli . 

Il Sepolcro bello al difuori , ma pieno dentro di corpi morti , e fetore , 
dimoflra che gl'Ipocriti al difuori apparifeono cofa di buono, ma internamen- 
te fono ripieni di Ogni ibzzura . 

L'atto di orare lignifica la fimulazione dell'Ipocrita nell' apparire alla tao» 
eia del Mondo pio , e divoto . 

Il vafo di ottone ombreggia la fallita dell' Ipocrifia ; poiché come V ottone 
a prima viltà apparifee oro finifiìnio , effendo in fé non altro, che materia bafc 
fa , vile , e di poco prezzo , cosi l' Ipocrita ne' fuoi gefti ed efterne apparen- 
ze dimorerà di eflere un vafo di Santità , quandoché in fatti altro non è che 
un vafo di abominazione . 

La Nottola , o fìa Pipiftrello , è geroglifico dell' Ipocrita , perchè quello uc- 
cello di giorno fi nafeonde fenza lare tumulto veruno , ne alcuno oltraggio ; 
ma di notte tempo, quando fi perfuade di non éffer veduta, né fet:tita , man- 
da tuori firida fpaventevoli , ed ognora IL aggira intorno a' corpi puzzolen- 
ti ; così l' Ipocrita in altrui prefenza prattica divozioni , e pietà , ma di nafeoft» 
s' ingerifee , e s' ingolra in tutti gli errori. 

Il ferpe ombreggia gli effetti , e le opere dell'Ipocrita , che fono in tut* 
to velenofe . 

La Sirena , per effere , come fi dice , animale foave nel canto , e che facil- 
mente allettando gli animi altrui , ferifee al fine , ed uccide ; così 1* Ipocrita-» 
colle fue finzioni , e melate parole cerca ridurre gli animi a fé , per più facil- 
mente ingannarli con ulfe dottrine . 



33d fCONQL. G I 4 

FATTO STORICO PROFANO 



Difficilmente fi potrà trovare Uomo , che abbia uguagliato , non che_> 
fuperato in Ipocrisia V indegno Imperadore Tiberio . Coftui colmo à\ 
vizj fino all'eccedo, feppe così ben coprire per qualche tempo la fua per- 
fidia , che fi credette in luì la virtù giunta al fegno più alto . Il tutto fi 
può diffufamente vedere in "Pietro MeJ'sìa Vite degli Imperadorit nella Vittu,, 
di Tiberio. 

FATTO F A V O L Q S O .. 

Diana ,, la creduta Dea della Caftità». quella Diana ,. che tanto era.ver-- 
gognofa , che conyerfe Attenne in Cervo » per averla egli a cafo 
guardata in un bagno, quella Diana, che feguita da bpllifiime. numeroft_» 
Ninfe , loro imponeva leggi feverifiìme , fpettanti la pudicizia , condannan- 
dole alla morte , fé punto in efla mancavano $. quefla ftefla Diana, "che tan- 
ta apparenza moltrava di faviezza , di prudenza , di oneftà , quella era quel- 
la , che in mezzo a* fuoi più ftudiati rigori in verfo altrui , godevafi in- 
tanto del Paltorello Endimione , ben fovente difendendo dal Cielo» per 
giacerli con lui . Ovvid. "Pouf. Igitt. \at«l Conti*, ec. 



■ 




IRA 



t'OMO TERZO* 

I R À. 

pi te fare ì{jp»% 



il % 




Dònna giovane , di carnagione rofsa òfcura s è perchè appartiene al* 
1' abitudine del corpo degl' iracondi -, come dice Ariltòtele nel fe- 
llo \ e nono capitolò della Fifonofnia, aver Iè fpàllè grandi i la faccia gon- 
fia , gli occhi fofsi -, là fronte rotonda •■, il hafo acuto -, e le narici aper- 
te , fi potrà ofifervare ancora queftò -. Sarà armata -, e per cimiero porterà 
lina teftà di Orio ■>> dalla quale h' efca fiamma \ e fumo \ Terrà nella de» 
lira mano una ìpada ignuda, e nella infiltra avrà Una facella àccefa , e 
farà veftità di rofifo -. 

Giovane fi dipinge ì' Irà * perciocché * £ come narra Arinotele nel fecon- 
do libro della Rettorica J i Giovani fono iracóndi , e pronti ad adirarli , 
e atti ad efeguìrè 1' impeto dell' iracondia i e da erfa fono Vinti il piùt 
delle volte : e quello interviene -, perchè eflendo ambiziòfi , efsi noa 
poffonò patire di eflèr dilpregiati » anzi lì dolgono acerbamente quando par 
loro di eflere ingiuriati -. 

La tefla dell' Orlò lì fa % perchè queftò è animale all' Ira inclinatifsi- 
mò , e però nacque il Proverbiò : Fumantem Vrfi natura ne ietigeris , qualìc» 
che ìljfumo * e il fuoco* che li dipinge apprettò-, lignifichino Irai e coìte 
turbazìone dell' animo . Vedi Pierio nel lib. li. 

T t 2 La 



|$t ICONOLOGIA 

La Spada nuda fignifica i clic 1* Ira fubito porge la mano al ferro , 
e fi fa ftrada alla vendetta . 

La facella accefa è il cuore dell' Uomo irato , che di continuo fi ac- 
cende , e confuma . 

Ha la faccia gonfia , perchè 1' Ira fpeflfo fi muta , e cambia il corpo 
per lo ribollimento del fanguc » che rende anche gli occhi infiammati . 

Ira. 

DOnna veflita di roffo ricamato di nero. Sarà cieca» e colla fchiuma al- 
la bocca » Avrà in capo per acconciatura una tefta di Rinoceronte» 
e appretto vi farà un Cinocefalo . Sta. 7. Teb. deferivendo la cafa di Mar- 
te nel paefe de*" Traci , dice, che vi era fra molti l'Ira» eia chiama rof- 
fa dicendo : 

E forihits eactmque nefas , ir&que rubentes . 

Perchè nafee dal moto del fangue , e proccura Tempre la vendetta col 
danno » e colla morte altrui » però va ricamato il vellimento di nero . 

Il Rinoceronte è animale » che tardi fi adira , e bifogna irritarlo in- 
nanzi gran pezzo : ma quando è adirato diviene ferociisimo : però Mar- 
Male nel lib. 1. de' fuoi Epigrammi» diffe : 

Sollìcitant pavidi àurtt Hjnocerota titagìjìri 
Seque din magna, colligit ira fera , 

Gli Egizi quando volevano rapprefenrare 1* Ira dipingevano un Cino- 
cefalo, , per elfer più. di ogni altro, animale iracondo . Vedi Pierio Valer. 

lib. 6. 

Cieca eolla fchiuma alla bocca fi rapprefènta » perciocché eflfendo 1' U<y- 
hio vinto dall' Ira» perde il lume della ragione» e cerca con fatti» e co» 
parole offendere altrui , e però dicefi i 

•Z>* cmdel moto violento è f Ira, 

Cb y in fofea nube U tri/io animo vela* 

E cL' amaro bollore il cor circonda , 

Coprendo i labri di arrabbiata fpuma 5 

E foco fa desìo nel petti accende 

Di rovina, dannofa -, e di vendetta » 

Che jpinge V Vorao a furor empio » e prefh » 

Che l' intelletto in folle ardir accieca , 

E ogni divina ifpirazhn rimuove 

Dall' alma vile*, e la conduce a morte:* 

Triva di grazia » e di falute eterna » 

Ed 



TÒMO TERZO, ut 

Ed il Petrarca nel Sonetto 197.' 

Ira è breve furor , e chi ne ì t frena , 
£' furor lungo ; che il fuo poffeffore 
Speffo a vergogna, e morte talor mena» 

Be' fatti 1 vedi Contrago » Furore &c, 

IRA DI DIO. 

Del P. Fra Vincenzio B^ccì M, 0. 

UOmo dì datura alta , dì volto fevero , e dì afpetto terrìbile , e for> 
midabile . Tiene un braccio diftefo , il quale è tirato con una catena 
da tanti Angioli , e Uomini , che fono- dentro un mondo rotondo , e non 
può elTer moffo, e vicino alla catena vi corre infieme una cartellina, che 
dice Imputabile moveri . Dall' altra parte vi Hanno il Leone* e l'Elefante» 
ed un Uomo frecciato, ed impiagato, qua! tiene una fiamma fui capo. 

L' Ira di Dio è differente dall' Ira umana , perchè quella non è altro 
folo un rigore della Divina punizione, ed un effetto , che fi vede nelle_.» 
Creature , non che vi fia cofa nulla , né di mutazione ,. o altra dalla parte 
di Dio, né quanto all' effetto * conr" è nell'Ira umana, ove appare l'ap- 
petito della vendetta » e 1' accenfione del fangue » ma in Dio non vi fono 
eofe tali , folo fi veggono gli effetti deli' Ira nelle- Creature » com.' è il 
callido de' peccatori , che i Sacri Teologi la chiamano ira eum reverenti^ 
wetuenda; le tribolazioni» che vengono agli Uomini, per cagionarne frutto; 
e quella è Ira piflinenda cum patientìa , e le pene eternali fono Ira * o 1* effetto 
di quella: Cum. nimia diligentia fugkndm . Or dunque in Dio non vi è Ira» 
fé non quanto al modo detto effettive , non affettive» Quindi fi dipinge da_» 

Uomo 

C a y 1/ Ira vien dimoftrata dal P. Rìcci 1 Donna dì volto pallido , con la Spa- 
ia in una mano . E nell' altra ha una Smta t ed una tazza piena, di "nino . Le fia 
vicino un Jpno , ed unct Pantera* 

Pallida , perchè nell' accefiìone , e conceria di fangue al cuore , reftano le.» 
altre parti efangui ; e così impallidifcon» gì' iracondi . 

La Spada è per l' effetto di vendetta , che nafte in chi fi. adira ► 
La Saetta appreSo gli Egizj era fimbolo del rumore, una de' figli dell'Ira 
anìtamente colla riffa, contumelia, befiemmia , clamore, e indignazione-. 

La tazza del vino dìmoftra , che perloppìù KIra nafte dal molta darli alvina» 
L' Afina diluoftr* la ftoltezza- , potendofi chiamare ftoitì colora, che fi adi- 
rano. 

_ I a Pantera fi pone per geroglifica deir Ira , effejido animale di fioa natura 
fejociffima , e crudele,. 



SU ICONOLOGIA 

L'omo terrìbile; benché ila piacevolilfimo, e colmo di manfuetudine ; tut- 
ta fiata fi adira giuitamente , quindi ha a' piedi 1' Elefante , che di natura 
è manfueto , ma provocato pur fi adira, e sdegna'; così Iddio, il cui pro- 
prio è la tnifericordia , e benignità, effendo provocato da' peccatori , fpef- 
fo a noltro modo d' intendere fi adira , quale Ira più moftra verfo gli Uomi- 
ni intelligenti eh' errano, che verfo gì' ignoranti „ 

II Leone più s' infuria cogli Uomini , che colle Donne , e Fanciulli , 
'anzi quelli gli accarezza , come il Signore quel -, che peccano per igno- 
ranza , gli perdona; ma quelli, che per 'malizia , e che realmètte cono* 
feono l'errore-, contro quelli fpecialmente fi adira , come contro -Adamo-, 
ch'aveva tante feienze , contro Davide-, 'e -contro Salomone -. 3. Re*. 11. 
v. ri. Igitur iratus efl Domimi* Salomoni , -cpiod adverfa <ejfet mens ejus a Domino 
Deo IJraeL 

E' di llatura alta, perchè non vi è ninno, the giunga all' altezza , è_> 
grandezza di Dio » e il fuo braccio * e il fuo Dominio dilìendefi per 
ogni parte», fopra tutte le fue Creature in Cielo , in terra, e negli abbia- 
li , e per tutto anzi è prefenzialmente 1 e Realmente » ed effenzialmente -, 
in ogni luògo ; e febbene [ dice la Scrittura J che fia in Cielo -, come di- 
ce Davide Pfal. 13. v. I. Dominus de Calo profpexìt fupèr filios bomìnum. 
E di più » Idem 23. De Calo pro'fpexìì Dominasi <ùìdìt omnes filios bomìnum. 
Ed altrove Idem 100. Dominus in Calo paranti fedem fuam &c. Non è pe- 
rò da dirfi non effer altrove ; ma perchè in Cielo fi degna di faffi vagheg- 
giar da' Beati , quindi fé gli dà quello nome di effer colà ; tutta fiata egli 
è in tutti i luoghi , com' è nel Cielo } T^on tircumfcripti'vè 1 come fanno 
ì Teologi» 

E' tirato con una catena, e non può muoverli , perchè adirandoli Dìo» 
non per quello fi muta -, né può effer moffo da niun affetto o di collera -, 
odi pafiìone -, ma fempfe fta immobile», e non altro occorre nel proceffo 
dell'Ira fua, che I' efecuzìone degli eterni decreti, che fi calHghino li traf- 
greffori , e che fi faccia la tale -, e la tal cofa -, che fono azioni ah xternd 
determinate -, benché l' efecuzioni fi Veggano in tempo ; e così fono tutto 
le cofe di Dìo ; né fa cofa adeffo». che prima non la faceffe» né tutti gli' 
Angioli, né gli Uomini, né tutto il Mondo ìnfieme può "moverlo, he dif 
cofa alcuna di quel che fa* come diceva Giobbe 9. v. 12. JJmìj dicerc* 
'ptftéft, tur ita fatiti Né vi può effer relazione dalla parte fua alle Crea» 
ture, né dipendenza alcuna, com' è per contrario; quindi vi è il detto k 
Impoflìbìle momeri » 

Il Leone altresì dinota-, che ficcome > quando egli manda Io {pavento* 
fo rugìto, tutti gli animali fi atterrifeono-, per effer loro Re, e Signo- 
re; cosi al rugìto del gran Leone del noltro Dio, eh' è l'ira fua, gli Uo- 
mini, e le Creature fenfibili fi atterrifeono-, e tremano» 

L J Uomo impiagato, e frezzató fembra l'effetto dell' Ira dì Dio* chfc 
fi vede nelle Creature » 

La fiamma fui capo è l'effetto del calììgo, che giunge a' Peccatori » 

Alla 



; T ù M a TERZO . 53S 

Alla Scrittura; Sacra .. Sì dipinger per 1' Ira. di Dio, un. Uomo, di, ftatura. 
grande Pfal._ 76".. v. 14.. Quii Deus magnus ficut Deus nojìer? Tu es Deus,, 
qui facis mirabilia. .. Magnus, Dominus % & magna^ virtus. ejus .. E' di volto fe-- 
vero, e. terribile ;,, per 1* Ira che- moùra a noi ..Idem 15%. v„ 8.. Tu tembi- 
Us es , & quis rejìftet. tibì> E la. Sapienza. 19. v. I. Impiis autem ufque in 
novijfirmiw. foie miferteordia. ira,, fuperrjenerit . E Davide- Piai. 77. v.. 38. Eq 
Ira Del afeendit juper eos. li. braccio, diiiefo per 1' univerfal. dominio, ch'ha, 
in Cielo, ed. in terra .Idem 71.. v.. 8, Et Dominabitur a mari ufqH ai. 
mare : & a. flamine,, ufque. ad termìnos. orbis. jerrarum : ... Gli Angioli , e gli. 
Uomini , cjie. noi, poifóno, movere, ad Ira . Jud J th.. 8. v. 15.. 2\(c» enim qua~ 
fi homo ì.ftc Deus commnabit;ir,,neque. fìcut filius homìnis ad iracundìam infiam- 
m abitar .. Il, leone che ruggifee » per- Io timore ». che dà 1'' Ira. di Dio 9 . 
che di lui: qual Leone parlò, Amos. .3. v.. 8. Leo, rugiet,. quis non timebìt^ 
V Elefante, provocato ,, che pur ù* adira, in. guifa , che. fa. Iddio t Prov. 
34. v.. 25'.. $*ia. dereliqftermt ,me ,. &• facrificayerunt Diis. alienìs ,. ut me. ai. 
iracundìam- provocarent inameìis. operibus. mannum fuarum. &c. V. Uomo, impia-- 
gato , fi. è per I'- effetto, di queit.'Ira,, e per- non. aver fatta. la. volontà, del 
fuo Signore . Lue. 12. v. 47.. lite, autem: fervus,. qui cognovit, volunt.atem. Do~ 
mini fti, & non pr^paravit, & non fecit fecundim. 'voluntatem-, ejns », vapiilabìt; 
mdtìs,q:tt antem. non. cognovit, & fecit, dignaplagis, 1 yapulabit.pancis...\.%. 
fiamma per fine fui capo , fembra. quella. 'del. fuocp, etejrno, 4. ,PfaIi. wt, v* 







IRRE- 



3 $6 ICONOLOGIA 

IRRESOLUZIONE. 

Di Cefare BjpA » 




Lai lo M.ariaHi èri. 



frr <i/o lu Aio ne 



DOnna vecchia a federe » veftita di cangiante , con un panno nero av- 
volto alla telìa ■> e con ciafcuna delle mani tenga un Corvo in atto 
di cantare . 

Irrefoluti fi dicono gli Uomini, che conofcendo la divergiti, e la diffi- 
coltà delle cofe , non .fi rifolvono a deliberare quello , che più conven- 
ga , è però fi rapprefenta che Ùia a federe . 

Veltefi di cangiante , che inoltri diverfi colori , come diverfe apparen- 
ze delle cofe , che fanno gli Uomini irreibluti . 

Si dipinge vecchia , perchè la vecchiezza per le molte cfperienze fa 
gli Uomini irrefoluti nelle azioni . Onde conolcendofi molto più in quella 
età , che nelle altre , ragionevolmente fi dubita di ogni cola , e però non 
fi va nelle azioni rifolutamente , come in gioventù . 

Se le dà i Corvi per ciafcuna mano , in atto di cantare , il quale canto 
è fempre Cras , Cras , così gli Uomini irrefoluti differifeono di giorno in 
giorno, quanto debbono con ogni diligenza operare, come dice Marziale: 



Cras te vìclarnm , cras dicìs , Tofl.ime ,femper: 
Die wìbi cras ijlud , Tofiame , quando v:nit e 



Sjàm 



TOMO TERZO, 357 

fiht.im longè cras ijlitd , ubi efi , affi unde petindum ? 
T^tmqutd apud "Partbos , *strmemofq%e latet ? 

*}am cras ijiud babet Triami , vel J^cfloris annos , \i 

Cras ijlitd quanti , die » mihi pojfet emi ? 

1 

z 

Cras vives , bodie far» vivere , Tofìhime , fentm ejì ■ 
< . llk fapìt quisquis , Tofibume , vixit beri . 

Il panno nero avvolto alla tetta , moltra I' ofeurità , e la confufiontjj 
dell' intelletto , per la varietà de' penfieri , i quali lo rendono irresoluto , 
Fedi Combattimento della Bigione colf appetito . 

ISPIRAZIONE. 

Di Cefare Bjpa . 

SI vedrà dal Ciel fereno tutto fteHàto" fiammeggiante raggio « il quale 
difeenda, e che fia giunto» e fitto nel petto di un Giovine veititodì 
color giallolino , il quale abbia i capelli irfuti , e mefcolati con molti fer- 
pi , tenendo il vifo rivolto al Cielo , al quale miri con grandifiìma atten- 
zione . 

Terrà con la delira mano una fpada nuda colla punta fitta in terra» 
e colla finiltra un Elitropio . 

Il Ciel fereno tutto ltellato , dal qual difeende il fiammeggiante raggio» 
e che termina nel petto del Giovane , nella guifa che abbiamo detto , lignifi- 
ca per eflb Cielo llellato la benignità dell' Onnipotente Iddio ■> che per fua 
infinita bontà ifpira -, e infiamma il peccatore: Ignem veni mìtters in ferrisi 
& quid volo i nifi ut ardeat ?' dice il Salvator noltro , 

E perciò la Santa Ch/efa prega di continuo il Signore Iddio , che e* 
infiammi del fuo Divino amore : Ignem fui amoris accmdat Deus in cordi- 
bus noflris . 

Si velie di color giallolino , per lignificare I' abito nel mal fare , eflen- 
docchè quello colore non lì può applicare ad alcuna virtù ; onde lenza l* 
aiuto , e ifpirazione del Signore Iddio <, facilmente fi cade Rei precipizio 
delle miferie . 

I Capelli irfuti » e mefcolati con molti ferpi denotano <r> che mentre il 
peccatore lafcia 1' onellà , e che Ila immeriò nel peccato ', non può avere 
fennon penfieri brutti , e abbominevoli ; onde fopra di ciò S. Greg. fuper 
i . Reg. dice : Cogitationes turpes evitare non potefl , qui honefiatem non ba- 
bà : e più il medefimo fuper Gen. Hom. 40. : duxihum Divinimi per bo- 
nam vìtam conciliandum . 

Tiene il vifo rivolto al Cielo » il quale mira con molta attenzione , per 
dinotare che fenza laGrazia 5 e ispirazione Divina non fi può follevare ia 

V v mente 



$5& ICONOLOGIA 

mente , e 1' intelletto , fé non a cofe fenfibili ■ e terrene : Gratta factty, 
ut peccatimi nobis non dominetur , dice Aug. lib. de patien. cap. 2. 

La Spada colla punta fìtta in terra , ne lignifica che quella azione fia 
opera dell' Ifpirazione Divina » perchè V opera dell' Uomo dedito nel mal 
fare non riceve merito appreso a Dio , fé non per fua grazia , colla_j 
quale elfo è larghifsima premiatore di tutte le buone opere : Cratiam , & 
gloriar» dabit Dominus , dice il Salmo 84. 

Si dimoflra , che tenga nella finillra mano 1' Elitropio , per dinotare t 
che ficcome quella pianta fi rivolge continuamente al Sole , così il pecca- 
tore ifpirato , ed infiammato del Divino amore , fi rivolge con quelP af- 
fetto che fia poffibile maggiore , al grande ed onnipotente Iddio . 

ISTITUZIONE. 

Pi. Cefare Hjpa.i 

DOnna , che colla deftra mano- tenga un panieretto ,. o ceftello, che dir 
vogliamo , dentro cui vi fi vedano delle Rondini . Sono alcuni , i 
quali avendo in alcune anticaglie otfervato un caneitrello con delle Rondini 
dentro , vogliono ». che quello fia il Geroglifico della Illituzione » e pren- 
dono di quello 1' argomento da' benefici di Ofiride , e di Cerere dati a' 
mortali ,. perocché da quelli abbiamo ricevute le leggi di ben vivere , e i 
precetti di ben lavorare i campi ; imperocché i Poeti chiamano Cerere 
leggifera , e appretto Diodoro nelle lettere degli Egiziani , Ofiri è detto, 
e tenuto Giove giuilo Padre , Duce , e Confultore di tutto, le quali co- 
fe , o vogliate accommodarle alla Illituzione , o alia uguaglianza , tutte 
quadreranno beni/Timo , e faranno al propofito .. 




JTA^ 



TOMO TERZO. ni 

IT A L I A 

COLLE SUE PROVINCIE, E 
PARTI DELLE ISOLE, 

Come YapprefentatU nelle Medaglie di Commodo > Tm » 

e Antonino , 




CJ ^X Jel Italia con le sue J^rovu^U 



UNna belliflima donna vefìita dì abito fontuofb» e ricco eoa un tììa»* 
to fopra, e Ceda fopra un globo . Ha co/onata la tefta di torri» e 
di muraglie » Colla deftra mano tiene uno feettro , ovvero un' afta , che 
coli' uno » e coli' altra vien dimoltrata nelle fopraddette Medàglie . Avri 
nella finiltra mano un Cornucopia pieno dì divertì frutti \ e oltre ciò fa- 
remo ancora -, che abbia fopra la tefta un* belliffima Stella i 

Italia è una parte dell' Europa, e fu chiamata prima Efperia dà Efpe- 
rp fratello di Atlante , il quale feacciato dal fratello , die il nome , e alla 
Spagna» e all' Italia : ovvero fu detta Efperia ( fecondo Macrobio Jib. li 
cap. 2. ) dalla ftella di Venere , che la fera è chiamata Efpero.per effer 1' 
Italia fottopofta all' occafo di quella ftella , Si chiamò eziandio ©enotria A 

V v 2 o dalla 



340 ICONOLOGIA. 

o dalla bontà del Vino, che vi nafce , perchè o"ìvo x u , chiamano li Gre- 
ci il vino , o da Gv-notrio * che fu Re de' Sabini . Ultimamente fu detta 
Italia da Italo Re di Sicilia , il quale infegnò agi' Italiani il modo di col- 
tivare la terra , e vi diede ancora le leggi ; perciocché egli venne a quel- 
la parte , dove poi regnò Turno , e la chiamò cosi dal tuo nome * come 
afferma Virgilio nel lib. i. dell'Eneide. 



o' 



Efl locus , Hefperiam . Grati cognomine dicunt . 
Terra antiqua , potens armis , atque ubere gleba . 
Oenotrìì coluere viri* mine fama minores 
Italiam dixere , Dncis de nomine gentem . 

Ora noi la chiamiamo Italia , dal nome di colui , che vi regnò ; ma 
Timeo , e Varrone vogliono , che da detta così da' Buoi , che in lingua 
greca anticamente fi chiamavano Itali , per eifervene quantità, e belli . 

E per non effere io tediofo fopra i nomi , che abbia avuto quella no- 
biliffima parte di tutto, il Mondo ; fopra di ciò non dirò altro ; ma folo 
Con brevità attenderò alla dichiarazione di quello, che appartiene all' abi- 
to, ed alle altre cole, che fono neli' Immagine fopraddetta . Dico dunque 
che bella fi dipinge per la dignità, e grande eccellenza delle cofe , le_> 
quali in e(Ta per addietro continuamente ritrovate fi fono, ed a' tempi no- 
ftri ancora fi trovano ; onde il Petrarca ritornando di Francia , ed avvi- 
cinatoli all' Italia , e vedendola , con grandiffima allegrezza , difle : 

Salve , cara Beo tellus fanili/fìma , falve 
Telhis tuta bonis , tellus metuenda fnperbis » 
Tellus nobìlibus multum genere/fior oris .. 

E Virgilio nel 2. della Georgica , anch' egli maravigliato della fua_# 
gran bellezza, dice t 

Salve , magna "Panni , frugarti Saturnia tellus » 
Mao-na virum • 

I Strabene nel fedo libro della faa Geografia, & Dionifio AlicarnafTeo 
nel principio della Storia di Roma , ragionando d' Italia , inoltrano , quanto 
fia degna di lode ; perciocché in quella feliciffima Provincia fi ritrova , per 
la maggior parte l'aria molto temperata, onde ne feguita efservi adagia- 
to vivere, e con afsai differenze di animali, di uccelli si domellici , co- 
me ancora, felvatici , per ufo degli Uomini, non tanto per la ne ceffi ti •» 
quanto ancora per i piaceri, e traltulli loro. 

Se le mette la berla ftella fopra il capo , per la ragione detta di 
fopra . 

Si vefte di abito ricco , e fontuofo ; efsendocchè in quella nob : Iiffimaj 
Provincia fi veggono molti Fiumi cupi » e laghi dilettevoli, fontane , ve- 
ne di 



TOMO TERZO. 341 

ne dì faluberrime acque , tanto calde » quanto frefche » piene dì dìverfe_? 
virtù , talmente prodotte dalla Natura , cosi per il riftoro , e confervazio» 
ne della fanità dell' Uomo, come ancora per i piaceri di efso . Il mede- 
fimo. Virgilio nel 2. della Georgica » così dice : 

<An Mare* qmd fupra memorem,qaodque allah infra } 
%An ne lacus tantos ? te Lari maxime ? eque 
FluSìibus , & fremita, affnrgens Benace murino > 
%An memorem portus » Lucnnoque addita claujìra. 9 
*Atqxe indignatam magnis fìridoribas eequor » 
'Julia* qua Tonto longè fonat unda refufo , 
Tyrrhmufqiie faetis immittitux afhas arjsrnis r 

Vi fono ancora ,. non folo per maggior ricchezza , e fontuafìtà , diverfe 
Miniere di metalli ; ma eziandio varj , e divertì marmi , ed altre pietre 
fine ; onde il detto Virgilio , al luogo nominato narra , cosi feguendo s 

Htsc eadem argenti rivos » arifque metallo, 
Ojlendit venis , atq'te amo plurima fiuxit » 

La corona di torri, e dì muraglie, dimoftra V ornamento, e la nobiì-» 
ti delle Città , Terre ». Cartelli, Ville, che fono in quella rifplendente » 
e fkgolar Provincia ; onde il Poeta nel 2. della Georgica ebhe a, direi 

%Adde tot egregìas Vrbts , operumque laborem » 
Tot congeda mana prceriptìs Oppida faxis , 
Flaminaque antiquos fubter tabentia mures „ 

Lo feettro» ovvero P afta » che tiene colla ckftra mano» 1* uno e Pai» 
tra lignificano 1' imperio , e il domini » che ha fopra tutte le altre Nazio- 
ni, per 1' eccellenza delle fue rare virtù , non folo delle armi , ma ancora 
delle lettere .. Lafciarò molte altre cofe degnifSme di tal lode , per non 
efser lungo ; ma folo metterò in confìderazione quello » che teitifica fopra 
di ciò il noilro più volte allegato Poeta nel 2. della fua Georgica : 

Ut£c genia acre "jirum Marfos , p".bemq<ie SabeUam, 
lAfftetumqae male Ligurem , folco [que feratos 
Extulit : htec Decios » Mario* , magno fqae Camillo** 
Sciplidas daros. bello, & te, maxime Ctefar* 
§kii mn <' externis ^Afia jam tùtJor in oris », 
lìnbellem avertis I\pmanis arcìbus Indum . 

Il cornucopia pieno dì varj frutti , lignifica la fertilità maggiore d* 
tutte le altre Provincie del Mondo : ritrovandoli in eCfa tutte le buone_* 
qualità, elTendo cchè tu i fuoi terreni atti a produrre tutte le eofe , che 

fono 



34 i ICONOLOGIA 

tòno nccefsarie all' umano ufo » come ben fi vede per Virgilio nel mede- 
fimo libro: 

Sed neqne Medomm ftìlM, ditifjìma terra % 
7>{ec puleber Canges , atqne auro turbidus Hermus 
Laudibus Italia ccrtent: non Battra^ nequelndi* 
Totaque thnri/eris Tanchaja pinguis arenis % 

E poco dì poi , 

Sed gravida fruges , &■ Bacchi Maffìcus bumot 
Implevere : tenent olexque , armentaque l&ta » 
Ulne bellator Equus campo fé fé arduus inferii 
Bine albi Clhumne grepes : & maxima taurus 
Vittima i fxpe tuo perfufi flamine facro 
Promano* ad tempia Deum duxere triumpbos : 
Hic ver affidatiti , atqne alìenis mcnftbus xflas , 
Bis gravide pecudes , bis pomis utilis arbos . 

Siede fopra il Globo ( come dicemmo ) per dìmoflrare , come 1* Italia 
è Signora, e Regina di tutto il Mondo, come hanno dimoftrato chiaro gli 
antichi Romani , e ora più che mai il Sommo Pontefice maggiore » e fit- 
periore a qualfivoglia Perfonaggio . 

ITALIA. 

Da Medaglie colle feguenti di Roma » 
Dì Ciò, Zaratìno Capellini, 

DOnna colla tefta cinta di torri . Siede fopra dì un globo . Nella de* 
Ara tiene I' aita , nella finillra il Cornucopia , Medaglia di Vefpafiano .' 
Alli piedi da un canto 1* Aquila fopra un globo , che per riverfo Aia in 
un' altra Medaglia di Vefpafiano , polla da Adolfo Occone * fotto 1* Anno 
del Signore 79. 

Quella figura efpofia rimane dalla precedente , eccetto I' Aquila , che 
vi abbiamo aggiunta . L' Aquila fopra un globo , per la velocità, e for- 
tezza , colla quale Italia in continue guerre vittoriofà trafeorfe tutto il 
Mondo . Attefocchè Roma llentò cinquecento anni , con guerre di cala 
a ridurre Italia in fua potellà . Unito poi tutto il corpo d' Italia > col fuo 
capo Roma conquillò 1' Africa, 1' Europa, 1' Afia, e finalmente tutto il 
Mondo » in ifpazio di duecento anni, avvenimento di maraviglia notato da, 
Lucio Floro lib. 2. cap. 1. Alcuni Re, per eller tenuti formidabili nelle 
battaglie, veloci, e forti in efpugnar Città, e debellar Provincie, fi fa- 
cevano chiamare Aquile » e fulmini j ficcome , riferiice Plutarco .in Ari- 

ilide : 



TOMOj TERZO. 3 43; 

Aide : Ond* è che i Romani per infegna loro più principale nella, milizia 
portavano Aquile , con fulmini tra gli artigli. . Fa prima 1' Aquila di oro- 
infegna di Giove. , dopo, eh' ebbe vittoria contra i Titani ; da lui la pre- 
fero i Cretefi » da' Cretefi Candiotti pafsò a' Troiani ; Enea Trojano , 
quanto nelli Geniali offerva Aleflandro » la portò, nel Lazio , dove i Ro-- 
mani in proc.elTo di tempo, 1' alzarono per imprefa loro .. Penfa Giulio Li- 
pfio fopra. Tacito, che. ne pigliafle.ro efempio da' Perfiani ,appreflbi quali l' 
Aquila fu regal fegno . .Senofonte condifcepola di. Piatole nella Pedia lib. 
8. dice ,, che il, Re Ciro per- infegna fua faceva portare un'Aquila di oro 
fopra una lancia ,. e che. fi adoperava fino a dì fuoi da* Re di Perfia . Ar- 
taferfe , ancora fratello di Ciro, minore portò la medefima infegna .. Erra_j 
Aleflandro nelli Geniali,, e. altri ,"che danno, un. Gallo, di ora in vece di 
Aquila all' infegna del Re Ciro ; è ben. vero., che Artaferfe concedè ad. 
un foldato da Caria , che portafle in guerra un Gallo, di oro fopra una 
lancia,, avanti le altre infegne'; ficcome narra. Plutarco, in. Artaferfe .. Me- 
glio penfa Giulio Lipfio, nel quarto, libro della milizia Romana adire, che. 
i Romani la ritrovarono, da fé. fteflì , o dall' efempio. delli vicini .. Ma. 
da' vicini- piuttoilo fu introdotta 1' Aquila in, Roma, fé ben fuor d' infegna 
militare ; pofeiacchè li Tofcani più di feflanta anni prima di Ciro.,, Re de' 
Perii , nel!' ultima guerra, eh' ebbero co' Romani,, vinti vicino, alla Cit— 
-ti di Ereto, nel contado, de' Sabini , portarono a Tarquinio. Prifco. Re de' 
Romani le infegne. del. Principato. v colle quali efli i loro. Re adornavano ;. 
una corona, di oro, uni velie. di. porpora =. con un, mantello purpureo, di giù., 
colori » una fedia. di avorio , e. uno. feettro. di avorio con; un Aquila, in 
cima , eh* eflb , e li fuoi ficceifori- portarono fempre ; ficcome- Dionifio. 
Alicarnafseo nel terzo- libro lafciò. ic.ritto .. Scacciati li Re, il. Senato Ro- 
mano levò dalli fuoi feettri: 1' Aquila , e la pofe fopra. le afte, preferita., 
alle altre infegne militari , nominate da Pliniolib* io., e. 4. al.Lupa,,al.Mina»- 
tauro , al Cavallo ,. e al Cigniale . Mario che da. fanciullo. ritrovò incanì? 
pò, un nido di; Aquila, con lette Aquilini, indizio di fétte fuoi Confòlati», 
molto fìvalfe di, quella nelle infegne , e dedicò nel fecondo fuo. Confolata 
propriamente 1? Aquila alle- Romane Legioni , e fola fi portò nelle battaglie;; 
le altre infegne fi. iafeiavano negli alloggiamenti in campo .. Mario., le le- 
%ò via. affatto , e da quel tempo in poi,, non fi fvernò Legione in, cam-- 
po , dove non foflè. un pajo di Aquile ..Ma Giofeffo, libro 4. coftituifee 5 , 
a ciafeuna Legione- un'' Aquila,, e daL numero, delle Aquile fi. contavano, 
le Legioni ; ficcome- Irzìo dice ,.. che. 1' efercito di- Pompeo era, cofti-- 
tuito., di tredici" Aquile .. Dione ancora confegna. ad ogni Legione. un'.Aqui-- 
la , e- deferive nel lib. 40,; tale- infegna nella forma ,% che fi. vede in. 26.. 
Medaglie di. Marcantonio. ,. ftampate da Fulvio Orfint . Sta. 1' Aquila colle.- 
ali ftefe in^ alto, fopra un, afta, aguzza in fine , come un. triangolo; di feri- 
rò-, fpianato,, che fi. restringe in- punta . Quelli che la. portavano ,,Aquilifer£i 
chiàmavanfi . Un. Aquilifero. di: Craflb ,. che voleva paflare il fiume. Eufra- 
te , non, potè fpiantare 1' Aquila , fennon per forza di moki circoftanti » 
comecché non volefte andare alla ftrage. , che delle fue. Legioni, e del. 

fuo 



|44 ICONOLOGIA 

ilio Capitano fu fatta dal potente efercito cL-' Parti . L' ifìcffo occorfe a 
Furio Camillo Serio mio , il quale edenio Legato in Dalmazia follevò lc_> 
de Legioni , e piglio le armi per andar contro Claudio Imperadore : ma 
le Aquile non fi poterono Spiantare da terra ; laonde i folduti commofli 
a pentimento , uccifero il ribellai che Imperadore fi voleva fare : cafo 
narrato da Paolo Oroflo , e riportato dal Cardinal Baronio nel primo de- 
gli annali . Erano le alle fublimi, e le Aquile picciole di argento , e_» 
molte di loro avevano fulmini di oro nelle unghia . Le Aquile Pompe- 
Jane in Ifbagna avanti la guerra Mundenfe , sbattendo le ali , come le vo- 
leffero volare a Celare» gettarono i fulmini di oro dalli piedi , in cota! 
guifa nunzie furono di cattivo elito a Pompeo ; di che Dione lib. 43. La 
ragione , perchè dapprincipio ufaifero i Romani Aquile di argento , come 
quelle di Bruto in Appiano Storico, fi arreca da. Plinio lib. gj.cap. 3. di- 
cendo , che 1' argento è più chiaro , e fimile al giorno , e per quello più. 
familiare alle infegne di guerra •» e rifplende .più da lungi, con manifello 
errore di coloro , i quali vogliono , che nell' oro fia piacciuto colore di 
ftelle ; Ma certo che nell' oro vi è colore , e effetto fimile di ftelle, an- 
zi Sole , perchè fcintilla , e fiammeggia raggi come le delle , e '1 Sole * 
con tale fimiglianza Virgilio chiama le fielle di oro nel fecondo dell' E- 
iieide . 

> 

Tcrit aurea fydera tìamar » 

E' di oro il Sole nel primo biella Georgica . 

Ter duodena regh Mundi Sol aitreas aflra . 

E Valerio Fiacco da al Sole chioma di oro : però Apollo fi figaro 
da Omero nella prima Iliade con lo feettro di oro, a cui era dedicatol' 
oro , ficcome alla Luna P argento , legno che P oro vince di fplendore 
P argento , come il Sole la Luna . L' oro è detto dall' aura , feconda 
Ifidoro, ripercotib dall' aria più rifplende , ed è forma , -e decoro di co- 
lori, e metalli ; ne alcuna cofa rifplende più che 1' oro ripercolfo dal So- 
ie, inoltre 1' oro è più -folido , e più durabile , non fi logora per ado- 
perarlo , non piglia lìnee , o legni di graffature, fi conferva lungo tempo 
lucido all' aria , alla polvere , alla pioggia , alla neve , al ghiaccio , ficco- 
me in molti anni per efperienza fi vedono le colle della Cuppola vatica- 
na indorate con la gran palla pur di oro in cima tuttavia molte miglia 
lontano . Ma 1' argento predo fi offufea ; onde è P oro più elpediente 
alle infegne , che 1' argento in campo aperto . La ragione -di Plinio mi- 
lita in contrario , I' argento come chiaro , e fimile al giorno tanto me- 
no fi dovrebbe feorgere , perchè un colore pollo appretto , ovvero fopra 
un' altro colore fimile , non fi vede , ne fi dillingue , cwme bianco fopra 
bianco, argento iopra argento, ma P oro come giallo di corpo lucido po- 
llo alla chiarezza , e bianchezza del giorno rifplende molto più , ed e più 

vilioile 



<ro Ma terzo. s;4$ 

vifibile da lontano, che 1' argento ; anzi P oro fopra I 5 argento irte ffo in- 
dorato fpicca più di veduta» -che I' argentò- medefimo in quella parte che 
non è indorato . L 3 oro dunque all' aria come lampo acce'fo vince tutti li 
metalli di fpléndoBei, laonde quando fi vuole efpfiraere P 'eccellenza di un' 
oggetto rifplendente fi fuol dire riluce come 1* oro , non come 1' argen- 
to . Se i Romani da principio' tifarono- infe-gne'-di argento » ciò fecero , 
perchè Tempre furono in tutte le cofe politivi » e parchi nelli principi » al- , 
la fine non^cede'rono a Nazione alcuna in lufio, fple'ndore » e pompa » ne 
meno agli apparati Perfiaiii . U irte ito argento fu da loro tardi adoperato 
in monete ; attefbcchè il Popolo Romano innanzi che fofle vinto il Re 
Pirro , non aveva ancora ufato argento in monete ; per più di cento e_» 
fettanta anni non conobbe moneta coniata» fennoh rame rozzo. Il Re~» 
Servio Tulio fu il primo a coniar monete di rame . L' anno 580. dopo 
P edificazione di Roma, dice Plinio , che fi cominciò a coniare l'argento 
nel Cón-Iòlàtó di Q. Fabio, cinque anni innanzi la prima guerra Càrtagi- 
nefé ; ma ciò fu del 484. non del 580. dalla edificazione di Roma, e la 
moneta di oro fi ftampò 'Ce (Tanta anni dopo quella di argento ; a poco a_» 
poco andavano erefcendo : così parimente cominciarono con infegne di ar- 
gento nella Repubblica ', ma nelP Imperio feguitarono a militare con Infe- 
gne di Aquile di oro , come li Re di Perfia , e di oro la fpecifica Dione» 
fecondo P ufo di fuo tempo , che fioriva nélP Impero di Commodo » non 
che CfalTo,di cui ragiona di oro P avefife . Ora P infegna dell'Impero non 
è di metallo, ma dipìnta» Aquila nera con due tefle in campo di oro. Fe- 
derico II. diede per infegna a' Gibellini fuoi. Fautori P Aquila nera in_j 
campo di argento bianco % Papà Clemente IV. a J Guelfi fuoi divoti un'A- 
quila vermiglia, fópra un Serpente verde in campo bianco », In quanto ali* 
Aquila particolare nella. Medaglia di Vefpafiano , fu battuta per decreto dì 
Senato Confulto , ad onof fuo nel Confolato ottavo, nel quale ancora fi- 
gurarono' detto Imperadore con un fulmine nella finiflfa mano » riputando- 
lo come Aquila veloce , forte ,, e fulmine di guerra » che nella guerra..» 
Giudaica fi fervi fpezialmente della Legione duodecima fulminatrice : Ac- 
che gli attribuifeoiio per I' eccellenza del valor fuo, P' effigie dell' Aqui- 
la , in vece di nome di Aquila» dato già al Ré Pirro dagli Epiroti» do- 
po la vittoria , che con ite peto , e fervore riportò contro Pahtauco Gene- 
rale , Capitano di Demetrio Re di Macedonia ; febben egli per modeftia 
non fi volle ufurpafe tutta quella gloria per fé. ;." ma dimoltrò tenervi a_j 
parte P Efercito fuo i quando voltatoli a' fuoi Soldati , dilTe , io fono Ac- 
quila per voi, che còlle voflre .Armi, e colle ali'' mi avete portato ìr_s 
aitò ; , . , 



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ITALIA 



34* ICONOLOGIA 

ITALIA. 

Medaglia di Adriano Imperadore. 

Dì Ciò: Zaratìno Caficlliiù . 

DOnna in piedi , coli* afta niella deftra , il cornucopia nella finidra . La 
mette Adolfo Occone nel terzo Confolato di Adriano ab Vrbe con- 
dita 875. febbene il terzo Confolato di Adriano» fecondo il conto del Pa- 
ntano fu dell' 872. Si può incoronare Italia dì quercia , perchè Plinio aflò- 
miglia la forma d' Italia ad una foglia di quercia j fi può ancora in uno 
feudo app >ggiato all' afta dipingere una telta di Cavallo , che fecondo al- 
cuni in Pierio è tipo d' Italia ; e ciò comprendono da certe Medaglie * 
che hanno la tella di Cavallo , coli' Ifcrizione ROMA ; febbene Pierio la 
piglia per fegno di fcorrerla » e velocità ; ftantecchè la Cavallerìa Roma» 
na » ed Italiana ha feorfo con velocità per tutto il Mondo » e tuttavia è 
di gran pregio. 




ITALIA 



TOMO TERZO. 
ITALIA, E ROMA» 
Di ChiZamk» C*0Uni 



MT 




CM.cUt 



NElìa Medàglia di Muzio Cordo , ftampata da Fulvio òrfìnì * ficcoffié 
ancora nella Gente Fufia , vedefi in un medcfitno rovefcio Italia » e 
Roma ìnfieme . 

Italia dal canto deliro col caduceo dietro » per V eloquènza , difciplina* 
e buone arti , che in effa fiorifeono , e col cornucopia nel fiiuftro braccio* 
per la fertilità , e dovizia * 

Roma tonicata in abito fuccìnto . Tiene fotto il pie deftro un globo 6 
Nella mano fìniftra un* afta , e porge la mano deftra » alla deftra d' Italia « 
per 1' unione . e concordia > colla quale f. impadronì del Mondo , 



O 



M 



A-. 



Dello Stefld . 



DOnna con un morìone alato in tefta « nel cimiero una Serpe . Siedaci 
fopra le fpoglie , trofei » ed armi de' nemici . Da una nano un ba- 
ffone j ovvero afta » dall' altra una ftatuetta della Vittoria alata , che tie- 
ne una corona di lauro . Innanzi a' piedi una Lupa » con due Gemelli . 

X x 2 L'elmo 



348 'I C N LO GIÀ 

L'elmo alato , con Serpe fopra , è ordinario nelle Medaglie di Roma,, 
fìampate da Fulvio' Drflni nella Gente >CaJidiai, ClouKa , Cecilia, Didia , 
Domizia , Fannia, Flaminia, Servilia , e Tullia. La Serpe , per la pru- 
denza in confultare con maturità 'le coi-e ; ledali,, per la prcltezza in efe- 
guire le cofe confultate , e determinate ; Serpe in tefta , difegno d' impe- 
rio . Portavano i Re di Egitto 1' Afpide figurato nel diadema loro , co- 
me Roma la Serpe nel luo cimiero , fimbolo di ftabilimento , e fermezza 
d' Impero . Eliano de ^inimalìbas lib. 6. cap. 38. ^ifpides in d'udematibus 
pietas e^gyptionim I{eges gerunt , ex ejtts beflix forma Pregni firmitatem adum- 
ùrata Jìgnificantes , invic~lnm enim hujus Scrpentis venenum efl , & eo unq'.unts 
ab ea morfus evajìjje memoratnr : cosi la potenza di Roma fu invitta , e_» 
niuna Nazione fcampò dalle fue mani , che tutto il Mondo pofe fotto il 
fuo dominio , per forza di armi . Nella Gente Cecilia fi ^ede un altro mo- 
rione in tetta a Roma alato, aguzzo, e ritorto, con un caro di' Aquila^» 
in punta ; un altro morione , o celata , con due fpiche , una per banda , 
iiniitra, e delira in telta di Roma nella Gente Inficia . Il capo di Aqui- 
la , per la maeftà del Romano Impero . Le fpiche iar^Ùi , per 1' abbon- 
dante copia di virtuofi penfieri . La L^pa , che allatta Romolo, e Remo 
Gemelli , vedefi nella Medaglia incerta in Fulvio OVfini a carte 288. In- 
nanzi a' piedi della lolita figura di Roma , fedente fopra alle rotelle , ed 
armi, ch'egli penfa fia Faultolo Pallore, e i due uccelli volanti , cne la 
mettono in mezzo , li piglia per Pico ; nia piuttollo fono polli per il felice 
aufpicio di Roma . La Lupa fìmilmente fla in un rovefeio di Veipaiiaao, 
e di Domiziano , con i foliti Gemelli , a' quali molto ben convengono i 
feguenti verfì di Virgilio nell' Eneide ottava : 

Fecerat , &■ viridi fatam Mavortis in antro, 
- ■ j Ttocubtiiffe Lupam geminofqne buie ubera circuiti 

Lìidere pendentes pueros , & lambere matrem , 
Impavidos , illam tereti cervice refìexam , 
Mulcefe alternos , &■ corpora fingere lingua .. 




ROMA 



TOMO TERZO. 
ROMA VITTORIOSA. 

Di Glo: Zaratino Ca/lellini .. 



m 




~fcortieL Vittorie) fcL 



ROma a? fèdere- fopra tre targhe .. Z& targa di mezzo alzata per colia? 
che- foltenta la prima ». dove fiede Roma , 1' ultima ita per terra_j 
fpianata . Colla mano- delira, in alto fi. appoggia ad un 5 alla lunga . Dietro 
alla figura, di Roma vi è la "Vittoria alata in piedi , che colla delira le.,? 
mette, in. capo, una corona di alloro . Tal figura fi. vede nelle Medaglie^ 
della Gente Cecilia, Nonia, Poblicia, Peftumia in Fulvio Orlini . 

Di; Roma Vittori.ofa.è fuperfluo a ragionarne.. De'' Romani' plus- quatti 
dicitur . Della "Vittoria, che 1' incorona , dice Adriano Turnebo » che-? 
1' Antichità, dipinfe la. Vittoria alata , come che voli dal. Cielo- a. quelli 
che orna, de.' fuoi fucceffi ,, ond' è quello di Aufonio fopra Augulto „. 

Tu. quoque, ab itthcreo pr.tpes Vittoria lapfu . 
-, Gli FgìzJ volendola dipingere . ,. formavano 1' Aquila •>. perchè. fupera_a 
tutti gli altri; uccelli . e perche la Vittoria lupera gli eferciti nemici . Si 
figura alata i cc-me. l'Aquila * febbe're gli Atenitfi la formarono. fenz. ? ali», 
perchè non volafle- via dalla Patria loro . A formarla, colle ali 5 . poteva_j 
eflfere di avvilo a v Romani» che la Vittoria folle fugace, volatile, e. però 
attendeffero ogni di più con. valore ad opere, egregie » acciò, la Vittoria_s. 

non 



MO ICONOLOGIA 

non volalse vìa . Dubbiofa cofa è , che fi pofla mantenere fempre_> 
quello , che con Vittoria fi acquìila ; quindi è , che la Vittoria fi figurò 
con piede nudo fofpefa , così defcritta da Prudenzio Poeta , comecché non 
fappia fermarli . 

Molte figure della Vittoria alata fi vedono fcolpite in marmo , con_» 
palme, rami, e corone in mano, e fopra gli archi trionfali , con trofei 
appretto il Biondo nel io. libro di Roma trionfante, verfo il fine, che_> 
la Fortuna alata di oro folteneva la corona a Tito Imperadore nel trionfo. 
Ma io direi , che piuttotto foDTe la Vittoria , poiché Giufeppe Ebreo rife- 
rifee , che in quel trionfo vi erano molti fimolacri della Vittoria , tutti o 
di oro , o di avorio : e tuttavia fi vede il carro trionfale colla Vittoria_j 
nel fuo Are i . Sede Roma fopra tre targhe incoronata dalla Vittoria , co- 
me Vittoriofa fopra le tre parti del Mondo , di Afia , di Africa , e di Eu- 
ropa da lei fottopolle , coli' aflìdua Vittoria . 

ROMA VINCITRICE di Tito Imperadore . Roma a federe fopra le 
fpoglie . Nella delira un ramo , nella finillra un' alla , con tale titolo . 
ROMA VICTRIX. 

ROMA FELICE dì Adriano Imperadore. Donna a federe. Nella de- 
lira mano tiene un ramo di alloro , come Vittoriofa , nella Anidra un* alla» 
come bellicofa . Un'altra pure di Adriano. Donna a federe col morione. 
Nella delira un fulmine , nella finillra un battone , per fegno del dominio 
di tutto il Mondo, colle parole ROMA F'ELIX. 

ROMA RINASCENTE di Galba Imperadore . Figura col morione in 
tetta . Nella delira tiene la Vittoria . Un' altra nelle Medaglie incerte di 
Fulvio Orfini . Roma in atto di camminare con abito fuccinto fopra ii 
ginocchio, coturni in gamba, morione in tetta. Colla finillra tiene un'afta 
per traverfo alzata . con punta di ferro , che dietro le fpallc avanza fopra 
il morione . Colla delira tiene la Vittoria alata , che colla fua delira alzata 
le porge fopra il capo una corona di lauro , col motto : ROMA RENA» 
SCES , in vece di Rjmafcens . Trovali la lettera N fpefle volte tralafciata 
nelle Romane Ifcrizioni . Clemeti , prò Clementi', Infas , prò Infans ; Mefes, 
prò Menfes ; Iferos , prò Inferos ; C. Maecius Crefces , prò Crefcens , vedefi in 
una baie a Saldino, Villa di Faenza , ed in molte altre edizioni llampate 
nel gran volume di Marcino Smezio , e Giulio Lipfio . Adolfo Occon-^3 
pone di più nella deltra di quella Roma rinafeente un globo , colla lolita 
picciola Vittoria fopra . 

ROMA RISORGENTE . Figura militare . Colla delira la Vittoria , 
colla finillra l'afta . ROMA RESURGES , in vece di Roma Rgfurgens , 
di Vefpafiano Imperadore. Un' altra lotto il medefimo titolo. L' Impera- 
dore in piedi , che porge la delira ad una figura inginocchiata innanzi a_j 
lui , e vi aflille un' altra figura militare . Così ancora Settimio Severo 
porge la mano a Roma inginocchiata . Medaglie battute a lode di detti 
Imperadori, comecché Roma rinafeefle » e rilbrgeue per il loro valore » 
e buon governo . 

ROMA 



TOMO TER 2TÓi 



B$J 



ROMA ETERNA. 



UN Tempio di otto colonne , nel quale fede- Roma . Colla delira la_j 
Vittoria, colla Anidra [' alia . Di Probo Imperadore un altro Tempio 
belliflimo , con dieci colonne . Di Antonino Pio fenza figura , col motto 
ROMjE ./ETERNA . Altre Medaglie vi fono con titolo dì Roma Eterna 
di Adriano, di Commodo, di Settimio Albino » dì Settimio Severo « di 
AleiTandro Severo, di Gordiano I. » II. , e IH.» di Licinio Gìunìore , di 
Domizio Aureliano , di Flavio Prifco Attalo , e di Marco Giulio Filippo 
Imperadore , Roma che fede fopra uno feudo . Nella delira la folita lta- 
tuetta della Vittoria, nella finiltra il battone : lo feudo efsendo rotondo » 
e sferico , pigliali per {imbolo dell' Eternità ; fri tutte fi é polla la feguen- 
te fola intagliata * come più {ingoiare , e vaga di Giulio Emiliano Impe« 
«adore * 




ROMA 



3-5i 



ICONOLOGIA 

ROMA ETERNA 

Di Giulio Emiliano Imperatore . 
Dì Gio: Zumino Caftellini, 




Figura in piede col morione in teda . Nella fìniftra mano tiene il Pilo 
afta, con ferro triangolare in cima» nella deiìra il globo, fopra del 
quale un uccello di lungo roftro , ed a' piedi una rotella . Medaglia di 
Cajo Giulio Emiliano Imperadore » col titolo ROMiE jETERNjE , porta 
da Adolfo Occone fotto l'anno del Signore 254. 

Cominciò Giulio Emiliano a guerreggiare da Putto , fu Capitano di 
Decio Imperadore in Melia . Scacciò gli Sciti . Dopo la vittoria fu chia- 
malo Imperadore dall* Efercito ; ScriiTe al Senato di eder ftato eletto Im- 
peradore , promife di liberar la Tracia , la Mefopotamia , di ricuperare-» 
r Armenia ; intanto i Soldati Alpini eleiTero Valeriano : 1' Efercito di Emi- 
liano udito ciò, per non diftruggerfl in guerra civile, 1' ammazzò verlb 1 
Spoleti : imperò tre , o quattro meli , Dd Pilo ne tratta molto a lungo ■ 
Gfufto Lipfio nella Milizia Romana fopra Polibio : fecondo i tempi , e_* 
luoghi variato Ci trova ; a noi bada la forma difegnata da Vegezio lib. 2. 
cap. 15. Afta lunga di cinque piedi e mezzo, con ferro fopra triangolato 
i -. di nove 



TO M TER Z !.. 555 

dì nove once . L' uccello fopra il globo è la Fenice , ovvero I' Aquila-J 
ambedue fimbolo dell'Eternità» per la rinovazione , che fanno dell' indi- 
viduo loro . La Fenice dicono , che fia fola al Mondo , grande quante 
l' Aquila ; che intorno al collo è di color di oro , il reflo è porporino , e 
la coda , la quale é verde , è diflinta con penne di color di rofe , la fac- 
cia , ed il capo ha ornato di crefta : vive in Arabia 66o. anni : quand» 
invecchia fi fa un nido di cafiia , e d' incenfo i e lo riempie di odori » e. 
poi vi more fopra . Dipoi delle offa , e delle midolle fue nafce prima co- 
me un vermicello, e poi fi fa un picciolo uccello, e prima fa il funera- 
le alla già morta , e porta tutto il nido pretto Pancaja nella Città del Sole. 
Plinio lib. io. cap. 2. tiene per cofa favolofa , che fia fola al Mondo « 
e Cornelio Tacito nel lib. quinto dice ( che fono cofe incerte , che hanno 
del favolofo ; ma che quefto uccello , fenza dubbio , è fiato veduto alle_j» 
volte 'in Egitto . Il Peterio fopra la Genefi lib. i!. con ragione filofofica 
prova , che non può rinafcere da fé fola . Più Fenici mofira che vi fiano 
Antifane Greco in Ateneo lib. 14. dicendo : 

In Heliopoli procrear i ajunt 

Tbamkes ; ^ithenis TS(ocJitas , Cyprus babei 

Eximias Columbus : Samia vero 

'Juno aureunr, ut dilatanti evitati gemis 

Forffiofos , & fpeUabiles Tavones . 

Dal qua! tefto apparifce , che in Eliopoli Città del Sole in Egitto $ 
nafcelfero tante Fenici , quante Civette in Atene , Colombe in Cipro * e 
Pavoni in Samo . Contuttocciò , per la fuddetta fua divulgata natura, fono 
fiati da lei prefi bellifiìmi concetti , e fimboli di rinovazìone , e rifurez- 
zione 9 eternità : ed a' tempi noftri è fiata la Fenice imprefa di Papsu» 
Clemente Vili, fenza motto, che più volte l'abbiamo veduto nella fua^i 
fedia Pontificale . So , che Adolfo Occone , ed altri in una Medaglia di 
Fauilina pigliano 1' uccello col diadema', che vi è impreflfo , per lo Pa- 
vone , in fimbolo dell'Eternità, eflendovi la voce iETERMTAS, Ma io 
fono di parere , che quello uccello fia la Fenice , che ha la faccia , ed il 
capo ornato di crefta . Plinio : Criftìs faciem , caputque , pulmto apice bone- 
fìante ; ed A' Derto Magno defcrive lefue fauci colle creile, circa il collo: 
Fauces etiam babet crtfiatas circa collum ; però ad alcuni fa parere , che fia_j 
diadema aggiunto per fignificato di maeftà ; ma è la naturale crefta, e_? 
naturai pennacchio in forma di diadema , e diadema lo chiama il Petrarca 
per fimilitudine . 

$%uejìa Fenice dell' aurata piuma 
>Al fuo bel collo candido gentile , 
Forma fenz' arte un sì caro monile , 
Cb' ogni cor addolcisce , e 'l mio conflitti*, 

Y y Forma 



3U ICONOLOGIA 

forma un diadema naturai , eh* alluma 
V aere d' intorno . 

In cotal guifa il Petrarca fuppone • che la Fenice abbia un' ornamen- 
to ameno in cella , fienile alla diadema , e con vago translato 1' applica_j 
alla chioma di oro , che riluceva come naturai diadema di Fenice intorno 
al capo , alla faccia , ed al collo della fua dilettiffima Signora Laura . In 
altri uccelli ancora fi ritrovano quelle fimilitudini . L' upupa è detta Ga- 
leata , a Galea, perchè ha un ciuffo in tetta» che pare una celata, un_* 
morione . La Lodola galerita , a Galero , eflendo il fuo pennacchio , co- 
me un cappello . Il Re delle Api ha in fronte una candida macchia, come 
un diadema . Plinio: J{e? t ibns ^tpum in fronte macula, quodam diademate candì' 
cans ; attefocchè appretto gli Antichi fi legava il capo a' Re con una fa- 
feia bianca * anch' elfa detta da' Latini diadema . Celio Rodìginio lib. 24. 
cap. 6. Diadema prò fafeia candida , qu<e Bugimi capitibus obligabatur : cosi 
la creila della Fenice dir fi può diadema , perchè pare un diadema , non 
come fafeia » ma come alta , e rotonda diadema naturale . Se vogliono che 
fia diadema artificiale aggiunta per geroglifico » molto più anche fi con- 
viene alla. Fenice , perchè la Fenice è uccello Solare , figlia originaria di 
Eliopoli , Città del Sole , ove , fecondo gli Antichi Greci , fi muore allo 
fpuntar del Sole fuori dell' Oriente-, e la rinovata figlia fa della fua culla 
feretro al Padre , onde prefe occafione O-vvidlo di cantare , che lo cipo- 
nefse avanti le porte del Tempio del Sole; come unica, e fola al Mondo 
era dagli Egizj tenuta , per fimolacro del Sole , il fuo afpetto raflembra_j 
un gran diadema fplend.ido , rotondo , e con limile diadema fi circonda il 
capo di Apollo , tipo del Sole , come la Fenice , che per la nobiltà. , e_» 
Angolarità avvanza in bellezza di gran lunga ogni forta di uccelli, ficco - 
me il Sole tutti li Pianeti , e tutti gli altri afpetti celelli . 

Trovafi la faccia del Sole nelle Medaglie di Vefpafiano , di Tito , di 
Traiano , e di Adriano Imperadori prefa in tipo di Eternità , conforme-» 
agli Egizj ; così anche in altre Medaglie la Fenice , alla quale fi confegna 
naturale fimbolo di Eternità, perchè fi rinuova, rinafee , e ri forge , come 
dì fopra , fecondo molti Autori , fpecialmente di Tertulliano , e di S. Am- 
brogio de UefirrrcEHonc . Ma il Pavone non partecipa punto di natura fi- 
aiile all' Eternità . Sebbene faci! cofa è pigliare il Pavone , in cambio di 
Fenice , perchè hanno il capo fimile , in quanto al pennacchio , e la va- 
rietà di figurate piume . Bartolomeo Anglico alfjmiglia la Fenice al Pa- 
vone ; e prima di lui Alberto Magno, ipezialmente nella coda . Ha la__» 
Fenice coda lunga di color porporino , con alcune penne di rofe interpo- 
ne in mezzo , ficcome tra mezzo fi dilHngue la coda di Pavone , con_» 
certi circoli a guila di occhi . Alberto Magno , Cattdam babà longim pur- 
purei colorii , pennis quibufdam rofeìi , & mter [cripta , fieni interfertbitur cauda 
iPavonis quibufdam òrbibits ad modum oculornm formalis ; a differenza della_j 
Fenice il potrebbe folo conofeere la coda del Pavone > quando è fpiegata 

in 



TOMO TERZO. $fg 

fn giro , come ruota , non quando è raccolta , e diftefa in lungo , come_» 
nella Medaglia di Fauftina fi vede . Ma la Fenice , fecondo la defcrizionc 
di Plinio, e dell' ifteflb Alberto , deve avere in fella maggior pennacchio, 
e creila , come un circolo che giri dal capo al collo , cinto di color di 
oro fino alia gota , che da' Pittori , da' Disegnatori , ed Impreflòri di Me- 
daglie non è flato Tempre minutamente oflervato . Alle volte ancora gli 
Antiquari non difcernono bene l' impronto , come V ifteflb Adolfo in una 
Medaglia pure dì Fauftina, col titolo ìETERNITAS, gli pare che vi fia 
una Cicogna : Figura dextera Ciconiam tenens , ut videtur , dke egli ; ma la 
Cicogna non ha parte naturale , conforme all' Eternità : chi dilfegnò detta 
Medaglia aveva da figurare 1' Aquila , febbene gli venne fatto il collo pia 
lungo , e più fottile . La Fenice ha la medefima grandezza dell' Aquila • 
come di fopra Plinio , ed Alberto Magno : E/I autem Thxnix aquilino ma* 
gnitudinìs . Aquila pure tiene il medefimo (imbolo dell' Eternità , perchè 
fi rinuova anch' ella . All'Aquila invecchiata, fecondo S. Girolamo, fi 
aggravano le penne , cerca la fontana » raccoglie in fé il calore , e fi ba- 
gna tre vòlte , in cotal guifa ricupera la vifta , e ritorna alla gioventù ; 
ond' è nel Salmo : B^novabitur , ut ^Aquila , Juventus tua , nel qual luogo S. 
Anodino dice , che all' Aquila ridotta in eftrema vecchiaia crefce tanto ii 
roftro adunco , che non può aprire la bocca , né prender cibo , laonde-? 
sbatte il roftro alla pietra , rompe , e getta il fuperfluo , ritorna al cibo » 
così ricupera il prillino vigore , e fi ringiovenifce affatto ; 1' ifteflb ripete 
Cafliodoro Senatore fopra i Salmi . 

11 titolo di Roma Eterna è fcliernito da Giulio Lipfio nel primo libro 
della Coftanza cap. io*, dicendo : Illa ipfa rerum Gentiumqite Domina, & falfo 
alterna Drbs , ubi eft ? obrttta , diruta , incenfa , inundata , periit non uno leto, 
& ambitiofe bodie quxritut , nec ìnvenitur in fuo filo ; ma egli ficcome ha il- 
lulìrato , ed innalzato con ifquifito ftudio le cofe di Roma antica ; cosi ha 
cercato di abballare, ed ofcurare , febbene indarno , la grandezza, e lo 
fplendore di Roma moderna , anche altre volte nella Centuria prima , pi- 
llola 1 2. lAieimda P\pma efi ? adeunda tamen non babitanda . Confufio enir/Ln 
ibi , & <nj~y%\JO't's , aeris , <& morum band pura pitrìtas , & quod veriffìmum 
a Varrone diUum turba turbulenta . Loca igitur illa prifca -, & vetera monumen- 
ta , ac rudeta , & campos ubi Troja fiat , cum lujlratus fatis , & vcneratus fii- 
ens , ahi . Parrai qui bene di muovere alquanto la penna in difefa di Roma 
mia nativa Patria , capo , e fplendore dell' Univerfo , come de' Pianeti il . 
Sole , che accadeva dire Confufio , & fygcbifì-s , tanto è fygchifis , quanto 
confufione . Confufione in Roma ? non già . che il Trono Pontificale Ro- 
mano è sì bene ordinato , che Papa Pio II. lo affòmiglia alle Gerarchica' 
celelli . Confufione in Babilonia . Confufione a lui , che non era avvezzo a 
vedere fimile grandezza ; ben difle il medefimo Papa Pio, che molti Dot- 
tori illuftri , e chiari in cafa loro , venendo alla Corte di Roma , tra._» 
maggiori lumi perdono il nome , e la luce , così confufi rimangono ; ed 
egli in fei mefi che llette in Roma, deve rimaner confufo : a che prò-' 
polito cita poi Varrone in quello pafso ? comecché Varrone Romàno , e_* 

Y y 2 nobile 



5<rtf ICONOLOGIA 

nobile Patrizio , dicefte : Turba vtrbulenta per Hpma Tatria fua ; non Io diffe 
uè per Roma , né per alcuna Città , né per alcuna Perfona ; ma per de- 
notare l'analogìa de' nomi : a J^pma-, Hpmanus , a Capna , Capitami , a Tur- 
ba , Turbitlentus . La Turba pigliati anche per una moltitudine . Cinca Am- 
bafeiador di l'ìrro a' Romani , riferì al fuo Re , che in Roma vi era una 
moltitudine di Re infieme radunata. Celio Rodigino lib. 18. Gyneat Tyrrbi 
Levatus in unum coaclam multititdinem ]{egum tonctpiebat attimo . Oggidì è un 
Teatro di Prìncipi Secolari, ed EcclefialHci , Reali Corti fono qnelle de' 
Cardinali , che a' Re foglionfi equiparare . Senza dubbio nel Sacro Senato 
del Romano Concidoro vi fono tanti Re , quanti Senatori Porporati. Tac» 
eia Roma d' impurità , di aria , e di coltomi ; e pure 30. anni fa Marfilio 
Cagnati Filofofo , e Fifìco eccellentiffimo diede in luce un Trattato del fa- 
luberrimo aere di Roma . In quanto a' coltomi, balli a dire, che a' tem- 
pi nodri fino in Roma vilfute Perfone fpirituali , così religivfe , e pie ,. 
che dopo la morte loro hanno meritato dal Romano Pontefice titolo di 
Beati, e Santi, gloria del fécolo noitro , per la purità de' buoni coitomi» 
e buono efempio . Tren-tatre Ginevrini che andorono a Roma del 1600 » 
per veder l' Anno Santo , vi rimafero compunti , e convertiti . ~4deunda » 
non b.ibitanda . Non vuol che fi abiti la Città celede , ove e il preziofo 
teforo de* beni fpirituali, deliziofo giardino , Paraditò terredre . Intaniti 
Scrittori lo convincono . Caffiodoro Senatore nelle Varie lib» 3. cap. ai. 
dice, che è fpezie di peccato, ftar fuori dì Roma, a chi vi può abitare. 
"Piacili gema e/i abj'entem [ibi Homam diutim factre , qui in ca pojfant conflìta- 
tis laribits ì}-ibìtare . Nel primo libro cap. 39. oltre moki encomi di lei 
aderifee , che non fènza grazia fi reputa a chi è conceduto di abitare in 
Roma : lattila fit ingrata I{pma , qua dici non potefl aliena , Ma eloquenti^ fa- 
eimda Mater , Ma mrtutum omnium altifjìmtm Templu.m » JinttaCir plani » quod 
tlarum efì » non enirn fine grana ereditar , cm babitath tanta pr.ijhitur , nelP 
ìlteffo. libro di Caffiodoro io. cap. iS. afferma Teodorico Re, che nel 
Mondo non vi è cofa fimìle a Roma : '£ T os convenit I{pr/iam defendere , quam 
tonjìat in Mando fimilem nibil habere . 11 medefirao Re nel primo libro, chia- 
ma Roma Madre di ogni dignità 1 Bfitna enìm Mater omnium dignitatim v.res 
ftbi gaudet pnefidere virtutum . Era pure Teodorico Barbaro Re di N.zione 
Gotica, che molte parti del Mondo vide guerreggiando, e nondimeno af- 
fermava, che nel Mondo non vi era cofa fimile a Roma. Con molto più 
ragione fi può affermare adeffo , eh'' è rinovata , ed abbellita in modo » 
che fupera di bellezza que* barbari tempi di Teodorico » e fi può vera- 
mente chiamare Madre di ogni dignità, ora che niun Barbaro ltraniero fi- 
gnoreggia in- Roma » a cui s' inchina ogni fupremo Impero » e Regno » 
ora che il Sommo Pontefice vi tiene con pacifica quiete la Santa Sede» 
e vi difpenfà feuza dilturbo le dignità di propria potertà, ed aroitrio, fe- 
condo il tuo retto giudizio. Non vuol più Gijlto Liplìo che vi fi abiti, 
oh come è dato ubbidito! Dal 1573. eh' egli diede per pidola tal confi- 
glio , f\ è verfo l Colli accrefeiuta 1' abitazione di Roma in grandezu , 
e moltitudine di edilìzi » così a lungo » che la fua Patria fi potrebbe con- 
tentare. 



TOMO TERZO. 3^7 

tentare , fé tanto grande forte , quanto è 1' accrefcimento nuovo di Roma, 
che per !e continue fabbriche viene ad effere ogni dì nafcente . Seguita 
Giulio Lipfio : Loca ìgìtur Ma prifca , & vaerà monumenta , ac radetti , &■ 
eampos ubi Trofa fiat , cum luftratus , &• veneratus fueris » ahi . L' antichità 
degli edifizj , delle fiatile » e delle pietre ferine di Roma fi deve atten- 
tamente olfervare, perchè da quella moito imparano Architetti, Scultori} 
e Letterati . Ma venerare non fi deve 1' antichità . San Gio: Grifoltomo 
nella Omelìa 32. dice» ro potrei lodare Roma, dalla magnificenza, dall* 
antichità, dalla bellezza, dalla moltitudine, dalla potenza, dalla ricchezza» 
e dalle imprefe fortemente fatte in guerra j ma tralafciate tutte queìte_» 
cofe , per quello Beata la predico, perchè verfo i Romani S. Paolo, men» 
tre vilfe fu benevolo , e quegli amò » con elfi a bocca difeorfe , ed ali* 
ultimo appretto loro finì la vita , coinè anche S. Pietro ; Pietra fopra la 
quale il Noitro, Redentore voi fé edificare la fua Santa Chiefa , fondata.» 
in Roma col preziofo fangue di sì gioriofi Apolidi ; orni' è quella Città: 
fatta più fegnalata , che da qualfivoglia altra cofa .* come corpo grande , e 
robulto ha due occhi illufiri , cioè i corpi di que' due Santi ; non così ri- 
fplende il Cielo, quando il Sole manda fuori i raggi fuoi , quanto la Cit- 
tà di Roma, che diffonde quelle due lampane per i'. univerfa terra. Pe? 
quello celebro quelta Città , non per la copk di oro » non per le colon» 
ne , ma per quelle colonne di Santa Chiefa .. 

Come colonne furono ltimate da Silto Papa V. quando fece ponere_j> 
fopra la Colonna Troiana la Statua di S. Pietro in. bronzo dorato » e quel- 
la di S. Paolo fopra la Colonna di Antonino Imperadore» ficchè in Roma 
venerare fi deve non- le antichità , non i monumenti profani , ma i corpi 
de' Santi A portoli » di tanti Martiri, Vergini, e Confe libri che- vi fono» 
ed ì Sacrofanti Tempi ripieni di Reliquie * tra' quali la Bafilica di San__» 
Pietro edilìzio- nuovo , che adombra 1' antica fama del Tempio fcfefio, uno 
de' fette miracoli del Mondo , che viene a dire ^udeta •> <&■ Campos » ubi 
Troja fìét , le chiaviche foio di Roma fuperano la grandezaa . e fublimità 
di altre Città . Sentali Teodorico Re in Caffiodoro lib: j. cap. 50» 2»n— 
pter fplendìdas B^pmanx Cmitatis cloacas , qu<e tantum injèntibtts conferunt (lupi- 
rem » ut alìarnm Cìvìtatum poffint miranda jìtpcrwe . Hinr I\pma fìngularis » 
quanta m te ftt , pctsfì collìgi magnitudo . §£j£ erùm Vrbjum audeat tnis. culmi- 
nìbu^ contendere , quando nec ima tua poffunt jimìhtudinem reperire ì Le mede» 
fi me chiaviche vi fono aderto, ch'erano al tempo- di Teodorico-» e fopra 
terra vi fono aquedotti , fontane , ftrade j giardini » palazzi ,. e tempi , che; 
arrecano appunto lhipore , e maraviglia . Maraviglia prende per I' ordina-' 
rio la Gente più. di- quello che ode di Roma antica » che di quello- che_> 
vede nella medefim-a s- ma non è in tutte le fuddette cofe Roma isuava** 
inferiore alla vecchia * iti alcune la uguaglia , in altre anche la fu pera- » 
Cede Roma nuova nelle alte colonne ». e fraifurati marmi» che di Numi- 
dia, di Etiopia , di Egitto» di Frigia » e di altre parti del Mondo- face va- 
so, condurre a Roma * non tanto, per opere pubbliche » quanto per le pri- 
vate , a maggior pompa delle caie loro ». deferitte da Plinio 1 ma non, ira 

tanca 



5 <S ICONOLOGIA 

canto numero , quanto dice Andrea Fulvio delia cafa de* Gordiani , con_j 
duecento colonne ; attefocchè Giulia Capitolino commenda per 5elliffima_o 
la cafa de' Gordiani ■ ma le duecento colonne le mette nel claullro della 
loro Villa nella via Preneftina . Nondimeno fenza tante colonne di marmo 
peregrino fi veggono oggidì fontuofi Palazzi di architettura più vaga dell' 
antica . Se Cicerone Oratore , e Cpnfole Romano dice ad Attico , che fu 
ftimata la fuperficie della fua cafa , vieict fefltrtvim , feifanta mila feudi , 
fecondo Aldo Manuzio : fi fa conto ■> che la cornice fjla del Palazzo Far- 
nefiano vaglia li fetTanta mila feudi . Vedefi ancora nel Palazzo della Can- 
cellarla , e dell' Eccellentiflìmo Borghefe il cortile cinto da molte colonne 
di marmo foraftiero. Di acquedotti) fontane, e giardini, può Ilare adetlo 
al paragone dell' antica . Di ampiezza , ed amenità di ftrade Roma nuova 
fupera l'antica: erano le ftrade di Roma vecchia flrette , e ftorte, come 
fi cava dagli annali di Tacito » più fané fecondo lui , e Vitruvio , eflendo 
d' Inverno manco battute da' venti nocivi , e di eftate dall' ardore del Sole. 
Nerone dopo l' incendio le fece rifare più larghe di maggior bellezza , ma 
non però totalmente larghe , e dritte , nluna ftrada vecchia fi vede in_» 
Roma, che per lunga, che fia, in molti partì non abbia ilorcimenti . Ma__» 
da Papa Giulio II., da Paolo III., da Pio IV., da Gregorio XIII., da_j 
Siilo V. , e da Paolo V. fono ftate fatte ftrade aitai più larghe, e fi vede 
per diritto filo da un capo all' altro , tanto quanto coli' occhio da lungi 
guardar fi può . D^' Tempi , la nuova Roma vince 1' antica , ciò fi di- 
scerné dal Panteo di Agrippa annoverato da Plinio tra i più mirabili Tem- 
pi , che intiero pur fi vede , fotto nome di Rotonda , la cui sferica mole 
viene fuperata dalla cuppola di S. Pietro di altezza , fomentata in alto da 
quattro archi, elTendo la Rotonda in terra, e di minor circuito. Il Tem- 
pio quadrato della Pace di Vefpafiano Imperadore , le non fi vede fano , 
fi vede però il fuo fito , con una parte In piedi , a cui non cede il Far- 
nefiano Tempio de' Padri Gefuiti . Alla Maeltà poi delle Bafiliche di San 
Gio: Laterano , e di S. Paolo , fondate da Coftantino Magno Imperadore_> 
niun Tempio de' Gentili vi è mai arrivato ; né tampoco alla Bafilic?. di 
Santa Maria Maggiore fatta da Giovanni Patrizio Romano , e da Sifto Pa- 
pa III. rifatta, nella quale vi è la Capella di Sifto V. , e di Paolo V., 
Pontefici Mafiimi , che fopravvanzavano di magnificenza , e fplendore molti 
altri profani Tempi di Gentili : e quella non è I' ultima lode , ma la più 
fuprema , che Roma nuova fuperi l'antica nel vero culto Divino, e nel- 
la moltitudine , e grandezza de' Luoghi facri . Non fi può dunque dir di 
lei : 'ubi Troja fuit . Che febbene è fiata più volte rovinata , arfa , e in- 
nondata : è anche più volte riforta , rinata , e nftorata da' propri nemici, 
come da Totila , e da altri Re de' Goti , e Principi ftranieri , i quali di- 
venuti amanti di lei , fono concorfi alla fua perpetuità , piucchè alla diftru- 1 
zione - Quelli, che l'hanno con ferro, e fuoco atTaltata , e contro lei co- 
fpirato , hanno anche pagato il fio della temerità loro . Claudio II. Impe- 
radore mandò trecento mila Goti a filo di fpada, ed annegò in mare due 
mila loro Navi . Aureliano iòggiogò Canobo Re de' Goti , con cinque_» 
j mila 



TOMO TE A Z 0. S19 

mila de* medefimi tagliati a pezzi. Radagafb con duecento mila Soldati, 
per fervizio di Alarico Re de' Goti , fu prefo prigione da Stellicone , e 
furono tanti Goti fatti fchiavi , che fi vendevano come Pecore . Prefe_» 
Alarico Roma del 410. , ma con fuo danno innanzi, e dopo ; per il cui 
efempio Attila flagello di Dio , terrore de' Popoli , giunto coli' Efercito 
prelfo dove il Mincio fi congiunge col Pò » flava dubbiofo s' egli dove- 
va, o nò, panar più avanti, perchè H ricordava bene della rovina,, che 
aveva Alarico ricevuta , dopo aver faccheggiato Roma . Intanto Io andò 
a trovare Papa Leone I. il Magno., e Santo , ad iflanza di Valentiniano 
Impcradore , e cosi bene operò colle fue fante parole, eh' egli deliberò tor- 
narféne a cafa fùa , fpaurito da due che lo minacciavano colle fpade in_* 
mano nude, fé non ubbidiva al Papa, e fi tiene che quelli fonerò San_* 
Pietro , e San Paolo Appoftoli Protettori di Roma : attefbcchè il Popolo. 
Romano è fortificato da quelli due Corpi Santi , e fatto ficuro , piucchè 
da qualfivoglia torre , muri , e baftioni , conforme S. Giovanni Grifoltomo» 
a cui corrifponde Venanzio nobil PoeSa Criitiano lib. 3» 

xA; facie bollili duo propugnueuta prxfunt * ~ 
gfctis fidei Turres , Vrbs capitò Orbis babet » 

E S. Gregorio Papa libi 7. Pillola 33. cosi fcrive a Rufticiaria Patri- 
cia , pregandola venire a Roma . 57 gladics Italia , <& bella formidaris fpr°* 
lime debetis afpicere ■■* quanta Beati Tetri *Apo(lolomm Vrincipis in hac "Urbe-?, 
proteilio e fi , in qua fine magnitudine Tvpult ,. &■ fine ttdjitttrih Militiim , tot 
annos inter. gladios ilttsfì Dea aittìore fervami».. Per i tempi dopo ancora & 
è veduto quanto poco guadagno abbiano fatto altri Potentati a Roma infe- 
tti-, Enrico IV. Ludovico ©avaro , e Federico II. . Però Ridolfo L Impe- 
radore addimandato perchè non andava a Roma ; rifpofe con quella Apo- 
logo del Leone ammalato ,. e vifitato dagli animali , fuorché dalla Volpe »• 
che non volfe entrare nella tana ,. perchè non vedeva pedate di animali di 
ritorno-. In quello modo diceva Ridolfo » eh* era avvenuto alla maggior 
parte de' panati Imperadori', i quali non erano; più. tornati d' Italia ». o ri- 
tornorono con molta perdita . Ben lo provò il Duca di Bourbone » quan- 
do alli 1-4. di Maggio del 1^27. volfe làlire la fcala , per enttare nel. Bop» 
go- ài Roma , che vi cadde morto di una palla di artiglierìa $ acciò non 
rimanelFe una. volta impunita l' ingiuria fatta a quella Santa Città , fpezial- 
mente in quel medefiìno fito i dove S. Leone Papa IV. fondò le mura in- 
torno a S. Pietro ,.. che finite , fcalzo con tutto il Clero , e Cardinali vi 
fece intorno divota Proceffione , e le benediife coll'Acqua. Santa I* anno- del 
Signore 85.1. pregando Iddìo con lagrime ,. e fofpirf, che quel Borgo ,- dal 
fuo nome detto Città Leonina , fi mantenette in perpetuo- ficuro, da ogni 
incorfo dì Nemici, Siccome narra Anartafio Bibliotecario: Venerabili* Ton~ 
tifex ore fuo tres fup.tr eundem mirrum oraùones mulùs cum. lacrymis ,, ac ftp* 
* finis dedit , vogans , ac petens, ut dttla Civitas ,. &■ Cbrifli confervaretur «fca. 
&wm auxilìo % d* SanfiQrm mainili » ^ingdaxumque. ptfidì» oh miverfo inir 



3-6o ICONOLOGIA 

inkorum fecura , & imperterrita, perdttraret incurftt . Sopra dette mura , ridófr 
te da altri Pontefici in forma di Baloardi fu Borbone uccifo , e da' fuoi 
nafcolto , che mai non fi vide il fuo cadavero . Né la paiforno manco 
fcnza pena i fuoi foldati , che febbene fi trattennero a Taccheggiar Roma» 
nondimeno sbandati, fenza capo rellorono tutti morti, e fepolti in Italia» 
ne vi fu teita , che di ritorno la potetfe raccontare a cafa tua . Caltigo 
condegno di gente barbara , che non può comportare 1' eterna confervazio- 
ne di Roma , nella quale dal Tacco di Bourbone in qua fi fono eretti di 
nuovo tanti belli edilìzi , che formarebbero un' altra Città , a cui di gran- 
dezza molte non vi arrivano . Né alla fua bellezza dà neo alcuno , quel 
detto Lipfiano » che Roma fi cerca , e non li trova nel fuo terreno : Ho- 
die qnxrhur » nec iavenitur in fuo [oh : prefo da un Epigramma di Gian» 
"Vitale : 

Qui Hpmam in media qunns iwjus ^idvena Hpma, 
Et Bgmx in Bgma mi veperis media. . 

Ciò fi può dire di tutte le Città del Mondo ; nìuna Città fi ritrova^ 
adeOTo colle iireLfe facciate , cogli fteflì edifizj , coftumi , e lingua mater- 
na di due mila trecenj:» fettantacinque anni fa , nemmeno colla medefima 
forma di mille , e cinquecento , aflfai è che fi ritrovi aderto Roma nel fuo 
medefimo fuolo più bella che mai . H più antico edifizio » che intiero fi 
vegga , è il Panteo finito nel terzo Coniòlato di Agrippa » intagliato nel 
frontifpizio venticinque anni avanti la Natività di Noltro Signore . Non_» 
so fé al Mondo fia così vafto edificio cotanto antico , e fla giullo , come 
ombellico nel mezzo deli' abitato di Roma , dove che quel verfo è fal- 
lace : 

Et %pm& in I{pma nil reperis media . 

Si ritrovano pur anche in varie bande altri minori Tempi dì Gentili » 
convertiti in Sance Chiefe , e fi veggono aderto altri Obellifchi veduti 
dagli antichi Romani Imperadori . Molte Città fono al Mondo , che non 
itanno nel medefimo fito , dove furono edificate dapprincipio » ma lontane' 
da quello . Roma fi trova nel medefimo fuolo , e fito , dove la piantò Ro- 
molo , ampliato si bene intorno da' Re fuoi SucceiTori , da Dittatori » da«j 
Imperadori ; per fine da Aureliano , e Coftantino Magno » ed anche da_j 
Papa Leone IV, , tanto, che Roma nuova gira di circuito quattordici mi- 
glia , fenza il Borgo , che ne gira due altri , che fanno ledici miglia , mag- 
giore dell' antica , la quale nel tempo di Vefpafiano Imperadore abbraccia- 
va tredici mila , e duecento parti , per quanto fcrive Plinio lib. 3. cap. 
5. e le mille partì fanno un miglio , non girava più di tredici miglia , e_^ 
duecento partì . Di una Città , che Ha in piedi con sì gran circuito , non 
fi può dire , che fia morta , ma ravvivata ♦ e fatta Eterna dalla Protezio- 
ne de' Santi Apposoli , e dalle preghiere de' Santi Pontefici , Vicari di 
Criito . Roviuate che furono Troia, Cartagine» Atene » ed altre Città, 

non 



fOMOTERZO. fSt 

6on fono più riforte ; ma Roma più volte da' Barbari , e dagl* Infedeli de- 
filata , è rinata, e riforta più vigorofa , e più graziofa che mai , per vo- 
ler di Dio , come Cittì da lui eretta per fondamento , e capo della fui 
Santa Chiefa ; fìcchè vedefi eh' ella è prefervata , e mantenuta come_* 
Eterna . Il qual Titolo in Roma ebbe origine da' libri Sibillini , e la 
fparfero nelle Medaglie i Romani; onde Tibullo Poeta Romano» diflfe nel 
libro fecondo» Elegia quinta. 

Hpmulus ^Eterna nondtm formaverat Vrbh 
Mania » 

Àufonio Gallo Confole Romana 

Ignota eterna ne fìnt ibi tempora Hpma, 

Un' altra volta 

Vrbis ab esterna deducam figge Ruttino . 

Eterna è chiamata nel Codice Tcodofiano , da Simmaco nelle Pilla- 
le , e fpeffe volte da Ammiano Marcellino Storico lib. 26. yipronianus 
Bggens Vrbem o/Eternam ; nel medefimo libro . Pittura cura feculis fornai 
nel decimoquarto . Vittura dum erunt homines Bgma j, ed altrove nel lib. 
22. 9 28. Claudio Rutilio Poeta Francefe Prefetto di Roma » libro primo» 

T»rrige vifturas Bimana in fecola leges t 
Solaque fatales non vereare colui » 

E nelli feguenti • 

§}uté rejlant mllis obnoxia tempora metìs 
Dum ftabunt terne t dum Tolus ajìra feret . 

Eterna non già , che fìa per durare eternamente ; fi fa bene che fi con* 
fumerà infieme con tutto il Mondo nell* univerfale incendio ; ma in quan- 
to eh' ella durerà per fine al giorno del Giudizio . Quando 1' Eterna Cit*> 
tà di Roma capo del Mondo mancarà , farà fegno della fine del Mondo , 
fecondo , che fi legge nelle Divine Iltituzioni di Latanzio Firmiano lib. 7. 
e. 25. Incolumi Vrbe Rgma mhìl ifliuj'modi videtur effe metuendum . *At vera 
cum Caput ìllud Orbis oteiderit , & p\ìm 1 effe caperli , quod fybillx fore ajunt, 
quis dubitet jam finem rebus humanis , orbique Terrarum ? Illa e/I enìm Citatasi 
qua adhuc fuftentat omnia &c. Che Roma fia per effef Eterna fino al gior- 
no del Giudizio , fi notifica ancora da San Gio. Grifofiomo » che 1' am- 
mira , perchè Roma vedrà riforgere San Paolo, e San Pietro , e li ve- 
drà andare incontro al Signore . Nella Pillola ai Romani, Omilia 32. Bini 
rapictur Taidus , bine Tetrus : considerate , & borrete , quale fpefìaculttm vifura 

Z z fit^o- 



$5z ICONOLOGIA 

fit Tronti ', Taulum videlicet repente ex tbeca illa cut» Tetro refiirgentem in Oc- 
curpim Domìni ftrfum ferri ? Qj-ilcm I\pfam Chriflo tnittet J\pma ? ^alibits coronis 
dttabus ornWir Vrbs ifìa ? ghalibus catenis aureis cincia efl ? Qjales habet fontes? 
Qiial rofa mandarà Roma a Crilto nel noviffimo giorno ? poiché da' Sagri 
Liminr de' - Santi Apoltoli vedrà fimilmente Roma riforgere con elfo loro 
l' iiteflb. S. Gio: Griibitomo , il cui Santo Corpo fi ripofa nella facrellia del- 
la Bafilica di S. Pietro, di cui ne fu tanto divoto in vita.. Dimoerà il Pa- 
dre Pererio nel 14. libro fopra Daniele, per fentenza di Autori principali 
elfere fiata antichiflima , e Appoltolica tradizione, che il Romano Impero 
fiarà in piedi , e caderà coli' iiteifo Mondo , e che durerà fino alla venuta 
dell' Anticriilo. La Cefarea Maellà del Romano Impero fi mantiene tuttavia 
nella Germania: e Roma tiene il principato fopra tutto il Mondo coli' Im- 
pero, ed armi fpirituali , colle chiavi date da Criilo Nofiro Signore al fuo 
Vicario in terra . Ai tempi noltri abbiamo pur veduto Ambafcerie in Ro- 
ma venute da remote Regioni , da Egitto , da Etiopia , da Mofcovia , ad 
inchinarli alli piedi del Romano Pontefice Gregorio XIII. e di tre Re in- 
fieme in un viaggio di tre anni dal Giappone R-gn > incognito all' antica 
Romana Potenza . Il Gran Sofi Re eli Perfia del 1601. mandò a Papa 
Clemente Vili, per Ambafciatore Cuchein Olii Beag Pagano , che col 
turbante in telta dipinto fi vede nella fata Clementina in Vaticano , ac- 
compagnato dal Cavalier Antonio Serleirs Cattolico Inglefe , come fecondo 
Ambafciatore, Interprete, che in Roma precede al primo, come Crifiia- 
no Dalle ultime parti dell' Africa il Re di Congo fpedì a Papa Paolo V. 
Nobile Ambafciatore , che in Roma giunto ammalato morì , fepolto con_» 
folenne pompa funebre nella Cappella del medefimo Pontefice a Santa Ma- 
ria Maggiore . Xaaòba Re parimente di Perda all' iite.fo Paolo V. man- 
dò AH Goli Bek Mordar Vecchio di 73. anni ricevuto fecondo il folito 
con incontro di cavalcata pubblica alli 27. di Agoito 1609. Jadate Ma- 
famune Re di Voxio dall' Orientale Clima del Giappone mandò a bacia- 
re i piedi a fuo nome al medefimo Paolo Papa V. Filippo Francefco Fa- 
xecurao Rotuenmon Cavalier di Crillo fuo Ambafciatore , che del 1615. 
col Padre Lodovico Sotelo Minore Olfervante giunte dopo due anni di 
viaggio nell' alma Città di. Roma , verfo la quale movendoti li Re , e_> 
Principi del Mondo, a rendere ubbidienza a' fuoi Romani Pontefici : Non 
indarno detto fu 1' Imperio fuo Eterno dal Poeta . 

His ego nec metas rerum , nec tempora pono : 
Imperium fine fine dedi . 

E Claudio Rutilio nel fuo Itinerario , libro feondo 

*4{ Stilico t/Etemi fatal'a pignora ^egni . 

Sì conviene dunque , con debite ragioni a Roma titolo di Eterna » che in- 
tagliato fi vede in pietra tevertina fopra tre Porte di Roma : Sopra Porca Por- 
tefe in T rallevare j fopra. Porta Gabiufa di S, Lorenzo , e fopra Porta Mag- 
giore 



T M T E R Z 0. |ìg| 

giore Cabicana . Da quefla fopra |il primo arco di fuori a mano deftra io 
prefl copia della feguente Ifcrizionè -, eh' è del medemo tenore delle al- 
tre due , febbene-, in parte con parole diverfe , che contengono la rilro- 
razione delle mura dell'Eterna Città di Roma-, fatta da Arcadio , e Onorio 
Imperadori , a perfuafione di Stilicone Tutore , e Suocero di Onorio Impe- 
radore Confole -, e General Maeftro dell' una * e V altra milizia . 

S. P, Q. R. 

IMP. CMS. DD. NN. INVICTISSIMIS PRINCIPIB. 
ARCADIO ET HONORIO VICTOR1B. AC TRI^ 
VMPHATORIB. AVGG. OB RESTAVRATOS VRBI 
jETERNjE MVROS PORTAS AC TVRRES EGE- 
STIS IMMENSIS RVDERIBVS SVGGESTIONE V.C. 
ILLVSTRISS. CON...,. MÀG. VTRIVSQ. MILITILE 
STlLlCONIS AD PERPETV/f ÀTEM NOMlNiS EO- 
RVM SIMVLACRA CONST. CVRANTE MAGRO- 
BIO LONGINIANO V. C. PR^F. VRBIS. 
D. N. M k Q. EORVM. 

'•'V - 

Il Senato, e Popolo Romano in quefta memoria nomina Roma Eter- 
na , ancorché in quello ifteflb tempo tentavano i Goti di opprimerla . Clau- 
dio Rutilio fuddetto Poeta , che nelli fuoi verfl taccia Stilicone d' incendia- 
rio de' libri Sibillini , e traditore all' Impero » perchè avrebbe potuto [ fc 
avefle voluto J diftruggere i Goti' s prima che foffero entrati in Roma ad 
opprimerla ; fu Prefetto di Roma fette anni dop"o 1' acerba rotta data ad 
Alarico Re de' Goti ; e pure elfo ancora non ottante 1' afflitto , e declina- 
to flato » chiama nel maggior polfo. de' barbari nemici il dominio de* 
Romani Eterno, e Roma Eterna» figurata col Geroglìfico dell' Aquila , o 
Fenice fopra il Globo del Mondo * titolo fin qui verace , veduto fopra le 
dette porte da Alarico , e dà Totila-, che in varie bande la rovinorno » 
e verace fperamó <he fia pei 4 eflfere * finché la Divina Clemenza iottenta- 
rà il Mondo » efTetìdofi in Roma Santa confacrata la Romana Sede col 
Martirio de' Santi Appofloli * e ivi da loro piantata la Santa Chiefa , la 
quale fenza dubbio farà Eterna , ficcome afferma Papa Pio II. nell' Apc« 
logia : Cbrijìus Ecclefìam iifque ad finem [acuii dttrataram inftìtuit . 





*/?"**» rfl'W 



Zza ROMA 



ì*4 



ICONOLOGIA 
ROMA 

Di Tcodofio Criftianiflìmo Imperatore . 
Di Ch. Zaratim Capellini . 




jR.om.cC 



DOnna a federe col mortone in teda » ed una Stella dietro . NeHi.» 
delira tiene un globo colla Croce fopra . Nella finiftra un' alta lunga. 
Di dietro un' altr* afta minore dritta, con unofeudo appoggiato. Alli pie- 
di davanti un Cane colla bocca aperta ». e con un collare al collo . 

Adolfo Occone difegna con parole quella Medaglia lòtta 1' anno dei 
Signore 379. Guglielmo Choul Lionese la ftampò figurata . 

La ftella vedefi anche dietro la tefta di Roma in una. Medaglia delia 
Gente Poftuma » in Fulvio Orfini j e nella Gente Lutazia una teita di Ro- 
ma » colla celata » fopra la qual celata un circolo quali ovato ■ con una 
piga nel mezzo di due lidie . L a ftella con Rema > per lo Ilo fplendore 
al Mondo fparfo . 

La Croce fopra il globo » perchè Teodofio Imperadore ebbe Tempre cura 
di cfaltare» e dilatare per il mondo la Religione Criitiana » che per veflilb 
tiene la Santa Croce » nel cui Santo fegno pofe ogni fua fidanza ; però 
^nan do volle combattere con Eugenio» clic li era mollo ad ulurpar l'Im- 
pero 



TOMO TERZO. 36+ 

pero it perfùàfìone di Arbogafle Idolatra Tiranno» diede légno all'' im** 
prelà col legno della Croce » e ne riportò miracalofa vittoria . Signo Crttr 
tis fignum prxlìo dedit : dice Paolo Diacono . Ond' è , che in un' altra fua 
Medaglia Ita ìmprelfa una figura colla Croce in mano » alla quale vi attri- 
buifce gloria dell' univerfa terra , col feguente titolo » GLORIA ORBIS 
TERRARUM . I Primi Progenitori dagli antichi Ebrei » e Principi da- 
gli antichi Egizj , Arabi , e Greci » furono chiamati Pallori ; così nomina 
Omero 1' Imperadore : Tafto? Vopt^orum *Agamtmnon . I Pallori fi fervo- 
no de' Cani per guardia della Greggia . Ma in quella Medaglia TeodofIo> 
Imperadore * Pallore de' Popoli vien figurato fotto il Simbolo del Cane * 
perchè era ficura guardia all' Impero» e Dìfenfore di Roma contro i ne- 
mici di lei, come il Cane delle pecorelle, contro i Lupi rapaci » Sello 
Vittorio , e Paolo Diacono . Fuit autem Tbeodofius propagator J\eipublictt % 
atque defenfw eximitts , nam <& Hunnos » <&• Gotbos » qui eum fub Valente de-> 
faticacene , diverfis pneliis vieti . Il Cane fuol' elfer Geroglifico dell' ardire.» 
militare , e preflezza nel!' all'altare » pertanto i Lacedemoni bellico!! 1' of- 
ferivano a Marte .In una Medaglia della Gente Antellia vedefi dietro la^» 
telta di Roma un Cane in atto di correre , fimbolo della follecitudine , e 
celerità nelle imprefe, negozi, ed efpedizlonr per fervizio della Republi- 
ca , ad effetto di confeguir Vittoria , liccome il Cane corre per confeguir 
la preda, e la fiera . Come generofo Principe Teodofio Imperadore fu 
ardito * prelto» e follccito ne Hi maneggi della Republica * e molte vittorie 
acquiilò con celerità . Il Cane dunque farà qui fegno di animolò- Difen- 
fore ,. e di folkcito Principe di buona' eultodia » II collare: elfendo armatu- 
ra difènflva del Cane» dà indìzio che l' Imperadore ltava provillo fempre» 
e pronto ad azzuffàrfi con Lupi famelici, fenza tema del morfo loro » in difefa 
della Romàna Chiefa , perchè fondava ogni speranza fua in Crìllo« noilro 
Salvatore » e all' Eterno Padre divptamente fi raccomandava » fkcome_» 
avanti k fuddetta battaglia contro Elgenio Tiranno. » cosi orò . Omnipo~ 
tens Deus ». twfìi. quia , in nomine Cbri/li Fitii tui ulitonis ju/ìè » ut puto » pvttlia ifl'x 
fufeepi : fi fecus in me v'indica. ; fi vero cum caufa probabili ,. <& m te confi fus , 
bue veni,, porrige. dextsram. iuis , ne forte dicant genies , ubi efl Deus eorum ? 
Latrato pio di fedddlsimo Cane . Orazione regillrata da Ruffinolib. rr.cap.33. 
Tiene h bocca aperta, per denotare che il Principe non deve edere-»- 
di que' Cani' flupidi , che non poflbnò abbajare , né mordere ; ma corno 
Cane accorto , e vigilante deve abba/are con prudenza a tempi debiti con- 
tro gì' Infedeli , ribelli , infoienti » e mordere gP infetti Lupi nemici; cosi 
a guifa di Cane intrepido* ogni buon Principe cullodifce » e difende la__» 
Greggia a lui commelfa, iiccorae in vita fua cullod* Teodofio' Imperadore* 
che moribondo ancora , come fagace Cane » amatore della Criltkna Re- 
pubblica abbaiò contro i Ladri, eh' egli antivedeva» dicendo» che volen- 
tieri partiva da quella vira llanco ». ed affaticato da-1 gran p«ib> dell'Impe- 
ro ; ma eh' era più fòllecito^ » e penfierofo dello flato della Chielà dòpo» 
lui , che della vita fua » e che ben fapeva che la Chiefa avrebbe nuovi 
ladroni dopo lui» liccome in effetto avvenne , 

IL Cane 



%66 ICONOLOGIA. 

II Cane In quella Medaglia porrà il collare. Pierìo ne' Geroglifici tie- 
ne che il collare denoti il giuramento di ilare all' ubbidienza , ed il Cane 
1' officio del Soldato , pronto al comandamento del Capitano : e queito G. 
può applicare a Teodofio , come Soldato , e Campione di Criilo , pronto 
a ilare all' ubbidienza de' Pontefici ; fìccome ubbidiente fu in Milano a__» 
Sant'Ambrogio, che gli proibì 1* ingrelfo nella Chiefa, perchè in Teifa- 
lonica fece in un tumulto follevato contro i Miniltri Imperiali uccidere da' 
fuoi Soldati fette mila perlòne di quel Popolo , fenza far differenza da' 
colpevoli, a quelli, che non ne avevano colpa ; ond' egli itette otto mefi, 
che non ardì andare al Tempio , fenza I' aflbluzione , che umilmente al 
Santo Vefcovo addimandò , nel che imitò la manfuetudine * ed ubbidienza 
-del Cane verfo il fuo Signore . 




ROMA 



TOMO TERZO. 



3*7 



ROMA 



S A N T A 



Di Ciot Zar atino Coltellini , 




JZomjz tfonta- 



DOnna: itv piedi: armata.' di corfalettos- con vede; fotta dì porpora in oro,. 
Per cimiero fopra 1' elmo: porti il carattere ? che. fi vede. nella Figura.. 
Nella mano deftra. un' aita . Sopra 1' aita una corona. di gemme >~ dentro la qua» 
le fi ponga, il. medefimo carattere con una linea traverfo — poco più ab- 
bailo,, che formarà. la Croce :- fotta 1' aita, nu Serpente , nella fìnifira una. 
rotella ,. dentro, la quale- vi fiano due chiavi incrocciate; una di oro , e_> 
1' altra, di argento in- campo, rodo ,, col. Regno di tre : corone Pontificali fo- 
pra dette chiavi. La. porpora fu abito de 5 ' Re ,. Senatori , ed, Imperadori 
Romani, ficcome oggidì; Cardinali, e. Papi ». La porpora, in oro fu propria- 
mente de'' Vfttoriofi trionfanti ".. In Roma Santa non fono fiati li" maggiori 
vittorlofi trionfanti, che quelli, che hanno riportato la palma dei. martìrìo aj 
di" maniera, che fi fono vefiitì di porpora, col proprio {angue 9 e. dr oro,, 
colla perfezione, della, fede loro ». per ì meriti de' quali Roma Santa , e_s 
Sacra viene nominata s* eùTendo, fiata, bagnata da_ Torrenti ». e. Fiumi di lìn- 
gue de* Martiri . 

Cofian- 



5 tS9 ICONOLOGIA 

Coftantìno Magno fu il primo Imperadore » che defTe opera a fantifi- 
care 1* Alma Città di Roma , con efaltare il nome di Crilto , e la fua_j 
Santa Croce . Stava Coftantino pcnfando all' orribile * e pericolofa guerra» 
che far doveva contro Mallenzi:); quando verfo al fine del giorno vide in 
Cielo fopra il Sole il trofeo della Croce ■ con quello titolo apprellò . EO. 
VINCES , ficcome riferisce Eufebio di propria bocca di Coftantino nella 
fua vita , libro 2. : in altri telti , e nelle Medaglie fi legge : Hoc fìgn» 
lìiElor eris . Coftantino Imperadore non volle più per infegna ii folito La- 
baro de' Gentili ; ma fece poner fopra un' alta lunga coperta di oro in- 
torno» con una sbarra di oro a traverfo di fopra in forma di Croce , ed 
in cima una corona di oro, e di pietre preziofe del Nome di Crilto in_» 
carattere di oro greco » cioè Rho. P, in mezzo al X. , il qual nome di 
Crilto portò fempre in oro fopra la fua Celata . Dalla fuddetta sbarra 
pendeva un real drappo riccamato di gemme , e di oro » il quale nelle-» 
Medaglie non fi vede ; ma sì bene il re Ito . Niceforo narra» che tre vol- 
te Coftantino vide ii fegno della Croce in Ciclo . La prima volta in Ro- 
ma, contro Maltenzio, la feconda in Bizanzio» contro i Bizanzj , la ter- 
za paflato il Danubio » contro Gente Scitica . 

Col nome dunque di Crifto » e collo ftendardo della Croce fuperò il 
Tiranno , riportandone gloriofa vittoria . S. Giovanni Damafceno ci fa fa- 
pere nella terza Orazione fopra le Immagini » che 1' Imperadore Coltan- 
tino fece mettere in Roma fotto la fua (tatua » che colla delira teneva.,» 
la Croce » quella Ifcrizione : Hoc /datari figno » l'ero /ortitudinis indice Vr~ 
bem veflram Tyranni jugo ereptam in libertatem v'indicavi , Senatumqne » &■ 
Topulum B^omanum in priflimtm /plendorem » dignitatemque liberum refi ani . Con 
si nobile tenore fignitìcò a' Romani » che rellituì al Senato » e Popolo 
Romano il prillino fplendore , in virtù del faluiifero fegno della Croce ; 
perlocchè Roma palefemente cominciò a riverir la Croce, ed il Nome~» 
di Crilto » e tuttavia fi vede in Roma nelle Tribune delle Chiefe più an- 
tiche , ne' Santi Cimiteri » dentro le grotte , e fopra lucerne fepolcrali il 
fuddetto carattere , nome di Crilto ; col quale , e col Aio Santo fegno di 
Croce , Roma divenuta Santa , foggiogò il Serpente dell' Idolatria , al- 
zando per ogni luogo , ed imprefa il fegno della Croce ; di che ne fa^t 
menzione Prudenzio Poeta pio, e Capitano di Teodofio Imperadore» con- 
tro Simmaco : 

^Agnofcat B^ginam libens mea figna neceffe ejl , 
J« quibus effigìes Crucis » aut gemmata re/ulget * 
*4ut longis /olido ex auro prx/ertur in baftis . 



£ più abbailo . De potenti* Crucis » 

Chriflus pttrpureum gemmanti textut in duro * 



Sìgnabdt 



'S| OMO TE R ZO* f&% 

Signabat labamm , Clypéorum infìpua ChrifiHs',. 
Scripferat , ardebat fnmmis Crux addita cri/lisi 

_\ 

Oggidì in cima della Torre di Campidoglio vi è porta in piedi la fta™ 
tua di Roma armata, colla Croce nella delira : Trofeo , fcettro , arme , in- 
fegna più nobile , mifteriofa , e più potente di' tutce le altre , per la qua- 
le ella è bafe , fondamento , e capo della S. Madre Chiefa , che Romana fi 
chiama . 

Il Serpente fotto l'afta è tipo dell'Idolatria, introdotta dall'antico Ser- 
pente , quando con fallace altuzia perfuafe i primi noflri Parenti a man- 
giare il vietato frutto , dando loro ad intendere , che diventerebbero , come 
Dei : Et erìtis fìcut Dii fcìentes bonum , & malum . Santo Ambrogio de Ta- 
radijo cap. 13. Serpens idolatria efi autìor , eo quod plures Deos induxiffe iti 
hominem "jideatur errorem , quadam Serpentìs aflutia , & hoc fefelht , quia ho- 
mo fìcut Dii . 1s{on folum enim fìcut Dii , effe homines defìenmt , fed etiam qui 
qmfì Dii erant , quibus dìclnm e/I : Ego dixì Dii efììs , fui gratiam perdiderunt . 
Efaltato il vefiillo della Santa Croce , fu oppreflfo il mortifero Serpente dell* 
Idolatria, col qual fegno i Santi Martiri fecero fpeflfe volte cadere a terra. 
gl'Idoli de' profani Gentili. Pigliali ancora il Serpente per figura univer- 
sale di ogni peccato, e vizio fomentato dal nemico generale del genere 
umano, che come Serpente velenofo di erefìa sbattuto in terra, vien fot- 
tomeflfo da Roma Santa con Appoitolica autorità. 

La corona di gemme preziofe ponefi non folo per 1* ornamento fatto 
da Collantino Imperadore, ma per miilico fentimento ; pigliando/! il dia- 
mante per la laida fede , lo fmeraldo per la fperanza , il piropo per 1* 
ardente Carità , il zafiro in limbolo di celelle fpirito angelico, le perle_» 
di preziofe lagrime di contrizione , i topazi d' infinite virtù , che pigliano 
in fé la chiarezza dì tutte le gemme , legati in oro di perfezione di ope- 
re pie , che in Roma Santa, rifplendono . 

Porta nella rotella l' arme di Santa Chiefa, le due chiavi fuddette , 
col Triregno di fopra, in fegno della Dignità Pontificia , che in Roma_» 
rifiede, per cui Roma Santa gode la Santa Sede , e per lei come Sacro Ca- 
po , e Santa Madre è riverita dal Mondo , mafiìmamente la fua Catte- 
drale Balìlica Lateranenfe , fopra il cui Portico intagliato lì legge quello 
Diiìico . 

Dogmato Tapali datur , & fìmul Imperiali, 
$Ì*od firn cunflarum Mater , Caput tcclefìarum . 

Per figlilo delle fuè Iodi , come Santa , non gentile antica , finiremo 
col feguente nollro Sonetto , paronimia di quello della Petrarca • 



A a a Fontana 



370 



/CO NO L G r A 

TJ* Ontani di pietà* eh 1 eflingni ogn*ira% 
* Scola de? Santi « e sferza d* crefia * 
Or Roma fei , gii Babilonia ria » 
Ter te tanto fi gode » e fi refpira • 

fucina de' buoni a gli empì dira , 

Ove'l mal more, e'I ben fi nutre, e trita « 
Li vivi Jpeccbio : e che miracol fia , 
Se Crijìo te con pietofq occhio mira ? 

fondata in caflìt, ed umìl povcrtate 
I{pmpi a nemici fuoi l* altere corna : 
Spofa fedel , che fol* hai poflo fpene 

f\el tuo Spofo Gesù) ne le ben date 

Ricchezze Tante: or te cotanto adorna,, 
RfèMftJLflondo di fé fieffq tiene , 




LIGU- 



TOMO TERZO, 
LIGURIA. 

bì Cejare S^pé . 



m 




DOnna magra » dì afpetto virile « e feroce fopra di uno fcoglio « o f࣠
fo * Avrà una vede fuccinta con ricamo di oro indotto , un corfalet-» 
to t ed in capo un elmo « 

Terrà la deftra mano alta * ed aperta * in mezzo della quale vi {ara di-* 
pìnto un ,occhìo , e colla finiftra mano porgerà con bella grazia un ramo 
di palma ; ed apprettò al lato deftro vi farà urt timone* ed al finiftro uno 
feudo con due « ovvero tre dardi » 

Liguria * fecondo il Biondo * è prima Regione dell' Italia * dall' Àpetì- 
nino fino al Mar Tofco ; e Catone , Sempronio « e Berofo « dicono , che 
la Liguria pigliatte tal nome da Ligurto « figliuolo di Fetonte Egìzio , che 
venne in quefto luogo ad abitare infieme con fuo Padre » avanti che ve-» 
niflero i Greci dì Attica , ed Etìotrio di Arcàdia » 

Fu poi quefto luogo chiamato Genovefato* da Genova Città principale» 
t noblliflìma di quella Provìncia * 

Magra , e fopra urt fatto fi dipinge , per* eflere la maggior parte dì 
qtiefta Provincia fterile » fecondo che fcrive il Biondo * dicendo « che i Ro* 
mani erano lolita di mandare fpeflò Colònie ìri tante partì d' Italia , è non. 
mandarono pure una a Genova» né in altro luogo di efla Provincia *, te- 

A a a 2 mendo 



37Z ICONOLOGIA 

mendo che i Soldati per detta cagione^ non vi potettero abitare . Onde_> 
Strabene nel libro qninto fcrive il Genovefato e ile r porto fra i Monti Ap- 
pennini i e che conviene a' Paefani , per raccogliere qualche cofa da vi- 
vere , zappare i loro fattoli , ed àfpri luoghi , anzi fpezzare i fatti » per 
accrefcere la coltivazione . 11 medefimo accenna Cicerone in una orazione 
contro Rullo , dicendo : 

Lìpures montani , duri , & aore/les . 

La vette col riccamo di oro, dinota la copia grande de' denari , oro» 
argento , e altre ricchezze infinite , di che abbondano quelli Popoli , li 
quali con induitria , e valore hanno in diverfi tempi , e tuttavia 1' aumen- 
tano in infinito , come Gian-Maria Cataneo nella fua Genova ampiamen- 
te ne fcrive . 

Tiene colla finiilra mano il ramo della Palma , per dimagrare , che 
non poco onore riceve ogni anno da quella pianta quella Provincia , poi- 
ché dei fuoi candidi rami il Sommo Pontefice nella Quarefima benedice , 
e diitribuifce con molta venerazione a tutti gì' Illuttriffimi Signori Car- 
dinali , a' Prelati , e ad altri principali . 

La delira mano aperta coli' occhio in mezzo di e'Xa lignifica 1* indu- 
ttria di quelli popoli , colla quale fupplifcono al mancamento naturale del 
paefe in procacciarli con varie arti tutte le cofe , che fanno al ben vi- 
vere i come il detto Cataneo denota con li feguenti verfi . 

Inverno bos fublimi homines , anìmofaqne corda 
Vìribus invièlis peperit , darifqxe hcertis . 

• Si dipìnge I la detta figura di afpetto feroce , armata di corfiletco » di 
«Imo collo feudo, dardi , e coli' abito fuccinto , perciocché narra Strabe- 
ne nel quarto libro , e il Biondo , che i Liguri fono Ilari fempre ottimi , 
e vàlorofi fo'ldati , e che folevano adoprare gli feudi , ed erano biconi 
Lanciatori ; e Giordano Monaco Scrittore delle cofe Romane , dice , che 
quelli popoli ricuGirono molto di venire fotto il giogo de* Romani, e_» 
che animofamente , e oltinatamente fecero loro gran refitlenza ; e Livio 
ancora ragionando della loro ferocità-, dice, che pareva che fodero a pun- 
to quelli Uomini , per trattenere li Romani nella milizia, che fpettb con 
ingegno bisognava ettere con loro alle mani , e che non era Provincia^» 
più atta a fare , che i foldati Romani diveniXero forti, e animoli di que- 
lla , per le difficoltà de' luoghi fra quelle afpre montagne , dove era Eece£ 
furio alfalirgji ; come ancora per la dellrezza , e coraggio dei detti , che 
non davano tempo ai Romani di ripolire , il qual valore febbene in- quei 
tempi moltrarono-, fecondo Livio., e altri grandinimi autori , mndimonb 
ogni giorno a maggiori imprefe fi fono efpolti , da' quali han riportata 
gloria » ed onore ; fra quali imprefe non tacerò quella vittoria , c'ivL_> 
Biagio Aiiireto ebbe contro Alfonlb Re di Aragona , il quale fi refe) 

prigione 



TOMO ' T HR ZÒ. 575 

prigione in mano di Giacomo Giuftiniano delli Signori dell* Ifola di Scio, 
uno delli capi dell' Armata ; effendo chiarifsima la fama del fuo grande-» 
valore . Similmente in quella gforiofa' Vittoria 'fu prefo Giovanni Re di 
Navarra , e P Infante Enrico fuo fratello, come per le Storie di Napoli 
fi vede » e nel Compendio di eiTe del Collenuccio nel hb. 6. fogl. 128. 

Tralafcerò di dire molte altre "maravìgliofe imprefe , coli' intervento di 
tanti Cavalieri » e Capitani famofi , che in diverfi tempi fono Itati » ed 
hanno fatti gloriofi acquiiti per i loro Signori . 

Il Timone che le fi dipinge a canto , ne lignifica I' ottimo governo 
della nobilifsima Repubblica di quella Provincia , come ancora il maneggio 
dtlla navigazione , che per eifer queito paefe marittima con (ingoiar mae- 
Aria fi efercita a diverfi ufi » così di pace come di guerra , per aver avu- 
ti , ed avendo ancora aggi Uomini famofifsimi , li 'quali han comandata 
in mare , e comandano tuttavia . Già fu Criitoforo Colombo , la chiara 
fama del quale perpetuamente vìveri, avendo egli per via della naviga- 
zione, con iitupor d?lla Natura, con animo invitto, e fingolar prudenza 
penetrato a luoghi innacefsibili , e trovati nuovi mondi , ignoti a tanti fe- 
coli paifati . Francefco Maria Duca di Urbino » Uomo dì fingolar virtù , e 
prudenza , il quale refe efèrciti Papali , e Veneti . Nicolò Spinola Ce- 
rale dell' Armata di Federico II. Imperadore > Anfaldo di Mare Generale 
dell' ifteffa . Princifvale Fieico Generale Vicario dell' ilteffo Imperadore 
Greco, che ebbe in dono l' libla di Mitilene. 

Che dirò di Giovanni Giultinìano delli Signori dell' Ifola di Scio» che 
per la rara virtù, ed eccellente valor Tuo fu General di Mare, e di Ter- 
ra di Coltantino Imperadjre di Coltantinopoli . Andrea Doria General dì 
Mare per il Papa , per il Re di Francia, per Carlo V. Imperadore, e 
per Filippo Re di Spagna , e Giovanni Andrea Doria , per il detto Re dì' 
Spagna : ultimamente Ambrogio Spinola Marchete» vittoriofo Generale in 
Fiandra . Ma dove ho lanciato Elvio Pertinace , il quale mercè della 
virtù» e delle ottime qualità lue , afeefe all' Imperio Romano? Ma quel- 
lo » Che tttaggtur giuria pui la a. «Rutila iVv^im»:.. , i t> cljis^b ownri anCOfa 

guanto al grado Ecclefiattico infinito numero di Prelati di S. Chiefa , Ve- 
scovi , Cardinali , e Papi , come fono Innocenzo IV. Adriano V. Nic- 
colò V. Sàio IV. Innocenzo IX. e Giulio IL 

Molto più fi potrebbe dire * che per non elfere troppo proli.Tb traia- 
mo , eifendo quella fingplariisima Provincia degna- di molto maggior [<> 
•de della mia .. 



J&L ^&m. *&m. Jh~ tea 

■My s> <& *Jfr s£ 



TOSCA» 



V '4 



ICONOLOGIA 



TOSCANA. 




Cai Tè fatarle Hi inu. 



To S C CLìVtX- 



UNa Oellimiiiu Donna ai nccm panni veitita « fopra de» quali avrà il 
manto del Gran-Ducato di velluto rodo i foderato di armellini . In 
capo avrà la corona del Gran-Duca , L' abito di fotto al manto fari fimile 
ad un camige bianco di lino fottiliflimo . Dalla parte finittra vi faranno 
diverfe armi 4 e 1' Arno fiume < cioè un vecchio con barba « e capelli 
lunghi t e che giacendo ila pofato cort un gomito fopra un' urna « dalli 
quale efea acqua ."«Avrà il detto fiume cinto il capo di una ghirlanda di 
faggio i e accanto vi farà a giacer un Leone J e" dalla delira vi farà un' 
ara all' antica , fopra là quale vi farà il fuoco i e intorno a detta ara vi 
faranno fcolpiti 1' Urceo « la Patera « ed il Lituo verga augurale . In mez- 
zo fiano varj « e divertì (frumenti facerdotali « fecondo il fallo , ed an- 
tico ufo de' Gentili ; e colla finiftra mano tefigà con bella grazia un Gi- 
glio rodo ; ed un libro i 

Molti nomi ha avuto quella Provincia » uno de 1 quali fu Tirrenià * co- 
me narra Berofo Caldeo nei libro l. delle antichità» e Trogo nel z. di- 
cendo 



TOMO TEX ZO. $f% 

cendo effer (fato nominato cosi quello paefe da Tirreno figliuolo di Ario, 
II quale per quanto narra Strabone lib, 5. dice » che dell' Idia mandò quivi 
abitatori , perciocché Ario uno diicendente di Ercole » e di Omfale , ef- 
fendo dalla fame , e carelHa sforzato mandar fuori parte del fuo popolo , 
tratte le forti , e dando a Tirreno la maggior parte delle genti , il mandò 
fuori , ond? egli venuto in quello paefe lo chiamò Tirrenia . Fu poi da' 
Romani , fecondo Dionisio Alicarnaffeo > chiamata Etruria dall' intelligen- 
3a , ed efperienza del miniftrare il ctlto Divino » nel quale vincevano tut- 
te |e altre nazioni ; onde que iti" 'popoli erano perciò in tanta stima appre£ 
fo li Romani » che ( come dice Dionisio infieme con Livio ) mandava- 
no i loro figliuoli in questa Provincia ad imparare non folo lettere * ms_a 
anco lì costumi , e la Religione , AI fine pigliò il nome di Tufcia , o 
di Tofcana , ( fecondo Fello Pompeo ) da Tofco lor primo Re , figliuo- 
lo di Ercole » e di ArafFa « che venne quivi dalla parte di Tanai , e fu 
creato Cofito dalli Gianjgeni , e poi Re ; fu pofcia confermato quello 
nome per 1' eccellenza del modo di fagrificare » che ufavano questi popoli» 
gome abbiamo detto , e di ciò fa menzione Plinio nel lib, 3. cap, y. 

Bella fi dipinge , perciocché quella nobiliffima Provincia , gioia d' Ita» 
Hai è lucidìlfima , e vaghilfima , per aver quella tutte le doti di natura , e. 
di arte » che fi può 4 e G^ erar ? ? come di Cielo benigniamo « di falubrità. 
di aria , di fertilità, di terre , per effer abbondante di Mari , Porti , Fiu-» 
mi « Fonti » Giardini ; ben piena di Città celebri » e grandi , e di fontuo» 
fiffimi edifici, così pubblici, come privati, e d' innumerabili ricchezze, e. 
per effer feconda di pellegrini ingegni in ogni arte , in ogni fiudio , e feien* 
za , cosi di guerra , come di pace famofi , 

L' abito , e. corona del Gran Ducato , è per denotar?' quella celebre^? 
Provincia con quella prerogativa, che più l'adorna; avendo la Sereniflì* 
tna Cafa de' Medici non meno con opere gloriofe, che con famofi titoli * 
ed infieme oltremodo illultrata la Toftana ; perciocché a chi non fono noti 
H nomi , ed azioni egregie , ed eroiche de* Lorenzi , de' Cofmi , e de' 
lorq degniffimi Succeflbri , pel valore , e grandezza , de* quali le più illi> 
ilri , e reali cafe del Mondo hanno voluto aver con efii confanguinità , ed 
affinità ? 

II giglio roffo » fé gli fa tenere in mano , per meglio denotare qnefta 
Provincia , coli' infegna. delle più principali Città, che è Metropoli, e^ 
Governatrice , quali di tutta la Tofcana , 

U libro ne de no ? a » c h e quella nobilifiìma Provincia è molto feconda^ 
dì Uomini letterati ? ed in tutte le fcienze , tenendo ella aperti tre cele- 
bri Studi *. cioè di Perugia ? di Siena , e Pifa , 

L' abito bianco , che detta figura tiene fotto , lignifica la lealtà, de' CQ- 
ftum? » purità di mente « fede fincera. , conforme a quanto abbaffo fi dirà 
della Religione , 

Gli fi mette accanto J' Arno * come Fiume principale « sfe paffà per 
mezzo la Tofcana , e da effe ne riceve molti comodi , ed utili » come £ 
potrà vedere nella defcrùione. al fuo luogo di detto Fiume » 

Le 



$7<* F C N LO G l A 

Le armi, che gli fono a lato, dimoaVano , che nella Tofcana vi Cono% 
e fono itati tempre Uomini nella profeta- me delie armi illuilri , e famofi, 
tra' quali non lafcierò di dire in particolare de' Lucchefi , come Uomini va» 
lorofiffimi , e invitti in tal • protetti me . Onde in particolare., e in univer-» 
fale in tutta la provincia di maggior lode fon degni, che della mia, 

L'ara all'antica, con il fuoco, e gli fopraddetti inanimenti , è fegno 
di quella falfa Religione verfo gli antichi Dei , tanto celebri nella Tofca- 
na , che fola ne teneva cattedra, e fcuola , ove i Romani con tutto il La- 
zio venivano ad imparare le cerimonie, ed i riti ; ed i Dottori di elfa era- 
no in tanto credito , e venerazione , che il Senato , e il popolo Romano 
nelle gravi difficoltà de' pubblici maneggi, negli eventi, ed accidenti del- 
ie cofe richiedeva il loro configlio, ed interpretazione circa la Legge de' 
loro profani Dei, onde fi fa chiaro, che a tutti i tempi è fiata grande li 
Pietà , e Religiore di quello popolo . 

Veggafi ancora nel tempo del vero culto di Crifto Noftro Signore» 
che è data quella Provincia famofa, e celebre per molti Santi, che vi fo- 
no fiati . Trentafei corpi de' quali nella famofa ed antica Città di Lucca_j 
viabilmente oggi fi veggono, fenza gli altri, che di altre Città di detta 
Provincia fi potrebbono raccontare ; e fimilmente famofa , per molti gran 
Prelati di Santa Chieià, li quali, non la falfa, ma la vera Religione, fe- 
guendo , fono fiati fpecchio , ed efempio di carità, bontà, e di tutte le 
altre virtù morali , e CritHane , e pure oggi ve ne fono tali , che di 
molto maggior lode fono degni, che non può dar loro la mia' lingua ; perr 
ciocche chi potrà mai dire abbaltanza le lodi , ed eroiche virtù dell' Eminen- 
tiffimo Francefco Cardinal del Monte , non meno da tutti ammirato , e ri- 
verito per la maeltà del Cardinalato, che per le qualità Regie della fua_j 
perfona , che ben lo dimoltrano difeefo , come egli è. da una delle più no- 
bili Stirpi del Mondo. Ma non folo quella nobil provincia ha in S. Chie- 
fa avuti membri principali , ma vi fono fiati i capi fietfi di valore , e bon- 
tà incomparabile , come fu Lino che meritò di fuccedere immediatamen- 
te al Principe degli Appofioli nel governo di S. Chiefa , il quale fu Uomo 
Tofcano , e di Santa vita, che diede granditfimo nome a quella Regione. 

Sono più fecondo i feguenti tempi Itati altri , e per Santità , e dottri- 
na , e eccellenti azioni molto fegnalati , i quali per brevità tralafciamo : ma 
non fi può già pretermettere il gran Leone I. , perciocché chi di quello 
nome non ammirerà la fantità , eia profonda dottrina, pure ne' fuoi ferirti 
laicìstici , e come al nome , il coraggio, ed autorità in lui molto ben corri- 
■fpofe ; perciocché colla prefenza , e femplice parola fpaventò , e raffrenò 
la rabbia di quell'Attila guailatore d'Italia, detto a fua confufione flagej? 
-lo di Dio. Ma lafciando gli Antichi, ne' tempi ancora più moderni, fono 
vda quella provincia ufeiti molti Prelati, che hanno in Roma portato il Re- 
gno Pontificale di S. Pietro : Nicola V. Pio II. Pio III. Leone X. e il 
•fuo Cugino Clemente VII. de Medici . Marcello II. e Giulio III. Del 
Sommo Pontefice CLEMENTE Vili, ognun vide chiaro la mirabil pietà 
e 1' ottimo , e giudo governo , e ognuno ilim.0 , che per la Santiflìma 
i ' niente 



mente di Sua Beatitudine , e per le orazioni fparfe di lagrime , che mo!t« 
frequentemente fece j e per quelle , che di continuo faceva fare al Santi£ 
lìmo Sacramento dal fuo popolo , oltre infinite altre azioni di (ingoiar ca- 
rità , e di raro efempio della Santità Sua» Ogni imprefa gli fu fotto il fue 
feliciflimo Pontificato fuccefla profperamente , e favorito da Dio , a tran- 
quillità, e pace univerfale del popolo Criftiano 9 ad aumento del culto Di- 
vino , e dello Stato Ecclefiaftico ; onde fono di tanto Pontefice rimafte me- 
morie gloriofiffime ; a cui fucceffe Leone X. pur di Cafa Medici , e Paolo V. 
Romano di nafcita , ma di origine Tofcana ■> della Nobilifliraa Famiglia^ 
Borghefe antica di Siena . Si vede , e fi ammira il Sacro Politico Scettro» 
col quale regge Santa Chiefa URBANO Vili, de* Barberini . E ora li 
nalmente inclito Germe di Firenze . 




Bbb 



UMBRIA 



378 



ICONOLOGIA 

UMBRIA. 

Di Cefrrt Fjp* . 




far lo -Mari otti ' -inu. 1/ mjj f) T~" l t t arie (mandi mu/e 

HNa Vecchia ve/»»*« -w*«««nca ? con elmo in tefa . Starà in mezzo al- 
le .ajici eli più monti altiffimi , che adombrino parte del fuo corpo, 
i delira mano elevata folierrà un Tempio fuor dell' ombra , eoa alquan- 
ti raggi , quelle riguardando , e colla finilìra ilari appoggiata ad una ru- 
pe » dalla quale precipitofamente cada gran copia di acque ; e f >pra dì ef- 
fa rupe fari un arco celere . Da una banda poi faranno ì Gemini » che 
tengono un cornucopia pieno di fiori * é frutti , e dall' altra un grande , e 
bianco Toro, con varj colli» e fpaziofe pianure intorno. 

Quella Provincia fu chiamata Umbria £ fecondo alcuni J ab imfoe, cioè 
dalla pioggia, perciocché hanno creduto i Greci, che gli abitatori di e.fa 
rimane'Tero falvi dalle pioggie del Diluvio univerfale , il che è mera favo- 
la, perciocché la Sacra Geneli è incontrario. Onde meglio d?con> coloro 
che Umbria folle detta dall' ombra , e che quella Regione fia ombrofa * per 
l'altezza, e vicinanza delli Monti Appennini. 

Ultimamente parte di ch'il è Irata chiamata Ducato di Spoleto , il qual 
nome ebbe , fecondo che narra il Biondo , da L >ngino , primo Efarca__» 
d'iulia. Ho detto, parte > perchè intendo il deferivere l' Umori* , fecondo 

la de- 



TOMO TERZO. $79 

la defcrizìone degli Autori antichi , nella quale fono comprefi ancora gli 
Umbri Sabini . 

Vecchia , e veftita all' antica fi dipìnge * perciocché gli Umbri fon» 
popoli antichiflimì d' Italia « come attelìa Plinio lib. 3. cap. 14. Intanto « 
che per inoltrare 1* antichità grande di e(Ta alcuni hanno detto degli Um- 
bri quello , che credevano i Greci favolofamente , come fi è detto di fo- 
pra . Bene è vero , che 1' Umbria è antichiflima , come dice Plinio ne! 
luogo di fopra citato , ed altri Autori . E Properzio fuo Alunno nella pri- 
ma Elegìa t nel quarto libro . 

ombrìa te ttoth antiqua Tenatibus edit . 

Ed il Mantovano Poeta finalmente : 

O memorande fenex , quo fé yetus Vmbria tantum 
Jacìat . 

Sì Fa coli' elmo in teda, perciocché gli Umbri furono molto potenti « 
e formidabili nelle armi ; intantocchè , come dice Tito livio nel lib. 9. 
minacciavano Roma» ancorché trionfante, difpolti'di volerla prendere; il 
che viene altresì confermato da Giovanni Boterò ne) primo libro deliba 
fùe Relazioni univerfali , dicendo , che gii Umbri fono popoli de' più guer- 
rieri d' Italia ; di ciò fa fede ancora Virgilio nel 7 , e Silio Italico nel 
4, ed 8. libro de Bello Tunico , ed il Mantovano , mentre dice : 

Trifcis oriundas ab Zimbris 
Fortis equus . 

Dì quella Provìncia fu Q^. Sertorio , non men dotto , che bravo , ed 
efperto Duca nell' arte militare , come atteila Suida -, lafciando da banda_* 
infiniti altri Guerrieri , e valorofi Capitani de' tempi notòri , de' quali fono 
piene le Storie , come sa chi fi diletta di -leggerle . 

Si rapprefenta in mezzo alle radici di più Monti u per due ragioni ; 
I' una è per dimoltrare , che è naturai de' Monti render ombrofe quelle 
parti , alle quali fopraitanno ; che perciò anche parte de! corpo le fi fa__i 
adombrato , onde poi è ltata chiamata Umbria » come fi è detto di fopra. 
L' altra ragione è per lignificare , che quella Provincia è nel mezzo dell* 
Italia , la quale efleiido tramezzata tutta da' Monti Appennini , Li-i la mez- 
zo a tali Monti, perciocché 1' Umbria fi chiama 1' ombellico d' Italia, co- 
me dicono M. Varrone , Plinio , ed altri . il che ancora chiaro dìmoitra. 
Franceico Mauro da Spello nel primo libro della fua Opera , intitolata^j 
Frahcifciudos , ove deferive la Vita del Serafico San Francefco , mentre^» 
dice ': 

Isonne idem Italia ntonfìrabas fxpìus orant 

In medio gleba lottarti ubere , Tybris animo 

Bob 2 -Arane 



j8o ICONOLOGIA 

*Àmne fecat qua pìngue folum, lenifque fitb <Àfi % 
Qua latera excelji Uvo fèrit ardua cornu ? 
Hinc Èrebi excidio regnìs narrare folekas 
Yenturum Heroem . 

Softiene colla delira mano un Tempio rifplendente , perciocché nel!' 
Umbria vi fono due gran capi di Religioni , delle maggiori , che fiano al 
Mondo , I' uno de' quali fu il Gran Padre S. Benedetto da Norcia , fotto 
il quale militano 30. altre Religioni , e fono (lati dì queft 1 Ordine Mona- 
stico da 60. Papi , molti Imperadori di Oriente , e di Occidente , Re , 
Duchi » Principi , Conti , Imperatrici , Regine , DuchelTe * ed altre Donne* 
per nobiltà , dottrina , e fanta vita illultri . L' altro capo è il Serafico Pa- 
dre S. Francefco di Affili , Fondatore della Religione de' Frati Minori * 
cioè de' Cappuccini , degli Olfervanti , de' Conventuali , del Terz* Ordine 
de' Cordigeri , e molti altri , che vivono , e vivranno fotto la regola , e 
protezione dì S. Francefco, i quali il Signor Iddio, per i meriti di que- 
llo gran Santo a fua imitazione fa fempre nuovamente forgere per tutta_» 
la Criilìanità , conforme all' orazione , che di lui canta la Santa Chiefa , di- 
cendo : Deus , qui Ecclefìam tuam Beati Francifei meritis fxtu nov£ prolis am- 
plificai » &c. Lafcio da parte Santa Chiara , capo d' infinite Vergini , che 
ne' Chioftri fervono all' A Iti Aimo Iddio , e molti altri Santi , e Sante , de' 
quali n' è pieno il Catalogo . Che anticamente 1' Umbria fia fiata pieaa 
di Religione , lo accennò Properzio lib. 4. 

'Umbria te notis , antiqua penatìbits edìt . 

Le fi dipìnge appretto 1' orribil cafcata del Lago Velino, ora detto Pie 
di Luco , come cofa , non folo in quella Provincia notabile , ma ancora_j 
in tutta Italia; perchè è tale la quantità dell'acqua, ed il precipizio, nel 
quale impetuofamente cafca , che lo llrepito , e percoffa di ella fi fente-» 
rimbombando per fpazìo di io. miglia, dando a' Riguardanti maraviglia, 
e fpavento , e per la continua elevazione de' vapori cagionati dalla gran 
concussione dell' acqua, reflettendofi i raggi del Sole, viene a formarli un 
arco celeile da' Latini chiamato Iris . Onde Plinio nel lib. 2» e. 62. così 
dice; 

In Lacu felino nullo non die apparere arcui . 

Come oggi ancora G. vede 3 e febbene 1* arco celefte alle volte lignifi- 
ca pioggia , nondimeno quello , del quale ù parla , non può etfer prelb in 
tal fenfo , perchè quello è particolare , e non fi fa fé non di giorno , quan- 
do il Cielo è più iereno j onde pofla il Sole co' fuoi r^ggi vcroerare quel- 
la parte» ov'è maggiore elevazione de' vapori, per la concuflìonc delle-» 
acque ; e non per tanto è notabile quello > per la cagione detta di fopra, 

quanto 



TOMOTERZO* 381 

quanto perchè è in mezzo dell' Italia * come ancora lo deferive Virgilio 
nel 7. dell' Eneide : • 

Efl locut ItalU in medio ptb montìbus altis , 
7<[obilis , & fama, rmdtìs memoratas in orìs * 
*Amfanclì valles , denfìs h:mc frondibus antrum 
Vrget utrinque latus nemorìs, medioque fragofus 
Dat fonitum faxis * & torto vertice torrens : 
Hic fpecus horrendum » & favi fpiraenla Dìtìs 
Monfìrantur , ruptoque ingens ^ieberonta vorago 
Tejìiferas aperii fauces , q-teit condita Erinnys » 
Invifum numen , terrai » eeetumque ìevabat . 

Non fenza ragione le conviene il cornucopia » perchè come dice» 
Stratone nel 7. Ho. della fua Geografia : Vniverfa regis fertililjìma efl ■> delia 
quale anche Properzio nell* Epigramma ad Tidlum , de "Patria pia > dice s 

Troxima fuppoftto cantìn%ens limbria campo 
Me gemit terris fertilis uberibus . 

Ed è di maniera fertile quella Provincia » che vi fono alcuni luoghi » 
come que' campi » chiamati Rofea Reatina » che da Cefare Vopifco * e_» 
da M. Varrone fono chiamati il graffo d' Italia . 

Il medefimo conferma ancora il Boterò * e gli altri Scrittori » sì anti- 
chi » come moderni ; e perchè Stefano de 1)rbibus dice , che nell* Umbria 
gli Animali due volte l'anno partorirono , e bene Ipeffo gemelli, corno 
anche le Donne » e gli alberi duplicatamente producono e fiori j e frutti » 
come fi vede anche ne* tempi nofiri . Però mi pare » che le convenga » 
che il cornucopia fia fortenuto da' Gemini , e che di lei meritamente iì 
poffa dire quel verfo di Virgilio dell' Italia j 

Bis gravida Tevdes , eh Tomis utilis JLrbos . 

Sì pone ultimamente il Toro bianco a Iato alla detta figura , perchè 
in quefta Provincia nalcono bellifiimi Tori » e perloppiù grandi» e bianchi* 
ì quali appreffo de' Romani erano in grande dima ; perciocché di quelli 
fi Servivano i trionfanti ne* trionfi, e facrifìzj , lavandoli prima nell'acqua 
»el Fiume Clitunno» Onde Virgilio nella {èconda Georgipa » dice j 

Bine albi Ctitumne greges* <&■ maxima Taurus 
VicTAma » fxpè tuo petfujì flamine faero » 
Romano* ad Tempia Deum duxere triwnpkQS . 

E Silio Italico ancora nel libro» de Bella Tonico » di quefta parlando » 
dice : 

pievano? 



ìli ICONOLOGIA 

Mevanas , Varrems erat , cui divitis iòer 
Campis Fulginia , <& patdis Clitnmnis in arvis 
Candente* gelido perfundit fumine Tauro* . 

E nel lib. 8. 

Et lavat ingentem profimden* flamine ftcrt 
Clitumnn* Taurum . 

E Francefco Mauro nel 3. lib. Francifciados . 

Et i.-tos vicina tuos Mevania campos 
Trolpttìu pttit admirans , quo* littore facr» 
Clitumnis pafcis candenti corpore Tauro* . 

E deve avere intorno Colli , e pianure , per dimoftrare la Natura del 
luogo , elTendo dotata V Umbria di Valli , Colli » e Piani belliflìmi ; onde 
Silio Italico nel lib. 6. de Dello "Punico , diffe : 

Colles Vmbros » atque arva petebat 
Hannibal excelfo fummum qua vertice montis 
Devexum Uteri pendet Tuder atque ubi latis 
Torretta in campis nebulas exalat inerte** 
Et fedet ingentem pafeen* Mevania Taurum . 
Dona Jovi. 




LAZIO 



TOMO TER Z 0. 



3*3 



L A Z I O . 



Di Cefare %ipa . 




£lirl& &TtW& viti/é- 



VEdraffi per il Lazio l'antico Saturno» cioè un Uomo con barba lunga « 
folta , e canuta, fedendo in una grotta, tenendo in mano la falce» 
e fopra la detta grotta li rapprtfenta una Donna a federe fopra d' un muc- 
chio di diverfe armi , e armature . 

Terrà in capo un celatone , guarnito in cima di belle penne , e nella 
finùtra mano una corona , ovvero un ramo di lauro , e nella delira il para- 
ionio , il quale è fpada corta , larga , e fpunta . 

Il Lazio, per la fede» che tiene il Romano Impero, non fblo è la_» 
più famofa parte dell' Italia , ma di tutto il Mondo . 

Per lo Saturno nella grotta fi difegna quella Provincia , avendo acqui- 
etato il nome di Lazio, dall' elTervhl Saturno nafcollo , mentre fuggiva dal 
figliuolo Giove, che lo aveva privato del fuo Reame, come raccontala 
Virgilio nell' ottavo lib, dell' Eneide , ove dice : 



"Primi 



SU ICONOLOGIA 

Trimtis ab athereo venit Saturnia Olympo 
sArma. 'foins fitgieia , e$* regnis exid ademptis * 
Is genus indocile , ac difperfum montibta altis 
Compofuit ; legefque dedit , Latmmque vocari 
Malitit : bis quoniam latuijfet tutta in oris . 

E Ovvidio nel primo de' Falli . 

Caufa ratis fuperefl : Tnfcum rate ixnit in amntm 
ointe pennato falcifer orbe Deus . 

ilac e%o Saturntm meminì tellure receptnm : 
C dì tibia regnis a Jove pulfus erat . 

Inde din genti nanfa Saturnia nomen : 
Ditta quoque ejl Latium terra latente Deo, 

r *At bona pofleritas puppim formavit in are , 
Hofpitis adventum testificata Dei. 

Jpfe folum coluti i cujus placidifjìma lavum 

Hadit arenoft Tybridis unda latta. » 

Tiene la falce , come proprio inftrumento , ovvero infegna , con che da* 
Poeti vien defcritto , da efla denominato . Se gli attribuifce la detta falce , 
perchè dicono alcuni, ch'egli fu l'Inventore, che la trovò , mentre in» 
fegnò agli abitanti d' Italia , e M coltivare de* campi , e di fare il raccol- 
to del grano, e dì tutte le biade . Altri dicono, che queft' arme gli fu da- 
ta dalla madre , quando fu conerò del padre , e fi mode a liberare i fra- 
telli di prigionia , e che_ con elfo caftrò Cielo , come racconta Appollonip 
nel quarto libro degli Argonauti . 

Per la Donna fedente fopra della grotta fi moftra Roma » la quale ef- 
fendo polla fui Lazio , non folo come cofa famofiflima Angolarmente di- 
chiara quello Paefe , ma gli fa comune tutto il fuo fplendore , e la fua 
gloria ; oltrecchè per altro ancora vi Ita bene la detta figura ; perciocché 
Roma anticamente ebbe nome Saturnia , il che dimoftra Ovvid- nel 6. 
lib. de' Falli, introducendo Giunone, che di fé parla. 

Si genus afpicitur* Saturmm prima parentem 
Feci , Saturni fors ego prima fui . 



<A patrt ditta meo quondam Saturnia Hpm* e/i » 
Hac UH à Calo proxima terra fuit . 



» 



TOM TERZO. $%< 

Sì tboras in pretio ejì, dicor Matrona. Tonanti; % 
Jmtìaque Tarpejo funt mea Tempia Jo-vi . 

Nella guifii , che fi è detto , fi rapprefenta Roma 9 come oggi di lei fi 
vede una nobiliflima ftatua di marmo antica negli Orti degl' Illuftriflìmi 
Signori Cefi nel Vaticano . 

Il ramo del lauro , ovvero la corona del medefimo , oltre il Tuo Cgni= 
£cato , che è vittoriofa > e trionfante ( che per fegno di ciò fi rapprefenta 
fopra le armi già dette ) denota ancora la copia di lauri , di che abbonda 
quella Provincia) e quello, che Plinio narra nel lib. 15. al cap. 30. cioè 9 
che fu un'Aquila} la quale avendo rapita una gallina bianca, che aveva, 
in bocca un ramufcello di lauro , carico di bacche , la lafciò cadere fatva nel 
grembo di Livia Drufilla , la qual fu poi moglie di Augufto , fopra il 
qua! fatto richiedi gì' Indovini , rifpofero , che fi dovefle confervar la gal- 
lina , e i polli , che di lei nafceffero , e che il ramo fi piantafle ; il che 
eflendo fatto nella villa de' Cefari , porta fui Tevere , nove miglia preffo 
a Roma nella via Flaminia , ne crebbe di quella forte dì alberi una gran 
felva, della quale trionfando poi gì' Imperadori , portavano un ramo in_j 
mano , e una corona in tefta . 

Né fu folamente la detta felva , che in altri luoghi fé ne fecero mol- 
te altre , che fon durate molto tempo , e finora fi vede , che in quefta_j 
Regione vi è maggior copia di lauri , che in qualfivogìia altra Provincia 
d' Italia . 




C e e CAM, 



3 85 ICONOLOGIA 

CAMPAGNA FELICE > OVVERO TERRA DI LAVORO * 

J>i Cefarc Hip** 




Campqp. 



DTpìngefi, quarta felice Provincia in- un. florido, campo , colla figura di 
Bacco , e di Cerere , li quali ftiano. in atto fiero di fare alla lotta» 
< che non fi. difcerna avantaggio di forza più in. uno , che nell' altra . 

Avrà Bacco in capo una ghirlanda di vite % con pampani , ed uve » e 
Cerere parimente avrà una ghirlanda di fpighe di grano .. 

Dalla parte di Bacco vi faranno, olmi grandinimi , con verdeggianti 
viti » che ialifeano fino, alla cima di efli. alberi cariche di uve , e per più 
vaghezza vi fi potrà, ancora mettere accanto, una Tigre ,. come animale.» 
dedicato a Bacco » e dall' altro, lato, di Cerere una campagna di alti » e_j 
fpigati granir ed un. gran Serpe» anch' egli animale di. Cerere.. 

Felice veramente fi può. chiamare quella Provincia » poiché, ella ab* 
bonda di moki beni » e fpezialme.nte di quelli , che fono» alla natura uma- 
na necetfarj , come il pane», ed. il vino. E venendo, in cognizione i Greci 
antichi della, felicità, di' quella fertililfima Provincia, con appropriata» e_> 
gioconda favola finterò , come racconta. Plinio, nel lib. 3. che quella Cam- 
pagna foile lo lleccato.» dove dì continuo combattano Cerere» e Bacco alla 
lotta » per- dimoilrare > che Cerere in produrre grani , non cede alla, fe- 
condità di Bacco in produrre vini » ed altresì Bacco » anch' egli non cede 

all' ab- 



TOMO TERZO, 5 g 7 

all' abbondanza dì Cerere in produrre grani ; dove che per quefta riffa è 
tanta ia fertilità dell'una > -e dell'altro» che dal tempo de' Greci, infino 
adora ftanno combattendo» non eflendo ancora di efiì nefluno itracchi , né 
che voglia cedere per onor del loro frutto » per utilità del genere uma- 
no » né lafciano campo di poter giudicare » qual dì efla fia più forte , e_» 
valorofa » 

Campagna Felice » ovvero Terra di Lavoro * 

PEr far diverfa pittura di quefta Provìncia » rapprefentiamo una bella , e 
graziofa Giovane in luogo ameno , con ghirlanda in cspo , teffuta di 
vari fiori » e con vefte di color verde , parimente dipinta a fiori di di- 
vedi colori . 

Sotto il braccio deliro tenga un fafcio di fpighe di grano , e colla fi- 
nìftra mano con bella grazia una verdeggiànte vite , la quale mollri di efc 
fere fecondiffima del fuo frutto » ed accanto vi fia una fpelonca » dalla qua- 
le efca fumo , e acqua » 

Fu da Plinio nel 5. Kb. nominata quella Provincia, Campagna Felice* 
dalla felice produzione de' frutti , i quali da effa abbondantemente cavano *, 

Alfine fu detta Terra di Lavoro » dall' agevolezza di lavorare quello 
Paefe » per la qual coltura » e lavorare facilmente fi apparecchia a ricevere 
la Temente , e però ancora fu chiamata Campì Laborini „ 

Altri dicono , che pigliaffe nome di Terra di Lavoro » per effere mol- 
to fruttifera, ficcome diceffero » ella è buona quefta terra da lavorare» per- 
chè non fi perde 1' opera » né la fatica „ 

Fu ancora nominata così quefta Provincia dalla fatica» la quale ebbero gli 
Antichi nel conquìdala » e poi nei ritenerla foggetta , come narra Livio. 

Bella » graziofa » veftita nella guifa che dicemmo » e colla ghirlanda dì 
fiorì fi dipinge » acciocché fi conofea » come la natura ha voluto moitrare_» 
quanto quefta Provincia fia amena » e fruttifera ; ha data ocCafione àgli Ali- 
tichi ( come riferifee Plinio nel lib. 3. ) di chiamare quefta Regione Cam- 
pagna Felice » poiché quivi è aria temperata con tanta dolcezza » che molti 
Imperadori , e Senatori Romani infalliditi del Mondo » vi fi fono ritirati a 
più tranquilla vita » e maflìme a Pozzolo » ed a Baja ; ed il fimìle fecero 
altri grandi Uomini , per occuparli ne' ftudj delle lettere » tra' quali fu Vir- 
gilio eccellente Poeto , Tito Livio » Orazio » Glaudiano » e FranCefco Pe- 
trarca » molto amico di. Roberto Re di Napoli » onde fopra dì ciò così 
dice Silio Italico : 

T^imc tnclles » Vrbi rìtus) aique bofpita Mujts » 
Otia » <& exemptum curii gravioribus xvum . 

E non folo quivi è » Come abbiamo dettò » aria Così perfetta » ma vi 
fi trovano tutte le delizie » per i piaceri » ed utili degli Uomini » effendoc- 
chè da ogni lato fi vede la diverfità de' frutti » e quello che maggiormente 

C e e è importa 



388 ICONOLOGIA 

importa » copia grandiffima di grani , e vini ; e che per tal lignificato fi 
rapprefenta col fafcio delle fpighe di grano » e colla verdeggiante > e fecon- 
da vite carica di uve ; onde Marziale nel primo libro de* fìioi Epigrammi» 
fpezialmente parlando del Monte Vefuvio » luogo coraprefo in quella parte» 
cosi dice > 

ZJlc ejl pampìneis viridi* Vefuvius umbri* : 
■*^ Trejferat hic madido* nobili* uva lacus . 

ìiac juga qnarn "Hjfje colle* » plus Baccus amavit % 
Hoc nuper Satyri monte dedere choro* . 

Htec Veneri* fede*, Lacedemone gratior illi % 
Hic ben* Herculeo nomine ciani* erat : 

Cimila } acent flammis : & trifli merfa favilla j 
T^ec Superi vellent hoc licuijje /ibi. 

La caverna» dalla quale efee e fumo, ed acqua» dimoflra i faluberrìm» 
bagni tanto nominati di quella Provincia » i quali fono molti » febbenc un 
folo fi rapprefenta » giacché per la parte devefi intendere il tutto . 




& Castigai 



CALA- 



TOMO TERZO. 
A L A B R I A 
Bi Cefare. ,Pjp* « 



3 8? 




CM:étl. 



~Vatahria- 



DOnna dì carnagione folca » veflita dì color rodo . In capo avrà una.» 
bella ghirlanda di fronde di ornello fparfe di manna * Colla delirala 
mano terrà un cornucopia pieno di uve di varie fpecie» bianche * e nere. 
Colla finiftra mano tenga un ramo di ginefira » carico di boccioli di feta» 
ed un ramo di bombace colle foglie » e frutto , e per terra vi fia ancora 
tin fafcio di canne mele . 

Il nome di Calabria , pare che fia voce Greca, il quale abbia ricevu- 
to quefto Paefe da' Greci ? che lo hanno abitato ; perciocché eifendo no- 
me compollo da Calos t Ó* Brijo (delle quali voci 1' una lignifica buono» e 
I' altra Scaturire ) fi viene a lodare con tal nome quefta Provincia ; efTen- 
docchè in effa fi trova il fonte di tutti i beni » il che conferma Pietro 
Razzano » e Francefco Berlinghìeri nella fua Geografia » ne' Tuoi veriì » 
che cosi dicono? 

Calabria è detta net preferite gtorm* 
E lignifica il nome , che produce 
le cofe buoìKì con copiofo corno» 

Ed 



390 ICONOLOGIA 

Ed in vero quello Paefe è molto fruttifero , pieno di opportuni Mon- 
ti , di aprichi Colli, e di ameniflime Valli ; ma quel che più importa , 
vi è aria perfettilìima » che rende gratinimi que' b„-m , che la Natura..» 
produce . 

Il color fofeo della carnagione » e 1' abito ro.Tb dinotano le operazioni 
del color del Sole, che a lei è molto amico, il che lignifica Orazio nella 
Ode 31. del 1. libro, dandogli l'epiteto di eltuofo . 

La ghirlanda di ornello carico di manna , che tiene in capo , è per 
dinotare, che il Cielo in quello luogo è buonillimo , e vi piove largamente 
gioconda, e falutifera rugiada della -manna; e perchè "quella, che fi racco- 
glie fopra 1' orno è la migliore , e la più perfetta , perciò di quello al- 
bero le facciamo la ghirlanda, e non di altra pianta. 

Colle diverfe uve fi dimollra la copia de' generofi vini , che li fanno 
in quella Provincia , i quali portandoli in diverte parti d' Italia , fanno 
memorabile il Paefe , ed il fuo nome » 

Il ramo di gineflra co' boccioli di feta , la bombace , e le canne mele 
fono gli altri frutti più fpeziali -, per ì quali fi rapprefenta maggiormente 
la Provincia , facendovi!! , come ognuno sa , grandiffima quantità di feta , 
di bombace > e di zuccaro . 




PUGLIA 



TOMO TER ZO, 
PUGLIA. 

Dì Cefare Xjpa.*. 



39 i 




~PKqì 



i a 



DOnna. di carnagione: adulta* ch^'elTendo* velHta: di' un; fottìi" velo * ab» 
bia fopra. di eiTo- alcune- tarantole , limili a* ragni grofli. rigati di di- 
verti, colori. Starà la detta figura in atto, di ballare . Avrà, in capo una-j* 
bella ghirlanda, di olivo- col: fifa frutto , e. col'a. delira, mano terrà con_9: 
bella grazia, un mazzo di" fpighe. di grano. , e un ramo, di mandorlo coo_j 
foglie,, e frutti.. Avrà, da una parte una Cicogna , che abbia un Serpe, in,! 
bocca ,, e dall' altra diverti ltromenti da. Tuonare.,, ed. in partic.olare.ua tam- 
burino,, ed un- piflaro-.. 

Fu dagli Antichi chiamata: quella: Provincia: Apulix. da. Apulo, antichi£- 
fimo. Re di: queita, luogo ,, che quivi venne, ad. abitare. ,, molto, tempo, avan- 
ti, la guerra di Trojà .. 

Dipingefi. di carnagione- adulta- , e di fottile. velo ,. per- dimoltrare. it 
gran. calore l* e liceità,, che. nella Puglia perloppiù, li. trova , per- la quali 
cofa fu coltrettO; Orazio, a dire. nell J Ode 3.. epodon : Siticidofe *dp;di<e ,.no?- 
minandola cosi, piena, di fete. ,, e. parimente Perfio.* nella: i„. Satira.:; 



%ec. lingua.^ quantum: fittati canti. <dppula.y tanta, ti 



£e 



3?i ICONOLOGIA. 

Le Tarantole fopra il veflimento , e macchiate di diverfi colori fi rap- 
prefentano, come animali notiflimi , ed unichi a quella Provincia , come-» 
ancora per dimoftrare , fecondo che rlferifce il Mattiolo fopra Diofcoride 
nel lib. 2. ) la diverfità del Ior veleno ; perciocché mordendo effe alcuno 
ne fuccedono diverfi i e llrani accidenti ; alcuni cantano , alcuni ridono , al- 
cuni piangono; chi grida , chi dorme» chi veglia, chi falta , chi trema ■ 
chi fuda , e chi patifee altri diverfi accidenti * e fanno pazzie , come fe_j» 
foffero fpiritati , e ciò da altro non procede , fennon dalle divede nature» 
si di quelli animali , come ancora di quelli » che fono da efli morficati * 
ed altresì fecondo i giorni , e le ore . 

La diverfità degl' iffromenti da fuonare , dimoftra , che il veleno di 
quelli animali » come narra il Mattiolo nel luogo fopraddetto » univerfal- 
mente fi mitiga , e fi vince colla mufica de' fuoni ; e però fi colluma di 
far fempre fuonare , dì » e notte , finché 1' offefo fia finato ; imperocché 
il lungo fuono » ed il lungo ballare ( che perciò fi rapprefenta quella figu- 
ra , che ltia in atto di ballare ) provocando il fudore gagliardamente » vince 
alfine la malignità del veleno , ed ancorché i dett* idrumenti per ogni 
parte fi collumino volontariamente per gulto , e dilettazione ; nondimeno 
in quella Provincia fi adoperano , non folo a quello fine , ma per neceffi- 
tà j come fi è detto . 

Le fi dipinge accanto la Cicogna colla Serpe in bocca » perchè quello 
animale in niun' altra parte dell' Italia fa il nido , che in quella ; onde fi 
dice effervi pena della vita a chi ammazza le Cicogne , per il benefizio 
eh' effe apportano , col tenere netto il Paefe dalle Serpi . 

Le fpighe del grano , la ghirlanda dell' olivo , ed il ramo del man- 
dorlo ne dimoflrano , come in quella Provincia vi è tanta abbondanza di 
rano , orzo » olio , e mandorle , che facendo paragone di effa Provincia al 
cello d' Italia » fi può dire » che effa ne provveda più di ogni altra ; dove, 
'che non {blamente quella Regione oc ha quantità per fé , ma ne abbonda 
per molti altri luoghi ancora , 




ABRUZZO 



TOMO'TERZO. 
M A RCA. 

Dì Ce/are Rjpa . 



... , 



m 




T ^ìt 



SI dipìnge in forma di una Donna bella » e dì virile afpetto . Che col- 
la delira mano fi appoggi ad una targa attraverfata di arme di afta « 
Coli* elmo in capo , e fopra il cimiero abbia un Pico ; e colla finillra_j 
mano tenga un mazzo di fpighe di grano * in atto- di porgerle ; ed apprefc 
fo a lei vi farà un Cane . 

Si rapprefenta bella ì per la vaghezza della Provincia * molto bene di- 
pinta dalla natura in Valli , Colli , Piani , Rivi , e Fiumi » che per tutto 
la irrigano , e la rendono oltre modo" vaga , e bella . 

. Si dipinge di virile afpettd con una mano appoggiata alla targa » ed 
altre armi 5 per inoltrare li buoni foldati » che da elfa Provincia efcono . 
Le fi mette per cimiero il Pico , arme di quella Regione » eltendochè 
il Pico uccello di Marte foffe guidato , e andaffe avanti le Legioni de' Sa- 
bini ; e quelle nella Marca conducete ad effere Colonia di Provincia» c_» 
per quello fu detta a tempo de' Romani la Marca , *Ager Ticenus ; come-* 
ben defcrive affai in un breve elogio il- Signor Ifidoro Ruberto , nella bel- 
liffima, e maravigliofa Gallerìa di Palazzo nel Vaticano, fatta fare da Gre- 
gorio Papa XIII. di feliciflima memoria , nella qual fu di molto ajuto il 
Reverendiffimo Padre Ignazio Danti Perugino , e Vefcovo di Alatri , che 

D d d 2 n' ebbe 



39 6 ICONOLOGIA 

n' ebbe fuprema cura da Sua Be ititudine ; e 1' elogio fu quello ': \Ager 7*;- 
cenus i ager ditlus ejl propter fcrtilitatem , Ticenus a Vico Martis , ut Straboni 
placet , nam annona , ér militibus ab nudai , quibus f<epe Rimani > caterafqui Ita- 
lia » Europxque partes jwvit . 

E cereamente gli Uomini di quella Provincia non folo hanno fovvenu- 
ta continuamente di grano Roma, e le altre Provincie ; ma ancora hanno 
dato ajuto di fortiulmi foldati , e indenne fegni di nobil fedeltà , ne' mag- 
giori bifogni loro , e della CriiHanità, contro i Turchi, e gli Eretici, ed a 
tempo de' Romani antichi fpezialmente molto fecero , quando congiurando 
contra di elfi gran parte delle Colonie d* Italia , loro molfero guerra folo i 

Marcliegiani , de' quali i Fermani rellarono in fede, e combatterono ili . » 

lor fervigio ; onde quella Provincia , e quella Città ne acquiìtò lode di fe- 
dele , e per loro gloria ne' luoghi pubblici fi vede fcritto : 

Firmum firma fides B^pmanorum Colonia . 

Onde ragionevolmente fé le è meffo accanto il Cane , per dimoftrare 
la fedeltà loro ; oltre di ciò per dimoitrare , che in quella Provincia vi 
fono Cani di gran ilima , e bontà , e di eili ne vanno per tutta l' Italia ; 
e ritornando al valore , e fedeltà di quelli foldati , da Velk-jo Patercolo 
quando dice , che Pompeo armò per la Repubblica numero grandiflìmo di 
gente , ma che : 

In Cohorte Tìcem plurimum confidebat . 

A' tempi più moderni , quando Papa Clemente VII. fi trovava afTediato 

ìli d'allellu 3aiU* AijjjcIl» dalli Spasimali , e Uà I Tv-UcflUI , 1 Marchigiani 

quali popolarmente s' inviarono alla volta di Roma , de' quali fpingendofi 
avanti il Conte Niccolò Maurizio da Tolentino con alquanti cavalli , e_> 
con elfo Tullio Ruberti , fi ritrovarono a cavarlo di Cartello, quando fi an- 
dò a. falvare ad Orvieto . 




ROMA- 



TOMO TERZO. 

a b r y z z o . 

Di Cefare Zip** 



m 




DOnna di afpetto virile , e robufto , veftita di color verde . Che ftando 
in luogo erto, e montuofo, colla deftra mano tenga un' alta. a e-? 
colla finiftra porga con bella grazia una cellella piena di zafferano ; ed ap« 
pretto a lei , da un de' lati , fia un belliffimo Cavallo . 

I Popoli di quella Provincia anticamente fi chiamarono Sanniti , Cara- 
ceni, Peligni , Marucirri , Precutini, Veftini , Irpiriì , ed altri nomi, fecon- 
do i Luoghi , e le Città di efla Regione : ma in generale traire il nome 
de' Sanniti , dalla Città di Sannio , dalla quale anticamente ha riportato il 
nome tutta quella Provincia , come quella , che di tutti quelli Popoli fu 
capo , come narra Strabone lib. 5. 

Fu pofcia chiamata Apruzio , in vece di Precuzio , cioè da quella parte 
da' Precutini, ed ora ha àcquiltato il nome di Abruzzo , in vece di Pre- 
cuzio , elfendo corrotto il vocabolo , dimanieracchè quefta denominazione_> 
fcambievolnaente è fuccetTa a quella de' Sanniti» e fatta uhiverfale , come 
ella ha tutto il Paefe . 

Si dipinge Donna in luogo erto 9 e montuofo , per effere quefta Pro- 
vincia cosi fatta . 

D d d Si 



394 ICONOLOGIA 

Si fa veftita di color verde , e di afpetto virile * e robufto , percioc- 
ché » come dice Plinio nel lib. 3. , gli Uomini «abitanti- ne* monti , fo- 
no vigorofi , robufti, e più forti di quelli, che abitano luoghi piani» efer* 
citando più quelli il corpo, che non fanno quelli . 

E perchè produce quella Regione grandiflima quantità di zaffarano , del 
quale non folo ne partecipa tutta l'Italia, ma molti altri Paefi ancora» il 
rapprcfenta , che porga la bella cella piena di quefli frutti . 

Il belliffimo Cavallo, che le (la apprelTo , denota i generofi , e molto 
nominati Cavalli di Regno , de' quali de' più forti fono in quello Paefe , 
per la gii detta cagione del (ito ; febbene per la bellezza , e grandezza_j 
di corpo ve ne fono in Calabria , ed in Puglia di molta (lima , maflìme 
quelli della razza del Re, del Principe di Biflgnano, ed altri". 

Sta anche bene il Cavallo a quella Provincia , perciocché eCTendo ani- 
male di fua natura generofo , e fervendo al fatto della guerra -, fi attribui- 
re a' Sanniti Uomini bdlicofi, che ( come appreflb fi dira ) dettero a_j 
fronte più volte coli' efercito de' Romani , 

L' alla che tiene colla delira mano , è per fìgnificato del loro proprio 
nome , fignificando ( come dice Fello ) la voce Greca ffxvvtx alla . 

Oltre di ciò I' alta le fi conviene , in fegno della virtù , e del gran_» 
valore . Perciocché i Sanniti cominciando a fare conto della virtù , e fra 
di loro delle perfone virtuofe , in tutti gli atti civili, come di pace, così 
di guerra, onoravano quelli , e divennero tanto coraggiofi, che ardirono di 
farli foggetti tutti li convicini. Popoli , fcorrendo gran Paefi , e di fard ni- 
mici i Romani, a' quali ( come dice Strabone nel luogo citato ) fecero 
più volte veder la prova del loro valore . La prima volta fu quando mof 
fero la guerra . La feconda quando furono in lega con efso loro . La_s 
terza quando cercarono di eflere liberi , e Cittadini Romani , e non po- 
tendolo ottenere , mancarono dall' amicizia de' Romani , e fé ne accefe la 
guerra chiamata Marfica , la quale durò due anni , e finalmente ottennero 
il effer fatti partecipi di quello , che defideravano , 




MARCA 



? i A4 T E '.R ZO, 599. 

Racconta ancora V abbondanza delle Rane » che fi trovano quivi j e di 
loro cosi favella: * - _ ,1 

Cum comparata rìB&us tuis or* ' 
T^iliacHs habeat Crocodilus angn/ìa t 
Mel'mfque larice garriant ^avcnnates . 

Vi fono ancora le viti fertili di Faenza» delle quali ne fa menzione.* 
Marco Varrone lib. i. e. 2. de re ruflica . 

E gli ottimi, e genero!! vini di Cefena, febbene poiTono effere fupe- 
rati in altri luoghi prodq~rti ; ma gli Antichi, gli ripofero tra' vini genero- 
fi, come fi legge appretto Plinio nel lib. 3. al cap. 6. e Mecenate ne_? 
faceva gran ftima, e però furono . chiamati Mecenatini , Onde non terrei 
per errore, far nella ghirlanda comparire alcune foglie di vite. 

Potrafli ancora dipingere il Sàie , che da Platone nel Timeo fu detto 
caro , ed amico a Dio, e nel 9. della Iliade fu da Omero chiamato Di- 
vino , e di cui Plinio fcriife quei!' antico proverbio , Sale nihil utìlìns , il 
quale fi fa a Cervia in tanta copia , che fi partecipa ad altre Provincie » 
e mi parrebbe non difdicevolé , che ne teneife in mano » o in altro luo- 
go in un vaio, che rappreientafife la maiolica, che fi fa in fingolar lode in 
Faenza . 

B finalmente , oltre le lopraddette cofe , potrebbe!! ancora fare armata, 
per attribuirle virtù militare , '^avendo prodotto per lo tempo pattato , ed 
al prefente bravinomi Uomini l e famofi Capitani , come Alberico Barbia- 
no Reftitutore dell'antica difcìplinà militare in Italia, lo "Sforza da Coti- 
griola , tanti Malatelli da CeféhaY e Rimino , i "TolentamTi Lovardi, e 
Rafponi da Ravenna, i Cai voli , OrdelafS» gli Alti, de' quali il Cavalier* 
Cofmo. Vicegovernatore di Famagoita ; ove per la Santa Fede fu dal Tur- 
€0 decapitato, infieme con Aftorre Buglione Governator Generale del Re<* 
gno di Cipro a' j. di Agollo t57'f. 

Ed i Brandolini da Forlì , i Manfredi , e Martino, da Faenza , Vìncen~ 
zio., e Dionifio Naldi da Brefichella Generale della Invittiffima Repubbli- 
ca di Venezia, ambedue Gutrrieri fàmofi nominati dal Giovio» e dal Bem- 
bo de Bg Veneta : e molti gcnerofi Capitani di quella bellicofà Famiglia» 
dalla quale ancora fono difeefi i Signori della Bordigiera , gli Alidoifi. da 
Imola, ì Conti Guidi, ora Marc he fi di Bagno, difeefi da Guido Nipote^ 
ex Ottone Magno primo Imperadore in Germania , Uomini di grande J&ima» 
« valore », ed altri » che lafcio per non etter tediofa. 




&GMA* 



400 



ICONOLOGIA 

ROMAGNA. 

Sì Ce/are Bjp*» 



V- 




Jiom 



aqna 



DOnna armata a federe fopra diverfe armi . Colla mano deftra foftenga 
fette Colli , in cima de' quali vi fia la Vittoria . Tenga nella fini- 
ftra fioriti gambi di lino , con una corona di pino . A' piedi un bacile * e 
boccale , con altri vafi . Figura fimile vedefi nel Palazzo di Faenza . 

Bellicofa per ogni fecolo è fiata quella Provincia . Con i Tofcani fuoi 
primi abitatori , combattè contro i Galli Tranfalpini lungo tempo , da' 
quali {cacciati , divenne la Provincia de' Galli . Infinite battaglie» ed acer» 
be rotte diede con i Galli a' Romani ; vinti finalmente i Galli da' Ro- 
mani , unita con efso loro combattè contro le Nazioni , e Popoli nemici 
al nome Romano , tanto per gloria della Repubblica , quanto per 1' accre- 
fcimento dell' Impero Romano , che molto favori quella Provincia , per il 
fuo coraggio militare . Augullo ordinò 1' Armata Navale di Ravenna , Cit- 
tà profuma al I ido Adriatico , Metropoli della Romagna, acciò guardafse 
il Mare Adriatico fuperiore , come riarra Strabone , e Svetonio in Augulto 
cap. 49., e Vegezio nel lib. 4. cap. 31. dice, che l'Armata de' Raven- 
nati andava in corfo per 1' Epiro, per la Macedonia , per 1' Achaja , per 
le Propontide , Canal di Bifanzio , per lo Ponto , per 1' Oriente , per la_j 

Candia , 



TOMO TERZO 
ROMAGNA, 

Hi Cefare tijpa . 



39? 




D 



Onna con bella ghirlanda in capo di Iinb , colfe fue foglie , e fiori « 
e di rubbia . Colla delira mano terrà un ramo di pino col frutto ; e 



r"' 



K'-k-aIIì . Hi fave « 



di 



eolia finilìra pannnrH-n'p H." 
fagìuoli . 

Ebbe quella Provincia diverfi nomi, uno de' quali fu Flaminia, e dicefi, 
che abbia ottenuto quelìo nome dalla Via falicata, e rafifettata da C. Fla- 
minio Confole Romano , come narra Strabone nel libro 5. e T. Livio nel 
0, delle guerre de* Macedoni ; dicendo, che Flaminio avendo foggiogati i 
Liguri , e fatta pace co', vicini popoli , non potendo patire , che i vitto- 
riofl foldati foiTero oziofi , vi fece lalicare , e rafTettare la via da Roma_j 
per Tofcana , e per 1' Umbria , fino a Rimino . Fu poi detta Emilia da 
M . Lepido Emilio , il quale fece una ftrada , che veniva da Piacenza a_s 
congiungerfi colla Flaminia . Fu prima chiamata Galli» Cifalplna , per 
elfere Hata abitata lungo tempo da' Galli , Boli , Infubri , Cenomani, 
ed altre Umili Generazioni [ come dimoltra Polibio nel quarto libro j 
dicendo , che avendo i detti Galli trapalate le Alpi , fcefero in_» 
quello paefe , e fcacciati i Tofcani , che quivi avevano edificate ^dodici 
Città , quivi fi fermarono , e da cflà Galli fu poi nominato tutto 'quello 

paefe 



59 8 ICONOLOGIA 

paefe Gallia Cifalpina . Fu pofcia detta Gallia Cifpadana , e Trafpada- 
na , per etfere dagli Antichi partita la Cifalpina in due parti , cioè , di 
qua, e di là dal Pò Fiume. Fu pofcia nominata Gallia Togata, comc_> 
fi raccoglie ancora da Marziale nel terzo libro , che ivi lo compofe : 

Hoc ubi, quidquid id e(l , longinquis mittìt ab oris 
Gallia , Bimana nomine ditta toga . 

E più abbatto fpecifìcamente , che era nel Foro Cornelio « cioè Imolt ; 

Hpmam vade lìber : [t veneri: unde , requiret i 

e^mili.e dices , de regione vi*. 
Si quibus in Terris , qua ftmus in Vrbe , rogabit : 

Cornelii referas melicet ejfe Foro. 

Fu detta Gallia, effendovi i Galli Sennoni, e parimente i Boi] pafTa- 
ti nell' Italia , e quivi avendone fcacciati i Tofcani , £ come abbiamo det- 
to ] ed abitandovi , cominciarono appoco , appoco a pigliare i civil i coilu- 
mi de' Romani , non folamente del modo del vivere ; ma altresì del con- 
verfare , e veftire ; perciocché vedendo quelli effer togati , anch' eglino 
pigliarono le toghe, ch'erano vellimenti de' Romani. 

Ultimamente fu [ come narra il Biondo j chiamata Romagna da Carlo 
Magno , e da Papa Adriano I. dopo la rovina de' Longobardi , per edere 
fiata Ravenna , con alquante altre Città , e Terre vicine fempre per tutto 
il tempo de' Longobardi , fedeliuìmi al Popolo Romano . 

Si fa a quella Provincia la ghirlanda dì lino , avendo Plinio in molta^j 
(lima il lino di Faenza, nel lib. 19. ponendolo nel terzo grado di fottigliez- 
Za, e denfità , e nel fecondo grado di bianchezza. 

La rubbia viene molto lodata quella di Ravenna da Diofcoride , come 
colà, notabilv. . Le f»iwo«k:. i: ~i."/jKr» . p Hi oanico denotano la fertilità 
del Paefe , quanto a tutte le forta di biade» e legumi, e ipe^ialmentc^» 
migli, panichi , fave e fagiuoli. 

II ramo di pino col frutto , che tiene colla delira mano , è per dimo- 
flrare la nobili/lima Selva di pini intorno a Ravenna , e Cervia , che è 
cola tanto propria di quella Provincia in Italia , che niuna cofa la fa tanto 
differente dalle altre , quanto effa . Onde Siilo V. di felice memoria in una 
fua Bolla , circa la confervazione di quelle pinete , la chiama decoro d' 
Italia . 

Ma per non lafciar di dire cofa , che notabile fia , e per dar occafione 
ad altri , porgendo loro materia di variare a modo loro la forma di quella 
figura , io trovo appretto Plinio lodati i Rombi , e gli Asparagi di Raven- 
na , onde Marziale di e (Ti dice nel 13. lib. 

Mollis in equorea qutt credit [pina Ravenna * 
7yon erit nicultis gr attor *A '[par agii . 

Rac- 



TOMO TERZO. 4 ot 

Candia ■> e per Cipro « ne fa dì tale Armata menzione Tacitò nel quarta 
degli Annali , e nel fecondo delle Storie . Caflìodoro nelle Varie » e 1* ifcri- 
zione di Tito Apeo Prefetto dell' Armata Pretoria di Ravenna * ed un* 
altra ifcrizione * eh' era già in Laterano « di Tito Statilio foldato di detta 



Armata , 



IVVENTTìE. EVTiCHIJ. 

. CONIVGI, KARISS. 
T. STATILIVS. VALENS 
ML. CL. PR. RA. 
V. A. XX. B. M. P. C. 



Oltre I' Armata Navale ebbe la Romagna molte Coorti per terra g. 
eccome notifica 1' ifcrizione di Lucio Vicedio Trefente da Ravenna della 
Tribù Camilla , foldato a cavallo della fetta Coorte Ravennate * la qualc^s 
trovali in Roma a S. Biagio della Pagnotta » 



DIS. MANIBVS 

FOSSILE. GNOMjE 

L. VICEDIVS. L. F. CAM. 

PRjESENS. RAVEN 

EQ; COH. VI. R. MATRI 

PIENTISSIMjE 



A tanta foldatefca di Romagna furono confegnati fotto il Colle Giatt* 
vicolo di Roma in Traftevere gli alloggiamenti) e chiamavanli Cafira i^z- 
wnnatwm . Andrea Fulvio nelle antichità di Roma lib. 2. cap. ult. e lib» 
4. cap. io. 

Laonde meritò Ravenna dì eCter Colonia de' Romani , non Municipio, 
come penta il fuo eccellente Cittadino Storico ; ma in quelto poteva con 
ragione maggiormente nobilitare la fua Patria * perchè più nobil titolo fu 
la Colonia del Municìpio . Che Ravenna foiTe Colonia , chiaramente lo di- 
ce Strabofie lib. j, *Arìnìinum 'Dmbrarum Colonia. ; ut Ravenna ■*> utraque fy- 
manos habet Inquilino* ^ e lo mantiene il Panuino nel libro dell' Imperò 
Romano » dove tratta delle Colonie , tra le quali pone Ravenna . Si abbai 
glia il Rofcì nella ifcrizione di Publio Vezzio Sabino , pure della Tribù. 
Camilla , nella quale legge MÀG. MVN. RAVEN. cioè fecondo luì , Ma- 
gìflro Municipii ^aiiennatium ; ma nella piètra » eh' egli cita in Modena 9 vi 
Ita intagliato MAG. MAN. che vuol dire * Magijìro MancipiunL t^avema.- 
tlum*, così fiampa il Panuino nel Trattato de Civitate ternana » fotto la_j 
Tribù. Camilla » e lo Smezio foglio ió*2» num. ig. 

E e e P. YET- 



40* ICONOLOGIA 

V. VETTIO P. F. CAM. 

SABINO. E Q. P. 

UH. VIRO. AEDI POT. 

ET. MAG. MAN. R A V E N. 

CORNELIA. MAX1MINA 

MARITO. INCOMPARABILI 

ET. SIBI. VIVA. POSVIT. 

Befiicofa fu Ravenna» con tutta la Provìncia , più di ogni altra d'Ita- 
lia , dalla venuta de' Goti , e Longobardi , per fino all' Impero di Carlo 
Magno ; poiché tutte quelle barbare Genti sboccavano a Ravenna , nella^» 
quale vollero fare ltanza gì' Imperadori , per opporli in quel palio , e_» 
Porto di Mare all'impeto delle nemiche {quadre ; ma la forza de* Barbari 
prevalfe , che fi. fecero Ravenna ( {"cacciati gì' Imperadori ) refidenza lo- 
ro. . Dato eh' ebbe Dio. fine a' Goti ,. e Longobardi ; febbene non ebbe 
la Provincia continue guerre ,. come prima , nondimeno flette alle volto 
in armi, lpezialmente al tempo di Federico II. Imp«radore, il quale pre- 
fe Ravenna, indi nel 1240. pofe 1' attedio a Faenza, Città di Romagna, 
e ftentò un anno , prima che la potette ridurre a renderli : né fu poca_» 
lode a' Faentini di reuìtere un anno a sì potente Imperadore , fulmine di 
guerra , indizio di gran valore , conofeiuto eziandio da' Stranieri » partico- 
larmente da Giulio Celare Scaligero in quel fuo Epigramma : 

F A V E N T I A * 

JP^irs magnai Italia duro di f crìmine rerum 
■ Clara Inventino, mìlite feeptra capii . 

§>yod meruit decus. inviSlis Helvetiits armis, 
ghiod conditeli, ferox Brennus ad arma f:iit i 

"Hoc fumus: hoc fortis meruit j tu ignea dextra*. 
^Arbitrio cujus » riamine, regna parata .. 

Non mancarono poi guerre a quella Provincia , ceffato il furore di lo». 
lane Nazioni , con i proprj abitatori , e popoli conyicini , tanto che Dan- 
te Poeta proruppe in quel terzetto :. 

}\pmagna tua non è , e non fu mai 

Senza guerra ne? cuor de' fuei Tiranni * 

Dopo Dante, fono in Romagna nati Guerrieri , die pofTono dure cogli 
antichi al paragone : ma progrefso maggior di tutti ebbe Sforza Aitan- 
dolo da Cocignol» » Padre di Francete© 1 e Duca di Milano s da' quali 

fono 



TOMO TERZO. 403 

fono derivati mille eccelli Campioni dell 1 Illuftrinìma Cafa Sforma . Inno'tre 
flette la Romagna in guerra» Faenza fpezialmente , col Duca Valentino* 
vivente Alefsandro VI. » e nel Pontificato di Giulio 1 1. coli' efer<i 
cito Francefe per la rotta di Ravenna * non fenza danno , ed eiterminio 
de' Vincitori. In ultimo l'anno 1597. a* 2ì. di Novembre, efsendo Le- 
gato della Provincia V Eminentiffimo Cardinale Bandino < corfero gran_» 
preparamenti di guerra in Faenza * dove per la ricuperazione del Ducato 
di Ferrara , nel cuore di afpriifimo Inverno fi fece con incredibile pre- 
ftezza , in ìfpazio di 20. giorni la mafsa dell' Efercito Ecclefiafiico , divifó 
in otto Colonnelli » con tre mila Fanti , e 400. Cavalli per ciafcuno , quali 
furono T Uluftriflìmo Marchefe de* Bagni di quella Provincia , il Marche- 
fe della Corgna , Generali degli Archibugieri a Cavallo , il Signor Pirro 
Malvezzi Generale della Cavallerìa di Lance , il SignofL^eone Strozzi 1 il 
Signor Mario Farnefe Generale dell' Artiglierìa , il Signor Lotario Conti « 
Duca di Poli , il Signor Giannantonio Orfini , Duca di Santo Gemini , Do» 
Pietro Gaetano » Duca di Sermoneta Generale della Fanterìa , ed il Signor 
Marzio Colonna , Duca di Zagarola Capo di tutti ; fi pubblicano gli Offi- 
ziali della Milizia , e tra gli altri il Capitano Giambattìita Senerolì Faen- 
tino 1 per la molta fperienza militare , per il feguito , e per la prattica^a 
che aveva ne' confini della Romagna , e del Ducato di Ferrara , fu di- 
chiarato Luogotenente di tutta la Cavalleria . Fatte tutte le necefsarie-* 
provifioni di armi, e di gente, fi conclufe 1' accordo tra 1' Eminentiffimo 
Cardinale Aldobrandino Legato dell' Efercito del Papa, e la Sereniffima__» 
Signora Lucrezia da Elle , Duchefsa di Urbino , Sorella dell' ultimo Duca 
Alfonfo di Ferrara , colla reftituzione di detto Ducato , feguita in Faenza 
a' 13. di Gennaio del 1598. ficcomc apparifce in una ifcrizione , che nel- 
la Sala maggiore del Palazzo di Faenza fi vede » la quale poner vogliamo»' 
acciò detta Città , e la Provincia tutta non refti più defraudata delle fue 
azioni , attefocchè il Campana , e il Doglione Storici di noftro tempo ma- 
lamente informati fcrivono , che la mafsa , e 1' accordo fi faceife in altre_» 
parti: ma più fede predar fi deve all' ifcrizione comporta dal Signor Gio- 
vanni Zaratino Cancellini , che vide in Faenza tutto 1' apparecchio dell' 
Efercito , e delle Armi , e ridulfe in breve compendio tutta l' imprefa » 
ed il fuccefso nel feguente elogio , diretto a Papa Clemente VII. di fé* 
liciflìma memoria , che con fol lecita cura comandò l' imprefa , 

CLEMENTI VII. PONT. MAX. 

"Princìpi Optimo , & Clementi ffimo ob Ferrarienfem expeditìonem celeritatcj* 
mirabili paratam . Faventiam convenientibus TETB^O ^iLDOBR^AT^Dl^O C^ll^ 
DlTs^^ìLE Tontificis Fratris filici , Ecclefìaflici Exercitus pp>emo Moderatore „ 
QCT^AVIQ B^r^DFHp Cardinale Flaminia Legato , cxterifque belli T J rinc!pibu$ 
ad illuflrandum Exercitum , aciemque inftruendam , Militibas tmdique media Hye- 
me conftuentibus , qui libenùffimis Civibus excipi 'untar , aluntar , fomentar , net 
ullum Civitas ob charitatis offìcium ■> charitatis patitur incominoditm . In tanto rei 

Eee 2 ntìtìr 



404 ICONOLOGIA 

rnditaris apparato , T LVCI{ETI^ ESTENSI 5 Vrbini Ducifrt adventn, C*M- 
S^iB^lS E STESSI S nomine in bac Vrbe prolata pace , & ab eodcm confirma- 
ta, Obftde miffo UL FOT^SO Filio, Ferraria fine clade ,. S.I{.E. reftituitwr idi- 
bus "fan. MDXCyill. Comes Gabriel Gabrielius Eugubina* f aventi* Guberna- 
tor ». ejufque militum , ac vigilum Traf, ad sternam preclari faili memoriam * 
atque ad perenne Faventinorum fidei » ac devotionìs tc/limonium in Summutiu 
Tontificem ,. ac S^ I{. £.. Hoc laudis mommenMn. dedicava , approbante S. T. J^ 
Paventino .. 

ECTendo quella. Provincia vifluta in. continue battaglie , ed avendo prefo 
ad ogni occorrenza le armi con fua gloria , ed onore in difefa di Roma, 
dalla quale ha meritato il nome di Romagna , per moto proprio, di Carlo 
Magno Imperadore , e di Adriano. I. Pontefice, è ragionevole ancora» che 
pigli la forma della figura , come Roma di Donna armata a federe fopra 
le armi, con i fette Colli nella delira, per la (lima che ha fatto la Ro- 
magna de' fette Colli Romani , fomentati , ed. efaltati dal potente ajuto 
fuo , a' quali con molto valore è concorfa ad arreccare più volte glo* 
riofa Vittoria, figurata nel Colle fuperiore , che fu il Capitolino, capo di 
tutti gli altri , dove terminate fono, laute le trionfanti Vittorie . Tal vanto 
viene a dare 1' Oratore. Romana, alla Romagna., quando, nella terza Filip- 
pica dice , che non fi può. tacere della, virtù , cottanza , e gravita di que- 
lla Provincia ; imperciocché ella è il fiore d' Italia , fermezza dell' Impero, 
ornamento della dignità : tanto è il qonfenfo de' Municipi , e delle Colonie, 
che pare confpirmo tutti a difendere I' autorità, dell' Ordine Senatorio • e 
la, maellà. del Popolo. Romano. Come la più pacifica, ed unita Gallia_» 
con Roma, prefe nome di Togata , e 1' abito della Romana Toga , come 
nota Dione lib. 46. e nel quarantèiimo fettimo. dice , che riceve la Cit- 
tadinanza , fecondo la. forma degl* iftituti, e leggi d' Italia ,. la quale data 
le fu da Pompeo Strabone , padre di Pompeo Magno , finita, la guerra..* 
Marfica 1' anno del fuo Consolato 664. dall' edificazione di Roma » di che 
Onofrio Panuino nel libro, dell' Impero Romano , fotto il capo delle Pre- 
fetture , e Giulia Tipfio nell' XI. degli Annali di Tacito . Sebbene il no- 
me della Gallia Togata, divenne comune alla Gallia Trafpadana. a tutta la 
Lombardia , manifestali, quello da. Cefare lib, 8.. e. da Irzio quando fcrnfe» 
che Cefare trafeorfe tutte le. Regioni della Gallia Togata. , e che fece_* 
Prefetto di lei Tito Labieno .. Dione parimente la chiama tutta Gallila 
Togata ; e Mela pone, i Carni, e Veneti nella. Gallia Togata, Autori che 
fanno, contro Leandro Alberto , il qual non vuole che fi chiamalfe Gallia 
Togata , fennon la Romagna Cifpadana ;, ma. vedefi. che fu nome comunc_> 
anche alla Tranipadana . Nomi iuoi particolari furono quelli , che la Ro- 
magna prefe da Cajo Flaminio , e da Marco. Emilio Lepida , Contbii di 
Roma 1' anno dalla fua edificazione 56.1.. perchè quello laltricò la via da_a 
Rimini a Bologna, fecondo Strabone ,. fecondo, altri per fino a Piacenza, 
dove fi, eltefe la giurisdizione, dell 1 Efar.caco di. Ravenna, e perche l'altro 
laltricò la via dalla porta Flaminia di Roma , per fino a Rimini , ridau- 
cata poi da Ottaviano Augnilo , eh' era per guidare 1' Efercito per quella 

via 



TOM a TERZO. 405 

vìa 1' anno dì Roma 727.. come narra. Dione , dicendo che per tale riilau- 
razìone gli fu polla la fua llatua ,. tanto fópra il Ponte del Tevere ,. quan- 
to (òpra il Ponte di Rimini . E non folo tutto il corpo della Provincia , 
ma ancora tre fùe Città, prefera il nome da*' Romani: Senatori , il Foro di 
Cornelio» il Foro, di Livio,, ed iL Foro di Pompilio *. Per 1* affetto dunque 
che. ha. dimoltrato- la, Romagna, in pigliar 1' abito , ed i nomi de' Romania 
per la. ancora, fua fede ,. per la fimilitudine del nome » che ha con Roma 
fua compagna ,. ne' fatti egregi » devefi. a. lei corpo di figura * limile a_r 
quello di Roma .. 

Nella finiitra. tiene fioriti gambi di lino ,. per la finezza: di quello , che 
ili Faenza, tuttavia fiorifee , tanto quanto al. tempo di Plinio .. Il bacile , 
ed il boccale , con altri, vali , per la dilicata maiolica , e fignorìli vafi di 
terra cotta , che nella medefima. Città, fi. fanno , la cui argilla. » e polito- 
lavoro ha. tolto iL nome agli antichi vafi di Samo , e di Arezzo, di To- 
fcana » tanto da. varj Autori celebrati , de* quali, vafi fé ne: fa parte a tut- 
ta 1* Italia, » con lode, di Faenza t per il vago artifizio. » poiché fecondo 
Plinio lib.. 35. cap.. 12.. così, ancora lì nobilitano- i paefi „. 

La corona di Pino fé le dà ». per il gran, circuito, della. Pineta » che_* 
in quella Provincia , vicino a Ravenna vedefi». la quale verdeggiava fino 
al tempo di Teodorico Re de' Goti, che andò, a Roma. 1* anno 500. del. Signo- 
re ,, ed. accampò il fuo Efercito in quelli valla. Pineta, contro Odevacro , 
ficcome narri Giordano- » antico. Vefcovo di; Ravenna nelle: imprefè Goti- 
che : TranfaftO: Tado^mne ad ^avennam: regìam •2>rbem m .Caftra eomponit ter- 
tio fere_ militari* ah Vrbe ,, loca ,, qui appellata Tineta . Altri Pini, circonda- 
vano la campagna dì: Faenza .. Silio. Italico, lib. 8^ . Z'ndiqiw. Solers %ÀruA. fora— 
nantem nutrire- Eaventia; Tinum *. 

Fin'" oggidì ritiene un campo di Faenza- verfó S„ Lazaro *-. il: nome di 
Pigna.. Nella bafe di Ulpìo Ignazio Augure? Faentino deferitto- da Smezio». 
vi era in. ogni lato, un Pino ,. come miniilro d' Ifide? nel!' Impero di Valen-- 
tiniano , e Valente . La corona di Pino davaH a* Vincitori Iltmicì, difihef- 
£a che. fu. la. corona di apio.- 5 della cui corona, di Pino. Plutarco in. Timo— 
leonte ,. e nel quarto Sìmpofiaco , Plinio- lib: 19.. cap.. io. »• Eliano lib. 6- 
Cap. 1.. degli Animali», e. Stazio, nel. 5; delle. Selve * nelL! Epicedio, al padre,- 

Ktjtm; lAtbamantpea grotefìitm: tempora: Tìnu „. 

Trovali; uà; rovefeìò- di" Medaglia », con- una: corona: di Pino,, nel; mezzoi 
d'ella, quale vi è la: parola, 1STHMIA,.. nel; dritto, li teiti di; Lucio Aure- 
lio- Vero- Imperadore_». il. quale, per tenere esercitatili- gioventù., e là. Sol- • 
datefea ,. ebbe, a ordinare, i giuochi d* Tltmià. ,. e. proporre, li corona. dLPi?- 
no per premio a*' Vincitori-.., 

Per onore- di' quella; Provincia è da fapere », che il. : detto-» Vero, Impe— 
radore. tratte- origine.- da Faenza- di Romagna ». non: folo da. canto materno,, 
come, feri ve- Giulio, Capitolino ,- ma- ancora, da: canto paterno» ,- cher da j» 
Toìcana. lo deriva, detto Capitolino- ;: e Spartìàna dice. », che.- la. nohiliffima. 

lilil 



4 o5 ICONOLOGÌA 

fua orbine paterna venute d..ll* ttruria , ovveo da Faenza , e bene dice, 
perché "Faenza era nell' htniria, né vi era in quegli antichi tempi la diffe- 
renza , e varietà, che fa Giulio Capitolino. Avanti 1' Impero de Roma- 
ni , la potenza de» Tofcani G (tendeva- oltremodo per Mare , e per Terra; 
dal Mare fnperiore all' inferiore , ed i nomi ne danno mamfefto fegno ; uno 
de' quali Tofcano fi chiama, ed e il Tirreno inferiore , nel quale entrai 
JI Tevere di Roma alla bocca di Oitia , e 1' altro Adriatico , da AJna Co- 
lonia de' Tofcani , ed è il fuperiore , quando domino la più antica To- 
fana in quelle parti Adriatiche , Transpadana , & Cifpadan* , tanto hi 
poi occupato dalla Galiia , nella quale li comprendeva Padova , per au- 
torità di Dione , libro quarantèiimo primo, e per autorità di Cornelio 
Tacito , nel primo della fua Storia, fi comprendeva Milano , Noyarra . 
e Vercelli nella Galiia Tranfpadana , dove ancora Io mette 1 limo , il 
quale fa cominciare la Riviera della Galiia Togata, da Ancona , che_, 
è fopra 1' Adriatico, nella medefima Riviera vedefi la Città di Rimino f 
e di Cefena, venti miglia difcollo da Faenza, edificata nella via Emilia^ 
dirittivamente verfo Bologna, la qual Bologna era capo di Tofcana per 
fino al Rubicone fiume , termine già della primiera Italia ; che quelli luo- 
ghi fotfero dai Tofcani abitati, fcacciati poi da' Boij i, Sennoni , e da altri 
Galli, Io teftifica Polibio libro fecondo, e Livio libro j. e 37. e 39. 
Quindi è che Plinio lib. 3. cap. 13. ragionando di quella ottava regione 
chiama Bologna Felfina, capo di Etruria ; veggafi quanto nota il Pannino 
nelle Colonie dell'imperio Romano, ed il Sigonio de antiquo jure Itali* 
lib. 1. cap. 24. a e. 26. Non ci fparagneremo di allegare in quello pano 
Poreio Catone, citato da Gio: Battilta Pio nelli fuoi annoiamenti cap. 27. 
dal Sigonio, e Cajo Sempronio, commentati da Frate Annio Viterbeie , 
ancorché fieno riputati per Apogrifì dal Volterrano, e dal Poflev.no, poi- 
ché concordano in ciò con li (addetti Autori le parole di Poreio Catone 
nel libro delle Origini, fono quelle, Galiia Cispadana , ohm Bianora a Fi- 
Bore Ocno, pojlea Felfina ditta, «few %****>*- ì»*™" VXSl 
che è Bologna, fi contiene Faenza , polla nella Galiia Cifpadana, di qua dal 
Pò; fesuita Catone a dire, che quello fito a fuo tempo fi chiamava Gal- 
iia Aurelia, ed Emilia, come ora, cioè Emilia , e aggiunge , che capo 
della Metropoli era Felfina , primieramente detta da Re Tolco , che la., 
fondò ; indi dal SuccelTore Bono Tofcano Bononia fu chiamata . Cajo Sempro- 
nio nella divifione d' Italia piglia Flaminia, per 1' Emilia , ficcome altri Au- 
tori eziandio de' nollri tempi : Flaminia a Bononia ad Hubiconem amnem . 
antea Felfina a Trincipe HetrurU mifis Coloniis Lamombus -. Tra Felfina Bo- 
logna, ed il Rubicone fiume , non lungi da R1m.n1 , vie ne mezzo Fa- 
enza^ di più il fiume di Faenza chiamali Lamone, e da lui la denomino 
Dante nel canto «7. dell' Inferno : 

La. Cittì di Lamon , e di Santertto . 

Axuuo 



TOMO TERZO, 407 

.Anind in detto luogo di Sempronio . Durat fnjus' repionis longìtudo a, Bo~ 
rtonìa ufque poft *Ariminttm in Rubicone fluento » in quam cum Hetrufcis , etiar/K 
Lamones Colonia* mifit , id eli Hetntfcxs mantimas oh vkinum Mare Hadriati- 
eum . Lamones enìm funt Hetnijti maritimi Herculei . Da quefli Lamoni Tofca- 
ni maritimi Erculei è detto il Lamone fiume y che da Plinio Ancmo fi 
"chiama 5 e da Pio IL ne' Commentari Iib. 3. Amon. ri qual fiume forge 
dalle Alpi » o per dir meglio Appettino. , e paffa per la Valle di Lamone_* 
fatta a guifa di un- lambda greco A. il. cui fupremo angolo affai itretto toc- 
ca l'Appenino, fi dilata poi tanto, che tiene di larghezza fèi miglia , dì 
lunghezza diciafètte * con fidici mila abitanti, capo della qual Valle è Bre- 
fìghelia , per relazione del Boterò * fei miglia iopra Faenza » nella qual 
Valle da' fuoi feroci abitatori uccifo Oddo figliuolo di Braccio Montone * 
che per la Repubblica di Fiorenza combatteva contro i Capitani di Filip- 
po Vifconte Duca dì Milano, diflipato, e meifo in isbaraglio il fuo efer- 
eito, fu prefo Niccolò Piccinino, che la reggeva, e condotto prigjone_a 
a Guido Antonio Manfredi Signor di Faenza,, e Conte di Valle Lamone, 
i cui Uomini Corto dal Bembo de B^epjb. Veneta commendati per bravi Ibi- 
dati , e conferva [ come dice Annio j il valore de' Tirreni antichi Tofcani , 
i quali non tanto nella Gallia Cifpadana * dove- è Faenza »• ma ancora nella 
Gallia Trafpadana di là dal Pò-, prima de' Galli dominarono, e molte Cit- 
tà edificarono ; tra' quali Verona nominata , fecondo Cajo Sempronio da__j 
Vera famiglia de 5 più antichi Tofcani , e confermai! da Porcio- Catone • 
che denomina Verona da Vera Colonia Tofcana , l' ifteffo ,- che- da Fami- 
glia Tofcana, a Vero- Verona, poiché molte Colonie trovanti" nominate da 
Famiglie , e Genti.* che le hanno dedotte , come ancora la Tribù. Fabia » 
Grazia , Sergia , ed altre . Di Colonie in Cimo Ifola di Corfica , Colonia, 
Maria da Cajo Mario-. In Acaja Colonia Julia , da A-uguilo , che per ado- 
zione fu della Gente Giulia ♦ nella PaLeilina Colonia. Aelia da Adriano Im- 
peradore » che fu della Gente Elia , nella Gallia Belgica Colonia Augii- 
Ila Ulpia ,. da Traiano , che fu. della Gente Ulpia . Così nella Gallia Tran- 
spadana, o de' Genomani , Verona da Vera Colonia denominata dalla Fami- 
glia Tofcana Vera , della quale fu la Gente Cejonia , e fi ritenne fempre 
il cognome Vero, per memoria della Famiglia Vera di antico Tofcani,. 
dalla quale difeendevano . Di loro trovali ne' Faiìi Confolari Lucio Cej*o* 
Jiio Commodo Vero Confole di Roma l' anno del Signore 79, ed. un altro» 
Confale del 107; fèguita poi Lucio Cejonio Commodo Vero , con titolo' 
di C efare ,. adottato da Adriano lmperadore , ed ebbe per moglie Domizia^ 
Lucilla Augufta, così nominata da Adolfo Occone nelle Medaglie,- e dal 
Panuino nel libro de* Romani Principi, la quale fu da Faenza figlia, di Ni- 
grino, che di ordine di Adriano», per timor della= fua potenza, fu. ammaz^- 
zato in Faenza ^ fotto preteito- che aveffe volfuto- tramargli, infidiei dal no- 
me della figlia fi cava, che Nigrino foffe della Gente Domizia., perchè le- 
E^tnmine ,- quanto i Mafchj', ritenevano- il nome Gentilizio del Padre;, dal 
quale Vero Celare , e Domizià Lucilla nacque Vero lmperadore di. origf 
ae Eaeutina ^ che imperò eoa M». Aurelio Antonino. lmperadore, Fiiofofo , -dal 

quale; 



40* ICONOLOGIA 

quale come fuo Genero , e per adozione prefe il cognome degli Antoni- 
ni , ficcome a lungo fi è trattato nella figura dell' Adizione : de' quali An- 
tonini fé ne trova memoria in Faenza nelle Croniche antiche manoscritte 
del Tolofano, Canonico della Cattedrale di Faenza, che fcritte del 1225. 
nel quale anno tuttavia fiorivano , ficcome egli teiììfica , e narra quando 
Luitprando Re de' Goti pofe 1' attedio intorno a Faenza 1* anno del Signo- 
re 740. che generofamente per la difefa della Patria , combatterono quattro 
figliuoli di Valentino, Tettandone morti tre dì loro, dicefi dell' Imperiale.» 
Stirpe degli Antonini, cognominati ancora nel medefimo tempo di Camoni- 
zia, nome corrotto da Cafa Domizia Faentina , perchè fi dovettero quelle 
due famiglie Antonina Vero, e Domizia incorporare in una, per adozione , e 
parentela ; come fecero diverfe famiglie Proba Faliconia , Olibrìa , Anicia , 
Manlia, per varie cagioni, e difeendenze incorporare in una, per quanto fi 
vede nelle antiche ifcrizìonì Romane . Nella Pillola di S. Girolamo a Deme- 
triade , ed appretto Gio: Murmelio fopra Boezio de confolatione , cosi tra loro 
fi unirono la cafa Domizia, e l'Antonina Vera Faentina ». di feda dagli an- 
tichi Tofcanì , che dominarono per le parti di Faenza , anch' elfa in que* pri- 
mi tempi comprefa in Tofcana , la qual Tofcana aveva le fue confine , det- 
te Colonne, in fino alla Città di Adria in Romagna, in fui Golfo del Ma- 
re di Venezia , per lo cui nome quel Mare anticamente è detto feno Adria- 
tico , e nelle parti di Lombardia erano i confini , e le colonne di Tofcana» 
in fino di là dal fiume del Pò , e dal Tefino , al tempo di Tarquìnio Pri- 
feo Re de* Romani} ficcome attetta Gio: Villani lib. I. cap. 44. la cui 
autorità fi può accompagnare coli' autorità di Servio , fopra que' verfi de 
Virgilio nel decimo; 

ììle & jam patrijs agmen ciet Ocnus ab Orìs* 
G^ti Mures , ynatrifqtte dedit ubi , Mattina , nonten . 
E più abbailo» 

Ipfa caput Topuìis Tu/co de fanguìne <w>«. 

Dove Servio aflerìfee , che Ocno figlio del Tevere Tofcano edificò 
Mantova , che i Tofcani regnavano in Mantova, che aveva tre Tribù , divife 
in quattro curie , rette da' Lucomoni Capitani Tofcani , che Mantova polla 
nella parte Veneta , detta Gallia Cifalpina, ora Lombardia , era capo di tutte 
le Prefetture, e popoli di Tofcana. Se la Tofcana diftefe i fuoi confini nella 
Gallia Cifalpina , e Trafpadana dì là dal Pò , non fia maraviglia che Faenza 
nella Gallia Cifpadana di qua dal Pò, fi comprendere in Tofcana; poiché la 
Diocefi Faentina è tuttavia contigua alla Diocefi Fiorentina ; ed in Firenze era 
una porta , che fi chiamava la porta a Faenza , che oggi murata fi vede tra 
la Porta di San Gallo, e Pinti, che riufeiva fulla piazza dell'Annunziata, 
fu ferrata al tempo dell' attedio del 1528. Ma non vi è meglio per mag- 
gior certezza» che produrre il tetto di Polibio, che fiorì nel tempo di 
Publio Scipione Africano 200. anni avanti la venuta di Nottro Signore • 
Egli nel fecondo libro , dove deferive l'Italia, così elice : Le Campagne, 

che 



TOMOTERZO. 4 Qf 

che fono in mezzo tra l'Appennino , e '1 Mare Adriatico , fi distendono fi- 
no alla Città di Sinigaglia . I Tofcani abitarono già tutti quefli campi: 
mettiamo le parole latine , fecondo la traduzione del Perotto . Campi ve- 
ro , qw inter ^ìppenninum , <& ^idriaticum fìnum medii funt , ufque ad Vrbcmj 
Senam extenduntnr . E piti fotto . Campos omnes , quos Appennino , atque u4dria- 
tìco Mari terminari dixìmus , olim babitavere Tyrrbeni . Óra Faenza è polU 
in detti campi , fotto 1' Appenino nel mezzo della via dritta * che va_j 
da Bologna a Sinigaglia. Seguita Polibio a dire, che i Francefi tratti dal- 
la bellezza , e fertilità del Paefe, trovando una certa debole occafione, mi- 
fero infieme un efercito * e andando con furia addotto a' Tofcani , li cac- 
ciarono dalli confini , occupando efli i luoghi loro : nomina prima i Popo- 
li Trafpadani tra il Pò, e le Alpi, che per brevità tralafcio, e poi li Ci- 
spadani tra 1' Appenino , e/1 Pò, dicendo che vi erano gli Anoni , i Boij 
gli Egani , e li Sennoni , i quali ultimi di tutti i Francefi abitarono apprefso 
il Mare Adriatico . Inter *Appenninum rurfus , & Vadum primo %Ananes ipofl Boij> 
inde Eganes , poliremo Senones , qui juxta ^idriaticum Mare extremi omnium Gallo- 
rum incoluerunt . Tra I'Appenino , e '1 Pò nella fua pianura vi è Faenza . Tefti* 
fica l' ifteffo Polibio nel terzo libro , che Piacenza fu edificata di qua dal Pò, 
e che la pianura del Pò finifce a Rimini , Città eh' è sulla riva del Mare. 
Adriatico : già detto abbiamo che da Rimini a Piacenza dura la via E- 
milia di Romagna . Dal Rubicone fiume , vicino a Rimini , infino nellju* 
Lombardia , era quella parte de' Tofcani , che occupata da' Galli , fu detti 
de Boi], come afferma Fra Leandro, e prima di lui il Biondo ci fa fa- 
pere , che i Boi; non folo tennero Dominio per la Romagna , e per tutto 
il Bolognefe , ma per quel di Modena ancora , e di Reggio . Non fuori di 
propofito , altri riputano Parma fondata tra' Tofcani , e Principerà di al- 
cuni Popoli Etrufchi, avanti che foflfero poffeduti da' Galli Boij, che tac- 
ciarono i Tofcani da quelle parti, ficcome fcrive Tito Livio nel 37. lib. 
dove nomina Colonia Latina di Bologna . esiger captas de Gallis Boijs fuerat * 
Galli Tufcos expulerant , e nel 39. libro , dove fa menzione della Colonia di Mo- 
dena, e Parma , dedotta da Marco Emilio Lepido , dal quale , Reggio, di Le- 
pido fi chiama : Eodem anno Mutìna , & Tarma Colonia P\omanorum Civiura 
funt dedudlts . Bina millia homìmim in agro , qui proximè Bojorum , ante Tufcorum 
fuerat . Per li fuddetti Storici, Popoli diftinti , e cofe narrate, fi viene in_» 
cognizione , che il fito di Faenza , era in Tofcana , nel mezzo di quella^ 
parte, che fu occupata da' Boij, e non fi trova che quefti campi, e pia- 
nure avetfero altro nome avanti li Galli , che di Tofcana , né che vi abi- 
taffero altri che Tofcani ; anzi li monti fopra Faenza fono mefiì in Tofca- ■ 
na dal Cardinale Adriano, nel viaggio che fece Papa Giulio II. da Roma 
a Bologna, che paffò per luoghi alpeltri di Modigliana , e Maradi Dioce- 
si di Faenza , e per Toflìgnano Diocefi d' Imola , in que' yerfi Efametri . 

Efl locus extremis in mmtibus afper Uetmfdst 
Hunc dicìmn perhibtnt a Tuffi Tuffmi'amm . 

Fff Ilqutì 



4io ICONOLOGIA 

II qual Tofiignano è 17. miglia fopra Faenza . 

Un' altra fimile equivocazione in pregiudizio di quella Provincia oc- 
corre, ed è, che Papa Pafquale II. fi tiene in certe Cronologie Tofca - 
no; l'Abate Vufpergenefe » Pandolfo , ed il Ciacone di lui» natus in Tu[- 
dai alias Flaminia, appunto come Sparziano di Vero Cefare : Majoret om~ 
nes nobili'fìmi q'iorum origo pleraqae ex Hetruria fuit , vel ex Faventia . Sicco- 
me abbiamo certificato,' che Vero Cefare, con Vero, fuo figliuolo Impera- 
dore fia ltato di Romagna , così ancora certificammo che Papa Pafqualcj 
II fia ltato. ancora e(To. della, medefima Provincia ; attefòchè nacque in_s 
Bieda, Contado di Galliada , che nella, fua Creazione l'anno 1099. dove- 
va eifere della Repubblica di Firenze , ficcome ora è del Gran Duca di 
Tofcana , ma è polta nella Provincia di Romagna, ed è di niuna Diocefi» 
nondimeno, riconofee nello Spirituale Ravenna , Metropoli di. Romagna * e 
però molto bene il Platina lo chiama Romagnolo . Papa Onorio II. , le-» 
è del Contado d' Imola, come piace al Platina , fenza dubbio viene ad efler 
Romagnolo,, e chi. lo fa di Bologna non pregiudica nulla , perchè Bologna 
è pofta in Romagna da Fra Leandro Alberto Bolognefe , ed è nella parte 
di Romagna , detta propriamente Emilia .. Marziale lib. 6. Fpig. 85. nel. 
quale piange la morte di Rufo Bolognefe .. 

Fimde tuo lachrymas orbata Bononia Bjifo, 
Et tefonet tota planSlus in umilia .. 

E Gk>: Villani: lib. io, cap.. 16. mette la G;ente del" Signor- di Bolo- 
gna,, con certi altri Romagnoli.. Pio Papa IJ. nelli. commentari lib. 2. aper- 
tamente la mette in Romagna.. Bononìenfìs ager inter ^ippenninum , & Ta- 
cium jucet ,. Bsgianem, hanc oJEmiliam. dixere Bimani, mmc B\vmaniioUm voc.ua. 
Papa Gio: X. è in dubbio, il Biondo , ed il Razzano lo fa Romagnolo, da 
Toflignano , lette miglia fopra Imola . Il Panuino nella Cronologia, lo fa 
da Ravenna,, e ne.ll' Epitome, due volte lo mantiene . Il Petrarca, il Vo- 
laterrano., e altri lo fanno. Romano, tra' quali Gio: A Borio,, e fi. confon- 
dono, nel numero, del nome di- detto Papa, e nelle fue dignità,, peich è fu 
Arcivefcovo.di Ravenna un Papa Giovanni .. Certo è che la Provincia di" 
Romagna oggidì, abbonda di.. Perfonaggi ìnfigni . Neil' eccellenza delle armi; 
corrifponde all'antica fama de* fuoi maggiori il Marchefe Malatefta. al pre- 
lente Generale del. l-'a.pa, in Avignone. Fiori feono in Roma moiri Prelati» 
e principali; Palatini da. Rimini ,. e Monfignor Maraldi.da Cefena Datario 
di Npltro Signore . Sopratutto, vìvono, nell' Appollolico. Senato di Santa Ro- 
mana Chiefa tre Cardinali, 1' Erainentìffima, Gjmnafio da Cartel Bolognefe, 
Creatura di Papa Clemente Vili., e due Creature di Nortro Signore Papa. 
Paolo. V, , 1' Eminentifsimo, Tonti da RìminL, e 1* Eminentiifi no Galamini, 
detto. Araceli, da Brefighella , Patria alla famofa Itaca di fimile fito , e copia 
di faggie , e valorofe pèrfone. , ; agli Eroi de' gran Laerti non inferiori . Pa-. 
tria , che ha mandato, fuori Generali di, eferciti, e. Colonnelli invitti ufeir 
ti ■ dajl' armigera famiglia de' Naldi . Da Brefighella parti Bobon Kaldi, che 

del 



TOM :T E R Z O. 411 

del Ì494. fu Generale dell' Artiglierìa di Carlo Vili. Re di Francia, col 
quale in detto Regno fé n' andò , e da cui nacque Filiberto Naldi Bordi- 
gera , che fu Ambafciadore in Roma di Enrico II.» di Francefco II. , e 
di Carlo IX. Re di Francia , ad iftarza del quale fu fatto Cardinale da__» 
Papa Pio IV. Da Brefighella fono fempre Itati prodotti Uomini , che_» 
hanno illullrata tuttala Provincia di Romagna. Nella Corte di Roma pel 
paffato , i Monfignorì de Recuperati, e Monfig. Caligari Vefcovo di Ber- 
tinora , Nunzio al Re. Sebastiano dì Portogallo , ed a Stefano Battono Re 
-di Polonia : al prefente in Campidpglio rifiede 1* Uluftriflimo Sign. Giam- 
battista Feuzonì Senatore di Roma ; lungo tempo ha dimorato nel Vatica- 
no per Maeftro del Sacro Palazzo , il Padre Gio: Maria da Brefighella_j 
Domenicano -, celebre Predicatore , da Noftfo Signore Paolo V. creato Ve- 
fcovo di Polignano . Vi forge nuovamente tra' Reverendiflimi Abbrevia»» 
tori de Parco Majori , Monfignor Bernardino Spada in tenera età, Prelato 
di grave configlio , e di faper fenile , che fu poi Chierico di Camera , e 
Nunzio in Francia . Corifiderando il Signor Giovanni Zarattino Cartellini * 
detto 1' Intrepido , nella Ulultre Accademia de' Filoponi di Eaenza , la No- 
biltà di quella Provincia accrefeiuta dalla grazia, e benignità di Noftro Si- 
gnore Paolo V. introduìfe il' Lamone fiume a cantare il feguente Enea» 
jnio , che fef vira per figlilo di onore di quella Provincia . 



L>AMOH FLVVIVS 
Jìà fuam Trovinciam bonoribust & dignitatibus 

À PAULO V. PONTIF. MAX. ILLUSTRAI AM 



jT)H t'tìnam pojfem Tiberino folvere Tatù* 
^ §>x<e quondam Eridano darà tributa dedi * 

Si ìièquéo flufìus » pretìofos gaudeo pattuì 
Hctrufcos Latiis mittere Littoribus, 

Laudibus egregiìs natos ad culmina honoris 
'.. Suprema evexit dextera Tontifìcis » 

*Purpureis cinxit Gal àmìn! tempora fpìrìs » 
*Atque *Ar<£ Cali pnepofuit Tituto * 



» 



Fenzonio cunilas capitolium contulit ades 
Quem plaufu excepit public a pompa Equitum 



F f f 2 fnter 



412 



ICONOLOGIA 

trater Guanzellus Divini buccina verbi 
Sacra Toliniani tempia mitrati** adit . 

Sic Mitra i atque Ojhum > torques » atque aurea vefiis 
Civibus obtinguntt fceptraque eburna meis. 

Spes nova de Varco major! maxima furgh ; 
Inde ST*iT*iE major tempore crefcet honos , 

Gcflit ovans Marrìcla ftmul fub ftgna Draconìs ; 
Fxultat gradibus fapidìs unda fuis , 

'^titiquam ttMmiVtam a/Emilio tam reddere nomer. 
Flaminioque potes reddere Flaminia . 

Mja age PONTIFICE a PAULO nova nomina [urne , 
li {bavere vias > extulit ISTE viros . 




LOM- 



TOMO TERZO. 

■ 

LOMBARDIA. 

« Di Ce fare I{ìpa . 



413 




Lo mi tarditi- 



UNa Dònna bella , graffa , ed allegra . II fùo veffimento fia dì color 
verde , tutto fregiato di oro , e di argento , co' riccami , ed altri 
ricchi (fi-mi » e vaghi adornamenti . Nella delira mano tenga coir bella gra- 
zia l'Imperiale Corona di argento ; e colla finiftra un bacile r ove fiano- 
molte corone di oro Ducali appoggiato al fianco . Ed appreffò- i piedi dal 
deftro Iato fia il Pò fiume, cioè un Uomo ignudo ,- vecchio» con barba__» 
lunga, e lunghi e fieli capelli, coronato di una corona di oro * Ovvero 
per variare quefta figura » fia la tefta di Toro , con una ghirlanda di piop- 
po , appoggiato il fianco » o braccio deftro fopra un* urna , dalla quale_» 
efca copia di acqua , e che fi divida in fette- rami; e colla finiftra mana 
tenga con beli' attitudine un cornucopia . 

Ha avuto quefta nobile , e belliffima Provincia divertì" nomi, fecondo 
la diverfitì de' tempi, ed il primo fu Bianora Gallia Cifalpina, ed aneli* 
effa per una parte Gallia Togata , Felfina , Aurelia , ed Emilia » come_? 
riferifce Catone in libro Orighmm-; pofcia fu detta Longobardia ». ed ora_» 
•Lombardia . » 

1 Io non mi eftenderò' a dichiarare , per qua! cagione abbia avuto 1 fò- 
praddetti nomi , per- aon cflere t-ediofb j ma fòlo dio » perchè fi chiamaffe- 

Bkcora:. 



gj£ ÌC N L;OG<J A 

Bianora , che fu il primo nome , eh' ella averte ; come ancora , perchè fia 
fiata nominata Lpmbardìjt , eh' è fiato; 1* ulrimo; goinQ J 

Dico dunque» che traile primieramente i! nome di Bianora , da Ocno 
Bianoro valorofo Capitano de' Tofcani , il quale paCTando 1' Appennino, s* 
insignorì di quefto Paefe , fecondo che riferifee Catone nelle Origini , 
dove dice : Gallio, Ci/padana , olir» Bianora a Vittore Ocno . 

Vu. finalmente detta Longobardìa -da' Longobardi , che lungo tempo ten- 
nero la Signoria di eGfa Regione : ora dicefi Lombardia , per maggior dol- 
cezza della pronunzia . 

Bella, grafia , allegra, e veftita di color verde fi rapprefenta, per ef- 
fere gli Uomini di quella Provincia amorevoli , converfevoli , e molto de- 
diti a' folazzi della vita, godendo un Paefe, quanto porta eflere ameno, 
fertile, abbondante di viveri , di delizie, e di tutte le cofe , che fi ri- 
chiedono al felice vivere degli abitatori , ove fono molte Città grandi , 
famofe Terre, infiniti Villaggi, e fontuofi Cartelli, magnificentilfimi Edi- 
lìzi pubblici, e privati, dentro* e fuori delle Città; Fiumi celebri , Fon- 
ti, e Laghi di grandiffima confiderazione , Valli, Piani, e Monti ricchi di 
tutte le grazie della natura , e dell' arte -. 

I lavori di oro, e argento-, ricami, ed altri vaghi ornamenti, lignifi- 
cano la magnificenza, lo fplendqsre , e la pompa de' popoli di quella Pro- 
vincia, ì quali abbondano di ricchezze, ed artifizi ; dì nobili lavori, con- 
forme al merito della lor molta gran nobiltà , gran virtù , e valore . 

L' Imperiai Corona di argento, dimolira I'IIluftre dignità, ed onoranza 
di quefta Provincia, ricevendo il Re de' Romani in erta la detta Corona 
di argento , quando viene in Italia per incoronarli ; perciocché , come rì- 
ferifeono i Dottori nel cap. de venerab. de elett. e la Glofa nella Clemen- 
tina prima , fitper r cerbo vejììgìis de ]nre jurando , di tre diverfe corone la, 
Maeiìà dell' Imperatore fi corona , 

Primieramente quella di ferro riceve dall' Arcìvefcovo dì Colonia in 
Acquifgrana, poi quefta di argento gli vìen data dall' Arcìvefcovo di Mi- 
lano, e la terza di oro le viene data dal Sommo Pontefice nella Chiefa 
di S. Pietro di Roma , delle quali quella dì ferro lignifica la fortezza » 
colla quale deve foggiogare ì ribelli : V altra dì argento dinota la purità 
de' coftumi , e le chiare azioni , che devono elfere in tutti gli altri Re» 
e Principi temporali del Mondo ; ficcome 1' oro dì molto avvanza tutti 
gli altri metalli . Ma meglio (ara dì mettere nella delira mano della Lom- 
bardia la corona Imperiale dì ferro , non di argento , Erra la fuddetta_j 
=GIofa nella Clementina : veggafi Girolamo v .'feovo Balbo Gurcenfe nel 
Trattato , che fa dell' Incoronazione a Carlo V. Iniperadore : >A)imt Im- 
peratorem primula argento toro-nari, deinde ferro in Longobardi* , olim Gallio 
Cifalpina , Il Coriolano mantiene > che nella fua Patria fi dà la corona dì 
, ferro Imperiale agi' Imperadori . Non è da tralafcìare 1' autorità di Fra_> 
Onofrio Panuino de Comittis Imperatoriis , dove tratta della corona Ferrea 
Imperiale : Bgx ^omatiorum primo *Aq'uf?rani ab ^irebiepifeopo Colonienft co- 
ronatur diademate Pregni Germanici , quod corona argentea .dicitur , inferi us , Co- 
ronarti 



7*0 MO^ TERgO^^ hi 

touam fecundantt quam. ferream. vocant ',. Medio} ani a poflerioribus Imperatoribus 
ctffum't folitam .. Inoltre, prova, che Enrico. VII., fu il primo Imperadore ad" 
eflfere. incoronato colia corona, di ferro, in Milano nella Butìlica di S. Ara* 8 
brogio ». da. CaffiaHO Turriano. Arcivefcovo di Milano , l 1 anno del Signore-? 
121 1.. .. e. non Corrado, I. », come vuoLe. il, Corio ,. che. nella prima partii.» 
inèttamente, lo pone fiotto ad. Ottone III». ». tralafciato, Enrico, primo. ;, no- 
mina, di più. altri tre Imperadori ». Enrico. II» ,. in. vece di III» , Lottario IL 
S_aflpne. ». e Ottone IV.; che. nonì-^urono, mai incoronati; in. Milano ». Si con- 
tradice lo. llefla Coria». quando, fcritfe » che. Corrado. l'I., fuccedefle. {libito 
ad. Ottone IH.» e tralafcia. Enrico ». che. Io fa. efifere. un. pezzo, dopo » con- 
fondendolo con Enrico II.. di Francia. ; e viene ancora a variare. nelle_» 
Vite» dove mette.. Ottone. III». , ; Ottone. IV. ,.. Enrico, Duca- di Bretagna ,, 
a cui fa. fuccedere Corrado, I. ,. e. poi Enrico- II.. HI» e. IV».. Conclude ili 
Panuino.» che 1' ultimo- Imperadore,. che s' incoronò, di ferro. in S. Ambro-- 
gio fu, Sigismondo ». figlia di Carlo. IV. ,, incoronato, da. Bartolomeo, Capra. 
Arcivefcovo. di. Milano. . Sognano, quelli ,, che s? immaginorono. li primi Im- 
ge.r4.t0ri »- coronati, di ferro... Celare », Ottaviano ». e. Traiano, ,, anzi moltii 
di loro trionfanti ». furono- piuttoito- coronati tanto^ di oro », quanto,- di allo-» 
ro » perchè avevano- col ! ferro, foggiogato belljéofi. Regni,, 

Le corone di oro- Ducali nobilitano ancora ,. ed, innalzano, quella fopra: 
tutte le- altre Provincie: d' Italia , dimoltrando. eh! ella, abbraccia», ed, in fé. 
contiene più- famofi, Dicati ,, come, di Milano», ec». 

Vi; è ancora. 1'" antico ,. e. nobile Ducato di Torino», dove: avevano- il: 
fjìq leggio i Duchi de' Longobardi: ( fecondo. Paolo- Diacono ,, Biondo ,, e 
Sabellicp), ed; oggi è-poiTcduto con, ottimo-, e gfulìiflimo- governo, dall' AI-- 
tezz.a. Sereniffima; di' CARLO.. EMAN-UELE' Duca di Savoia ,, veramente: 
Principe, meritevole, di- maggiore , e qualfìvoglia Stato ,. per efler egli di: 
fingolar, valore.», e- rifplendente. di. tutte le virtù,», come ancora, celebre dii 
gloriofà. fama. » per la grandezza ,. ed.: antichiffima, nobiltà dell' origine. Tua ». 

Vi; è ancora di' Mantova ,. di Parma-,, di Piacenza ,. di Ferrara »,. ed, og-- 

t' idi, quella, di-, Reggio», e. Modena, ;. de* quali quanto fia. grande Fa magtu^ 
cenzà,.».. la, grandezza », e. lo., fplc.ndore », non. folo. di» quella. Provincia,», ma, 
di tutta, lf Italia,,, è. noto- a. tutta, il Mondo-.. 

Le. fi: dipinge; accanto, il Pò », come. cofa. notabile dliefsa- Provincia,; ili 
^u.ale. pacando per- mezzo- di : efsa» gii apporta infiniti comodi, e piaceri», 
ed, è- celebre pet: fulminato- Fetonte , che. in efso- cadde », e. fr iommerfe », 
come, divinamente, tafeiò, fcrittor Q.vvidio, nel: fecondo, libro, delle.- fue. Me»- 
tRiQor&fik in, quelli; verfi. ., 

*At: Thcetpn.: rutìtòsr fiamma- populante capìllòs », 
Kalvitur in- praceps t lóngoq:je per aera, traditi 
Eert'jtt.ut- interdvm. de; Calo ; fletta [eremo . 
®jki&- fi: non, cmdìt^, pvtnh: ceadijje. "Meri:.. 
%guem> proatV a. TMvia. dmerjo. maximvs Orbe 
&xcìpìt. Eridaiwsi; fummkque. : abluit. oras> 

Sii fa» 



( 
4*<* ICONOLOGIA 

Si fa ancora coronato il detto fiume , per etfere il maggiore d' Italia* 
raccogliendo nel fuo gremb) le ricchezze di molti altri fiumi , perilchè jl 
Petrarca nel Sonetto 14J. cosi lo chiama: 

I{e degli altri fuperbo , altero fixme . 

Anzi per effere non folo il maggiore d' Italia, come fi è detto» ma 
per non cedere punto alla grandezza de', pia famofi del Mondo > cioè del 
Nilo» e dell' litro, Lucano nel lib. 2. cosi, dice : 

Quoque ntagis nullum tellus fé folvit in amntm , 
Eridanus frattafque evolvit in xquora fihas t 
Hefperiamque exhaurit aqiis : Hunc fabula primutn 
Topulea ftuvium ripas umbraffe corona : 
Cumque diem pronum tranfverfo limite ducens , 
Succendit Tbxton ftagrantibus <etbera loris% 
Gurgttibus raptis panitus telline pentfla , 
Hunc babuijfe pares Tbabeis ignibus undas . 
T^on minor hic litio , fi non per plana jaceatis 
vJEgypti lybicas ì{ilns flagnaret arenas » 
l^on minor hic ifiro % nifi quod dar» permeai Orbem 
Ifler , cafaros in qudibct xquora fontes 
*Accipit% éf Scyticas exit non folus in undas , &c . 

E come fi è detto » fi potrà dipingere quello fiume colla fella di To- 
ro » colle corna ; perciocché ( come narra Servio, e Probo) il fuono, che 
fa il corfò di quello fiume , è limile al muggito de' Buo; , come anconu» 
perchè le fue ripe fono incurvate a guifa di corna . 

Il cornucopia , nella guifa che dicemmo , lignifica I' abbondanza grande 
caufata da quello celebre fiume , cflendocchè nel tempo della Canicola , 
come narra Plinio nel lib. 3. cap. \6. quando fulle Alpi fi flruggono le_> 
nevi, ingroffandofi , e fpargendofi d'intorno, lafcia poi que' luoghi tocchi 
da lui fertiliffimi , e dividendo la Provincia in due parti , con fette boc-, 
che entra, nel Mare Adriatico , con tanta copia di acqua , che f_ cornea 
dice Plinio nel luogo citato ] fa fette Mari . 



******** 
* * * * 
* * * * * * 

* * * 

* * * * 



MARCA 



TO M TERZO. 
MARCA TREVISANA 
Bi Cefare Ripa* 



4«* 




U 



Na Donna leggiadra , e bella , che abbia tre faccie . Avrà ìì capo «r- 
nato a guifa di Berecintia , Madre degli Dei antichi , di corona_j 
turrita , con orto torri d' intorno , e nel mezzo una più eminente delle* 
altre . Sarà vellica di color azzurro . Avrà una fopravelte , o manto di oro 
ricamato di fpighe , e fregiato di verdeggianti , e fruttifere viti . Starà a 
federe fopra il dorfo di un alato Leone . Terrà la delira mano appoggiata 
ad una Quercia) dalla quale penda un roftro di Nave» o di Galea ; e col- 
la finiltra mano tenga con bella grazia un libro, ed anche un ramo di olivo» 

La Provincia di Venezia , che da' Longobardi Marca Trevifana fu det- 
ta , per aver eglino pollo il feggio del Marchefato nella Città di Trevigì ( 
è Provincia nobiliflima al pari di ogni altra» che fia nell' Italia, abitata 
già dagli Euganei , pofeia dagli Eneti , e da' Troiani , che dopo la rovina 
di Troia , con Antenore in Italia pagarono . 

Ella di prefente contiene in fé nove Città principali , le quali tutto 
hanno il loro Vefcovato , oltre le molte Terre murate , e Cartelli , che vi 
fono , ed oltre il gran numero di Villaggi , non folamente per la graflezza 
del terreno , il quale è fertilìflìmo , ma in gran parte pel fito amenifiìmo; 
ficcac fi può ragionevolmente dire, che quella bellezza, che nelle altre-» 

G g g Regioni 



4 i8 ICONOLOGIA 

Regioni d' Italia fi vede per la deliziofa coltura degli abitatori , in quella 
fi vede , per 1' opera della gran maeftra, Natura , che cosi 1' ha voluta..* 
fabbricare . 

Le Città fono Venezia » la qi-ale è capo e Signora della Provincia . 
Verona, Vicenza ; Padova, Trevigi , Ceneda , Belluno, Feltro, e Tren- 
to , che è pollo alli confini della Germania nelle Alpi , dalle quali Cit- 
tà in ogni tempo , ed in ogni età riufciti fono molti Uomini illulìri in let- 
tere , ed in armi , che lungo farebbe il farne qui menzione , pofciac- 
chè nelle Illorie, che fi veggono in luce delle cofe feguite in Italia, co- 
sì negli antichi , come ancora nei moderni tempi ritrovanti in più luoghi 
deferita i loro fatti illuflri , e copiofamente raccontati , tra i quali fi può 
valorofo nominare Ezzelino da Romano , il quale febben fu Tiranno , fu 
però Uomo valorofo nelle armi, e gran Capitano . 

Si potrebbero annoverare gli Scaligeri , che già per i tempi partati , 
furono Signori di Verona , di Vicenza , e di molte altre Città fuori di 
quella Provincia, i Carrefi Signori di Padova , i Caninefi Signori di Tre- 
vifo, dì Ceneda, di Feltro, di Belluno» e tanti altri valorofi Capitani di 
milizia , ufeitì di quelle Città : ma per non parere , che fi faccia emu- 
lazione con le altre Provincie , qui gli tralafcierò ; ficcome ancora i più 
moderni , che nelle guerre fatte , e follenute dalla Signoria de' Veneziani 
in quella * ed in altre Provincie hanno dato raanifelti fegni del loro va- 
lore , e del loro nome hanno lafciato immortai memoria. 

Qyanto al fito, pofciacehè ella è rinchiufa tra la Lombardia , la Roma- 
gna , ed il Mare Adriatico » il Ducato del Friuli , e le Alpi Trevifane , 
che dalla Germania la feparano , elfa è dalle parti del Settentrione mon- 
tuafa ; ma nel rimanente piana , febbene ripiena di vaghi , e ben colti 
Colli i da' quali fi cavano- delicatiifimi vini , e faporitillìmi frutti . Dal 
piano poi , che amplifiimo fi feopre nel Padovano , nel Trevifano , nel 
Cenodefe affai più » che nel Veronefe * e nel Vicentino , che per ia_j 
maggior parte fono territori montuofi , e nel Bellunefe , Feltrino » e Tri- 
dentino , che fono polli tra* monti alfai angulli , e rinretti , e però fono 
fertili più di vino, che di grano . 

Si rapprefenta bella , e leggiadra con tre faccie , perciocché veramen- 
te è belliffima quella Provincia , come ancora per alludere al nome di 
Trevigi , o Trevigiana Marea . 

Si può ancora dire , che per tale fimilitudine fia fomigliante all' im- 
magine delia Dea Prudenza , che cosi dagli Antichi era figurata , la cui 
virtù nel Senato Veneziano particolarmente riluce . 

La Corona Turrita nel modo, che dicemmo, dimoftra perle otto Tor- 
ri » le otto Città foggette ; e la Torre nel mezzo più eminente dell' al- 
tre rapprefenta la Città dominante . 

11 colore azzurro del veltimento , denota 1' intimo Golfo dell'Adriati- 
co Mare » che lo bagna , e die da' medefimi Signori è dominato . 

La fopravelle , o manto di oro riccamato di fpighe » e fregiato di' 
verdeggianti, e fruttifere viti dimollra , che nel grano, e nel vino, che 
ella produce « ci fono accumulate gran ricchezze. Siede 



TOMO TERZO-. ' 4 i*9 

Siede fopfa il dorfo dell' alato Leone , per alludere all' infegna della 
Repubblica di Venezia . 

Il tenere la delira mano appoggiata alla quercia 1 dalla quale penda il 
roflro di Nave , o di Galea dimolìra , che quella Provincia è forte , e 
potentiffima in Italia , e per terra » e per Mare mantiene in fé quella^ 
grandezza « che da tutti i Principi del Crillianefimo viene molto (limata , 
e infieme temuta , e rifpettata per il dominio * che ella ha di quella..» 
Provincia , perciocché nelle armate di Mare » colle quali ella ha ottenu- 
to vittorie fegnalatiffime in ogni tempo , per il numero grande de' Navilj, 
e Galee , che può fare: e fi è Tempre fervita di quella Provincia cosi di Uo- 
mini di battaglia per armarle , traendone Tempre di elTa quanti giù fono 
flati abballanza per ogni grande armata , come ancora per ogni forte di ma- 
teria neceflfaria per il fabbricare 5 e armeggiare i legni , eÌTendo in effa_j 
Provincia moki bofehi di arbori a cotal fabbrica bene appropriati, e fpe- 
cialmente nel Trevifano , dove fi vede a gran comodo della Repubblica il 
celebre , e famofo bofeo dalla natura prodotto , ne' colli del Montello tut- 
to di altiffime , e grotte , e dure quercie , lungo dieci miglia , e fei lar- 
go , da Trevifi lontano dieci miglia , e dalle lagune di Venezia venti , fi 
come nel Bellunefe altri bofehi di altiffimi Abeti , Larici , Faggi per fa- 
bricare antenne , arbori , e remi , e nel Veronefe , Vicentino , e nel 
Padovano grandiffima copia di canapi per far le vele , le gomene s ed 
ogni altro necelTario armigio . 

Oltrecchè in quella ìitetfa Regione ne' monti di fopra , che fono nel 
Veronefe , nel Trentino 5 e nel Bellunefe fé ne cava il ferro in tanta 
quantità quanto può ballare per rendere perfetta tutta la fabbrica dell'arma- 
mento marinarefeo , il quale nell' Arfenale di Venezia con grandiffim a co- 
pia di eccellcntiffimi Maeltri del continuo fi tratta . 

Il libro che tiene colla, fimfira mano , lignifica , non iolo gli Uomini 
celebri nelle lettere ; ma ancora il nobiliffimo ihidìo di Padova , fecon- 
ciflìmo Seminario di ogni virtù , che quivi fìorifce , dal quale fono in ogni 
tempo riufeiti fapientimmi Teelogi , Filofolì , Medici , J urifconfulti , Ora- 
tori , ed infiniti Profeffòri delle Arti Liberali , che hanno apportato fem- 
pre fplendore non pure alla Provincia , ma a tutta 1' Italia infieme . 

Il ramo di olivo che tiene infieme con il libro 5 fignifica la pace j che 
gli conferva il fuo Principe j e Signore . 



&* c^£r> c&* c&t «*&» 

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Ggg 2 FRIULI 



4*o 



ÌCO N LO G I A 

FRIULI, 

Di Cefare Sjpa « 




DOnna veftita di abito fonruofo- , e vario » con un Cartello turrito ita 
tefta ». ficcome fi figura Berecintia . Avrà il braccio deliro armato con 
una lancia in mano » e che infieme tenga alcuni privilegi co* figilli pen- 
denti . 

Starà, appoggiata ad una grande , e feconda vite » e a fèder {òpra due 
Corni di dovizia incrocicchiati 1* uno da una banda pieno di ogni forte_» 
di fpighe , grani, rifi ,. migli, e fimili * l* altro dall' altra parte pieno 
di ogni forte di frutti di alberi . 

Terrà nella finiltra mano un libro , e ne' piedi i coturni fienili a quel- 
li di Diana , e appreflb di effi vi faranno cannuccie , e giunchi . 

Sono tante , e diverfe- le qualità-,, e condizioni » che fi feorgono nel 
Friuli * che fi potrebbono con lungo- difeorfo dire , ma con una piccola 
figura in difegno « non mai baltevolmente fpiegare , perciocché nel circui- 
to di dugento , e cinquanta miglia , che lo comprende , fi trovano pri- 
ma altiffime balze , e dirupate ; poi Monti men afpri , e più utili per 
gran copia di legni , e per palhira di- animali , indi fertili , ed ameui 
Colli 9 e finalmente grandiflìma ,. e amplifiìma pianura , che fi itende fino 

al mare 



TOMO TER Z 0. 421 

al Mare Adriatico . In quefto fpazio fono Torrenti , Fiumi , Laghi , e Paludi, 
e Porti di Mari , e di Fiumi . Altri di quelli fono rapidi , e veloci , co- 
me il Tagliamenta, il Turro * e'1 Natifone , altri quieti ». e navigabili» 
come il Timavo » la Natifla , il Lifonzo , e altri : ne' Fiumi , e ne 1 La- 
ghi , e altre acque fi pefeano varie Ipezie di pefei * dei quali ve ne ha 
molti, e buoni ffimi, come lamprede, marfoli, temoli, e ancora- tratte , 
e di quelle pur' anche più di una forte , poiché di bianche T e roflè fe 
ne trovano affai , per lafciare i gamberi » che in quantità tutto 1' anno fi 
prendono , e oltre il pefee maritimo , che da Marano , e Monfalcone » 
luoghi del paefé fi conducouo a Udine , e alcune per ufo degli abitatori ; 
né minor diverfità fi' trova ancora nella terra iilefifa , eflendoverre di leg- 
giera, di grave , di mezzana di più , e di meno fecondità. 

L' abito fontuofo , e vario » denota la diverfità delle qualità de' Signori* 
di che quefta. Provincia è abitata »- come fi dirà » 

Se le mette la corona di Torri in capo , perchè in quefta Provinola.,* 
vi fono, molti Cartelli , ed alcune Torri , fituate da ogn' intorno fopra t 
Monti , e Colli del Paefe » come ne fa fede Virgilio nel terzo- della Gcor- 
gica , dicendo ;, 

Galletta- in Tumulisi &■ 'Japidis arva Timavr* 

Le quali polfeggono giurisdizioni feparate , con nobiliffimi privilegi" * 
e d' Imperatori antichi , e di Patriarchi di Aquile ja , che un tem» 
pò ne furono- padroni ; e finalmente ancora del dominio Veneto- r che_> 
ora poflìede quali tutta, la Provincia : certo è , che quella qualità è molto 
Angolare in lei ; poiché fi numerano fino a fettantadue Giurisdizioni y le_j 
quali hanna voce in Parlamento , che è un Configlio univerfale ? il quale 
fi fa ogni Anno , una , e più volte , alla prefenza del Luogotenente Gè-» 
Iterale-^, refidente in Udine, oltre: a molte altre, che non v'intervengono, 
ove per tal' effetto fi. vede chiaro » che: le fi conviene- la detta corona di 
Torri in capo., come ancora ben il dimoftra Virgilio nel 6. dell' Eneide *> 
volendo affomigliare quella Provincia a Roma , e non peraltro ciò fece r 
jènnon per. i lètte Colli, che in e [fa Città. fi. rinchiudono, onde dùTe t 

QHalis Berecynthia Mater 
y- Livebitur curru Thrygias Turrita per Vrbts\. 

IH che tanto- più, fi conviene.,- perchè cosi- (i. viene leggiadramente ad 
cfprimere ancora, la Città, di Udine ,- che ora è la Metropoli , ed il capo- 
dei Friuli , contenendo in mezzo di fé un erto Colle , e fopra di effoun 
grande ,. e. molto- riguardevole. Cartello ». onde fi faiopre tutto* iL Paefe »• 
per fino alla Marina^. 

11 braccio armato colla lanciar e ì privilegi dimoltrano> che le foprad*- 
détte Giurisdizioni fono in obbligo a' tempi di guerra di contribuire alcuni 
Cavalli, con Uomini armati, per £ètvÌ2Ìo del Principe , che perciò hanno 

privile- 



412 ICONOLOGIA 

privilegi » come hanno avuto anticameute ( come fi è detto ) da Impera- 
dori , ed altri . 

Sta appoggiata alla verdeggiànte , e feconda vite i perchè la qualità 
de' vini è tanto abbondante in quella Provincia» ch'in elfi confille il mag- 
gior nervo delle fue ricchezze , perciocché oltre la quantità (ufficiente non 
folo per i fuoi -Popoli , ma per gran parte ancora dell' Alemagna i e di 
Venezia , fono talmente nominati , e preziofi , che Plinio nel libro decimo- 
quarto al capitolo fello, dure . ^iigujìa LXXXIU annos vitti Tucmo rttulit 
acceptos non alio ufa : gignitur in finn ^Adriatici Maris , non procul a Timavo 
fonte faxeo Colle , maritimo affiati* paucas coqiente amphoras , net alind aptfas 
medicamene indicatur . Hoc effe crediderim , qaod Grati celebrante* miris lai*- 
(tibus Tixanon appellaverunt » ex ^Adriatico finn . 

Non mi emenderò a far menzione de' luoghi in particolare ; ma folo 
dirò, che il vino del Vipaco , non lontano da Gorizia, ha virtù di rende- 
re le Donne atte alla generazione , onde nella vicina Germania , che tut- 
to quali ve l' aflbrbe , è nato il Proverbio . Vipocber cbender mecber . 

Siede in mezzo a' due cornucopj , come dicemmo , perciocché è co- 
mune condizione di produrre tutte le forti di biade , legumi, e per fino 
a' rifi , che febbene non rende quella terra tanti per uno , quanto le fer- 
tilidime , tuttavolta in alcuna parte di lei non cede a molte altre : mio 
quello è miravigiiofo in effà , e fé le può aferivere a fingolar fertilità , 
poiché in quei medefimi campi , ove le vigne porgono le loro uve , fi 
femina il fermento , e dopo quello il miglio -> ovvero formentone , dove 
tutte tre quelle raccolte fi fitnno in un anno medefimo ; dimanieracchc , 
fé in altre Regioni la terra produce più grano , ha bifogno poi di ripo- 
farfi , né fuole in quell' anno illeOTo di altre biade caricar i grana/ del Pa- 
drone ; ma quella contuttocchè rade volte le fi dia tregua, non fuole ( ef- 
fendo debitamente lavorata ) defraudare la fperanza dell 1 Agricoltore . 

Genera parimente tutte le forte di frutti di alberi, e sì ad ogni arti- 
ficio, che in quello genere tifar fi può , si ancora alle piante peregrine, 
fi prova per elfere molto arrendevole , intanto che e per copia , e per 
bontà fi può uguagliare a qualunque altra , e pur di fopra a molte altre_» 
ancora, come ne rende teltimonio Ateneo nel libro 3. che parlando de* 
pomi, cosi dice: Ego mero , Viri amiti, maxime omnium ea mala , qua Bg- 
m.-e vendiintur , Mutìana dici a , firn admiratus , qua ex quodam pago in *Alpì- 
bus ^Aquileix confìinno afportari dicmtnr . 

Il libro , che tiene colla delira mano , ne dimollra , che quella Pro- 
vincia è feconda di belli ingegni, li quali in profa , ed in verfo, ed ìn_> 
tutte le facoltà fono fiati celebri ; e ne' fcritti loro hanno lafciato nobilif- 
fima teflimonianza della loro dottrina , come furono I Paoli Veneti , Dia- 
coni , gli Alberti, i Moronia , gli Amafei , i Robertelli , i Deciani, i 
Graziani , i Cortoni , i Candidi , i Sufani , i Luifini , gli Aregoni , i Rorai» 
gli Allemii, i Partenii , i Valvafoni , i Frangipani, ed altri infiniti, per 
hfeiar da parte quelli, che fono in vita. 



TOMO TE R Z 0L 4*3 

. E per- eflfere opportuna alle- cacciagioni , le fi mettono per fùe dimo- 
flrazioni coturni, come quelli di Diana, e finalmente, perchè nella parte 
fua Aultrale terminano- acque ». e paludi-, fé le fingono a' piedi le carnute- 
eie » ed i giunchi .. 

CORSICA. 



Di Ce fare Sjpa . 




DOnna dì afpetto rozzo fbpra dì' eminente fiffbi circondato di acqua». 
In capo avrà, una ghirlanda di foglie dì vite . Sarà armata , e colla 
delira mano terrà una Corfefca . Dalla parte delira vi.firà un Cane corfo: 
ma che fia grande , ed in villa feroee * fecondo che narra Plinio libro j-. 
cap. J» 

La Corfica è Ifola nel Mar Liguflico , e fu primieramente nominatala 
da' Greci Ovwwtr» come dimailra Strabone libro 5-;». e Virgilio nell* Egloga 
9. quando dice : 

Sic tua Cyrnxas fttgjìant examina taxos. 

E vogliono- alcuni , che acquiftalfe quello nome da Cimo figliuolo dì 
Ercole * e fratello di Sardo * il quale paflando dalla Libia a. quello luogo, 

C quivi 



4i4. ICONOLOGIA 

e quivi fermatoli, volfe, che da lui foli con quello nome addimandate, 
efiendocchè prima era detta Terapne .. come narra Niccolò Perotto. 

Pofcia fu dimandata Corfica da una D >nna così chiamata , la quale eri 
pafsata in queft' [fola a cercare un f u j Vitello perduto , e ritrovatolo qui- 
vi , ed aggradendole il luogo , vi li fermò , e tanto piacquero i fuoi co- 
fiumi a' rozzi abitatori , che nominarono l' Ifola dal fuo nome . Altri di- 
cono , che ella fufie cosi nominata da Corfo , quivi fitto da Corfo valen- 
tiflimo Uomo , il quale lungo tempo tenne la Signoria di quel paefe , e_> 
fra molti , che fcrivono di quell' Ifola , Dionifio dice , eh' ella acquiftafle 
il nome di Corfica , dalla gran moltitudine delle cime de' Monti ; percioc- 
ché quello nome Corfo in Greco , ed in Latino , denota le tempie de' 
capi , come fé dicefse 1' Ifola delle tempia de* monti . 

Dipingevi fopra i* eminente fafso , perchè quella Ifola è molto mal di- 
fpolla a coltivare, si per i faflì, come ancora per efservi alti/fimi luoghi, 
come dice Rutilio nel primo libro del fuo Itinerario , cosi : 

Incipit obfcuros offendere Corjka montes , 
T^uoiferumqne caput concolor umbra levai . 

Si rapprefenta di afpetto rozzo , perciocché gli abitatori di quella Ifola^ 
perloppiù fono di collumi poco civili, che così dice Strabone nel lib. y. 

Si dipinge , che fia armata , e che col'a delira mano tenga una Corfe- 
fca , per efser tali armi molto ufate dalli Corfi, li quali fono lliraati buo- 
ni , e valorofi Soldati . 

Le fi dipinge accanto il Cane nella forma che dicemmo , perciocché 
dell' Italia , quivi fono i maggiori , e più feroci contra gli animali , i quali 
ne vanno in molti luoghi ltimati afsai , per la bontà , ferocità, e bellez- 
za loro . 

CORSICA. 

Di Ciò: Zaraùm Capellini % 



LA Corfica Nazione feroce , da' Cartagine!! fomentata , molte fiate fi 
oppofe con valore all' impeto de' Romani . Fu la prima volta ridot- 
ta fotto il dominio loro da Lucio Scipione Confole , figlio di Barbato , fic- 
come apparifee nella feguente ifcrizione , intagliata in pietra di tufo, eoa 
carattere afsai rozzo , di itile totalmente antiquario , né più antica memo- 
ria fopra terra fi vede in Roma , che quella di Cajo Duilio , e quella che 
fu trovata l* anno MDCXVI. 



HOXC 



TOMO TERZO, 41? 

HONC OINO PZOIRVME COSENTIONT. R. 

DVONORO OPTVMO FVISE VIRO 

7VCIOM SCIPIONE FIZIOS BARBATI 

CONSOZ CENSOR AIDIZIS HIC FVET A 

HEC CEPIT CORSICA AZERIAQVE VRBE 

DEDET TEMPESTATEBVS AIDE MERETO. 

E' comune opinione de' Letterati • che non vi fia regolata teftura dì 
parole , fopra di che il Signor Gio: Rofci Pofsefsore di varie dottrine * 
Scienze • e lingue in una iua Latina , cosi fcrifse a me Gio: Zaratino Ca- 
stellini : Hatio fermonìs omm fere lege folliti , ac Uberi ; ma io la trovo fra i 
termini ragionevoli riltretta , e ne cavo una bene ordinata corruzione di 
perfetto Sentimento in cotal guifa : 

Urne unum plurimi confentiunt Bimani 
Honorum optimum fuiffe virum 
Lucium Scipionem . Filìus Barbati » 
Conful , Cenfor , oMdilis , hic fuìt •> 
Hxc cepìt , Corficam , lAleriamqne 'Drbem . 
Dedit Tempeflatibus cJSdem merito , 

Fu Lucio Scipione Confole 1' anno di Roma 494. Ma per l' ofeura ma» 
mera di quella iscrizione j è necefsario prima che io paffi alla notizia Ito* 
rica , ed al particolare di Corfica , trattenermi in punti grammaticali , a 
dichiararla con ragioni » e a difeorrere fopra alcuni motivi di curiofi An-> 
tiquarj . 

Bone 1 prò bum , O , per V trovafi fpefso nelle antiche memorie Lati- 
ne Romane . Sont, prò funt ; taboleìs popliceis , prò tabulìs publicis ; illoc « prs 
Ulne , divom , pr.o divum . Nella orazione di Claudio Imperadore in metal- 
Io . Hercoli, prò Herculi , nella bafe rotonda di Aulo Rutilio ; e Aldo Ma- 
nuzio vuole , che fia migliore ortografia Volcanus , che Vulcanus . Si legge 
di più nella prefe n te Cofentiont , prò confentiunt » Luciom * prò Lucium , fìlìost 
prò Filius , Confali prò Conful, e Confol vedefi nel marmo di Cajo Dulio in 
Campidoglio . Velio Longo nell' ortografia dice 1 che gli Antichi ebbero 
ugualmente confufe le lettere O, ed V; Confol Scrivevano per O ,ma_- ; 
leggevano per V : Conful, antiqui <eqne confufas ■> & V -, litteras babuere t> 
nam Ccnfol fcribebant per , cum legerent per Vi Conful . Se pronunziaflTero- 
Confai , quando fcrivevano Confol , io non lo fo » ben fo che adefso in la- 
tino fcriviamo , e pronunziamo Conful , ed in volgare .Confole ; Xkeome -in. 

Hhh altre 



4 t6 ICONOLOGIA 

altre voci pronunziamo V , ed O , come fcrivemmo , obbed'fco » ubbidi- 
sco, officio, ufficio» unghia, onghia , ongaro , ungaro , Ongarìa, Ungarìa, 
oliva, uliva, volgo, vulgo, longo, lungo, e molti altri; così gli antichi 
Latini potevano pronunziare , e fcrivere nel medefimo modo qnelle paro- 
le , che per V , e per O. fcrivevano : Fortafle etiim jìcut fcribebant , etianL» 
ita loqtebantur ,, dice Quintiliano per tale mutazione di lettere nel i . Iib. 
cap. 7. riferendoci a quanto diife nel quarto capitolo : febbene corfero an- 
cora , circa i fuoi tempi , e dopo lui i medefimi cambj di lettere in va- 
rie ifcrizioni . Vediamo che in volgare ancora le due ultime vocali hanno 
parentela ,. e che V V latino pafTa. volgarmente in O : Hpmulus Romolo » 
Top'dus Popolo , fiifcus fofco ,. fulgnr folgore , vultis volete , nitdgus volgo . 
Girolamo Colonna Eccellentiffimo Commentatore dell' antico Padre Ennio, 
con molto giudizio , ed efquifita erudizione redituifce i fragmenti di quel 
Poeta nella priltina lettura in quella forma, di parole . Volerà Venus . 
%$mnk Fintole Tohis volti* adverfabantur . In Volgurn Volgas . 

Expcólant, velati Confai qmm. miteere ftgmm 

Volt.. 
Quintiliano lib. 1. cap. 4. mette t{ptrix , Hecoba . 
Vittorino ofifervò nell' Ortografia Tiacolon , prò piaculum , fonos , prò 
fimus ; ed io ho veduto in tavole di metallo, e di marmo: Detolerit. Sor- 
tìcolam .. Flovium . Rjvom . *Arduom . Equom fiiit . Equom adimito , prò eqtmm 
nella Legge Giudiciaria . In Lucrezio lib. 4. molta parentum : idefì v:dc:is . Perlo 
contrario, usurpavano ancora 1' V per O. ; Epiflula , prò epifìola ,, funtes , prò 
fontes .. J^umenclator , prò Itomene! ator » faboles , prò foboles , Ter quìmis eon'mn- 
{la per annos , prò ter quinos annos* nel monumento di Mandrolà in Roma, 
fotto il Confolato di Faulta- ne' tempi baffi , circa 1' anno del. Signore 493. 
l^ota Fulvio. Orlino, fopra il Calendario Ruflico: Oves tnndunt , prò tondent, 
frundem , prò frondem , frimtem, prò frontem : mettiamo più efempj. fnfieme, 
per maggior certezza , e Scurezza , che prova più 1' ufo , e la consuetudi- 
ne. : : uno, o due potriano dar fofpetto. di cofa fatta a cafo , ovvero d' inav- 
vertenza di chi gli fece ; fpccifichiamo. gli Autori , gì' lmperadori, i Coh- 
folati ",, gli anni ,, ed. ì Paefi, acciò fi. vegga, che l'ufo de' primi Antichi, 
pafsò, ancora alquanto a v Pofteri per molte centinaia di anni dopo , etiairu 
in tempi buoni , e colti in diverfe Terre, e Luoghi. Abbiamo dimollrato 
1?. cambievole condizione dell' O in V , e dell' V in O , diremo appreCTo 
dell' I ,. ed. V .. 

Ohio, prò* unum . OI '% ciafeuna di quelle vocali féparatamente da fefteflT» 
paffit in V. Dell' Q , già- ne fono, arrecati efempj . Dell' 1 in V Lucrezio 
Poeta, lib. I . Dijfnpat. in corpus , prò difjìpat , <c(ìumatio , proxfumu , prò pro~ 
ximo nel Ffagmento, Giudiciario a carte 13.. Marit!meifqne , legge il Sigonio 
nella tavola de*' Termefi; in Roma : per lo contrario I alle volte ferve_* 
per V ; dell' O per V abballanza le n K è detto : che I ferva per V. , fi 
legge in. Sello Pompeo Fello Glitlis , ovvero Gittis , Jkbaclis , levib:is., te~ 
peris , che Gluttis ,. & Glutis leggefi in Porzio Catone cap.. 53. , ed in Pli- 
nio, lib,. 18. nelle GlolTe latine Glis s Glitis , Humus tenax , Heciperatfa , nel 

jnedefi- 



TOMO T Bit ZO. 4 fc? 

jaedefimo Fedo la legge fatta per ricuperare %eciperàtores , i Giudici , per 
^eciperatores redduntur res . Bgcìperatores legge Adriano Turnebo lib. j. cap. 
Jo. fopra Suetonio in Domiziano cap. 8. prò ^ecuperatores . Dipondium , & 
dupondium nelle Satire di Lucilio Poetai a duobus ponderibus% ove di, a__» 
duo » derivali : Ex Manibìis , ^>n) Mambiis » nel notabile marmo dì Augufto 
in Ancira nella ferie terza ftampata adi' xAu&ario di Giulio LipGo% foglio 
xx. Monìmenturr. . & Monumentum in diverfe memorie fepolcrali : Contiber- 
nali , prò Contubernali Ha nella ifcrizione di Avidio Immo da Paleltrina * 
trovata con olla di cenere , pezzetti di offa adulte » fulla foffa. di Faenza » 
fuori di porta Montanara del 1626. fotto nel fine . 

D # M 

AVIDI 

H Y M N I 

P R A E N E $ 

TINA 

GONTIBÈR 

N A L I 

O P T I M 

Apparifce dunque la commutazione dì quelle vocali tra loro ancorché 
feparate fieno ; ma la quarta vocale , O » trovali congiuntamente polla * 
come Troflefìs nel princìpio della parola avanti , E « I , V oe * oi , ou • 
in fentìmento d* V. COERAVERVNT k COIRÀ VERVNf -, procurale- 
rmt . COVRATÒQVE « prò curatoquc in una tavola judiciaria a carte xi. 
AQVAM ADOVXIT , prò attutiti nella tavola d' Alatro > ÌOVS prò jus. 
lOVDlClOOVE i prò judiciove nella tavola Judiciaria dì bronzo in Roma 
flampata nell' xAuSlario di Giulio Lipfio a carte x. xi. xìi. non che fcri- 
veffero dì neceflità fempre cosi » ma tifavano e 1' uno $ e 1' altro jous -, & 
jus , joudex , & judex ■> nelle medeme tavole legali ', Cosi ancora hon fem- 
pre fcrivevano» oe 5 oi * ou , in vece di V, ma V folo * quando a loro 
pareva . Balla che appreffb i più Antichi unitamente * oi » fi ritrova » 
Nella ifcrizione di Capua * fotto il Confolato di Servio Sulpizio , e Mar- 
co Aurelio l'anno dì Roma 645. fi legge COlRAVERVNl\ & L0IDOS, 
FECERVNT ! cioè vurave'rwt , & ludos fecèrurìt ■. Per effefe Capua nel- 
la Campagna Felice Terra di Lavoro » dice il Pontano che ì Campani ufa- 
vano oi . Li Latini nel Lazio , oe : coeravèruììi . Ma non tutte le ifcrizioni 

H h h 2 che 



4 t8 ICONOLOGIA 

che fono in una Citta, fono de' fuoi Cittadini , tanto poffbno efTere fatte 
da' Romani , e da altri Latini , che andavano per tutto il Mondo , la ve- 
ra ragione è, che I , ed E, hanno ancor' effe parentela tra loro, ed una per 
1' altra fi ufurpa eziandio tra' volgari: Opinione, openione , virtù , vertùt 
vittoria , vettoria , lingua , lengua , Intento , letterato ', recUe , ricide , le- 
ce , lice , re ve ri re , riverire, refrigerio, rifrigerio, ubidienza , ubedien- 
sa , fuori , fuore, undici, undeci , ombelico, umb'lico, defperato , difpe- 
rato , cangiò il Petrarca difpetto , in defpitto , ovvero dilpitto per forza 
4i rima» e per l' affinità di quelle vacali, fecondo 1' ufinza de' Latini . 
^inteflÌHs , lAntifìi'is , Cives prò Civis , Qftobres , prò Otìobris , ùxana , prò 
Diana . Ho veduto nelli marmi , ficcome Quintiliano che £u menato giovi- 
netto da, Gaiba in Roma, effendo Imperadore perone , nomina nel ì.Iib. 
Cap. 4. Minerva , Leber , & Ma?efìer, prò mavWer , Liber, Minerva : così dicevafi 
Eeanns pir Janus : nella tavola di un Parafito Epicureo, di itile comico 
Plautino fi legge nel fello verfo in Roma : Et nos antlq'iornm emitenrir tem- 
pora, prò imite «tir . A' tempi nollri Giulio Lipfìo cavatole d' anticagli ha 
nelle prime centurie ufato Here , prò beri , intellego , negligo , neglegens , ne- 
glec/nda , negìegamtu , prò negli<rzmi< . E>ill' altro canto I* ilteffò Giulio 
Lipfìo ufa difpice , patijcat , beni-volo , ben' vola , ben: voi enti '■■1 , prò benevolenza. 
ficcome nell' antica bafe di Lucio Muffio Emiliano fu intagliato; in altri mar- 
mi Camina , prò Camena , Mircurius , prò Mercurius , fìat , prò fedi , Titiolan'is, 
prò V'tteolamts , ^uirèla prò Jgjerclla , tanto nel Lazio , quanto fuori del 
Lazio : cosi trovafi , oe , prò oi , ovvero , oi , prò oe ; attelbcchè Servio 
in quel verfo della decima Eneide : ^A^jrioHs moeororum , prò mitrornm » 
che cosi a fuo tempo correva neUi tedi di Virgilio ; riferifee che gli An- 
tichi pronunziavano per oe dittongo la maggior parte delle cofé , che nei 
dicemmo per V. ciò conforme all' Ortografìa greca : imperciocché la lette- 
ra V che noi abbiamo , effi 1' hanno nel dittongo Omicron , ipfilon ou » 
«he fa -V -e* perciò penfarono , che fi poterte ponere in luogo di quella 
lettera , ancorché non. fia 1' illetfo dittongo : Oftia moenita prò munita in 
Ennio , <&. Vlattto in Baccbidibus Tergamum divina- moeniftm man» : prò t»'i- 
nititm : per. lo contrario fi dice pmio , in vece di poenro » che viene da 
pana, <& Vmicus Cartaginefe , quali Toenicus , che fi deriva dal nome 
Thoenìc.is detratta 1' afpirazione . Sebben 1' altro dittongo greco omicroa 
iota , 01 , palfa ancor' effò appreffo latini in u , nella voce ptnice:ts , co- 
lor rafia infiammato » che viene dal greco TÌsoiniceos <QoivIksì.$ » con tutto 
che omicron iota in greco 01 faccia i , nondimeno per oe in luogo d' u » 
in tal colore legge Adriano Turnebo in quello di Lucrezio libro 2. 
» "Purpura paoiceafque color elari [sima* multo . ■ 

Afferma ciò il detto Turnebo negli Avverfarj lib. v. cap. 26. Toenice- 
jtfq'te color lego potius ex axt'tqtùs libra , qnam Tìyoeniceus , feltt en>m £•<- 
trct'ris , u, plerumq'te in, oe , mutare* munire , moenire , muterà-, m ornerà , p't* 
nibat, potuibat, poeniceus . Torna poi a dire fopra la parola pana nel lib-. 
2 2. cap. 21. lego pana a panitendo » ant quod peft peceatim (equina : poc~ 
nke •> prò punire antiqui dìctbaut , Ma fé parùo puma vien da poma » come 

piace 



TOMO TERZO. 429 

piace a Servio , la dizione pana , viene dalla greca , per oraicron iota » 
01. 7toivy{. Pertanto Lucrezio Poeta nel fecondo Confolato di Pompeo 
Magno 1' anno di Roma 699. pronunziò punibat per , oe in vece di u» 
nel fedo libro , parlando di quelli , che fuggivano in villa a mutar aria; » 
per timor della peìte , e che poi vi morivano . 

t^am q-ticrmq'te fw* fngitabant , ut fit -, ad agni 
Vitai tiimi'.tm ctpidos , morti l'q'te timenteìs 
Taraibat panilo pofi Uirpì morte ► 

Scrivo ) ut fit , ad agros , di più fentimento a giudizio di Gio. Battifbt_» 
Pio 9 che fi riferifee ad eiTemplari antichi , e legge cupido* ; Toembat 
panilo , fecondo 1' edizione corretta, per opera del Cambino, e dell' Tur- 
nebo . Per , 01 » la Mefia in Greco Mo/o*/x in latino Moefia , Mafia , & 
Mifia , dice Aldo . Sebbene io diltinguerei , che la Mefia Provincia di 
Europa , pattato il Danubio , detta Pannonia Ungaria , fia in greco Mvfr/hi 
in latino Moefia , onde Moefì conforme a Plinio , contra Strabene . La Mifia poi 
Provincia dell' Alia minore da' Greci M&y/jt fia tra' Latini Myfia , & Ma* 
fia, perchè l'V , e la fia , Y. iplilon greco fi cangiano tra loro . Aldo 
tiene , che i Romani più. antichi , perchè erano alieni da lettere Gre- 
che ufafero V. per Y . Sebbene i Roman-i furono fin da principio fem- 
pre ftudiofi di lingua Greca , anzi la Romana lingua è figlia , e difeepo- 
la della Greca, Romolo fu dottamente iitruito in difcipline Greche, epo- 
fe un' elogio Greco delle fue imprefe nel Trionfa fuo de' Camerini alla 
fua ltatua . Ennio Poeta fu IetteratiiTimo Greco , infegnò lingua Greca £ 
Catone Maggiore ; nondimeno riferifee MarcoTulIio nell' Oratore , ch'i_? 
negli antichi libri di Ennio fi. trovava fempre fcritto- T?<mtis , ¥rnges , 
perchè allora non volevano ufare lettera Greca , era cofa a-ifurda a dar 
folamente la lettera Greca a Ili cali barbari , e a parlare alla Greca nel 
cafo retto, folamente » nondimeno per più dolcezza a giudizio delle orec- 
chie fi dife poi Tvrrhxs , <& Tlrnges con due lettere Greche (£> ed y : 
trovali però ^Aezvptits , ^Aeguptus , lacryma , &■ lacrima » etiam in opere 
de' noilri moderni. Incinta , prò inclita , Lucrezio Hb. IV 
Fmde petens pacem Bimani incinta- pacem„ 

S-ylta * &■ Sulla » nel tempo di Siila Dittatore fiorito dì lingua polita-* 
e terfa furono battute le £ùe Medaglie col nome SVLLA , e Cicerone 
ifteflfo- nel decimo lib. epùL 7. ad Àttico Dina iUe dies Smaniti cattidifimo 
viro . Cajo Mario, e Sulla fi legge in vari ottimi Autori, come in- Ftil 1 - 
vio Orlino de Familih l^&maitovwn . Cornelio Tacito nomina an.' altro Svi- 
la giovine ,. accufato d' imm-odeiria nel terzo degli annali . Domithts Cor- 
buio Tritura fmtlus de luciti Siila nobili inveite quefcts efi apui Smutitm Pu- 
blio Vatinio- amico di Cicerone trionfò dell' Illirico 1' anno di Roma- "]o3. 
De ■ lllurico' nelli Rifti Capitolini, prò lllyrico : fimilmente ■ Sima ,- e Syri#* 
Mjtfia ,. e Myfia. V. per tpfilon ^ Tcovafi ancora- Ipfilen per ¥»'■ For.rm Sy<p- 

marttm » 



433 ICONOLOGIA 

riorum , prò Suariorum nel tempo di Flavio Claudi i Colhntino Tmpercdorc 
perchè V Ipfilon fi pronunzia per I , e 1' I , è 1' V fi mutano fcambievol- 
mente , O I al muro appartiene , piucche non fi penfa : febben leggiamo 
in Lucrezio Poeta lib. 4. Fxefor Moeronm > pr» exefv m'trortm-, e nel fud- 
detto luogo di Virgilio , e nella ifcrizione di Cajo Canino Labeone per , 
oe , mocrornm midtis milibm : nondimeno fi può far cadere fitto 1' omicron 
iota Greco « 01 , pofciacchè febbene altri lo derivano a moenio , id efi mw 
nio 1 a muniendo unde moenia » attamente da Girolamo Colonna fi deriva 
P Etimologia dalla voce Greca Motpx moira , che lignifica parte , perchè 
ciafcuno guarda le mura , e . le difende per la fua parte » laonde farà 1' 
irteflb Murus , moims , & moerus. all' antica , per 1' affinità delle voca- 
li E. , e I , Oe 1 e Olì per V. , le quali hanno il medefimo fuono tan- 
to in voci derivate dal Greco per omicron ipfilon , quanto per omicron 
iota » e in pure latine 1 tanto nel Lazio , quanto fuori in diverfe Provincie. 
O I N O in Roma fondata da Romolo nel Lazio , e PLOIRVME , 
in vece di plurimi » Nella legge Agraria in tavola di bronzo , parimente 
in Roma vedefi MOINICIPIEIS prò Mtmicipiis ; Municipium deriva a mu- 
nere , farà dunque mointrx all' antica , quanto moenera per mimerà , voce 
di Lucrezio Toeta nel 1. lib. Moenera milititi . Stico Servo in Plauto dif- 
fej Tamen efficimus non prò nojlris opibus no/Ira moenia ; efpone Adriano Tur- 
nebo lib. 1 6. cap. xi. Moenia » prò munera * che io piuttofto direi Moe- 
nia , prò munta , infieme con Pierìo Valla » e Bernardo Saraceno Com- 
mentatori antichi Italiani : vuole inferire Stico « infieme coli* altro Servo 
Sangarino * che febbene nel convivio loro non avevano vafi nobili gran- 
di , nondimeno , dice egli : Noi fecondo le noftre facoltà facciamo r uf- 
fizio noftro , il debito noftro , noflra moenia . In Alatro Città di Ernici * 
che pur' è nel Lazio , contro 1' ottervazione del Pontano , fi legge nel 
marmo di Lucio Betilieno Vaaro . EACIENDA COIRAVIT , prò cura- 
fjf , e vi fi legge t'bei luditnt : il che dimoftra , che fapevano dire 
tanto ludunt , quanto loidimt . In una tavola di bronzo in Roma fotto il 
Confolato di Lucio Cornelio ■, figlio di Gneo * Principe del Senato 1* an- 
no di Roma 597. REI. POPLICyE. VOSTRA. OITILE. ESSE , cioè \ei- 
publicx veline utile effe : è un Senatoconfulto in favore de' Tiburtini Tivo- 
lefi . Ma troviamone una al Pontano per » OE . In campagna , a Monte 
Calfino , vicino a Cartello San Germano , vi è una gran bafe della Con- 
cordia > fotto il Confolato di Gneo Domìzio » e Cajo Afinio 1' anno di 
Roma 713. SIGNUM. CONCORDIA. RESTITUENDUM. COERAVE- 
RUNT. Partimoci dal Lazio « e dalla Campagna , e partiamo nella Mar- 
ca Trevigiana : fui Veronefe nella Villa Calderina 1 fi legge in un fragmen- 
to fotto il Confolato di Coffa Cornelio' Lentulo 1 e Lucio Pilone Augu- 
re 1* anno di Roma 752. che fu il primo anno della falute , fecondo Fra- 
te Onofrio Panuino . FVNDAMENTA . MVROSQVE . AB . SOLO . FA- 
CIVNDOS. COERAVERVNT. Torniamo nel Lazio : eOendo Imperadore 
Augufto , Publio Lentulo Scipione , e Tito Avinzio Crifpino Valeriano , 
Confoli , 1' anso di Roma 759. al conto del Panuino nelli Falli Confo- 
lati 



TOMO TERZO. 431 

lari » Iafciarono memoria di Marmo in Roma con tal fine EX . S. C. 
FACIVNDVM. COERAVER. Notili qui, che Cicerone , il quale co- 
nobbe Augulto, giovine. » fcritfe carabo % & curare ,. nondimeno nell* iftef- 
fo Impero di Augufto attempato fi riteneva ancora il più antico COERA- 
VER . Nella, bafe di Antioco Liberto di Lucio Ligurio j. e di altri Li- 
berti dietro, al Palazzo, Vefcovile di Paleftrina fi legge pure»COERA- 
VERR .. Nel fragmento. della fuddetta Legge Agraria in tavola di metal- 
lo , in Roma fotto il Confolato di Tubilo. Marcio ,, e Lucio Calpurnio , 1* 
anno di Roma 6z i. EI . OETANTVR . FRVANTVR , prò ij utantur 
fruantur : Sicché le. parole dette per OE, importano 1' iftefifo i oi , ed 
ou in vece di u, in differenti paefi tanto del Lazio,, quanto nella Cam- 
pagna j e in altre parti . Anzi nella fòla tavola Agraria vedonfi tutti li 
quattro modi, oe , oi , ou , ed u IOVS ... MONICIPIEIS. OETANTVR. 
Vmm , judicanda : in altre leggi oetier , & ohìer, prò uti : quali ditton- 
ghi oe , ed oi , fono polli per u lungo , Seguitiamo a fpiegare tutta la 
voce.OINQ. 

L* ultimo. O (la per V e dopo vi s' intende la lettera fé%. la quale_». 
fi. tralafciava molte volte da' Romani nel fine della parola OINO , cioè 
Vnum ; ne daremo più di venti etTempj . Nella infcrizione di Marco Au- 
relio Secondo , Liberto dell' Imperadore pirite fronte + per ante frontem . 
Nel fepolcro di. Vezzia Marc.ellina in Roma , fignum. Marmoreu ,, per Mar- 
moreum. ., Al monte Giordano, in Roma ,. Lucius Zditius. ^Amcetns donavit. tedi'- 
oda , prò donavit xdiculam : e nel fine ante adicula .. TV U.. cioè *Ante tedi- 
colam pedes duos .. Net fepolcro. di Aulo, Furio Epafrodito nel principiò , Sa- 
crii i prò, factum: , nel fine , Hujus fepulchri CVRÀ egit. Furìus fùccejfus , cura 
prò curam . Nella" tavola tripartita di, Napoli fotto il Confolata di P: Ru- 
tilio , e Gneo Mallio L' anno, di Roma. 649.. extra, pariete , prò parìetem» 
Nella memoria, di. Pefaro. eretta ad Aureliano Imperadore CVRA adente 
Cajo Mio , prò, curam agente .. Nel fepolcro di Geminia. Cauma in Roma 
FILIUS .HVNC ., TVMVLVM .. l'OSV. PLEN. P1ETATE . PARENTV. 
id ejl .. Fìlius h.mc tumulum, pofuit plenus pìetate Tarentunt . In Roma pure 
nella cafà de Porcari,, Liberio. Antigono .», e Laberia Prima dicono. Itti » 
ambitu po{JMere liceat ,, prò itum amlntnm . A Garigliano vicino, a Napoli in 
una torre di fepoltura antica, intagliata con bella, lettera di un palmo , 2\(p- 
que intra, maceria , prò, Maceriam . Olla , prò Ollam in piccola piètra, fcot» 
pita in- mezzo, a due. palme dritte , ritrovata in Roma fuor di Porta Au-- 
relia ,, ora di S. Pancrazio : per ctfer breve , non più, comparfà per le_^> 
flampe •>, ne fo di tutta parte, a. curiofi '„ 

C ITLIVS. C. L.. 

B A R N AE. ¥ S, 

O L L A. E I V S. SI.. <£ V I 

OV V I Q LARI T. A D; 

l F E R O S. N O N. R E C, I P P A 

TV R. In Vene- 



43* • ICONOLOGIA 

la Venezia Aurelio Saturnino , Uovo , & peto cimila fraternìtatetn } 
prò cunilam fratermtatem . Nel Calendario rullico , che è nel palazzo Far- 
nefiano in Roma , alla fine di Decembre F^iE^i ferentes prò fabam . OLI- 
VA legent prò olivam : fopra ciò Fulvio Orano aggiunge Trivernum capti* * 
prò captnm . Nel monumento di Alcibiade , e di Petronia T^ite in vece 
di Nice itampata da Aldo nell'ortografia , Mors decepit Vatre frinì , in luo- 
go di Tatrem . Nel cippo itampato da Martino Smezio foglio 144. nu- 
mero .?o. 

ANNAIIA SVCCESSA MEMORIA FIICIT , li due , ii . ftanno per 
E *Annaea fuccejfa memoriam fecit . Sopra 1' Arco di Nerva Traiano nel 
Porto di Ancona , ghod ex pecunia jiia Tortit tntìorem naii? t antib'is reddi- 
derit , Tortu , prò Vortum . Nella calìa di marmo di Tito Pubillio Potito 
in una vigna incontro a muro torto di Roma , CV. QVl , prò cum quo . 
Neil' Ara di Giove fulguratore Deoru , pro~ Deorum . Nella piazza di Cit- 
ta di Cartello in una dedicazione 7 per fentenza di Emilio Frontone , e 
di Arrio Antonino , B^eliqùt ad B.ihm fabrica , prò fabricam . In cafa Del- 
fini di Roma . SL QVIS. CONTRA. HANC. 1NSCRIPTIONE. FE- 
CERIT. prò infcriptionem , veggafi tutta itampata nell' ^iuilitario di Giu- 
do Lipfio foglio 43. Per non andar più lontano veggafi 1' ifcrizione di 
Quinto Lollio Condito Liberto di Quinto, Itampata in quello volume, (òt- 
to la figura della benevolenza , ed unione matrimoniale in fine , dove fi 
legge AMANTISSIMA , per amantijfimam : aflicuro il Lettore , che nel- 
la pietra vi è luogo per tre M ; non che per uno : per tanto in quella 
di Lucio Scipione fi butta la lettera, M , nove volte: Oino , prò unum . 
Duonoro , prò honorum . Optumo , prò optimum . Viro , prò virar» . Sci- 
pione , prò Sàpionem , Corjica , prò Corfìcam . *Aleriaque 'Drbe , prò aleriam- 
que *Drbem Siccome ponevano di più il D , nel fine della parola terminata 
in vocale . In altod. Marid. , prò alto Mari : così di manco lafciavano la 
lettera , M , quando a loro pareva nel fine . Tloirume , ii ejl plurimi dì 
tre (illabe diverlè dal nollro ufo . La prima oi , per u ; la feconda u , 
per i , come di fopra , in oltre , infumo , maxuma , optume , pcjjuma in 
Plauto . VENERVS , IOVIAE nella detta ifcrizione di Capua , dove_* 
nota il Pontano , che i Campani pronunziavano il genitivo di Venere in 
us 1 non in is. Ma tale terminazione erade' Latini ad libitum, che permu- 
tavano fcambievolmente quelle vocali , febbene di rado finivano 1' obbliquo 
cafo della terza in us , per i' ordinario in is . In us fin qui non ho tro- 
vato, fé non in quelle voci, che finifeono negli obbliqui con 1' ultima liqui- 
da R : Veneris, & vcnerus , Honoris , & Honor.is , Cafìoris , & Caflorus . Nella 
tavola tripartita di Napoli AD AEDEM. HONORUS , e quella direbbe il 
' Pontano , è tra Campani . Sì bene , ma fono decreti dati dal Senato , e 
prodotti more Bimano . Non fi potrà replicare contro quel Senato Confili- 
to favorevole per Tivolefi , che è in Roma, e comincia L CoRNEIVS. 
CN. F. PR. SEN. CONS. A. D. III. NONAS. MAIAS. SVB. AEDE. 
KASTORVS. La terza fillaba E per I quattro volte in quella ifcrizione 
di L Scipione : F net , prò fiat , dedet , prò dedìt , tempcjlatebns , prò tempc- 

flaUout 



TOMO TERZO. W£ 

ftàtìbusi mereiai prò merito . Oltre gli efempj addotti di fopraMAVRE- 
.TANIA nella Medaglia di Adriano Impefadofe s ond' è che il nome dì 
Virgilio fi varia . Vergilins , Vìrgìlms ; così atbereus , atberius » Aldo prò- 
va che fi deve piuttofto dire Genìtrix > the Gtnetrix , con due inflizio- 
ni , una di Elia Sabina , che fa contro lui , perchè io 1' ho veduta ve- 
nale in Roma nel cortile di uno Scultore * e letto nell' ultimo verf» 
QVEM. GENVIT. GENETRIX. L' altra di Rubria Tertulla afEflTa nel- 
la Pieve di San Pietro di Galiada , in otto parole Aldo è dìverfo dal mar- 
mo . GENETRICE fia nel marmo ; ficcome Don Ricciardo Rettore di 
detta Pieve di Galeata per duplicate lettere , è copie prefe dalP ifteìf© 
marmo de <uìftt , mi ha certificato : ma per la vicendevole mutazione di 
E. > e I, non accade etfer cosi fcrupolofo in fimili voci accettate dall' 
ufo nell' uno , e nell* altro modo ; 1' ufo non abbraccia Herè, nepjegentia » 
difpicit , benivolentia di Giudo Lipfio . CEPIT fi legge qui , CEPET nei 
medefimo tempo di I 5 Scipione in quella di Cajo Duilio , non per quella 
fi deve dir cepet ■> perchè 1' ufo di oggidì non lo comporta . Alcuni ar- 
difcono d' innovare * e rinovare ; ma non fempre 1' ufo li feguita , 

GOSENTIONT , prò confentiunt . Manca nella prima fillaba la letterata 
N , la quale molte volte fi gettava da' Latini , fpezialmente avanti la let- 
tera S j di che ne toccammo fopra la figura di Roma Rinafcente da Me- 
daglie . ROMA RENASCES. ROMA RESVRGES , prò I{pma renafcens , 
lìbes ì prò libens . Trasferas , prò transfer as , cofervie » prò conferva . Iberno- 
refi j prò TS^emormfì . Tbermefes prò Tbermenfes . Mefibus , prò Menfibus , nel 
cippo di Lucio Cecilio Floro Liberto di Lucio -, e di Caja , trovato fuori 
di porta Aurelia del i6q$ * che io per la (travaganza ridicola, che contie- 
ne , la comprai « e lafciai tra le cofe mie in Roma : il Prenome è un C, 
rafo , ridotto in I : per accrefcere 1' Opera di antiche memorie non pia 
fcoperte , la metteremo intieramente . 



L. CAECILIUS. L. 

ET 3. L. FLORVS 

VIXIT. ANNOS. XVI. 

ET. MESIBVS. VILI. Q^VI 

HIC. MIXERIT. AVT 

CAGAR IT. HABEAT 

DEOS. SVPEROS. ET 

INFEROS. IRATOS. 



li 



1 1 



V Auto 



434 ICONOLOGÌA 

L' Autore parlò da pazzo Gentile » perchè non patifle difprezzo» ed in- 
giuria il monumento , a cui fi confà quello di Orazio nel fine della Poetica: 

Minxerìt in Tatrios cineres . 

E la Sat. 8. lib. i. 

In me veniat mìttum * atqae cacatimi . 

Attefocchè fi fepellivano ne' Campi . Due volte in si pìcciola pietra 
N fi butta i mefibus , prò menjibus , mixerit , prò minxerìt . Crefces , prò Cre- 
fcens nella baie di Publio Mecio Proculo , figlio di Publio , della Tribù 
Pollia , foldato della terza Coorte Pretoria , architetto di Augulto , cioè 
nella Pieve di Saldino j Territorio di Faenza . 

D. N. 

P. M AE C I. P. F. 

POL PROCVLI 

M I L. C H O. P R. , 

ARCH1TECT. A V G. 

C. MAECIVS 

CRESCES 

FRATRI. PIENTISS1MO 

Manca innanzi ad altre confonanti ancora . Jferos » prò Inferos , nel la^ 
fuddetta di Giulio Barneo . Coliberto » prò Conliberto j in Roma vicino al 
Ponte Molle in una Vigna. 

dIs manibvs 

C. MALLIO 

EVANGELO 

MALLI A. TYCHE 

COLIBERTO 

BENEMERENTI 

F E G I T . 

Neil» ara pìcciola di Sempronio Senecione MILIT. STVPED. XXIII. 
H efì : milita'vit Stipendiis vigintitribns , Ma nel Senato Confuko de' Confi- 
ni di Genova 1 & ftitmi , nel Coniolato di L. Cecilio » e Q. Muzio , 

1* anno 



TOMO TERZO. 4$ 

]' anno di Roma 6 $6- fi trova la lettera N, che ridonda di pia avanti , 
S, nella parola FRVMENTI PARTEM VICENSVMAM , prò pattern w- 
gefimam . C prò G, ufo frequente de' Romani, fpezialmente nel Prenome 
loro Cneo , & Gneo , e nelli numeri <vicejìmus , vigefìmus , tricejtnius, trh 
gejìmus ; dimodocchè di rado mettevano N , di più avanti , S ; ma fpeflb 
ne facevano di manco , gettandolo via : forfè dal numero dilbributivo Vicent, 
derivò Vìcenfuman . Girolamo Colonna in quello di Ennio , ^Antmas , prò *sini- 
mans'j nota, che gli Antichi non folo dalli participi levavano l'ultimo N , ma 
ancora da' nomi, advenies , abfes , infas , prò adveniens , abfcns , infans , &* 
pnegnas , prò pregnans , nelle pandette Pifane . Per lo contrario dalla pa- 
rola Cofentiont fi leva il primo N, non 1' ultimo . Dalle voci, che qui ab- 
biamo raccolte , fi comprende che tralafciavano la lettera N , nel principio 
della parola, nel mezzo, e nel fine, cioè nell' ultima fillaba , che nella 
prima fi toglie a COSENTIONT. R . Abbiamo efpolìo , Romani , fi po- 
trebbe ancora efponere , Tlurimì confentimt B^pmn . Dicono alcuni Autori » 
che la lettera R fu ritrovata da Appio Claudio Cieco , il quale , per 
quanto nelli Farti regiltra il Panuino , fu Dittatore , 1' anno di Roma 
64 $. ventiotto anni innanzi al Confolato di L. Scipione . Riccardo Stre- 
innio de familiis B^manorum fopra la nobil Gente Valeria , detta più anti- 
camente Valefìa ut eiiam Ftifta , Tapijìa , ^iufelia Vetnfta , ncque enìm ante 
nippli Caci Atatem qui prìmus litteram P^, protulijfe dicitur Valerti , Furiì , Ta- 
pini , lAurelii-, Veturii , diili funi. Se folfe vero che Appio Cieco ne fofle 
inventore, la lettera R fi farebbe ritrovata vivente L.Scipione al cui ono- 
re fu fatta 1' ifcrizione , fopra la quale difeorremmo , e quanti R. con- 
tiene farebbono de' primi comparii al Mondo . Concedo , che i Valerli t 
Furti , Tapìrii , e gli altri follerò detti prima Valeftì , Fiifii , Tapifti , ^iufe- 
lii , Vetujii « e che poi cangialfero la lettera S. loro in R , ficcome anco- 
ra in altre parole fi cangiò . Ma non concedo che la lettera R , non fof- 
fe prima di Appio Cieco : fenza dubbio fu innanzi che nafeefie Romo- 
lo , altrimenti fi farebbe chiamato Somolo , e Roma Soma : e cofa nota , 
che vi fu una Donna illufire nominata Roma moglie di Latino , figlio 
di Telemaco , fecondo alcuni , madre di Romolo , il quale chiamò la 
Città,. eh' edificò dal nome di fua Madre Roma , fèbbene ' Antigono anti- 
chiflimo Storico delle cofe d'Italia la denomina da Romo , figlio di Gio- 
ve, che l'edificò nel Colle Palatino: fia come fi voglia, che l'R fu pri- 
ma dell'edificazione di Roma, nel nome di quelli che 1' edificarono . Mar- 
co Varrone de lingua latina , lib. 6. riporta molte voci dette prima per S, 
e poi per R Cafmena , carmena , inde carmina , & camena gettato via 1' R: 
xAfena , direna , 'fanitos , Janitor ; ma fi raccoglie da lui itelfo , che nel me- 
defimo tempo avevano ancora l'R nella voce Bjtfe , detta poi Hiire, perchè il 
primo R vi era prima , che fi dicelfe Rjire ; col fecondo . Ennio uso §>Hte* 
fere, quxfentibus , qusfendum , prò quarenditm : ma nel medefimo verfo vi" 
è 1' R due volte : Duxit uxorem pbei libertini quafendum caujfa . Accio Poe- 
ta fu più di 143. anni dopo Appio Cieco , e febbene era nell' Alfabeto 
l'R i ditte Cafmena in Priamo » ed in quel verfo vi fono quattro R . 

Iii a Veteres 



4}S ICONOLOGIA 

Veteres Cafmenas , Cafcas res volo profari ; potevano dire tanto CaftHenaiì 
quanto Carmenas . ficcome a tempi noftri diciamo Henos , & tìonor . 

11 Ciambullari nel fuo Gellio , con molto vanto, e poco giudizio dice» 
che 1' R fi formò dall' AEtrufco inarcato ì e non acuto in cima , eh' è 
nelle tavole trovate in Volterra, ed in Agobbio , le cui lettere non fono 
vere etrufche , ma prefè con deformità , e corrotte dall' alfabetto Greco, 
e Latino . L' R differifee di forma , e di fuono dall' A . L' R Romano 
viene dal Greco, ritiene il fuono nella pronunzia» ed ancora parte della 
forma . Il Ro greco è queflo P , dal quale con una linea aggiunta per 
traverfo nel mezzo , fino abballo fi forma 1' R , ed ha 1' ifteifo fuono di 
forza , e di pronunzia » e ficcome il Ro greco in Lambda, fi cangiò ìil_» 
bocca di Demoftene , cosi 1' R noilro per 1- da' fcelinguati fi proferifee . 
Invano il Ciambullari fi affatica di provare » che 1' R noltro con altre let- 
tere latine venga da' Tofcani . Cornelio Tacito negli Annali lib. il. af- 
ferma , che le lettere latine fono limili alle greche . Forma litteris Lati- 
nis , q'tee veterrimis Grxcorum : ciafeuno che le fa leggere , Io vede . Plinio 
lib. 7; cap. 58. prova , che le lettere antiche greche foifero quali le me- 
defivne , che fono ora le latine , con una infcrizione Delfica , la quale era 
a fuo tempo nella Libreria Palatina , dedicata a Minerva. , e cominciava..» 
in tal forma di lettere , fecondo il tello di GiofefFo Scaligero NAVCI- 
KRATES. TICAMENOV . T^aufìcrate di Tifameno , nel qua! nome il Si- 
gma lunato C per 2 è folo de' Greci ; pure latine fono V R S : le altre 
communi a' Greci , ed a' Latini , dico nelle lettere majufcoie . L' ifcri- 
zione Delfica itampata in Plinio a lettere majufcoie , non prova 1* inten- 
zione di Plinio » perchè le minufbole da cinque , o fei in poi , fono tut- 
te diflimili alle latine, non fi dovrebbono {lampare le ifcrizioni , fennon 
con lettere majufcoie , fedelmente come Hanno nelle pietre, e negli eilratri 
di buoni Autori . Vedefi nella Delfica ifcrizione , prodotta da GiofefFo Sca- 
ligero 1' R noltro in forma ; ma. qaando bene ancora fofle fiato in forma 
greca , Ariilotele computa tra 18- lettere greche , più antiche il Sigma , 
ed. il Ro , Padre del nollpo. R ,. talmente che fi deve tenere per certo » 
che. i primi Romani lo diilingueffero rial Sigma » e che non aBbiano mai 
fcritto nel fuo titolo S. P.. Q. S», ma bensì per ogni tempo S. P..Q.R. 
DVONQRO , D< i:f,irono prima in vece di B , nella voce composta da_o 
numero dui , dis , prò bis . GiofefFo Scaligero fopra Fello : Des dvfis dltl:im 
primim. a. Veteribus » delude bes beflìs ; bes atttem. appellati^ efl ( inquit. Fefius ) 
quod bis tricens fit , quamvis dura compofith fiat bcjjis ex trieute . Duona , 
Buona, dicono i Tofcani oggidì , piuttotlo che Bona : i Latini più antichi 
di.Fero Daon tm , quello che i Polleri pronunziarono Bomim : L' iltelfo Fello 
nella parola Duoniim , prò Bonnm ; onci' è nella ifcrizione di L. Scipione » 
Duonoro » prò Bonoro ,. Bonorom , prò Bonorum, . Dtit per B , Ditis prò Bis nell* 
Orazione di, Cicerone ., Fello Duis , prò ah, <vel bis, pontbatar : , & prode- 
dcris .. Stiamo pur con Fello . Duellum , bclliim , videlicct quod dtiubus partibxs 
de vittoria cojitcndcntibjs dimicatur . inde, & perditeli is , q:ti ptrtituciter rctinet 
bellwn.* Duellona fu detta prima , quella, che ora diciamo Bellona , Varrone 

libro. 



TOMO TER ZO. 437 

libro 6. de Lìngtta Latina : Duellum poflea bellum : ab eadèm muffa falla Ditel- 
liona Bellona. Così Duellio, quello che vinfe i Cartaginefi fu poi nomina» 
to Bellio, ancorché i fiioi maggiori furono tutti chiamati Tempre Duellii* 
della Gente Duellia . Cicerone nel luogo citato- : Sic: Duellium- eum qui Toe- 
ms cliffe deficit, Bellium nominaverunt ,. cum. Jnperiores appellati ejfent femper 
Duellii . Ritornata la voce Bellum ,- ritennero ancora, quando a loro tornè 
comodo 1' antico : Duellum , prò Bellum .. Ennio . 

Hos, peflis necuit , pars occidit- illa duellìs *. . 

Dopo lui altri Autori, Poeti, Storici, Oratori, Plauto, Ovvidìo, Ci- 
cerone, Livio, ed in- ultima Orazio, in lode di Augufto ,. lib. 3. Ode 5^ 
"Bacerà , duello mifatit , e lib. 4, Ode 15. 

Vacuum duellìs Jantm ^jtirinìs clwtfit*. 

LXuelliea, per bellica.. Lucano libro feconda. 

Lanigera pecudes ». <& equorum. duellici proles-. 

Appretto i moderni volgarmente il duello non fi piglia in fentimento di 
guerra pubblica , ma di fingolar certame pcivato . In riitretto epilogo fo- 
pra fìmili cofe nota il Turnebo re' fuoi Avverfarj lib. 15. cap. i£. Vt 
duis , prò. bis, ita- duona-, prò bona dixermtt veteres-, g£* ut duellum- » prò bel- 
lum , Duettius , prò bellìm , affertur enim a Feflo. ilhd ; jìmul duona eorum portai 
ad T^aixs »■ prò bona eorum. Gneo Marzio Poeta nel- medefìmo^ Fello*., 
§£tatiws indivitium. duorutm- ìwgunate, 

Efpone Giofeffo Scaligero r 

^jamvis bsmim fuerif ihìtium ,-tameh negate- . 

Corta dunque efere buona, la, parola duonoro , per honorum , fecondò; 
ì ? ufo degli Autori antichi . 

FVISE , prò f.ùffe.. Dicono che gli Antichi non duplicavano- lettere , ciò- 
mantiene tre volte Fello-., la prima volta ab oloes-, prò ab illis ; ^Antiqui ///- 
teram non. gemlnabant .. la feconda ^ijJas- antiqui dicebant-, quas nos dicimiis 
Ollas , q:jia nu'.lam littemm, gemirkibant ', la terza volta nella, dizione Solita - 
aurillia >, Jolum ,. prò follum:, qnod ofee tetum., & folidum- jìgnificat ; ove narra 
Fedo,, che g)i Antichi pronunziarono Jolum „ prò follum, con, un t, perchè 
allora niuna lettera fi. raddoppiava ». la quale confuetudine Ennio», corno- 
Greco- mutò- all' ufanza. Greca , perche queltr egualmente fcrivendo-,- e leg- 
gendo duplicavano le mute v le ferr i vocali , e le liquide . Che. gli Antr-- 
.chi avanti Ennio iron- raddoppia fero mai lettere.,- mi è difficile a, credere: 
perche ne farebbe nato imbroglio-, ed. errore ,. ms ffimamente; in; verfi.-. Li- 
vio Andronico, che prima di ogni altro iufegnò la Poefia drammatica nel< 
Confutato, di. Q. Claudio.- Cetego., -figlio di Appio- Cieco,,-, e. di. M. Sem»-- 

gronia> 



458 ICONOLOGIA 

premio Tuditano , 1' anno di Roma 515. un* anno innanzi 1 che nafeefle 
Ennio, è riavuto in fragmenci, con molte lettere duplicate. Risponderan- 
no, eh' è itato ridotto fecondo I' ufo di oggidì, come hanno fatto nobili 
fpiriti fopra la Storia di Gio: Villani , e iopra le giornate del Boccaccio» 
che li fanno fcrivere a modo loro , talmente che non fi può fapere , cen- 
ine fcrivetlero i propri Autori, di che con garbo ne viene querelato Leo- 
nardo Sai viari dal Boccalino, nella Pietra del paragone ; cosi gli Atti di 
Livio Andronico fpezzati , febbene fono impresi aderto con lettere dupli- 
cate , egli le fcrilTe con lettere femplici . Ma come palerebbe per buono 
quel fuo verfo , fenza duplicate ! 

iAt celer bafla vdans perrumpit peSlore ferro . 

Ch' egli fcriveOTe perumpit , tranfeat ; peftore fero : non già , perchè fi- 
gnifìcarebbe petto fiero , e fero , per ferro , farebbe piede jambo , collabi 
prima breve , non fpondeo , con due longhe . Ennio , che fu il primo a_» 
raddoppiare, per licenza poetica, una volta non duplicò il ferro, ma con 
un R T abbreviò . 

Troletarius Toplicitus fctitifqne feroque 
Ornatur -. ferro moeros, -Drbemque forumque 
Excubiis curant . 

In Aulo Gellio lib. 16. cap. io. ferroque fi legge ; male uno, e peg- 
gio l'altro , pone nell' illeflò luogo, ed altrove rettamente fcrilTe ferro , 
con doppio R. Cominciando da lui , e per molte centinaia di anni dopo 
lui fi trovano lettere duplicate , e femplici in Autori antichi , tavole di 
rame , e di pietra , e nelle medefime parole ora si , ora nò : non come 
appreflb noi : l'iter a , lìtter.a , litus , littm , analns , anmdus , querela , quxrella, 
quatuor, qmttuor , imo , & immo ; ma in voci, che non comportano tale_» 
varietà , come lefom , lefum , & lejfum , tolito , & tollito , adecito , addiate , 
adicito , adiicito . Solers , & follers in Fefto , folcmnia , & follemnìa . Nella_» 
tavola in rame de' confini Genovefi più di 110. anni dopo Ennio : Poji- 
dent , pofìdere-, pofedeìt , pofidebunt , jouferunt , intromitat , matent . Cartelli nel- 
la ftefla : Cowjallem , accipiat , effent mittei . Nella tavola della Legge Agra- 
ria : B^ferijfe jufit : raddoppia poi , dove non bifogna , comperrit , deddit , 
che ben fi legge avanti dedit . Nella legge Giudiciaria : Jonferit , fufragtot 
efet , & effet-, ca-ijfa, caufa , attigat , atigat » attirigli . Nella tavola marmo- 
rea del fuddetto Lucio Betilieno : E fé joajjìtì Macelum , in Oppidiim ado- 
uxit , prò addnxit . T^ulum , prò tintinni Quinto Cetronio Pallerò. Fraudavi 
nulum , quod javat ojfa mea . Sapelex , prò ftipellex . Neilore Servo di Caio 
Cefare , guardarobba fuo . ^i fitpeletlile Belarti , prò Belliim . Lucio Nera- 
zio mandato da Antonino Imperadore in Siria, a condurre le Banderazio- 
ni per la guerra Partica : Mìffo ab Imperatore ^Antonino *Aug. "Pio ad dedu- 
cendas <vexillationcs in Syriam oh belum Varttcnm . Sotto il quarto Confolato 

di Com- 






TOMO TERZO, 45 $ 

di Commodo Tmperadore » nell' ara di M. Ulpio Maflimo fi legge BELA. 
DOMINI. INSIGNIA. , prò bella, e quello fu più di 348. anni dopo En- 
nio: voglio inferire, che ficcome dopo lui duplicarono le confonanti, e_» 
le fecero {empiici a loro piacere , cosi faceflero avanti Ennio ; contuttoc- 
hé nell' ilcrizione di L. Scipione , prima di Ennio vi fu una fola parola 
fuife , e altre poche non duplicate nel fragmento del Confole precedente-» 
a Scipione , cioè di C. Duilio , il cui nome invero nelle Medaglie fi tro- 
va per uno I. C. DVILIVS. , febbene ne' teiìi di Cicerone per due II. 
In una Legge delle xii. tavole de* Romani , regiitrata da Aulo Gelilo lib, 
20. cap. 1. fecondo la ricognizione di Giulio Lipfio li legge , conforme^ 
all'antica lettura: Confefei, prò confeffì, e vi lafcia lettere duplicate, addi- 
liei, addicios , con due dd : fé così foffe ltato fcritto nelle xii. tavole, la 
geminazione delle duplicate lettere farebbe più di 200. anni prima di En- 
nio , perchè ebbero principio 1 anno di Roma 302. , e compimento del 
203. '• non ritrovandofene pur una, non fi può fapere di certo, perchè le 
copie , e le flampe hanno variate j ma nelle posteriori tavole di marmo » 
e di rame citate apparifce la certezza , perchè fono tuttavia apparenti , e 
vilibili : le legali particolarmente hanno lo llile , ed i termini delle più 
antiche leggi regie , de Senatoconfidti , de Tlebifciti , Decemvirati , e delle_> 
xii. così ancora dovettero prendere 1' ortografia di quelle , che allora era- 
no affitte in Campidoglio , dove in un dì nell' incendio di Vitellio , fe_s 
ne abbracciarono tre mila tavole , le quali VefpaGano Imperadore ordinò 
che fi rinovaCfero , conforme agli efemplari , e copie degli Antichi , Sve- 
tonio cap, io. oMrearum tabidarum tria millia , qnx fìmd conflap/a'uerant , 
reJUtuenda fufcepit , mdìque invejìigatis exemplaribns : lìcchè è verifimile , che 
tanto le duplicate lettere , quanto le femplici di fopra citate in legali ta- 
vole foflero polle ad imitazione di quelle tavole , fatte prima che nafeeffe 
Ennio . AID1LIS , prò aditi s , e nel fine AìDE , prò adetn . Nelle antiche 
ifcrizioni , non di rado fi ufurpa il dittongo greco ai , per ae , ltante la__a 
confuetudine di quelle due vocali . Nella Città di Fermo in una tavoletta 
di rame a Terenzio , figlio di Lucio, e ad altri: QVA1STORES. A